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martedì 6 gennaio 2015

Salva-Berlusconi confessa Renzi



Salva-Berlusconi, la confessione di Renzi: “La norma l’ho fatta inserire io”

Il premier si assume la responsabilità della norma, inserita nella delega fiscale, che avrebbe di fatto cancellato la condanna del leader di Fi per frode fiscale. Ma respinge le "dietrologie" sul patto del Nazareno. Ieri la richiesta di scovare il responsabile era arrivata anche dal Pd

“La norma l’ho fatta inserire io, ma avevo ricevuto rassicurazioni tecniche da avvocati e magistrati”. E’ la “confessione” di Matteo Renzi sulla legge salva-Berlusconi infilata di soppiatto nel testo attuativo della delega fiscale approvata in Consiglio dei ministri il 24 dicembre, giusto alla Vigilia di Natale. Le parole del premier sono riportate oggi da Il Fatto Quotidiano e da altre testate, dopo che ieri si era scatenata la “caccia” al responsabile dell’inserimento di una norma che, stabilendo delle soglie minime di punibilità per il reato di frode fiscale, cifre alla mano avrebbe cancellato la condanna subita dal leader di Forza Italia. Consentendogli, in prospettiva, di riconquistare la candidabilità negata dalla legge Severino proprio in seguito a quella condanna.

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Marco Travaglio scrive sul FattoQuotidiano

Per dire quanto poco siamo prevenuti, ieri avevamo deciso di pubblicare per oggi su questa colonna un articolo intitolato: “Renzi ha ragione”, o “Bravo Renzi”, o ancora “Forza Matteo”. Non per i suoi virtuosismi sciistici sulle nevi di Courmayeur, già magnificati a dovere dall’agenzia Ansa-Stefani, ma per la battaglia contro l’assenteismo nel pubblico impiego, annunciata su twitter con i toni giusti, senza la petulanza offensiva di Brunetta, che provò a far qualcosa ma rovinò tutto con le solite scalmane demagogiche.

Poi ci ha chiamati un amico e ci ha messo una pulce nell’orecchio, a proposito del nostro titolone di ieri sulla denuncia del sottosegretario Zanetti riguardo al codicillo salva-evasori infilato da una manina di Palazzo Chigi (all’insaputa del ministero dell’Economia) nel decreto fiscale varato alla vigilia di Natale: “Ma lo sai perché e per chi lo fanno?”.

Ma per il solito, per Berlusconi. Tenetevi forte, perché questa è strepitosa. Il Caimano è stato condannato il 1° agosto 2013 a 4 anni per frode fiscale. Una sentenza che gli è costata pochissimo sul piano penale (mezza giornata a settimana a Cesano Boscone per nove mesi e 10 milioni di euro da rifondere all’Agenzia delle Entrate), ma moltissimo da quello politico: 2 anni di interdizione dai pubblici uffici, 6 anni di ineleggibilità e decadenza immediata da senatore in base alla legge Severino. Che cosa prevede la nuova legge penale tributaria, in base al codicillo-colpo di spugna (art. 19-bis)? Che i reati fiscali di evasione e frode sono depenalizzati se l’Iva o l’imposta sul reddito evasa non supera “il 3% rispettivamente dell’imposta sul valore aggiunto o dell’imponibile dichiarato”. Una vastissima area di franchigia regalata a evasori e frodatori al riparo da procure e tribunali. Ora, B. è stato condannato per aver frodato il fisco per 7,3 milioni: 4,9 sul bilancio Mediaset del 2002 e 2, 4 su quello del 2003. Tutto il resto della monumentale frode fiscale (368 milioni di dollari) con film comprati dalle major americane a prezzi gonfiati e rimbalzati su una serie di società offshore occultamente controllate da lui o da prestanome fra il 1995 e il ’98, si è prescritto.

Ma, alla mannaia del fattore-tempo, accelerata da varie leggi ad suam personam (falso in bilancio, condoni fiscali ed ex-Cirielli), sono scampati gli effetti fiscali “spalmati” sugli ammortamenti delle due annualità contabili. Ora che Renzi, o chi per lui (a proposito: di chi è la manina?), ha inventato il salvacondotto del 3%, la domanda è semplice: quella frode residua è sopra o sotto il nuovo tetto? La risposta, nell’era del Patto del Nazareno, è scontata: sotto, e di parecchio. Il calcolo è presto fatto. Negli anni 2002 e 2003 Mediaset dichiara un imponibile di 397 e di 312 milioni e B. ne froda 4, 9 e 2, 4. Che corrispondono all’ 1, 2 e allo 0, 7 %, ben al di sotto della soglia del 3% di non punibilità. Ergo, in base alla retroattività delle norme penali più favorevoli (favor rei, art. 2 Codice penale), “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. Grazie a una legge fascista, la n. 4 / 1929, il favor rei in materia fiscale e finanziaria non valeva: ma il centrosinistra, con la norma fiscale n. 507 / 1999, la cancellò 15 anni fa.

È già accaduto a Romiti, De Benedetti e Passera, condannati definitivamente per falso in bilancio: nel 2003, dopo la controriforma berlusconiana che lo depenalizzava, chiesero un “incidente di esecuzione” alla Corte d’appello, che non potè che revocare le loro condanne. Anche B. dunque potrà ottenere la cancellazione della sua, per una frode che non è più reato. E, se evapora la condanna, spariscono anche decadenza, ineleggibilità e interdizione. Così alle prossime elezioni potrà ricandidarsi, lindo come giglio di campo. Quando ce l’hanno raccontato, stentavamo a credere che Renzi potesse arrivare a tanto. Ma, come diceva Montanelli, di certi politici non si riesce mai a pensare abbastanza male.

QUINDI 
Renzi-Berlusconi E il Lodo Nazareno

Quel che era emerso da subito, confermato da più fonti, è che le modifiche sono state inserite negli uffici della Presidenza del Consiglio, e non in quelli del Ministero dell’Economia, responsabile di una prima stesura dove la salva-Berlusconi e altre norme pro-evasori non figuravano. Renzi, scrive il Messaggero, si assume la responsabilità in toto: “Ne abbiamo parlato in cdm dove abbiamo riscritto alcune norme, molte inasprite, altre rese più light, poi lo abbiamo riletto articolo per articolo io e Padoan”. Il premier, però rifiuta le “dietrologie” su un intervento che molti hanno inquadrato nel celebre “patto del Nazareno”. E anche il ministro Padoan difende la bontà del provvedimento che allenterebbe la presa sui “comportamenti di minore rilievo” – si legge sul Corriere della Sera – senza rinunciare a colpire i “bravi a evadere”.



Sabina Guzzanti ci fa notare  ...

LA FOTO CHE NON C'E'
Ci avete fatto caso che NON ESISTE una fotografia di Renzi e Berlusconi insieme? 
Ci sono sono fototografie di Berlusconi con: Craxi, Licio Gelli, Andreotti, Dell'Utri e Mori, Dell'Utri e Mussolini.....ma per Matteo Renzi e Silvio Berlusconi siamo costretti a ricorrere ai FOTOMONTAGGI.
Con tutto il patto del Nazareno e con il fatto che sono al governo insieme: non esiste una sola fotografie malgrado la passione di Renzi per i selfies!
Hanno accuratamente evitato di fare fotografie anche per l'incontro ed il patto, segretissimo e non scritto, del Nazareno! Che cos'è questo se non una CONFESSIONE di complicità?

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PREVISIONI 2015

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venerdì 7 settembre 2012

Berlusconi a Dell’Utri: PRESTITI MAI RESTITUITI


Cosa ha detto Berlusconi su Dell’Utri

Ai pm della procura di Palermo, ascoltato come testimone


Dall’audizione  di Silvio Berlusconi davanti ai magistrati di Palermo (il procuratore Francesco Messineo, l’aggiunto Antonio Ingroia e il pm Lia Sava, che indagano su una presunta estorsione da parte di Marcello Utri a scapito dell’ex premier) trapela che l’ex presidente del Consiglio, ascoltato come persona informata sui fatti, e’ apparso molto cordiale e sereno e, soprattutto, molto preparato sulle circostanze contestate dai magistrati.

L’ACQUISTO – A cominciare dall’acquisto della villa sul lago di Como, pagata da Berlusconi 23 milioni di euro a fronte di una valutazione di 10 milioni, villa in cui Dell’Utri continua a vivere. Berlusconi ha detto di fidarsi di Dell’Utri nonostante questo sia stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, un reato che sarebbe ritenuto da Berlusconi poco grave poiche’ condanna solo per frequentazioni.

PRESTITI MAI RESTITUITI -  C’e’ poi la questione di altri ingenti passaggi di denaro, per oltre 10 milioni di euro, fatti dall’ex presidente del Consiglio al senatore. Berlusconi avrebbe confermato che si tratta di soldi mai restituiti, nonostante si evincesse in alcuni documenti – presentanti dall’ex premier assieme con altre carte a sostegno di quanto ha dichiarato – che si trattava di prestiti. Un accenno, durante l’audizione di oggi, sarebbe stato fatto anche a Vittorio Mangano – ex stalliere nella villa di Arcore di Bersluconi condannato per omicidio e associazione mafiosa – e ad Antonino Cina’, anche lui condannato per mafia, presentati da Dell’Utri a Berlusconi che continua a ritenerli persone per bene perche’ presentategli da Dell’Utri. (RADIOCOR)

http://www.giornalettismo.com/archives/480069/cosa-ha-detto-berlusconi-su-dellutri/?fb_action_ids=440882349288208&fb_action_types=og.likes&fb_source=timeline_og&action_object_map={%22440882349288208%22%3A420578674656507}&action_type_map={%22440882349288208%22%3A%22og.likes%22}&action_ref_map=[]

I giudici hanno annullato la sentenza di condanna per il concorso esterno del senatore palermitano a sette anni di carcere perché affermano che, tra il 1977 e il 1982, quando, con la mediazione di Dell'Utri, si realizzò il patto di protezione della famiglia Berlusconi da parte dei  capi della mafia siciliana dietro versamento da parte dell'imprenditore-venditore milanese di somme cospicue a Cosa Nostra. Quello che potrebbe salvare Dell'Utri dalla condanna e quindi va accertato, in senso positivo o negativo, dalla Corte di Appello che dovrà rifare il processo è il fatto che in quel periodo il siciliano non lavorò per Berlusconi ma per un altro imprenditore a sua volta  indiziato di rapporti con Cosa Nostra, Giuseppe Rapisarda. Del resto, secondo la Cassazione, l'assunzione del mafioso Mangano ad Arcore venne compiuta con l'intervento di Dell'Utri anche se questi in quel momento non lavorava direttamente per Berlusconi.
Insomma, quello che viene confermato ancora una volta dai giudici della Cassazione è che i rapporti tra Berlusconi e i capi di Cosa Nostra hanno caratterizzato a lungo la carriera  dell'imprenditore edilizio-televisivo di Arcore e si sono tradotti  nel versamento di grandi somme di denaro per realizzare la protezione di cui il padrone di Canale Cinque aveva bisogno. Ma come si può pensare che si sia trattato di un solo episodio e che il rapporto sia stato meramente episodico quando parliamo della fortuna imprenditoriale di un uomo che è partito dal nulla e in pochi anni ha realizzato profitti tali da farne in qualche anno uno degli uomini più ricchi di Italia e a condurlo poi addirittura a diventare il leader del partito di maggioranza in Italia nelle elezioni politiche del 1994?
se vuoi leggere tutto l' articolo
http://www.nicolatranfaglia.com/blog/2012/04/25/berlusconi-dellutri-e-la-mafia
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