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lunedì 2 gennaio 2017

Roberto Formigoni Condannato a 6 anni di Carcere per Corruzione



Assolto invece dall’accusa di associazione per delinquere.
L’ex governatore della Lombardia ha infatti favorito negli appalti la clinica
privata Fondazione Maugeri in cambio di regali e vacanze. Questa la decisione della decima sezione
penale del Tribunale di Milano nel processo sul caso Maugeri e San Raffaele che ha visto tra gli
imputati anche l’ex governatore della Regione Lombardia. Oltre al carcere, l’ex governatore è stato
interdetto dai pubblici uffici per 6 anni.
 I giudici hanno poi condannato Pierangelo Daccò a 9 anni e due mesi di carcere.

A carico di Roberto Formigoni, il tribunale di Milano ha disposto anche la confisca di circa 6,6 milioni di euro, tra cui la quota del 50% di proprietà di una villa in Sardegna il cui acquisto era stato uno dei punti al centro dell’inchiesta. I giudici hanno deciso il trasferimento di quelle quote in capo allo storico amico di Formigoni, Alberto Perego, assolto.

Il senatore di Ncd Roberto Formigoni era indagato nel caso Maugeri insieme ad altre 9 persone e la
mattina del 22 dicembre è arrivata la sentenza della condanna, che è stata letta nella naxi aula della
Prima Corte d’Assise d’Appello, la stessa dei processi a carico di Silvio Berlusconi. Il tribunale di Milano ha condannato Formigoni in solido con Pierangelo Daccò e l’ex assessore Antonio Simone a versare una provvisionale complessiva alla Regione Lombardia di 3 milioni di euro nell’ambito del processo per cui oggi l’ex Governatore è stato condannato
 a sei anni di carcere per il caso Maugeri-San Raffaele.

I giudici di Milano hanno condannato anche i presunti collettori delle tangenti, Pierangelo Daccò, a 9
anni e due mesi, e l’ex assessore regionale, Antonio Simone, a 8 anni e 8 mesi. Condannati anche l’ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino, a 7 anni,
 e l’imprenditore Carlo Farina a 3 anni e 4 mesi.

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lunedì 2 novembre 2015

Giancarlo Galan Parlamentare Ruba water, lavelli e caminetti



Ora Galan vuole restituire water, lavelli e caminetti
Il parlamentare, che ha rimosso gli oggetti da Villa Rodella sottoposta a confisca scrive ai pm e si offre di ripristinarli: teme per il suo affidamento ai servizi sociali.



VENEZIA. Giancarlo Galan, ieri, ha inviato una lettera agli uffici della Procura di Venezia nella quale dichiara che intende ripristinare a villa Rodella lo «status quo ante», cioè risistemare l’immobile com’era prima che lui smontasse i sanitari dai bagni, i termosifoni e i caminetti dalle numerose stanze, e portasse via alcuni oggetti dall’ampio giardino. Si è accorto di averla combinata grossa e di aver fatto una pessima figura prima di tutto con i pubblici ministeri. O, forse, è stato il suo difensore, l’avvocato Antonio Franchini, a spiegargli che water, lavandini e caloriferi non sono arredi e quindi non avrebbe dovuto smontarli e portarli via come si trattasse di tavoli o armadi. Fatto sta che adesso l’ex ministro e ancora deputato di Forza Italia ha scelto di fare un passo indietro soprattutto con la mente rivolta all’udienza che lo aspetta il prossimo 4 novembre, tra undici giorni.

L’ultima beffa di Galan: portati via lavelli e water

Nel trasloco fatti staccare anche i termosifoni: ora villa Rodella non è abitabile L’ex governatore rischia un’indagine per danneggiamento a un bene confiscato
Il primo mercoledì del prossimo mese dovrà infatti comparire davanti al giudice di Padova del Tribunale di sorveglianza, al quale i suoi difensori hanno chiesto di assegnarlo ai servizi sociali. Questo comporta prima di tutto che possa uscire di casa, dove adesso è costretto a rimanere trovandosi agli arresti domiciliari. Galan, deve scontare i due anni e dieci mesi di reclusione ai quali è stato condannato dal giudice veneziano Giuliana Galasso, che ha accolto il patteggiamento su cui si erano accordati i pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini da una parte e i suoi difensori dall’altra. Per ottenere i servizi sociali deve dimostrare che c’è un’istituzione, una cooperativa sociale disposta ad accoglierlo per farlo lavorare e i legali dell’ex governatore del Veneto ne hanno trovata una, che opera con gli immigrati, pronta a farlo.
Naturalmente, dev’esserci il via libera del giudice, ma quello che ha combinato Galan durante il trasloco potrebbe diventare un ostacolo. L’esponente politico ha già accumulato una condanna definitiva e il danneggiamento provocato dai distacchi di sanitari, caminetti e termosifoni potrebbe essere considerato un reato da lui commesso. Il magistrato potrebbe proprio per questo dire no alla richiesta presentata dai difensori per l’ammissione ai servizi sociali e mantenerlo agli arresti domiciliari nella sua casa, che ora si trova a Rovolon. La villa di Cinto Euganeo, che è confiscata e quindi proprietà dello Stato ormai dal 3 luglio (giorno in cui la sentenza per corruzione è passata in giudicato), ora è nelle mani dell’Agenzia del demanio che già in questi giorni avrebbe dovuto nominare un tecnico per valutarne il valore, ma i danneggiamenti provocati da Galan ritarderanno il procedimento. Il funzionario dell’Agenzia ha già dichiarato che nello stato in cui si trova ora l’immobile non è abitabile ma l’ex ministro ha assicurato con la sua lettera che sistemerà tutto. Soltanto dopo, quindi, partirà la perizia per la valutazione e sulla base della cifra indicata dovrebbe finire all’asta. Nel caso entrasse nelle casse dello Stato una cifra inferiore ai due milioni e 600 mila euro che Galan deve restituire, i pubblici ministeri di Venezia potrebbero sequestrargli altri beni.


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giovedì 8 ottobre 2015

Chi è IGNAZIO MARINO



Chi è
 IGNAZIO MARINO 

Chirurgo dei trapianti di fama internazionale, Ignazio R. Marino , Direttore della Divisione Trapianti e Chirurgia Epato-Biliare del Thomas Jefferson University Hospital e Professore di Chirurgia al Jefferson Medical College della Thomas Jefferson University. 
Ad oggi, il Prof. Marino ha eseguito personalmente più di 650 trapianti d’organo e ha pubblicato oltre 500 articoli scientifici e 3 libri. Arriva a Jefferson dall’University of Pittsburgh Medical Center e dall’Italia dove ha diretto l’ Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione, nato dalla joint venture fra l’University of Pittsburgh Medical Center e il Governo Italiano. 
Specializzato in chirurgia generale e vascolare, il Prof. Marino è stato Assistant Professor di Chirurgia dal 1983 al 1990 presso l’Università Cattolica di Roma. Nello stesso periodo ha frequentato per 4 anni i due centri trapianto più prestigiosi al mondo, il Centro Trapianti dell’University of Cambridge, diretto dal Prof. Sir Roy Y. Calne e il Pittsburgh Transplantation Institute, diretto dal Prof. Thomas E. Starzl. 
Nel 1989 ha accettato un incarico fisso alla University of Pittsburgh, dove è diventato Professore di Chirurgia. E’ stato inoltre responsabile di diversi servizi clinici presso lo University of Pittsburgh Medical Center e il Children’s Hospital di Pittsburgh, Direttore Associato del National Liver Transplant Center of the Veterans Affairs Medical Center di Pittsburgh (uno dei pochi programmi di trapianto di fegato finanziati dal Governo degli Stati Uniti) e Direttore della European Medical Division dello University of Pittsburgh Medical Center. 
Nel 2001, è stato insignito col riconoscimento ufficiale della National Italian American Foundation e del Console Generale d'Italia in Pennsylvania, per il prestigio internazionale ed i brillanti risultati ottenuti nel campo della chirurgia dei trapianti. 
In Italia è stato uno dei tre consulenti nominati con decreto del Ministro della Salute per fare parte della Consulta Tecnica Permanente per i Trapianti. E' stato membro del primo Centro Nazionale Trapianti nominato dal Governo Italiano nel Febbraio del 2000. 
Sempre in Italia, fra il 1999 e il 2002 ha eseguito la prima serie di trapianti di fegato (sia da donatore cadavere che da donatore vivente) a sud di Napoli e, nell’estate del 2001, il primo trapianto d’organo su paziente sieropositivo. 
Ha ricevuto più di 50 riconoscimenti internazionali, compreso il "35° Oscar dell’Anno" per i risultati ottenuti in campo medico. E’ membro di 27 società scientifiche, fra le quali l’American Society of Transplant Surgeons, l’American Association for the Study of Liver Diseases, l’American College of Surgeons, l’International Liver Transplantation Society e l’American Hepato Pancreato Biliary Association. 
Fa parte del Comitato Editoriale di 10 riviste scientifiche internazionali fra cui Transplantation, Clinical Transplantation, Digestive Diseases and Sciences and the Journal of Investigative Surgery. 
Il Prof. Marino è a capo dell’equipe che ha sperimentato con grande successo una nuova combinazione di farmaci immunosoppressivi per ridurre gli episodi di rigetto nei pazienti sottoposti a trapianto di fegato. I risultati dello studio sono stati descritti in un articolo pubblicato nel settembre 2004 sulla rivista Transplantation.

Ad oggi il prof. Marino è Sindaco di Roma.


Maturità Classica: Collegio S. Giuseppe De Merode, Roma, Italia 
Laurea in Medicina e Chirurgia : Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Roma, Italia 
Elective Clinical Clerkship : Department of Pediatric Surgery of the Hospital for Sick Children, London, England

Scuola di Specializzazione: Chirurgia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Catania, Catania, Italia.
Corso di Epatologia, British Postgraduate Medical Federation, King’s College, Londra, UK.
Scuola di Specializzazione: Chirurgia Vascolare, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia.
Research & Clinical Fellowship : Chirurgia dei Trapianti, Department of Surgery, University of Cambridge Clinical School, Cambridge, UK.
Fellowship: Chirurgia dei Trapianti Multiorgano, Thomas E. Starzl Transplantation Institute, University of Pittsburgh, School of Medicine, Pittsburgh, PA, USA.

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Ignazio Marino ha Cambiato ROMA #iostoconmarino

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sabato 5 aprile 2014

416ter : Niente pene per il politico corruttibile.


416ter. Niente pene per il politico corruttibile. 
Borsellino: “Ecco cos’è andato a fare Berlusconi da Napolitano”

La "messa a disposizione" del politico nei confronti di un mafioso per "qualunque" utilità non è più punibile. Si mettano il cuore in pace quanti avevano intravisto nel 416ter la possibilità di combattere un sistema marcio, la realizzazione del sogno di Giovanni Falcone di stroncare i rapporti tra politica e criminalità organizzata, di porre un freno a quell'emorragia di soldi che svaniscono per corruzione (in Italia si parla di 60 miliardi di euro annui). A permettere tutto questo, l'Aula della Camera, che, nella giornata di ieri ha approvato in terza lettura un emendamento della maggioranza riferibile al 416ter, che senza alcuna modifica sarebbe divenuto finalmente legge. Quella sullo scambio politico-mafioso. E, invece, non c'è neanche troppo da sorprendersi, tutto è da rifare: il testo finirà ora in Senato per la quarta lettura e l'antimafia viene colpita direttamente al cuore.

L'ultima modifica è allarmante. Con essa, infatti, decade la punibilità della promessa, compiuta da un politico, di mettersi a disposizione del mafioso qualora lo scambio non vada a buon fine. Se, per esempio, un mafioso decidesse all'ultimo di tirarsi indietro e non sottostare agli accordi, per qualsiasi motivo, ecco allora che il contatto tra i due non è considerato penalmente rilevante. Il che implica come il politicante possa continuare indisturbato a cercar altrove altri interessi da far collimare, senza esser punito per la sua corruttibilità.

E se invece lo scambio andasse in porto? Ecco allora che la pena prevista varia dai 4 ai 10 anni di carcere. Meno di quelli inizialmente previsti nel testo e nel codice penale: dai 7 ai 12.

Una modifica pesantissima, dunque, a cui però si sono detti quasi tutti favorevoli: i voti contrari sono stati soltanto 61, contro 310 sì. Persino il relatore, Davide Mattiello, del Pd, ha votato a favore dell'emendamento, scatendando la delusione del M5s.

"Eravamo pronti a votare la versione definitiva da portare in aula", ha spiegato infatti la deputata Giulia Sarti, "il relatore Mattiello del Pd insieme alla maggioranza e agli altri partiti hanno ceduto alle pretese di Forza Italia e hanno di nuovo modificato questo articolo che di fatto sarà inefficace", dato che "stiamo svuotando il 416 ter dal suo nucleo originario".

Critiche durissime alla modifica sono piovute anche da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via D'Amelio. "Ieri in Commissione Giustizia, alla Camera, è successo un fatto gravissimo", ha scritto sul proprio profilo Facebook. "Il 416tre, l'articolo che persegue i patti tra politica e mafia, è stato svuotato e reso inefficace e inapplicabile, le pene sono state ridotte, è stato eliminato l'articolo che permetteva la la condanna per un politico che si metta a disposizione della mafia."

"Adesso è chiaro cosa è andato a fare ieri Berlusconi da Napolitano", ha concluso Borsellino. "Ieri Mancino, oggi Berlusconi, un imputato e un condannato dal garante della trattativa. Questo il risultato."

TUTTE LE CRITICHE – Sia sul fronte dell’abbassamento delle pene che sulla cancellazione della norma sulla punibilità del politico che si “mette a disposizione” (e non solo) non mancano le perplessità. Con il rischio che l’attesa riforma del 416 ter alla fine sia svuotata di senso, a causa del compromesso raggiunto. I motivi li ha spiegati anche Bruno Tinti sul Fatto, sottolineando tutte le storture del testo. L’aula ha stabilito che «il politico che promette di mettersi a disposizione di un’associazione mafiosa in cambio di voti non è punibile se poi i voti non gli vengono dati», ha ricordato. Ma non solo: anche sulla riduzione delle pene previste, ora da 4 ai 10 anni, i cambiamenti rischiano di annacquare la riforma. Questo perché con pene fino a 4 anni non si va in galera ed è previsto l’affidamento ai servizi sociali. Tinti, con sarcasmo, ha sottolineato come «le attenuanti generiche non si negano a uno scambista incensurato (sono sempre incensurati, li salva la prescrizione)». Anche se gli scambisti vengono puniti con 6 anni, se si toglie un terzo per via delle attenuanti, ne resteranno soltanto quattro. Tradotto, niente galera.

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domenica 5 gennaio 2014

VIDEO: Josè Mujica : Il Presidente Più Povero Del Mondo


Josè Mujica 

 Il Presidente Più Povero Del Mondo


IL MIGLIOR DISCORSO DEL MONDO 

 Presidente Josè Mujica
guarda e leggi ...
VIDEO: Josè Mujica : Il Presidente Più Povero Del Mondo: IL MIGLIOR DISCORSO DEL MONDO   Presidente Josè Mujica . . Il discorso che vorremmo ascoltare da ogni politico.  Il Pre...


"La mia idea di vita è la sobrietà. 
Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro.
 Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. 
Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. 
E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari.
 Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. 
Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà.
 E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. 
L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, 
che però ti tolgono il tempo per vivere."

José Mujica, Presidente dell’Uruguay

In questo video si vede la sua casa, la sua vita, lo si ascolta parlare con quel suo tono calmo ma deciso, umile e determinato. Mujica ha aperto le sue porte alla giornalista di Al Jazeera, una casa umile, da contadino, piena di tazzine e stoviglie in mostra, un cagnolino zoppo che gira per casa e sedie normali, insomma niente di quello che possiamo trovare in una casa di un “presidente” di quelli a cui siamo abituati, dove il lusso regna sovrano, dove ogni cosa ha il suo posto e ogni cosa viene fatta da una persona specifica, domestici, maggiordomi e tirapiedi, Mujica offre un caffè alla giornalista e lo fa con le sue mani!
E lui spiega: “Un presidente deve servire la sua gente. Per me i poveri sono coloro che hanno bisogno di troppo, perché vivono perennemente nell’insoddisfazione”. Poi parla con la giornalista le racconta la sua vita parla della liberalizzazione della marjiuana, dell’umanità del Papa, ammira suo trattare con modernità la chiesa e del ritorno alle basi, all’umiltà e afferma di avere grande rispetto per il Papa, nonostante lui sia ateo. Il presidente spazia quindi da un argomento all’altro con grande facilità e disinvoltura.
Poi parla anche dell’America: “L’america ha paura, molto paura, perché nella sua storia si è creata dei nemici. Chi ha nemici ha paura. Ma il ventre dell’america latina sta conquistando anche la società americana. Tutto è destinato a cambiare.” Insomma un video dove il presidente appare ancora più umano, più “comune“, più vicino al suo popolo. Quanto rispetto per quest’uomo? Quanti ce ne vorrebbero come lui? Ascoltate e guardate il video, nonostante lui parli nella sua lingua e i sottotitoli spani in inglese, è facile capire il significato dei suoi discorsi, ha un modo di parlare calmo e puntuale, proprio come una persona che vuole essere ascoltata ma soprattutto capita.

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Uruguay, il Presidente “povero”

 

Uruguay, il Presidente “povero”


«Io non sono povero, ho tutto quello che mi serve, non ho bisogno di circondarmi di beni costosi, l’essere presidente non mi ha cambiato. Per me avere poco è sinonimo di libertà, di non essere schiavo delle cose e dedicarsi al lavoro e a fare quello che fa sentire bene, come stare in mezzo alla natura».

- Pepe Mujica, Presidente dell'Uruguay
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Consegna una pistola e riceverai computer e bicicletta


Uruguay: Consegna una pistola e riceverai computer e bicicletta

Jose Mujica, il presidente dell’Uruguay.

Questo presidente così diverso dagli altri ...
LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2013/01/uruguay-jose-mujica-il-presidente-piu.html

Josè Mujica, il presidente più povero del mondo


Mentre i leader di altri paesi poveri vivono in lussuosi palazzi e i parlamentari risiedono in suite di hotel a 5 stelle, il presidente dell' Uruguay, Josè Mujica, primo presidente al mondo ad aver donato il 90% del suo stipendio ai poveri, vive in un' antico casale situato a pochi chilometri di distanza dalla capitale .
77 anni, vegetariano, vive con sua moglie e il suo cane a tre zampe in una casa colonica semi fatiscente e il il bene più prezioso in possesso di questo contadino part-time è il suo vecchio “maggiolino”.
Il carismatico presidente uruguaiano José Mujica si è rifiutato di adattare il suo stile di vita alle “trappole della ricchezza “ che derivano dall'essere la figura più potente del paese...

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giovedì 3 ottobre 2013

Scontro politico al Senato Italiano ; Chi ha vinto e chi ha perso


the winner is… la Troika

InGlass-Steagall su 3 ottobre 2013 a 7:44 AM
Draghi-e-NapolitanoChi ha vinto e chi ha perso nello scontro politico al Senato? 
Che cosa rappresenta l’ennesimo strappo in Parlamento? 
Il contesto nel quale collocare questo scontro è lo stesso che provocò la caduta del Governo Berlusconi nel 2011, si constata che la morsa della Troika non accenna a allentare la presa sull’Italia.
Andiamo con ordine, nei giorni scorsi il Fatto Quotidiano ha riportato la notizia che il presidente del Consiglio Enrico Letta, il governatore della Banca centrale europea MarioDraghi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono dati appuntamento a casa di Eugenio Scalfari, che la domenica seguente, nell’editoriale “Napolitano-Letta-Draghi: lo scudo Italia-Europa” si è lasciato andare ad un bel po’ di indicazioni.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-eccola-vera-p4-eu-genio-scalfari-attovaglia-napolitano-mario-draghi-ed-enrico-letta-63536.htm
Scalfari ha dettato così le regole di ingaggio al Governo Letta: deve durare, i Ministri Pdl devono prendere le distanze dalle indicazioni del ‘padrone’ del Pdl, rivelando le preoccupazioni dell’establishment europeo per le influenze del Cavaliere:
“Ma ora è emerso, con la condanna a lui inflitta dalla magistratura sua nemica, che quel governo necessario è diventato impossibile. A meno che non faccia atto di sottomissione ai suoi voleri, collabori alla sua difesa e al suo riscatto e soprattutto capovolga la sua politica e adotti quella da lui perseguita. Quella politica ci porterebbe fuori dall’euro? Pazienza. Fuori dall’Europa? Ancora pazienza. Forse sarebbe addirittura un vantaggio, potremmo tornare padroni della nostra moneta, padroni di stamparla, di svalutarne il cambio per incentivare le esportazioni, riguadagnando così una maggiore competitività. E dopo tre o quattro anni di questa cura, rientrare in Europa e nella moneta europea a bandiere spiegate.
Questo è l’obiettivo di fondo, ma non è detto che non si possa realizzare “senza spargimento di sangue”. Perciò, per ora, il governo Letta resti pure in vita ma ad una condizione: adotti quella politica. I cinque ministri del Pdl restino pure ai loro posti ma impongano al riluttante presidente del Consiglio il programma prescritto dal loro padrone. Se non lo faranno saranno sconfessati come traditori; se tenteranno di fare quanto possono ma senza risultati, allora il governo cadrà e si andrà a votare.“
http://www.repubblica.it/politica/2013/09/22/news/napolitano_letta_draghi_lo_scudo_italia-europa_di_eugenio_scalfari-67005465/
lettera-e-firma-enrico-lettaQuanto accaduto al Senato il 2 ottobre 2013 ricorda molto da vicino il 12 novembre 2011 quando alle 21:42 Silvio Berlusconi si dimise da presidente del Consiglio.
Scrivemmo del Governo dei Banchieri, della intromissione della Troika nella politica interna (ricorderete la lettera di agosto a firma di Trichet e Draghi), ma chi ne parlava era bollato come cospirazionista.
Senonchè l’ex membro della BCE Lorenzo Bini Smaghi se ne è uscito con dichiarazioni sorprendenti nel libro pubblicato nell’aprile 2013 ma evidentemente ancora poco letto, “Morire di austerità. Democrazie europee con le spalle al muro“. Lo ha segnalato il 12 settembre in un articolo Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph: nel 2011 Silvio Berlusconi minacciò di uscire dall’Euro, e subito dopo venne “assassinato politicamente”.
http://vocidallestero.blogspot.it/2013/09/telegraph-litalia-aveva-formulato-dei.html
Ci troviamo tuttora in quel contesto: il Governo Letta si muove in continuità con il bocconiano Mario Monti, lo certifica Gustavo Piga sul Sole24Orequesto Governo è più austero di quello Monti.
http://www.gustavopiga.it/2013/fatto-questo-governo-e-piu-austero-di-quello-monti/
Del resto, di che stupirsi? Enrico Letta inviò all’insediamento di Mario Monti il foglietto: “Mario, quando vuoi indicami forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno sia ufficialmente, sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo, ed allora i miracoli esistono! Enrico
In buona sostanza, il governo italiano è sotto la cura dell’Austerità, chi tenta di allontanarsene viene estromesso, è quanto avvenuto anche in Grecia. Siamocommissariati.
Poniamoci qualche riflessione:
1) Se lo domanda KrugmanMa dove sono gli economisti pro-austerity?
Cioè perfino i cattivi maestri sono spariti di scena, non tentano più di giustificare la scelta; ma i governi continuano a seguire ricette sbagliate.
enrico-letta2) Troppo comodo offrire al popolino la chiave di lettura di uno scontro tra pro e contro Berlusconi e così ecco servito l’assist per disinformare: ci hanno fatti fessi e contenti. Quanta strada avremo da compiere prima di tornare a un’Italia da miracolo economico? Prima di allora, abbiamo 2 opzioni: o con umiltà diffondiamo le analisi dei più seri economisti (anzichè affidarci alle decisioni prese a cena nella casa di Scalfari con Draghi Napolitano e Letta) oppure ancora una volta verremo catturati nel rito collettivo di accendere dei ceri per placare l’ira delle divinità dello spread e farci il miracolo.
3) Lor Signori, portatori delle direttive della Troika, stanno facendo la loro carriera. Godono di protezioni e sponde importanti, difendono l’Euro e l’ideologia ‘più mercato, meno stato‘. E quando Telecom è finita com’è finita non hanno mosso un dito, guardavano altrove, d’altronde è la mano invisibile dei mercati che risolve ‘casualmente’ le faccende.
Avanti quindi con lo smantellamento dell’apparato industriale, via le perle di stato, ciao ciao a Eni, Enel, Finmeccanica. 
Per certo le sofferenza delle banche italiane determinano l’impegno di nuove importanti risorse per la ricapitalizzazione e quindi prevedibilmente parti del sistema bancario finiranno per essere preda di qualche fondo estero: così si riduce il lavoro, i contributi allo stato sociale, per forza di cose il gettito fiscale sarà minore, e giocoforza si dovrà intervenire a operare tagli alla spesa pubblica.
Questo programma ha un nome in codice: Riforme Strutturali.
E così Mario Draghi rilancia: l’Italia: “Faccia le riforme (strutturali, ndr), per il suo bene”
A voi le parole di Enrico Letta, sembra che il video risalga al 2011, viene da commentare che fanno carriera perché sanno bene ciò che fanno.
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mercoledì 13 febbraio 2013

Raffaele Fitto condannato a quattro anni

Raffaele Fitto: l’ex ministro Pdl condannato a quattro anni

 - E' colpevole di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d'ufficio

Raffaele Fitto è stato condannato a quattro anni di reclusione. E’ arrivata la sentenza di primo grado nei confronti dei 30 imputati – tra cui l’ex ministro degli Affari regionali  (del Pdl) e l’imprenditore ed editore romano Giampaolo Angelucci. Il processo che li interessa è quello La Fiorita, alla seconda sezione collegiale del tribunale di Bari. Fitto è ancora capolista alla Camera in Puglia per le prossime elezioni politiche.

 – L’ex ministro Raffaele Fitto, parlamentare del Pdl, e’ stato condannato a 4 anni di reclusione dal tribunale di Bari al termine del processo su presunti illeciti in appalti. Fitto e’ stato riconosciuto colpevole di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio. Assolto da peculato e da un altro abuso d’ufficio Il tribunale ha condannato Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia, per la presunta tangente da 500.000 euro che il politico del Pdl avrebbe ricevuto dall’editore e imprenditore romano Giampaolo Angelucci. Riconosciuto anche l’illecito finanziamento, per lo stesso importo della presunta tangente, ricevuto dal partito dell’ex presidente, ‘La Puglia Prima di Tutto’. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2005. Il processo, che si e’ svolto dinanzi al tribunale collegiale di Bari, riguarda l’esistenza di un presunto accordo illecito finalizzato ad assicurare alla societa’ ‘Fiorita’ le concessioni di servizi di pulizia, sanificazione ed ausiliariato da parte di enti pubblici e di Asl pugliesi, e l’affidamento di un appalto da 198 milioni di euro ad una societa’ di Angelucci per la gestione di 11 Residenze sanitarie assistite (Rsa)
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 IL PROCESSO – Nel mirino i svariati casi di corruzione, falso e turbativa d’asta contestati agli imputati, negli anni tra il 1999 e il 2005, quando Fitto era presidente della Regione Puglia. Il pm Renato Nitti ha chiesto per lui la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione. I suoi difensori, gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Luciano Ancora, hanno chiesto invece l’assoluzione del loro assistito. Tra i reati contestati all’ex governatore pugliese, l’appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di 11 residenze sanitarie assistenziali. La gara fu vinta al tempo dalla ditta Angelucci, i cui pm hanno chiesto per il dirigente la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Altro oggetto di discussione in aula la presunta tangente da 500mila euro versata dall’imprenditore come forma di “illecito finanziamento” al Partito delle Libertà.

 LE INDAGINI – Tutto iniziò nel 2005, quando Fitto fu indagato dalla procura barese, dopo la vicenda del finanziamento di 500 mila euro da parte di Tosinvest, società di Antonio Angelucci, verso la lista “La Puglia prima di tutto”, creata da Fitto stesso per concorrere alle regionali del 2005. Secondo i pm, quel denaro fu la tangente pagata per la gestione delle oltre dieci Rsa. Il 20 giugno 2006 la Procura chiese alla Camera dei deputati l’autorizzazione a procedere agli arresti domiciliari dell’ex governatore, nel mentre diventato deputato. La Camera respinse grazie a 457 voti su 462 presenze in aula. Nell’ottobre del 2009 la procura chiede il rinvio al giudizio per lui e altri indagati. L’11 dicembre 2009 il gup rinvia a giudizio Fitto per abuso d’ufficio, due episodi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti, peculato e un altro abuso e lo proscioglie per i reati di associazione a delinquere e tre episodi di falso e per concussione, “perché il fatto non sussiste”.

 LA DIFESA – Fitto si è più volte dichiarato innocente. “Quella che la Procura sostiene essere una tangente – replicò nell’udienza di fino gennaio – è un finanziamento contabilizzato che ha passato il vaglio della Corte dei Conti e della Camera dei deputati”. Secondo l’ex ministro, i pm avrebbero “ignorato numerose intercettazioni telefoniche” che lo scagionerebbero con l’obiettivo “non di accertare reati, ma di trovare la responsabilità di qualcuno”. Tra le anomalie, denunciate da Fitto, la sua iscrizione nel registro degli indagati nel febbraio 2005, a “23 mesi di distanza, dall’avvio dell’indagine a suo carico”. La Regione Puglia, come le Asl di Foggia, Lecce e Taranto, costituitesi parte civile, ha chiesto un risarcimento milionario. In particolare, le Asl di Foggia e Lecce hanno quantificato in 10 milioni di euro ciascuna il risarcimento danni, chiedendo 1 milione di provvisionale. La Asl di Taranto ha quantificato in 150 milioni di euro il danno subito chiedendone la metà, 75 milioni di euro, come provvisionale.


di Stefania Carboni

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giovedì 6 settembre 2012

Napoli: Cesaro e quella lettura alla Totò


Cesaro e quella lettura alla Totò.

 Il video fa il giro del web - video

Il presidente della Provincia di Napoli diventa un tormentone in rete


 Luigi Cesaro, attuale presidente della provincia di Napoli e contemporaneamente anche deputato della Repubblica Italiana, non conosce l'italiano, non lo sa parlare e nemmeno leggere.
Questo finora non lo sapevano in molti, ma solo ed esclusivamente residenti della provincia partenopea.
A Napoli in molti sanno che Cesaro, soprannominato Giggino a' purpett, è diventato presidente e deputato non certo per le sue qualità oratorie, i suoi titoli accademici o professionali, ma solo in nome e per conto del suo padrino politico, Nicola Cosentino, e i suoi "amici" e affiliati.
Ora, in occasione del vertice mondiale dell'ONU sulle città (il world urban forum) che malauguratamente per giggino si è svolto proprio a Napoli, il presidente Cesaro ha dovuto portare i saluti istituzionali della provincia.
Malgrado il discorso scritto, l'esito del suo intervento è stato a dir poco delirante. E la credibilità internazionale del nostro paese, già messo a dura prova dalle barzellette e i bungabunga di Berlusconi, scende sempre più ai livelli dell'Uganda. con tutto il rispetto per gli ugandesi.
Basta cliccare qui sotto e ascoltare l'on. Cesaro fino alla fine di questo suo encomiabile intervento, per rendersene conto.

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http://www.cadoinpiedi.it/2012/09/05/cesaro_e_quella_lettura_alla_toto_il_video_fa_il_giro_del_web_-_video.html
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mercoledì 15 luglio 2009

In Honduras, dopo il gople, lo stallo politico

In Honduras, dopo il gople, lo stallo politico

Marica Di Pierri Associazione A Sud

Il presidente deposto Manuel Zelaya ha lanciato un ultimatumo al governo golpista di Micheletti. La mediazione internaziona, rafforzata dalle prese di posizione dell'Osa e dell'Onu non riesce a ottenere che i golpisti rinuncino al potere.

Nonostante i tentativi di negoziazione del presidente del Costa Rica – e premio Nobel per la Pace – Oscar Arias e le raccomandazioni della comunità internazionale che ha auspicato l’immediato reintegro del deposto presidente Manuel Zelaya alla guida del piccolo paese centroamericano, l’Honduras è ancora lungi dall’essere pacificato.
A più di due settimane dal Golpe, continuano in Honduras le manifestazioni – quasi quotidiane – contro il governo de facto di Roberto Micheletti, insediatosi al potere dopo il golpe civico-militare dello scorso 28 giugno che ha spodestato il presidente costituzionalmente eletto.
Martedì mattina Manuel Zelaya ha dato un ultimatum al governo golpista affermando che «se al più tardi durante la prossima riunione del tavolo di mediazione che si riunirà a San Josè [capitale del Costa Rica, ndr] non si troverà il modo di reintegrare il legittimo governo alla guida del paese, daremo per fallita la mediazione di Oscar Arias e cercheremo altre strade per restaurare la democrazia in Honduras». Zelaya ha aggiunto che se il governo de facto di Micheletti continuerà a rifiutarsi di adempiere alle raccomandazioni dell’Organizzazione degli stati americani [Osa] e delle Nazioni unite non c’è alra via che quella di andare oltre la mediazione e tentare altre strade.
Zelaya ha anche criticato l’atteggiamento del governo golpista parlando di «pratiche volte a ritardare il processo di mediazione e di repressione sistematica contro la popolazione civile», compiuta ad esempio «attraverso la violazione del diritto alla libera circolazione e alla libertà di espressione».
La dichiarazione di Zelaya è arrivata dopo l’annuncio di Micheletti, che si era detto disponibile a concedere un’amnistia al presidente deposto, nel caso questi accettasse di presentarsi al cospetto delle autorità giudiziarie honduregne. Micheletti ha contemporaneamente escluso ogni possibilità che Zelaya venga reinsediato alla presidenza del paese.
Nonostante tali dichiarazioni, la comunità internazionale continua coesa nel non voler riconoscere il nuovo governo ed esige l’immediato reintegro di Zelaya al potere. In Egitto nei giorni scorsi 118 paesi hanno condannato energicamente il colpo di stato, riaffermando di non essere disposti a riconoscere come legittimo nessun governo se non quello di Zelaya.
La settimana scorsa una delegazione di osservatori internazionali del Guatemala ha pubblicato un rapporto dettagliato che ha documentato e portato alla luce le gravi violazioni perpetrate dall’esercito golpista contro la popolazione.
Intanto il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki Moon ha annunciato ieri di voler contribuire personalmente alla risoluzione della crisi in Honduras, offrendo «collaborazione tecnica per la mediazione» e dichiarando piena disponibilità a riguardo ad Arias.
In Honduras continuano intanto le mobilitazioni a favore di Zelaya, anche se gradualmente meno frequenti. Il governo golpista ha annunciato la sospensione del coprifuoco nel paese a partire da domenica scorsa.
Zelaya conta sull’appoggio di gran parte dei governi della regione. Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha chiesto nei giorni scorsi agli Stati uniti di mettere in atto le azioni necessarie a dimostrare concreto appoggio al presidente deposto. Allo stesso modo i governi di Bolivia e Uruguay hanno diramato una nota nella quale esprimono nuovamente solidarietà a Zelaya e al popolo dell’Honduras.
Il governo di Micheletti ha risposto dichiarando nuovamente che lascerà il potere a gennaio al vincitore delle elezioni politiche previste per l’anno nuovo, aprendo alla possibilità di elezioni anticipate se si troverà un accordo tra i principali partiti politici e le autorità. Ciascuno insomma continua a rimanere sulle proprie posizioni, senza cedere di un passo alla mediazione internazionale. Uno stallo preoccupante e dagli esiti imprevedibili.

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