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martedì 12 aprile 2011

latte materno inquinato: vivere accanto a discariche




Rifiuti: latte materno più inquinato per chi vive accanto a discariche


Il rapporto realizzato dalla Regione Campania in collaborazione con l'istituto della Sanità e il Cnr

NAPOLI - I risultati della ricerca Sebiorec, (studio epidemiologico sullo stato di salute e sui livelli d’accumulo di contaminanti organici persistenti nel sangue e nel latte materno), hanno messo in evidenza come i livelli di inquinanti nel sangue e nel latte materno della popolazione campana siano più elevati in coloro che vivono in prossimità di sversatoi e siti di abbandono rifiuti. Ad ogni modo non vengono superati i limiti previsti dalla letteratura internazionale.
Il rapporto, realizzato dalla Regione Campania in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità e il Cnr, consegna la fotografia di una regione in cui la popolazione non «è sovraesposta ad agenti inquinanti» ma, allo stesso tempo, indica zone in cui, pur restando dentro i limiti consentiti, si registrano livelli più elevati. Tra questi, si registra una maggiore presenza di arsenico rilevata nel campione della provincia di Napoli piuttosto che nel campione relativo alla provincia di Caserta.
«Lo studio », ha spiegato Fabrizio Bianchi del Cnr, «non fornisce dati allarmanti evidenti, ma ci sono informazioni utili che indicano correlazioni tra luogo di residenza della popolazione e livelli superiori di presenza di metalli o diossina nel sangue, correlazioni di cui ci si deve occupare perchè non è trascurabile il dato secondo cui tutti i pool più vicini a siti hanno parametri più alti». Lo studio ha previsto un’intervista tramite questionario con domande su abitudini di vita e ambiente, storia medica del soggetto e sue abitudini alimentari e il prelievo di reperti di sangue e di latte da donatrici primipare comprese tra la quarta e ottava settimana dopo il parto. Inoltre, per aumentare le dimensioni del campione e avere misure più stabili e affidabili, per l’analisi da laboratorio è stata prevista la costituzione di campione di pool di sangue, di siero e di latte.
In totale, l’indagine ha interessato 840 soggetti stratificati per sesso, età e collocazione geografica, per un totale di 84 pool di siero e 84 pool di sangue e reperti di latte da 60 donatrici per totali 6 pool. Per quanto riguarda le aree geografiche, sono state individuate tre aree sotto presunta pressione di degrado ambientale elevata (Zona A), media (Zona B) e nulla o bassa (Zona C). La Zona A in particolare comprende i Comuni di Acerra, Aversa, Caivano, Castel Volturno, Giugliano in Campania, Marcianise, Pianura a Napoli e Villa Literno. «Dagli esami effettuati», ha sottolineato Alessandro Di Domenico, dell’Istituto Superiore della Sanità, «non è stato rilevato un incremento dei carichi inquinanti corporei e, pertanto, la popolazione campana presa in esame non risulta sovraesposta a sostanze che spesso arrivano dagli alimenti». Uno studio che, tuttavia, ha ribadito Di Domenico «non è una ricerca sull’incidenza delle malattie in determinate aree». Gli studiosi, inoltre, hanno sottolineato l’importanza di un’azione di comunicazione alla popolazione in cui, secondo la ricerca, si percepisce alto il rischio di sviluppare malattie e in particolare il cancro (87 per cento), leucemia (78 per cento), malformazioni (62 per cento).
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/11-aprile-2011/rifiuti-latte-materno-piu-inquinatoper-chi-vive-agli-sversatoi--190417473818.shtml


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venerdì 2 luglio 2010

Filmare le discariche? Vietato per legge


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/28/reportage-sulla-discarica-vesuviana
-vietato-per-legge/
 
Filmare le discariche? Vietato per legge
Una notizia che non è apparsa sui grandi organi di informazione 
ma che è paradigmatica del gravissimo deficit democratico che sta
 vivendo il nostro Paese. Tre giovani studenti, animati dalla voglia
 di costruire un pezzo di verità attorno alla discarica della vergogna 
costruita all’interno del Parco nazionale del Vesuvio, con una telecamerina
 si sono recati presso la ex Sari di località Pozzelle, 
nel comune di Terzigno per riprendere il pattume lì sversato.
 
Ma forse non tutti sanno che nell’anno di grazia 2010,
 nel Paese del duoBertolaso & Berlusconi filmare o fotografare 
un sito come quello di Terzigno, catalogato come “area di interesse
 strategico nazionale”, è reato, è vietato dalla legge. 
E infatti puntuale sul posto arriva una pattuglia dei carabinieri
 che ferma i tre giovani e li porta in Caserma e i tre giovani vengono denunciati 
a a piede libero per la violazione dell’articolo 650 
del codice penale: “inosservanza dei provvedimenti dell’autorità“.
 
È accaduto mercoledi 23 giugno nel pomeriggio a 
Terzigno: gli studenti erano saliti fino alla discarica per filmare
 l’attività dell’impianto, almeno dall’esterno. “L’ intenzione era quella 
di girare un documentario in grado di sensibilizzare quella parte
 di popolazione che pare non interessarsi affatto al problema delle discariche, 
inconsapevole dei gravi rischi di salute a cui va incontro. 
Volevo portare il documentario in visione nelle scuole, 
dargli risalto tramite internet: è assurdo ma già a partire da Pompei
 molta gente non è a conoscenza nè della discarica nè dei disagi
 che tanti cittadini di Boscoreale e Terzigno stanno vivendo.”
 
Questa la volontà dichiarata da Francesco Servino, 
uno dei tre giovani fermati. Volevano realizzare un documentario,
 una sorta di reportage amatoriale che, tuttavia, 
sarebbe servito a denunciare il paradosso di un sito di immondizia
 in una riserva naturale. I carabinieri che li hanno incrociati ,
 glielo hanno impedito e li hanno formalmente denunciati
 alla procura della Repubblica. Il fatto grave ha creato una forte mobilitazione,
 attestati di solidarietà e tanta preoccupazione per questa limitazione
 della libertà di espressione .
 
In realtà il fatto rende esplicito quello che è avvenuto in Campania
 con la equiparazione,voluta da Bertolaso, degli impianti per
 la gestione dei rifiuti a siti militari strategici,
 facendo venir meno la possibilità di vigilanza e controllo da parte dei cittadini
 e delle stesse istituzioni locali. Una sorta di extraterritorialità 
che espropria le comunità locali da qualsiasi azione di tutela e
 che rappresenta il modello sperimentale su cui nei prossimi anni a il Governo
 vorrà cimentarsi con la realizzazione delle centrali nucleari. 
In realtà questo episodio rappresenta l’anticipazione della legge bavaglio,
 una intimidazione inaudita contro cui bisogna reagire energicamente.
 Ma in reltà dobbiamo porci anche una semplice domanda:
 ma cosa si vuole nascondere nella discarica di Terzigno? 
E oltre alla solidarietà ai giovani bisogna che sulla questione si apra
 una discussione nazionale e se c’è qualche oppositore in Parlamento
 batta un colpo!
 
 
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