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sabato 8 aprile 2017

G8 2001 Bolzaneto: Governo Ammette Abusi e Violenze della Polizia


G8 di Genova, violenze a Bolzaneto: il governo ammette le sue colpe
La Corte Europea dei Diritti Umani prende atto della risoluzione amichevole tra le parti. Roma verserà 45 mila euro ciascuno ai cittadini vittime di abusi.
Il governo italiano ha riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto subito nella caserma di Bolzaneto il 21 e 22 luglio 2001, ai margini del G8 di Genova, e gli verserà 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali. Lo rende noto la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui «prende atto della risoluzione amichevole tra le parti» e stabilisce di chiudere questi casi.

Il governo italiano, secondo quanto reso noto a Strasburgo, ha raggiunto una 'risoluzione amichevolè con sei dei 65 cittadini - tra italiani e stranieri - che hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani. Ricorsi in cui si sostiene che lo Stato italiano ha violato il loro diritto a non essere sottoposti a maltrattamenti e tortura e si denuncia l'inefficacia dell'inchiesta penale sui fatti di Bolzaneto.


Con l'accordo, si legge nelle decisioni della Corte, il governo afferma di aver «riconosciuto i casi di maltrattamenti simili a quelli subiti dagli interessati a Bolzaneto come anche l'assenza di leggi adeguate. E si impegna a adottare tutte le misure necessarie a garantire in futuro il rispetto di quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani, compreso l'obbligo di condurre un'indagine efficace e l'esistenza di sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura». Inoltre, nell'accordo il governo si impegna anche «a predisporre corsi di formazione specifici sul rispetto dei diritti umani per gli appartenenti alle forze dell'ordine». E propone di versare ai ricorrenti 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e per le spese di difesa. In cambio i ricorrenti «rinunciano a ogni altra rivendicazione nei confronti dell'Italia per i fatti all'origine del loro ricorso.

Ma l'accordo non chiude certamente la questione. E, se possibile, alimenta nuove polemiche "Quella che offre lo Stato è una cifretta _ spiega  l’avvocato Laura Tartarini, che difende una ventina di persone tra le vittime della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto , che ha  accettato chi, tra cui due dei miei assistiti,  ha necessità economiche e personali. Per gli altri il ricorso continua». L'avvocata rileva che "sono passati 16 anni e non mi stupisco che alcuni di loro decidano di accettare l’offerta. Ma lo Stato si sta comportando in modo davvero poco consono, tanto che gli accordi in sede civile davanti ai giudici di Genova ancora non si trovano.
Questo accordo certo non rappresenta una soddisfazione morale».

Il processo di appello per le violenze di Bolzaneto si era concluso, nel giugno 2013, con  sette condanne e quattro assoluzioni. La quinta sezione penale della corte aveva  assolto Oronzo Doria, all’epoca colonnello  del corpo degli agenti di custodia,  e gli agenti Franco, Trascio e Talu. Erano invece state confermate  le 7 condanne che erano state inflitte dalla Corte d’Appello di Genova il 5 marzo 2010 nei confronti dell’assistente capo di Pubblica sicurezza Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi) – che divaricò le dita della mano di un detenuto fino a strappargli la carne – degli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e del medico Sonia Sciandra. Per quest’ultima la Cassazione aveva ridotto la pena, assolvendola solo dal reato di minaccia. Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione. La pene erano però quasi integralmente coperte da indulto.

Nei giorni del G8 del 2001, ricostruì il processo, basato anche sulle testimonianze  di decine di vittime, oltre 300 persone vennero private della possibilità di incontrare i loro legali, umiliate, picchiate, minacciate. Tra le mura della caserma risuonarono a più ripresa inni fascisti, molti dei ragazzi vennero costretti a rimanere immobili per ore, le donne subirono violenze fisiche e morali.

La Cassazione aveva anche bocciato il ricorso della procura di Genova che chiedeva di contestare il reato di tortura, cosa che appunto avrebbe evitato l’estinzione del reato. Reato che come già era stato evidenziato nella sentenza Diaz non è contemplato dal nostro ordinamento.
da Repubblica



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venerdì 8 luglio 2016

G8 2001 Multato Poliziotto per Falsa Testimonianza



G8 Genova 2001: 
solo una multa al poliziotto che inventò l’accoltellamento

Tra pochi giorni saranno trascorsi 15 anni esatti dalla ‘macelleria messicana’ di Genova, quando decine di migliaia di giovani, attivisti, giornalisti provenienti da tutta Italia e dal resto del mondo si trovarono di fronte il vero volto dello stato, la brutalità dei suoi apparati, la violenza delle sue istituzioni.
A quindici anni di distanza, e a pochi giorni dall’inizio delle varie iniziative convocate per ricordare quei tremendi giorni e l’omicidio di Carlo Giuliani da parte di un carabiniere, arriva una notizia che sa davvero di beffa. Si scopre infatti solo ora che ai poliziotti responsabili del pestaggio indiscriminato dei manifestanti e dei media attivisti che dormivano nella scuola Diaz, alcuni dei quali responsabili anche della fabbricazione di prove false e di falsa testimonianza, la punizione inflitta dallo stato è solo una multa di 47 euro e 57 centesimi. Una ammenda pari ad una giornata di lavoro decurtata dai contributi. 
Tutto qui.

Come scrive l’articolo della sezione genovese di Repubblica: “l’assistente capo (era semplice agente nel 2001) Massimo Nucera condannato a 3 anni e cinque mesi per falso e lesioni (queste ultime prescritte) a natale del 2013 era stato condannato dal Consiglio provinciale di disciplina della polizia ad una sospensione dello stipendio di un mese. Ma neppure un anno dopo, nel marzo del 2014, il suo ricorso veniva accolto dall’allora capo della polizia in persona, Alessandro Pansa – da pochi mesi è diventato capo dei servizi segreti italiani – che riduceva da 30 giorni a un solo giorno la sanzione. Incredibilmente Nucera veniva ritenuto responsabile di un comportamento colposo e non doloso, il che avrebbe fatto lievitare automaticamente la pena disciplinare. Nella mite sentenza firmata da Pansa, Nucera è ritenuto responsabile di un “comportamento non conforme al decoro delle funzioni… dimostrando di non aver operato con senso di responsabilità…”. Un buffetto per aver partecipato a quegli eventi che i giudici di Appello e Cassazione così hanno descritto “L’enormità di tali fatti, che hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Lo stesso Pansa, per altro, un anno dopo, nel giugno del 2015, denunciava al Consiglio Superiore della Magistratura il pm del processo Diaz, Enrico Zucca, il quale in un dibattito avvenuto durante la manifestazione “Repubblica delle Idee” aveva ricordato alcuni passaggi della durissima sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per i fatti della Diaz in merito all’assenza di leggi e norme finalizzate a punire la tortura e i torturatori. Tra le ragioni della condanna quella relativa all’assenza di qualsiasi forma cautelare per sospendere dal servizio, o almeno bloccarne la carriera, pubblici funzionari anche solo indagati o sospettati di gravi violazioni come appunto quelle avvenute alla scuola Diaz o nella prigione lager di Bolzaneto.  Quando Nucera viene giudicato dal Consiglio di disciplina (presieduto dal dirigente Lorenzo Suraci all’epoca numero due della questura di Roma) nel suo curriculum non c’è soltanto la condanna definitiva per i fatti genovesi del luglio 2001 relativa anche alla bufala della coltellata ricevuta da parte di un occupante della Diaz (Nucera consegnò il proprio giubbotto strappato ma le indagini dei carabinieri svelarono che si era auto inferto la coltellata). Pochi anni dopo, nel 2005, a Teramo, sempre indossando al divisa del VII Reparto Mobile di Roma, finisce di nuovo nei guai. Due celerini picchiano un tifoso della squadra di basket locale e Nucera viene accusato di aver coperto i colleghi raccontando, ancora una volta, delle bugie. E’ condannato per falsa testimonianza a un anno e quattro mesi ma di nuovo la prescrizione lo salva in Appello. Questo precedente però non interferisce con il super sconto disciplinare del prefetto Pansa. Anche per una questione di equità. Infatti, per determinare la giusta sanzione, si legge nel provvedimento, è necessario tenere conto che “la situazione penale del Nucera è comparabile con altro coimputato sanzionato con pena pecuniaria di 1/30 che non giustifica la diversità delle sanzioni preposte”. In altre parole altri poliziotti condannati per la Diaz hanno ricevuto sanzioni disciplinari minime. Chi? Forse tra altri 15 anni lo sapremo”.

Insomma Nucera, che aveva “accusato di tentato omicidio una persona” ma si era procurato da solo o con l’aiuto di un altro agente i maldestri tagli sul giubbotto, è stato sì condannato per falso ma grazie alla prescrizione si è visto la condanna cancellata. E neanche la condanna ‘interna’ ad un mese di sospensione della paga è sembrata una sentenza equa al Capo della Polizia Alessandro Pansa, che lo ha graziato, infliggendogli la simbolica quanto beffarda condanna alla sottrazione di un solo giorno di stipendio. Oggi Nucera non solo non è stato cacciato dalle forze di sicurezza, ma addirittura promosso ad Assistente Capo della Polizia…

La Cassazione, nelle 186 pagine di motivazioni parlò di “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia” nell’irruzione alla scuola Diaz. In quella notte terribile, 61 attivisti furono feriti, alcuni in modo anche molto grave. A seguito di quei fatti ben 125 agenti vennero messi sotto inchiesta. La Cassazione sentenziò che vi fu una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”. 
Tra questi agenti c’era anche Nucera.

Nel frattempo si è scoperto che i nomi dei poliziotti condannati per quelle brutali e ingiustificate violenze inflitte ai manifestanti e ai giornalisti 15 anni fa nella scuola Diaz e nella Caserma di Bolzaneto sono stati prima cancellati e poi ripubblicati sul registro online della Corte di Cassazione, ma solo grazie ad una interrogazione parlamentare del senatore Luigi Manconi . I nomi dei condannati sono ora ricomparsi improvvisamente due settimane fa mentre per molti mesi erano stati rimossi dalle sentenze di condanna. Ma nessuna manipolazione informatica potrà cancellare la memoria di quanto avvenne a 
Genova in quei terribili giorni del luglio del 2001. 

LEGGI ANCHE

http://cipiri.blogspot.it/2015/11/g8-genova-risarcimento-mark-covell.html
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lunedì 20 luglio 2015

Genova G8 2001 UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE


Genova 2001.
 Avevamo idee chiare e analisi precise su ciò che stava accadendo nel mondo e su ciò 
che sarebbe accaduto. 
Il predominio della finanza e del mercato sulle persone; il dramma della precarietà; l'incompatibilità fra la 
democrazia e i sistemi delle oligarchie della globalizzazione.

Inchiesta sui fatti del G8, l'assassinio di Carlo Giuliani e i dubbi sull'archiviazione del relativo processo. Tutto il materiale presente nel documentario (foto-video-audio) è tratto dagli atti ufficiali del tribunale di Genova relativi ai processi seguiti ai fatti del luglio 2001.
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Nel 2006 il Comitato “Piazza Carlo Giuliani” ha prodotto un documentario intitolato La trappola. Da allora lo ha più volte arricchito man mano che si acquisivano nuovi elementi. La trappola è oggi il compendio più fruibile delle verità emerse da un enorme, pluriennale lavoro di indagine. Riassume, per dirla con un compagno che conosciamo, “lo stato dell’arte nella ricostruzione della morte di Carlo”. Nelle parole di chi lo ha prodotto, il documentario «ricostruisce l’uccisione di Carlo e le violenze efferate compiute sul suo corpo.
http://www.piazzacarlogiuliani.org/carlo/iter/veritadvd.php

Ci provarono, allora, a distruggere i sogni e le rivendicazioni di una intera generazione con la macelleria 
cilena, mentre la storia ha dimostrato che avevamo ragione.

G8 : Blitz della polizia fu tortura




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mercoledì 12 settembre 2012

11 settembre 2001 : Ricordiamo le cose giuste?



Ricordiamo le cose giuste? 
11 settembre 2001: 2996 morti delle torri gemelle, 5.000 civili morti nel solo primo anno di guerra in Afghanistan dichiarata dall’America in seguito alla caduta delle torri gemelle.





Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.

L'11 settembre che nessuno ricorda....L'11 Settembre 1973 cadeva sotto le bombe contro il palazzo de La Moneda, il presidente eletto dal popolo Cileno Salvador Allende, e con lui la 
"via cilena al socialismo". L'11 Settembre, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet rovesciarono con l'aiuto americano il governo democraticamente eletto. 

 Poivennero le torture, le esecuzioni, il terrore.
Durante la dittatura militare venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta un vero sterminio di massa, con l'uccisione di circa 3.000 oppositori politici - 2279 è la cifra ufficiale - su 130.000 arrestati in maniera arbitraria, e sistematiche violazioni dei diritti umani, anche se c'è chi sostiene che i morti furono invece 40.000, comprese le sparizioni forzate.
Il conto dei morti è sempre una cosa di cattivo gusto, come mettere in antagonismo due eventi cosi, come se il ricordo del '73 fosse di sinistra ed il 2001 di destra. Il problema è che spesso non si ricorda cosa avvenne in Cile e delle responsabilità dei governi occidentali in quel colpo di stato; per non scordare la visita di Giovanni Paolo II che si affacciò alla finestra con il criminale Pinochet.

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“Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non
dimenticare” (Sciascia)

11 SETTEBRE, l'ultima vergogna,di Bush e Cheney



11 SETTEBRE: l'ultima vergogna


E’ stata l’ultima legge approvata dal parlamento americano nel 2010, e per un soffio ha rischiato di non farcela. Si tratta di un finanziamento di circa 4 milioni di dollari destinato ai soccorritori dell’11 settembre...

leggi tutto http://cipiri.blogspot.it/2011/01/11-settebre-lultima-vergognadi-bush-e.html

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lunedì 18 luglio 2011

GENOVA , 2001 , 2011 , LORO LA CRISI , NOI LA SPERANZA





CALENDARIO EVENTI
 http://www.genova2011.org/

Mese Luglio









Ven 1 Sab 2 Dom 3
Lun 4 Mar 5 Mer 6 Gio 7 Ven 8 Sab 9 Dom 10
Lun 11 Mar 12 Mer 13 Gio 14 Ven 15 Sab 16 Dom 17
Lun 18 Mar 19 Mer 20 Gio 21 Ven 22 Sab 23 Dom 24
Lun 25 Mar 26 Mer 27 Gio 28 Ven 29 Sab 30 Dom 31



oggi 18 luglio 2011

ore 10.00-20.00: Sottoporticato Palazzo Ducale/munizioniere
Forum cultura-Associazione Senza Paura, Comitato Piazza Carlo Giuliani: Mostra fotografica ”Bil’in my love-Ricordando Vittorio Arrigoni”
ore 10.00-17.00: Circolo CAP Via Albertazzi 3
Adriano Silingardi – Mostra fotografica “2001-2011: G8 Genova non dimentica”
ore 11.00-13.00: Sottoporticato di Palazzo Ducale
Associazione Culturale Punto Rosso Genova: Luca Giusti, Movimento Nonviolento intervista Tonino Drago, autore del libro “Le rivoluzioni non violente dell’ultimo secolo”. Intervengono Pietro Lazagna, pacifista; Antonio Bruno, consigliere comunale. Seguirà aperitivo equosolidale
ore 10.00-19.00: Biblioteca Berio-galleria
Ass. Naz. Amici Italia Cuba: ”Mercenari di ieri e mercenari di oggi” mostra
ore 16.00-20.00: Sottoporticato Palazzo Ducale (sala video)
Progetto Comunicazione e Ge8: Rassegna film/doc “Weather Underground”; “Black Panthers – Huey!”; “Antifa: Chasseurs de Skins”
ore 17.00-19.00: Museo dell’Accademia Ligustica
Flc Cgil: dibattito:Sguardo europeo: la conoscenza è un bene comune”
ore 17.00-20.00: Aula M – Facoltà di Lettere, via Balbi 4
Giovani Comunisti: ”Gli indignados spagnoli: riflessioni a confronto intorno alle idee di una rivolta”
ore 17.30-19.30: Sala Convengi di Sant’Agostino
Forum Sociale Ponente Genovese: Proiezione film “G-Gate. Genova 2001: il massacro del G8″, selezionato tra i finalisti del Premio Ilaria Alpi 2011; partecipano i registi F. Fracassi e M. Lauria, introduce A. Bruno
ore 18.00-20.00: Teatro Govi, Bolzaneto
Teatro del piccione: “Bestie” - per grandi e piccini
ore 21.30-23.30: Sottoporticato Palazzo Ducale
Arci, Ucca, Aamod, Ge8: Rassegna Frame G8: incontro con Andrea BIGNAMI, giornalista; Gianfranco PANGRAZIO, regista; Samuele PELLECCHIA, fotografo; Giacomo VERDE, teknoartista; modera Gabriele Taddeo (ARCI Genova)
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Progetto Comunicazione Ge8 : Rassegna film/doc
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giovedì 24 marzo 2011

G8 Genova 2001: Ue assolve Italia su morte Giuliani



G8 Genova 

la Corte di giustizia Ue

assolve Italia su morte Giuliani



La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con sentenza definitiva, ha assolto oggi l'Italia dalle accuse di aver responsabilità nella morte di Carlo Giuliani avvenuta durante gli scontro tra manifestanti e forze dell'ordine nel corso del G8 di Genova. La decisione è stata presa a maggioranza dai giudici della Grande Camera. Con tredici voti a favore e quattro contrari i giudici della Grande Camera hanno stabilito la piena assoluzione di Mario Placanica, il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani in piazza Alimonda, confermando così la sentenza di primo grado emessa il 25 agosto 2009. La Grande Camera ha assolto l'Italia dall'accusa di non aver condotto un'inchiesta sufficientemente approfondita sulla morte di Giuliani. In questo caso la Corte si è espressa con 10 voti a favore e 7 contrari. La stessa maggioranza si è pronunciata anche per l'assoluzione dell'Italia dall'accusa di non aver organizzato e pianificato in modo adeguato le operazioni di polizia durante il summit del G8 a Genova.


A presentare il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, nel giugno del 2002, sono stati i genitori e la sorella di Carlo Giuliani, che, di fronte alle indiscrezioni, avevano detto di attendere con "speranza" agiungendo che "non si arrenderanno". "Siamo pronti anche ad una causa civile - spiega il padre di Carlo -, non per rifarci sul carabiniere, ma per aprire l'unica possibilità che ci rimane affinché ci sia un dibattimento pubblico". Nel loro ricorso a Strasburgo i Giuliani hanno accusato le autorità italiane di aver di fatto causato la morte di Carlo.

Mario Placanica, il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani in piazza Alimonda il 20 luglio del 2001, secondo la famiglia, avrebbe fatto un uso sproporzionato della forza. Ma a giocare un ruolo nella morte di Carlo sarebbero state sia l'inadeguata organizzazione delle forze dell'ordine presenti a Genova che le regole di ingaggio, che a differenza di quanto succede per esempio in Iraq, non impongono l'uso di proiettili di gomma per il mantenimento dell'ordine pubblico durante le manifestazioni. La famiglia Giuliani sostiene inoltre che le autorità non hanno condotto un'inchiesta adeguata per accertare le cause della morte del ragazzo, sollevando dubbi anche su come èstata eseguita l'autopsia. In prima istanza, la Corte di Strasburgo ha accolto solo parzialmente le tesi dei Giuliani condannando l'Italia per il modo in cui è stata effettuata l'inchiesta mentre ha pienamente assolto Placanica, che, secondo i giudici, agì per legittima difesa.

Questo verdetto, per altro non unanime, non ha soddisfatto né la famiglia né il governo che hanno quindi chiesto e ottenuto una revisione dell'intero caso davanti alla Grande Camera. I 17 giudici sorteggiati per il riesame, hanno ascoltato le parti durante un'udienza pubblica lo scorso 29 settembre, prima di ritirarsi per decidere il verdetto che hanno pronunciato stamattina.

24 marzo 2011

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martedì 21 luglio 2009

Le ragioni di Carlo

Le ragioni di Carlo

Pierluigi Sullo


Quando mi capita di pensare a Carlo Giuliani è come si trattasse di un fratello minore o un figlio, comunque di una persona familiare. Non di un eroe. Quando fu ucciso, in quel luglio di otto anni fa, non se ne seppe il nome per ore, nessuno ne rivendicò la militanza, e una mano anonima concluse il sentimento comune scrivendo, nella piazza in cui un carabiniere aveva aperto il fuoco, quel «Carlo Giuliani, ragazzo». Un ragazzo, il figlio di Haidi, uno delle migliaia che a Genova fecero il primo passo verso l’impegno civile, la comunanza, la consapevolezza, la fraternità, magari imbottendosi di plastica per difesa o con una maglietta ribelle o una bandiera, un segno di inconformità, uno scarto fuori dalle righe. Erano tanto innocenti quanto lo eravamo stati noi decenni prima, nelle università e nelle strade del Sessantotto. Convinti che fosse nostro diritto cercare di cambiare il mondo, niente di meno. E come noi andarono a sbattere contro la violenza, gli spari per strada e il massacro alla Diaz e le torture a Bolzaneto e il terrore che ogni uomo in divisa avesse lui un diritto, quello di violentarti e umiliarti. Noi reagimmo allo stesso modo di chi ci faceva violenza, e perdemmo. Loro si sono passati parola, si sono sottratti al combattimento, hanno raccontato come andò veramente a Genova. Avevano ragione loro. Non hanno gridato «è vivo e lotta insieme a noi» né hanno eretto lapidi, nemmeno metaforiche. Ma quando vedo un ragazzo con una maglietta ribelle, e magari solo ironica, come ad esempio all’Aquila, durante un altro G8, quelli che organizzano forum, cucinano per tutti, vivono in comune, studiano le mosse del governo e le contromosse, allora so che l’ingiustizia che ha mandato assolti gli assassini non ha cancellato le ragioni di Carlo.

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