Uruguay, il Presidente “povero”
«Io non sono povero, ho tutto quello che mi serve, non ho bisogno di
circondarmi di beni costosi, l’essere presidente non mi ha cambiato. Per
me avere poco è sinonimo di libertà, di
non essere schiavo delle cose e dedicarsi al lavoro e a fare quello che
fa sentire bene, come stare in mezzo alla natura».
- Pepe Mujica, Presidente dell'Uruguay
-
L’onestà, quella vera, ormai fa sempre più notizia, rendendo straordinario ciò che dovrebbe esser ordinario.
Ha fatto il giro del pianeta la storia di José Mujica,
il Presidente dell’Uruguay che vive in maniera modesta a dispetto della sua carica politica,
ottenuta nel 2009 ma che non ha influito sul suo stile di vita. In un
mondo politico (non solo dentro i nostri confini, dove però il male è
accentuato) pieno di scandali, corruzione e stipendi da capogiro
colpisce
la piccola fattoria alle porte di Montevideo dove Mujica vive con la moglie, raggiunta dalle telecamere della BBC World.
Una casa senza pretese, tre trattori, due Maggiolini Volkswagen degli anni Ottanta,
per un patrimonio, condiviso con la compagna di vita (senatrice), dichiarato in 200 mila dollari statunitensi.
Non che l’Uruguay paghi una miseria i propri rappresentanti, certo; semplicemente
i circa 10 mila euro al mese che percepisce il Presidente li dona quasi
totalmente in beneficenza o per aiutare gli indigenti dei villaggi
attorno alla capitale, tenendo per sé poco più di 800 euro. Ma a chi lo definisce “povero” lui risponde con naturalezza:
«Io
non sono povero, ho tutto quello che mi serve, non ho bisogno di
circondarmi di beni costosi, l’essere presidente non mi ha cambiato. Per
me avere poco è sinonimo di libertà, di non essere schiavo delle cose e
dedicarsi al lavoro e a fare quello che fa sentire bene, come stare in
mezzo alla natura». Un predicatore del XXI secolo, che
non
usa social network né posta elettronica, e possiede un cellulare ormai
da collezionismo. Niente scorta, nessuna auto blu, e il palazzo
presidenziale reso dimora per i senzatetto. Roba dell’altro mondo.
Eppure Mujica, 77 anni, fa politica da decenni, da quando con il nome
di battaglia “Pepe” militava nel Movimento di Liberazione Nazionale
Tupamaros, formazione di estrema sinistra nata alla fine degli anni
Sessanta e ispirata alla rivoluzione cubana. Per l’Uruguay i Settanta
furono anni difficili, segnati anche da azioni di guerriglia dei
Tupamaros, apertamente contro i governi in carica. Famose le rapine in
banca seguite da distribuzione di cibo e soldi ai poveri di Montevideo.
Arrestato e fuggito dal carcere più volte, Mujica passò complessivamente
14 anni in galera, molti dei quali in isolamento e subendo torture:
«Quegli anni di solitudine mi hanno insegnato molto – ha dichiarato
– sono stato sette anni senza poter leggere un libro, ho dovuto pensare e farmi forza per non impazzire». È già più comprensibile, allora, come al Presidente bastino due stanze e un orto da coltivare per essere sereno.
Libero nel 1985 dopo un’amnistia, Mujica ha continuato la carriera
come deputato prima, e come ministro dell’Agricoltura poi. Eletto
presidente tre anni fa con il 53 per cento dei voti, il capo di Stato
uruguaiano sta facendo i conti con un’opposizione sempre più agguerrita,
che gli contesta i mancati progressi nell’istruzione e nelle politiche
sociali, nonostante il popolo di Uruguay si sia arricchito notevolmente
negli ultimi anni. L’aumento vertiginoso dei beni di consumo nelle case
cozza indubbiamente con lo stile di vita di Mujica, e i suoi detrattori
lo fanno notare sempre più spesso. Ma i motivi di scontro riguardano
anche i provvedimenti presi o pensati finora dal Presidente, come la
legge che consente l’aborto fino alla dodicesima settimana o la proposta
di legalizzare la cannabis e permetterne la produzione e la vendita.
Fonte:
Diritto di critica
INVECE IN ITALIA -
http://cipiri.blogspot.it/2012/12/costi-della-politica-90-onorevoli-in-piu.html
90
onorevoli in più: così il Parlamento riduce i costi della politica?
Novanta persone in più chiamate -tra i vari scopi- per ridurre il numero
dei parlamentari. Dunque, per diminuire la pressione degli onorevoli
sulle tasche degli italiani verranno chiamate altre 90 persone, di cui
dovremo pagare benefit e stipendi. Lo prevede un disegno di legge appena
approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato...
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