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giovedì 21 marzo 2019

G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i Black Bloc


G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i black bloc.     Arriva l’ammissione delle autorità inglesi


G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i black bloc. 

Arriva l’ammissione delle autorità inglesi

Si faceva chiamare Rod Richardson, ma era un poliziotto che per anni ha vissuto da infiltrato nel movimento No Global. Le autorità inglesi rubarono l’identità a un bambino morto nel 1973 per effettuare l’operazione di spionaggio.

Un elmetto da rocciatore, un paio di occhiali simili a quelli utilizzati per le immersioni subacquee, una maschera antigas e un fazzoletto rosso intorno al collo. Se esistesse un "manuale del perfetto black bloc" probabilmente indicherebbe di conciarsi in questo modo per resistere alle manganellate della polizia e ai gas lacrimogeni. Di black bloc si cominciò a parlare nel luglio del 2001, da quelle 
contestazioni al G8 di Genova che fecero il giro del mondo. Per anni nelle fila del movimento 
antagonista si è detto che in quelle giornate erano certamente presenti infiltrati della polizia nelle fila dei contestatori, tesi che però sono state spesso smentite oppure bollate come "complottiste". Ebbene, che nelle fila dei manifestanti ci fossero anche agenti di polizia è oggi ufficiale. Il "black bloc" descritto in apertura di questo pezzo si chiamava Rod Richardson, era un poliziotto infiltrato che assunse l’identità di un bambino morto e visse sotto copertura tra i movimenti anarchici inglesi per almeno quattro anni. Ad ammetterlo, per la prima volta dopo 16 anni, è stata la stessa polizia inglese messa alle strette da una commissione parlamentare d'inchiesta.

Chi era l'agente infiltrato nei black bloc Rod Richardson
. Come spiega, tra i manifestanti del "blocco nero" erano certamente presenti anche dei provocatori delle forze dell'ordine e la storia di Rod Richardson è emblematica. Il sospetto è un agente – di cui non è noto il vero nome – abbia rubato l'identità a un bambino nato il 5 gennaio del 1973 e morto lo stesso giorno. Il Guardian ha rintracciato i genitori del piccolo: "Riteniamo che un ufficiale di polizia abbia rubato l’identità del bimbo – ha testimoniato l’avvocato della famiglia Jules Carey davanti alla commissione – e che sia stato impiegato 
sotto copertura almeno dal 2000 al 2003?. Che l'infiltrato sia passato anche da Genova nel 2001 lo 
dicono alcune fotografie e le testimonianze dei "compagni" dell'epoca. Una delle immagini che ne 
rivelano la presenza ritrae Richardson di fronte a un’auto in fiamme in corso Italia. Da quell'incendio 
scaturì una delle molte cariche della polizia, che spesso prendevano di mira le aree pacifiche del corteo ignorando del tutto i membri dei black bloc. Attivisti politici dell'epoca hanno raccontato come “Rodders”, questo il soprannome del finto insurrezionalista, era noto nella galassia del "movimento anticapitalista" come un ragazzo particolarmente "sprezzante nel violare la legge e affrontare i poliziotti negli scontri di piazza". Per gli ambienti della sinistra che parteciparono alle contestazioni di Genova era impossibile sospettare che fosse un agente sotto copertura.

Per la prima volta da 16 anni, dunque, vi è la certezza che agenti stranieri si infiltrarono nel movimento italiano. Resta ora da capire – almeno nel caso di Rod Richardson – quale fosse la sua vera identità e cosa fece effettivamente al G8 di Genova, in particolare se si spinse a commettere reati e chi coordinasse il suo lavoro investigativo. Domande alle quali potrebbe tentare di dare una risposta la Procura di Genova se deciderà di approfondire il caso.

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sabato 8 aprile 2017

Introduzione del Reato di Tortura in Italia



Reato di Tortura in Italia

Per otto italiani su 10, Amnesty dovrebbe continuare a presidiare i casi di violazioni internazionali, senza dimenticare i fatti italiani: Bolzaneto al G8 di Genova, le torture inflitte a Stefano Cucchi e l'assassinio di Giulio Regeni sono i casi di grave violazione dei diritti umani
più presenti nella mente degli italiani

Solo il 33 per cento degli italiani ritiene che in Italia avvengano casi di tortura, a fronte di un 50 per cento secondo cui questa non avviene nel nostro Paese (il 17 per cento dice di non saperlo). I risultati dell’indagine, realizzata da Doxa per Amnesty International su un campione rappresentativo della popolazione italiana over 30, vengono resi noti proprio nella giornata in cui l’Italia ha riconosciuto i propri torti nei confronti di sei cittadini per quanto subito nella caserma di Bolzaneto
 durante il G8 di Genova del 2001.


Nonostante una percentuale così alta di italiani non creda ci siano casi di tortura nel Paese, l’indagine evidenzia che comunque la mancanza di rispetto per i più elementari diritti umani viene considerata una materia importante su cui intervenire, al punto che sei italiani su 10 sono favorevoli all’introduzione di uno specifico reato di tortura. Per otto italiani su 10, Amnesty dovrebbe continuare a presidiare i casi di violazioni internazionali, senza dimenticare i fatti italiani: Bolzaneto al G8 di Genova, le torture inflitte a Stefano Cucchi e l’assassinio di Giulio Regeni sono i casi di grave violazione dei diritti umani più presenti nella mente degli italiani.


Amnesty lancia la campagna di raccolta fondi con il 5×1000. “Sebbene un italiano su due ritenga che la tortura nel nostro paese non esista, la sensibilità verso la difesa e le violazioni dei diritti umani che hanno ottenuto maggiore spazio sui mezzi d’informazione destano interesse e partecipazione“, dichiara Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia. E prosegue: “Da questa indagine emerge con chiarezza che dobbiamo continuare a lavorare con tutte le nostre forze per portare all’attenzione delle istituzioni, dell’opinione pubblica e dei media il tema della tortura, far crescere la consapevolezza su quello che avviene nel nostro paese e fuori dai nostri confini,
dare voce a chi non ce l’ha”.


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G8 2001 Bolzaneto: Governo Ammette Abusi e Violenze della Polizia

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mercoledì 16 luglio 2014

ITALIA : in Povertà 10 Milioni di Persone


in povertà di 10 milioni di persone 

I numeri sono quelli del Censis, rielaborati da quel sociologo politico fitto di acume che è Marco Revelli. Quelli che secondo l’istituto di ricerca ci fanno “fragili, spaventati, dipendenti”. La povertà relativa riguarda 8 milioni e 272 mila persone, il 13,38 % degli italiani, per un totale di 2 milioni e 734 mila famiglie. Più dell’intera popolazione del Piemonte e a quasi quella della Lombardia. Che “povertà” però? Questa: una famiglia di due membri che spenda mensilmente meno di 992 euro, un singolo meno di 595, una famiglia di 4 tra genitori e figli meno di 1.617. È il dato più grave dell’Ue a 15 e anche in quella a 27 siamo messi male. Il 69% è al Sud, essendo il nostro Meridione in assoluto l’area più povera d’Europa, con un’incidenza sul totale del 27%, un cratere.

Un altro elemento che esula dalle cifre sulla povertà, ma traduce in numeri il concetto Istat di “deprivazione materiale”, è quello che deriva dalle risposte del campione alla domanda “È tollerabile nel vostro bilancio famigliare annuo una spesa straordinaria di 700 euro?”. Avete letto bene, proprio 700 euro in un anno, i danni di un incidente stradale o una malattia lieve, o una cartella di Equitalia… O la cifra che nelle spese delle giunte regionali è spicciolame, mancia… Il 29% degli intervistati risponde di no, che con 700 euro l’anno in meno andrebbero sotto, affogherebbero. Stiamo parlando del 29% delle famiglie italiane, cioè circa 18 milioni di persone. Altre voci analizzate e testimoniate da Revelli sono le “passività bancarie” e le relative sofferenze, cresciute da un anno all’altro del 55%. Pensate al Sud e basta? Sbagliate. In Lombardia tali “sofferenze” sono cresciute in quattro anni del 150%. Prego leggere con calma i dati, rileggerli e sistemarli in un orizzonte mentale (e se volete emotivo…) adeguato. E gli sfratti per morosità? Nell’ultimo triennio siamo passati da 34 mila azioni esecutive a oltre 56 mila.

Ogni anno – esemplifica Revelli – una città come Cuneo si svuota completamente… E ci sarebbero diversi altri numeri, quelli ancora peggiori che dalla “povertà relativa” ci trasferiscono polverizzando gli eufemismi nell’alveo della povertà senza aggettivi… Avete letto fin qui? Sì? Ebbene, lo confesso: vi ho “raggirato” sia pure con le migliori intenzioni. Sono dati e parole dal Censis 2010, avete letto bene, 2010, già analizzati su queste colonne. I dati dell’Istat di ier l’altro, 14 luglio 2014 in cui da noi non è stata presa alcuna Bastiglia né allora né (temo) mai, ci dicono invece di una soglia di povertà ancora cresciuta negli ultimi due anni e mezzo. Un dato su tutti: un italiano su 10 è in povertà assoluta, leggi tranquillamente “miseria”.

 Tutto questo è avvenuto sotto i nostri occhi
Per 20 anni Abbiamo Parlato di Marachelle del Pregiudicato di Arcore , Donne Escort , Corna nelle Foto di Rito , Botte al G8 di Genova , Nessun Controllo al Passaggio Lira Euro , 
 L'Aquila e le Casette di Paglia.

Poi Monti con il suo loden “tedesco” dalle proteste si affacciava Grillo e poi un pesce in barile di nome Letta smaltava da nipote un cognome eccellente, e infine gemmava nel tripudio da 40,8 % l’uomo della Provvidenza, adesso accusato di autoritarismo e antidemocrazia.

P.S. L’unico che dal soglio che occupa pare si interessi davvero alla soglia di povertà è di sicuro Papa Francesco: ma almeno ridia il maltolto delle tasse graziate alle proprietà ecclesiastiche e faccia regredire quella soglia specifica, che è di ricchezza. 
E' questo che ci attendiamo da Sua Santità?



FONTE ISTAT
In Italia ci sono 10.048.000 di persone che vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione. Tra questi oltre 6 milioni (6.020.000) sono poveri assoluti, cioè non riescono ad acquistare beni e servizi per una vita dignitosa (9,9%). È quanto ha rivelato l'Istat nel report sulla povertà in Italia.

Nel 2012 i poveri assoluti erano l'8% della popolazione (4.814.000). Nel 2013 tra le famiglie l'incidenza della povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9%. In Italia sono coinvolte circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all'anno precedente.

AL SUD OLTRE 3 MLN DI PERSONE IN POVERTÀ ASSOLUTA. La situazione è peggiorata soprattutto per effetto dell'aumento di poveri assoluti registrato nel Mezzogiorno (dal 9,8% al 12,6%). Tra il 2012 e il 2013 l'incidenza di povertà relativa tra le famiglie è stabile (dal 12,7% al 12,6%), ma l'incidenza di povertà assoluta è aumentata, specie al Sud: sono poveri in maniera assoluta 725 mila persone in più tra quelle che vivono nel Mezzogiorno. Nel 2012 i poveri assoluti al Sud erano 2.347.000, nel 2013 3.072.000.

OLTRE 1,4 MLN DI POVERI UNDER 18. Rispetto ai dati del 2013 sono in aumento anche i minori che vivono in condizioni di povertà assoluta: sono il 13,8% del totale, pari a 1 milione 434 mila persone. Il dato è peggiorato rispetto al 2012 quando gli under 18 poverissimi erano 1 milione 58 mila (10,3% del totale). STANNO PEGGIO ANZAINI E FAMIGLIE NUMEROSE. Stanno peggio anche gli anziani (i poveri assoluti sono 888 mila, il 7% della popolazione di riferimento), soprattutto se vivono con un altro anziano. Nel 2012 l'incidenza si fermava a 5,8%. La povertà assoluta continua ad aumentare tra le famiglie con tre o più componenti e soprattutto tra quelle con figli, in particolare se minori (dall'8,9% al 12,2%).


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mercoledì 3 ottobre 2012

Sentenza Diaz : "Ora De Gennaro si dimetta"


- “Le motivazioni della sentenza Diaz, uscite oggi, sono di estrema importanza”.

 Lo ha dichiarato oggi l’ex portavoce del Genoa Social Forum durante il G8 del 2001 Vittorio Agnoletto. “Infatti: stabiliscono definitivamente che l’assalto alla scuola fu totalmente immotivato e avvenne in assenza di qualunque provocazione; individuano –ha dichiarato- precise responsabilità in tutta la catena di comando, dai dirigenti presenti davanti alla scuola fino ai vertici nazionali della polizia, senza nessuna esclusione, cancellando così qualunque tentativo di relegare le responsabilità delle violenze a qualche singola “mela marcia”.

 Ma il punto più importante delle motivazioni oggi depositate è l’esplicito coinvolgimento di De Gennaro nelle responsabilità della notte cilena; infatti secondo la Cassazione l’ordine di De Gennaro di procedere ad arresti di massa prevalse sulla necessità di rispettare la legalità durante la perquisizione. De Gennaro non è stato condannato perché non era imputato in questo processo, ma, dopo quanto ha scritto la Cassazione, la sua permanenza nel governo Monti come sottosegretario alla sicurezza è incompatibile con la lealtà democratica e il rispetto della Costituzione che deve avere chi è chiamato a ricoprire ruoli di tale responsabilità.
 Mi auguro che ci sia qualche parlamentare che abbia un sussulto di dignità e ne chieda le immediate dimissioni. Il coinvolgimento di De Gennaro da parte della Corte di Cassazione apre anche un’altra questione di enorme importanza: è impensabile che il capo della polizia di allora abbia potuto assumere simili decisioni senza il coinvolgimento, o almeno senza aver informato il governo nelle figure del Presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno, nelle persone di Berlusconi e Scajola che dovrebbero essere chiamati pubblicamente a rispondere delle loro responsabilità.
 Le motivazioni della sentenza –conclude- restituiscono dignità e speranza ad una generazione e a centinaia di migliaia di giovani che, andati a Genova per manifestare per un mondo migliore sono stati prima stritolati dalla violenza dello stato e poi criminalizzati come se fossero dei delinquenti”. 

http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Sentenza-Diaz-Agnoletto-Ora-De-Gennaro-55971.aspx

Scuola Diaz, la Cassazione: “Massacro ingiustificabile che ha screditato l’Italia”

Durissime le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di 25 poliziotti e ha portato alla rimozione di diversi alti gradi del Viminale. "Odioso il comportamento dei vertici", che al G8 di Genova del 2001 avallarono un blitz deciso solo "per riscattare l'immagine della polizia". In seguito alla "esortazione" dell'allora numero uno Gianni De Gennaro

“Un massacro ingiustificabile“, “una pura esplosione di violenza“. E’ il timbro finale della corte di Cassazione sull’irruzione alla scuola Diaz condotta dalla Polizia di Stato durante il G8 di Genova del 2001, conclusa con oltre 60 feriti su 93 arrestati. “La condotta violenta” della polizia ha “gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”, si legge nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza che il 5 luglio scorso ha condannato 25 poliziotti presenti al blitz, compresi diversi alti funzionari del Viminale poi decaduti dai loro incarichi a causa dell’interdizione dai pubblici uffici sancita dai giudici. Tra i condannati Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Oltre a Vincenzo Canterini, allora comandante del Reparto mobile di Roma, ormai a riposo.
A questo proposito, la sentenza firmata dai consiglieri Piero Savani e Stefano Palla mette in evidenza  “l’odiosità del comportamento” di chi, “in posizione di comando a diversi livelli come i funzionari, una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi così da una condotta che aveva gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze”. Ce n’è anche per l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, mai indagato nel processo principale sulle violenze alla Diaz e assolto in un procedimento parallelo per induzione alla falsa testimonianza. C’era “l’esortazione rivolta da capo della polizia ad eseguire arresti” dopo due giorni di scontri fuori controllo, scrivono i giudici, alla base della decisione di intervenire nella scuola quando ormai il G8 era finito.
DAI VERTICI “CARTA BIANCA” SULLA VIOLENZA. “L’assoluta gravità – si legge nella sentenza numero 38085 – sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni”. Per questo si può affermare che si è “trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime”. E se questo è potuto succedere, è perché  “la mancata indicazione, per via gerarchica, di ordine cui attenersi” si è tradotta “in una sorta di carta bianca, assicurata preventivamente e successivamente all’operazione”. Tutti, insomma, erano liberi “di usare la forza ad libitum”.
I poliziotti che fecero irruzione, infatti, “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli (detti ‘tonfa’) e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di ‘non violenza’ provenienti dalle vittime, alcune con i documenti in mano, pure insultate al grido di ‘bastardi’”. La “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia”, va attribuita in particolare agli uomini del VII Nucleo Antisommossa del Reparto mobile di Roma,  al quale “era stata affidata la prima fase di ‘messa in sicurezza’ della scuola, con caratteristiche rimaste peraltro ignote”. Secondo i giudici, che richiamano anche una consulenza dei carabinieri del Ris, “nessuna situazione di pericolo si era presentata agli operatori di polizia”.
La Cassazione condivide il giudizio espresso dalla Corte d’Appello di Genova quando, nel 2010, ha bollato l’attività della polizia come “condotta cinica e sadica, in nulla provocata dagli occupanti la scuola, tanto che il comandante del VII nucleo Michelangelo Fournier ha, con acrobazia verbale tanto spudorata quanto risibile, dapprima parlato di ‘colluttazioni unilaterali’, per poi finire con l’ammettere la reale entità dei fatti, per descrivere i quali ha usato la significativa e fotografica espressione ‘macelleria messicana’”.
La ”gravità” dei reati commessi dai funzionari della polizia, scrive ancora la Cassazione, come quello della violazione “dei doveri di fedeltà” delle calunnie e dei falsi, legittima il no “al riconoscimento delle attenuanti generiche” a favore degli imputati. Che hanno commesso una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”. Nonostante questo, nessuno dei partecipanti al ha mai mostrato “segni di sorpresa o rammarico per l’esito dell’operazione”.
L’”ESORTAZIONE” DI DE GENNARO: FARE ARRESTI PER SALVARE LA FACCIA. Ma perché i vertici della Polizia di Stato decisero di intervenire nella scuola utilizzata come dormitorio da diversi manifestanti la notte del 21 luglio 2001, quando il vertice G8 e le manifestazioni di protesta sfociate in violentissimi scontri erano ormai finite? La Cassazione smonta la versione ufficiale della normale perquisizione: ”L’immagine della polizia doveva essere riscattata, essendo apparsa inerte di fronte ai gravissimi fatti di devastazione e saccheggio che avevano riguardato la città di Genova, e il riscatto sarebbe dovuto avvenire mediante l’effettuazione di arresti, ovviamente dove sussistenti i presupposti di legge”.
Sul fronte delle responsabilità dei singoli imputati, la Cassazione rileva che l’allora vicecapo dello Sco Caldarozzi “era consapevole della falsità del rinvenimento delle molotov” all’interno della scuola, “perché, per sua affermazione, era entrato nella scuola e si era quindi potuto rendere conto che nelle aree comuni non vi era nulla del genere”. La corte rileva che Caldarozzi arrivò alla Diaz con Gratteri, allora capo dello Sco,  “mentre le violenze erano ancora in atto”. Per quanto riguarda Gratteri, merita la condanna per avere “dato impulso alla scellerata operazione mistificatoria” ed è stata “la figura apicale di riferimento per gli appartenenti alle squadre mobili”.
Per quanto riguarda Canterini, autore di un recente libro in cui in sostanza scarica le responsabilità del massacro sui colleghi degli altri reparti, oltre alla “partecipazione diretta e attiva per tutta la durata dell’operazione Diaz” la Cassazione contesta la sua richiesta “di redigere la relazione al questore” e di aver sollecitato certificati medici “attestati le lesioni subite dagli agenti, per suffragare il giudizio contenuto nella comunicazione della notizia di reato (la cui falsità è accertata) sulla proporzione tra forza usata e violenza e resistenza incontrata”. Sia Gratteri che Caldarozzi, ricorda la Cassazione, videro il corpo “esanime in terra” del giornalista inglese Mark Covell, pestato a sangue da diverse ondate di poliziotti fuori dalla scuola prima dell’inizio dell’irruzione e recentemente risarcito dal ministero dell’Interno con 350mila euro. A un ufficiale dei carabinieri che gli aveva indicato il ferito da soccorrere, “Caldarozzi disse di continuare a svolgere il suo lavoro”. “Altra figura in posizione apicale”, aggiunge la Cassazione, è quella di Giovanni Luperi, anche lui consapevole “dell’uso spropositato che era stato fatto della violenza” alla Diaz.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici sottolineano che in Italia non esiste il reato di tortura, e per questo non si è potuta evitare la prescrizione per i reati di lesioni gravi. Ma è provato oltre ogni ragionevole dubbio  ”il ricorrere degli estremi fattuali della gravità e gratuità dell’uso della forza”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/scuola-diaz-cassazione-massacro-ingiustificabile-che-ha-screditato-litalia/370330/#.UGsKqLcMbQ8.facebook


- Un pestaggio selvaggio, lesioni indelebili e una battaglia legale durata undici lunghissimi anni. Il giornalista inglese Mark Covell massacrato senza motivo dalla Polizia la notte del blitz alla scuola Diaz al termine del G8 di Genova del 2001 oggi ha chiuso definitivamente il suo percorso con la giustizia italiana. Al Viminale ha infatti ottenuto il risarcimento di 350 mila euro per i danni fisici e morali riportati quella notte quando rischiò di morire sotto i colpi dei manganelli. Denaro che non lo ripagherà delle lesioni e di una vita stravolta dopo quella notte ma che almeno gli permetteranno di chiudere il conto con il nostro paese. ''Dopo una battaglia durata 11 anni –ha detto oggi, assistito dai legali Botto e Pastore - firmo per un pieno risarcimento. Mi e' costato i migliori anni della mia vita e la mia carriera. Mi riposero' per qualche mese sapendo che oltre ogni dubbio e' stato dimostrato chi furono i colpevoli della Diaz''. Il giornalista, cittadino onorario di Genova dal 2011, ha parlato anche della sentenza della Cassazione: “Dopo le motivazioni della Cassazione che sono una sentenza di colpevolezza per De Gennaro non capisco perche' Monti continui a tenerlo nel suo governo. Vedremo –ha poi concluso- se l'Italia e il Parlamento saranno in grado di fare la nuova legge prima che il caso Bolzaneto arrivi alla Cassazione nel maggio 2013''. 


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giovedì 21 luglio 2011

G8 DI GENOVA, I RISARCIMENTI ALLE VITTIME LI PAGHERANNO I CITTADINI





CALENDARIO EVENTI
 http://www.genova2011.org/

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G8 DI GENOVA

I RISARCIMENTI ALLE VITTIME 

LI PAGHERANNO I CITTADINI


G8 DI GENOVA: I RISARCIMENTI ALLE VITTIME LI PAGHERANNO I CITTADINI

I risarcimenti alle vittime delle violenze della polizia che si sono verificate durante il di verranno pagate con i soldi dei contribuenti. Con un decreto legge del 12 novebre 2010, infatti, il governo ha istituito un fondo che inizialmente doveva essere utilizzato solo per le vittime di reati connessi a manifestazioni sportive. In realtà modificando poche e semplici parole, è stata cambiata la formula del testo, che ora parla di ” manifestazioni di diversa naura”, andando ad includere, di fatto, anche quanto accaduto durante il di Genova del 2001. Un paragrafo successivo specifica poi che sarà il ministero, una volta risarcite le vittime, a decidere se rivalersi sui condannati.
Ascolta Antonio Bruno già membro del Genoa Social Forum, che spiega nel dettaglio in che cosa consiste questo fondo.
Ascolta Heidi Giuliani, madre di Carlo Giuliani.


LEGGI ANCHE :  http://cipiri.blogspot.it/2015/04/g8-2001-fu-tortura.html
G8 : Blitz della polizia fu tortura
Subito il numero identificativo

Secondo i giudici, è stato violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”
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lunedì 19 luglio 2010

TUTTO VA BENE - SIAMO ROVINATI



La situazione è disperata, ma non difficile e il cittadino può ancora sperare.

E' vero, abbiamo qualche piccolo problema con i vertici delle nostre forze dell'ordine:

• tutti i vertici della polizia condannati in appello per le violenze (ovvero gravi violazioni dei diritti umani) al G8 di Genova;

• Il generale dei Carabinieri Mario Mori sotto processo per favoreggiamento a Cosa Nostra;

• Il Generale dei Carabinieri Delfino sotto processo a Brescia per concorso in strage. Il Generale ha già una condanna in via definita inflitta nel 2001 per truffa aggravata riguardo al sequestro Soffiantini (avrebbe approfittato del rapimento dell'amico Soffiantini al fine di truffare alla famiglia la somma di circa 800 milioni di lire, prospettando falsamente che tale somma fosse utile ad ottenere la liberazione del loro congiunto sequestrato);

• Il Generale dei ROS, Giampaolo Ganzer, condannato a 14 anni di carcere per traffico e spaccio di stupefacenti (avrebbe creato e favorito i traffici di droga per poterli poi reprimere e, grazie ai risultati positivi, fare “carriera”);

• Il generale della Guardia di Finanza, oggi deputato del PDL, Roberto Speciale, condannato per peculato;

• Il Generale della guardia di Finanza e direttore del Sismi, oggi Consigliere di Stato, Niccolò Pollari indagato (ne è stato chiesto il rinvio a giudizio) per peculato (secondo l’accusa denaro, risorse umane e mezzi in dotazione al Sismi sarebbero stati utilizzati per attività non istituzionali, ovvero per creare dossier illegali su cittadini italiani. Nel merito dei dossier la Procura non ha potuto indagare perché il governo ha posto il segreto di stato). Recentemente la responsabilità di Pollari non si è potuta accertare neanche nel processo sul sequestro a scopo di tortura di Abu Omar grazie alla nuova legge sul segreto di stato emanata dal Parlamento;

• Il direttore del dipartimento di protezione civile e commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Bertolaso, indagato per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato, per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti del G8 alla Maddalena, poi spostato all’Aquila;

Si, è vero, abbiamo anche qualche piccolo problema in altri settori.

Nell'ambito della politica se dovessimo citare tutti i politici condannati, sotto processo o indagati, dovremmo fare un articolo di 30 pagine, partendo dal Presidente del Consiglio per passare ai politici di calibro nazionale nonché regionale e locale.

Nell'ambito della finanza l’ex Governatore di Banca d’Italia, Fazio è sotto processo per aggiottaggio, insider trading e ostacolo alle attività di vigilanza (che per un governatore della Banca d’Italia non è male); ai vertici della finanza abbiamo pluri-indagati e le operazioni spregiudicate operate dalle banche hanno messo il paese in ginocchio.

Nell'ambito dell'imprenditoria i nostri “capitani” di industria sono riusciti in pochi anni a depredare e distruggere aziende che erano dei veri gioielli. Negli ultimi 10 anni la crescita economica del nostro paese si è ridotta del 72% e e la capacità di crescita della produzione industriale italiana è diminuita di oltre due terzi; ma vediamo i lati positivi: i cinesi sono contenti degli investimenti che facciamo nel loro paese, e ciò non può che migliorare i nostri rapporti con la Cina.

Nell'ambito della giustizia siamo alla stregua di paesi del terzo mondo, basti pensare che in Italia violare i diritti umani, diritti alla base di ogni democrazia, non è riconosciuto come un atto eversivo dell'ordine democratico, come conferma la sentenza n. 106/2009 della Corte Costituzionale. Per la Corte non sussiste carattere eversivo nell’atto di sequestrare a scopo di tortura una persona, in quanto il carattere eversivo è: “rappresentato dalla sua necessaria preordinazione a sovvertire le istituzioni della Repubblica, ovvero a recare offesa al bene primario della personalità internazionale dello Stato”. Detto in altri termini: fate ciò che vi pare della popolazione basta che non tocchiate il “palazzo”.

Oltre a ciò, dal 2006, grazie alla legge n. 85 che ha depenalizzato le figure di attentato agli organi costituzionali, si rischia una pena più severa a rubare una valigia in aeroporto che a fare un golpe.

Ed infatti, grazie alla legge 85, nulla hanno rischiato i nostri politici quando l'08 agosto 2008, ratificando all'unanimità del Trattato di Lisbona, hanno ceduto, in maniera assolutamente incostituzionale, ad un organismo estero, la sovranità sul nostro stato.

Dunque, ricapitolando, abbiamo:

- uno stato che tratta con la mafia;

- politici che vengono eletti grazie ai voti degli affiliati ad organizzazioni criminali e che cedono la sovranità sul nostro stato ad organizzazioni straniere;

- reparti investigativi d’eccellenza che si creano da soli i reati per poi reprimerli e così far vedere che sono efficienti;

- forze dell’ordine che massacrano ragazzi e creano prove false;

- servizi segreti che spiano, sequestrano a scopo di tortura e studiano come neutralizzare, anche con eventi traumatici, cittadini solo perché simpatizzanti della parte politica avversa;

- La Corte Costituzionale che afferma non sussistere carattere eversivo dell’ordine democratico sequestrare un uomo a scopo di tortura;

- vertici della finanza che rifilano titoli tossici ai risparmiatori, gettando sul lastrico migliaia di famiglie, perché chi deve vigilare non lo fa;

- capitani di industria che depredano e distruggono aziende sane, privatizzando i profitti e socializzando le perdite.

Ma il cittadino può ancora sperare. Sì, può ancora sperare di andare bene di corpo.

dal Web

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