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sabato 6 aprile 2013

L’Aquila : quattro anni dopo per non dimenticare




I banchi del Senato del Pdl e della Lega alle ore 13.20 di oggi. Si sta discutendo della ricostruzione di Abruzzo ed Emilia Romagna devastate dal terremoto. Interesse pari a zero

Foto di Laura Puppato


Terremoto a L’Aquila, quattro anni dopo per non dimenticare

Una ventina di secondi. Tanto è durata quattro anni fa, il 6 aprile del 2009, la scossa di magnitudo 6.3 che alle 3:32 devastò L’Aquila e provincia, provocando 309 morti, circa 2.000 feriti. I numeri complessivi rendono meglio la dimensione della tragedia: insieme alle 309 vittime ed ai circa 2000 feriti, oltre 67mila sfollati, 23mila edifici danneggiati, oltre 600 milioni di euro di danni alle aziende.

A quattro anni da quei venti secondi di terrore e di morte sono ancora tante le crepe nella ricostruzione: crepe nelle risorse economiche impegnate e ancora da spendere, crepe nel territorio ancora danneggiato, crepe nella vita delle famiglie. Oggi, in molti vorrebbero rimuovere questa memoria, archiviare ciò che è accaduto. Sarebbe un tragico errore, oltre che un insulto a chi ha sacrificato la propria vita mentre affaristi e pseudo imprenditori ridevano al telefono. Sin dalle prime ore come Libera siamo stati impegnati i quei luoghi a portare solidarietà concreta, impegno, attenzione insieme ai tantissimi volontari provenienti da tutta Italia. E insieme alla solidarietà come Libera abbiamo accesso i riflettori sugli affari della Ricostruzione denunciando con analisi dettagliata e documentata un prima ed un dopo il 6 aprile.

Perché la scossa che alle 3.32 ha devastato l’Aquila non ha prodotto solo lutti e macerie. Ha spazzato via anche quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di Abruzzo isola felice. E già nella prima emergenza e nei primi mesi del post terremoto, è emerso chiaramente che la regione era impreparata e disarmata per affrontare i nuovi rischi che gli si ponevano davanti. Le inchieste della magistratura, le prime sentenze dei processi, le intercettazioni hanno dimostrato che le nostre denunce non erano infondate e che la storia delle infiltrazioni criminali, delle cricche, dei comitati d’affari e della corruzione nel terremoto dell’Aquila non è ancora conclusa.

Dopo quattro anni continueremo a vigilare e non dimenticare. Continueremo a lavorare per rompere i silenzi con il coraggio della denuncia seria, documentata che sarà affiancata dalla forza della proposta che insieme alle forze dell’ordine, alla magistratura, e quella parte trasparente delle istituzioni, cittadini e associazioni dobbiamo portare avanti. Un atto dovuto, un atto d’amore e di rispetto per quella meravigliosa terra e per le tante persone che non ci sono più. Vogliamo una ricostruzione pulita e lo dobbiamo a quanti sono rimasti sotto ad edifici costruiti con sabbia di mare o con cemento scadente. E nell’anniversario della tragedia, a quattro anni da quelle tragiche giornate pensiamo sia fondamentale capire cosa sia realmente successo in quel territorio prima, durante e dopo il terremoto. Per questo come Libera organizzeremo il secondo campo nazionale di mediattivismo a Paganica presso la Polisportiva Paganica Rugby dal 16 al 23 luglio 2013. Il campo accoglierà 45 volontari provenienti da tutta Italia per approfondire insieme cosa è stato raccontato dai mezzi di comunicazione ufficiale e cosa (e come) gli abitanti abruzzesi hanno raccontato in quella situazione di emergenza. La conoscenza per continuare a coltivare la speranza di un cambiamento possibile, di una sfida che si può vincere, nonostante tutto.

Se c’è una lezione del dopo terremoto che ancora non è stata tratta dalla classe dirigente di questo Paese, a cominciare da quella politica, è forse proprio questa: l’ambiente, il territorio, le nostre città, l’identità di una comunità sono risorse strategiche dell’Italia, che non possono essere lasciate impunemente in mano a chi le saccheggia per trarne profitto.

http://www.liberainformazione.org/2013/04/05/terremoto-a-laquila-quattro-anni-dopo-per-non-dimenticare-le-tante-crepe-nella-ricostruzione/

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mercoledì 16 maggio 2012

Terrorismo pilotato o anarchici




L'attacco agli anarchici inizio' con la strage di Piazza Fontana .



 La demonizzazione degli anarchici fu costruita con abilita' dai servizi e da buona parte delle istituzioni preposte alla repressione del terrorismo. Guardare al passato per capire il presente e prevedere il futuro, diceva lo storico Tucidide nel 450 avanti Cristo. Quello che e' accaduto 43 anni fa dovrebbe servire da lezione.

Ricordiamo la lezione degli anni di piombo.

 Terrorismo pilotato o anarchici.


Ricordiamo la lezione degli anni di piombo.

 Terrorismo pilotato o anarchici.

Certamente la situazione attuale è fortemente a rischio terrorismo. L’esasperazione alla quale è stato portato il Popolo Italiano prima dall’inettitudine del governo Berlusconi e ora dalla totale insensibilità sociale del governo Monti creano una situazione che, mescolandosi con una crisi economica e sociale che non ha precedenti recenti, si configura come esplosiva.

In Italia abbiamo già vissuto una stagione terribile di terrorismo di destra e di sinistra. Estremamente differenti sia nei motivi ispiratori che nel modus operandi, i due filoni eversivi hanno avuto un punto in comune: sono stati strumentalizzati dalla politica e utilizzati dai servizi segreti per fini politici ed economici. Oggi lo scenario consente di sospettare un ritorno di questo tipo di utilizzo dell’eversione o anche solo della contestazione estrema da parte di parti più o meno deviate dello Stato.

Il sospetto forte di questa strumentalizzazione è presente nell’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Energia Adinolfi. Il dirigente era ancora in ambulanza che già si parlava di matrice anarchico-insurrezionalista. Non ci sono state rivendicazioni immediate (cosa stranissima se pensiamo al terrorismo politico) e quelle che sono seguite sono state a dir poco sospette. Poniamo anche che, in questo istante, per placare gli animi degli Italiani esasperati, un motivo di coesione come la lotta al terrorismo potrebbe tornare molto utile. Consentitemi, quindi, di nutrire qualche dubbio, ferma restando la convinzione che stiamo vivendo un momento pericoloso e che è necessaria la massima attenzione.
Luca Craia

Il debito? E' della casta,



  Quello che e' accaduto 43 anni fa dovrebbe servire da lezione.

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venerdì 24 febbraio 2012

Cinque anni per un sasso


 Cinque anni per un sasso


Ci sarà ancora in questo Paese qualcuno non ancora del tutto inebetito, tanto lucido da rendersi conto dell’enormità della sentenza comminata con rito abbreviato dal gup Anna Maria Fattori a carico di Giuseppe Ciurleo e Lorenzo Fattori, due ragazzi arrestati il 15 ottobre scorso durante gli scontri di piazza San Giovanni a Roma?
Ciurleo, che ha 21 anni, è stato condannato a 5 anni di prigione. Fattori, che ne ha 20, dovrà scontarne 4. Il reato così severamente punito non è di quelli che fanno tremare le vene ai polsi. È la “resistenza aggravata a pubblico ufficiale”: un classico reato minore, di quelli per i quali anche una condanna ben più lieve apparirebbe esagerata.
Oltretutto si tratta di quei due giovani manifestanti a proposito dei quali le persone che avevano assistito dalle finestre di casa agli incidenti urlavano, rivolte alla polizia: “Non sono loro. Non hanno fatto niente. Non li arrestate”. Quelle invocazioni accorate e inutili sono debitamente registrate in un video che hanno visto tutti in rete. Tranne, evidentemente, la magistratura. E sì che di fronte ai video i togati ci passano ore e ore, anzi giorni, settimane e a volte mesi, come ha fatto Gian Carlo Caselli prima di emettere mandati d’arresto con una flagranza differita di 7 mesi.
Una sentenza così è un insulto non solo alla democrazia ma anche alla giustizia sostanziale checché ne dicano il codice penale e la legalità formale, esattamente come lo erano gli arresti disposti da Caselli per gli scontri della Val di Susa. Ma forse ancora più desolante è pensare che in questa sentenza quasi nessuno troverà niente di riprovevole, e i pochi che lo faranno si limiteranno a sussurrare una educatissima critica.
I compagni di Sel e gli amici dell’Idv sbagliano quando si raccontano che l’Italia di Mario Monti ed Elsa Fornero è comunque un po’ meglio di quella di Silvio Berlusconi. Non è vero. È l’Italia in cui presidente del consiglio e ministra del lavoro possono dire che loro dei sindacati se ne fregano con un’arroganza che Brunetta e Sacconi se la sognavano, e tutti applaudono. È il Paese dove se critichi la Fiat devi pagare, grazie alla sentenza emessa da uno di quei giudici di cui la sinistra è tanto innamorata, milioni di euro, e vediamo chi s’azzarda la prossima volta. È il Paese dove per aver tirato (forse) qualche sasso, due ragazzi di vent’anni si beccano anni di galera nemmeno fossero pericolosi brigatisti.

E KI EVADE LE TASSE PATTEGGIA E NE PAGA UN TERZO
FALSO IN BILANCIO  DEPENALIZZATO

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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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