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martedì 30 agosto 2011

Dalla Cgil al popolo viola, i tre giorni che fanno tremare il governo




Dalla Cgil al popolo viola

i tre giorni che fanno tremare il governo


Lo sciopero generale contro la manovra indetto dalla Cgil per il prossimo 6 settembre sarà un successo. Lo sarà soprattutto nei luoghi di lavoro e cioè dove uno sciopero, innanzitutto, deve riuscire per essere considerato efficace. E lo sarà nella sua estensione generale, nelle cento piazze italiane che ospiteranno le manifestazioni di quel pezzo maggioritario di società che si oppone alle scelte sciagurate del governo, ai tagli sullo stato sociale e sugli enti locali, all’aumento della tassazione indiretta che deprime ulteriormente il reddito delle famiglie italiane ma anche alla cancellazione delle festività (25 aprile e primo maggio) che sono a fondamento dell’unità del nostro Paese; un grande movimento di popolo contro una manovra che non interviene sui grandi patrimoni e sugli ormai archiviati tagli ai costi della politica, non attua misure di crescita, di investimenti sulla ricerca, di rilancio dell’occupazione.
Lo sciopero della Cgil sarà un tripudio di partecipazione che il governo, complici i media di regime, tenderà a minimizzare, a classificare come puro atto di testimonianza.
Per questo dopo il 6 settembre occorre rilanciare, tornare subito in piazza, dare continuità alla mobilitazione, stare col fiato sul collo al governo e alla Casta. E l’occasione per farlo arriverà quattro giorni dopo, il 10-11 settembre, con una manifestazione di due giorni a Roma, a due passi dal Palazzo. Una mobilitazione mai vista in Italia, sia per i modi (saremo lì con le tende, i capannelli, i tavoli di lavoro e le assemblee e sarà totalmente autofinanziata) che per la radicalità dei contenuti, delle proposte contro la crisi, contro la società castale e il fortino del privilegio che nega a milioni di giovani il diritto ad un presente ed un futuro dignitoso. Sì, la radicalità: perché quello che serve, al punto in cui siamo, non può che essere l’esatto opposto dell’oggi.
E la Casta ha capito il potenziale politico di questa manifestazione. La Casta ha paura di questa manifestazione e del suo carattere pacifico, innovativo e radicale. A rivelare il nervosismo che circola negli ambienti della maggioranza, qualche giorno fa, è stato un editoriale pubblicato sul quotidiano L’Opinione molto vicino al governo, autentico termometro degli umori della Casta:  “Il timore delle istituzioni – ha scritto l’Opinione- sarebbe concentrato sul 10 settembre , quando si terrà la manifestazione “Piazza pulita”: un corteo che partirà da piazza della Repubblica e arriverà a piazza San Giovanni (durante il tragitto verranno piantate le tende per il presidio notturno, sull’esempio del movimento degli Indignados spagnoli).” Non ci sono alibi, ci vediamo a Roma.
M.M.


http://letteraviola.it/2011/08/dalla-cgil-al-popolo-viola-i-tre-giorni-che-fanno-tremare-il-governo/


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mercoledì 20 luglio 2011

SpiderTruman non esiste , Dietro c'è Gianfranco Mascia del Popolo Viola e dell'IDV





SpiderTruman non esiste

Come avevamo subito intuito

Dietro c'è Gianfranco Mascia del Popolo Viola e dell'IDV



spidertruman-mascia.jpg
In una intervista rilasciata da Gianfranco Mascia, Popolo Viola e IDV, pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano, viene fuori che SpiderTruman non esiste ed è un'operazione di marketing politico contro la casta. Bene, avevamo ragione. I nostri sospetti si sono rivelati fondati. E la migliore risposta agli insulti che ci sono stati rivolti in questi giorni è la semplice verità che è venuta fuori. 

Ora però vogliamo andare fino in fondo e chiediamo in nome della trasparenza della relazione tra il cittadino e la politica se l'Onorevole Di Pietro, che ha tempestivamente lanciato una manifestazione anticasta (una manifestazione mai vista, a detta del leader dell'IDV) per fine settembre a poche ore dall'apertura della pagina "I segreti della Casta di Montecitorio", in qualche modo, direttamente o indirettamente, sia dietro a questa macchinazione. 

Perché questa operazione non ci piace? Ve lo spieghiamo con l'analisi fatta da Galatea Vaglio su tutta la vicenda:

"Al momento in cui scrivo questo post questa pagina di Facebook conta più di 200mila fan. E’ stata aperta, si legge nelle informazioni, da un sedicente “precario”, ossia un portaborse, il quale, licenziato dopo quindici anni di onorato servizio, dice di aver deciso di svelare “tutti i segreti della Casta”. Di segreti, in realtà, ce ne sono pochini. Le agevolazioni, le offerte e i canali privilegiati di cui parlamentari e politici godono in virtù del loro ruolo sono in realtà già noti da tempo, grazie a libri e inchieste sui giornali. 

Il fantomatico “portaborse” si limita infatti a scrivere dei post in cui riassume questi privilegi: sconti su auto, tariffe telefoniche agevolate. Tutte cose che in periodi di crisi economica ammetto che facciano un po’ arrabbiare i privati cittadini che si devono pagare tutto, ma che poi, comparate con analoghe tariffe e sconti offerte dalle varie società ai normali dirigenti d’azienda non sono così scandalose. Poco più interessanti i post in cui si spiega come alcuni parlamentari ottengano una scorta non dovuta, o portino mogli e amanti in giro sulle auto blu. Ma anche qua, nulla che non si sapesse: basta dare una scorsa ai libri di Stella e si viene a conoscenza di particolari ben peggiori, e sono citati anche nome e cognome dei politici coinvolti, mentre qui, c’è da dire, nomi e cognomi tragicamente mancano: non solo quelli dei politici, ma anche quello dell’autore dei post. 

Mentre la stampa ha dato gran risalto alla pagina di Facebook del sedicente ex portaborse, affrettandosi a dichiaralo “il nuovo Assange anticasta” e pare dare per scontato la veridicità della storia da lui raccontata (qui il Corriere e qui la Stampa) la Rete, quella che è sempre accusata di saper creare solo bufale, dimostra invece di avere una straordinaria capacità di creare anche gli anticorpi alle stesse: Arianna Ciccone subodora qualcosa che non torna nell’operazione, e altri giornali, messi sull’avviso dal tam tam web si chiedono se non vi sia dietro qualche abile manovra di marketing. 

Il sedicente ex portaborse, intanto, apre un blog ed un account su Twitter, dicendosi spaventato che lo si voglia “zittire” a causa di presunte minacce a lui giunte di chiusura della pagina di FB. Si fa accenno ad imprecisate “violazioni del copyright”, ma non è chiaro a cosa ci si possa mai riferire. Il precario stesso, per quanto invitato nei commenti a chiarire, non risponde; anzi, per la verità, a parte le comunicazioni tramite lo status e i link a nuove note, non replica proprio e non interagisce con i suoi fan. 

Da qualche accenno sparso in rete su altri siti e sui SN, però, pare che i commenti in cui alcuni esprimano dubbi o chiedano maggiori informazioni vengano anzi prontamente cassati. Quelli rimasti in calce ai post sono numerosissimi e tutti entusiasti. I fan del “precario” infatti si distinguono per l’assoluta mancanza di dubbi su quanto viene loro raccontato. Non tanto sulla sostanza dei post, ma sull’identità di chi racconta questi fatti. In breve, la storia del precario licenziato scritta sul box viene presa per vera senza alcuna ulteriore verifica. A nessuno dei fan viene in mente che, non essendoci un nome e un cognome, né nessun indizio riguardante la regione di provenienza, non vi è la minima certezza né alcuna maniera di verificare che l’autore della pagina sia davvero un ex portaborse di Montecitorio e non una parrucchiera bontempona di Trento, per dire. 

Alcuni, più sgamati, dimostrano in realtà di non considerare importante se la biografia raccontata dal precario sia vera o falsa. In altri blog o pagine di google+, come la mia, dove si apre un dibattito, arrivano a dire che non è importante sapere se il precario esista o meno, perché l’importante è che serva a far scoppiare una sommossa popolare, a svegliare le coscienze. Se per far questo bisogna ricorrere all’espediente di qualcuno che racconta una biografia falsa in rete, è a fin di bene. Man mano che i fan aumentano, sulla pagina di Facebook si assiste ad una deriva nei commenti: mentre i primi erano solo di schifo profondo per quanto veniva raccontato, negli ultimi si arrivano ad invocare “ghigliottine”, “rivoluzioni”, e c’è chi definisce il fantomatico precario un “eroe”, uno “con le palle”. Il tutto senza che ancora sia stata data dall’”eroe” una sola prova della sua esistenza reale. 

In pratica, potrebbe davvero trattarsi di una parrucchiera di Trento che ha letto e riassunto bene i libri di Gian Antonio Stella, di Pansa e qualche altra inchiesta affine, anche se il sospetto più fondato, dato l’aggiornamento costante della pagina, la velocità con cui le redazioni dei giornali sono state avvertite della “messa on line” del materiale ancora prima che il precario sbarcasse su Facebook, fanno pensare ad un collettivo di persone che si san muovere bene su internet e tengono monitorata costantemente la rete. 

Ieri alle 13 Spider Truman – che nel frattempo si è scelto come avatar la foto di V per Vendetta – esce con questo post, in cui dice di voler svelare la sua identità, ma poi, in realtà, in pratica svela la beffa: Spider Truman non esiste, o meglio dovrebbe incarnare (non si sa a che titolo) tutti gli “sfruttati” della società. Con un tono apocalittico ma ingiustificato – dato la pochezza delle “rivelazioni” fatte – evoca una rivoluzione vaga e di là da venire. Alcuni dei commenti cominciano ad essere fortemente critici, ma la maggior parte è entusiasta. In certuni si continua a far riferimento ad una fantomatica “censura” da parte di Facebook, addirittura chiedendo il boicottaggio di FB. Censura che però non è mai avvenuta, e non ci sono nemmeno prove che sia nemmeno stata mai minacciata, ma ormai, per taluni fan, è diventata un dato di fatto incontrovertibile. Nonostante il fantomatico precario non abbia dato indicazioni su cosa praticamente voglia fare, si moltiplicano nei commenti anche i suggerimenti a organizzare manifestazioni e occupazioni. Suggerimenti che per ora cadono nel vuoto, perché il “precario” non risponde. 

Alcune riflessioni sulla vicenda: 
La Rete e le bufale. Stando a quanto è avvenuto, è per lo meno impreciso dire che “la rete” ha appoggiato in modo acritico il “precario”, o si è bevuta senza controllo la storia. In realtà, come si è visto, le prime voci scettiche ed inchieste serie sulla vicenda sono partite proprio dalla “rete” stessa, o meglio da alcuni blogger, mentre la stampa tradizionale si è dimostrata molto più propensa a riportare la storia senza alcun controllo reale su quanto veniva affermato, più interessata, forse, sulle prime, all’aspetto “folkloristico” della cosa che ad una indagine seria su quello che veniva detto dagli autori della pagina facebook. 
La “rete” intesa come entità omogenea, non esiste: esistono persone che scrivono e si muovono sulla rete. Alcuni di questi, come il gruppo dietro al “precario”, conoscendo i meccanismi pubblicitari li sfruttano per creare storie acchiappaaudience. Ma le tecniche usate, anche se declinate sul web, sono simili a quelle che vengono usate dal marketing per qualsiasi altro ambito. 
La “rete” semmai – o meglio: alcuni blogger che operano in essa – hanno capito ben prima dei media tradizionali che qualcosa non tornava nelle affermazioni proposte e si sono mossi più speditamente ed in maniera più incisiva dei giornalisti “professionisti” (distinzione peraltro anche difficile da fare: Arianna Ciccone è una giornalista). 

La credibilità dell’eroe. 
Fra i fan del precario in larga parte però si nota l’assoluta incapacità di distinguere fra una storia “falsa” e una “verificata”. Il grosso pubblico – formato, si noti, anche da persone mediamente “colte” – dimostra di prendere per oro colato le affermazioni del “precario” sulle presunte pressioni o possibili censure e rischi da lui corsi, nonostante l’assurdità di queste affermazioni sia palese (la pagina di FB non è stata chiusa, è ancora là; i post vaghi che ha pubblicato, pieni di notizie ampiamente pubbliche, non possono in alcun caso essere oggetto di querela da parte di nessuno, il precario non ha alcun bisogno di postare da sconosciuti internet point come un agente segreto braccato, eccetera). Una volta assunto il “precario” come eroe, i fan in pratica abdicano ad ogni filtro razionale sulle sue affermazioni, ed anzi paiono affascinati quanto più queste si colorano di aspetti da fumetto o da romanzo d’appendice. 
La Rivoluzione non è un pranzo di gala, ma è affascinante solo se sembra una brutta puntata della Primula Rossa. I fan, inoltre, sembrano del tutto insensibili al fatto che il presunto loro eroe in realtà non ha ancora fatto nulla di “eroico”: non ha rivelato scottanti segreti, non ha rischiato nulla, non ha neppure proposto e fatto girare un qualche “programma” concreto. Neppure risponde in pratica alle loro sollecitazioni o idee. In questo il “precario” è una sorta di Beppe Grillo all’ennesima potenza. Beppe Grillo, infatti, è una persona reale che ha messo in piedi un movimento reale partendo dalla rete; il “precario” è una figura totalmente virtuale e senza back ground, e nemmeno interagisce con i fan. Eppure è incredibile come sul sito si moltiplichino i commenti di chi “vuole dare una mano” e si offre per mobilitarsi. Per cosa, non si sa. 

Il complesso della collana della Regina. 
Altrettanto interessanti sono coloro che, pur subodorando che si tratti di una bufala, però dicono che è meglio, perché tutto quanto serva a far scoppiare l’ira contro la casta, anche una manifesta operazione montata ad arte, va bene. Qua siamo dalle parti dei pamphlet rivoluzionari contro Maria Antonietta, che spesso inventavano ad usum populi incredibili storie di corruzione alla corte di Francia, tipo la vicenda della Collana della Regina. 
Anche qua, il “virtuale” vince il reale: in un momento in cui per trovare vere storie di malaffare, molto più pesanti di quelle citate dal fantomatico precario e con tanto di nomi e cognomi verificabili, basta guardare le prime pagine dei giornali, la storia che conquista è quella del fantomatico precario, non tanto per quello che racconta, ma per come è raccontata e impacchettata. L’indignazione è vincolata ad una narrazione affascinante creata da un personaggio con tratti avventurosi. 

Il disprezzo intrinseco per le masse. 
C’è da domandarsi però se coloro che plaudono a questo tipo di spettacolarizzazione come “mezzo” per calamitare le masse e portarle verso una “rivoluzione anticasta” si rendano conto che così agiscono esattamente come coloro che odiano: manipolano il consenso popolare, spingendo una torma di individui a mobilitarsi per una narrazione fasulla. 
A voler fare una analisi politica, usare la falsa storia del precario per suscitare indignazione anziché usare una storia reale è una operazione che denota una un dispregio totale nella capacità del “popolo” di sapersi mobilitare per le cause “giuste”. Più che una rivoluzione dal basso, chi usa una storia simile per creare attorno a sé consenso si dimostra parte di una élite che vuole usare la massa per arrivare ad una qualche forma di potere. Insomma, è una operazione che, nei suoi tratti distintivi di fondo, non è pensata per abbattere “la casta”. Solo per sostituire una casta ad un’altra, semmai".


@valigia blu - riproduzione consigliata

 
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lunedì 28 giugno 2010

Roma, Parigi e Londra la protesta di Fnsi e Popolo viola

LA MANIFESTAZIONE

In piazza a Roma, Parigi e Londra
la protesta di Fnsi e Popolo viola

La protesta: giovedì "presidi di libertà" in undici città italiane. Sit-in in anche all'estero. Testimonianze su inchieste-verità, dai casi Cucchi e Aldrovandi alla tragedia di Ustica
di MAURO FAVALE

ROMA - Undici piazze anti-bavaglio. In Italia ma anche all'estero. Non solo Roma, non solo piazza Navona. La mobilitazione contro il disegno di legge sulle intercettazioni sarà plurale. Elegge Roma come luogo principale ma avrà succursali partecipate anche altrove. Per il pomeriggio del primo luglio sono stati finora convocati "presidi per la libertà di stampa" a Milano, Torino, Padova, Bari, Palermo, Parma. Ma anche in provincia di Foggia, a Lucera, e di Ravenna, a Conselice. E, all'estero, ci saranno sit-in anche a Londra, davanti alla sede della Bbc, e Parigi, sulla scalinata dell'Operà Bastille. Flash mob, azioni corali costruite con sciarpe viola che diventeranno per l'occasione dei bavagli.

Viola come il colore del popolo che organizza la mobilitazione. Insieme all'Arci, alla Cgil, e alle associazioni Articolo 21, "Agende rosse" e "Libertà è partecipazione" hanno tutti aderito all'appello lanciato dalla Federazione nazionale della stampa: "Un'iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse una legge che colpisce il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese". All'appello lanciato dal sindacato dei giornalisti hanno risposto redazioni di giornali, associazioni (la "Tavola della pace", "Libera cittadinanza"), e partiti, dal Pd alla Federazione della sinistra, da Sinistra ecologia e libertà all'Italia dei Valori. Proprio ieri Antonio Di Pietro ha ribadito la partecipazione del suo partito "a tutte le manifestazioni, a Roma e nel resto d'Italia, promosse contro il vergognoso ddl sulle intercettazioni e in difesa della democrazia". Per l'ex pm, "il ddl priva la magistratura di uno strumento fondamentale per le indagini, nega ai cittadini il diritto di avere giustizia e di essere informati, impone il bavaglio alla stampa e attenta persino alla libertà della rete".

A Roma il luogo eletto per la manifestazione è piazza Navona. Lì, giovedì pomeriggio, sul palco allestito per l'occasione saliranno giornalisti, costituzionalisti, attori, musicisti: da Tiziana Ferrario e Marialuisa Busi, giornaliste del Tg1, a Stefano Rodotà, da Andrea Camilleri e Dario Fo (che interverranno telefonicamente) a Carlo Lucarelli e Dacia Maraini. Poi in piazza porteranno le loro testimonianze anche tutte quelle persone che sono riuscite a trovare giustizia anche grazie al lavoro dei giornalisti: si parlerà delle morti di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, del G8 di Genova, del terremoto dell'Aquila, dei morti per l'amianto e della tragedia di Ustica.
Tra le altre manifestazioni sparse per l'Italia, acquista un valore simbolico quella di Conselice. Nel piccolo paese del ravennate, dalle 20 fino all'alba si discuterà, in spettacoli e performance, di intercettazioni attorno all'unico monumento eretto in Italia alla libertà di stampa: una vecchia "pedalina" utilizzata durante la seconda guerra mondiale dai partigiani per diffondere la stampa clandestina. 


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