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martedì 10 dicembre 2013

Forconi : 9 dicembre e la farsa di un’“insurrezione”


L’ultimo travestimento di Forza nuova Chi si nasconde dietro il coordinamento del 9 dicembre
 e la farsa di un’“insurrezione” da rimandare

«9 dicembre 2013: L'ITALIA SI FERMA! Cinque giorni di blocco degli autotrasportatori... Ma anche molto altro, e molto peggio». Così da qualche settimana circola la notizia su diversi siti e blog di area neofascista con tanto di appelli alla “rivolta”, in cui, tra l’altro, si cita nientemeno che una frase di Sandro Pertini («Quando un governo non fa ciò che dice il Popolo, va cacciato via con mazze e pietre!»). Tra i promotori la Lega della terra e i Comitati riuniti agricoli. Vediamo meglio chi sono.

LA LEGA DELLA TERRA

La Lega della terra non è altro che un’associazione collaterale di Forza nuova. L’attuale presidente è Daniele Spairani, l’ex coordinatore del partitino di Roberto Fiore a Pavia. Un paio di mesi fa, al raduno di Legnago, il 27 settembre, l'intervento principale non a caso era stato tenuto proprio dal segretario nazionale di Fn. Fra le associazioni intervenute spiccavano: Christus Rex, l’Associazione Evita Peron, Destra Futuro, Generazione Identitaria. Il piano per l'agricoltura elaborato dalla Lega della terra è denominato “Piano Fenice”, dal simbolo de la Fenice, caro a tutti i neofascisti, già utilizzato dai colonnelli golpisti in Grecia nel 1967, raffigurante il mitico uccello che “rinasce dalle proprie ceneri". Lega della Terra, guarda caso, è la traduzione letterale di Landbund, dal nome del partito agrario tedesco che avversò la Repubblica democratica di Weimar e successivamente sostenne il Partito Nazionalsocialista (ossia Hitler) alle elezioni del 1933. Il nazismo ebbe fra i suoi miti anche quello della ruralità, basato sul principio dei legami fra Sangue e Suolo, Blut und Bund. Walther Darré, il teorico di questa "ecologia razzista" viene oggi riscoperto da Forza nuova.

I COMITATI RIUNITI AGRICOLI

Del Coordinamento Nazionale del 9 dicembre fa parte anche Danilo Calvani dirigenti dei Comitati riuniti agricoli. Calvani spiega così gli obiettivi: «Blocco ad oltranza delle attività produttive e dei trasporti in tutta Italia fino a quando non si dimette l'intero Parlamento ed anche il Presidente della Repubblica». Poi, spiega: «Vi sarà un periodo transitorio in cui lo stato sarà guidato da una commissione retta dalle forze dell'ordine trascorso il quale si procederà a nuove votazioni». Ossia i Militari al potere! Il tutto, naturalmente, per fermare la gravissima crisi in cui versa l’Italia, «ristabilire la sovranità nazionale», ecc, ecc.

I FORCONI

A loro si è unito anche il redivivo Movimento dei Forconi che si sta organizzando per il «BLOKKO TOTALE»: «Bloccheremo l'Italia da Pordenone alla Sicilia... perché non se ne può più di Unione Europea, di Angela Merkel, di compact, si stabilità, di Letta, di Alfano, di Bilderberg...». «L'INIZIO della FINE» per la «KASTA» e i «PARASSITI»... e stavolta, aggiungono, «vedremo Grillo da che parte sta...». Della partita farebbero anche parte la Life indipendentista e i Cobas del latte, ma per ora ci fermiamo qui. A tutti forse sarebbe meglio far sapere che il blocco di cinque giorni, dal 9 al 13 dicembre, inizialmente previsto dalle principali associazioni degli autotrasportatori, è stato revocato nei giorni scorsi dopo un incontro al ministero. L’“insurrezione” tanto agognata con ogni probabilità sarà da rimandare a tempi migliori.

da  http://www.osservatoriodemocratico.org/page.asp?ID=3423&Class_ID=1004


Come ha distrutto il Paese Berlusconi con i suoi alleati. 
Una storia di vera dittatura mediatica spiegata e ricostruita dai giornalisti stranieri.

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Documentario USA su Berlusconi censurato in Italia.
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leggi anche http://cipiri.blogspot.it/2013/12/bruciate-i-libri-lincredibile-assalto.html

“Bruciate i libri!”, l’incredibile assalto dei forconi


“Bruciate i libri!”, l’incredibile assalto targato “forconi” alla libreria Ubik




leggi anche  http://cipiri.blogspot.it/2013/12/torna-il-movimento-dei-forconi-e-la.html

la Polizia toglie i caschi e' una BUFALA



9 dicembre 2013 l'Italia si ferma

 A Torino negozi chiusi nella stragrande maggioranza dei casi. 
Presidi in diversi punti della città. In piazza Castello, manifestazione divisa tra ambulanti/organizzatori che si dissociano dalla violenza e un gruppo di ultrà che si è scontrato duramente con la polizia lanciando mattoni e altro. 
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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/


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lunedì 17 gennaio 2011

Tunisia , un'insurrezione per il pane e la libertà


Tunisia , un'insurrezione per il pane e la libertà


Tra le foto che documentano il massacro tunisino, ce n’è una toccante più di altre: è il cadavere di un giovane, bellissimo anche da morto, disteso su una barella e carezzato in volto da due mani compassionevoli. E’ un cristo da Pietà. E’ l’icona straziante della sorte toccata a una gioventù fra le più vivaci e istruite dell’area euro-mediterranea che oggi paga per i peccati di una dittatura feroce e rozza, checché ne dicano i governanti francesi e il “nostro” ministro degli esteri. Il commento di Annamaria Rivera da Liberazione.



Tra le foto che documentano il massacro tunisino, ce n’è una toccante più di altre: è il cadavere di un giovane, bellissimo anche da morto, disteso su una barella e carezzato in volto da due mani compassionevoli. E’ un cristo da Pietà. E’ l’icona straziante della sorte toccata a una gioventù fra le più vivaci e istruite dell’area euro-mediterranea che oggi paga per i peccati di una dittatura feroce e rozza, checché ne dicano i governanti francesi e il “nostro” ministro degli esteri. Un regime tirannico e corrotto, ottuso e paranoico, che in poco più di un ventennio ha fatto dell’intero Paese una galera a cielo aperto. In questa prigione estesa, la libertà di espressione è conculcata. Molti giornali, anche europei, sono proibiti. Gli oppositori sono sorvegliati, minacciati, rapiti perfino all’estero, imprigionati e torturati in patria. Gli artisti, i blogger, i rapper sono considerati nemici pubblici da sequestrare e incarcerare. “Qui non si parla di politica”, come al tempo del regime mussoliniano: neppure per strada poiché ovunque c’è l’orecchio di un agente in borghese dietro le tue spalle. Ovunque, come nel Ventennio italiano, in luoghi e occasioni pubbliche, perfino in bottegucce sperdute nel deserto, campeggia il ritratto del tiranno: rifiutarsi di esporlo significherebbe rischiare gravi ritorsioni.
I segni della dittatura sono disseminati dunque in ogni dimensione e recesso del Paese: è curioso che pochi li colgano fra le schiere di turisti occidentali che invadono la Tunisia, fra i governanti francesi e italiani che sono soliti frequentarne gli hotel a cinque stelle.
Certo, la pressione che infine ha fatto saltare il tappo della bombola tunisina riguarda le peculiarità di un Paese che ha conosciuto un passato di modernizzazione e di straordinarie riforme (in senso proprio) e che quindi ha alimentato aspettative sociali alte ed estese. Bourguiba, infatti, ha lasciato in eredità un incredibile sviluppo della scolarizzazione pubblica, un sistema sanitario diffuso ed efficiente, nonché leggi per la parità di genere che all’epoca erano più avanzate di tante europee: si pensi alla legge sull’aborto e alla diffusione dei consultori. Anche per questo la disperazione giovanile è tanto acuta da esprimersi non solo con la rivolta ma anche col suicidio. La schiera di laureati che un tempo trovavano impiego nei più vari settori pubblici è sottoposta da anni a un drammatico processo di declassamento, destinata come è alla disoccupazione o a lavoretti precari e umili. In una società fatta per lo più di persone con un senso profondo della dignità e dell’orgoglio, la hogra, il sentirsi umiliati e disprezzati, ha contribuito a far esplodere la rivolta. L’Europa-fortezza ha alimentato gravemente questa serpeggiante disperazione sociale. Fino a poco tempo fa restava, come ultima, la speranza di emigrare verso l’Italia o la Francia. Oggi non più, a causa della crisi economica che colpisce pure i paesi europei e per colpa del proibizionismo anti-migrazione esercitato con ogni mezzo, anche estremo, e con la complicità attiva degli stessi Stati della riva sud del Mediterraneo.
Ma la lunga e coraggiosa rivolta tunisina è anche e soprattutto contro il regime oppressivo e dispotico di Ben Ali. E’ un’insurrezione per il pane e per la libertà. Non è solo, come si è scritto, la sollevazione disperata di giovani disoccupati senza futuro, colpiti come ovunque dagli effetti del neoliberismo e della crisi economica mondiale. Non è solo una rivolta giovanile. Sta diventando, invece, un movimento politico che va oltre le rivendicazioni sociali dei giovani laureati-disoccupati e che coinvolge attori sociali i più vari: operai, sindacalisti, artisti, liceali, avvocati, medici, insegnanti, intellettuali, professori universitari, altri settori delle classi medie. Ormai il regime, infatti, ha perso consenso e legittimità perfino fra le élite del Paese. Solo le élite governanti e affariste europee continuano a sostenerlo con impudenza; con stoltezza, in fondo, dato che esso è destinato ad essere travolto da questa sollevazione. La feroce repressione che sta esercitando, la scia di cadaveri che lascia durante la sua agonia non serviranno a scongiurarne la fine. Malgrado il bagno di sangue, la rivolta non si fermerà finché il dittatore non sarà costretto ad andarsene. A meno che non sia deposto da un colpo di stato militare. Spetterebbe alla comunità internazionale, agli organismi dell’Unione europea, ai suoi singoli paesi vigilare ed esercitare pressioni perché ciò non accada. Spetta alle forze di sinistra europee e soprattutto ai movimenti di base esprimere solidarietà attiva verso il popolo tunisino in rivolta per contribuire a scongiurare quest’esito nefasto.


di : Annamaria Rivera


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