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mercoledì 18 novembre 2015

G8 Genova : Risarcimento a Mark Covell



G8 Genova: 16 poliziotti dovranno ripagare il risarcimento a Mark Covell, 
massacrato di botte alla Diaz 16 poliziotti coinvolti nel massacro della Diaz condannati dalla Corte dei conti ligure a risarcire lo Stato per i soldi che ha dovuto versare a Mark Covell 
che fu quasi ucciso dagli agenti

I giudici della Corte dei Conti della Liguria hanno condannato a un risarcimento complessivo di 110 mila euro, 16 poliziotti coinvolti a vario titolo nel pestaggio del giornalista inglese Mark William Covell durante il G8 del 2001. La sezione giurisdizionale ha parzialmente accolto la domanda della procura, condannando al risarcimento di 40mila euro l’allora comandante del VII nucleo antisommossa Michelangelo Fournier e a 60mila euro l’allora comandante del primo reparto mobile di Roma Vicenzo Canterini.

Accolta invece la richiesta di 10mila euro in solido per Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Nando Dominici, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Davide Di Novi, Renzo Cerchi, Massimiliano Di Bernardini, Massimo Nucera e Maurizio Panzieri.

I fatti contestati risalgono alla notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001, quando Covell era stato quasi 
ammazzato dalla polizia davanti ai cancelli della scuola Diaz, riportando gravissime lesioni. Covell era poi stato arrestato con accuse che si erano rivelate false come per tutti gli altri arrestati di quella notte. Covell aveva sporto denuncia per tentato omicidio, ma il procedimento è stato archiviato in quanto gli inquirenti non erano riusciti a identificare gli autori delle violenze grazie alla complicità o all’inerzia di diversi livelli del Viminale come sottolineato nelle carte dell’inchiesta dai pm titolari. In via transitoria, il Viminale lo aveva risarcito con 350 mila euro (340 per le lesioni subite e 10mila per le calunnie). Ed è proprio quella cifra, che la procura contabile contestava come danno erariale ai poliziotti. I giudici contabili sottolineano come «è accertato che il pestaggio subito dal Covell è stato opera di militari appartenenti alla Polizia di Stato, e in particolare al VII Nucleo speciale comandato da Canterini e Fournier». Anche per i giudici contabili i due comandanti, Canterini e Fournier avrebbero dovuto vigilare sull’operato degli agenti affinché «l’azione non degenerasse in atti delittuosi. Non lo hanno fatto o non sono stati in grado di farlo, neppure quando hanno sicuramente avuto occasione di impedire materialmente comportamenti aberranti dei propri uomini» salvo poi «prendere atto sconsolati (come Fournier che qualifica come ‘macelleria messicana’ le scene cui ha assistito, scrivono i giudici) dello scempio compiuto dagli uomini al loro comando». 

La riduzione della richiesta, da 340 mila a 100 mila euro, è dovuta al fatto che il risarcimento andava 
suddiviso anche con gli autori materiali del pestaggio, mai identificati. Accolta totalmente, invece, la 
richiesta di risarcire i 10 mila euro corrisposti a Covell a ristoro del danno subito per le false accuse. Per i giudici, i poliziotti hanno «in spregio ai doveri del proprio ufficio, dolosamente attestato in atti e circostanze contrarie al vero, allo scopo di sottrarre se stessi e i colleghi alle responsabilità derivanti dagli esiti dell’azione di polizia, attribuendo falsamente fatti costituenti reato a soggetti che sapevano essere innocenti»

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mercoledì 18 aprile 2012

VIDEO: DIAZ : Don't clean up this blood

DIAZ : Don't clean up this blood


 "DIAZ Don't clean up this blood"

Diaz, 

le responsabilità vanno molto in alto

Fin dove deve arrivare la "Pulizia di Stato"

In merito all’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 24 aprile dal titolo "Pulizia di Stato", devo dire che mi aspettavo un pezzo molto più forte. Invece la prima cosa che balza agli occhi è che nell’elenco dei responsabili della mattanza di Genova che hanno fatto carriera invece di essere rimossi, mancano i "nomi grossi", per esempio quello di Franco Gratteri, allora direttore dello SCO, oggi capo della DCA, di Gilberto Caldarozzi, allora vicedirettore dello SCO, oggi direttore, di Gianni Luperi, allora vicecapo dell’Ucigos (vice di La Barbera), oggi capo del dipartimento analisi dell’AISI. Tutti presenti alla Diaz. Tutti condannati in appello. Tutti ripresi nel famoso filmato delle molotov dal quale si capisce bene perché non è stato destituito quel dirigente che portò materialmente le molotov nella scuola. Tutti beneficiari di luminose carriere. A proposito dell’episodio delle molotov, nel filmato si vede anche Luperi con in mano la busta contenente le molotov, ricevute da Caldarozzi, come ammise lui stesso messo alle strette dai pm. Caldarozzi lo ritroveremo da direttore dello SCO impegnato nel 2006 nella cattura - o consegna? - di Provenzano, uno dei punti nodali della nostra storia recente, uno dei segreti di Stato più inviolabili. Ma questa è un’altra storia, o forse no, è proprio la stessa. Dunque i fedelissimi di Gianni De Gennaro. Già, Lui. Anche De Gennaro, allora capo della polizia, oggi capo dei servizi segreti, non viene nominato da Travaglio, eppure, al di là dell’esito giudiziario in termini di imputazioni e di condanne, il suo ruolo è ben chiaro, basta ricordare tra i fatti più noti la testimonianza dell’ex vicecapo vicario della polizia Andreassi, costatagli la carriera (parlare con i magistrati... non si fa... a De Gennaro non è proprio piaciuto...) o l’invio a Genova del fedele Arnaldo La Barbera o ancora la vicenda della testimonianza del questore Colucci, costata a De Gennaro e Mortola un processo per induzione alla falsa testimonianza, finito in Cassazione come sappiamo, ma senza che ciò possa cancellare delle verità ormai acquisite.
Che dire di Manganelli? Anche lui, un altro dei De Gennaro-boys, non era all’epoca l’ultimo degli agenti di polizia, essendone vicecapo, il vice di De Gennaro. Ha assunto un atteggiamento ostile al lavoro della magistratura e all’acceratamento della verità, come rileva il pm Zucca in vari documenti giudiziari. Certo, non fu presente a Genova, ma la verità è una sola: dopo la macelleria messicana della Diaz e le torture di Bolzaneto, dopo il disastro della gestione delle manifestazioni, la morte di Carlo Giuliani, i vertici della polizia si sarebbero dovuti azzerare, indipendentemente dalle responsabilità penali individuali. Ciò avrebbe anche consentito alla magistratura di poter svolgere il suo compito e oggi avremmo altre verità giudiziarie molto più compiute. Perché non è dovuto solo al fatto che vergognosamente l’Italia non ha recepito il reato di tortura se le pene sono state così basse, ma anche e soprattutto all’intralcio alle indagini causato dal dover indagare su vertici della polizia ancora in carica e sempre più potenti.
Il capo della polizia si sarebbe dimesso in qualsiasi paese normale, ma siamo in Italia, il capo della polizia non era uno qualsiasi ma il potentissimo ieri come oggi Gianni De Gennaro e quello che accadde a Genova in quei giorni non fu frutto di eccessi o incapacità, ma di un preciso disegno. Tra le tante "medaglie" di De Gennaro va anche quella di aver stroncato un grande movimento mondiale che faceva paura ai "grandi della Terra".
All’indomani dei fatti di Genova tra le voci che si ersero a difesa del capo della polizia troviamo quella di Giorgio Napolitano, ex ministro dell’Interno. Ecco lo stralcio di un’intervista al Corriere della Sera del 28 luglio 2001, importante per comprendere il clima di sostegno bipartisan di cui godette (e tuttora gode) De Gennaro, come bipartisan era stata la sua nomina:
Berlusconi ha reagito alle critiche provenienti dall’Italia e dall’estero rinfacciandovi che sono stati i governi di centrosinistra a nominare "il capo della polizia, il vice capo, il questore di Genova, i capi dei servizi". Non è così? «Esatto: il nuovo governo non ha effettuato cambiamenti nei posti di responsabilità. Peraltro, alla nomina più importante, quella del capo della polizia, si era proceduto in un passato non lontano con il consenso dell’ allora opposizione di centrodestra». Fosse per lei, Giovanni De Gennaro lo rinominerebbe? «A nominarlo è stato il governo Amato. Io lo avevo avuto due anni e mezzo come collaboratore e ne ho apprezzato le qualità e la dedizione. Non credo che la domanda abbia senso. Non è in questione l’affidabilità del capo della polizia, il quale tra l’altro ha annunciato un’ inchiesta interna, specificamente sulla scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto». [abbiamo visto...]
In carica c’era il governo Berlusconi, Fini vice premier presente a Genova, Scajola ministro dell’Interno, ma le responsabilità politiche sono bipartisan. Non dimentichiamo le prove generali di Genova che furono fatte appena quattro mesi prima a Napoli, il 17 marzo, con le violente cariche alla manifestazione contro il Global Forum e le torture alla caserma Raniero, sotto il governo Amato di centro-sinistra.
Una piccola notazione per renderci conto di quale sia il livello della libertà di parola e di espressione in questo Paese e di quanto siano potenti i responsabili della mattanza di Genova. Non solo Manganelli "avrà senz’altro visto" il film come ipotizza Travaglio, ha fatto di più: ha visionato la sceneggiatura prima che lo stesso fosse girato. Già solo questa notizia avrebbe dovuto fare scandalo, ma siamo assuefatti a tutto e tutto ci sembra normale.
Credo che Manganelli per rispondere all’appello di Travaglio dopo aver messo alla porta buona parte dei vertici della polizia, dovrebbe dimettersi lui. E poi andare a raccontare alla magistratura tutto quello che veramente sa. Ma questa è fantascienza. La verità è che il potere in Italia è costruito sul sangue, sul sangue di Falcone e Borsellino, delle stragi del ’92-’93, ma anche quello dei ragazzi barbaramente picchiati e torturati nel 2001. Un unico filo di potere unisce tutto. Spesso gli stessi uomini... se uscirà la verità, illuminerà la storia d’Italia tutta, ma la verità ce la dobbiamo conquistare, senza pregiudizi, essendo pronti al fatto che deve per forza essere cruda, molto più cruda e indicibile di quanto possiamo immaginare.
Adriana Stazio
 
GURDA 2 VIDEO SU GENOVA 2001
VIDEO: DIAZ : Don't clean up this blood:   "DIAZ Don't clean up this blood" . .   "DIAZ Don't clean up this blood" regia D. Vicari, prod. D. Procacci ieri sera c'è stat...

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venerdì 22 luglio 2011

LIBRI: A dieci anni dai fatti di Genova, l'inchiesta piu'...

A dieci anni dai fatti di Genova, l'inchiesta piu' documentata e' scaricabile online Genova, nome per nome , Le violenze, i responsabili, le ragioni , inchiesta sui giorni e i fatti del G8



A dieci anni dai fatti di Genova

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LIBRI: A dieci anni dai fatti di Genova, l'inchiesta piu'...: "A dieci anni dai fatti di Genova l'inchiesta piu' documentata e' scaricabile online Genova nome per nome Le violenze - i responsab..."


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lunedì 12 ottobre 2009

Nuova sentenza shock su Genova, 100 anni ai presunti black bloc

Nuova sentenza shock su Genova, 100 anni ai presunti black bloc


A due giorni dall’assoluzione in primo grado per Gianni De Gennaro, accusato di induzione alla falsa testimonianza per il blitz alla scuola Diaz, arriva dal tribunale di Genova un’altra sentenza stupefacente. Quindici dei 24 imputati di devastazione e saccheggio sono stati condannati anche in appello a pene durissime. La seconda sezione della Corte d’Appello del capoluogo ligure ha letto la sentenza circa tre ore fa: Vincenzo Puglisi è stato condannato a 15 anni di carcere, Vincenzo Vecchi a 13 anni e 3 mesi, Marina Cugnaschi a 12 anni e 3 mesi, Carlo Cuccomarino a 8 anni. Dieci anni e nove mesi per Luca Finotti mentre per Ines Morasca, sei anni e sei mesi. Dieci anni per Alberto Funaro, sette per dario Ursino. Antonino Valguarnera, coinvolto in un episodio contestatissimo – secondo la polizia avrebbe lanciato delle bottiglie incendiarie, mai state individuate – è stato condannato ad otto anni. Durissima la reazione dei legali dei presunti black bloc, che hanno sottolineato come di fronte ai reati [tutti contro cose e nessuno contro persone] le pene siano assolutamente sproporzionate.

Tra i 9 assolti c’è anche Massimiliano Monai, il ragazzo che nelle riprese del 20 luglio a piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani, compare con una trave diretta contro uno dei defender dei carabineri. I giudici per lui hanno decretato il non doversi procedere perché è arrivata la prescrizione. Soprattutto, però, hanno sottolineato come la carica dei carabinieri a via Tolemaide era illegittima, perché avvenuta nel tratto di strada su cui il corteo partito dallo stadio Carlini era autorizzato a passare.
Il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi aveva chiesto 225 anni di carcere per i 25 imputati, seguendo la richiesta fatta in primo grado dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani. In primo grado, il tribunale condannò poi 24 imputati per un totale di 108 di reclusione; una sola imputata, Nadia Sanna, fu assolta per «non avere commesso il fatto». I pm avevano contestato a tutti il reato di devastazione e saccheggio, ma questa accusa è rimasta per sole 10 delle persone condannate.

I giudici della Corte D’Appello oltre a confermare la piena assoluzione per Nadia Sanna, hanno assolto Mauro Degli Innocenti che in primo grado era stato condannato a 6 mesi di reclusione. Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Stefano Caffagnini, Domenico Ceci, Paolo Dammicco, Federico Da Re, Filippo D’Avanzo, Fabricio Araujo Andrade, Angelo Pietro, Antonio Fiandra [assolto perché il fatto non sussiste per un diverso capo di imputazione], Omir Tabar Firouzi, Paolo Putzolu, Francesco Toto.

Intanto è arrivato il commento di Giuliano Giuliani sul verdetto della Corte d’Appello di Genova. Dopo aver ricordato la recente assoluzione del capo del Dis ed ex capo della polizia Gianni De Gennaro, «uno dei principali responsabili del disordine pubblico che le autorità hanno costruito a Genova 8 anni fa – ha dichiarato il padre di Carlo Giuliani – Oggi, per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili. 15 anni per un manifestante quando 15 anni in Italia non si danno neanche per un omicidio. Mi sembra una sentenza davvero difficile da digerire. Sembra quasi che si debba fare una compensazione perché comunque bisognava superare i 100 anni di galera. Mi sembra una cosa difficilmente comprensibile».

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