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venerdì 28 giugno 2019

Donazioni per Carola, la comandante che sfida Salvini

Donazioni per Carola, la comandante

A soli 31 anni Carola Rackete ha già dimostrato di avere una volontà di ferro. "Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo" ha annunciato la comandante della Sea Watch via Twitter, prima di forzare il blocco della Guardia di finanza entrando nelle acque territoriali italiane.
Chi è Carola, la comandante che sfida Salvini

Tedesca, dal 2016 volontaria di Sea Watch, la capitana sa bene il rischio che corre: l'incriminazione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, la confisca della nave e una multa. Eppure è disposta a tutto pur di mettere fine all'agonia dei 42 migranti a bordo della nave. Persino sfidare il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Carola non si piega e non si fa piegare. Neanche la decisione di Strasburgo di rigettare il ricorso della sua ong è riuscito a fermarla.

Per lei parla il suo curriculum. Nata in Bassa Sassonia, Carola - che parla cinque lingue - ha studiato alla Jade University in Germania, poi ha ottenuto un master in scienze naturali alla Edge Hill in Inghilterra con una tesi sugli albatros della Georgia del Sud. La prima volta che è salita su una nave aveva 23 anni e da allora la sua vita è cambiata. A 25 è diventata secondo ufficiale della Ocean Diamond, poi è salita a bordo della Silver Explorer, e ancora Greenpeace. Nel 2016 l'approdo alla Sea Watch. "Perderò la Sea Watch ma per ora forzo il blocco" aveva annunciato lei stessa ieri in un'intervista a 'la Repubblica'. E oggi ha dato seguito alle sue intenzioni.

Salvini l'ha definita "una sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti", annunciando conseguenze. "Adesso chi se ne frega ne risponde, chi sbaglia paga" ha ribadito Salvini. Carola però sembra fregarsene. "In 14 giorni nessuna soluzione politica e giuridica è stata possibile. L'Europa ci ha abbandonati. La nostra Comandante non ha scelta".


Questo ignorante e sbruffone detto ministro è molto arrabbiato perché una vera capitana lo sfida! In questa Italia senza opposizione ci voleva una donna europea a mettere in moto questi mediocri e senza spina dorsale. E la Meloni che al suo interno ha mafiosi chiama all'affondamento di Sea Watch! GLI UMANI SONO CON LA CAPITANA.

La Sea Watch fa il pieno di donazioni: in un giorno raccolti 150mila euro per Carola Rackete

Una raccolta fondi su Facebook in favore della Sea Watch ha raggiunto oltre 130mila euro in un solo giorno. Il ricavato servirà a pagare le spese legali a Carola Rackete, la comandante dell’imbarcazione con a bordo 42 migranti che ha sfidato il blocco imposto dal ministro dell’interno Salvini. “Abbiamo deciso di aiutare Carola – spiegano gli organizzatori dell’iniziativa – perché ha avuto il coraggio di entrare in porto a Lampedusa, nonostante quello che rischiava”.



“La raccolta fondi è a favore di Carola, per darle un sostegno, non solo finanziario, ma anche morale. Vogliamo farle capire che non è sola”. Con questo spirito è partita una sottoscrizione su Facebook a favore di Carola Rackete, la giovane capitana della Sea Watch 3. Dopo aver infranto il divieto del ministro dell’interno Salvini di entrare in acque territoriali italiane, Rackete rischia ora una multa fino a 50.000 euro. Per pagare le eventuali spese legali, in solo un giorno sono stati raccolti oltre 130mila euro, mentre scriviamo che facilmente arriveranno all'obiettivo finale di 150mila euro. Più di 7mila persone si sono mobilitate per la 31enne tedesca che si trova al comando della nave al largo di Lampedusa con a bordo 42 migranti, salvati due settimane fa nel Mediterraneo. Fanpage.it ha parlato con Fabio Cavallo, uno degli amministratori di Rete italiana antifascista, una delle pagina social ideatrice della campagna (le altre sono: 
Il Partigiano, Padri e Madri della Libertà e Il razzismo non ci piace) .

“Quando abbiamo visto quello che stava succedendo, Franco Matteotti della pagina Il razzismo non ci piace, ha proposto l’idea di aprire la sottoscrizione su Facebook”, spiega Cavallo. “Siamo in contatto con la Sea Watch ed è tutto controllato dallo studio legale”. “Abbiamo deciso di aiutare la Ong – continua – perché Carola ha avuto coraggio quando ha scelto di entrare in porto a Lampedusa, nonostante quello che rischiava. 
Ha dimostrato che ad un certo punto che è più importante la vita umana della politica”.

Le donazioni sono di diverso importo e in alcuni casi c’è chi ha deciso di contribuire con centinaia di euro. “Il nostro obiettivo è di arrivare a 150mila euro, intanto però voglio ringraziare tutti per l’aiuto – conclude Cavallo – è un risultato straordinario, che nemmeno noi ci aspettavamo”. “La raccolta fondi finirà tra 7 giorni – spiegano gli organizzatori – e nel caso non fosse necessario usare il ricavato questi soldi rimarranno a disposizione di Sea Watch per la prossima missione”. E se l’imbarcazione dovesse essere posta sotto sequestro?
 “Allora faremmo un’altra campagna per acquistare una nuova barca”.



Sea-Watch Italy
@SeaWatchItaly
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Carola Rackete, Capitana della Seawatch.

Laureata in conservazione ambientale alla Edge Hill University nel Lancashire, con una tesi sugli albatros, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, ufficiale di navigazione per l'Alfred Wegener Institute, presso il quale ha lavorato dal 2011 al 2013.
A 25 anni era secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond,
 a 27 anni stesso ruolo nella Arctic Sunrise di Greenpeace.

Appena trentenne pilotava piccole barche per escursioni nelle terre più a nord del pianeta, le isole Svalbard, nel mare Glaciale Artico. Ha lavorato anche con la flotta della British Antartic Survey.






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martedì 19 giugno 2012

i soldi degli Sms imboscati dalle banche

 

I soldi donati tramite sms

Terremoto Abruzzo, i soldi degli Sms imboscati dalle banche

I circa cinque milioni di euro donati dagli italiani per "dare una mano" alla ricostruzione dei luoghi colpiti dal sisma del 2009, sono fermi nei forzieri degli istituti di credito. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato e spiega come li ha spesi


Gira e rigira sono finiti alle banche i 5 milioni di euro arrivati via sms dopo il terremoto dell’Aquila sotto forma di donazione. E la loro gestione è stata quella prevista da qualsiasi rapporto bancario: non è bastata la condizione di “terremotato” per ricevere un prestito con cui rimettere in piedi casa o riprendere un’attività commerciale distrutta dal sisma. Per ottenerlo occorreva – occorre ancora oggi – soddisfare anche criteri di “solvibilità”, come ogni prestito. Criteri che, se giudicati abbastanza solidi, hanno consentito l’accesso al credito, da restituire con annessi interessi. I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati. Anche se quei soldi erano stati donati a loro. Il metodo Bertolaso comprendeva anche questo. È accaduto in Abruzzo, appunto, all’indomani del sisma del 2009. Mentre Silvio Berlusconi prometteva casette e “new town”, l’ex numero uno della Protezione civile aveva già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggini dal cellulare non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti. E così è stato. Le donazioni sono confluite in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni. Un fondo che dalla Protezione civile, due mesi fa, è stato trasferito alla ragioneria dello Stato. La quale, a sua volta, lo girerà alla Regione Abruzzo. E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo. Qualcuno ha ottenuto prestiti grazie a quel fondo utilizzato come garanzia, ma ha pagato fior di interessi e continuerà a pagarne. Altri il credito se lo sono visto rifiutare.
L’emergenza
Bertolaso
, allora, aveva pieni poteri. Come capo della Protezione civile, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma soprattutto nella veste di uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi. I primi soldi che Bertolaso si trovò a gestire furono proprio i quasi 5 milioni donati dagli italiani con un semplice messaggio del cellulare. Ma lui, “moderno” nella sua concezione di Protezione civile, decise che i milioni arrivati da tutta la penisola sarebbero stati destinati al post emergenza e alle banche, non all’emergenza. Questo aspetto non venne specificato al momento della raccolta, ma Bertolaso avevailpoteredidecidere a prescindere. Spedì poi un suo emissario alla Etimos di Padova, consorzio finanziario specializzato nel microcredito, che raccoglie al suo interno, attraverso una fondazione, molti soggetti di tutti i colori, da Caritas a Unipol.
I numeriQuello che è successo in questi 3 anni è molto trasparente, al contrario della richiesta di donazione via sms che non precisò a nessuno dove sarebbero finiti i soldi. Nemmeno a un ente, la Regione Abruzzo che, paradossalmente, domani potrebbe usare quei soldi per elicotteri o auto blu. La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato, ma non fatica ad ammettere come sono stati usati i soldi: dei 5 milioni di fondi pubblici messi a disposizione del progetto dal dipartimento della Protezione civile, 470 mila euro sono stati destinati alle spese di start-up e di gestione del progetto, per un periodo di almeno 9 anni; 4 milioni e 530 mila euro invece la cifra utilizzata come fondo patrimoniale e progressivamente impiegata a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli istituti di credito aderenti. Intanto sono state 606 le domande di credito ricevute (206 famiglie, 385 imprese, 15 cooperative). Di queste 246 sono state respinte (85 famiglie, 158 imprese, 3 cooperative) mentre 251 sono i crediti erogati da gennaio 2011 a oggi per un totale di 5.126.500 euro (famiglie 89/551mila euro, imprese 153/4 milioni 233mila e 500 euro, cooperative 9/342mila euro). Infine 99 domande sono in valutazione (68 famiglie, 28 imprese, 3 coop).
Gli aiuti e le bancheAl termine dell’operazione quello che è successo è semplice: i soldi che le persone hanno donato sono serviti a poco o a niente. Non sono stati un aiuto per l’emergenza, ma – per decisione di Bertolaso – la fase cosiddetta della post emergenza. Che vuol dire aiuti sì, ma pagati a caro prezzo. Le persone si sono rivolte alle banche (consigliate da Etimos, ovviamente) e qui hanno contrattato il credito. Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Non è stato in grado neppure di prendere il prestito perché giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro.
Che fine han fatto gli sms?I terremotati sono stati praticamente esclusi. Se qualcosa hanno avuto lo hanno restituito con un tasso d’interesse inferiore rispetto agli altri, ma pur sempre pagando gli interessi. Chi ha guadagnato sono le banche, sicuramente, e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più. Vincolati? Questo non lo sappiamo. Ne disporrà come meglio crede, sono soldi che entreranno nel bilancio.
La posizione di EtimosFino a oggi, scoperto il metodo Bertolaso, il consorzio finanziario Etimos si è preso le accuse. Ma il presidente dell’azienda padovana al Fatto Quotidiano spiega che il loro è stato un lavoro pulito e trasparente. “Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”.
Da il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2012
 di Emiliano Liuzzi
LEGGI ANCHE:
http://cipiri.blogspot.it/2012/06/i-soldi-donati-tramite-sms.html


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