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giovedì 7 novembre 2019

Da Berlusconi Soldi a Cosa Nostra tramite Dell’Utri

Da Berlusconi Soldi a Cosa Nostra tramite Dell’Utri


Trattativa Stato-mafia, i giudici: 
“Da Berlusconi soldi a Cosa nostra tramite Dell’Utri 
anche da Premier e dopo le Stragi”

Nelle motivazioni della sentenza Trattativa vengono dettagliate le elargizioni di Silvio Berlusconi (già a Palazzo Chigi) ai mafiosi tramite il co-fondatore di Forza Italia: "È determinante rilevare che tali pagamenti sono proseguiti almeno fino al dicembre 1994". Non solo. Secondo i giudici, lo stalliere di Arcore - e rappresentante dei clan - Vittorio Mangano era informato in anteprima di novità legislative relative alla custodia cautelare direttamente dal fondatore di Publitalia "per provare il rispetto dell'impegno assunto con i mafiosi"

L’Italia ha avuto un presidente del consiglio che pagava Cosa nostra mentre sedeva a Palazzo Chigi. E non negli anni Cinquanta, ma almeno fino alla fine del 1994 quando la mafia aveva già mostrato il suo volto più feroce: aveva fatto a pezzi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, otto agenti di scorta, dieci civili, comprese due bambine. Quel presidente del consiglio si chiama Silvio Berlusconi ed elargiva denaro ai mafiosi sempre nello stesso modo: tramite il fido Marcello Dell’Utri. Ne sono sicuri i giudici della corte d’Assise di Palermo. E lo scrivono nelle motivazioni della sentenza che ha condannato l’ex senatore di Forza Italia a dodici anni di carcere alla fine del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.

L’ex parlamentare – recentemente scarcerato per motivi di salute – è stato condannato per violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Ha cioè trasmesso al primo governo della Seconda Repubblica la minaccia di Cosa nostra: la promessa di altre bombe e altre stragi se non fosse cessata l’offensiva antimafia dell’esecutivo. Che in qualche modo cede. E inserisce una piccola leggina pro mafia in un decreto legge che non aveva visto nessuno. Ma della cui esistenza Vittorio Mangano fu informato da Marcello Dell’Utri. 
Che di quel governo non faceva parte.

“Berlusconi sapeva dei contatti tra Dell’Utri e Cosa nostra” – D’altra parte quell’esecutivo minacciato dai boss era presieduto da un uomo che i boss li paga da anni. Almeno fino al 1992, diceva la Corte di Cassazione che ha condannato in via definitiva Dell’Utri per concorso esterno. I giudici presieduti da Alfredo Montalto, però, la pensano diversamente. Ci sono “ragioni logico-fattuali che conducono a non dubitare che Dell’Utri abbia effettivamente riferito a Berlusconi quanto di volta in volta emergeva dai suoi rapporti con l’associazione mafiosa Cosa nostra mediati da Vittorio Mangano (ma, in altri casi, anche da Gaetano Cinà). Il fatto che Berlusconi fosse stato sempre messo a conoscenza di tali rapporti è, d’altra parte, incontestabilmente dimostrato dal ricordato esborso, da parte delle società facenti capo al Berlusconi medesimo, di ingenti somme di denaro, poi, effettivamente versate a  Cosa nostra. Dell’Utri, infatti, senza l’avallo e l’autorizzazione di Berlusconi, non avrebbe potuto, ovviamente, disporre di così ingenti somme recapitate ai mafiosi”, scrivono nelle 5252 pagine delle motivazioni della sentenza depositate nel giorno dell’anniversario della strage di via d’Amelio.

“Da Berlusconi soldi a Cosa nostra fino al dicembre del 1994” – Il fatto che Berlusconi pagasse Cosa nostra, come detto, era noto ma fino ad oggi ritenuto provato solo fino al 1992, cioè prima dell’inizio delle stragi e a due anni dall’impegno politico dell’imprenditore. “È determinante rilevare che tali pagamenti sono proseguiti almeno fino al dicembre 1994 quando a Di Natale fu fatto annotare il relativo versamento di L. 250.000.000 nel libro mastro che in quel momento egli gestiva, perché ciò dimostra inconfutabilmente che ancora sino alla predetta data (dicembre 1994) Dell ‘Utri, che faceva da intermediario, riferiva a Berlusconi riguardo ai rapporti con i mafiosi, attenendone le necessarie somme di denaro e l’autorizzazione a versare e a Cosa nostra”.

Da Berlusconi Soldi a Cosa Nostra tramite Dell’Utri


Il pentito: “Soldi dal serpente”. Cioè dal Biscione – I giudici si riferiscono a Giusto Di Natale, pentito della famiglia di Resuttana che ha raccontato di come Cosa nostra etichettasse con la parola “sirpiente” – cioè dal siciliano, serpente – il denaro ricevuto come “pizzo” dalle aziende dal Biscione e cioè da Berlusconi. “Una volta venne il Guastella (il killer Pino Guastella ndr) , non mi portò il denaro, ma mi disse di annotare 250 milioni di lire, dice: Scrivici u sirpiente, che queste sono le antenne televisive di Berlusconi che si trovano a Monte Pellegrino. Il serpente stava per il Biscione, insomma, volgarmente il Biscione che c’era nella pubblicità di Mediaset e invece di scrivere Biscione mi ha detto scrivi u sirpiente, in siciliano, per capire che si trattava delle antenne televisive”. A che periodo si riferisce Di Natale? “Siamo a fine anno, le grosse cifre entravano ogni volta a fine anno: ’94 siamo … nel fatto delle antenne televisive. Ogni gruppo di estorsioni, ogni estorsione aveva il suo referente diciamo”. E il referente di quell’estorsione è Vittorio Mangano.

Da Berlusconi Soldi a Cosa Nostra tramite Dell’Utri

“Dell’Utri parlava con Mangano parlava di legge” – Se Dell’Utri è la cinghia di trasmissione della minaccia di Cosa nostra al governo Berlusconi, nel 1994 Mangano – lo stalliere di Arcore – rappresenta direttamente la volontà della Piovra. “Dell’Utri interloquiva con Berlusconi anche riguardo al denaro da versare ai mafiosi ancora nello stesso periodo temporale (1994) nel quale incontrava Vittorio Mangano per le problematiche relative alle iniziative legislative oggetto dei suoi colloqui con il medesimo Mangano, così che non sembra possibile dubitare che Dell’Utri abbia informato Berlusconi anche di tali colloqui e, in conseguenza, della pressione o dei tentativi di pressione che, come si detto, anche secondo la Corte di Cassazione, erano inevitabilmente insiti negli approcci di Vittorio Mangano e che, altrettanto inevitabilmente per la caratura criminale dei richiedenti, portavano seco l’implicita minaccia di ritorsioni, d’altra parte, già espressamente prospettata, come si è visto sopra, durante la precedente campagna elettorale”. Per i giudici è il passaggio fondamentale, cioè la prova che effettivamente il governo
 Berlusconi percepì la minaccia mafiosa.

Le leggi a favore dei boss raccontate “in anteprima” ai boss – Talmente tanto che – in almeno un’occasione – il primo esecutivo guidato da Forza Italia portò avanti iniziative legislative favorevoli a Cosa nostra. E Cosa nostra venne informata prima degli stessi ministri del governo Berlusconi. “Ci si intende riferire al fatto che in quella occasione del giugno – luglio 1994 Dell’Utri ebbe a riferire a Mangano ‘in anteprima’ di una imminente modifica legislativa in materia di arresti per gli indagati di mafia (lo racconta il pentito Salvatore Cucuzza: “Per quanto riguardava il 416 bis, per quanto riguarda l’arresto sul 416 bis c ‘era stata una piccola modifica … “) senza clamore, o per meglio dire nascostamente tanto che neppure successivamente fu rilevata, inserita nelle pieghe del testo di un decreto legge che rimase pressoché ignoto, nel suo testo definitivo, persino ai Ministri sino alla vigilia, se non in qualche caso allo stesso giorno, della sua approvazine da parte del Consiglio dei Ministri del Governo presieduto da Berlusconi”. In pratica Mangano sapeva di modifiche di legge decise dal governo prima che ne fossero informati gli stessi ministri. Di che cosa si parla? “È stato effettivamente riscontrato che tra le pieghe nascoste del decreto 14 luglio 1994 n. 440, v’era anche una ‘piccola modifica‘ dell’art. 275 c.p.p. nella parte in cui stabiliva che per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. dovesse essere sempre applicata la misura della custodia cautelare in carcere salvo che non fossero acquisiti elementi tali da escludere la sussistenza delle esigenze cautelari. Si trattava, in sostanza, di quella presunzione di legge che, di fatto, imponeva sempre il carcere per gli indagati di mafia arrestati”. Tradotto: Mangano sapeva prima di molti ministri che il governo voleva alleggerire la norme antimafia e lo sapeva nonostante si trattasse di una norma “mai pubblicizzata e, anche per la sua tecnicalità, non ricavabile dalla lettura di giornali”.

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“Leggi anticipate a Mangano per provare il rispetto degli impegni” – Cosa nostra sapeva di proposte di legge che non conosceva nessuno. E lo sapeva perché gliele raccontava Dell’Utri. “A ciò si aggiunga che quel decreto legge era stato deciso per intervenire su reati del tutto diversi da quelli di mafia (v. anche testimonianza Maroni, già riportata,a proposito della sua sorpresa quando gli fu fatta notare dal Procuratore Caselli la modifica concernente la comunicabilità delle iscrizioni nel registro degli indagati: “E io gli chiesi: come è possibile, che cosa c’entra la corruzione e la concussione, la custodia cautelare?”) e che, pertanto, non vi era ragione per la quale un soggetto estraneo al Governo, qual era Dell ‘Utri, fosse informato sino ai più minuti – e, si ripete, nascosti – dettagli di quel provvedimento idonei ad incidere anche sui reati di mafia”, sottolineano i giudic. E ancora: “Ora, il fatto che, invece, Dell’Utri fosse informato di tale modifica legislativa, tanto da riferirne a Mangano per provare il rispetto dell’impegno assunto con i mafiosi, dimostra ulteriormente che egli stesso continuava a informare Berlusconi di tutti i suoi contatti con i mafiosi medesimi anche dopo l’insediamento del Governo da quest’ultimo presieduto, perché soltanto Berlusconi, quale presidente del Consiglio, avrebbe potuto autorizzare un intervento legislativo quale quello che fu tentato con l’approvazione del decreto legge del 14 luglio 1994 n. 440 e, quindi, riferirne a Dell’Utri per “tranquillizzare” i suoi interlocutori, così come il Dell’Utri effettivamente fece”.
“B. destinatario finale” – Cosa vuol dire tutto questo? “Si ha definitiva conferma, pertanto, che anche il destinatario finale della pressione o dei tentativi di pressione, e cioè Berlusconi, nel momento in cui ricopriva la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, venne a conoscenza della minaccia in essi insita e del conseguente pericolo di reazioni stragiste (d’altronde in precedenza espressamente già prospettato) che un’inattività nel senso delle richieste dei mafiosi avrebbe potuto fare insorgere”. Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, già definito “utilizzatore finale” e da oggi anche destinatario finale della pressione di Cosa nostra. Pagata anche dopo le stragi. Dall’uomo che sedeva a Palazzo Chigi. È nata così la Seconda Repubblica italiana.

Da Berlusconi Soldi a Cosa Nostra tramite Dell’Utri

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sabato 21 aprile 2018

Trattativa Stato Mafia : Berlusconi e Dell’Utri



È così anche per il primo verdetto sulla trattativa Stato-mafia. 
La sentenza ti dice che questo 
mercanteggiare sotto bombe, ricatti e paura c'è stato. I corleonesi di Totò Riina hanno generato un clima di terrore per costringere quelli che governano a Roma a sospendere e mitigare il carcere duro. 

Il cuore della trattativa è questo: voi fate un grosso passo indietro sul 41-bis e Cosa nostra la smette con gli attentati. Messa così è la resa assoluta dello Stato italiano 
davanti all'anti Stato criminale e assassino. 

Roba da vergognarsi in eterno. 

Ok, la trattativa c'è stata, ma lo Stato chi è? Risposta: due comandanti e un capitano dei Ros. Tre 
carabinieri. Importanti certo, ma se davvero la ricostruzione dei giudici è corretta hanno fatto tutto da 
soli? Nessuno di quelli che governano o fanno le leggi sapeva nulla? Il papello di Riina si ferma lì, con quelle richieste così esagerate che spingono Provenzano a dire: quello è pazzo, vi dico dove potete trovarlo, lo arrestate e la trattativa la fate con me che sono leggermente più malleabile.

Le bombe sono del '92 e del '93. I governi sono quelli di Amato e Ciampi e al Quirinale c'è Scalfaro. Il ministro degli Interni è Nicola Mancino e quello della Giustizia è Giovanni Conso. C'è che in effetti proprio nel '93, magari per caso, vengono revocati dallo stesso Conso molti 41-bis ai mafiosi. Eppure proprio adesso senti tutti i grillini ripetere in coro: questa sentenza è la pietra tombale sul 
berlusconismo. Ok, ma perché? Il senso finale di questa storia alla fine è questo? Berlusconi è 
colpevole. È colpevole perché quando era al governo, nel '94, quando la stagione delle bombe era già 
finita, a causa forse della trattativa dei governi precedenti, viene minacciato da Marcello Dell'Utri. 

Qualcosa non torna. 
Sembra quasi che allo stesso pubblico ministero Di Matteo non interessi nulla di 
quello che è successo nel '92 e '93.

"Prima si era messa in correlazione Cosa nostra con il Silvio Berlusconi imprenditore, adesso questa 
sentenza per la prima volta la mette in correlazione col Berlusconi politico - dice ancora Di Matteo - le minacce subite attraverso dell'Utri non risulta che il governo Berlusconi le abbia mai denunciate e 
Dell'Utri ha veicolato tutto. I rapporti di Cosa nostra con Berlusconi vanno dunque oltre il '92"
Secondo l’accusa, dopo l'arresto di Riina, avvenuto il 15 gennaio 1993, i boss avrebbero avviato una 
seconda Trattativa, con altri referenti, Bernardo Provenzano e Marcello Dell'Utri. Mentre le bombe 
mafiose esplodevano fra Roma, Milano e Firenze, un altro ricatto di Cosa nostra per provare a ottenere benefici. "Dell'Utri ha fatto da motore, da cinghia di trasmissione del messaggio mafioso", hanno accusato i pubblici ministeri. "Il messaggio intimidatorio fu trasmesso da Dell'Utri e recapitato a Berlusconi". E ancora: "Nel 1994, Dell'Utri riuscì poi a convincere Berlusconi ad assumere iniziative legislative che se approvate avrebbero potuto favorire l'organizzazione". All’esito di questa seconda trattativa, sosteneva l’accusa, sarebbe stato attenuato il regime del carcere duro.

Infatti si affretta a commentare la sentenza. Per dire cosa? Per parlare di un personaggio fuori 
processo: questa è la prova del legame politico tra Berlusconi e la mafia. La prova è la condanna a 
Marcello Dell'Utri, il mediatore che ha preso il posto del sindaco mafioso Ciancimino nella trattativa. Chi lo dice? Un pentito affidabile. Il figlio di Ciancimino .

DA :  http://palermo.repubblica.it/
        http://www.ilgiornale.it/

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L'ex senatore Marcello Dell’Utri è il collegamento tra Cosa nostra 
e il governo dell’ex cavaliere Silvio Berlusconi che ...






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giovedì 20 novembre 2014

Politica Italia : VITALIZI INDECENTI



VITALIZI DI STATO: LA LISTA DEGLI INDECENTI

L’Italia è in deflazione, la gente non ha soldi da spendere, il Governo si aggrappa a provvedimenti dai dubbi effetti come il bonus degli 80 euro e il Tfr in busta paga. In questo contesto di sofferenza, c’è chi sta benissimo anche se non avrebbe nessun diritto di farlo. E’ l’esercito di coloro che, da indecenti, ricevano soldi dallo Stato. Soldi nostri.

A metterli in lista è stato il Fatto Quotidiano. Leggere quei nomi – e quei numeri – tutti in una volta non fa certamente bene all’umore. Ma tant’è, la lista degli ex parlamentari condannati a reati penali e che ricevono comunque il vitalizio è lunga.

Sia chiaro, non si parla di spiccioli, ma di decine di migliaia di euro all’anno. In media, sono più 4.000 euro al mese. Non male, per un paese in cui il reddito medio supera di poco il migliaio di euro. Che i delinquenti di Stato godano ancora della qualifica di onorevole è vergognoso. Che questi individui ricevano un regolare vitalizio è insopportabile.

Il Parlamento ha cercato sporadicamente di porre fine a questa assurda distorsione, ma i disonesti hanno sempre prevalso sugli onesti e quindi qualsiasi legge a riguardo si è arenata nelle commissioni o, addirittura, nemmeno è stata calendarizzata.

Ad ogni modo, è bene conoscere nomi e cognomi dei ladri che tutt’ora la cittadinanza, sebbene depauperata, mantiene a sue spese.

Nella lista a spiccare è Marcello Dell’Utri. Considerato l’anello mancante tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, famoso per la celebre frase “Mangano è un eroe” (perché non ha parlato), riceve ogni mese qualcosa come 4.985 euro. Netti, ovviamente.

L’ex presidente di Forza Italia è in buona compagna. Tra i vip, infatti, va segnalato anche Gianni De Michelis, storica figura del Psi, personaggio che si è saputo più volte rinnovare in modo gattopardesco, attraversando varie epoche politiche praticamente indenne. Condannato a un anno e mezzo di reclusione per episodi di corruzioni nell’affare autostrade venete, percepisce la bellezza di 5.517 euro al mese.

E che dire di Pomicino, autentico cimelio della Prima Repubblica, compagno fedele di Andreotti. E’ stato condannato a un anno e otto mesi per finanziamento illecito ai partiti (insomma, ha preso la classica tangente) e a un anno e due mesi per corruzione nell’ambito dei fondi neri Eni. Il suo vitalizio consiste in 5.573 euro.

Ma c’è chi si deve accontentare di meno. Il “povero” Cesare Previti riceve infatti solo 4.235 euro. Per l’ex avvocato di Berlusconi si parla però di una signora condanna: corruzione in atti giudiziari.

Discorso simile per Arnaldo Forlani, storico leader della Dc. Condannato a due anni si reclusione per finanziamento illecito – ancora una volta, Tangentopoli, percepisce 4.029 euro al mese.

Il più paperone tra i paperoni è Alfredo Biondi. Lo storico segretario del Partito Liberale, parlamentare per 37 anni (quasi ininterrottamente) si è macchiato “solo” di evasione fiscale. Ha pure patteggiato. Sforzi di poco conto quando sai che ogni mese ti aspettano 6.939 euro senza praticamente fare nulla. Si deve accontentare solo di 1.645 euro Giorgio Calvagno (ex sindaco Asti ed esponente di Forza Italia), condannato per inquinamento di falde acquifere. Staccato, ma anche lui nel fondo della classifica, Aldo Brancher (sottosegretario per Berlusconi nei primi anni 2000), condannato per ricettazione e appropriazione indebita. Per lui solo 3.444 euro.

Questa lista si riferisce ai soli parlamenti. I beneficiari dei vitalizi “indebiti” (ammesso che ce ne sia qualcuno legittimo dal punto di vista morale) sono in verità molti di più. Quelli derivanti da attività politica nei consigli regionali non si contano certo nelle dita di una mano.

Giuseppe Briganti

DA : https://www.cosapubblica.it/



Abolizione vitalizi, M5S: “Ci avevamo visto giusto, dal Caso Cuffaro una spinta per cambiare la legge”

“I vitalizi sono un istituto indecente. Il MoVimento 5 Stelle da sempre chiede la loro abolizione. Il vitalizio a persone condannate è ancora più assurdo, lo conferma il parere dell’Avvocatura dello Stato sul caso Cuffaro”.

Lo dicono i deputati all’Ars e quelli della Commissione Affari Costituzionali della Camera.

“Ci avevamo visto giusto – dice Giancarlo Cancelleri, in rappresentanza del gruppo parlamentare a palazzo dei Normanni. Il pronunciamento dell’Avvocatura è il sigillo di qualità sulle nostre argomentazioni e mette definitivamente all’angolo le tesi di coloro che volevano smontarle”.

“Il parere sul caso Cuffaro dimostra che la battaglia dei portavoce regionali in Sicilia e nazionali del M5S era quanto mai corretta – spiega il deputato palermitano Riccardo Nuti – Noi continueremo a dare battaglia per estendere la revoca del vitalizio anche a persone condannate per reati non solo contro la Pubblica amministrazione”.

Sul tema il M5S si sta muovendo su due fronti. Da un lato la proposta di legge alla Camera a prima firma Nuti, ferma da maggio. Dall’altro le proposte in ufficio di Presidenza sia al Senato che alla Camera per inserire nei regolamenti parlamentari la revoca dei vitalizi.

“Continuiamo battaglia – proseguono i deputati M5S nazionali – per impedire in tutta Italia l’erogazione dei vitalizi a coloro che hanno subito condanne ma non interdizioni dai pubblici uffici. E’ una battaglia di civiltà nel rispetto di tutti i cittadini onesti”.


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venerdì 2 maggio 2014

Berlusconi è un'indecenza: Firma la revoca dei "servizi sociali"


La libertà di Berlusconi è un'indecenza. 
Firma anche tu per la revoca dei "servizi sociali"

La libertà di Berlusconi è un'indecenza. Un delinquente patentato può evitare di scontare la pena – attraverso l’affidamento ai servizi sociali – solo “nei casi in cui si può ritenere che il provvedimento contribuisca alla rieducazione del reo” (art. 47 della Legge sull’ordinamento penitenziario). Era chiaro perciò che le condizioni stabilite dalla legge per tale misura rieducativa non sono mai esistite.

Non revocarla immediatamente diventa ora un affronto alla legge eguale per tutti, visto che il reo Berlusconi Silvio sta utilizzando quotidianamente il privilegio che gli è stato concesso 
per infangare le istituzioni, insultando come golpisti i magistrati che lo hanno condannato, 
e come torturatori quanti stanno cercando di assicurare alla giustizia il suo degno compare Dell’Utri, o addirittura per insultare un intero popolo con la speranza di un lurido tornaconto elettorale.

Basta! La legge eguale per tutti viene calpestata ogni minuto di più che Berlusconi continua a passare in libertà, anziché in galera o in stringenti “domiciliari” che gli inibiscano radicalmente la scena pubblica, che invece continua impunemente a lordare.
firma qui
http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391332


Riteniamo che la pena commutata ai danni del "Cavaliere" sia troppo leggera per tutte le malefatte che ha arrecato al nostro Paese durante il suo ventennio berlusconista. Firmiamo in massa per garantire un futuro degno ai nostri figli senza la sua oscura presenza e tutti i suoi tirapiedi! L'Italia intera ci ringrazierà!

anche qui raccolta firme
http://www.change.org/it/petizioni/francine-firmiamo-per-chiedere-la-revoca-dei-servizi-sociali-a-silvio-berlusconi?share_id=vDzGRHZriv&ut


perchè i reati che ha commesso sono tutti gravi e non è giusto che non paghi..... in carcere ci sono persone che hanno rubato per mangiare.
..e lui ha ravinato l'Italia ..ci ha truffato per 20 anni...si è arricchito alle nostre spalle e ha ridottto noi in miseria....

"L'appello di MicroMega al Tribunale di Sorveglianza di Milano perchè spedisca il pregiudicato B. ai domiciliari, rivendicandogli l'affidamento ai servizi sociali prima che li trasformi nella solita pagliacciata elettorale, è sacrosanto". Marco Travaglio si unisce al coro di Flores D'Arcais e mette nel mirino i giudici del Tribunale della libertà. L'accusa è chiara: secondo Marco Manetta i magistrati sono stati troppo teneri col Cav. Così arriva l'appello-strigliata dalle colonne del Fatto Quotidiano: "Se applichiamo la legge alla lettera, non c'è dubbio che l'unico servizio sociale che B. può utilmente prestare è andare in galera e restarci per poco meno di un anno(...) Se invece i giudici si pongono il problema dell'inopportunità politica di un arresto a pochi giorni dalle elezioni e lo lasciano a piede libero, fra una visita a Cesano Boscone e una riforma della Costituzione, non lo trattano come un condannato qualsiasi, violano la Costituzione e sferrano un altro colpo mortale alla credibilità della giustizia".
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venerdì 7 settembre 2012

Berlusconi a Dell’Utri: PRESTITI MAI RESTITUITI


Cosa ha detto Berlusconi su Dell’Utri

Ai pm della procura di Palermo, ascoltato come testimone


Dall’audizione  di Silvio Berlusconi davanti ai magistrati di Palermo (il procuratore Francesco Messineo, l’aggiunto Antonio Ingroia e il pm Lia Sava, che indagano su una presunta estorsione da parte di Marcello Utri a scapito dell’ex premier) trapela che l’ex presidente del Consiglio, ascoltato come persona informata sui fatti, e’ apparso molto cordiale e sereno e, soprattutto, molto preparato sulle circostanze contestate dai magistrati.

L’ACQUISTO – A cominciare dall’acquisto della villa sul lago di Como, pagata da Berlusconi 23 milioni di euro a fronte di una valutazione di 10 milioni, villa in cui Dell’Utri continua a vivere. Berlusconi ha detto di fidarsi di Dell’Utri nonostante questo sia stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, un reato che sarebbe ritenuto da Berlusconi poco grave poiche’ condanna solo per frequentazioni.

PRESTITI MAI RESTITUITI -  C’e’ poi la questione di altri ingenti passaggi di denaro, per oltre 10 milioni di euro, fatti dall’ex presidente del Consiglio al senatore. Berlusconi avrebbe confermato che si tratta di soldi mai restituiti, nonostante si evincesse in alcuni documenti – presentanti dall’ex premier assieme con altre carte a sostegno di quanto ha dichiarato – che si trattava di prestiti. Un accenno, durante l’audizione di oggi, sarebbe stato fatto anche a Vittorio Mangano – ex stalliere nella villa di Arcore di Bersluconi condannato per omicidio e associazione mafiosa – e ad Antonino Cina’, anche lui condannato per mafia, presentati da Dell’Utri a Berlusconi che continua a ritenerli persone per bene perche’ presentategli da Dell’Utri. (RADIOCOR)

http://www.giornalettismo.com/archives/480069/cosa-ha-detto-berlusconi-su-dellutri/?fb_action_ids=440882349288208&fb_action_types=og.likes&fb_source=timeline_og&action_object_map={%22440882349288208%22%3A420578674656507}&action_type_map={%22440882349288208%22%3A%22og.likes%22}&action_ref_map=[]

I giudici hanno annullato la sentenza di condanna per il concorso esterno del senatore palermitano a sette anni di carcere perché affermano che, tra il 1977 e il 1982, quando, con la mediazione di Dell'Utri, si realizzò il patto di protezione della famiglia Berlusconi da parte dei  capi della mafia siciliana dietro versamento da parte dell'imprenditore-venditore milanese di somme cospicue a Cosa Nostra. Quello che potrebbe salvare Dell'Utri dalla condanna e quindi va accertato, in senso positivo o negativo, dalla Corte di Appello che dovrà rifare il processo è il fatto che in quel periodo il siciliano non lavorò per Berlusconi ma per un altro imprenditore a sua volta  indiziato di rapporti con Cosa Nostra, Giuseppe Rapisarda. Del resto, secondo la Cassazione, l'assunzione del mafioso Mangano ad Arcore venne compiuta con l'intervento di Dell'Utri anche se questi in quel momento non lavorava direttamente per Berlusconi.
Insomma, quello che viene confermato ancora una volta dai giudici della Cassazione è che i rapporti tra Berlusconi e i capi di Cosa Nostra hanno caratterizzato a lungo la carriera  dell'imprenditore edilizio-televisivo di Arcore e si sono tradotti  nel versamento di grandi somme di denaro per realizzare la protezione di cui il padrone di Canale Cinque aveva bisogno. Ma come si può pensare che si sia trattato di un solo episodio e che il rapporto sia stato meramente episodico quando parliamo della fortuna imprenditoriale di un uomo che è partito dal nulla e in pochi anni ha realizzato profitti tali da farne in qualche anno uno degli uomini più ricchi di Italia e a condurlo poi addirittura a diventare il leader del partito di maggioranza in Italia nelle elezioni politiche del 1994?
se vuoi leggere tutto l' articolo
http://www.nicolatranfaglia.com/blog/2012/04/25/berlusconi-dellutri-e-la-mafia
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mercoledì 3 marzo 2010

Dell’Utri, Pasolini e il giallo di “Petrolio”



Dell’Utri, Pasolini e il giallo di “Petrolio”

Una premessa. Marcello Dell’Utri ha fama di bibliofilo e collezionista, ma già una volta è inciampato nel suo entusiasmo. Tre anni fa annunciò di possedere i diari originali di Benito Mussolini e si lasciò andare a una ricostruzione della personalità del Duce rivisitata attraverso quei documenti. Ma, come dimostrò L’Espresso, al quale quegli stessi diari furono offerti, si trattava di un falso. Ora il senatore del Pdl annuncia di avere tra le mani un foglio inedito di Pier Paolo Pasolini, un dattiloscritto di cui alcuni esperti sospettavano l’esistenza. Di più, un dattiloscritto di Petrolio. Di più, parole di Dell’Utri, un testo “inquietante per l’Eni”.

Passo indietro. Petrolio fu l’ultima ossessione di Pasolini. Lo incominciò nel 1972, non riuscì a finirlo perché morì nel ’75, fu pubblicato postumo nel ’92, ironia della sorte un romanzo sulle stragi nella stagione in cui le stragi in Italia erano riprese. E’ un testo oscuro e vischioso come il suo titolo nonostante l’immenso lavoro editoriale a cui è stato sottoposto. E’ più uno zibaldone di appunti che un romanzo. Ma se la trama non è del tutto chiara, è chiaro invece che cosa doveva diventare.

Quando Pasolini scriveva “Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi” non rinunciò mai a voler dimostrare che tipo di Paese fosse l’Italia della Guerra fredda. E trovò il filo che teneva insieme la notte della Repubblica perché, diceva, “sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. E il filo che trovò non era rosso, ma nero. Come le stragi di Stato, la strategia della tensione e, appunto, il petrolio. Cioè l’Eni, cioè la morte di Mattei, cioè Cefis, cioè la Montedison, cioè quell’Italia raccontata anche da Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani in Razza padrona.

Questo doveva essere Petrolio: un racconto di duemila pagine (ne sono rimaste cinqucento) sull’Italia che affondava scritto in un delirio narrativo e poetico dai toni a volte gotici, a volte grotteschi, a volte semplicemente crudeli che poi era il modo in cui Pasolini parlava del male dai tempi di Salò. E a proposito del film, altra ricorrenza inquietante. Anche in quel caso l’attore Sergio Citti disse che alcune bobine di pellicola erano sparite.

Torniamo a Dell’Utri che dice di aver letto il dattiloscritto, ma di non poterne parlare. “È uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei”. E ha definito un “giallo” la scomparsa del dattiloscritto. “Credo – ha aggiunto – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini”.

Parole che hanno subito acceso la reazione di Gianni D’Elia che in L’eresia di Pasolini ma soprattutto in Il petrolio delle stragi, ha sostenuto la teoria che Pasolini non morì per una notte da ragazzi di vita finita in tragedia, ma fu assassinato da chi non poteva tollerare che continuasse a fare il suo lavoro di intellettuale. “Pazzesco, roba da matti, incredibile – è stata la sua prima reazione all’annuncio di Dell’Utri – Quel capitolo di Petrolio, ritenuto dal giudice Calia, un documento storico sulle stragi d’Italia è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un corpo di reato. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini”.

E poi: “Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale, ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata”. “Quindi avevo ragione io quando ho sostenuto che quel capitolo Lampi sull’Eni era stato sottratto. Una delle tante società offshore della Edilnord (proprietà di Silvio Berlusconi ndr) era intestata al padre dell’avvocato Previti e si chiamava, con poca fantasia, Cefinvest. La questione aveva profondamente interessato il dottor Calia che ha dimostrato che la morte di Mattei altro non era che un attentato. Mi chiedo: chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l’Eni. Questa non è una storia che finisce qui”.

Non sarà né l’unica né l’ultima reazione. Attendiamo di conoscere il contenuto del capitolo. Dell’Utri ha detto che lo rivelerà alla fiera del Libro antico di Milano che apre il 12 marzo. Parola di bibliofilo.

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Blocco delle trasmissioni di approfondimento RAI.
Provvedimento dittatoriale dal sapore iraniano.
Berlusconi iscritto alla P2 e capo del governo!!!!!
Dell’Utri condannato in primo grado a pena severissima per collaborazione con la Mafia.
Che defini’ il mafioso Mangano eroe.
Dell’Utri creatore di Forza Italia con SILVIO.
ORA l’articolo di Pasolini relativo al libro PETROLIO e scomparso .................. ora nelle mani di Dell’Utri.
..........INQUIETANTE......... .

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