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venerdì 4 maggio 2018

Giornalisti Uccisi : 530 Reporter in 5 anni



 Il giornalismo in tutto il mondo è sotto attacco, tra la polarizzazione politica e l’innovazione tecnologica che ha facilitato la rapida diffusione di discorsi di incitamento all’odio, misoginia e fake news, i quali spesso portano i governi ad adottare ulteriori restrizioni sulla libertà di espressione. L’allarme arriva dall’ultimo rapporto dell’Unesco – World Trends in Freedom of Expression e Media Development Report – in occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa (proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1993).

Dal 2012 al 2016 nel mondo sono stati uccisi 530 giornalisti, una media di due alla settimana, e solo in un caso su dieci viene fatta giustizia. “L’impunità per i crimini contro i giornalisti rimane la norma”, afferma il dossier dell’agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura, precisando che nel 92% dei casi, i giornalisti uccisi erano reporter locali. Negli ultimi dieci anni invece, come spiega il vice direttore generale dell’Unesco, Getachew Engida, “sono stati 800 i giornalisti uccisi, e di questi crimini circa 9 su 10 sono andati impuniti”.

“Siamo tutti d’accordo che non esiste democrazia senza libertà di espressione e non c’è sviluppo senza democrazia”, ha aggiunto. Inoltre, il numero di volte in cui è stato chiuso l’accesso a Internet è passato da 18 nel 2015 a 56 nel 2016, e sono aumentati anche blocchi e filtri. Anche se il pubblico che ha accesso a internet è aumentato, passando dal 34% della popolazione mondiale
 nel 2012 al 48% nel 2017.

Il rapporto spiega che per una “serie di motivi, tra cui la sicurezza nazionale, i governi monitorano sempre più i media e chiedono anche il ritiro delle informazioni online, in molte circostanze non solo in relazione a discorsi di incitamento all’odio o contenuti che incoraggiano l’estremismo violento, ma pure in casi di legittimo posizionamento politico”.

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martedì 20 marzo 2018

Tecniche di Cambridge Analytica: Escort , Mazzette e profili facebook



Non solo profili facebook, anche escort e mazzette:
 Channel 4 svela tecniche di Cambridge Analytica.
 A svelare quale sarebbe il modus operandi della società coinvolta nello scandalo globale su Trump e la Brexit un'inchiesta condotta da un reporter sotto copertura di Channel 4 News, emittente britannica, che si e' intrufolato con una telecamera nella sede dell'azienda spacciandosi per il rampollo di una ricca famiglia dello Sri Lanka desideroso di acquisire una maggiore reputazione politica a scapito degli avversari.

Escort, ex spie, mazzette e fake news per aiutare i propri clienti a vincere le elezioni, in qualunque parte del mondo essi si trovino. Molta tecnologia ma anche metodi antichi quelli cui avrebbero fatto ricorso gli uomini della Cambridge Analytica, la societa' con sede nel Regno Unito che e' al centro del datagate che sta travolgendo Facebook. Societa' che ha lavorato anche per la campagna di Donald Trump ed è venuta in possesso di dati che sarebbero stati usati per influenzare anche il voto sulla Brexit. A svelare quale sarebbe il modus operandi della Cambridge Analytica un'inchiesta condotta da un reporter sotto copertura di Channel 4 News, emittente britannica, che si e' intrufolato con una telecamera nella sede dell'azienda spacciandosi per il rampollo di una ricca famiglia dello Sri Lanka desideroso di acquisire una maggiore reputazione politica a scapito degli avversari. 

Escort ucraine Il giornalista ha cosi' incastrato il presidente della Cambridge Analytica, Alexander Nix, e altri manager della societa', colti con le mani nel sacco. Uno dei suggerimenti dati da Nix al finto cliente e' stato lo scenario del sexy scandalo per screditare gli avversari politici, facendoli avvicinare da alcune escort ucraine. Spie e mazzette Un'altra opzione messa sul tavolo - come si evince dalle conversazioni filmate - e' stata quella di utilizzare degli ex 007 dei servizi di sua maesta' in contatto con la societa'. Tra le offerte anche quella di bustarelle e tangenti con cui corrompere e incastrare le vittime inconsapevolmente filmate. "questi sono solo degli esempi delle cose che possiamo fare e che sono state fatte", avrebbe quindi concluso Nix che nega di aver mai usato le tattiche descritte nel servizio di Channel 4 News. 

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venerdì 8 gennaio 2016

Isis uccide reporter donna rimasta a Raqqa


Ruqia Hassan scriveva su internet con lo pseudonimo Nisan Ibrahim

Siria: Isis uccide l’unica reporter donna rimasta a Raqqa.

 “Loro mi tagliano la testa, io ho la dignità”

Sfidava l’Isis con articoli ironici sul web, uccisa l’unica giornalista indipendente di Raqqa
Ruqia Hassan denunciava le condizioni di vita nella roccaforte del Califfato in Siria

Ad annunciarlo sono stati gli attivisti locali citati dall’associazione giornalistica Syria Direct. La donna, 30 anni, sarebbe stata uccisa a settembre dagli uomini dell'autoproclamato Califfato

È stata uccisa l’unica reporter indipendente donna che da Raqqa, roccaforte jihadista in Siria, aveva continuato a osare sfidare negli ultimi mesi l’Isis con le sue cronache cittadine, le sue denunce e la sua sferzante ironia sul web. Lo annunciano attivisti locali citati dall’associazione giornalistica Syria Direct e ripresi oggi da media britannici, stando ai quali da ottobre sale ad almeno 5 il numero dei giornalisti controcorrente assassinati dai seguaci del Califfo. 

“ERA UNA SPIA”  
La morte della ragazza, Ruqia Hassan, fattasi conoscere sulla rete come una coraggiosa “citizen journalist”, talvolta con lo pseudonimo di Nisan Ibrahim, risalirebbe a qualche tempo fa. Ma solo nei giorni scorsi sembra che l’Isis abbia comunicato ai genitori di averla «giustiziata» in quanto «spia», raccontano gli attivisti, diffondendo anche quelli 
che vengono presentati come gli ultimi tweet di Ruqia. 

L’ARMA DELL’IRONIA  
«Sono a Raqqa e ho ricevuto minacce di morte - vi si legge - ma quando l’Isis mi arresterà e mi ucciderà sarà tutto ok, perché loro mi taglieranno testa e io ho la dignità. Meglio che vivere nell’umiliazione sotto l’Isis». L’Independent traduce poi l’ultimo post sul profilo Facebook della ragazza, pubblicato a luglio per ironizzare sulla guerra al wi-fi dichiarata dai jihadisti nella sua città. «Avanti - scriveva Ruqia - tagliateci internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno». 

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Un video rubato nascondendo la telecamera sotto il niqab, il velo nero che copre obbligatoriamente tutte le donne che vivono a Raqqa, la capitale del califfato islamico, in Siria. Lo ha girato una giovane della città siriana, da oltre un anno sotto il tallone delle milizie islamiste. Si vedono le vie piene di barbuti armati, come nella Kabul ai tempi dei taleban. Da due uomini a bordo di una macchina arriva un rimprovero: “Ehi, che fai”. La giovane viene rimproverata perché mostra parte del viso. Ma risponde con ironia: “Si vede che il mio niqab è trasparente”.
Poi la giovane entra in un seminterrato: un Internet Point nel cuore di Raqqa. Madri e ragazze che comunicano con parenti all’estero, molti in Francia, via e-mail e Skype. Le giovani sono le più radicalizzate, non vogliono tornare in Europa “perché ci troviamo bene qui”. E un’altra: “Tutto quello che vedete sulle tv occidentali è falso!”. E le madri non capiscono una scelta così radicale.

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