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giovedì 11 ottobre 2012

Gaza: Estelle in viaggio



“Ship to Gaza”. Per lottare contro la prepotenza di Israele è nata “Ship to Gaza”, un’associazione svedese senza fini di lucro che vuole promuovere il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale; non è affiliata ad alcuna organizzazione politica o religiosa e negli anni ha concentrato i suoi sforzi sulla critica situazione di Gaza.
Negli scorsi anni “Ship to Gaza” ha cercato di valicare i confini imposti da Israele grazie alle campagne Freedom Flotilla I e Freedom Flotilla II che si proponevano di portare aiuti umanitari via mare a Gaza e che hanno ottenuto il massimo supporto da parte di Premi Nobel, esponenti del mondo politico e sociale, tanto a livello europeo che internazionale.
Nonostante l’ampio supporto della comunità internazionale e la natura non-violenta e pacifica della spedizione, nel maggio 2010 una delle navi che facevano parte della prima Freedom Flotilla, la Mavi Marmara è stata attaccata dalla marina israeliana. Nove attivisti turchi furono uccisi, circa 50 rimasero feriti. Anche lo scorso anno la spedizione, questa volta dedicata alla memoria dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni, non è riuscita a raggiungere la costa di Gaza; 13 navi cariche di aiuti sono state bloccate nei porti di alcune isole greche.



Estelle in viaggio.

 A bordo un israeliano È Elik Elhanan, ex soldato, oggi attivista per la pace. Fondò "Combatants for Peace" dopo la morte della sorella in un attentato. Dopo Napoli, la nave verso Gaza

Roma, 11 ottobre 2012, Nena News - A bordo della Estelle, partita sabato da Napoli nel suo viaggio dalla Svezia alla Striscia di Gaza, c'è Elik Elhanan. Questa l'identità di uno degli attivisti-passeggeri della nave carica di aiuti umanitari e intenzionata a rompere l'assedio israeliano della Striscia.

Elik è israeliano, vive a Tel Aviv. La sua è una famiglia nota in Israele: emigrata in Palestina già negli anni Venti del Novecento, ha visto i suoi membri trasformarsi da sionisti a voci contro l'occupazione. Come racconta la Freedom Flotilla Italia in un comunicato, "il nonno Matti Peled fu il primo generale israeliano a prendere posizione contro l'occupazione nel 1972 e a creare gruppi pacifisti insieme ai palestinesi".

Oggi tocca ad Elik, che da paracadutista della squadra di èlite dell'esercito di Tel Aviv è diventato il fondatore di "Combatants for Peace". Partendo da una tragedia: il 4 settembre 1997 la sorella di soli 14 anni, Smadar, è morta in un attentato suicida su viale Ben Yehuda a Gerusalemme.

Da allora la storia della famiglia Elhanan è cambiata radicalmente: la madre Noret Pelled ha da subito accusato lo Stato di Israele - e la politica di occupazione militare - di essere il solo responsabile della morte della figlia. Con il marito, Rami, è diventata attiva nell'organizzazione "We lost a child", organizzazione mista israelo-palestinese che raccoglie i genitori delle vittime del conflitto, da una parte e l'altra del Muro.

Intanto Elik, abbandonato l'esercito nel 2002 rifiutando di servire nell'ennesimo attacco contro Gaza, ha dato vita nel 2004 - insieme a ex prigionieri palestinesi - all'associazione "Combatants for peace". Oggi segue le orme del padre Rami che due anni fa era a bordo della prima Freedom Flotilla.

L'Estelle, veliero acquistato dall'associazione svedese "Ship to Gaza" - ideatrice della Freedom Flotilla - è la nave della terza missione nel tentativo di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese rompendo il blocco che Israele ha imposto sul mare della Striscia. In viaggio da tre mesi, la nave ha attraversato il Mare del Nord, l'Atlantico e ora naviga nel Mediterraneo.

Inaccettabile per Tel Aviv. E piovono minacce sulla nuova Freedom Flotilla: dopo l'assalto militare alla Mavi Marmara del 2010 (che portò all'uccisione di nove attivisti turchi) e i boicottaggi e le censure del 2011 (le autorità portuali greche bloccarono il convoglio nei porti), il Ministero degli Esteri fa lo stesso annuncio: la Marina israeliana non permetterà alla nave di raggiungere il porto di Gaza City. Per farlo, ha contattato i governi dei Paesi di appartenenza degli attivisti coinvolti perché non li autorizzino a salpare.

Molto improbabile che la presenza di un israeliano a bordo limiti la reazione israeliana.

Questo è uno stralcio dell'ultimo discorso pubblico di Elik, il 27 agosto scorso in Giappone :

"[.] Vi parlerò di speranza. Della gente che invece di scegliere la via più facile, quella della paura e dell'odio, ha deciso di combattere per la propria umanità e il buon senso. Vorrei aggiungere un'altra cosa: mi vergogno, come essere umano e come israeliano, di quello che il mio governo sta facendo in Cisgiordania, Gaza, Libano.

[.] Mia sorella non è morta perché Israele fosse più sicuro; non è morta perché gli arabi sono di natura cattivi o perché l'Islam è una religione demoniaca. È morta a causa della situazione politica, creata dagli uomini e risolvibile dagli uomini. È morta perché c'è un'occupazione. È morta per un conflitto che umilia e opprime un popolo intero e convince giovani palestinesi che la loro morte sia utile come la loro vita.

[.] Sappiamo che dialogo e pace possono essere promossi solo da una solidarietà tra israeliani e palestinesi che si basi sul rispetto e l'uguaglianza. La gente parla a nostro nome. La gente fa cose terribili in nome di qualcun altro. Dobbiamo reclamare la nostra voce. Se pensate che la pace sia possibile e che la guerra sia sbagliata, la vostra voce dovrebbe essere ascoltata. Se c'è una cosa che ho imparato è che se non dici no, è come se avessi detto di sì".

 http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=37235&typeb=0&Estelle-in-viaggio-A-bordo-un-israeliano-
Dalla redazione Nena News-


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domenica 3 luglio 2011

Le nostre anime non sono in vendita , Freedom Flotilla

Le nostre anime non sono in vendita , Freedom Flotilla


“La Grecia ha venduto il suo corpo alle banche e la sua anima ad Israele ed agli Stati Uniti”. Con queste lapidarie parole, Dror Feiler, coordinatore svedese della Freedom Flotilla 2, ha descritto la situazione determinata dalla decisione del governo socialista di Atene di impedire la partenza delle navi dirette alla Striscia di Gaza assediata.
Le pressioni israeliane hanno avuto effetto, almeno per ora, ma al prezzo – pagato da tutti noi – di un vulnus senza precedenti alla democrazia ed alla legalità europee. Nessuno, infatti, ha il diritto di impedire i movimenti di imbarcazioni in regola con i requisiti richiesti. La libertà di movimento è tutelata dalle istituzioni internazionali e dalle legislazioni europee: agendo dichiaratamente per conto dello Stato di Israele e impedendo con la forza delle armi la partenza delle navi della Freedom Flotilla, il governo greco sta commettendo un arbitrio gravissimo, e sorprende il silenzio dei governi e dei parlamenti europei.
La coalizione italiana che sostiene la Freedom Flotilla può contare, sulla carta, sul sostegno di quasi duecento fra associazioni, movimenti e partiti politici: ebbene, è il momento che questo sostegno si materializzi in azioni concrete e determinate a difendere la democrazia ed i diritti dei nostri connazionali a bordo della “Stefano Chiarini”, chiarendo che l’Europa non è una colonia israeliana e che il Mediterraneo non è la piscina privata di Benjamin Netanyahu.
Per domani pomeriggio, sono state convocate manifestazioni di protesta in diverse città italiane, a partire da quella all’ambasciata greca a Roma, in Via Mercadante, alle 17. Ci aspettiamo di vedere al nostro fianco i parlamentari, le personalità, le forze politiche e i movimenti che hanno espresso la loro adesione alla Freedom Flotilla 2 – Stay Human. Le nostre anime non sono in vendita.

Germano Monti (Coordinamento della Freedom Flotilla Italia)

Pubblicato sul Manifesto del 3 luglio 2011


 http://www.freedomflotilla.it/2011/07/03/le-nostre-anime-non-sono-in-vendita/#more-1859


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