Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta menzogne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta menzogne. Mostra tutti i post

lunedì 28 marzo 2011

Un po' di menzogne sulla guerra di Libia



Un po' di menzogne sulla guerra di Libia


Si dice che la prima vittima della guerra sia la verità. Le operazioni militari in Libia e la risoluzione 1973 che ad esse fornisce base giuridica non fanno eccezione a questa regola. Esse sono presentate al pubblico come una necessità per proteggere le vittime civili dalla repressione indiscriminata del colonnello Gheddafi. In realtà si tratta di classiche menzogne dell’imperialismo. Ecco alcuni elementi di chiarificazione.
Per fornire un’immagine a fosche tinte, la stampa atlantista ha fatto credere che le centinaia di migliaia di persone in fuga dalla Libia stiano tentando di sfuggire a una strage. Le agenzie di stampa hanno evocato migliaia di morti e parlato di "crimini contro l'umanità". La Risoluzione 1970 ha messo in guardia il Tribunale penale internazionale contro possibili "attacchi sistematici o generalizzati diretti contro i civili".
In realtà, il conflitto libico può essere letto sia in termini politici che in termini tribali. I lavoratori immigrati sono stati le prime vittime. Essi sono stati brutalmente costretti ad andarsene. Gli scontri tra lealisti e rivoluzionari sono stati realmente sanguinosi, ma non nelle proporzioni propagandate. Non vi è mai stata alcuna repressione sistematica contro i civili.
Durante il suo discorso al Consiglio di Sicurezza, il ministro francese degli affari esteri Alain Juppé ha tessuto le lodi della "primavera araba" in generale e della rivolta libica in particolare.
Questo discorso lirico cela in realtà intenzioni nefande: Juppé non ha detto neanche una parola sulla sanguinosa repressione in Yemen e in Bahrain, e ha perfino elogiato il re Mohammed VI del Marocco come fosse uno di quei rivoluzionari. Così facendo, ha contribuito a rafforzare l'immagine disastrosa della Francia che si è impressa nell’immaginario del mondo arabo durante la presidenza Sarkozy.
Fin dall'inizio delle operazioni, Francia, Regno Unito e Stati Uniti non hanno mai smesso di affermare che questa non è una guerra occidentale (anche se il Ministro degli Interni francese, Claude Guéant, ha parlato di una "crociata" di Nicolas Sarkozy). A sostegno di ciò, adducono il sostegno di cui la coalizione godrebbe da parte dell'Unione Africana e della Lega Araba.
In realtà, l'Unione Africana ha sì condannato la repressione e ha affermato la legittimità delle rivendicazioni democratiche, ma si è sempre opposta ad un intervento militare straniero. Per quanto riguarda la Lega Araba, essa riunisce essenzialmente regimi che sono minacciati da rivoluzioni analoghe. Essi hanno sostenuto la contro-rivoluzione occidentale - alcuni vi hanno anche preso parte in Bahrain -, ma non possono appoggiare apertamente una guerra occidentale senza accelerare quei movimenti di contestazione interna che minacciano di rovesciarli.
In Libia vi sono tre zone di insorgenza. Un Consiglio Nazionale di Transizione Libico è stato costituito a Bengasi. Esso si è fuso con un preesistente governo provvisorio istituito dall’ex Ministro della Giustizia di Gheddafi, passato dalla parte degli insorti. E' proprio lui il personaggio che, secondo le autorità bulgare, avrebbe organizzato la tortura delle infermiere bulgare e del medico palestinese detenuti a lungo dal regime.
Riconoscendo questo CNTL e sdoganando il suo nuovo presidente, la coalizione si è scelta degli interlocutori e li ha poi imposti come leader ai protestanti.
Si trattava di prendere l'iniziativa e di evitare quello che è successo in Tunisia ed Egitto, quando gli occidentali hanno imposto un governo senza Ben Ali, o un governo Suleiman senza Mubarak, che poi i rivoluzionari hanno nuovamente rovesciato.
Se l'obiettivo fosse stato quello di proteggere le popolazioni civili, l’embargo avrebbe dovuto essere istituito contro i mercenari e le armi destinati al regime di Gheddafi. Invece, l’embargo è stato esteso ai rivoluzionari in modo da impedire una loro possibile vittoria. L’obiettivo era in realtà quello di fermare la rivoluzione.
Se l'obiettivo fosse stato quello di proteggere i civili, la no-fly-zone avrebbe dovuto essere limitata al territorio degli scontri. Invece è stato proibito il sorvolo in tutto il paese. In questo modo, la Coalizione spera di congelare l'equilibrio delle forze sul terreno e di dividere il paese in quattro. Questa partizione de facto della Libia deve essere considerata in prospettiva, insieme a quelle del Sudan e della Costa d'Avorio, come una delle prime tappe di un "rimodellamento dell'Africa".
Se l'obiettivo fosse stato quello di proteggere le popolazioni civili, solo i beni personali della famiglia Gheddafi e dei dignitari del regime avrebbero dovuto essere bloccati per impedire loro di aggirare l'embargo sulle armi. Invece il blocco è stato esteso al patrimonio di tutto lo Stato libico. Ora la Libia, nazione ricca di petrolio, dispone di un tesoro considerevole che ha in parte depositato nel Banco del Sud, un istituto per il finanziamento di progetti di sviluppo nel Terzo Mondo.
Come ha fatto notare il presidente venezuelano Hugo Chavez, questo blocco non mira a proteggere i civili. Esso mira a ripristinare il monopolio della Banca Mondiale e del FMI.
Se l'obiettivo fosse stato quello di proteggere i civili, la risoluzione 1973 avrebbe dovuto essere attuata dalle Nazioni Unite. Invece, le operazioni militari sono state coordinate dalla US Africom e dovrebbero ora passare nelle mani della NATO. E’ per questo motivo che il ministro turco degli Affari Esteri, Ahmet Davutoglu, si è detto indignato per l'iniziativa francese e ha richiesto spiegazioni alla NATO.
In modo più brusco, il Primo Ministro russo Vladimir Putin ha affermato che la risoluzione è "imperfetta e inadeguata. Leggendola, risulta chiaro che essa permette a chiunque di agire contro uno Stato sovrano. Nel complesso, mi ricorda una chiamata medievale alla crociata”, ha concluso.

scritto da Thierry Meyssan


http://italian.irib.ir/radioislam/


-

domenica 2 agosto 2009

BASTA AMBIGUITA’, BASTA MENZOGNE

BASTA AMBIGUITA’, BASTA MENZOGNE


di Pina Picierno


Si può essere l’ avvocato di un boss condannato all’ergastolo per omicidio e contemporaneamente presidente della Commissione Giustizia? Si può essere presidente della Commissione d’Inchiesta sui rifiuti, traffico nel quale a primeggiare sono proprio i Casalesi, e dare spazio ad ombre e sospetti infamanti su un uomo che ha dedicato la vita alla lotta contro la camorra?

Si può essere un esponente delle Istituzioni e, a 5 anni dalla sentenza di Cassazione negare le motivazioni scritte nel processo per l’omicidio di Don Peppe Diana?

Si può, a 15 anni dall’omicidio di Don Diana, ascoltare le stesse tesi infamanti, riportate su alcuni giornali locali a breve distanza dalla morte del giovane sacerdote?

E’ possibile tollerare che in questo Paese la memoria venga costantemente coperta di una patina grigia che tutto rende indistinto: onesti e disonesti, verità e menzogna, sentenze e illazioni, istituzioni e fango?

Non ci sono dubbi sull’uccisione di Don Diana. Non lasciano dubbi la sentenza del processo, ma soprattutto le parole di condanna e di sfida alla Camorra contenute nel suo celebre scritto “Per amore del mio popolo non tacerò”. E non lasciano dubbi nemmeno le immagini e i volti delle centinaia di migliaia di persone che a Marzo di quest’anno sono scese in piazza a Napoli e Casal di Principe in memoria di Don Diana: studenti, scout, giovani impegnati contro le mafie, parenti delle vittime, associazioni, istituzioni.

Contro la cancellazione della memoria ci si deve ribellare, a maggior ragione quando i tentativi provengono da chi riveste incarichi istituzionali. Perdere la memoria è quanto di più grave può avvenire a una terra e a un popolo che deve ancora vincere la battaglia per liberarsi dalle mafie, dove uomini e donne, cittadini e istituzioni si impegnano tutti i giorni, spesso a rischio della vita, per raccontare di un’altra Campania, di una scelta possibile, di un’alternativa esistente.

La patina grigia dove tutto è uguale, tutto è indistinto, è quanto di più offensivo può essere pensato per tutti coloro che si sono schierati per la legalità, per la giustizia, per i diritti e per la libertà. Per mettere una distanza netta tra noi, i cittadini onesti, e loro, i camorristi, e combatterli con decisione.

Pecorella dovrebbe dimettersi per rispetto delle Istituzioni, per mettere lo Stato al riparo da ambiguità e menzogne.

Per tutti coloro che meritano una scelta tra noi e loro.E per amore di questa terra e di questo popolo, proprio come diceva Don Diana, noi non possiamo tacere.

.
poster canvas art riproduzione quadri

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru