Beppe Grillo.
Ma quale antipolitica?
Secondo il Time è la più potente figura politica italiana
Il Time ha
dedicato un'intera pagina alle elezioni municipali italiane dal cui
titolo, "Fiddling while Rome burns" ("Perdere tempo mentre Roma
brucia"), già si comprende quale sia l'idea che l'autore dell'articolo
ha del nostro paese.
Infatti
il breve saggio di Stephan Faris
inizia subito dicendoci qualcosa a proposito della politica italiana e
della più potente figura politica entrata in scena dopo gli scandali di
Silvio Berlusconi, ovvero il riccioluto e pomposo comico
Beppe Grillo. Faris prosegue poi con la descrizione di un
paese travolto dagli scandali e dalla corruzione
dove le elezioni di ieri sarebbero state, a suo avviso, un'importante
banco di prova per le forze politiche del nostro paese, precisando che
"se i sondaggi sono corretti, i politici italiani potrebbero ricevere la
stessa lezione dei despoti della
Primavera Araba".
Ovviamente anche il
governo tecnico di Mario Monti è
chiamato in causa. La sua esistenza infatti è vista come la prova del
fatto che la nostra democrazia non sia in grado di produrre alternative
migliori. Tra i politici più citati nell'articolo, oltre Silvio
Berlusconi, troviamo
Pier Ferdinando Casini, il quale
sembra essere un utile esempio per descrivere una politica che da quasi
un ventennio vede sempre gli stessi nomi alla testa dei partiti. Casini
infatti iniziò la carriera politica nel 1980 entrando a far parte della
Democrazia Cristiana, per poi prendere una strada diversa nel 1993, quando la DC fu travolta dagli scandali di
mani pulite, dando vita ad un nuovo partito (
CCD), il quale ha cambiato nome diverse volte nel corso degli anni, fino all'attuale denominazione come
UDC, ma che ha sempre avuto lo stesso Casini in posizione di leadership.
Di fronte a questo quadro drammatico l'autore dice ai politici
italiani di non meravigliarsi se gli elettori cercheranno anche una via
come quella proposta da Beppe Grillo pur di voltare pagina e consiglia
loro di
aprirsi al cambiamento se vogliono che i partiti sopravvivano; piuttosto che arroccarsi in una politica vecchio stile.
Intanto, mentre in Italia i vari Alfano, Casini, Bersani, per non parlare di molti giornalisti, continuano ad
indicare Grillo come l'espressione dell'antipolitica, oltre confine non riescono ad individuare nella tradizionale classe dirigente l'espressione di una
politica autentica.
Chi siamo? Siamo cittadini italiani, informati e incazzati.
Dove andiamo? Sopra e oltre.
Cosa facciamo? Informatevi!
Il
MoVimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro.
Non ideologie di sinistra o di destra,
ma idee.
Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e
confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e
senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi,
riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed
indirizzo normalmente attribuito a pochi.
I
Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di
noi. Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta
differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori.
Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l’acqua o mantenerla sotto il
loro controllo.
Dai Comuni si deve ripartire a fare politica con le liste civiche e con cittadini impegnati.
Il MoVimento 5 Stelle nasce appunto da una libera associazione di
cittadini decisi a impegnarsi sul territorio, stanchi di delegare il
proprio futuro alle decisioni prese nei “palazzi”.
Il MoVimento 5 Stelle vuole eliminare “la politica di professione”.
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Ecco perché Grillo ha ragione a dire:
“Non andate in tv”
Cari candidati del M5S, la comunicazione è un’arte raffinata. Si basa principalmente sulla conoscenza delle
psicologia e delle
emozioni. Ci sono persone che la studiano e diventano bravi, usandola per manipolare e ribaltare la realtà. Abbiamo avuto
l’esempio di Berlusconi, campione delle tv e delle menzogne. Altri invece non la studiano, ma sanno
comunicare benissimo per istinto.
Questi soggetti sono stati studiati dagli psicologi per capire come
facevano a comunicare così bene, pur senza conoscere i principi della
comunicazione umana. Uno di questi è
Richard Bandler – che sarà
a Roma
dal 19 al 20 maggio – il quale ha scoperto e insegnato alcuni principi
formidabili, studiando un pugno di grandi comunicatori. La sua
Programma Neurolinguistica l’ha studiata anche Berlusconi – come rivelai nel 1994 su
La Voce di Montanelli – e l’ha fatta studiare ai suoi
esperti di televisione.
Andare in tv, nei talk show, significa correre il rischio di essere stritolati dagli esperti di
comunicazione “unidirezionale”.
La tv è uno strumento della “vecchia era”, fondata cioè sul controllo
dell’informazione e dell’energia mentale. Un solo padrone trasmette
a molti e tenta quindi di dominarli.
Internet, invece, è lo strumento della “nuova era”, dove prevale la condivisione dell’informazione e dell’energia.
Molti trasmettono verso molti. Nessuno può dominare. Ed è facile
smascherare le menzogne,
facendo alcune verifiche sui siti web. In televisione, invece, non è
così. Il regista può manipolare attraverso la scelta delle inquadrature.
Il conduttore può manipolare con la domande o interrompendo un concetto
importante con la scusa della pubblicità. Il vecchio politico può
manipolare parlando addosso, urlando, mentendo (spesso con la complicità
del conduttore) e non c’è mai tempo per precisare e smentire. Alla fine
vince “
la percezione della realtà” e il messaggio che
vogliono far arrivare ai telespettatori. È il principio su cui
Berlusconi ha fondato il suo impero di manipolazione mediatica.
Non bisogna avere la smania di andare in tv perché si raggiungono più
utenti-elettori. È sbagliato. Chi guarda la tv è abituato al vecchio
modello passivo dell’informazione. Ha un cervello vecchio. Non tutti,
certo, ma in generale è così. Io non guardo la tv da oltre dieci anni.
Ho scelto di non farmi inquinare. E di non espormi all’immondizia
televisiva che tenta solo di addormentare e distrarre dai problemi reali
del Paese. Vivo benissimo informandomi solo in Rete.
Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto
milioni di voti grazie alla Rete. È’ un nuovo concetto della politica. Bisogna quindi
frenare la smania di accrescere la visibilità
attraverso la tv, perché si ragiona sul breve periodo. Settimane e
mesi. Invece bisogna ragionare sul lungo periodo. La tv è un mezzo che
sta morendo. La connessione mobile, i tablet, i telefoni touch screen,
stanno sostituendo il vecchio approccio all’informazione. La nuova tv
sarà in Rete. Quindi, evitando il più possibile di andare nelle arene
televisive, si costringe a
portare la politica sul nuovo territorio di Internet.
Ho letto il minipost in cui Beppe Grillo consiglia di non andare in tv. Non ho trovato nessuna imposizione, ma un suggerimento. “
Più che spiegarlo e ribadirlo non posso fare”, scrive Beppe, ma i giornali e le tv non lo riportano. Il Corriere della Sera ha titolato in home page ”Il diktat di Grillo: non andate in tv”. È una palese manipolazione.
La tv fa la stessa cosa. Ad esempio: se andate nei talk show, ora vi faranno sempre la stessa domanda “
Lei è d’accordo con Grillo? Condivide il suo diktat?”. E vi fregano. Primo: i telespattatori vecchio modello apprendono che Grillo ha imposto ai candidati M5S di non andare in tv,
e non è vero. Ha suggerito e spiegato il
perché.
Secondo: vi costringeranno a prendere una posizione che vi separa
dall’ispiratore del Movimento 5 Stelle, poiché se siete in tv vuol dire
che accettate le vecchie arene televisive. E vi fregano la seconda
volta.
La comunicazione è una scienza. Ogni messaggio produce un effetto.
Beppe Grillo forse non ha letto i libri di Richard Bandler, ma è
un ottimo comunicatore istintivo. Uno di quei soggetti che capiscono prima degli altri certe cose, senza sapere come fanno a capirlo.
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