Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta NON c'è. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NON c'è. Mostra tutti i post

mercoledì 3 luglio 2019

A Bruxelles si parla di Immigrazione ma Salvini non c'è


A Bruxelles si parla di Immigrazione ma Salvini non c'è



Il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, non parteciperà alla riunione dei ministri dell'Interno degli Stati membri a Bruxelles in cui si parla, tra le altre cose, di protezione dei confini, riforma di Dublino e politiche migratorie.

Per la quinta volta da quando è ministro (su sei incontri), non presenzierà ai lavori del Consiglio Giustizia e Affari Interni (GAI). Al suo posto è stato inviato il sottosegretario Nicola Molteni.

Il vicepremier da tempo accusa l'Unione Europea di aver lasciato sola l'Italia sulla questione migranti e insiste sulla necessità di cambiare le regole attuali. Proprio in questa due giorni di lavori, in agenda ci sono la riforma del sistema europeo comune di asilo, i negoziati sul programma Frontex ma anche la cooperazione con i paesi africani per i rimpatri e per arginare l'immigrazione clandestina, oltre alla lotta al terrorismo.

A fare notare la cosa per primo è stato il giornalista di Radio Radicale e del Foglio, David Carretta. Dopo il vertice notturno sulla Tav, Salvini ha preferito essere ad un comizio a Potenza, in Basilicata, dove si voterà domenica 24 marzo.

Cosa si decide in questi incontri
Non tutti gli Stati membri inviano al GAI i titolari del ministero. Nella lista dei partecipanti, per esempio, la Spagna non ha inviato il ministro Grande-Marlaska ma un segretario di Stato. La Francia ha preferito Laurent Nunez, segretaria di Stato di Castaner. Ma la maggior parte dei Paesi si sta facendo rappresentare dal politico più alto in grado: si pensi a Horst Seehofer per la Germania.

Come fa notare il professor Florian Trauner, esperto in materia dell'Institute for European Studies, "ogni riforma è preceduta da una fase preparatoria in cui i rappresentanti permanenti e le delegazioni si incontrano e discutono. Se c'è un consenso unanime, un punto viene chiamato A, altrimenti è denominato B. I punti B sono quelli che i ministri devono discutere per trovare un consenso politico al più alto livello", analizza Trauner ai microfoni di Euronews.

Si tratta sui "punti B" per trovare consenso politico "al più alto livello"
I punti A vengono subito approvati e non vi si indugia su ulteriormente. Sono i punti B (qui la lista per questo meeting) quelli su cui è necessario discutere e trovare soluzioni. "Il numero di punti B è in aumento: essi non si risolvono grazie ai funzionari che preparano i lavori ma con le discussioni tra ministri. Ma se è un ministro è regolarmente assente, si perde molto. È una grande perdita, quella di Salvini. Molto sorprendente che non abbia partecipato alla maggior parte degli incontri, soprattutto perché l'Italia chiede più supporto e solidarietà da parte della Ue, ed è qui che si decidono le politiche. L'impressione è che queste richieste di aiuto siano più retoriche che altro",
 conclude Trauner.

Marie De Somer, a capo del dipartimento migrazioni dell'European Policy Center, sottolinea l'importanza di questi incontri. "Preparano il terreno e il quadro politico per i capi di Stato. Nonostante Avramopoulos abbia detto che l'assenza di Salvini non è un problema, è comunque rimarchevole che non ci sia. Stanno cercando di arrivare ad una conclusione sul rafforzamento di Frontex e sui regolamenti dei confini europei prima delle Elezioni europee. Sono discussioni molto importanti, l'intero pacchetto è bloccato dalle continuee discussioni sul Regolamento di Dublino".

Il Sole 24 Ore scrive che la riforma del sistema europeo che disciplina l'assegnazione dei richiedenti asilo non piace a Salvini, ma non è chiaro in realtà cosa il vicepremier voglia davvero - al di là del "discorso politico per ribadire la contrarietà italiana". In Parlamento europeo, la Lega aveva già votato no alla riforma del regolamento di Dublino.

"Caro Salvini: oggi hai la possibilità concreta di far valere la voce del nostro Paese e di difendere davvero gli interessi degli italiani. O preferirai fare il leader di partito che alimenta paure, non risolve i problemi e pensa solo a incassare consenso?", 
scrive su Facebook l'eurodeputata del Pd, Simona Bonafé.

La risposta di Salvini. Avramopoulos: non è un problema
Dall'ufficio stampa del Justice and Home Affairs Council, l'organizzazione del GAI, appunto, fanno sapere con diplomazia a Euronews che "gli Stati membri sono liberi di mandare chi vogliono agli incontri, siano essi viceministri o sottosegretari, a loro discrezione".

Dalla segreteria del Viminale negano ogni interpretazione politica della sua assenza e comunicano ad Euronews che "il ministro ha già spiegato più volte che al Gai e ad altri vertici internazionali preferisce mandare i sottosegretari come Molteni. Molteni gode della piena fiducia e stima del ministro e ha la delega ai dossier immigrazione e sicurezza".

Anche la Rappresentanza permanente a Bruxelles non ravvisa criticità. "La sedia non è vuota, l'Italia ha rappresentanza politica, c'è un esponente di governo che è un sottosegretario agli interni. Oggi non si decide un bel niente, c'è una discussione ma non vengono prese decisioni concrete", la risposta alle nostre domande.

Ieri, infine, ha gettato acqua sul fuoco anche il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. Il ministro dell'Interno Matteo "Salvini ha partecipato molte volte al Consiglio dell'Ue, penso sia mancato solo una volta, ed è stato rappresentato dal sottosegretario, ma prima mi aveva chiamato per spiegarmi perché non poteva partecipare. Il governo italiano, così come faceva quello precedente, è presente nel proporre le proprie posizioni e continuiamo a lavorare molto da vicino con loro".



Salvini:   “cosa bisogna fare per andare   in galera in Italia?”   Lo chieda a chi ha rubato 49 milioni


Salvini: 
“cosa bisogna fare per andare 
in galera in Italia?”
 Lo chieda a chi ha rubato 49 milioni


.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.



.

lunedì 29 gennaio 2018

SILVIO BERLUSCONI Abolisce la Tassa che NON c'è


ABOLIRE LA TASSA CHE NON C’E’: 
SILVIO BERLUSCONI E LA PSICO-POLITICA

Quando due giorni fa Berlusconi ha detto “aboliremo le tasse sulla prima casa e quella di successione” io mi sono preoccupata. Hanno rimesso l’Imu e non me ne sono accorta, ho pensato. Non l’ho pagata. Ora mi arriverà un’altra cartella Equitalia, e ancora devo saldare quelle vecchie.

La certezza di essere in difetto era peraltro confermata dai titoli dei giornali, che il pezzo mica l’avevano titolato: “Gaffe di Silvio, promette di cancellare un’imposta che non c’è”. Nossignori, presentavano la frase così, come la leggete qui. Nuda e cruda e senza commenti. Ho avuto bisogno di Google per tranquillizzarmi. Nessuno ha rimesso l’Imu, la tassa sulla casa non c’è e quindi non può essere abolita. E’ rimasto qualcosa da pagare solo ai proprietari di castelli, grandi ville e attici a Piazza Navona, ma forse dire in un comizio “aboliremo la tassa sui castelli” non faceva lo stesso effetto, non andava bene.

L' EX Cavaliere comunque stupisce sempre per la sua capacità di portare avanti la comunicazione politica, che a questo punto sarebbe il caso di rinominare “psico-politica”. Le promesse impossibili (pensioni per tutti a sessant’anni, milione di posti di lavoro, dentiere gratis, più forti in Europa, Pil al 3 per cento, spending review pugnal fra i denti, case ai terremotati in due mesi) ormai le sanno fare tutti e le fanno tutti. Il programma distopico – cioè fondato sulla costruzione letteraria di una realtà d’invenzione massimamente angosciante – non lo aveva mai fatto nessuno. Liberare gli schiavi, ad esempio, potrebbe essere un significativo upgrade: è una battaglia molto popolare, Lincoln ci ha costruito le sue fortune, perché no? O anche diritto di voto alle donne, assistenza sanitaria per tutti, scuola gratis, perché non riproporle? Sono messaggi di provata efficacia, che per secoli hanno scaldato i cuori e costruito successi politici: basta immaginare un mondo feroce dove esistono ancora i servi della gleba oltreché l’Imu e giurare di ribaltarlo. I giornali titoleranno: “Berlusconi: aboliremo il vassallaggio”. Gli italiani annuiranno. Qualcuno si chiederà «Ma c’è ancora?», poi però dovrà limitarsi a scriverlo qui su  Fb, e amen.

L’altra ipotesi, se non si accetta la suggestiva opzione psico-politica, è che Silvio abbia detto quella frase semplicemente perché dei programmi e di tutto il relativo ambaradan se ne frega. Tira fuori quelli di cinque anni fa, tanto è uguale. Il programma è lui, è la sua faccia, tutto il resto è solo perdita di tempo. Forse ha pure ragione. Nella società della turbo-informazione i dettagli sfuggono, la memoria del pesce rosso prevale, e la politica – non solo quella berlusconiana – appare destinata a spingersi oltre le fake news: non più la costruzione e l’uso di notizie false per demolire avversari o alimentare paure politicamente fruttuose, ma l’invenzione tout-court di suggestioni ad alto contenuto emozionale e inesistente contenuto reale. La vecchia modalità avrebbe attribuito agli avversari l’intenzione di reintrodurre l’Imu, e ci avrebbe poi costruito sopra la sua propaganda. Adesso si salta un passaggio, non c’è più bisogno nemmeno di costruire la bufala.

Dice: ma perché il Corriere, Repubblica, La Stampa, a quella frase non sono sobbalzati? Perché in Italia i grandi media non sobbalzano più da un pezzo, se sobbalzassero – almeno ogni tanto – a nessuno verrebbe in mente di fare queste cose per paura delle conseguenze. I grandi media ormai registrano la politica alla stessa stregua della moda, del cinema, delle novità letterarie, come un circo da raccontare senza eccessivo impegno e comunque lasciando la parola ai diretti interessati: Tizio propone il ritorno della minigonna; Caio rilancia il no alla tassa di successione. Dice: ma non va bene, così si impoverisce la democrazia. Ma certo, e però cerchiamo di non essere ingenui: il processo è di vecchia data, ha già portato circa metà del corpo elettorale a disertare ogni forma di appuntamento elettorale, dai sindaci all’Europarlamento. I sondaggi dicono che alle prossime politiche 18 milioni di italiani non voteranno. Forse è un po’ tardi per gridare “al lupo”. Qui lo facciamo perchè siamo scrupolosi e il lupo lo vediamo bene da molto tempo.

Ps. Anche la tassa di successione tra parenti di primo grado è stata abolita per cifre fino al milione di euro. Insomma, le persone con un patrimonio “normale” non la pagano dal 2006. Sotto i 100mila euro non si deve nemmeno fare dichiarazione di successione.



LEGGI ANCHE
LA TASSA SOLO PER I RICCHI







.
Previsioni per il 2018






.

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru