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mercoledì 29 marzo 2017

Festival dei Beni Confiscati alla Mafia


Visite guidate, musica, teatro, libri, reading letterari 
e cinema all’insegna della cultura della legalità, dal 30 marzo al 2 aprile.

 Dopo la giornata della memoria delle vittime della mafia, lo scorso 21 marzo, il 
Festival dei Beni confiscati che si svolgerà a Milano dal 30 marzo a domenica 2 aprile: quattro giorni 
durante i quali conoscere, visitare e ricordare i luoghi della città, un tempo appartenuti alla criminalità organizzata, oggi testimonianza e presidio della cultura della legalità.

Il Festival dei Beni Confiscati alle Mafie è un evento nato cinque anni fa su impulso del Comune di 
Milano e con la collaborazione di Libera e realizzato con la direzione artistica della giornalista Barbara Sorrentini. Accompagnati dalle guide di Libera, sarà possibile visitare alcuni dei 161 beni fino a qualche anno fa covi di attività illecite, confiscati a criminali che operavano a Milano e trasferiti dallo Stato al Comune (altri 11 sono in arrivo) per impiegarli in attività di tipo sociale.

Il Festival proporrà anche numerosi eventi culturali tra cui la presentazione di libri ispirati dalla lotta alle mafie, reading teatrali, letture per bambini e una retrospettiva cinematografica dedicata a Pif 
(Pierfrancesco Diliberto) in collaborazione con la Cineteca Italiana. Il Festival aprirà giovedì 30 marzo con una mattinata a Casa Chiaravalle, il bene più grande confiscato a Milano alla criminalità.

“Raccogliamo il testimone lasciatoci dalla Giornata delle memoria delle Vittime della mafia – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – e da tutti i ragazzi presenti martedì scorso in Piazzetta Capuana per proporre alla città un ulteriore momento di riflessione su come la criminalità organizzata abbia messo le radici anche a Milano e come la città abbia reagito opponendo cultura ed educazione alla legalità, riprendendosi i luoghi frutto delle attività illecite oggi divenuti simbolo e motore dell’inclusione sociale. La memoria che dobbiamo mantenere salda nel ricordo di chi è stato ucciso dalle mafie si tradurrà in eventi culturali per tutta la città, per vivere e far crescere specie nei più giovani la consapevolezza che la mafia esiste ma si può sconfiggere”.

“Con il Festival dei beni confiscati – spiega il direttore artistico Barbara Sorrentini - apriamo le porte dei luoghi della mafia, oggi luoghi di solidarietà sociale e cultura della legalità raccontandone la storia e riempiendoli di iniziative letterarie, cinematografiche, teatrali, di ragazze e ragazzi delle scuole per favorire l’incontro del passato con il futuro, anche grazie al racconto di persone che da anni, con inchieste, libri, film e con la propria vita contrastano ogni forma di mafia”.

Per questa quinta edizione il Festival ha consolidato il rapporto con gli studenti e il pubblico giovanile offrendo un programma che si rivolge innanzitutto a loro e si aprirà alla città coinvolgendo, per la prima volta, alcuni spazi esterni ma simbolici, tra cui il Liceo classico Manzoni: perché la cultura della legalità, che il Festival da cinque anni ha l’obiettivo di diffondere, quando entra in una scuola diventa educazione alla legalità.

Durante le giornate del Festival un gruppo di studenti seguirà gli appuntamenti per la redazione del 
Giornale dei ragazzi e documenterà l'iniziativa in tempo reale sui social network e online. Si parte con la lezione agli studenti di Sandro De Riccardis, giornalista e autore di "La mafia siamo noi", nella mattina di inaugurazione a Casa Chiaravalle. E sempre agli studenti è dedicato l’incontro nel bene gestito da Cangiari in via Monte Santo 10, con le attrici Federica Fracassi e Isabella Ragonese, 
in scena al Piccolo Teatro.

Molti e diversi sono i luoghi che ospiteranno il Festival, dai beni confiscati a spazi particolarmente 
significativi. Tra questi “I Frigoriferi Milanesi”, il centro per l’arte contemporanea che affaccia 
sull’Ortomercato, luogo storico di Milano finito anche in alcune indagini per infiltrazioni della criminalità organizzata, e la Cineteca di Milano (Spazio Oberdan in viale Vittorio Veneto 2 e Mic- Museo Interattivo del Cinema in viale Fulvio Testi 121), dove verrà proiettata una retrospettiva cinematografica dedicata Pif: i due film “In guerra per amore” (Oberdan) e “La mafia uccide solo d’estate”(Mic)  e il documentario “Un gelato per Saviano” (Mic).

Parte importante nel programma del Festival avranno gli incontri con alcuni autori noti per il loro 
impegno contro le mafie: lo scrittore Claudio Fava, tra gli sceneggiatori del film “I cento passi” e con una lunga esperienza in politica e nella Commissione Parlamentare Antimafia; Gioacchino Criaco, autore de "Il saltozoppo” e “Anime Nere” da cui è stato tratto e sceneggiato il film di Francesco Munzi, vincitore di nove David di Donatello. Proprio Criaco incontrerà gli studenti Liceo Classico Manzoni (in collaborazione con Feltrinelli) e in un bene confiscato (via Monte Santo 10) discuterà con Pif di mafia tra commedia e tragedia.

Il Festival chiuderà con un reading letterario sulla Milano criminale a cui parteciperanno alcun scrittori, con brani propri e il pubblico presente invitato a leggere pagine a tema.

Oltre alla collaborazione con Libera che curerà le visite guidate con le scuole nei beni confiscati e Radio Popolare, media partner, quest’anno il Festival si avvarrà delle collaborazioni di Feltrinelli, Unilibera, Cross di Sao -Associazione Saveria Antiochia, Agende Rosse, Tieffeu. 

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venerdì 3 aprile 2015

SALUTE - BENESSERE: DORMIRE POCO: quali sono i PERICOLI



DORMIRE POCO: QUALI SONO I PERICOLI

I disturbi del sonno non hanno gravi ripercussioni sulla vita di tutti i giorni, ma la mancanza cronica di sonno può avere un serio impatto sulla salute e sul benessere fisico e mentale. Scopriamo quali problemi comporta il dormire poco.
PERICOLO DI INCIDENTI ed anche ...


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lunedì 27 gennaio 2014

Giornata della Memoria



La giornata della memoria

 ...non smettete mai di indossare questo cappottino rosso, di andare in giro fieri di non aver dimenticato, di guardare alla vita come ad un bene prezioso, di schivare chi vuole e vorrebbe ancora incatenare le vostre idee, la vostra libertà facendovi vivere le diversità tutte come qualcosa da cui fuggire e non attraverso cui potete migliorare e migliorarvi.

Non smettete MAI di andare incontro al mondo con la stessa fierezza di un bambino
 che guarda meravigliato all'incanto della vita e che chiede solo di poterla vivere........

Non perdete MAI la memoria di ciò che è stato e di quanto ci si possa imbruttire nei riguardi dell'umanità e fate tutto ciò che potete per non diventare così......
per restare UMANI



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sabato 26 gennaio 2013

Olocausto della Memoria


Arte e storia

La parola Storia ha un etimo interessante, perché vi si trovano radici indeuropee ricche di significato. C'è qualcosa del verbo vedere, che è anche una capacità dell'intelletto di riconoscere e giudicare, e quindi di sapere. La Storia è la grande maestra che insegna. O almeno dovrebbe. E la Storia, nella personificazione antica, era una Musa, figlia di Zeus tonante, esattamente Clio, 'colei che rende celebre' e che con le sorelle abitava l'illustre casa, il Museion.
I Musei della Storia sono luoghi dove si celebra (nel senso stretto di frequentazione) il Passato. Un rapporto fruttuoso per il futuro, se è vero che proprio da "ciò che fu" si inizia a imparare.
Ci sono alcuni musei, nel mondo, che hanno lo scopo precipuo di coltivare e rinnovare la Memoria. Il prossimo 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria delle vittime dell'Olocausto, tragedia umanitaria che ogni anno viene ricordata in Italia e nel mondo.
Alla memoria dello sterminio nazista e del popolo ebraico sono dedicati molti musei in tutto il mondo. Ci sono città, come Varsavia e soprattutto Cracovia, dove ancora - nelle zone meno turistiche e frequentate, negli anfratti delle fabbriche, lì dove Oskar Schindler nascondeva i suoi operai - aleggia la ferocia e la crudeltà. Ci sono muri, negli antichi ghetti, ancora imbrattati, a memento del passato. Poi ci sono città che, per una serie di legami con la Shoah, decidono di dedicare allo sterminio un luogo di perpetua memoria. Un museo: nel senso di casa della storia.
Due, almeno, da vedere. Il primo è il Yad Vashem di Gerusalemme, creato dall'architetto israelo-americano Moshe Safdie e inaugurato nel 2005 dopo 10 anni di lavori.
Il Museo è formato da un colossale prisma di 180 metri di lunghezza; all'interno in un percorso a zig zag, gallerie disposte cronologicamente rappresentano, una dopo l'altra, le fasi storiche dell'ebraismo europeo. Il Mevoah, un ipogeo a sezione triangolare in cemento armato, lungo 200 metri e alto 18, è il cardine della composizione e attraversa la sommità del colle Yad.
Il percorso inclinato dà l'impressione di una discesa ad inferos, di calarsi all'interno di una montagna; le pareti laterali convergono verso l'alto da dove, debole e fioca, proviene la luce. "Ho avuto l'idea che le gallerie dove sarebbe stata narrata la storia dell'Olocausto sarebbero state come dei resti archeologici o scavi nella roccia naturale".
Si arriva, alla fine, nella Stanza dei nomi/Hall of Names, un cono di dieci metri che raccoglie testimonianze e lettere delle vittime conosciute dell'Olocausto; simmetricamente, sotto terra, un altro cono è dedicato alle vittime senza un nome.
Il secondo è Il Museo Ebraico di Berlino creato da Daniel Libeskind.
Anche nella costruzione di Libeskind, del 2001, ha una nota zigzagante: se a Gerusalemme è il percorso nella storia a essere disorientante, qui è la struttura che, fortemente simbolica, ricorda una saetta o la stella di Davide distorta.
Così la struttura, che taglia la Lindenstraße, perde ogni funzionalità di contenitore ma diventa essa stessa metafora della sorte di un popolo e, come tale, arte. La concettualizzazione della Shoah nel progetto di Daniel Libeskind è inequivocabile.
Il percorso interno segue la storia, e ne vive le emozioni: come l'altro non affronta l'Olocausto linearmente, il percorso crea le condizioni emotive per una immedesimazione tra lo spettatore e la tragedia. L'arte il questo caso, non è rappresentata dall'oggetto che si vede, si tratta di documenti che come tali (=doceo) insegnano. L'arte è il contenitore, che porta alla compassione, alla comprensione profonda della tragedia.
Una tragedia senza redenzione finale: il percorso del Museo di Berlino si chiude con l'alienazione dell'essere umano, al buio e lontano dal mondo.

La tragedia ha tante forme per essere narrata. Voci che si tramandano, forme che non si deteriorano e rimangono ferme a monito delle generazioni future. Voci che diventano arte, forse perché solo l'arte può rendere liberi.-

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giovedì 26 gennaio 2012

Giorno della Memoria


La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Il Giorno della Memoria nell'epoca del revisionismo

La sensazione è che mai come quest’anno il Giorno della Memoria avrà valore politico e morale e sarà fondamentale momento di riflessione non solo su ciò che è accaduto ma anche e soprattutto su quello che sta accadendo e su quello che potrà accadere. La mia generazione è forse stata l’ultima a studiare la storia recente prima del subdolo revisionismo degli ultimi anni, quello che ha avuto e ha tutt’ora la pretesa di fare paragoni tra gli olocausti, quello che si arroga il diritto di gareggiare su quale dei due stermini, quello operato dai nazisti e quello dei comunisti sovietici e di Tito, sia stato più grave, dimenticando che da entrambi dobbiamo trarre insegnamento per non fare accadere più una tale disumana barbarie.
E’ vero, la mia generazione e quelle precedenti non hanno studiato i tremendi fatti delle Foibe, ma credo nessuno possa non avere un moto di orrore di fronte a questa ignobile pagina di storia, a prescindere dal proprio credo politico. Ma non mi sogno di valutare se essa sia più o meno grave dei campi di sterminio dei nazisti. Non ha senso il confronto, ha senso solo la presa di coscienza dell’orrore. Comparare le stragi è imperdonabile mancanza di rispetto verso le vittime e prova del fatto che non si è capita la lezione della storia.
Oggi, grazie a quasi vent’anni di governo delle destre, abbiamo una generazione di giovanissimi nati e cresciuti in ambienti in cui professarsi fascista non è più vergognoso come dovrebbe essere. In questi ambienti si studia una storia unilaterale il cui scopo è soltanto quello di sovvertire la cultura storica precedente e non di correggerla ed integrarla con nuove informazioni. .
Il risultato è una nuova ondata di antisemitismo strisciante, subdolo, nascosto ma non meno preoccupante di quello che portò alle teorie sulla razza di Hitler ed un razzismo generalizzato e violento che porta a conseguenze estreme come gli attacchi ai campi Rom e alle stragi di extracomunitari per mano di persone troppo frettolosamente definite pazze. E la reazione a questa nuova cultura, ancora minoritaria ma prepotentemente visibile sui media, tarda a venire. Non viene dalla Chiesa e non viene dagli ambienti di sinistra. Il silenzio fu complice allora e rischia di esserlo anche in futuro. Bisogna che le persone di cultura, di quella cultura laica aperta e sensibile, trovino o si impegnino a trovare la verità storica, senza ipocrisie e tornaconti politici ma, soprattutto, senza comparazioni. Il male è assoluto e prescinde dalle ideologie. Che il Giorno della Memoria ci dia questo insegnamento.

Luca Craia

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 Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertold Brecht)

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Antisemitismo a sinistra

L’antisemitismo non ha confini di credo politico. Del resto anche in Russia fu applicato ampliamente ed è diffuso in tutto il mondo. Ma quello di sinistra, per la verità non così diffuso ma presente, è insopportabile proprio perché di sinistra. Almeno è insopportabile a chi, come me, è di sinistra e non lo condivide. Oggi, vigilia del giorno della memoria, trovo sparsi sulla rete messaggi, foto, citazioni, che allineano l’olocausto nazista con l’uccisione di civili palestinesi, donne, bambini. E’ evidente che dobbiamo ribellarci all’uso indiscriminato della violenza che viene troppo spesso applicato da Israele. Ma come si fa a fare il paragone con l’olocausto? Sembra che in questo modo si giustifichi l’orrore nazista. Sembra il tentativo revisionista dei fascisti di paragonare le foibe ai campi di sterminio. Sembra sempre lo stesso giochetto del “i miei morti sono più morti dei tuoi” che piace tanto ai revisionisti fascisti e faziosi. Puerile, stupido, crudele, insopportabile. L’olocausto è un insegnamento che vale per tutti, anche per Israele. Ma mostrare la foto di una bambina palestinese barbaramente uccisa dai soldati israeliani e scriverci sotto che quella non è Anna Frank e la propaganda non se ne occupa è meschino, crudele e manca di rispetto agli stessi morti palestinesi, strumentalizzati per fini politici. La Shoah non deve più ripetersi, e per fare in modo che questo accada tutti dobbiamo ricordare e inorridire solo al pensiero che quell’orrore vada a verificarsi di nuovo. Ma per far questo bisogna avere rispetto dei morti e della storia. E smetterla con le meschinità.

Luca Craia

DA :  http://laperonza.myblog.it/macrocosmo/

 LEGGI ANCHE

Il Giorno della Memoria in Italia



Il 27 gennaio 1945, verso mezzogiorno, la prima pattuglia alleata giunse in vista del lager di Auschwitz. Il mondo seppe di una verità che ancora ferisce e grida l'orrore dell’Olocausto. Con una legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 la Repubblica italiana, come altri stati europei, riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte e affinché simili eventi non possano mai più ripetersi. CONTINUA
http://cipiri.blogspot.com/2009/01/il-giorno-della-memoria-in-italia.html

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mercoledì 26 gennaio 2011

Giornata della memoria, gli appuntamenti da non perdere


Giornata della memoria,

gli appuntamenti da non perdere

 

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Son morto.. con altri ‘cento’, son morto ch’ero bambino: passato per il camino e adesso sono nel vento…”. Inizia così la canzone di Francesco Guccini dedicata ai bambini morti nelle camere a gas di Auschwitz. Era il 27 gennaio 1945, quando nel corso dell’offensiva finale, le truppe sovietiche avanzando verso Berlino giunsero in Polonia e precisamente a Oświęcim (nota come Auschwitz). Una volta aperti i cancelli del lager nazista, di fronte ai loro occhi si materializzò l’ideologia ariana. Cumoli di cadaveri scheletrici e poche “mummie” viventi. Son passati molti anni dalla fine della guerra ma nella memoria di tutti il ricordo dell’olocausto è indelebile. La legge n.211 del 20 luglio 2000 decreta: “La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Così ogni 27 gennaio in tutta la nazione si organizzano celebrazioni in onore delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo. Quest’anno sono in corso diversi eventi e manifestazioni degne di nota. Qualcuna c’è già stata: venerdì a Torino è stato presentato Le Ragioni di un silenzio di Giovanni Battista Novello Paglianti e Gianni Zardini, un saggio che parla della persecuzione degli omosessuali durante il fascismo e nazismo; sabato a Roma, presso il Museo storico della Liberazione si è inaugurata la mostra storico-documentaria, artistica e fotografica Italiani di Cefalonia.
Ma consigliamo altri appuntamenti imperdibili che si svolgeranno in questi giorni lungo tutta la penisola. Il comune di San Miniato (Pi) il 27 gennaio conferirà un’onorificenza a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana a due ex deportati in lager tedeschi. Sempre giovedì, a Milano, alle ore 21, presso la Casa della Cultura (via Borgogna 3), si terrà il dibattito Negazione e Negazionismo. A Venezia, fino al 31 di gennaio si possono visitare due interessanti mostre presso il museo ebraico: XX il Secolo dei genocidi e L’albero di Anne. Se qualcuno volesse saperne di più, di queste e tante altre iniziative, si può consultare il sito internet lager.it.
Una menzione speciale, fra i tanti che si sono prodigati a favore degli Ebrei e di tutte quelle “categorie” di persone poco gradite a Hitler, la vogliamo fare per l’ultimo questore di Fiume, Giovanni Palatucci (1909-1945), “Servo di Dio” per la Chiese cattolica nonché “Giusto fra le Nazioni”. Palatucci fece scomparire gli archivi contenenti informazioni sugli ebrei fiumani, salvando più persone possibili. Le spie tedesche però diedero informazioni sulla sua attività. Fu deportato al campo di concentramento di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945 a pochi giorni dalla liberazione. Sarebbero state sicuramente di più le vittime del nazismo senza queste persone che hanno donato la propria vita agli altri. Per finire riteniamo opportuno ricordare anche la giornalista e scrittrice Tullia Zevi, da tutti considerata la voce dell’ebraismo italiano, che si è spenta nei giorni scorsi.
Massimo Maravalli


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martedì 27 aprile 2010

Chernobyl day e la memoria corta

Chernobyl day e la memoria corta dei presidenti


Il 26 aprile del 1986 esplodeva il reattore nucleare di Chernobyl, in Bielorussia, causando la più grave catastrofe atomica della storia. Oggi, facciamo ancora i conti con quei problemi.
Chernobyl

Probabilmente il tema del rischio nucleare lo hanno del tutto rimosso, altrimenti il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il premier russo Vladimir Putin non avrebbero scelto proprio oggi per sottoscrivere l’accordo di cooperazione nucleare fra i due paesi, nel giorno della tragedia di Chernobyl, ventiquattro anni fa in Bielorussia. O magari, invece, l’hanno fatto apposta. Comunque, l’intesa politica è stata raggiunta e il memorandum per la cooperazione nucleare fra Italia e Russia è stato materialmente firmato dall’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, e dal presidente della società russa Inter Rao Ues, Boris Y. Kovalchuk. Fra i progetti, la realizzazione della centrale nucleare di Kaliningrad in Russia, ovviamente di terza generazione, mentre il presidente Berlusconi ha ri-annunciato l’avvio dei lavori della prima centrale nucleare in Italia entro tre anni, cioè prima della fine della legislatura. E però, nonostante i proclami, nessuno dei problemi legati all’uso del nucleare per produrre elettricità è stato risolto in questi ventiquattro anni, né è sciolto il legame che connette nucleare civile e nucleare militare.

Così a Villa Gernetto a Lesmo, il comune della Brianza dove si svolge il vertice bilaterale Italia Russia, mentre nel resto del paese e del mondo continuano le manifestazioni per ricordare la catastrofe nucleare con il Chernobyl Day, iniziato già sabato. Nel nostro paese, le iniziative sono state precedute da un appello promosso da sedici associazioni ambientaliste, comprese Wwf, Greenpeace e Legambiente, che inizia con: «Crediamo che la scelta del governo di far tornare il nucleare in Italia sia una scelta sbagliata e rischiosa, che non fa gli interessi dei cittadini e del paese». E poi seguono alcuni dati. «L’Italia ha una potenza elettrica installata di ormai quasi 100 mila megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 55 mila megawatt. Le recenti dichiarazioni di autosufficienza energetica dei presidenti di alcune Regioni italiane valgono anche per il resto del paese. Non abbiamo dunque bisogno di nuova energia ma di energia rinnovabile in sostituzione di quella fossile». Senza dimenticare che nessuno dei presidenti eletti ha dato esplicito assenso a costruire impianti sul proprio territorio, neppure quelli del Pdl o della Lega. Né si conoscono ancora i siti dove il governo, con soldi evidentemente pubblici, intenderebbe posare le prime pietre.

A ventitre anni dal referendum che, dopo la «lezione» di Chernobyl, determinò la chiusura della già fallimentare stagione nucleare italiana, ci ritroviamo a fare i conti con un programma governativo velleitario quanto pericoloso, senza che, nel frattempo, la scienza e la tecnologia abbiano fatto passi avanti significativi in materia di sicurezza, smaltimento delle scorie e degli impianti, approvvigionamento di combustibile, eccetera. Per questo da più parti si pensa a promuovere un nuovo referendum. L’Idv ha annunciato l’avvio della raccolta delle firme, mentre il Comitato «Sì alle energie rinnovabili, No al nucleare» sollecita le undici Regioni che hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la legge sullo sviluppo n. 99 del 2009 [che contiene la ripresa del nucleare] a promuovere un referendum per fermare la norma che fissa i criteri per i siti nucleari in Italia [decreto legislativo dell’8 marzo 2010]. Bastano cinque Regioni per chiederlo.


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venerdì 5 marzo 2010

Domani 6 marzo a L’Aquila Presidio della memoria ....

Domani 6 marzo a L’Aquila “Presidio della memoria”. Una manifestazione nazionale per non dimenticare quello che è successo il 6 aprile 2009. Il dolore, il lutto, e la devastazione che sono diventati spesso occasione di lucro, come testimonia l’agghiacciante intercettazione di due squallidi imprenditori nella notte del 6 aprile, mentre L’Aquila crollava. Promuovono il Comitato Familiari Vittime Casa dello Studente, Salvatore Borsellino e il Popolo delle Agende Rosse, il Comitato 3 e 32. Numerose le adesioni tra cui Articolo21. Il direttore, Stefano Corradino condurrà dal palco la giornata con i vari interventi e proiezioni

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
6 Marzo 2010 - h. 17,00 L’Aquila
PRESIDIO DELLA MEMORIA
Partenza da Piazza Battaglione degli Alpini (Fontana Luminosa)
fiaccolata per le vie della città. Arrivo sul piazzale di Collemaggio. Interventi, testimonianze, video

COMITATO FAMILIARI VITTIME CASA DELLO STUDENTE
SALVATORE BORSELLINO E IL POPOLO DELLE AGENDE ROSSE
COMITATO 3 e 32

Prime adesioni: Comitato Familiari Vittime del Convitto Nazionale Comitati Cittadini Associazione Vittime della Scuola - San Giuliano in Puglia ragazzi ospiti della Casa dello Studente Associazione Legami d’Acciaio (Familiari Vittime della ThyssenKrupp) Comitato Familiari Vittime di Viareggio Comitato Familiari Vittime di Giampilieri Libera, Articolo 21 Legal Team Abruzzo Social Forum Epicentro Solidale Associazione Kabawill la rivista Confronti, Rita Borsellino Associazione Un’altra Storia Thomas Torelli (redazione di Sangue e Cemento) Claudio Messola (blogger) Redazione DirittiDistorti Equorete Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Lavoro, AntimafiaDuemila, Circolo ARCI Querencia, Artisti Aquilani

Per adesioni e informazioni
Antonietta Centofanti Familiari Vittime Casa dello Studente
antoniettacentofanti@libero.it
cell. 347-0343505

PROGRAMMA (provvisorio)
- Lettura dei nomi delle ad opera di un gruppo di giovani attori.
- Salvatore Borsellino sarà in collegamento video-audio
- Interventi di Lilli Centofanti e Antonio Mancini per Agende Rosse
- Intervento Comitato 3 e 32 (Sara Vegni)
- Discussione sul mancato allarme e la Commissione Grandi rischi con l’intervento del padre di uno degli studenti morti in centro storico, Sergio Bianchi
- Seguono due video
- Uno spezzone di Sangue e cemento con intervento del registra Thomas Torelli che ripercorre tutto ciò che è stato disatteso in termini di sicurezza e di mancato allarme
- Il video del blogger Messora 7 giorno per morire con intervento di Messora sul mancato allarme
- Parlano gli studenti della casa dello studente e non.
- Video Voci dal cemento, realizzato da Daniele Martinis in collaborazione con Alessandro Antonini e Sara Ferrilli :testimonianze della vita degli universitari.
- “E ORA?Gli sciacalli all’opera: le intercettazioni degli imprenditori e Rischio infiltrazioni mafiose”. Interviene Lorenzo Baldo della redazione Antimafia Duemila
- Processo breve e leggi ad personam: intervento di Simona Giannangeli avvocato del foro dell’Aquila e legale casa dello studente
- Interventi rappresentanti Scuola San Giuliano (Antonio Moretti) Casa dello studente, (Grazia Malatesta) Giampilieri ( da definire) Legami d’Acciaio (Antonio Boccuzzi) Viareggio( Daniela Rombi)
- Microfono aperto per chi voglia intervenire
- Conduce Stefano Corradino, direttore Articolo21

Il testo redatto dai promotori:
L’Italia è un Paese che scava per recuperare i cadaveri dei suoi ragazzi; l’Italia è un Paese che potrebbe segnare le sue tragedie sul calendario: le conosce prima, le lascia accadere, le aspetta. Terremoti, alluvioni, frane, crolli, morti sul lavoro. Sono scene che si ripetono e nessuno ne conserva memoria.. Poi arrivano i Vigili del Fuoco che scavano, che cercano battiti di vita e raccolgono corpi straziati. E’ accaduto a L’Aquila, dove la natura per mesi ha lanciato il suo grido, allarme ignorato dagli uomini della Commissione Grandi Rischi; dove uno studio di Abruzzo Engineering indicava edifici pubblici e scolastici esposti a gravi rischi in caso di sisma e che sono crollati. E’ accaduto a Giampilieri, dove la montagna già nel 2007 veniva giù a fette. E’ accaduto a Favara. E’ accaduto in numerosi altri “altrove”. E il dolore, il lutto, la devastazione sono diventati spesso occasione di lucro, come testimonia l’agghiacciante intercettazione di due squallidi imprenditori nella notte del 6 aprile, mentre L’Aquila crollava.
L’Italia è un Paese che salva le grandi imprese e lascia morire gli operai e ipocritamente usa il termine “morti bianche”, mentre la parola esatta è “omicidi sul lavoro”.
L’Italia è un paese che lascia soli coloro che lottano contro la mafia, magistrati e cittadini.

Mobilitiamoci

Il nuovo assalto da parte del governo ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali: un esempio per tutti il ddl sul processo breve. Esso rappresenterebbe una mannaia sui crolli assassini dell’Aquila (Casa dello Studente, Convitto Nazionale e numerosi edifici privati che hanno sepolto madri, padri, figli e decine e decine di studenti) e una amnistia generalizzata per tutti gli infortuni mortali avvenuti sul posto di lavoro.

E’ necessaria, oggi, una forte risposta democratica.

Per questo invitiamo le cittadine e i cittadini a mobilitarsi in difesa della Costituzione e della Giustizia.
Davanti a noi c’è solo una scelta: tacere per stanchezza o mettere ancora una volta le nostre energie al servizio della democrazia e dello spirito delle leggi poiché vivere di legalità fa bene .

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sabato 26 settembre 2009

corteo in memoria di Peppino Impastato

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Ponteranica [Bergamo]: corteo in memoria di Peppino Impastato
Un corteo al quale sono attese almeno 5 mila persone e un ulivo da dedicare a Peppino Impastato: questo il programma della manifestazione organizzata per OGGI a Ponteranica [in provincia di Bergamo] contro la decisione della giunta leghista, guidata dal sindaco Simone Aldegani, di rimuovere la targa che dedicava la bibiloteca comunale al giovane ucciso dalla mafia. Inutile il tentativo di mediazione tentato nei giorni scorsi, quando il comune aveva proposto di dedicare un’aula della biblioteca a Impastato e una al sacerdote che doveva prenderne il posto nell’intitolazione.
Il programma della manifestazione, organizzata dalla Casa Memoria di Cinisi, dal comitato di Ponteranica pro Impastato e dall’associazione Libera, prevede alle 14.30 la partenza del corteo da piazza Matteotti, tappa al bocciodromo per affiggere una targa in memoria di Impastato vicino l’ulivo piantato due anni fa proprio per ricordarlo, e arrivo alla zona dei campi sportivi dove è stato allestito un palco su cui il giornalista di Radio Popolare Danilo Di Biasio effettuerà un collegamento telefonico con Salvatore Borsellino.
Tra i politici che hanno assicurato la loro presenza, il segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero e Giovanni Russo Spena, ex capogruppo del Prc al Senato dove fu relatore del comitato sulla verità per Peppino Impastato nella commissione Antimafia. Continua la raccolta firme per chiedere il riposizionamento della targa a Impastato: ha già superato le mille firme e verrà inviata al ministro degli Interni, il leghista Roberto Maroni.

http://www.peppinoimpastato.com/bibliografia.htm

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domenica 2 agosto 2009

BASTA AMBIGUITA’, BASTA MENZOGNE

BASTA AMBIGUITA’, BASTA MENZOGNE


di Pina Picierno


Si può essere l’ avvocato di un boss condannato all’ergastolo per omicidio e contemporaneamente presidente della Commissione Giustizia? Si può essere presidente della Commissione d’Inchiesta sui rifiuti, traffico nel quale a primeggiare sono proprio i Casalesi, e dare spazio ad ombre e sospetti infamanti su un uomo che ha dedicato la vita alla lotta contro la camorra?

Si può essere un esponente delle Istituzioni e, a 5 anni dalla sentenza di Cassazione negare le motivazioni scritte nel processo per l’omicidio di Don Peppe Diana?

Si può, a 15 anni dall’omicidio di Don Diana, ascoltare le stesse tesi infamanti, riportate su alcuni giornali locali a breve distanza dalla morte del giovane sacerdote?

E’ possibile tollerare che in questo Paese la memoria venga costantemente coperta di una patina grigia che tutto rende indistinto: onesti e disonesti, verità e menzogna, sentenze e illazioni, istituzioni e fango?

Non ci sono dubbi sull’uccisione di Don Diana. Non lasciano dubbi la sentenza del processo, ma soprattutto le parole di condanna e di sfida alla Camorra contenute nel suo celebre scritto “Per amore del mio popolo non tacerò”. E non lasciano dubbi nemmeno le immagini e i volti delle centinaia di migliaia di persone che a Marzo di quest’anno sono scese in piazza a Napoli e Casal di Principe in memoria di Don Diana: studenti, scout, giovani impegnati contro le mafie, parenti delle vittime, associazioni, istituzioni.

Contro la cancellazione della memoria ci si deve ribellare, a maggior ragione quando i tentativi provengono da chi riveste incarichi istituzionali. Perdere la memoria è quanto di più grave può avvenire a una terra e a un popolo che deve ancora vincere la battaglia per liberarsi dalle mafie, dove uomini e donne, cittadini e istituzioni si impegnano tutti i giorni, spesso a rischio della vita, per raccontare di un’altra Campania, di una scelta possibile, di un’alternativa esistente.

La patina grigia dove tutto è uguale, tutto è indistinto, è quanto di più offensivo può essere pensato per tutti coloro che si sono schierati per la legalità, per la giustizia, per i diritti e per la libertà. Per mettere una distanza netta tra noi, i cittadini onesti, e loro, i camorristi, e combatterli con decisione.

Pecorella dovrebbe dimettersi per rispetto delle Istituzioni, per mettere lo Stato al riparo da ambiguità e menzogne.

Per tutti coloro che meritano una scelta tra noi e loro.E per amore di questa terra e di questo popolo, proprio come diceva Don Diana, noi non possiamo tacere.

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poster canvas art riproduzione quadri

martedì 27 gennaio 2009

Il Giorno della Memoria in Italia


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Il 27 gennaio 1945, verso mezzogiorno, la prima pattuglia alleata giunse in vista del lager di Auschwitz. Il mondo seppe di una verità che ancora ferisce e grida l'orrore dell’Olocausto. Con una legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 la Repubblica italiana, come altri stati europei, riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte e affinché simili eventi non possano mai più ripetersi.

Dal 27 gennaio 2001, in commemorazione della liberazione dalla prigionia, tutta l'Italia si riunisce intorno alla Memoria dell'Olocausto. Incontri, seminari e eventi mediatici si svolgeranno per tutta la giornata. Il Convegno internazionale su "L'antisemitismo e i moderni crimini contro l'umanità", in programma domani e lunedì 28 a Palazzo Barberini, rappresenta il culmine delle manifestazioni, svoltesi anche in settimana, per il Giorno della Memoria.

Un incontro organizzato dal ministero dei beni culturali e dalla presidenza del consiglio che sarà aperto domani sera, a cui parteciperanno Romano Prodi, Francesco Rutelli e dal presidente dell'Unione delle comunità ebraiche (Ucei) Renzo Gattegna.

L'intera settimana - accompagnata da una forte programmazione tv e radio, sia pubblica sia privata - è stata comunque caratterizzata da una serie di manifestazioni e di cerimonie, quasi tutte all'insegna di un doppio anniversario che si è intersecato con il Giorno della memoria: il 60/mo della Costituzione e il 70/mo delle Leggi Razziali del novembre del 1938.

E proprio questi due temi sono stati, tra l'altro, al centro del discorso del presidente Napolitano al Quirinale - nella manifestazione in onore dei 'Giusti tra le Nazioni' - il 24 gennaio scorso quando ha affermato:"Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma". Così come la cerimonia nella Risiera di San Sabba a Trieste, nell'unico campo di sterminio in territorio italiano, dove il ministro della pubblica istruzione Fioroni ha sottolineato "la vergogna" e "le scuse" per le Leggi Razziali.

Per domani sono moltissime le manifestazioni programmate in tutta Italia. Anche il Carnevale di Acireale dedicherà attenzione alla Memoria, e la trasmissione di Rai Uno "Domenica In" tutta la puntata. Ecco ilcalendario delle principali città.

- ROMA: Casa della memoria: proiezione del film 'La strada di Levi'; presentazione del film documentario 'La deportazione e l'internamento dei militari italiani nei Lager nazistì; 'Pedalando nella memoria', in ricordo di Settimia Spizzichino una delle pochissime ebree romane tornate da Auschwitz. Centro studi Cappella Orsini, 'La promessa della casa in ordine, Cultura e consenso nell'Italia fascistà. Casa del Cinema: documentario di History Channel 'Fuga da Auschwitz'.

- GENOVA: Palazzo Ducale: Cerimonia commemorativa con Anna Foa.

- MILANO: Museo di storia contemporanea, presentazione della mostra 'Dal Lager.Disegni di Lodovico Belgiojoso'; Conservatorio Verdi, Concerto per la Memoria.

- FIRENZE: Università, Laurea Honoris Causa alLo scrittore David Grossman; Palazzo Medici Riccardi, convegno in onore di Alberto Nirenstajn; Teatro Goldoni, concerto del violinista Yehezkel Yerushalmi. Anche l'Unesco ricorderà il Giorno della memoria: il 28 gennaio a Parigi il direttore generale, Koïchiro Matsuura, commemorerà le vittime della Shoah alla presenza di Isaac Herzog, Ministro israeliano per gli Affari sociali e il Welfare e Ministro per la Diaspora e la Lotta contro l'antisemitismo, di Xavier Darcos, Ministro francese dell'Educazione e Simone Veil, Presidentessa onoraria della Fondazione per la Memoria della Shoah.

- TORINO: Al Cimitero monumentale dalle 9.30, preghiera di commemorazione dei caduti e omaggio alla lapide in memoria degli Ebrei, al cippo ex Internati e a quello della Deportazione. Un momento di raccoglimento e le celebrazioni proseguiranno, alle ore 11, in Sala Rossa, dove il sindaco Sergio Chiamparino riceverà il presidente regionale dell'associazione ex internati, Pensiero Acutis, e il presidente della Comunità Ebraica, Tullio Levi.

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Giornata della memoria: non dimentichiamo i disabili


Il 27 gennaio si celebra in Italia la Giornata della memoria, che ricorda l'olocausto di milioni di ebrei e le altre vittime dei campi di sterminio nazisti: rom, sinti, omosessuali, testimoni Geova, popolazioni dell'Est Europa, oppositori politici.

C'è, tuttavia una pagina di quella barbarie che viene spesso ignorata.
Una pagina che, invece, va riportata all'attenzione delle nostre coscienze.
È quella che riguarda le almeno 80.000 persone disabili oggetto di una sistematica operazione di sterminio avviata da Adolf Hitler al fine di eliminare i «connazionali improduttivi»”.

Il primo passo di questo delirante progetto fu compiuto nel 1939, quando, attraverso un Decreto ministeriale che imponeva la dichiarazione dei neonati “deformi”, venne avviato un programma di soppressione dei bambini con difetti fisici e mentali.

Poco dopo la nascita i neonati venivano tolti con l'inganno o con la forza e l'uso di minacce alla famiglia e trasferiti in “reparti per l’assistenza esperta dei bambini”, che altro non erano se non strutture per l'eutanasia.
Il loro destino era segnato, cambiava solo il metodo scelto per la loro “eliminazione”: venivano lasciati morire per inedia o avvelenati con dosi massicce di farmaci quali la morfina, il luminal, il veronal e il bromuro.

Ne vennero uccisi in questo modo, secondo le stime più prudenti, almeno 5.000.

Successivamente Hitler dette l’avvio anche all’operazione di uccisione su larga scala dei disabili adulti con il famigerato progetto “T4”.
Quelle dei disabili, per il “fürer”, erano vite “indegne d’essere vissute”.
Alla base del progetto c’era anche un criterio di ordine economico e utilitaristico.
Infatti, l’eliminazione di questa fascia di cittadini considerati incapaci di produrre e bisognosi di cure continuative, secondo i calcoli dei funzionari Reich, avrebbe fatto risparmiare in dieci anni all’erario tedesco quasi 900 milioni di marchi.

Il metodo scelto per lo sterminio, in questo caso, fu quello delle camere a gas che iniziarono a funzionare sostenute dalla spietata ed efficiente macchina organizzativa nazista.
Nel 1941 Hitler, a seguito della pressione dell’opinione pubblica e della Chiesa, mise ufficialmente fine al progetto in Germania.
L’eliminazione dei disabili tedeschi, però, proseguì nei reparti degli ospedali e all’interno degli istituti con iniezioni letali e barbiturici.
Le camere a gas, invece, continuarono a funzionare per i disabili ebrei e per quelli dei paesi occupati dalla Germania nazista, che, tra gli internati dei lager, furono sempre tra i primi ad essere destinati ai forni crematori.

Si calcola che nei due anni del “T4” furono mandate a morte circa 70.000 persone con disabilità, cui vanno aggiunte le migliaia di vite brutalmente spezzate tra il 1941 e il 1945 e per le quali non esiste alcuna
contabilità.

Non sappiamo quanti, tra i milioni di esseri umani che conclusero la loro esistenza nell'inferno di Auschwitz, Treblinka e degli altri lager nazisti, siano finiti in quei campi a causa di qualche loro limitazione fisica o psichica.
Ci sembra tuttavia importante celebrarne la memoria con la stessa attenzione e dignità riservata alle altre vittime di quella tragedia, per questo chiediamo che nelle cerimonie e nelle occasioni di riflessione che si succederanno in questi giorni non ci si dimentichi dei disabili vittime dell’olocausto.

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lunedì 26 gennaio 2009

RICORDI


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Ci sono certe persone che rendono speciale la nostra vita,

che ci fanno provare sensazioni nuove, diverse,

che ci fanno ridere, piangere, soffrire...

Però ci fanno anche sognare:

ci fanno alzare per un attimo da terra e ci fanno volare...

E questi sono attimi che poi ci serviranno

nei momenti bui, difficili,

nei momenti in cui pensiamo al passato

e veniamo colti da una marea di rimpianti e ricordi

E in questi momenti, il ricordo degli attimi

vissuti con queste persone ci dà un pizzico

di allegria e malinconia,

e ci fa rivivere momenti magici...

E` per questo che non dobbiamo mai

dimenticare il passato: perchè senza ricordi

la vita è tutta uguale,

diventa un susseguirsi di emozioni

che dimenticheremo col passare del tempo...

Invece, con i ricordi possiamo ridere, piangere,

soffrire, ma possiamo tornare a volare,

e provare, per l`ennesima volta, la brezza

di alzarsi da terra senza aver bisogno di ali .

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