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giovedì 5 luglio 2018

Pace Fiscale: fa Pagare a Tutti il conto di pochi

Cartelle esattoriali, così la pace fiscale del governo può far esplodere i Comuni,  e far pagare a tutti il conto di pochi.

Cartelle esattoriali,
 così la Pace Fiscale del governo può far esplodere i Comuni, 
e far pagare a tutti il conto di pochi.


Il tributarista Fabio Benincasa: “In questa proposta ci sono problemi che riguardano l'assetto costituzionale nel rispetto dell'equità fiscale dei contribuenti. Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola"

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è tornato a rilanciare la cosiddetta pace fiscale invocando la chiusura immediata di “tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100mila euro”, cioè la quasi totalità degli atti degli ultimi due anni. Che cosa questo significhi esattamente non è però chiaro a nessuno. Non lo è al suo staff di comunicazione, che rinvia alla proposta politica contenuta nel contratto di governo. E non è chiaro nemmeno fra professori universitari e tributaristi che, come l’Agenzia delle Entrate Riscossione,  sono peraltro alle prese con le rottamazioni delle cartelle di renziana memoria.

“In questa proposta ci sono problemi che riguardano l’assetto costituzionale nel rispetto dell’equità fiscale dei contribuenti – spiega il professor Fabio Benincasa, docente di diritto tributario all’Università della Campania – Non si possono cancellare alcuni debiti con un colpo di spugna mentre è in corso una rottamazione che già taglia more e interessi. Senza contare poi la questione di equità nei confronti di chi è in regola. A questo punto, dopo queste dichiarazioni, mi chiedo che cosa faranno i contribuenti che devono versare le prossime rate della definizione agevolata. Probabilmente penseranno che è meglio aspettare”. Anche perché il ministro dell’Interno ha finora ipotizzato aliquote della sanatoria comprese fra il 6% e il 25 per cento,
 ben più convenienti della definizione agevolata.

“Inoltre la cancellazione dei debiti avrà poi degli effetti sui conti pubblici – aggiunge Benincasa – Onestamente non riesco ad immaginare dove si troveranno le coperture”. Per il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, sarebbe davvero un bel problema se davvero coloro che hanno aderito alla rottamazione e alla sua versione bis dovessero decidere di non pagare le prossime rate: la definizione agevolata bis dovrebbe infatti portare nelle casse pubbliche altri due miliardi di cui ben 1,6 miliardi con le rate da pagare nel 2018. Per non parlare del fatto che la prima rottamazione, con un incasso atteso da 7,2 miliardi (di cui 6,5 già versati), 
prevede il pagamento delle ultime due rate a luglio e settembre.

Ma i potenziali effetti della cosiddetta pace fiscale non si fermano qui. Anzi. La sanatoria di Salvini avrebbe un impatto anche sui bilanci degli enti locali in cui sono iscritti a credito contravvenzioni e soprattutto imposte non versate che verranno cancellate in un solo colpo. “Ad alcuni contribuenti morosi potrà anche far piacere una sanatoria come quella prospettata da Salvini, ma alla fine, attraverso l’impatto sui conti degli enti locali, tutto tornerà sulle spalle della collettività. Per questo l’uscita di Salvini mi sembra più propaganda elettorale che non un reale progetto”, conclude Benicasa. Del resto, “anche se si ammette la possibilità di un condono come quello ipotizzato dal ministro, non si può non tener conto delle esigenze dei comuni che avrebbero bisogno di finanziamenti aggiuntivi – precisa il professor Giorgio Fontana, docente di diritto del lavoro all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e fra i promotori di un neonato tavolo di riflessione sui bilanci degli enti locali – In assenza di un contributo aggiuntivo, ci sarebbe un pesante impatto sui conti dei comuni di cui molti già sull’orlo del dissesto”.


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Previsioni per il 2018



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mercoledì 27 novembre 2013

Bankitalia e la pioggia di denaro sulle banche italiane



Un provvedimento che risolve parzialmente la contraddizione di Via Nazionale, un istituto pubblico in mano a soci privati senza alcun poter di influenzare le scelte decisionali di Palazzo Koch, e che pone un aggravio futuro ai contribuenti. 

NUOVO MECCANISMO – Banca d’Italia, come fissa il suo Statuto, è un soggetto di diritto pubblico, indipendente, i cui organismi apicali sono nominati dal governo. La sua struttura azionaria però è privata: il 95% delle azioni è infatti in mano alle maggiori banche italiane, un retaggio dell’epoca fascista e del periodo in cui i più grandi istituti di credito del paese erano pubblici. Le privatizzazioni degli ultimi decenni hanno portato ad una particolare concentrazione delle azioni di Banca d’Italia in Unicredit ed Intesa Sanpaolo, i due maggiori istituti italiani, che insieme possiedono quasi i due terzi delle sue azioni. Partecipazioni che hanno un valore simbolico, visto che il capitale nominale di Banca d’Italia vale 156 mila euro. Le singole banche però hanno iscritto nei loro bilanci valori di queste partecipazioni molto difformi tra loro.

RIVALUTAZIONE – La stessa Banca d’Italia, che ha stimato tra i 5 ed i 7,5 miliardi di euro il valore complessivo delle sue azioni. Una rivalutazione che porterà un beneficio significativo ad Unicredit ed IntesaSanpaolo in particolare, ma anche a tutte le altre banche che detengono quote del capitale nominale del nostro istituto centrale. Il governo imporrà inoltre alle banche di vendere queste azioni, per porre un tetto massimo del 5% alle quote che un istituto privato può detenere. La vendita delle partecipazioni unita alla loro rivalutazione genererà un profitto futuro, visto che il mercato per queste azioni al momento non esiste, ma sarà creato da una normativa ad hoc. Inoltre, l’attuale rivalutazione delle quote permetterà alle banche di rafforzare il loro stato patrimoniale, grazie ad una crescita del loro capitale che renderà più agevole l’adesione ai parametri di Basilea, seguiti dalla Bce nella valutazione dello stato degli istituti continentali.

BENEFICI CONTROVERSI – La rivalutazione delle azioni non beneficerà solo le banche, perché la possibilità di mettere sul mercato le partecipazioni in Banca d’Italia consentirà di tassarle. L’aliquota del 16% dovrebbe garantire un gettito fiscale di circa un miliardo l’anno, non poco viste le ristrettezze finanziarie del nostro paese. Il governo attende però il via libera della Bce per procedere alla riforma, anche se più di una voce critica si era sollevata nei confronti di una rivalutazione eccessiva. I problemi sono sostanzialmente due. Il primo è la crescita dei dividendi che Banca d’Italia dovrà erogare ai suoi azionisti. Il secondo riguarda un tema futuro che il nostro paese dovrà affrontare. Benché l’istituto centrale sia un soggetto di diritto pubblico, la sua struttura azionaria privata rimane una contraddizione, specie se consideriamo che la maggior parte delle banche centrali dell’eurozona sono interamente statali. La Bundesbank o la Banque de France hanno un capitale interamente in mano allo stato, e se l’Italia decidesse di trasformare la struttura azionaria di Palazzo Koch da privata a pubblica d’ora in poi dovrà pagare di più a seguito di questa rivalutazione.

DA http://www.signoraggio.it/bankitalia-e-la-pioggia-di-denaro-sulle-banche-italiane/
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sabato 28 settembre 2013

Alitalia : la bufala di Berlusconi a carico dei contribuenti


«8 miliardi di euro a carico dei contribuenti, bruciati nell'indifferenza più totale. Un vero scempio di denaro pubblico, di migliaia posti di lavoro, di dignità. Mentre oggi scopriamo che i soliti "capitani coraggiosi" hanno comprato l'Alitalia nel 2008 per 260 milioni di euro, a fronte di un valore di 1052 milioni. Ci dicevano che Alitalia sarebbe rinata, oggi è a un passo dal fallimento.


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Complimenti, che coraggio. Noi però non abbiamo la memoria corta e su quella "coraggiosissima" acquisizione vogliamo che venga istituita una commissione d'inchiesta».

Sergio Boccadutri




Alitalia : la bufala di Berlusconi

Chi porta i turisti berlinesi a Roma? Alitalia? Errore. Klm o Air France che sulla tratta Roma-Berlino operano per conto della “compagnia di bandiera”. E i russi? Il 50% circa dei voli tra Mosca e Roma venduti dalla società di Roberto Colaninno e soci li fa Aeroflot. Va ancora peggio se si va più a est, con la tratta Pechino-Roma che Alitalia ha affidato ai partner francesi e olandesi. E il film è lo stesso se si guarda all’India, ma anche a sud, dove per andare  da Abu Dhabi a Roma si può comprare il biglietto da Alitalia, ma si deve viaggiare con il partner Etihad o, peggio ancora, con Klm via Amsterdam. Non va meglio all’interno dei confini nazionali, dove da una parte sono appena stati ridotti (“temporaneamente”) i collegamenti con Bari e Brindisi, dall’altra Pisa e Ancona stanno facendo da apripista per il subappalto ai rumeni di Carpatair, che puntano a gestire il 10% della flotta della “compagnia di bandiera”.
Eppure secondo Silvio Berlusconi, il turismo italiano è appeso proprio all’italianità dell’Alitalia ...
continua a leggere http://cipiri.blogspot.it/2013/01/alitalia-la-bufala-di-berlusconi.html

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martedì 14 febbraio 2012

QUOTE LATTE CAUSA A BOSSI



QUOTE LATTE 

 CAUSA A BOSSI



  Federcontribuenti avvia un atto giudiziario presso il Tribunale di Milano:
“un’azione collettiva visto che ad essere colpiti sono tutti i contribuenti italiani”
Bruxelles minaccia di multare ancora una volta l’Italia per aver prorogato il pagamento delle multe delle quote latte e i contribuenti italiani fanno causa a Umberto Bossi e a tutti i parlamentari che hanno approvato l’emendamento in questione. Federcontribuenti, la federazione nazionale dei contribuenti dello Stato e delle autonomie locali presenterà, al Tribunale di Milano e presso tutte le sedi opportune, un atto giudiziario per la richiesta di risarcimento dei danni che subiranno le casse pubbliche con l'applicazione delle sanzioni dell'Ue dopo il mancato rispetto delle quote latte e dei termini di pagamento delle multe. Entro la settimana prossima – spiegano al VELINO dalla federazione – un atto giudiziario accompagnato dalla firma di almeno 500 cittadini provenienti da tutte le regioni italiane. Perché l’intenzione è quella di fare “un’azione collettiva visto che ad essere colpiti sono tutti i contribuenti italiani”. La proroga dei termini voluta da Umberto Bossi e da altri deputati ha comportato – spiegano ancora dall’associazione - il ridimensionamento dei fondi destinati per la lotta ai tumori. "Fortemente penalizzante nei confronti dei cittadini italiani la multa comunitaria oltre che diseducativo legittimare comportamenti contra legem attuate da una minoranza di allevatori che non ha rispettato la legge italiana e la direttiva comunitaria sulle quote latte”, dichiara il numero uno di Federcontribuenti, Carmelo Finocchiaro. “La nostra iniziativa non è contro la libertà dei parlamentari di proporre leggi e di emendare norme, ma contro la consapevole scelta in contrasto con i trattati comunitari sugli aiuti di Stato”. “Dai nostri calcoli stimiamo che la proroga del pagamento delle multe costerà al contribuente italiano circa cento euro a testa”, spiega al VELINO l’avvocato di Federcontribuenti Mario Umberto Morini. “L’atto è quasi pronto e contiamo di presentarlo entro la settimana prossima”.

Se si tirano le somme le quote latte sono costate finora e costeranno ancora ai contribuenti circa il 20 per cento della manovra di Monti per “salvare” l’Italia. Il debito esigibile ammonta oggi a oltre 700 milioni di euro ma il prelievo supplementare totale imputato all’Italia dal 1984 al 2010 – da quando l’allora ministro dell’Agricoltura Filippo Maria Pandolfi barattò il latte con l’acciaio – ammonta infatti a 4,4 miliardi di euro. Di questi il prelievo imputato nella prima fase e pagato interamente dalle casse dello Stato con l'accordo Ecofin del 1994 ammonta a 1,9 miliardi di euro. Accordo che chiuse – con il ministro Giulio Tremonti come negoziatore - la fase relativa alle campagne comprese tra il 1984-85 e il 1992-93. In sostanza facendo ricadere il debito delle quote sui contribuenti italiani sotto forma di maggiore pressione fiscale. Ancora in discussione la rimanente parte, vale a dire i 2,5 miliardi di euro relativi alle campagne comprese tra 1995-96 e 2009-2010. Di questi i produttori cosiddetti “splafonatori” hanno pagato e si sono impegnati a pagare circa 400 milioni di euro - anche attraverso la rateizzazione del 2003 condotta dall’allora ministro Gianni Alemanno – mentre il prelievo a loro imputato e non ancora versato corrisponde a 2,1 miliardi di euro. Soldi che sono già stati sottratti da Bruxelles all’Italia sottoforma di trattenute sui trasferimenti della Pac.

I produttori che si trovano oggi a dover pagare le multe – relative alle campagne 1995-96 e 2009-2010 – si dividono in due categorie: i produttori con debito non esigibile per effetto di ricorsi – al Tar - ancora in atto, il cui debito ammonta a 1,3 miliardi di euro; e i produttori con debito esigibile (senza ricorsi o con ricorsi chiusi a sfavore per i produttori) il cui debito ammonta a circa 780 milioni di euro. Di questi ultimi – stando ai dati che si evincono dalla circolare Agea del 17 dicembre 2010 – erano stati “coperti”, attraverso la rateizzazione di Zaia, circa 43 milioni di euro. Il debito esigibile rimanente – 740 milioni circa – se non dovessero essere saldati dai produttori multati, ricadrebbero inevitabilmente sui contribuenti italiani sottoforma di pressione fiscale. Stando ai dati Istat 2010, nel secondo trimestre, il numero di occupati (in termini destagionalizzati) risulta pari a 22.915.000 unità. Vale a dire il 57,5 per cento della popolazione attiva compresa tra i 15 e i 64 anni.

In base ai dati delle dichiarazioni Irpef 2009 (anno d’imposta 2008) – avevano già fatto sapere al VELINO dal dipartimento delle Finanze - sono 41.802.902 i soggetti che hanno assolto l’obbligo dichiarativo in via diretta, attraverso i diversi modelli dichiarativi (Unico, 730) o indiretta come soggetti sottoposti a ritenute da parte del soggetto che eroga loro i redditi (Mod. 770). A questi soggetti vanno aggiunti 412.859 contribuenti che pagano l’imposta sostitutiva collegata al regime dei contribuenti minimi. Se si divide il debito esigibile accumulato dalle multe non pagate (780 mln) per i soggetti che secondo il Dipartimento delle Finanze hanno assolto l’obbligo dichiarativo, emerge che ogni lavoratore si troverebbe a dover pagare di tasca propria circa 20 euro. Se infine gli splafonatori non dovessero saldare il conto e si volessero tirare le somme confrontando il totale del prelievo imputato da Bruxelles nel corso degli anni – vale a dire i 4,4 miliardi di euro già citati da cui devono essere sottratti i 440 saldati - e il numero di coloro che secondo il Dipartimento delle Finanze hanno “assolto l’obbligo dichiarativo”, emerge che ogni italiano che paga le tasse si ritroverà ad aver “contribuito” alla causa degli splafonatori, volente o nolente, circa 95 euro. 
  (ilVelino/AGV)(Edoardo Spera)


 http://www.ilvelino.it/agv/news/articolo.php?Id=1532100&idCanale=4&t=QUOTE_LATTE_PESANO_SULLE_TASSE__E_I_
CONTRIBUENTI_FANNO_CAUSA_A_BOSSI


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