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venerdì 8 luglio 2016

G8 2001 Multato Poliziotto per Falsa Testimonianza



G8 Genova 2001: 
solo una multa al poliziotto che inventò l’accoltellamento

Tra pochi giorni saranno trascorsi 15 anni esatti dalla ‘macelleria messicana’ di Genova, quando decine di migliaia di giovani, attivisti, giornalisti provenienti da tutta Italia e dal resto del mondo si trovarono di fronte il vero volto dello stato, la brutalità dei suoi apparati, la violenza delle sue istituzioni.
A quindici anni di distanza, e a pochi giorni dall’inizio delle varie iniziative convocate per ricordare quei tremendi giorni e l’omicidio di Carlo Giuliani da parte di un carabiniere, arriva una notizia che sa davvero di beffa. Si scopre infatti solo ora che ai poliziotti responsabili del pestaggio indiscriminato dei manifestanti e dei media attivisti che dormivano nella scuola Diaz, alcuni dei quali responsabili anche della fabbricazione di prove false e di falsa testimonianza, la punizione inflitta dallo stato è solo una multa di 47 euro e 57 centesimi. Una ammenda pari ad una giornata di lavoro decurtata dai contributi. 
Tutto qui.

Come scrive l’articolo della sezione genovese di Repubblica: “l’assistente capo (era semplice agente nel 2001) Massimo Nucera condannato a 3 anni e cinque mesi per falso e lesioni (queste ultime prescritte) a natale del 2013 era stato condannato dal Consiglio provinciale di disciplina della polizia ad una sospensione dello stipendio di un mese. Ma neppure un anno dopo, nel marzo del 2014, il suo ricorso veniva accolto dall’allora capo della polizia in persona, Alessandro Pansa – da pochi mesi è diventato capo dei servizi segreti italiani – che riduceva da 30 giorni a un solo giorno la sanzione. Incredibilmente Nucera veniva ritenuto responsabile di un comportamento colposo e non doloso, il che avrebbe fatto lievitare automaticamente la pena disciplinare. Nella mite sentenza firmata da Pansa, Nucera è ritenuto responsabile di un “comportamento non conforme al decoro delle funzioni… dimostrando di non aver operato con senso di responsabilità…”. Un buffetto per aver partecipato a quegli eventi che i giudici di Appello e Cassazione così hanno descritto “L’enormità di tali fatti, che hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Lo stesso Pansa, per altro, un anno dopo, nel giugno del 2015, denunciava al Consiglio Superiore della Magistratura il pm del processo Diaz, Enrico Zucca, il quale in un dibattito avvenuto durante la manifestazione “Repubblica delle Idee” aveva ricordato alcuni passaggi della durissima sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per i fatti della Diaz in merito all’assenza di leggi e norme finalizzate a punire la tortura e i torturatori. Tra le ragioni della condanna quella relativa all’assenza di qualsiasi forma cautelare per sospendere dal servizio, o almeno bloccarne la carriera, pubblici funzionari anche solo indagati o sospettati di gravi violazioni come appunto quelle avvenute alla scuola Diaz o nella prigione lager di Bolzaneto.  Quando Nucera viene giudicato dal Consiglio di disciplina (presieduto dal dirigente Lorenzo Suraci all’epoca numero due della questura di Roma) nel suo curriculum non c’è soltanto la condanna definitiva per i fatti genovesi del luglio 2001 relativa anche alla bufala della coltellata ricevuta da parte di un occupante della Diaz (Nucera consegnò il proprio giubbotto strappato ma le indagini dei carabinieri svelarono che si era auto inferto la coltellata). Pochi anni dopo, nel 2005, a Teramo, sempre indossando al divisa del VII Reparto Mobile di Roma, finisce di nuovo nei guai. Due celerini picchiano un tifoso della squadra di basket locale e Nucera viene accusato di aver coperto i colleghi raccontando, ancora una volta, delle bugie. E’ condannato per falsa testimonianza a un anno e quattro mesi ma di nuovo la prescrizione lo salva in Appello. Questo precedente però non interferisce con il super sconto disciplinare del prefetto Pansa. Anche per una questione di equità. Infatti, per determinare la giusta sanzione, si legge nel provvedimento, è necessario tenere conto che “la situazione penale del Nucera è comparabile con altro coimputato sanzionato con pena pecuniaria di 1/30 che non giustifica la diversità delle sanzioni preposte”. In altre parole altri poliziotti condannati per la Diaz hanno ricevuto sanzioni disciplinari minime. Chi? Forse tra altri 15 anni lo sapremo”.

Insomma Nucera, che aveva “accusato di tentato omicidio una persona” ma si era procurato da solo o con l’aiuto di un altro agente i maldestri tagli sul giubbotto, è stato sì condannato per falso ma grazie alla prescrizione si è visto la condanna cancellata. E neanche la condanna ‘interna’ ad un mese di sospensione della paga è sembrata una sentenza equa al Capo della Polizia Alessandro Pansa, che lo ha graziato, infliggendogli la simbolica quanto beffarda condanna alla sottrazione di un solo giorno di stipendio. Oggi Nucera non solo non è stato cacciato dalle forze di sicurezza, ma addirittura promosso ad Assistente Capo della Polizia…

La Cassazione, nelle 186 pagine di motivazioni parlò di “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia” nell’irruzione alla scuola Diaz. In quella notte terribile, 61 attivisti furono feriti, alcuni in modo anche molto grave. A seguito di quei fatti ben 125 agenti vennero messi sotto inchiesta. La Cassazione sentenziò che vi fu una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”. 
Tra questi agenti c’era anche Nucera.

Nel frattempo si è scoperto che i nomi dei poliziotti condannati per quelle brutali e ingiustificate violenze inflitte ai manifestanti e ai giornalisti 15 anni fa nella scuola Diaz e nella Caserma di Bolzaneto sono stati prima cancellati e poi ripubblicati sul registro online della Corte di Cassazione, ma solo grazie ad una interrogazione parlamentare del senatore Luigi Manconi . I nomi dei condannati sono ora ricomparsi improvvisamente due settimane fa mentre per molti mesi erano stati rimossi dalle sentenze di condanna. Ma nessuna manipolazione informatica potrà cancellare la memoria di quanto avvenne a 
Genova in quei terribili giorni del luglio del 2001. 

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mercoledì 18 novembre 2015

G8 Genova : Risarcimento a Mark Covell



G8 Genova: 16 poliziotti dovranno ripagare il risarcimento a Mark Covell, 
massacrato di botte alla Diaz 16 poliziotti coinvolti nel massacro della Diaz condannati dalla Corte dei conti ligure a risarcire lo Stato per i soldi che ha dovuto versare a Mark Covell 
che fu quasi ucciso dagli agenti

I giudici della Corte dei Conti della Liguria hanno condannato a un risarcimento complessivo di 110 mila euro, 16 poliziotti coinvolti a vario titolo nel pestaggio del giornalista inglese Mark William Covell durante il G8 del 2001. La sezione giurisdizionale ha parzialmente accolto la domanda della procura, condannando al risarcimento di 40mila euro l’allora comandante del VII nucleo antisommossa Michelangelo Fournier e a 60mila euro l’allora comandante del primo reparto mobile di Roma Vicenzo Canterini.

Accolta invece la richiesta di 10mila euro in solido per Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Nando Dominici, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Davide Di Novi, Renzo Cerchi, Massimiliano Di Bernardini, Massimo Nucera e Maurizio Panzieri.

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001, quando Covell era stato quasi 
ammazzato dalla polizia davanti ai cancelli della scuola Diaz, riportando gravissime lesioni. Covell era poi stato arrestato con accuse che si erano rivelate false come per tutti gli altri arrestati di quella notte. Covell aveva sporto denuncia per tentato omicidio, ma il procedimento è stato archiviato in quanto gli inquirenti non erano riusciti a identificare gli autori delle violenze grazie alla complicità o all’inerzia di diversi livelli del Viminale come sottolineato nelle carte dell’inchiesta dai pm titolari. In via transitoria, il Viminale lo aveva risarcito con 350 mila euro (340 per le lesioni subite e 10mila per le calunnie). Ed è proprio quella cifra, che la procura contabile contestava come danno erariale ai poliziotti. I giudici contabili sottolineano come «è accertato che il pestaggio subito dal Covell è stato opera di militari appartenenti alla Polizia di Stato, e in particolare al VII Nucleo speciale comandato da Canterini e Fournier». Anche per i giudici contabili i due comandanti, Canterini e Fournier avrebbero dovuto vigilare sull’operato degli agenti affinché «l’azione non degenerasse in atti delittuosi. Non lo hanno fatto o non sono stati in grado di farlo, neppure quando hanno sicuramente avuto occasione di impedire materialmente comportamenti aberranti dei propri uomini» salvo poi «prendere atto sconsolati (come Fournier che qualifica come ‘macelleria messicana’ le scene cui ha assistito, scrivono i giudici) dello scempio compiuto dagli uomini al loro comando». 

La riduzione della richiesta, da 340 mila a 100 mila euro, è dovuta al fatto che il risarcimento andava 
suddiviso anche con gli autori materiali del pestaggio, mai identificati. Accolta totalmente, invece, la 
richiesta di risarcire i 10 mila euro corrisposti a Covell a ristoro del danno subito per le false accuse. Per i giudici, i poliziotti hanno «in spregio ai doveri del proprio ufficio, dolosamente attestato in atti e circostanze contrarie al vero, allo scopo di sottrarre se stessi e i colleghi alle responsabilità derivanti dagli esiti dell’azione di polizia, attribuendo falsamente fatti costituenti reato a soggetti che sapevano essere innocenti»

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