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sabato 8 aprile 2017

Introduzione del Reato di Tortura in Italia



Reato di Tortura in Italia

Per otto italiani su 10, Amnesty dovrebbe continuare a presidiare i casi di violazioni internazionali, senza dimenticare i fatti italiani: Bolzaneto al G8 di Genova, le torture inflitte a Stefano Cucchi e l'assassinio di Giulio Regeni sono i casi di grave violazione dei diritti umani
più presenti nella mente degli italiani

Solo il 33 per cento degli italiani ritiene che in Italia avvengano casi di tortura, a fronte di un 50 per cento secondo cui questa non avviene nel nostro Paese (il 17 per cento dice di non saperlo). I risultati dell’indagine, realizzata da Doxa per Amnesty International su un campione rappresentativo della popolazione italiana over 30, vengono resi noti proprio nella giornata in cui l’Italia ha riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto subito nella caserma di Bolzaneto
 durante il G8 di Genova del 2001.


Nonostante una percentuale così alta di italiani non creda ci siano casi di tortura nel Paese, l’indagine evidenzia che comunque la mancanza di rispetto per i più elementari diritti umani viene considerata una materia importante su cui intervenire, al punto che sei italiani su 10 sono favorevoli all’introduzione di uno specifico reato di tortura. Per otto italiani su 10, Amnesty dovrebbe continuare a presidiare i casi di violazioni internazionali, senza dimenticare i fatti italiani: Bolzaneto al G8 di Genova, le torture inflitte a Stefano Cucchi e l’assassinio di Giulio Regeni sono i casi di grave violazione dei diritti umani più presenti nella mente degli italiani.


Amnesty lancia la campagna di raccolta fondi con il 5×1000. “Sebbene un italiano su due ritenga che la tortura nel nostro paese non esista, la sensibilità verso la difesa e le violazioni dei diritti umani che hanno ottenuto maggiore spazio sui mezzi d’informazione destano interesse e partecipazione“, dichiara Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia. E prosegue: “Da questa indagine emerge con chiarezza che dobbiamo continuare a lavorare con tutte le nostre forze per portare all’attenzione delle istituzioni, dell’opinione pubblica e dei media il tema della tortura, far crescere la consapevolezza su quello che avviene nel nostro paese e fuori dai nostri confini,
dare voce a chi non ce l’ha”.


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domenica 6 ottobre 2013

ECOLOGIA: Nigeria, la Shell deve pagare un miliardo di dolla...

Nigeria, la Shell deve pagare 

un miliardo di dollari per

 bonificare la regione



Nigeria, nuovo rapporto di Amnesty International sull'inquinamento nel Delta del Niger: la Shell deve impegnarsi a pagare un miliardo di dollari per bonificare la regione. 
Il 22 novembre iniziativa a Roma


In un rapporto diffuso oggi, intitolato "La vera tragedia: ritardi e mancanze nella gestione delle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger", Amnesty International e il Centro per l'ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd) hanno affermato che la Shell deve impegnarsi a pagare una quota iniziale di un miliardo di dollari per...
continua a leggere ...
ECOLOGIA: Nigeria, la Shell deve pagare un miliardo di dolla...: Nigeria, nuovo rapporto di Amnesty International sull'inquinamento nel Delta del Niger: la Shell deve impegnarsi a pagare un miliar...

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mercoledì 13 febbraio 2013

Grecia : Stanno assaltando i supermercati


 La Grecia è crollata, definitivamente, sotto il peso dei debiti contratti con la BCE.Ma in Italia nessuno ne parla perche' siamo in campagna elettorale,l'attenzione dei media e' stata spostata sulle dimissioni del Papa,mentre l'Europa brucia!

Stanno assaltando i supermercati. Ma non si tratta di banditi armati. Si tratta di gente inviperita e affamata, che non impugna neanche una pistola, con la complicità dei commessi che dicono loro “prendete quello che volete, noi facciamo finta di niente”. Si tratta della rivolta di 150 imprenditori agricoli, produttori di agrumi, che si sono rfiutati categoricamente di distruggere tonnellate di arance e limoni per calmierare i prezzi, come richiesto dall’Unione Europea. Hanno preso la frutta, l’hanno caricata sui camion e sono andati nelle piazze della città con il megafono, regalandola alla gente, raccontando come stanno le cose.

Si tratta di 200 produttori agricoli, ex proprietari di caseifici, che da padroni della propria azienda sono diventati impiegati della multinazionale bavarese Muller che si è appropriata delle loro aziende indebitate, acquistandole per pochi euro sorretta dal credito agevolato bancario,quelli hanno preso i loro prodotti della settimana, circa 40.000 vasetti di yogurt (l’eccellenza del made in Greece, il più buon yogurt del mondo da sempre) li hanno caricati sui camion e invece di portarli al Pireo per imbarcarli verso il mercato continentale della grande distribuzione, li hanno regalati alla popolazione andandoli a distribuire davanti alle scuole e agli ospedali

Si tratta anche di due movimenti anarchici locali, che si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto: basta cortei e proteste, si va a rapinare le banche: nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa. Rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa. La polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte senza consentire loro di farsi rappresentare dai legali. Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni.

E così, è piombata la sezione europea di Amnesty International, con i loro bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi, che hanno realizzato una inchiesta, raccolto documentazione e hanno denunciato ufficialmente la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione Europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.

Siamo venuti così a sapere che il più importante economista tedesco, il prof. Hans Werner Sinn, (consigliere personale di Frau Angela Merkel) sorretto da altri 50 economisti, avvalendosi addirittura dell’appoggio di un rappresentante doc del sistema bancario europeo, Sir Moorald Choudry (il vice-presidente della Royal Bank of Sctoland, la quarta banca al mondo) hanno presentato un rapporto urgente sia al Consiglio d’Europa che alla presidenza della BCE che all’ufficio centrale della commissione bilancio e tesoro dell’Unione Europea, sostenendo che “la Grecia deve uscire, subito, temporaneamente dall’euro, svalutando la loro moneta del 20/ 30%, pena la definitiva distruzione dell’economia, arrivata a un tale punto di degrado da poter essere considerata come “tragedia umanitaria” e quindi cominciare anche a ventilare l’ipotesi di chiedere l’intervento dell’Onu”.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11461
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sabato 18 agosto 2012

Le contorsioni politiche di Amnesty International



Amnesty per l’occupazione?

Ashley Smith spiega cosa c’è dietro le contorsioni politiche di Amnesty International

La maggior parte delle persone associa Amnesty International con la lotta alla tortura, la protesta contro la pena di morte e l’impegno per la liberazione dei prigionieri politici. Conosciuta per queste importanti campagne, nell’ultimo decennio Amnesty si è opposta alla guerra in Iraq e ha chiesto la chiusura del campo di reclusione americano presso la Baia di Guantanamo, a Cuba.
Pertanto, gli attivisti contro la guerra presenti a Chigago durante il vertice della NATO dello scorso Maggio sono stati scioccati dal vedere che Amnesty International USA ha ricoperto le fermate degli autobus cittadine con manifesti che recitavano: “Diritti Umani per le donne e le ragazze in Afghanistan: NATO, sostieni il progresso!”.
Ancora peggio, Amnesty USA ha organizzato di sua iniziativa un “vertice ombra” in contemporanea con quello della NATO, ospitando Madeleine Albright, il famigerato Segretario di Stato di Bill Clinton, che sarà sempre ricordata per la sua cinica risposta alla domanda – postale durante la trasmissione 60 Minutes – circa le sanzioni contro l’Iraq degli anni novanta. Il corrispondente Lesley Stahl chiese, “Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti. Sono ancora di più di quelli morti a Hiroshima. Ne valeva la pena?”, la Albright rispose “Penso sia stata una scelta molto difficile, ma crediamo ne valesse la pena”.
Con una vera e propria criminale di guerra quale sua relatrice speciale, il vertice ombra di Amnesty USA ha lanciato una campagna come se auspicasse una estensione dei “buoni lavori” della NATO in Afghanistan. I suoi relatori e i materiali promozionali riciclavano la giustificazione “femminista” dell’invasione e dell’occupazione militare tipica di George Bush – che la NATO avrebbe liberato le donne dall’oppressione dei Talebani.
Amnesty USA dice in una “Lettera aperta ai presidenti Obama e Karzai”: “Oggi, tre milioni di ragazze vanno a scuola, in confronto praticamente a nessuna sotto i Talebani. Le donne costituiscono il 20% dei laureati. La mortalità materna e quella infantile sono diminuite. Il 10% di giudici e procuratori sono donne, rispetto a nessuna durante il regime dei Talebani. Questo è ciò che intendiamo per progresso: i miglioramenti per i quali le donne hanno lottato durante l’ultimo decennio”.
Si faccia un confronto con la propaganda della NATO: “In dieci anni di collaborazione, le vite di uomini, donne e bambini afghani sono migliorate significativamente per quanto riguarda la sicurezza, l’educazione, la cura della salute, il benessere economico e il rispetto di diritti e libertà. C’è da fare di più, ma siamo determinati a lavorare insieme per assicurare il sostanziale progresso che abbiamo realizzato nel passato decennio”.
Semplicemente non c’è alcuna differenza.

La verità sulle donne durante l’occupazione della NATO
Queste affermazioni sono ridicole. L’occupazione NATO dell’Afghanistan ha sviluppato un regno del terrore nei confronti di tutta la popolazione del Paese, infliggendo repressione, attaccando le feste di matrimonio e appoggiando il Presidente burattino Hamid Karzai e il suo corrotto regime di signori della guerra.
Anche il New York Times ammette che non c’è stato praticamente alcun sviluppo. Un suo editoriale riporta: “Secondo la Banca Mondiale, circa il 97% del PIL dell’Afghanistan, pari a 15,7 miliardi di dollari, viene dall’aiuto internazionale militare e allo sviluppo e dalle spese effettuate nel Paese dalle truppe straniere.”
Ogni affermazione di funzionari statunitensi o della NATO circa il miglioramento delle condizioni degli afghani dovrebbe essere valutata con profondo sospetto. Nella più recente esposizione delle loro bugie circa lo sviluppo, un’ìnchiesta del Congresso ha rivelato che l’ospedale Dawood, finanziato dagli USA, ha imprigionato i suoi pazienti in “condizioni stile-Auschwitz”. Come ha riferito Democracy Now!: “Fonti anonime dell’Esercito hanno diffuso fotografie scattate nel 2010 che mostrano pazienti severamente trascurati, affamati all’ospedale Dawood, considerato il gioiello della corona del sistema sanitario afghano, dove è trattato il personale militare del Paese. Le foto mostrano pazienti molto emaciati, alcuni sofferenti di cancrena e ferite infestate da vermi”.
Le condizioni delle donne in Afghanistan non costituiscono un’eccezione a questo quadro generale. Né la NATO né il regime di Karzai hanno migliorato i diritti delle donne – Karzai ha firmato una normativa che conferisce ai mariti il potere di costringere a far sesso e privare di cibo le proprie mogli. Come Sonali Kolhatkar, fondatrice della Missione delle Donne Afghane, e Mariam Rawi, dell’Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan, hanno scritto: “Sotto i Talebani, le donne erano confinate nelle proprie case. Non veniva loro permesso di lavorare o frequentare la scuola. Erano povere e senza diritti. Non avevano accesso all’acqua pulita o alle cure mediche, ed erano costrette ai matrimoni, spesso ancora bambine. Oggi, nella maggior parte dell’Afghanistan le donne vivono nelle stesse precise condizioni, ma con una notevole differenza: sono circondate dalla guerra.”
Dopo più di un decennio di occupazione militare, l’aspettativa media di vita per le donne afghane è pari a 51 anni. Il Paese è ultimo al mondo nella classifica della mortalità sia materna che infantile. L’UNICEF riferisce che il 68% dei bambini con meno di cinque anni soffre di malnutrizione.
Con l’inizio delle operazioni di controguerriglia volute da Obama, le condizioni per le donne sono drammaticamente peggiorate, non migliorate. “Il conflitto alle soglie di casa” scrivono Kolhatkar e Rawi “mette in pericolo le loro vite e quelle delle loro famiglie. Non porta loro diritti nell’ambito domestico o nella vita pubblica, e le rinchiude ulteriormente nella prigione costituita dalle loro stesse abitazioni”.
Ecco perché Malalai Joya, ex membro del Parlamento afghano, presume che l’unica buona cosa che USA e NATO possano fare è andarsene dal suo Paese. In una dichiarazione durante la dimostrazione contro il vertice NATO, ella ha detto: “In Afghanistan abbiamo molti problemi – il fondamentalismo, i signori della guerra, i Talebani. Ma avremmo una migliore probabilità di risolverli se avessimo la nostra auto-determinazione, la nostra libertà, la nostra indipendenza. Le bombe della NATO non daranno mai democrazia e giustizia all’Afghanistan o a nessun altro Paese”.

Per chi conosce l’inglese, la lettura può continuare qui.
Scoprirà, fra le altre cose, che lo scorso mese di Gennaio è stata designata quale nuovo direttore esecutivo di Amnesty International USA la signora Suzanne Nossel, fresca da un incarico al Dipartimento di Stato di Hillary Clinton, paladina dell’”interventismo umanitario” insieme a Samantha Power, Susan Rice e la stessa Clinton.
Non prima di essere stata assistente dell’ambasciatore USA presso l’ONU Richard Holbrooke ai tempi dei bombardamenti della NATO sull’ex Jugoslavia e direttore operativo di Human Rights Watch (HRW), nonché di aver inventato il termine “smart power”, assunto da Hillary Clinton quale parola d’ordine della politica estera a stelle e strisce durante l’amministrazione Obama.
http://byebyeunclesam.wordpress.com/


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mercoledì 18 maggio 2011

Un francobollo per celebrare i 50 anni di Amnesty International


Un francobollo per celebrare i 50 anni di Amnesty International



Un francobollo per celebrare i 50 anni di Amnesty International


Dal 28 maggio sarà in vendita a 60 centesimi il francobollo che celebra l'impegno, ormai cinquantennale, di Amnesty International.

Autoadesivo, è prodotto in tre milioni e seicentomila esemplari raccolti in fogli da quarantacinque. La vignetta riproduce il logo del sodalizio e la scritta "50 anni per i diritti umani", mentre sul fondino sono ripetute a tappeto parole, come prigionieri di coscienza, tortura, rifugiati, discriminazione, crimini di guerra, bambini soldato, commercio di armi, povertà, pena di morte e violenza sulle donne, "che indicano gli obiettivi altamente umanitari perseguiti".

Lo "Spazio Filatelia" Piazza San Silvestro, 20 - Roma utilizzerà, il giorno di emissione, l'annullo speciale realizzato a cura della Filatelia di Poste Italiane. Il francobollo e i prodotti filatelici saranno posti in vendita presso gli Uffici Postali, gli Sportelli Filatelici del territorio nazionale, gli "Spazio Filatelia" di Roma, Milano,Venezia, Napoli, Trieste, Torino e sul sito www.poste.it.

"Un giorno del 1961, in Portogallo, due studenti alzarono in aria i loro calici di vino per brindare alla libertà in un paese, tra i molti, dove la libertà non esisteva. Per questo semplice gesto, furono arrestati"- ricorda la presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, Christine Weise, cui è dovuto anche il bollettino illustrativo che accompagnerà il francobollo.

"Venuto a conoscenza del fatto, il 28 maggio del 1961, l'avvocato inglese Peter Benenson lanciò dalle colonne del quotidiano di Londra The Observer un 'appello per l'amnistia': il suo articolo 'I prigionieri dimenticati' raccontava la vicenda dei due giovani portoghesi e di altri che, come loro, in altri Paesi, erano stati arrestati solo per aver espresso le loro opinioni". Sono passati 50 anni da quella campagna mondiale che accese i riflettori sui prigionieri dimenticati del pianeta. "Da allora il mondo è cambiato e Amnesty International, l'associazione nata dall'idea di Benenson, è stata ed è ancora parte attiva di questo cambiamento. E quella candela accesa è il suo simbolo"- ha aggiunto Weise.

I risultati ottenuti "sono il frutto dell'impegno di chi dedica il proprio tempo alla difesa dei diritti umani, contribuendo a sostenerla concretamente. Amnesty International è un movimento autofinanziato, che vive solo grazie alle iscrizioni e alle donazioni del pubblico. Ecco perché, questo prezioso francobollo è uno strumento importante per aiutare Amnesty International a essere, nei prossimi 50 anni, ancora più forte" - ha concluso Weise.

http://www.amnesty.it/francobollo-per-celebrare-50-anni-amnesty-international


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venerdì 1 aprile 2011

Lampedusa crisi umanitaria, Amnesty International


La delegazione di Amnesty International 

presenta le prime conclusioni della missione


Questa mattina la delegazione di Amnesty International presente a Lampedusa ha reso note alla stampa le prime conclusioni della missione di ricerca effettuata sull'isola nelle ultime 48 ore. La delegazione è composta da Charlotte Phillips del Segretariato Internazionale, Anneliese Baldaccini, dell'Ufficio Istituzioni europee e Giusy D'Alconzo della Sezione Italiana dell'organizzazione per i diritti umani.

"La gestione fallimentare della situazione creatasi a Lampedusa nelle scorse settimane ha determinato una crisi umanitaria che poteva e doveva essere evitata" - ha dichiarato Charlotte Phillips. "Nelle ultime settimane, migliaia di cittadini stranieri sono stati abbandonati sull'isola, nonostante provenissero da paesi colpiti dalla povertà, dalla guerra o in piena crisi politica".

"Tutto ciò risulta incomprensibile, soprattutto alla luce del numero di arrivi a Lampedusa, veramente poco rilevante se paragonato al flusso di circa 400.000 persone che in queste settimane hanno cercato rifugio nei paesi confinanti con la Libia, come Tunisia ed Egitto" - ha proseguito Charlotte Phillips.

Senza accesso a servizi igienico-sanitari ed esposte alle intemperie, ancora ieri circa 4000 persone dormivano come capitava: per terra, sulla spiaggia, senza coperte. I più fortunati si sono organizzati con tende fatte di sacchi per la spazzatura recuperati in giro.

"Nonostante questo quadro agghiacciante, ognuno è rimasto calmo e si è adattato alla situazione, compresi gli abitanti di Lampedusa che hanno dimostrato solidarietà e generosità" - ha dichiarato Giusy D'Alconzo.

La delegazione di Amnesty International ha espresso preoccupazione per il futuro delle persone trasferite e in via di trasferimento da Lampedusa. "Abbiamo riscontrato come le persone arrivate a Lampedusa non abbiano ricevuto informazioni su ciò che le attende" - ha proseguito D'Alconzo. "Non è ancora chiaro dove saranno inviate e quale sarà lo status giuridico dei centri destinati ad accoglierle. In assenza di un piano preciso, il rischio è quello di un ricorso generalizzato alla detenzione".

"I bisogni individuali di tutte le persone che hanno raggiunto e raggiungeranno l'Italia devono essere esaminati in modo adeguato" - ha precisato Anneliese Baldaccini. "A queste persone dev'essere garantito l'accesso a procedure effettive ed eque di asilo, ciò che non è evidentemente stato possibile sinora a Lampedusa a causa della situazione caotica creatasi sull'isola. Le autorità italiane devono tener fede ai loro obblighi internazionali sui diritti umani. Ciò significa venire incontro agli immediati bisogni di queste persone e desistere da espulsioni collettive o rimpatri sommari".

Anneliese Baldaccini ha poi criticato l'atteggiamento dell'Unione europea, i cui governi devono "riconoscere la responsabilità di aver condotto e concluso negoziati con paesi terzi, senza garanzie sui diritti umani. Non si è ancora sentita una voce chiara e netta di autocritica per gli accordi fatti in questi anni con Tunisia e Libia, improntati sul blocco dei flussi piuttosto che sul rispetto dei diritti umani".

La delegazione di Amnesty International spera di visitare oggi pomeriggio il "villaggio della solidarietà" di Mineo, in provincia di Catania, dove sono stati trasferiti, secondo una logica incomprensibile, molti richiedenti asilo le cui procedure erano state già avviate e che erano pronte a essere esaminate dalle commissioni territoriali per il riconoscimento dell'asilo.
 

Ascolta l'intervista (in inglese) a Charlotte Phillips della delegazione di Amnesty International a Lampedusa.


FINE DEL COMUNICATO  

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