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lunedì 11 giugno 2018

Salvini Chiude i Porti Italiani alla nave Ong Aquarius

traffico di esseri umani

Salvini chiude i porti italiani alla nave carica di immigrati salvati in mare. Il ministro dell'interno parla della Nave Aqaurius, della ong Sos Mediterranee, in navigazione con a bordo 600 persone salvate dal naufragio e dice: se non vanno a Malta io impedirò loro di attraccare in Italia. Lorenzo Ranchi ha parlato con Nicola Stalla, Responsabile ricerca e soccorso di SOS Mediterranee, che si trova a bordo della Aquarius ed è in navigazione.



E' braccio di ferro tra Italia e Malta sul caso della nave Ong Aquarius. L'imbarcazione con a bordo oltre 600 migranti è bloccata in mare dopo che ieri il Viminale non ha autorizzato lo sbarco ritenendo che, trovandosi la nave a 43 miglia da Malta, sia La Valletta (Malta) il porto più sicuro. Una posizione non condivisa da Malta che non sembra disposta ad accogliere i migranti.

Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini sceglie però la linea dura. "Da oggi anche l'Italia comincia a dire no al traffico di esseri umani, no al business dell'immigrazione clandestina", ha scritto su Facebook il leader della Lega, annunciando poi la decisione di chiudere i porti.

Una decisione inedita per l'Italia presa di concerto da Salvini con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. "Chiediamo al governo di La Valletta (Malta) - si legge in una nota congiunta - di accogliere la Aquarius per un primo soccorso ai migranti a bordo". "L'isola - continuano i due ministri - non può continuare a voltarsi dall'altra parte quando si tratta di rispettare precise convenzioni internazionali in materia di salvaguardia della vita umana e di cooperazione tra Stati".

E mentre Napoli e Palermo offrono i loro porti per far sbarcare i migranti, dure critiche alla posizione del Viminale arrivano dal Pd. "Il presidente Conte assuma un'iniziativa di fronte a quello che sta accadendo dopo le scelte di Salvini'', scrive su Facebook il segretario reggente del partito democratico Maurizio Martina. ''L'Italia - sottolinea - non va lasciata sola e oggi più che mai non servono drammatici braccio di ferro tra Paesi ma soluzioni coordinate. Chiudere i porti in questo modo può portare solo a gravi rischi umanitari".




Teniamo i migranti e cacciamo a calci chi li sfrutta

"Bisogna mettere fine al business dell'immigrazione". Volete cacciare via i migranti e, poi, tutti i delinquenti che li sfruttano nei campi, nei ristoranti, nella logistica, nei magazzini, tutti quelli che gli affittano le case senza contratto, tutti quelli che si improvvisano operatori sociali, intascandosi i soldi e lasciando i migranti in condizioni disperate, tutti questi delinquenti, ve li volete tenere? 
Ecco, facciamo il contrario, per una volta. Teniamo i migranti e cacciamo a calci chi li sfrutta.


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martedì 15 maggio 2012

Chiudere Macao è l’espressione del disordine mentale che c’è in Italia


Sgombero Macao|Diretta video da Milano
Il racconto di Nino Luca




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 "Chiudere Macao è l’espressione del disordine mentale che c’è in Italia, la classe dirigente è isolata, guarda questi ragazzi come sono civili, come sono armoniosi, guardali. La classe politica è alle corde, lo capisce ed ha paura perché sanno che domani potranno non esserci più. Questi ragazzi sono straordinari, ai miei tempi si cercava anche la rissa. Questi ragazzi non la cercano la rissa, vogliono solo esprimersi" -- dichiarazioni alla stampa di Dario Fo

 Ricomincia l'assemblea pubblica in via galvani http://instagr.am/p/KpTFPaOunl/

http://cipiri.blogspot.it/2012/05/macao-un-nuovo-spazio-di-movimento.html

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mercoledì 2 settembre 2009

Berlusconi vuole chiudere l'Unità




Berlusconi vuole chiudere l'Unità





Comunicato della Direzione de l'Unità

Le argomentazioni contenute nei due atti di citazione (nelle foto: le copertine dei due numeri del giornale "incriminati") sono formalmente dirette a dimostrare che l’Unità ha colpito la reputazione di Berlusconi, ma nella sostanza delineano un illecito non previsto dal nostro ordinamento, quello di lesa maestà.

Il legale del presidente del Consiglio contesta le nostre opinioni politiche, le nostre valutazioni (peraltro condivise da opinionisti di altri giornali nazionali e internazionali e comunque attinenti alla libera manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) sui rapporti tra la maggioranza e il Vaticano. O i giudizi sui comportamenti privati del premier e sulla loro compatibilità col suo ruolo pubblico.

Viene addirittura qualificato lesivo della onorabilità del premier il fatto di aver riportato giudizi espressi pubblicamente da Veronica Lario attorno alle sue condizioni e alle sue frequentazioni con minorenni. Persino l’opinione di una scrittrice come Silvia Ballestra viene inserita nell’elenco delle affermazioni non pubblicabili.

Un passo dell’atto prodotto dal legale del premier riassume bene il senso complessivo dell’iniziativa. “Si è scritto, spacciandolo per vero, che ‘tutto’ sarebbe stato ‘nascosto ‘ manipolando l’informazione attraverso le televisioni. E che il dottor Berlusconi non solo avrebbe tale controllo ma addirittura ne avrebbe abusato e continuerebbe ad abusarne in danno del servizio pubblico Rai e per i suoi interessi personali (che sarebbero una sorta di guerra contro Sky). Il che, come quant’altro divulgato dall’Unità, è mera invenzione”.

In definitiva, è “diffamatorio” anche dire che Berlusconi controlla l’informazione in Italia.

Viene contestata la “illiceità” di due interi numeri del giornale in tutte le loro parti che si riferiscono al presidente del Consiglio e, attraverso il combinato disposto di articoli e commenti, diventa “diffamatoria” una linea politica e una visione del mondo.

Non è possibile, nei due atti di citazione, trovare nulla che riguardi il merito delle affermazioni contestate. Né, quindi, ci viene data la possibilità di dimostrare che esse sono fondate su dichiarazioni pubbliche (addirittura fatte da parlamentari della Repubblica un tempo legatissimi al premier, come Paolo Guzzanti) o su dichiarazioni già acquisite dall’autorità giudiziaria (come quelle della D’Addario) e diffuse da tutta la stampa mondiale.

E questo chiarisce le ragioni della scelta della sede civile e la richiesta di un risarcimento esorbitante. E’ evidente che Silvio Berlusconi, come già il fascismo, vuole chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci.

Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirlo. Lanciamo, ai nostri lettori e a tutti i democratici, un appello perché si mobilitino a difesa della libertà di stampa.


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