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mercoledì 11 settembre 2019

Salvini ha Dimenticato di Pagare gli Straordinari ai Poliziotti

Salvini ha dimenticato di pagare gli straordinari ai poliziotti   ed ha lasciato il conto alla ministra Lamorgese

Il sindacato Silp pubblica i documenti che incastrano i ritardi dell'ex ministro degli Interni
Salvini ha dimenticato di pagare gli straordinari ai poliziotti 
ed ha lasciato il conto alla ministra Lamorgese


Salvini non paga gli straordinari alla Polizia, lascia il conto a Lamorgese
L’ex ministro dell’Interno, nonostante le promesse, non ha pagato gli straordinari dei poliziotti e ha lasciato il conto al suo successore, Luciana Lamorgese. Il sindacato di polizia Silp Cgil ha denunciato questa mancanza e ha pubblicato i documenti che certificano il bluff del Viminale a nome Salvini.

La lettera della Polizia a Salvini
Il sindacato della Polizia segnalava già in una lettera del 26 giugno 2019 “inaccettabili ritardi nel pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario a decorrere dal mese di febbraio 2018″.

Quella pubblicata il 9 settembre 2019, quindi tre mesi più tardi, sulla pagina Facebook del sindacato è la risposta del Viminale. “Sono in corso le iniziative finalizzate al reperimento delle necessarie risorse aggiuntive verranno retribuite entro l’anno 2020”, viene ammesso dal ministero.

A dover essere ancora pagati sono gli straordinari del 2018 e 2019. “Le prestazioni – viene sottolineato nel comunicato – potranno essere messe in liquidazione in presenza delle accertata disponibilità finanziaria. Le ore di straordinario rese nel 2018 qualora non liquidate e non recuperate entro il 31 dicembre 2019, saranno comunque retribuite entro il 2020. Sono in corso le iniziative finalizzate al reperimento delle risorse aggiuntive”.

Il segretario Silp Daniele Tissone attacca direttamente il leader del Carroccio e ex titolare degli Interni Matteo Salvini per i ritardi: “Per 14 mesi abbiamo avuto un ministro dell’Interno che ha parlato di sicurezza ogni giorno sui social, ma non ha messo risorse sufficienti per le esigenze dei “suoi” poliziotti. Il nuovo governo non potrà fare miracoli, ma pretendiamo
 e auspichiamo un cambio di rotta”.

Salvini e le polemiche sulla Polizia
Nel luglio scorso Salvini aveva polemizzato con il presidente della Camera Roberto Fico perché aveva bocciato emendamenti su “pasti per i poliziotti, straordinari per i vigili del fuoco, vestiario per la Polizia, assunzioni nella Polizia Locale, destinazione di immobili pubblici a presìdi di Polizia. Sono proposte già finanziate, che se non vengono approvate vedrebbero sparire quei soldi”. Quegli emendamenti erano stati successivamente riammessi dalla Camera.

Per quanto riguarda gli straordinari, i poliziotti dovranno attendere le risposte del nuovo esecutivo.



Tra il 2016 e il 2018, oltre 3 milioni di euro sono usciti dai conti della Lega,   per finire nelle casse di alcune piccole società riconducibili a uomini del partito...

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domenica 4 novembre 2018

Forza Nuova: poliziotti, picchiatori, figli di mafiosi e nostalgici delle SS

 Dall’ispettore che solidarizza con i fascisti al nazista che si fotografa abbracciato a Priebke, passando per  ex grillini e leghisti: ecco chi vuole entrare in Parlamento con i neofascisti di Roberto Fiore

Chi sono i candidati di Forza Nuova: 
poliziotti, picchiatori, nostalgici delle SS e figli di mafiosi

Dall’ispettore che solidarizza con i fascisti al nazista che si fotografa abbracciato a Priebke, passando per  ex grillini e leghisti: ecco chi vuole entrare in Parlamento con i neofascisti di Roberto Fiore

DI FEDERICO MARCONI
26 febbraio 2018
Generali in pensione, poliziotti e magistrati complottisti, nazisti e nostalgici della Repubblica di Salò, figli di politici condannati per reati di mafia, ex leghisti, grillini, missini. Sono tutti candidati nelle liste di Italia agli Italiani, il «fronte unitario dell’Area nazionalpopolare», formato dai neofascisti di Fiamma Tricolore e di Forza Nuova. I «patrioti» del terrorista nero Roberto Fiore puntano a superare la soglia di sbarramento del 3 per cento alle elezioni del 4 marzo per portare le loro battaglie politiche all’interno delle istituzioni.

Per farlo hanno formato una lista insieme a Fiamma Tricolore, il movimento fondato da Pino Rauti a metà degli anni Novanta, oggi guidato da Attilio Carelli, politico di lungo corso: ha militato nel Msi fino ai primi anni Novanta, quando se ne andò insieme al teorico degli opposti estremismi, denunciando «la deriva liberista e filo-mondialista, quindi antifascista» che avrebbe assunto il partito dopo l’elezione di Gianfranco Fini alla segreteria.

Le due forze politiche presentano un programma comune: propongono il ritorno alla sovranità monetaria, la lotta alle privatizzazioni, la tutela dei risparmiatori «vessati da un sistema bancario maligno», l’uscita dalla Nato e dalle strutture militari del Patto Atlantico e l’abrogazione della legge Lorenzin, per tutelare le famiglie «vittime dei poteri forti farmaceutici».

Questi punti sono stati sottoscritti anche dalla senatrice Paola De Pin, che ha partecipato insieme a Roberto Fiore a una conferenza stampa alla Camera lo scorso 25 gennaio. La senatrice, conosciuta per condividere bufale novax sui suoi profili social, ha sempre avuto le idee chiare in politica: nel marzo 2013 viene eletta a Palazzo Madama nelle liste del Movimento 5 Stelle ma dopo pochi mesi lascia il Movimento e vota la fiducia al governo Letta; nel maggio 2014 poi sostiene L’Altra Europa con Tsipras, lista di sinistra radicale, alle elezioni europee per poi aderire, nel giugno 2015, alla Federazione dei Verdi e iscriversi al gruppo parlamentare di centrodestra Grandi Autnomie e Libertà. Un girotondo che si conclude ora con l’appoggio ai neofascisti.

UOMINI D’ORDINE 
Fiore e Carelli vogliono entrare a Palazzo Madama. I segretari sono entrambi candidati nei listini plurinominali del Senato. Attilio Carelli è il capolista nel collegio Lombardia 4, la circoscrizione che comprende Milano, Legnano e Rozzano. Fiore, condannato negli anni ‘80 per banda armata e associazione sovversiva, invece è il primo tra i candidati del collegio Lazio 1, che riunisce i quartieri di Roma Gianicolense, Tuscolano e Portuense. Sempre nel collegio Lazio 1, ma nel listino plurinominale della Camera, spicca il nome di Aldo Mezzalana, uno dei tanti uomini d’ordine presenti nelle liste di Italia agli Italiani. Mezzalana, 61 anni, candidato anche nell’uninominale a Livorno, è un generale in pensione dell’esercito: tra gli anni Novanta e i primi Duemila ha partecipato a missioni nei Balcani, Iraq e Afghanistan, per poi dedicarsi all’addestramento dei parà della Folgore. A far compagnia al generale c’è anche Gianfranco Ribezzo, tenente dell’Aeronautica militare che si candida a entrare a Montecitorio nell’uninominale di Brindisi. Ci sono anche poliziotti e agenti carcerari. Sempre in Puglia, tra i candidati per la Camera c’è l’agente scelto di Polizia penitenziariaAmedeo Turi, in corsa nell’uninominale di Francavilla Fontana.

In Abruzzo invece figura Marco Di Somma, 57 anni, gli ultimi 37 passati nei ranghi della Polizia. Di Somma si presenta da «candidato indipendente» nel collegio uninominale per la Camera di Chieti come spiega in un post sul suo profilo Facebook. E proprio sul suo account social pubblica saluti romani, video di Mussolini, post su «scie chimiche e terremoti bellici», e solidarietà ai «militanti forzanovisti ingiustamente picchiati dalla Polizia».

C'è anche una ex toga rossa, il magistrato Paolo Ferraro, candidato alla Camera nel Lazio. Ferraro, che si era già presentato nelle liste di Forza Nuova alle politiche di cinque anni fa, è stato espulso dalla magistratura nel marzo 2013 dopo una surreale vicenda: alla fine del 2008, l’allora magistrato presenta un esposto in Procura in cui dichiara che nella sua abitazione, nel quartiere romano della Cecchignola, avvenivano rituali satanici, pratiche sessuali in condizioni di ipnosi e sotto l’effetto di sostanze alteranti, che vedevano coinvolti adulti, bambini e di cui la sua compagna di allora era vittima. Ferraro inizia così una serie di ricerche, interrotte però dalle cure psichiatriche a cui si è dovuto sottoporre, che gli avrebbero fatto scoprire trame occulte e deviate in istituzioni, alti gradi militari, massoneria e sette sataniche.

NOSTALGICI NAZISTI
A generali, poliziotti e magistrati si affiancano gli scatenati camerati di Fiore, che si sono fatti conoscere negli ultimi anni come protagonisti di violenza e intimidazioni. Manca Giuliano Castellino, un passato da militante in tutta la galassia dell’estrema destra romana, sodale dell’amico di Carminati Maurizio Boccacci, e ora leader di Roma ai Romani: è nei guai con la giustizia dopo gli scontri con la Polizia di fine settembre. Al suo posto però è presente la sorella, Ramona, in passato già candidata alle elezioni municipali con La Destra di Storace, ora in corsa per un seggio alla Camera nel collegio plurinominale Lazio 1-03. C’è invece Mirco Ottaviani, candidato alla Camera a Rimini, condannato a sei mesi per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale dopo gli scontri dello scorso 8 febbraio tra militanti di Forza Nuova e Polizia a Macerata. C’è Leonardo Cabras, coordinatore di FN in Toscana e candidato a Massa, conosciuto per le sue sparate negazioniste sull’Olocausto («Nei lager nazisti c’erano cinema e piscine», «Sei milioni di ebrei morti? Ma se non c’erano nemmeno in Europa») e per le azioni intimidatorie contro don Biancalani, il prete che aiuta i migranti a Prato. E c’è anche Luca Castellini, coordinatore di Forza Nuova a Verona, dov’è candidato alla Camera.

Ultras dell’Hellas, Castellini è noto per la sua simpatia per il nazismo: durante una festa della tifoseria allo stadio Bentegodi nell’estate 2017, ringraziò Adolf Hitler «che ha pagato tutto questo» e intonò il coro «una squadra fantastica fatta a forma di svastica». Un nostalgico di Hitler è in buona compagnia nelle liste di Italia agli Italiani. All’uninominale di Pordenone si candida infatti Dario Fabris, «Toten-rune» per gli amici, come il simbolo runico adottato dalle SS per indicare i morti. Sul profilo Facebook, appare una foto in cui il nazista candidato nelle liste di Fiore sorride mentre abbraccia Erich Priebke, il capitano delle SS morto nel 2013 che partecipò all’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, in cui persero la vita 335 italiani.

FASCISTI SI DIVENTA
Nelle liste di Fiore e Carelli non manca nulla, nemmeno i candidati con un passato politico con altri partiti alle spalle. Come l’ex leghista Fabio Tuiach, 38 anni, già campione di pugilato, candidato a Trieste. Tuiach, consigliere comunale triestino, è salito agli onori della cronaca nell’ottobre del 2017, quando affermò quella che, a suo dire, era «una verità scomoda»: «Il femminicidio non esiste, è un’invenzione della sinistra» scrisse in un post sul suo profilo Facebook. Lo scorso dicembre, l’ex pugile ha lasciato il Carroccio per aderire a Forza Nuova. Non è l’unico: c’è anche Marco Centineo, candidato a Ferrara, dov’è consigliere comunale. Eletto in una lista civica con nove voti di preferenza nel maggio 2014, pochi mesi dopo il consigliere ha deciso di lasciare il suo partito, Fratelli d’Italia, per abbracciare i neofascisti. Da Ferrara a Taranto, dove corre Antonella Cito, consigliera comunale nella città dell’Ilva per il partito di famiglia, la Lega d’azione meridionale. Cito è infatti figlia di Giancarlo, ex missino, sindaco tarantino dal 1993 al 1996 e deputato dal 1996 al 2001, proprietario dell’emittente televisiva locale At6 e condannato nel 2007 per concorso esterno in associazione mafiosa e concussione. La condanna non gli ha più permesso di concorrere a cariche pubbliche, così si è messo a fare lo sponsor per i figli: Mario, che più volte ha corso come sindaco a Taranto, e Antonella, miss preferenze alle ultime amministrative del 2017. Con lei Fiore ha fatto un vero e proprio colpaccio. Cito era corteggiata anche da Forza Italia per un posto in Parlamento: senza l’appoggio della Lega meridionale, infatti, il partito di Berlusconi a Taranto non ha mai vinto.

Ci sono anche ex grillini. A Vibo Valentia si candida per un seggio alla Camera Edoardo Ventra, oggi coordinatore di FN, ma già fondatore e responsabile del meetup del Movimento 5 Stelle in Calabria fino all’ottobre del 2014, quando passò con tutto il suo gruppo di lavoro nelle fila del partito di Fiore. Forse il richiamo del fascismo era più forte della voglia di democrazia diretta.




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venerdì 8 luglio 2016

G8 2001 Multato Poliziotto per Falsa Testimonianza



G8 Genova 2001: 
solo una multa al poliziotto che inventò l’accoltellamento

Tra pochi giorni saranno trascorsi 15 anni esatti dalla ‘macelleria messicana’ di Genova, quando decine di migliaia di giovani, attivisti, giornalisti provenienti da tutta Italia e dal resto del mondo si trovarono di fronte il vero volto dello stato, la brutalità dei suoi apparati, la violenza delle sue istituzioni.
A quindici anni di distanza, e a pochi giorni dall’inizio delle varie iniziative convocate per ricordare quei tremendi giorni e l’omicidio di Carlo Giuliani da parte di un carabiniere, arriva una notizia che sa davvero di beffa. Si scopre infatti solo ora che ai poliziotti responsabili del pestaggio indiscriminato dei manifestanti e dei media attivisti che dormivano nella scuola Diaz, alcuni dei quali responsabili anche della fabbricazione di prove false e di falsa testimonianza, la punizione inflitta dallo stato è solo una multa di 47 euro e 57 centesimi. Una ammenda pari ad una giornata di lavoro decurtata dai contributi. 
Tutto qui.

Come scrive l’articolo della sezione genovese di Repubblica: “l’assistente capo (era semplice agente nel 2001) Massimo Nucera condannato a 3 anni e cinque mesi per falso e lesioni (queste ultime prescritte) a natale del 2013 era stato condannato dal Consiglio provinciale di disciplina della polizia ad una sospensione dello stipendio di un mese. Ma neppure un anno dopo, nel marzo del 2014, il suo ricorso veniva accolto dall’allora capo della polizia in persona, Alessandro Pansa – da pochi mesi è diventato capo dei servizi segreti italiani – che riduceva da 30 giorni a un solo giorno la sanzione. Incredibilmente Nucera veniva ritenuto responsabile di un comportamento colposo e non doloso, il che avrebbe fatto lievitare automaticamente la pena disciplinare. Nella mite sentenza firmata da Pansa, Nucera è ritenuto responsabile di un “comportamento non conforme al decoro delle funzioni… dimostrando di non aver operato con senso di responsabilità…”. Un buffetto per aver partecipato a quegli eventi che i giudici di Appello e Cassazione così hanno descritto “L’enormità di tali fatti, che hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Lo stesso Pansa, per altro, un anno dopo, nel giugno del 2015, denunciava al Consiglio Superiore della Magistratura il pm del processo Diaz, Enrico Zucca, il quale in un dibattito avvenuto durante la manifestazione “Repubblica delle Idee” aveva ricordato alcuni passaggi della durissima sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per i fatti della Diaz in merito all’assenza di leggi e norme finalizzate a punire la tortura e i torturatori. Tra le ragioni della condanna quella relativa all’assenza di qualsiasi forma cautelare per sospendere dal servizio, o almeno bloccarne la carriera, pubblici funzionari anche solo indagati o sospettati di gravi violazioni come appunto quelle avvenute alla scuola Diaz o nella prigione lager di Bolzaneto.  Quando Nucera viene giudicato dal Consiglio di disciplina (presieduto dal dirigente Lorenzo Suraci all’epoca numero due della questura di Roma) nel suo curriculum non c’è soltanto la condanna definitiva per i fatti genovesi del luglio 2001 relativa anche alla bufala della coltellata ricevuta da parte di un occupante della Diaz (Nucera consegnò il proprio giubbotto strappato ma le indagini dei carabinieri svelarono che si era auto inferto la coltellata). Pochi anni dopo, nel 2005, a Teramo, sempre indossando al divisa del VII Reparto Mobile di Roma, finisce di nuovo nei guai. Due celerini picchiano un tifoso della squadra di basket locale e Nucera viene accusato di aver coperto i colleghi raccontando, ancora una volta, delle bugie. E’ condannato per falsa testimonianza a un anno e quattro mesi ma di nuovo la prescrizione lo salva in Appello. Questo precedente però non interferisce con il super sconto disciplinare del prefetto Pansa. Anche per una questione di equità. Infatti, per determinare la giusta sanzione, si legge nel provvedimento, è necessario tenere conto che “la situazione penale del Nucera è comparabile con altro coimputato sanzionato con pena pecuniaria di 1/30 che non giustifica la diversità delle sanzioni preposte”. In altre parole altri poliziotti condannati per la Diaz hanno ricevuto sanzioni disciplinari minime. Chi? Forse tra altri 15 anni lo sapremo”.

Insomma Nucera, che aveva “accusato di tentato omicidio una persona” ma si era procurato da solo o con l’aiuto di un altro agente i maldestri tagli sul giubbotto, è stato sì condannato per falso ma grazie alla prescrizione si è visto la condanna cancellata. E neanche la condanna ‘interna’ ad un mese di sospensione della paga è sembrata una sentenza equa al Capo della Polizia Alessandro Pansa, che lo ha graziato, infliggendogli la simbolica quanto beffarda condanna alla sottrazione di un solo giorno di stipendio. Oggi Nucera non solo non è stato cacciato dalle forze di sicurezza, ma addirittura promosso ad Assistente Capo della Polizia…

La Cassazione, nelle 186 pagine di motivazioni parlò di “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia” nell’irruzione alla scuola Diaz. In quella notte terribile, 61 attivisti furono feriti, alcuni in modo anche molto grave. A seguito di quei fatti ben 125 agenti vennero messi sotto inchiesta. La Cassazione sentenziò che vi fu una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”. 
Tra questi agenti c’era anche Nucera.

Nel frattempo si è scoperto che i nomi dei poliziotti condannati per quelle brutali e ingiustificate violenze inflitte ai manifestanti e ai giornalisti 15 anni fa nella scuola Diaz e nella Caserma di Bolzaneto sono stati prima cancellati e poi ripubblicati sul registro online della Corte di Cassazione, ma solo grazie ad una interrogazione parlamentare del senatore Luigi Manconi . I nomi dei condannati sono ora ricomparsi improvvisamente due settimane fa mentre per molti mesi erano stati rimossi dalle sentenze di condanna. Ma nessuna manipolazione informatica potrà cancellare la memoria di quanto avvenne a 
Genova in quei terribili giorni del luglio del 2001. 

LEGGI ANCHE

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sabato 11 aprile 2015

G8 2011 : La Carriera dei Poliziotti


PORCO DIAZ !

CHE BELLE CARRIERE HANNO FATTO I POLIZIOTTI DEL G8 DI GENOVA! DAL VIMINALE A FINMECCANICA, SI SONO RICICLATI TUTTI: ALCUNI COME MANAGER ALTRI PROMOSSI QUESTORI, CAPI DIPARTIMENTO O PREFETTI -
 ECCO DOVE SONO FINITI…

Filippo Ferri diventa responsabile della sicurezza del Milan e per alcuni mesi è l’angelo custode di Mario Balotelli - Gilberto Caldarozzi lavora prima per le banche e poi viene chiamato come consulente della sicurezza a Finmeccanica dal suo vecchio capo, Gianni De Gennaro…

Non solo gli esecutori materiali di quelle torture e di quelle crudeltà hanno fatto carriera, sostenuti dai loro padrini politici, l'allora ministro degli Interni Scaiola, il Presidente del Consiglio Berlusconi e company, quegli stessi che avevano ordinato la mattanza....., ma c'è da gridare con profondo sdegno, che di costoro, dei mandanti responsabili politici, nessuno ha pagato!

Banche, squadre di calcio, aziende di Stato. In attesa di indossare di nuovo la divisa. Ricche consulenze per i big rimasti (temporaneamente) fuori dal corpo, e neppure un giorno di sospensione per i capisquadra che guidarono gli agenti torturatori. Con i protagonisti di una delle pagine più nere della democrazia italiana.

Ed è anche questo aspetto, quello di un’impunità quasi totale, che ha influito non poco nel giudizio con cui la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia per le torture avvenute all’interno della scuola Diaz al G8 genovese del 2001. La Corte di Strasburgo ha sottolineato che di fronte al semplice sospetto di gravi abusi commessi da appartenenti alle forze dell’ordine la Convenzione dei Diritti dell’uomo prevede l’allontanamento degli stessi dalle posizioni che occupano già nella fase d’indagine.

Invece per la Diaz è accaduto l’esatto contrario, molti di loro sono stati promossi questori, capi di dipartimento, prefetti, e da indagati e condannati hanno raggiunto livelli apicali. Quelli che hanno dovuto lasciare la divisa sono quasi tutti “caduti in piedi” e gli altri rappresentano ancora lo Stato nelle strade e nelle piazze d’Italia.

Quando nel luglio 2012 la Cassazione conferma le pesanti condanne di appello per falso (le uniche che si sono salvate dalla prescrizione a differenza delle lesioni gravi) Franco Gratteri è il capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde, Filippo Ferri, il più giovane, figlio dell’ex ministro e fratello del sottosegretario alla giustizia, guida la squadra mobile di Firenze. L’interdizione dai pubblici uffici obbliga il ministero ad espellerli.

GIOVANNI LUPERI

Non restano a spasso per molto. Ferri diventa responsabile della sicurezza del Milan e per alcuni mesi è l’angelo custode di Mario Balotelli. Gilberto Caldarozzi lavora prima per le banche e poi viene chiamato come consulente della sicurezza a Finmeccanica dal suo vecchio capo, Gianni De Gennaro. Indiscrezioni raccontano che anche Franco Gratteri abbia avuto rapporti con il colosso di Stato ma dall’ufficio stampa dicono che non risulta. A Gratteri, nel 2013 il ministero pagava ancora un appartamento di servizio nel centro di Roma, ufficialmente per motivi di sicurezza.

FILIPPO FERRI

Tra gli altri funzionari di vertice che si sono riciclati come consulenti c’è anche Salvatore Gava ex dirigente di squadra mobile che oggi lavora per Unicredit. Attività manageriale starebbe svolgendo anche un altro condannato per la Diaz, quel Fabio Ciccimarra che è stato condannato in appello (prescritto in Cassazione) per sequestro di persona per i fatti del G7 di Napoli alla Caserma Raniero, sempre nel 2001.

SALVATORE GAVA

Ciccimarra da indagato in due processi e già con condanne in primo grado era un funzionario in carriera fino al 2012, quando il definitivo per la Diaz lo colse capo della squadra mobile all’Aquila. Vincenzo Canterini, il capo del reparto mobile di Roma dopo il 2001 ha avuto prestigiosi incarichi nelle ambasciate europee e una volta in pensione si è dedicato anche a rievocare, a modo suo,
 la vicenda Diaz in un libro.

Il suo vice Michelangelo Fournier, il funzionario che interruppe i pestaggi al grido di “basta basta”, che al processo parlò di “macelleria messicana”, ma che non fu mai in grado di individuare neppure un responsabile delle brutalità tra i suoi uomini, oggi è sempre in servizio e ricopre anche un ruolo sindacale.



Se, per questioni anagrafiche, i cinque anni di interdizione dai pubblici uffici mettono fuori gioco Gratteri e Luperi (anche se non sono vietate consulenze con i servizi segreti), per i più giovani non è escluso, ed è anzi previsto, un ritorno in divisa una volta scontato il periodo. Nessun esponente di governo ha infatti mai specificato che non saranno riammessi.

Potrebbero indossarla ancor prima due funzionari responsabili di condotte minori nella vicenda Diaz. Uno di loro è quel Pietro Troiani che diede ordine al suo autista di trasferire dal blindato al cortile della scuola Diaz il sacchetto con le molotov poi addebitate ingiustamente ai manifestanti. L’aver beneficato dell’affidamento ai servizi sociali per i pochi mesi da scontare non coperti dall’indulto consente infatti di ottenere la cancellazione dell’interdizione.

VINCENZO CANTERINI

Grazie alla prescrizione per le lesioni gravi non hanno invece subito nessuna interdizione i capisquadra condannati: Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri. Hanno continuato a fare il loro lavoro.

Addirittura il governo italiano, come si legge nella sentenza della Corte europea, non ha mai voluto informare i giudici di Strasburgo circa le sanzioni disciplinari adottate. E lo stesso sta facendo il ministro Angelino Alfano da due anni esatti. Nel maggio del 2013 i parlamentari di Sel presentarono un’interrogazione al Viminale per sapere quali misure disciplinari fossero state prese nei confronti dei condannati per la Diaz. La risposta deve ancora arrivare.

LEGGI ANCHE

http://cipiri.blogspot.it/2015/04/g8-2001-fu-tortura.html

Secondo i giudici, è stato violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”


La sentenza della Corte Europea che ci condanna per i fatti della Diaz (e Bolzaneto) dimostra senza ombra di dubbio che il governo Berlusconi rappresentava una Destra totalitaria vile e di stile cileno.
Occorrerebbe forse ricordare che in quei giorni a Genova era presente lo stesso Fini,,,

LEGGI ANCHE:

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http://cipiri12.blogspot.it/2012/04/diaz-dont-clean-up-this-blood.html




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domenica 16 febbraio 2014

Togliete le Divise agli Assassini di Mio Figlio




Patrizia Moretti il suo compleanno, lo sta passando in piazza a Ferrara, attorniata e circondata dall’affetto, dalla solidarietà e dalla complicità di migliaia di persone.

Alcuni di coloro che oggi pomeriggio si sono stretti attorno alla mamma di Federico Aldrovandi sono anche loro vittime o parenti di vittime di ‘malapolizia’, arrivati da tutta Italia per testimoniare che Patrizia non è solo nella sua battaglia contro l’omertà all’interno degli apparati dello stato. Quell’omertà e quell’impunità che permettono che oggi, dopo aver scontato solo sei mesi di carcere, i quattro agenti condannati per la morte di suo figlio possano indossare di nuovo la loro divisa e tornare nelle strade a rappresentare lo stato.

Alla manifestazione, in prima fila dietro lo striscione di apertura, ci sono come sempre Lucia Uva e Ilaria Cucchi, ma anche Arnaldo Cestaro, vicentino che durante il G8 di Genova si trovava all’interno della scuola Diaz. La polizia, in quell’irruzione forsennata del luglio del 2001, gli ruppe un braccio e varie costole.

Quando hanno scoperto l’ennesimo colpo di spugna, l’ennesimo affronto nei confronti del loro dolore e del diritto dei cittadini alla verità e alla giustizia, Patrizia e Lino, assieme alla vasta rete di sostegno che si è creata da quando loro figlio morì per le percosse la notte del 25 settembre 2005, hanno deciso di tornare in piazza. Oggi alle 15 via Ippodromo, il luogo scelto per il concentramento perché lì Federico fu intercettato e ucciso mentre tornava a casa, era già strapiena di gente. Il corteo si è mosso poco dopo, diretto verso la Prefettura. Con un messaggio semplice per le istituzioni: “via la divisa”. No al reintegro di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri all’interno della Polizia di Stato, come se nulla fosse accaduto, come se lo Stato reputasse una marachella, un banale incidente di percorso da dimenticare, da accantonare la morte di un ragazzo diciottenne, ‘colpevole’ di essere incappato in un controllo di polizia nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Nei giorni scorsi – lo ha detto il ministero degli Interni rispondendo a un’interrogazione dei deputati Vittorio Ferraresi e Paolo Bernini (5 Stelle) – Forlani, Segatto, Pontani e Pollastri sono rientrati in servizio nelle loro nuove sedi: alla dogana di Tarvisio, all’aeroporto di Venezia e alle questure di Venezia e Vicenza.

Poco importa se i quattro agenti saranno mandati in altre città a ‘garantire l’ordine pubblico’ e non a Ferrara, il segnale che lo Stato manda ai propri cittadini e alle proprie forze dell’ordine è comunque sbagliato, ha spiegato in queste ore Patrizia Moretti nelle interviste pubblicate o andate in onda in queste ore. Perché il ragazzo fu ucciso da chi dovrebbe avere il compito istituzionale di proteggere i cittadini, non di picchiarli e ucciderli. E anche perché – il che viene spesso dimenticato quando si parla di questa vicenda – i quattro responsabili dell’omicidio di Federico, potendo contare sulla complicità dei propri colleghi e addirittura dei propri superiori, hanno cercato in tutti i modi di sottrarsi alle proprie responsabilità, con veri e propri atti di depistaggio dell’inchiesta. E’ per questo che oggi a Ferrara a migliaia hanno manifestato, con determinazione, per chiedere la destituzione di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.

«Il reintegro nella Polizia dei quattro agenti che hanno ucciso mio figlio è molto triste e deludente. Non è in linea con la giustizia e nemmeno con la morale. Ma ancora una volta non siamo soli. Abbiamo avuto sollecitazioni da tanta gente, ci hanno spinti da tutta Italia a batterci perchè questa storia non finisca in una bolla di sapone, e tutto torni come prima» ha detto Patrizia. A nove anni di distanza dalla morte di suo figlio costretta ancora una volta a difendere con le unghie e con i denti verità e giustizia, nonostante due processi e varie condanne.

link articolo: http://www.contropiano.org/malapolizia/item/22196-ferrara-migliaia-con-patrizia-togliete-le-divise-agli-assassini-di-mio-figlio


Federico Aldrovandi Ucciso senza una ragione da quattro individui "poliziotti "
eccoli (NELLA FOTO ) con pugni, calci e manganellate, 
all’alba del 25 settembre 2005


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mercoledì 27 marzo 2013

Aldrovandi: in strada con la foto del figlio morto



La madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo massacrato e ucciso da 4 poliziotti. Poco fa è scesa in strada con la foto del figlio morto. 
Alle sue spalle L'ORRORE!!! 
QUELLO CHE E' SUCCESSO E' ABERRANTE!!! 

Se i poliziotti sono capaci di fare questo

La protesta degli agenti sotto l'ufficio della mamma di Aldrovandi. Lei scende in strada con la foto del figlio morto



"Ecco il gruppo Coisp che manifesta sotto il mio ufficio". Lo scrive su Facebook Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso da 4 agenti nel 2005. E uno dei sindacati di Polizia, la Coisp appunto, ha protestato in mattinata sotto il suo ufficio in solidarietà di Pontani, Forlani, Segatto e Pollastri, i poliziotti condannati per l'omicidio.

Solo in Italia può accadere una cosa simile. La madre del ragazzo, massacrato dai poliziotti, è scesa in piazza con la foto del figlio ucciso. Il Coisp ha manifestato davanti al Comune di Ferrara, mentre la stessa Moretti pubblicava le foto su Facebook. Persino il sindaco della città emiliana, Tiziano Tagliani, è andato dai manifestanti per chiedere di spostare il sit-in pochi metri più indietro. Una richiesta che non è stata accettata. Anzi, sono continuati i messaggi di solidarietà per i poliziotti condannati, Forlani, Segatto, Pollastri e Pontani. 


Il 21 giugno 2012 la corte di cassazione ha reso definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo di Federico Aldrovandi ai quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. In particolare la quarta sezione penale ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dei quattro agenti contro la condanna che era già stata emessa dalla Corte d'Appello di Bologna. I poliziotti non rischiano però il carcere visto che 3 anni sono coperti dall'indulto. Tuttavia, dopo la condanna definitiva, scatteranno i provvedimenti disciplinari. 

Il vergognoso presidio del Coisp a Ferrara, in solidarietà verso gli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi, sotto le finestre dell'ufficio della madre Patrizia Moretti, è un fatto gravissimo. In primo luogo questa manifestazione non rispetta l’autonomia della magistratura, che ha sentenziato nei tre gradi di giudizio la colpevolezza degli agenti. In secondo luogo perché chi ha dato vita a questo indecente sit-in rivendica una delle pagine più buie degli ultimi anni e in ogni caso celebra l’impunità per le forze dell’ordine. Che cosa ha da dire il Ministro degli Interni rispetto a simili manifestazioni incompatibili con l’esercizio di pubblico ufficiale? La nostra solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi.

Sei mesi di carcere per aver massacrato e ucciso un giovane ragazzo



Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha decretato il carcere per tre dei quattro poliziotti - Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri - condannati definitivamente per omicidio colposo nel giugno scorso dalla Cassazione per la morte di Federico Aldrovandi, avvenuta all'alba del 25 settembre 2005. Il quarto poliziotto - Enzo Pontani - sarà giudicato a fine febbraio.

Il Tribunale presieduto dal giudice Francesco Maisto ha dunque respinto il ricorso degli avvocati che chiedevano l'affidamento in prova ai servizi sociali per il periodo di sei mesi, pari al residuo di pena dopo che tre anni sono stati condonati a causa dell'indulto. Gli avvocati in subordine chiedevano gli arresti domiciliari ma anche questa richiesta è stata respinta, mentre è stata accolta la richiesta del procuratore generale Miranda Bambace che in una durissima requisitoria ha chiesto la pena massima del carcere per sei mesi.


ricevo e pubblico

"UN PENSIERO RIVOLTO AI COLLEGHI DELLA POLIZIA CHE HANNO MANIFESTATO SOTTO IL COMUNE A FAVORE DEI POLIZIOTTI CHE HANNO MASSACRATO ALDOVRADI.......VI RENDETE CONTO DI QUELLO CHE AVETE FATTO OGGI ?? VI SIETE DIMENTICATI DI ESSERVI ARRUOLATI PER PROTEGGERE GLI INDIFESI ? VI SIETE DIMENTICATI DI QUANTE VOLTE NELLA VOSTRA CARRIERA, AVETE DOVUTO CONSOLARE UNA MADRE CHE HA PERSO UN FIGLIO ? MI RIVOLGO AGLI ISCRITTI AL SINDACATO COISP......SE AVETE ANCORA UN MINIMO SENSO DEL DOVERE E UN BRICIOLO DI VERGOGNA, VI INVITO FORMALMENTE, A RICONSEGNARE LE VOSTRE TESSERE SINDACALI E CHIEDERE LA CONSEGUENTE CHIUSURA IMMEDIATA DI TALE ORGANISMO DI RAPPRESENTANZA !!! INVITO I MIEI AMICI A CONDIVIDERE IL MIO PENSIERO, PERCHE SONO UN APPARTENENTE ALL'ARMA DEI CARABINIERI, MI SONO ARRUOLATO PER PROTEGGERE I DEBOLI, GLI INDIFESI, CONSOLARE LE MADRI, AIUTARE A TROVARE LA BUONA STRADA AI FIGLI....SERVIRE I MIEI FRATELLI ITALIANI E GARANTIRE LA LEGALITA'....
RINGRAZIO CHIUNQUE LO VOGLIA CONDIVIDERE....

PAOLO SCOCCIA

MARESCIALLO DEI CARABINIERI


Questo volantino riporta i nomi dei quattro infami che hanno ucciso a son di botte Federico Aldrovandi e che sono stati condannati solo per omicidio colposo, nonostante tutto faccia ritenere che invece si sia trattato di un omicidio volontario. Recentemente si è parlato del comportamento incivile e a dir poco fascista di quei sindacalisti di poliziotti che sono andati a manifestare la propria solidarietà a questi quattro farabutti proprio sotto le finestre dell'edificio dove lavora la madre di Federico Aldrovandi, ma non si è parlato abbastanza del fatto che, una volta scontata la pena, costoro potranno essere reintegrati nuovamente nella polizia perchè non ci sono precise disposizioni di legge che lo vietino categoricamente, come invece dovrebbe essere. Ed è infatti già successo che dei poliziotti condannati per reati gravissimi siano poi stati, scontata la pena, reintegrati nelle forze di polizia e che alcuni di loro siano persino avanzati di grado. Non c'è che dire, siamo davvero un paese ancora immerso nel medioevo e nel fascismo!

PER FIRMARE LA PETIZIONE DI LICENZIAMENTO DEGLI AGENTI

http://cipiri.blogspot.it/2013/04/licenziamo-gli-assassini-di-federico.html


leggi anche

 http://cipiri.blogspot.it/2013/01/caso-aldrovandi.html

http://cipiri.blogspot.it/2010/10/caso-aldrovandi-2-milioni-alla-famiglia.html

http://cipiri.blogspot.it/2010/09/vittime-delle-forze-dellordine-le.html

http://www.facebook.com/pages/Vogliamo-giustizia-per-le-vittime-delle-forze-dellordine/181726371859670



Federico Aldrovandi Ucciso senza una ragione da quattro individui "poliziotti "
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lunedì 3 dicembre 2012

Grillo ai poliziotti


Polizia, chi stai difendendo? Chi è colui che colpisci a terra? Un ragazzo, uno studente, un operaio? E’ quello il tuo compito? Ne sei certo? Non ti ho mai visto colpire un politico corrotto, un mafioso, un colluso con la stessa violenza. Ti ho visto invece scortare al supermercato una senatrice o sfrecciare in moto affiancato ad auto blu nel traffico, a protezione di condannati in giacca e cravatta, di cosiddetti onorevoli, dei responsabili dello sfascio sociale che invece di occuparsi dello Stato si trastullano con la nuova legge elettorale per salvarsi il culo e passano le serate nei talk show. Di improbabili leader a cui non affideresti neppure la gestione di un condominio che partecipano a grotteschi confronti televisivi per le primarie. Loro non “tengono” vergogna, tu forse sì. Lo spero.
Soldato blu, tu hai il dovere di proteggere i cittadini, non il Potere. Non puoi farlo a qualunque costo, non scagliando il manganello sulla testa di un ragazzino o di un padre di famiglia. Non con fumogeni ad altezza d’uomo. Chi ti paga è colui che protesta, e paga anche coloro che ti ordinano di caricarlo. Paga per tutti, animale da macello che nessuno considera e la cui protesta, ultimo atto di disobbedienza civile, scatena una repressione esagerata. Soldato blu, ci hanno messi uno contro l’altro, non lo capisci? I nostri ragazzi non hanno più alcuna speranza, dovranno emigrare o fare i polli di allevamento in un call center. Tu che hai spesso la loro età e difendi la tua posizione sottopagata dovresti saperlo.
E’ una guerra, non ancora dichiarata, tra le giovani generazioni, una in divisa e una in maglietta, mentre i responsabili stanno a guardare sorseggiando il tè, carichi di mega-pensioni, prebende, gettoni di presenza, benefit. Soldato blu, non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco. E’ un italiano, un’italiana come te, è tuo fratello, è tua sorella; qualche volta, come ieri per gli operai del Sulcis, un padre che ha sputato sangue per farti studiare. Sarà un atto rivoluzionario.

(Beppe Grillo, “Soldato blu”, pubblicato dal blog di Grillo il 14 novembre 2012 al termine degli scontri in tutta Italia nel corso del primo “sciopero europeo” contro il regime di austerity imposto ai paesi dell’Eurozona).


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lunedì 4 maggio 2009

Poliziotti di cartone a Londra





Con i tempi che corrono, bisogna ricorrere a qualsiasi cosa pur di fare quadrare i conti. Così hanno pensato in Inghilterra, dove hanno introdotto dei poliziotti di cartone per risparmiare.





Sappiamo benissimo che mantenere le forze dell’ordine per lo Stato è uno sforzo economico non indifferente. Ma non solo dal lato finanziario, ma anche dal punto di vista umano.

In questo periodo di recessione globale, purtroppo non per i malviventi, in Inghilterra hanno avuto l’idea di ovviare a questo problema sostituendo i poliziotti in carne ed ossa con quelli finti in cartone, ad altezza naturale ed equipaggiati come quelli veri: pettorina catarifrangente, radiolina sulla spalla, elmetto da bobby (come sono qui chiamati i poliziotti) ed alcuni pure con barba e baffi. La polizia britannica ha costituito un vero e proprio “esercito” di questi poliziotti per prevenire furti e borseggi nei luoghi pubblici.

Nelle settimane scorse è stato effettuato un test a Redcar, località del nord-est dell’Inghilterra, in cui sono stai piazzati dei poliziotti di cartone in alcuni negozi per evitare azioni di taccheggio, ed in alcuni distributori di carburante per dissuadere automobilisti che se ne vanno senza pagare il “pieno”. L’idea è che i possibili ladri, pur distinguendo che non sono poliziotti veri, siano comunque scoraggiati dal commettere atti illeciti.

Ma Redcar non è l’unica località inglese ad avere le “prestazioni” di questi insoliti agenti. Come racconta il Daily Mail in un suo articolo, anche nel Derbyshire, nel corso di un biennio, sono stati spesi circa 6.000 sterline in poliziotti di cartone e nelle West Midlands sono stati investiti, per 80 sagome, ben 10.000 sterline.

Tra Inghilterra e Galles, questa soluzione sembra aver successo, sono infatti tredici le amministrazioni di polizia che hanno aderito a questa nuova forma di antitaccheggio.

In alcune circostanze, a quanto pare, qualche locale amministrazione delle forze dell’ordine chiede la collaborazione per l’acquisto dei poliziotti di cartone, attraverso un contributo economico, anche alle attività commerciali. Sembra però che finora nessuno abbia aderito.




Durante le prime uscite di questi manichini, non sono mancati fatti curiosi, come quel poliziotto di cartone piazzato nel mercato di Belper, nel Derbyshire, per prevenire i furti, che dopo qualche ora di sevizio è stato rubato.




Oltreoceano, e più precisamente nel Tennesee, hanno avuto un’idea simile: per sopperire alla carenza di vigili per il controllo del traffico, sono stati realizzati dei manichini ad altezza naturale e con in mano il rilevatore di velocità, da affiancare ai colleghi in carne ed ossa.




Anche dentro i nostri confini nazionali abbiamo un paio di situazioni analoghe. A Bologna sagome di cartone attaccate ai muri e raffiguranti dei poliziotti sono stati visti in alcuni punti della città per cercare di prevenire furti o di persuadere automobilisti indisciplinati.

A Varallo di Sesia, in provincia di Vercelli, ben dieci dei sedici vigili della polizia locale impiegati sono sagome di legno. Il sindaco del paese ha deciso di adottare questo singolare sistema per una ragione di spesa e poi, soprattutto, per scoraggiare gli automobilisti dal piede destro pesante. Da lontano l’automobilista non si rende conto che il poliziotto non è in carne ed ossa e così rallenta. Solo quando è vicino si rende effettivamente conto che è semplicemente una sagoma di legno, intanto però ha moderato la velocità.

Ottima astuzia per combattere una brutta abitudine, risparmiando incidenti, meno multe elevate agli automobilisti e più disciplina verso le regole.


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