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lunedì 4 luglio 2016

Strage in Bangladesh : morti operatori del settore abbigliamento




BANGLADESH: Superficie Totale 147 570 km² (meno di metà dell’Italia), 
Abitanti 168.957.745  (2015) 
(quasi il triplo della popolazione italiana), Densità  1144.9 ab./km² Tasso di crescita  1,579% (2012),

Capitale  DACCA (16 000 000 ab. / PIU’ DEL QUADRUPLO DI ROMA)

ANDAMENTO DEMOGRAFICO IN BANGLADESH.

Con una superficie di 147.000 km², la densità è superiore ai 1.000 abitanti per km². Un confronto
sorprendente è fatto in relazione alla Russia che possiede una popolazione leggermente inferiore,
anche se distribuita su una superficie di 17.500.000 di chilometri quadrati, cioè 120 volte più del
Bangladesh. Ad eccezione di una manciata di città-stato, il Bangladesh ha la più alta densità di
popolazione nel mondo. Il paese registrò livelli di crescita della popolazione tra i più alti nel mondo tra gli anni sessanta e settanta del XX secolo, quando gli abitanti crebbero da 50 a 90 milioni.  La popolazione è relativamente giovane, con la fascia di età tra 0-25 anni che assomma al 60% della popolazione totale, mentre solo il 3% ha un’età superiore ai 65 anni. L’aspettativa di vita è  di 63 anni per entrambi i sessi.

L’ATTIVITA’ ECONOMICA, OLTRE ALL’AGRICOLTURA IL PAESE E’ UNA GIGANTESCO
STABILIMENTO PER LA PRODUZIONE DI TESSILE A BASSO COSTO CON UNO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI/LAVORATRICI , MOLTI I BAMBINI.

QUESTE SONO LE CAUSE CHE PORTANO UN PAESE AD ESPLODERE.

MASSE DISEREDATE DI GIOVANI CHE NON VEDONO PROSPETTIVE DI VITA E SI ARRABBIANO E CADONO VITTIMA DEGLI ESTREMISTI CHE LI AIZZANO CONTRO GLI STRANIERI (per salvaguardare il proprio potere dalla giusta rabbia dei popoli gestiti in modo pessimo e sfruttati da imprenditori locali come schiavi), MA NON LI HANNO MICA COSTRETTI GLI STRANIERI A FARE FIGLI COME CONIGLI (COME DISSE IL PAPA TORNANDO DALLE FILIPPINE)

Ennesimo caso del neoliberismo che devasta uno stato dopo l’altro l’intero pianeta.

Il concetto brutale è che i paesi del terzo mondo stanno collassando uno dopo l’altro e pensare che la
soluzione sia trasferire masse sterminate, decine di milioni di persone in Europa è PURA FOLLIA che farà collassare anche l’Europa!

Ecco perché la Gran Bretagna si isola dal folle progetto e la REGINA CHE DI GUERRE MONDIALI NE HA VISSUTA GIA’ UNA , AVVERTE IL PAESE DI STARE CALMO E PRENDERE LE PRECAUZIONI PER I TEMPI DIFFICILI CHE SI APPROSSIMANO!!!

 NEI MEDIA NON SI ACCENNA MINIMAMENTE ALLA CAUSA DEMOGRAFICA DEL COLLASSO DEL TERZO MONDO CHE VIENE AMPLIFICATA DALLA BELVA NEOLIBERISTA CHE SBRANA IL PIANETA!

Chi sono le vittime del terrorismo a Dacca

Sono venti i civili uccisi nell'assalto jihadista al caffè di Dacca, in Bangladesh, tra l'1 e il 2 luglio. Tra le vittime un americano, una giovane indiana, 7 giapponesi e 9 italiani, per lo più imprenditori tessili: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D'Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D'Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti

Sono stati massacrati (i corpi avevano "ferite da armi affilate") prima che il blitz delle forze di sicurezza mettesse fine all'orrore cominciato quasi dodici ore prima: intorno alle 21:00 di venerdì quando un commando armato di fondamentalisti islamici ha fatto irruzione nell'Holey A. B.
Gian Galeazzo Boschetti, imprenditore tessile, invece è riuscito a fuggire: uscito in giardino per fare
telefonate, ha capito quanto stava accadendo, si è nascosto per tre ore dietro un cespuglio e da lì ha
dato l'allarme all'ambasciata. Sua moglie, sposata due anni fa in Bangladesh e impegnata in una Ong
che si batte contro le violenze con gli acidi sulle donne, è tra le vittime. Ha accettato che sua moglie
fosse morta "quando ho visto quei lenzuoli macchiati di sangue nell'obitorio. Fino a quel momento,
chissà perché speravo che fosse viva". Di quei momenti terribili ha detto: "L'ultima volta che ho sentito la voce di mia moglie è stato quando ha gridato il mio nome dall'interno del locale".

Ci sono famiglie in lutto e a loro dobbiamo rispetto, così come è giusto avere compassione per chi è
stato trucidato in modo osceno. Tutti gli Italiani erano "operatori del settore abbigliamento". Già, perché ci sono centinaia di italiani, giapponesi, cinesi, russi etc etc nel Bangladesh? Da anni lo sanno tutti e tutti tacciono. Piccoli operatori del tessile che, fanno confezionare laggiù i loro capi.

Innumerevoli laboratori, piccole e grandi fabbriche, fanno lavorare una moltitudine di uomini, donne e bambini a trenta dollari al mese. In condizioni a dir poco disumane. Ci sono note catene di
abbigliamento che vendono una maglietta a 50 euro, un jeans a 200. Ecco, dove li vanno a fabbricare lì, dove ci sono gli intermediari che mantengono il costo del lavoro più basso.

Le responsabilità delle aziende italiane, dell’elitè della moda, e del made in Italy SANNO che  in
Bangladesh oggi ci sono migliaia di operai sottopagati che lavorano in condizioni misere. Migliaia di
Iqbal Masih, il bambino pakistano che denunciò la condizione di sfruttamento del lavoro minorile.


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lunedì 19 aprile 2010

l'arresto degli operatori di Emergency

Cosa c'è davvero dietro l'arresto degli operatori di Emergency

Emanuele Giordana Lettera22


da Lettera22.it. La recente vicenda di Emergency scoppia in un momento delicatissimo nei rapporti tra Kabul e Washington e, di riflesso, con tutti gli alleati occidentali dell'Afghanistan. Un momento in cui la corda è tesa, la tensione è alta, gli screzi all'ordine del giorno. I colpi bassi pure

L’esercito americano ha chiuso in Afghanistan il fortino nella valle di Korangal. In termini di vite umane era costato 42 soldati e centinaia di feriti. Molto sforzo per nulla perché la valle nella provincia di Kunar, desertica e spopolata, restava e resta saldamente in mano talebana nonostante l’impiego di risorse materiali e umane. Non è l’unico avamposto sigillato: nel 2007 e nel 2008, spiega il New York Times, due fortini e una base satellitare sono stati chiusi nella valle di Waygal in Nuristan e nel 2009 due ne son stati chiusi, sempre in Nuristan, nell’area di Kamdesh. Con la base di Korangal sono state abbandonate anche altre cinque basi satellitari. Qualcuno [oltre ai giornali americani] se n’è accorto?
La fortissima attenzione che abbiamo sul caso del personale di Emergency, giustificata dall’indignazione per il fatto che si tratta di italiani, umanitari e volontari probabilmente coinvolti in una oscura manovra, rischia di farci dimenticare la cornice in cui si dipana il quadro della vicenda. E in questo caso la cornice è quanto mai parte del quadro e lo condiziona pesantemente. Oltre la guerra, che ne è ovviamente lo sfondo naturale.
La recente vicenda di Emergency scoppia in un momento delicatissimo nei rapporti tra Kabul e Washington e, di riflesso, con tutti gli alleati occidentali dell’Afghanistan. Un momento in cui la corda è tesa, la tensione è alta, gli screzi all’ordine del giorno. I colpi bassi pure. Un quadro aggravato, come racconta la vicenda dell’avamposto di Korangal, da un discreto nervosismo che caratterizza i manovratori di Isaf Nato, il generale McChrystal in particolare, cui spetta il compito di dimostrare, entro sei-otto mesi, che aver portata i 1300 soldati americani del 2001 ai 70mila attuali (più o meno dispiegati e in crescita) è un’impresa con un senso.
Sul piano politico la corda si è sempre più tesa dopo gli attacchi sferrati a giorni alterni a Karzai dalla stampa americana, da mezze dichiarazioni ufficiali o di questo o quell’anonimo funzionario. Infine, quando a fine marzo il parlamento afgano ha bocciato la legge con cui Karzai voleva assicurarsi il pieno controllo di una commissione elettorale, il presidente è letteralmente esploso, coprendo i suoi alleati di insulti e pesantissime accuse. La recente visita di Obama in Afghanistan inoltre ha sgombrato il campo da nubi solo fino a un certo punto tanto che, a inizio aprile, la visita di Karzai a Washington del prossimo 12 maggio sembrava sul punto di saltare. Come insegna l’esperienza, quando la corda politica si tende troppo e quando il presidente si sente nell’angolo, partono i colpi di coda. Difficile escludere che quello contro Emergency non rientri in una strategia per alzare il prezzo: colpire Emergency per parlare a Roma [la nuora] perché, in ultima analisi, Washington [la suocera] intenda.
Sul piano militare la situazione non è meno tesa. Dopo che l’Operazione Moshtarak ha dato la prima spallata in febbraio ai comandi talebani dell’Helmand, ora McChrystal vuole prendere di petto la regione di Kandahar e rendere finalmente sicura la sua capitale. Il nuovo piano strategico è quello di abbandonare avamposti inutili e onerosi concentrandosi sulle aree dove il controllo del governo è debole e inesistente, «proteggendo» gli afgani dai talebani. Una scommessa forte. Ma la turbolenza politica non aiuta. Karzai ha fatto un giro di visite dai capi villaggio della zona [gli «elde» o anziani come si dice in gergo] rassicurandoli sul fatto che nulla si farà in futuro sul piano militare senza il loro accordo. McChrystal è in fibrillazione: deve assecondare due presidenti, il suo e quello afgano, ma fino a che punto? Il generale ha anche un’altra preoccupazione. Nonostante promesse, rassicurazioni e cambio delle regole d’ingaggio, i suoi ragazzi continuano a sbagliare: sparano sulle corriere, ai posti di blocco, lungo le strade come purtroppo avviene in ogni guerra. Nemmeno questo aiuterà un conflitto che, per arrivare a soluzione, ha puntato tutto, per l’ennesima volta, sull’opzione militare. Inevitabilmente prigioniera delle logiche perverse della guerra [vittime civili, consenso in calo, perdite] e di quelle altrettanto minate della politica. Di cui Emergency sembra pagare in parte il conto.

ARTICOLO REDATTO PRIMA DELLA LIBERAZIONE <------------- . -

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