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sabato 27 giugno 2015

IL TERRORISMO ISLAMICO NON ESISTE



Spegnete la TV e la radio, chiudete i siti web della stampa detta “main stream” e prendetevi qualche minuto per svuotare la testa dalle immagini viste in questi ultimi anni e soprattutto dalle parole sentite.

“Terrorismo islamico”, “Attentato di matrice musulmana”, “Guerra religiosa”,
 “Caccia ai cristiani”…fermiamoci un po’ a riflettere su queste frasi senza preconcetti.
Ieri un lettore di questa pagina, che ringrazio, mi ha fatto riflettere su una cosa importante, ovvero che il dato di fatto incontrovertibile degli attentati di ieri è che non possono essere di matrice islamica anzi, ancora di più, che non esiste un Islam terrorista.

Ecco il suo messaggio che riporto integralmente:
"Atei o no non lo sa nessuno. Islam è uno solo, e questi attentati non ci riguardano.
 Sono mercenari e sul fatto che si divertano facendo attentati giustificandosi con l'Islam penso proprio che sia da copione. Questi  attentati sono stati ovviamente pianificati. Nel venerdì giorno di preghiera musulmana e nel mese sacro di Ramadan. È una prova che si tratta di un gruppo criminale che non rispetta la sacralità della vita e nemmeno quella delle circostanze. Ripeto non esiste terrorismo di matrice religiosa. Le prime vittime sono gli Islamici, hanno voluto colpire apposta durante il mese sacro.”

Parole semplici che mi hanno fatto riflettere, il venerdì musulmano, 
specie di Ramadan, è come il sabato per gli ebrei (Shabbat). 

Una giornata dedicata esclusivamente alla preghiera in cui addirittura, durante il Ramadan, non si mangia e beve fino al tramonto.
 In passato si sono interrotte guerre tra paesi musulmani per rispettare il Ramadan.

Con questo voglio dire che non esista una guerra di religioni in corso? No! Non sto dicendo questo e penso che esista da 2000 anni. Sto dicendo però che dietro il nome di Stato Islamico c’è un’accozzaglia di mercenari che usano la religione per fare proselitismo.
Esattamente come i generali degli eserciti occidentali che si battono il petto in chiesa ogni domenica e poi massacrano milioni di civili inermi come in Iraq o Afghanistan. 
Eppure nessuno, ringraziando il cielo, davanti a migliaia di morti civili, si permette di dire “Terrorismo Cristiano”, “Strage di matrice cristiana”, "Attentato ebraico".
 Perché in effetti sarebbe una forzatura mistificatrice.

Chi uccide non rispetta nessuna religione,
 non segue nessun libro sacro 
che sia esso Corano, Bibbia o Torah. 
Chi uccide è solo un criminale.

Non prestiamo il fianco a chi vuole questa guerra tra poveri, non alimentiamo l’islamofobia vedendo nei musulmani i nostri nemici, anche loro, si dividono in persone per bene e criminali e questi ultimi vanno perseguiti con durezza. 

Ora non riaccendete la TV, prendetevi ancora qualche minuto per digerire queste frasi, 
capite queste, avremo capito tanto.






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venerdì 7 settembre 2012

5 STELLE e democrazia , decide tutto Casaleggio


Favia:

 “Nessuna democrazia
decide tutto Casaleggio”


E’ una bomba l’intervista strappata da Piazzapulita, il programma de La7 condotto da Corrado Formigli, a Giovanni Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna e diventato volto e “numero due” del moVimento.
Casaleggio prende per il culo tutti perché da noi la democrazia non esiste. Grillo è un istintivo, lo conosco bene, non sarebbe mai stato in grado di pianificare una cosa del genere. I politici, Bersani, non lo capiscono. Non hanno capito che c’è una mente freddissima molto acculturata molto intelligente dietro, che di organizzazione, di dinamiche umane, di politica se ne intende”.
E’ Casaleggio la vera mente del movimento? Il problema è suo” spiega Favia. “Quindi o si levano dai coglioni oppure il movimento gli esploderà in mano. Ma loro stavano già andando in crisi con questo aumento di voti. Come si sono salvati? Con divieto di andare in tv. Io con Santoro me la sono cavata, ma applicando un veto. Ho preso anche l’applauso ma mi è anche costato dire quello che non pensavo”.


Piazzapulita : 5 STELLE: FUORIONDA SHOCK, FAVIA: "DEMOCRAZIA NON ESISTE"

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 L'intervista di Gaetano Pecoraro a Favia ed il fuorionda in cui io consigliere regionale eletto in Emilia traccia un quadro della situazione interna al Movimento 5 stelle

Lui (Beppe Grillo, ndr) espellendo Tavolazzi ha soffocato nella culla un dibattito che stava nascendo in rete in contrapposizione alla gestione Casaleggio”. Giovanni Favia spiega come sulle linee guida e anche sulle iniziative pubbliche che prende il movimento per fare un referendum o non farlo “ha sempre deciso Casaleggio da solo”, “ha sempre fatto cosi’”
Se lui (Gianroberto Casaleggio, ndr) - continua - non facesse il padre padrone io il simbolo glielo lascerei anche: adesso in rete non si può più parlare, neanche organizzare incontri tipo quello di Rimini che non usavano il logo del movimento”.
Casaleggio controlla dall’alto tutta questa roba? Tutta. Lui quando qualcosa non va telefona o fa telefonare Grillo. Il problema è che loro hanno messo in moto una macchina che sarebbe davvero un faro, potrebbe esserlo anche al livello mondiale se loro superassero quella complicità di sistema padronale che hanno. Sarebbe una bomba incredibile”.
Tra gli eletti ci sono degli infiltrati di Casaleggio, quindi noi dobbiamo stare molto attenti quando parliamo. Casaleggio è spietato, è vendicativo. Adesso vediamo chi manda in Parlamento, perché io non ci credo alle votazioni on line, lui manda chi vuole”.
Una testimonianza che rischia di sconquassare il moVimento già attraversato da dubbi e polemiche per la mancanza di democrazia interna.
Aggiornamento 23:48
Successivamente durante la trasmissione, Enrico Mentana ha spiegato di aver sentito telefonicamente Giovanni Favia dopo la messa in onda del video. Il consigliere 5Stelle ha spiegato di aver rilasciato quelle dichiarazioni “in un momento particolare in cui aveva litigato con Casaleggio”, ha aggiunto però di essere “distrutto” e che la sua carriera politica “è finita”. Non ha comunque commentato nel merito la messa in onda del colloquio.

http://pubblicogiornale.it/attualita/favia-nessuna-democrazia-decide-tutto-casaleggio/

E ADESSO VEDIAMO CHI E' GIANROBERTO CASALEGGIO.
Vi ricordate quando nel 2000 Beppe Grillo distruggeva computer sul palco?
Come tutti abbiamo potuto notare, dopo qualche anno, è avvenuta la conversione, grazie ad un signore di nome Gianroberto Casaleggio webmaster del blog del comico genovese, si occupa anche della distribuzione di tutti i suoi gadget (video, libri).
Gianroberto Casaleggio presiede, la “Casaleggio Associati”, fondata il 22 gennaio 2004 a Milano per volere dello stesso e altri 4 soci.
Quattro di loro provenivano da una società, la “Webegg spa”, che si occupava di consulenza strategica per Internet.
WEBEGG spa nasce come Joint venture tra Olivetti e Telecom Information & Technology, costituita nel febbraio 2000 e specializzata in web-consultancy e web-integration.
Ha 260 dipendenti e sedi a Milano, Torino, Bologna e Roma.
Amministratore delegato e direttore generale è Gianroberto Casaleggio.
WebEgg ha importanti partecipazioni in Domino (web design), Garage (comunicazione integrata e produzione cinematografica e tv) E@rchimede (incubatore Internet) e controlla al 100% TeleAp (Crm) e Performer (consulenza e-business).
Nel 2002 Telecom diventa socia maggioritaria come si legge da un verbale di allora
[…]
27 giugno 2002 - I consigli d'amministrazione di Telecom Italia e di Olivetti hanno approvato, oggi, l'acquisizione da parte di IT Telecom S.p.A (100% Telecom Italia) della partecipazione detenuta da Olivetti S.p.A. in Webegg S.p.A., pari al 50% del capitale. Il prezzo della transazione ammonta a 57,5 milioni di euro ed è stato determinato sulla base di apposite valutazioni effettuate da KPMG Corporate Finance per Telecom Italia e da UBM per Olivetti.
Il Gruppo Webegg opera come consulente strategico per il posizionamento di aziende in rete (Web Consulting), attraverso soluzioni sia proprie sia derivanti da partnership con società leader mondiali nelle soluzioni di rete.
L'operazione consentirà di integrare le competenze specifiche di Webegg con quelle già presenti all'interno del comparto Information Technology del Gruppo Telecom Italia, permettendo la creazione di centri di competenza in grado di offrire servizi all'interno del Gruppo stesso e al mercato.
A seguito dell'operazione, l'azionariato di Webegg sarà così composto: IT Telecom 69,8%, Finsiel 30,2%.
[…]

Di questa società hanno fatto parte quattro dei soci fondatori della “Casaleggio Associati” più alcuni dipendenti:
- Gianroberto Casaleggio, è stato amministratore nonché direttore generale.
- Enrico Sassoon, è entrato nel consiglio di amministrazione assieme a Renato Mannheimer nel 2001 al momento della collocazione in borsa della Webegg
- Mario Bucchich, e’ stato responsabile comunicazione e immagine del gruppo Webegg.
- Luca Eleuteri 2000 e il 2003 si occupa di organizzazione aziendale, Intranet Development, Web Marketing e posizionamento strategico attraverso il web della società.
- Maurizio Benzi è stato marketing consultant. Nonché Meetup Voghera.

Il 3 giugno 2004 IT Telecom S.p.A., sigla un accordo con Value Partners S.p.A. per la cessione del pacchetto azionario detenuto in Webegg S.p.A. pari al 69,8% del suo capitale, ad un prezzo pari ad euro 43 milioni.
2004.. Anno in cui nasce la “Casaleggio Associati”.
Ecco dopo aver letto tutte queste belle parole la domanda nasce spontanea:
* Com’è possibile che Beppe Grillo (che ha fatto battaglie così violente contro Telecom e contro i gruppi di potere) si fa consigliare da persone che fino a qualche anno prima probabilmente uscivano a cena con personaggi di spicco della New Economy che tra il 1999 e 2004 ha rovinato migliaia di risparmiatori con le scatole cinesi di società quotate in borsa e poi scomparse dopo qualche anno??
* Come si può dare ascolto ad una persona come Casaleggio GianRoberto che su rai 3 ha detto che la “democrazia diretta” significa VIGILARE i propri dipendenti, quando invece la democrazia diretta è avere POTERE DECISIONALE diretto…? (bella differenza)
"Casaleggio Associati dispone di competenze specifiche sulla Rete, tramite i suoi soci ed affiliati; della conoscenza del territorio di applicazione, dovuta ai Rapporti e ai Focus di settore; delle tendenze e delle best practice, grazie al network di partner statunitensi."
Tra i maestri della CASALEGGIO ASSCIATI troviamo la BIVING GROUPS (da riferire il design dei due siti che appaiono completamente identici).
Tra i clienti della Biving group a cui forniscono servizi ci sono diverse multinazionali, ma quella che forse ci interesserà di più è la collaborazione con la Monsanto.
Vediamo perché (da fake persuaders ) :

"[...]Mentre, in passato, alcune aziende avevano creato associazioni fittizie di cittadini per delle campagne a favore della deforestazione o dell'inquinamento dei fiumi, ora inventano cittadini fittizi. Messaggi presuntamente provenienti da utenti disinteressati sono posti all'interno di apposite mailing list nei momenti critici, diffondendo informazioni fuorvianti nella speranza di reclutare gente reale alla causa. Il lavoro di indagine svolto dall'attivista Jonathan Matthews e dal giornalista free lance Andy Rowell mostra come un'azienda di pubbliche relazioni presa in appalto dalla multinazionale delle biotecnologie Monsanto, ha giocato un ruolo cruciale ma invisibile nell'indirizzare il dibattito scientifico.
La Monsanto conosce meglio di qualsiasi altra multinazionale il prezzo della visibilità. I suoi goffi tentativi, nel 1997, di convincere la gente del fatto di voler mangiare cibi OGM, tutto fecero meno che liberare il mercato per le sue sementi. Determinata a non ripetere più lo stesso errore, ha ingaggiato un'azienda che sa come persuadere senza essere vista. La Bivings Group, specializzata in Internet lobbyng.[...]

La BIVINGS GROUP utilizza il viral-marketing e la fake-persuasion per riallineare i "disallineamenti".
Ma facciamo un viaggio nell' esperienza della Bivings group e mettiamola a confronto con la Casaleggio associati.
Innanzitutto troviamo la Bivings group agenzia leader nel social network negli USA, nasce nel 1993 matura una esperienza decennale collaborando con corporation di massimo livello:
"Founded in 1993, TBG (Ndt: The Bivings Group) began as a traditional public affairs firm. As it became evident in the mid-1990s that the Internet was transforming the way people interact with each other, The Bivings Group shifted away from traditional, offline public affairs offerings to focus on web-based programs. As an early proponent of the Internet as communications platform, TBG is one of the few firms with over a ten-year history of achievement in the field of online communications"
Se pensiamo alla struttura dei due siti, che sono sostanzialmente identici, addirittura nella scelta dei colori, nella disposizione dei link, nella mappa e organizzazione del sito, che fra l'altro trattano la stessa materia, fanno gli stessi studi sull influenza di internet e sulle reti sociali on-line, con particolare interesse per le applicazioni in politica:
studio sulla politica, Bivings group - studio sulla politica, Casaleggio associati
curiosità, entrambe le società prendono il nome dal loro fondatore:
- Gary Bivings , chairman della "Bivings Group"
- Gianroberto casaleggio, chairman di "Casaleggio Associati"
Il fatto che le società si assomiglino cosi tanto sarà un caso?
è il sito della Casaleggio stessa che afferma di rifarsi alle agenzie leaders Statunitensi.
Inoltre la massiccia presenza di fake, la cui faccia è sconosciuta in un Blog come quello di BeppeGrillo che è nato per gli incontri vis a vis, lascia intendere che la Casaleggio imiti la Bivings anche nell' utlizzo della fake persuasion (forse con la consulenza della ENAMICS americana)
La storia attuale del blog ce lo conferma...

Ma andiamo ad approfondire un po' meglio, le vicende del giugno 2002 che hanno portato alla denuncia della Bivings group in relazione alla affaire Monsanto, qui uno degli articoli, quello uscito su The guardian del 29 maggio 2002:
"[...[Two weeks ago, this column showed how the Bivings Group, a PR company contracted to Monsanto, had invented fake citizens to post messages on internet listservers. These phantoms had launched a campaign to force Nature magazine to retract a paper it had published, alleging that native corn in Mexico had been contaminated with GM pollen[...]"
La Biving group ha utilizzato finti cittadini per lanciare una campagna contro il magazine "nature" e forzarlo a ritrattare una publicazione contro le sementi OGM....
"[...]The message came from the same computer terminal that "Mary Murphy" has used. New research coordinated by the campaigner Jonathan Matthews appears to have unmasked the fake persuaders: "Mary Murphy" is being posted by a Bivings web designer, writing from both the office and his home computer in Hyattsville, Maryland; while "Andura Smetacek" appears to be the company's chief internet marketer[...]"
I messagi sono venuti dallo stesso terminale risultato appartenente alla Bivings, e che i post di "Mary Murhpy" (primo fake) sono risultati provenire dal pc del desiner della Bivings, mentre i post di "andura Smetacek" sono risultati provenire dal terminale del direttore marketing della Bivings.
Freddy Trejo alias "Mary Murphi", web desiner Andrew Dimock alias "Andura Smetacek" direttore marketing.


DA http://www.namir.it/casalegg.htm
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mercoledì 20 luglio 2011

SpiderTruman non esiste , Dietro c'è Gianfranco Mascia del Popolo Viola e dell'IDV





SpiderTruman non esiste

Come avevamo subito intuito

Dietro c'è Gianfranco Mascia del Popolo Viola e dell'IDV



spidertruman-mascia.jpg
In una intervista rilasciata da Gianfranco Mascia, Popolo Viola e IDV, pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano, viene fuori che SpiderTruman non esiste ed è un'operazione di marketing politico contro la casta. Bene, avevamo ragione. I nostri sospetti si sono rivelati fondati. E la migliore risposta agli insulti che ci sono stati rivolti in questi giorni è la semplice verità che è venuta fuori. 

Ora però vogliamo andare fino in fondo e chiediamo in nome della trasparenza della relazione tra il cittadino e la politica se l'Onorevole Di Pietro, che ha tempestivamente lanciato una manifestazione anticasta (una manifestazione mai vista, a detta del leader dell'IDV) per fine settembre a poche ore dall'apertura della pagina "I segreti della Casta di Montecitorio", in qualche modo, direttamente o indirettamente, sia dietro a questa macchinazione. 

Perché questa operazione non ci piace? Ve lo spieghiamo con l'analisi fatta da Galatea Vaglio su tutta la vicenda:

"Al momento in cui scrivo questo post questa pagina di Facebook conta più di 200mila fan. E’ stata aperta, si legge nelle informazioni, da un sedicente “precario”, ossia un portaborse, il quale, licenziato dopo quindici anni di onorato servizio, dice di aver deciso di svelare “tutti i segreti della Casta”. Di segreti, in realtà, ce ne sono pochini. Le agevolazioni, le offerte e i canali privilegiati di cui parlamentari e politici godono in virtù del loro ruolo sono in realtà già noti da tempo, grazie a libri e inchieste sui giornali. 

Il fantomatico “portaborse” si limita infatti a scrivere dei post in cui riassume questi privilegi: sconti su auto, tariffe telefoniche agevolate. Tutte cose che in periodi di crisi economica ammetto che facciano un po’ arrabbiare i privati cittadini che si devono pagare tutto, ma che poi, comparate con analoghe tariffe e sconti offerte dalle varie società ai normali dirigenti d’azienda non sono così scandalose. Poco più interessanti i post in cui si spiega come alcuni parlamentari ottengano una scorta non dovuta, o portino mogli e amanti in giro sulle auto blu. Ma anche qua, nulla che non si sapesse: basta dare una scorsa ai libri di Stella e si viene a conoscenza di particolari ben peggiori, e sono citati anche nome e cognome dei politici coinvolti, mentre qui, c’è da dire, nomi e cognomi tragicamente mancano: non solo quelli dei politici, ma anche quello dell’autore dei post. 

Mentre la stampa ha dato gran risalto alla pagina di Facebook del sedicente ex portaborse, affrettandosi a dichiaralo “il nuovo Assange anticasta” e pare dare per scontato la veridicità della storia da lui raccontata (qui il Corriere e qui la Stampa) la Rete, quella che è sempre accusata di saper creare solo bufale, dimostra invece di avere una straordinaria capacità di creare anche gli anticorpi alle stesse: Arianna Ciccone subodora qualcosa che non torna nell’operazione, e altri giornali, messi sull’avviso dal tam tam web si chiedono se non vi sia dietro qualche abile manovra di marketing. 

Il sedicente ex portaborse, intanto, apre un blog ed un account su Twitter, dicendosi spaventato che lo si voglia “zittire” a causa di presunte minacce a lui giunte di chiusura della pagina di FB. Si fa accenno ad imprecisate “violazioni del copyright”, ma non è chiaro a cosa ci si possa mai riferire. Il precario stesso, per quanto invitato nei commenti a chiarire, non risponde; anzi, per la verità, a parte le comunicazioni tramite lo status e i link a nuove note, non replica proprio e non interagisce con i suoi fan. 

Da qualche accenno sparso in rete su altri siti e sui SN, però, pare che i commenti in cui alcuni esprimano dubbi o chiedano maggiori informazioni vengano anzi prontamente cassati. Quelli rimasti in calce ai post sono numerosissimi e tutti entusiasti. I fan del “precario” infatti si distinguono per l’assoluta mancanza di dubbi su quanto viene loro raccontato. Non tanto sulla sostanza dei post, ma sull’identità di chi racconta questi fatti. In breve, la storia del precario licenziato scritta sul box viene presa per vera senza alcuna ulteriore verifica. A nessuno dei fan viene in mente che, non essendoci un nome e un cognome, né nessun indizio riguardante la regione di provenienza, non vi è la minima certezza né alcuna maniera di verificare che l’autore della pagina sia davvero un ex portaborse di Montecitorio e non una parrucchiera bontempona di Trento, per dire. 

Alcuni, più sgamati, dimostrano in realtà di non considerare importante se la biografia raccontata dal precario sia vera o falsa. In altri blog o pagine di google+, come la mia, dove si apre un dibattito, arrivano a dire che non è importante sapere se il precario esista o meno, perché l’importante è che serva a far scoppiare una sommossa popolare, a svegliare le coscienze. Se per far questo bisogna ricorrere all’espediente di qualcuno che racconta una biografia falsa in rete, è a fin di bene. Man mano che i fan aumentano, sulla pagina di Facebook si assiste ad una deriva nei commenti: mentre i primi erano solo di schifo profondo per quanto veniva raccontato, negli ultimi si arrivano ad invocare “ghigliottine”, “rivoluzioni”, e c’è chi definisce il fantomatico precario un “eroe”, uno “con le palle”. Il tutto senza che ancora sia stata data dall’”eroe” una sola prova della sua esistenza reale. 

In pratica, potrebbe davvero trattarsi di una parrucchiera di Trento che ha letto e riassunto bene i libri di Gian Antonio Stella, di Pansa e qualche altra inchiesta affine, anche se il sospetto più fondato, dato l’aggiornamento costante della pagina, la velocità con cui le redazioni dei giornali sono state avvertite della “messa on line” del materiale ancora prima che il precario sbarcasse su Facebook, fanno pensare ad un collettivo di persone che si san muovere bene su internet e tengono monitorata costantemente la rete. 

Ieri alle 13 Spider Truman – che nel frattempo si è scelto come avatar la foto di V per Vendetta – esce con questo post, in cui dice di voler svelare la sua identità, ma poi, in realtà, in pratica svela la beffa: Spider Truman non esiste, o meglio dovrebbe incarnare (non si sa a che titolo) tutti gli “sfruttati” della società. Con un tono apocalittico ma ingiustificato – dato la pochezza delle “rivelazioni” fatte – evoca una rivoluzione vaga e di là da venire. Alcuni dei commenti cominciano ad essere fortemente critici, ma la maggior parte è entusiasta. In certuni si continua a far riferimento ad una fantomatica “censura” da parte di Facebook, addirittura chiedendo il boicottaggio di FB. Censura che però non è mai avvenuta, e non ci sono nemmeno prove che sia nemmeno stata mai minacciata, ma ormai, per taluni fan, è diventata un dato di fatto incontrovertibile. Nonostante il fantomatico precario non abbia dato indicazioni su cosa praticamente voglia fare, si moltiplicano nei commenti anche i suggerimenti a organizzare manifestazioni e occupazioni. Suggerimenti che per ora cadono nel vuoto, perché il “precario” non risponde. 

Alcune riflessioni sulla vicenda: 
La Rete e le bufale. Stando a quanto è avvenuto, è per lo meno impreciso dire che “la rete” ha appoggiato in modo acritico il “precario”, o si è bevuta senza controllo la storia. In realtà, come si è visto, le prime voci scettiche ed inchieste serie sulla vicenda sono partite proprio dalla “rete” stessa, o meglio da alcuni blogger, mentre la stampa tradizionale si è dimostrata molto più propensa a riportare la storia senza alcun controllo reale su quanto veniva affermato, più interessata, forse, sulle prime, all’aspetto “folkloristico” della cosa che ad una indagine seria su quello che veniva detto dagli autori della pagina facebook. 
La “rete” intesa come entità omogenea, non esiste: esistono persone che scrivono e si muovono sulla rete. Alcuni di questi, come il gruppo dietro al “precario”, conoscendo i meccanismi pubblicitari li sfruttano per creare storie acchiappaaudience. Ma le tecniche usate, anche se declinate sul web, sono simili a quelle che vengono usate dal marketing per qualsiasi altro ambito. 
La “rete” semmai – o meglio: alcuni blogger che operano in essa – hanno capito ben prima dei media tradizionali che qualcosa non tornava nelle affermazioni proposte e si sono mossi più speditamente ed in maniera più incisiva dei giornalisti “professionisti” (distinzione peraltro anche difficile da fare: Arianna Ciccone è una giornalista). 

La credibilità dell’eroe. 
Fra i fan del precario in larga parte però si nota l’assoluta incapacità di distinguere fra una storia “falsa” e una “verificata”. Il grosso pubblico – formato, si noti, anche da persone mediamente “colte” – dimostra di prendere per oro colato le affermazioni del “precario” sulle presunte pressioni o possibili censure e rischi da lui corsi, nonostante l’assurdità di queste affermazioni sia palese (la pagina di FB non è stata chiusa, è ancora là; i post vaghi che ha pubblicato, pieni di notizie ampiamente pubbliche, non possono in alcun caso essere oggetto di querela da parte di nessuno, il precario non ha alcun bisogno di postare da sconosciuti internet point come un agente segreto braccato, eccetera). Una volta assunto il “precario” come eroe, i fan in pratica abdicano ad ogni filtro razionale sulle sue affermazioni, ed anzi paiono affascinati quanto più queste si colorano di aspetti da fumetto o da romanzo d’appendice. 
La Rivoluzione non è un pranzo di gala, ma è affascinante solo se sembra una brutta puntata della Primula Rossa. I fan, inoltre, sembrano del tutto insensibili al fatto che il presunto loro eroe in realtà non ha ancora fatto nulla di “eroico”: non ha rivelato scottanti segreti, non ha rischiato nulla, non ha neppure proposto e fatto girare un qualche “programma” concreto. Neppure risponde in pratica alle loro sollecitazioni o idee. In questo il “precario” è una sorta di Beppe Grillo all’ennesima potenza. Beppe Grillo, infatti, è una persona reale che ha messo in piedi un movimento reale partendo dalla rete; il “precario” è una figura totalmente virtuale e senza back ground, e nemmeno interagisce con i fan. Eppure è incredibile come sul sito si moltiplichino i commenti di chi “vuole dare una mano” e si offre per mobilitarsi. Per cosa, non si sa. 

Il complesso della collana della Regina. 
Altrettanto interessanti sono coloro che, pur subodorando che si tratti di una bufala, però dicono che è meglio, perché tutto quanto serva a far scoppiare l’ira contro la casta, anche una manifesta operazione montata ad arte, va bene. Qua siamo dalle parti dei pamphlet rivoluzionari contro Maria Antonietta, che spesso inventavano ad usum populi incredibili storie di corruzione alla corte di Francia, tipo la vicenda della Collana della Regina. 
Anche qua, il “virtuale” vince il reale: in un momento in cui per trovare vere storie di malaffare, molto più pesanti di quelle citate dal fantomatico precario e con tanto di nomi e cognomi verificabili, basta guardare le prime pagine dei giornali, la storia che conquista è quella del fantomatico precario, non tanto per quello che racconta, ma per come è raccontata e impacchettata. L’indignazione è vincolata ad una narrazione affascinante creata da un personaggio con tratti avventurosi. 

Il disprezzo intrinseco per le masse. 
C’è da domandarsi però se coloro che plaudono a questo tipo di spettacolarizzazione come “mezzo” per calamitare le masse e portarle verso una “rivoluzione anticasta” si rendano conto che così agiscono esattamente come coloro che odiano: manipolano il consenso popolare, spingendo una torma di individui a mobilitarsi per una narrazione fasulla. 
A voler fare una analisi politica, usare la falsa storia del precario per suscitare indignazione anziché usare una storia reale è una operazione che denota una un dispregio totale nella capacità del “popolo” di sapersi mobilitare per le cause “giuste”. Più che una rivoluzione dal basso, chi usa una storia simile per creare attorno a sé consenso si dimostra parte di una élite che vuole usare la massa per arrivare ad una qualche forma di potere. Insomma, è una operazione che, nei suoi tratti distintivi di fondo, non è pensata per abbattere “la casta”. Solo per sostituire una casta ad un’altra, semmai".


@valigia blu - riproduzione consigliata

 
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mercoledì 6 aprile 2011

ITALIA , Non c'e' Regione che possa dirsi esente da Mafia




Non c'e' Regione che possa dirsi esente da Mafia


Don Ciotti: ''Non c'e' Regione che possa dirsi esente da Mafia'' 





Trento.
«C'è una presenza diffusa (della mafia,ndr) nel territorio nazionale tanto che non ci sia regione che possa dichiararsi esente».


È quanto dichiarato da don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, a margine di un incontro a Trento con dei giovani, nella sede della Cooperazione. «Io sono veneto emigrato in Piemonte - ha spiegato - dove Bardonecchia (Torino), nell'estremo nordovest d'Italia, verso la Francia, è stata commissariata per infiltrazione mafiosa. In Liguria in questi giorni Bordighera (Imperia) è stata commissariata, Milano ha 534 beni confiscati alla mafia nella provincia, c'è una presenza diffusa nel territorio nazionale tanto che non ci sia regione che possa dichiararsi esente» «Sottovalutare, come sopravvalutare - ha aggiunto - è molto pericoloso, perchè le mafie hanno una capacità di penetrazione, d'infiltrarsi molto forte. Ci sono persone che prendono sostanze stupefacenti? Quello è un mercato di mafia, in ultima analisi. Persone nel giro della tratta di persone? In gran parte quello è un mercato di mafia. Riciclaggio, forme di usura: oggi le mafie prestano soldi a piccole e medie imprese in difficoltà nel Paese». «C'è una lettura - ha concluso - che dev'essere portata avanti non dimenticando che il vero cancro del Paese resta la corruzione, quindi un'altra forma forte d'illegalità, che molte volte fa da viatico anche ai gruppi criminali mafiosi. La Corte dei conti ci ha detto che la corruzione dell'anno scorso è stata di 60 mld di euro, poi aumentata del 7% in questi ultimi mesi nel nostro Paese, ma l'Italia non ha ratificato la Convenzione di Strasburgo del 1999, che ci chiede di mettere nel Codice penale i reati che dimostrano la corruzione».


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