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“Le motivazioni della sentenza Diaz, uscite oggi, sono di estrema
importanza”.
Lo ha dichiarato oggi l’ex portavoce del Genoa Social Forum
durante il G8 del 2001 Vittorio Agnoletto. “Infatti: stabiliscono
definitivamente che l’assalto alla scuola fu totalmente immotivato e
avvenne in assenza di qualunque provocazione; individuano –ha
dichiarato- precise responsabilità in tutta la catena di comando, dai
dirigenti presenti davanti alla scuola fino ai vertici nazionali della
polizia, senza nessuna esclusione, cancellando così qualunque tentativo
di relegare le responsabilità delle violenze a qualche singola “mela
marcia”.
Ma il punto più importante delle motivazioni oggi depositate è
l’esplicito coinvolgimento di De Gennaro nelle responsabilità della
notte cilena; infatti secondo la Cassazione l’ordine di De Gennaro di
procedere ad arresti di massa prevalse sulla necessità di rispettare la
legalità durante la perquisizione. De Gennaro non è stato condannato
perché non era imputato in questo processo, ma, dopo quanto ha scritto
la Cassazione, la sua permanenza nel governo Monti come sottosegretario
alla sicurezza è incompatibile con la lealtà democratica e il rispetto
della Costituzione che deve avere chi è chiamato a ricoprire ruoli di
tale responsabilità.
Mi auguro che ci sia qualche parlamentare che abbia
un sussulto di dignità e ne chieda le immediate dimissioni. Il
coinvolgimento di De Gennaro da parte della Corte di Cassazione apre
anche un’altra questione di enorme importanza: è impensabile che il capo
della polizia di allora abbia potuto assumere simili decisioni senza il
coinvolgimento, o almeno senza aver informato il governo nelle figure
del Presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno, nelle persone
di Berlusconi e Scajola che dovrebbero essere chiamati pubblicamente a
rispondere delle loro responsabilità.
Le motivazioni della sentenza
–conclude- restituiscono dignità e speranza ad una generazione e a
centinaia di migliaia di giovani che, andati a Genova per manifestare
per un mondo migliore sono stati prima stritolati dalla violenza dello
stato e poi criminalizzati come se fossero dei delinquenti”.
http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Sentenza-Diaz-Agnoletto-Ora-De-Gennaro-55971.aspx
Scuola Diaz, la Cassazione: “Massacro ingiustificabile che ha screditato l’Italia”
Durissime
le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di 25
poliziotti e ha portato alla rimozione di diversi alti gradi del
Viminale. "Odioso il comportamento dei vertici", che al G8 di Genova del
2001 avallarono un blitz deciso solo "per riscattare l'immagine della
polizia". In seguito alla "esortazione" dell'allora numero uno Gianni De
Gennaro
“Un
massacro ingiustificabile“, “una pura
esplosione di violenza“. E’ il timbro finale della corte di Cassazione sull’irruzione alla
scuola Diaz condotta dalla
Polizia di Stato durante il
G8 di Genova del 2001, conclusa con oltre 60 feriti su 93 arrestati. “La condotta violenta” della polizia ha “gettato
discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”, si legge nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza
che il 5 luglio scorso ha condannato 25 poliziotti presenti al blitz,
compresi diversi alti funzionari del Viminale poi decaduti dai loro
incarichi a causa dell’interdizione dai pubblici uffici sancita dai
giudici. Tra i condannati
Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine,
Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo,
Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Oltre a
Vincenzo Canterini, allora comandante del Reparto mobile di Roma, ormai a riposo.
A questo proposito, la sentenza firmata dai consiglieri
Piero Savani e
Stefano Palla mette in evidenza “l’
odiosità
del comportamento” di chi, “in posizione di comando a diversi livelli
come i funzionari, una volta preso atto che l’esito della perquisizione
si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella
scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli,
dissociandosi così da una condotta che aveva gettato discredito sulla
Nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli
arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie
di
false circostanze”. Ce n’è anche per l’allora
capo della polizia Gianni De Gennaro, mai indagato nel processo
principale sulle violenze alla Diaz e assolto in un procedimento
parallelo per induzione alla falsa testimonianza. C’era
“l’esortazione rivolta da capo della polizia ad eseguire arresti” dopo
due giorni di scontri fuori controllo, scrivono i giudici, alla base
della decisione di intervenire nella scuola quando ormai il G8 era
finito.
DAI VERTICI “CARTA BIANCA” SULLA VIOLENZA.
“L’assoluta gravità – si legge nella sentenza numero 38085 – sta nel
fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola,
si sono scatenate contro persone all’evidenza
inermi,
alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le
mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa
di disposizioni”. Per questo si può affermare che si è “trattato di
violenza non giustificata e punitiva,
vendicativa e
diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle
vittime”. E se questo è potuto succedere, è perché “la mancata
indicazione, per via gerarchica, di ordine cui attenersi” si è tradotta
“in una sorta di
carta bianca, assicurata preventivamente e successivamente all’operazione”. Tutti, insomma, erano liberi “di usare la forza ad libitum”.
I
poliziotti che fecero irruzione, infatti, “si erano scagliati sui
presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani
alzate, colpendo tutti con i manganelli (detti ‘tonfa’) e con calci e
pugni, sordi alle invocazioni di ‘non violenza’ provenienti dalle
vittime, alcune con i documenti in mano, pure insultate al grido di
‘bastardi’”. La “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia”, va
attribuita in particolare agli uomini del
VII Nucleo Antisommossa
del Reparto mobile di Roma, al quale “era stata affidata la prima fase
di ‘messa in sicurezza’ della scuola, con caratteristiche rimaste
peraltro ignote”. Secondo i giudici, che richiamano anche una consulenza
dei carabinieri del Ris, “nessuna situazione di pericolo si era
presentata agli operatori di polizia”.
La Cassazione condivide il giudizio espresso dalla Corte d’Appello di Genova
quando, nel 2010, ha bollato l’attività della polizia come “condotta
cinica e sadica, in nulla provocata dagli occupanti la scuola, tanto che
il comandante del VII nucleo
Michelangelo Fournier ha,
con acrobazia verbale tanto spudorata quanto risibile, dapprima parlato
di ‘colluttazioni unilaterali’, per poi finire con l’ammettere la reale
entità dei fatti, per descrivere i quali ha usato la significativa e
fotografica espressione ‘macelleria messicana’”.
La ”gravità” dei
reati commessi dai funzionari della polizia, scrive ancora la
Cassazione, come quello della violazione “dei doveri di fedeltà” delle
calunnie e dei falsi, legittima il no “al riconoscimento delle attenuanti generiche” a favore degli imputati. Che hanno commesso una “
consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio
ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo
intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti
in Procura”. Nonostante questo, nessuno dei partecipanti al ha mai
mostrato “segni di sorpresa o rammarico per l’esito dell’operazione”.
L’”ESORTAZIONE” DI DE GENNARO: FARE ARRESTI PER SALVARE LA FACCIA.
Ma perché i vertici della Polizia di Stato decisero di intervenire
nella scuola utilizzata come dormitorio da diversi manifestanti la notte
del
21 luglio 2001, quando il vertice G8 e le
manifestazioni di protesta sfociate in
violentissimi scontri
erano ormai finite? La Cassazione smonta la versione ufficiale della
normale perquisizione: ”L’immagine della polizia doveva essere
riscattata, essendo apparsa inerte di fronte ai gravissimi fatti di
devastazione e saccheggio
che avevano riguardato la città di Genova, e il riscatto sarebbe dovuto
avvenire mediante l’effettuazione di arresti, ovviamente dove
sussistenti i presupposti di legge”.
Sul fronte delle
responsabilità dei singoli imputati, la Cassazione rileva che l’allora
vicecapo dello Sco Caldarozzi “era consapevole della falsità del
rinvenimento delle molotov” all’interno della scuola, “perché, per sua
affermazione, era entrato nella scuola e si era quindi potuto rendere
conto che nelle aree comuni non vi era nulla del genere”. La corte
rileva che Caldarozzi arrivò alla Diaz con Gratteri, allora capo dello
Sco, “mentre le violenze erano ancora in atto”. Per quanto riguarda
Gratteri, merita la condanna per avere “dato impulso alla scellerata
operazione mistificatoria” ed è stata “la figura apicale di riferimento
per gli appartenenti alle squadre mobili”.
Per quanto riguarda Canterini, autore di un recente libro in cui in sostanza scarica le responsabilità del massacro sui colleghi degli altri reparti,
oltre alla “partecipazione diretta e attiva per tutta la durata
dell’operazione Diaz” la Cassazione contesta la sua richiesta “di
redigere la relazione al questore” e di aver sollecitato certificati
medici “attestati le lesioni subite dagli agenti, per suffragare il
giudizio contenuto nella comunicazione della notizia di reato (la cui
falsità è accertata) sulla proporzione tra forza usata e violenza e
resistenza incontrata”. Sia Gratteri che Caldarozzi, ricorda la
Cassazione, videro il corpo “esanime in terra” del giornalista
inglese Mark Covell, pestato a sangue da diverse ondate di poliziotti
fuori dalla scuola prima dell’inizio dell’irruzione e recentemente
risarcito dal ministero dell’Interno con 350mila euro. A un
ufficiale dei carabinieri che gli aveva indicato il ferito da
soccorrere, “Caldarozzi disse di continuare a svolgere il suo lavoro”.
“Altra figura in posizione apicale”, aggiunge la Cassazione, è quella di
Giovanni Luperi, anche lui consapevole “dell’uso spropositato che era
stato fatto della violenza” alla Diaz.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici sottolineano che in Italia non esiste il
reato di tortura,
e per questo non si è potuta evitare la prescrizione per i reati di
lesioni gravi. Ma è provato oltre ogni ragionevole dubbio ”il ricorrere
degli estremi fattuali della gravità e gratuità dell’uso della forza”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/scuola-diaz-cassazione-massacro-ingiustificabile-che-ha-screditato-litalia/370330/#.UGsKqLcMbQ8.facebook

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Un pestaggio selvaggio, lesioni indelebili e una battaglia legale
durata undici lunghissimi anni. Il giornalista inglese Mark Covell
massacrato senza motivo dalla Polizia la notte del blitz alla scuola
Diaz al termine del G8 di Genova del 2001 oggi ha chiuso definitivamente
il suo percorso con la giustizia italiana. Al Viminale ha infatti
ottenuto il risarcimento di 350 mila euro per i danni fisici e morali
riportati quella notte quando rischiò di morire sotto i colpi dei
manganelli. Denaro che non lo ripagherà delle lesioni e di una vita
stravolta dopo quella notte ma che almeno gli permetteranno di chiudere
il conto con il nostro paese. ''Dopo una battaglia durata 11 anni –ha
detto oggi, assistito dai legali Botto e Pastore - firmo per un pieno
risarcimento. Mi e' costato i migliori anni della mia vita e la mia
carriera. Mi riposero' per qualche mese sapendo che oltre ogni dubbio e'
stato dimostrato chi furono i colpevoli della Diaz''. Il giornalista,
cittadino onorario di Genova dal 2011, ha parlato anche della sentenza
della Cassazione: “Dopo le motivazioni della Cassazione che sono una
sentenza di colpevolezza per De Gennaro non capisco perche' Monti
continui a tenerlo nel suo governo. Vedremo –ha poi concluso- se
l'Italia e il Parlamento saranno in grado di fare la nuova legge prima
che il caso Bolzaneto arrivi alla Cassazione nel maggio 2013''.
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