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mercoledì 23 gennaio 2019

Bufala della moneta francese in Africa


Bufala della moneta francese in Africa


La bufala della “moneta francese in Africa”. Spieghiamo il perché

Proviamo a fare chiarezza sulla nuova cialtronata targata M5S

La cialtronata della settimana è la bufala della “moneta francese in Africa”. In altri paesi, se dici sciocchezze del genere vieni cacciato a forza di risate dal dibattito pubblico. Da noi, vai in prima serata su RaiUno sommerso dagli applausi.

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Proviamo a fare chiarezza?

È VERO CHE CI SONO PAESI AFRICANI CHE USANO LA MONETA FRANCESE?

No. Ci sono 14 paesi africani (tra l’altro non tutte ex-colonie francesi, ma anche spagnole e portoghesi) che, a loro volta divisi in due zone diverse, usano due monete diverse. Entrambe sono emesse da banche centrali africani.

E QUINDI CHE C’ENTRA LA MONETA FRANCESE?

Nulla, anche perché una “moneta francese” non esiste più da 20 anni. Le due monete di cui sopra sono semplicemente legate all’euro da un rapporto di cambio fisso con l’euro (come ne esistono vari, ad esempio quello che ha la Bosnia).

CHI BENEFICIA DALL’AVERE UN CAMBIO FISSO CON L’EURO?

La scelta tra cambio fisso e flessibile non è mai univoca e permanente: dipende dalle circostanze e dal contesto economico.
Se sei un paese in via di sviluppo (e se sei legato ad una moneta forte e stabile) è probabile che tu ne tragga parecchio beneficio, perlomeno finché non hai rafforzato la tua economia.

PERCHÉ?

Perché non sei esposto alle fluttuazioni della tua moneta debole che impattano sia sull’economia reale (tramite esportazioni e importazioni) sia sulla stabilità finanziaria (tramite il cambiamento del valore dei debiti in valuta estera). O meglio, sei molto più protetto (perché ora “importi” la stabilità della moneta a cui sei legato). E poiché nei paesi in via di sviluppo sia l’economia reale che quella finanziaria sono fragili, ogni cosa che ne limiti la debolezza è benvenuta (fatti salvi i rischi che ha il sistema dei cambi fissi quando c’è troppa divaricazione tra cicli economici di economie mature, come sappiamo fin dalla caduta di Bretton Woods nel 1971; ecco perché nel lungo periodo è certamente auspicabile un ritorno ai cambi flessibili, cosa che del resto ognuno di quegli stati può fare subito, se lo vuole).

E QUALI SAREBBERO I BENEFICI CHE LA FRANCIA OTTIENE DA QUESTO SISTEMA?

Nessuno di rilevante.

MA COME? E QUESTI “10 MILIARDI” DEPOSITATI PRESSO Il MINISTERO DEL TESORO FRANCESE..?

Quando c’è un sistema di cambi fissi, significa che ci deve essere qualcuno che si fa garante di quel cambio; perché se il libero commercio di quella valuta fa sì che il suo valore esterno salga o scenda oltre il rapporto di cambio fisso, qualcuno deve intervenire sul mercato dei cambi (acquistando o vendendo quella valuta) per ripristinare il valore concordato.

E con quali soldi si interviene sul mercato dei cambi? Con le riserve detenute presso le banche centrali.

Nel sistema di cambi fissi di cui stiamo parlando, è la Francia che si fa garante del mantenimento del cambio fisso (sollevando così i paesi africani da questo pesante onere, che storicamente – vedi Sud America – ha provocato il crollo di quelle economie). L’unica cosa è che chiede – giustamente! – a quei paesi di compartecipare a questo costo, versando parte delle riserve delle loro banche centrali al ministero del Tesoro francese, in modo che quelle somme possano essere utilizzate per difendere il cambio fisso.

Sono appunto i famosi 10 miliardi. Che non sono un furto, bensì la compartecipazione ad un onere di cui si fa carico la Francia (invece dei paesi stessi).

MA CON QUEI 10 MILIARDI QUEI PAESI AFRICANI POTREBBERO INVESTIRE IN STRADE, PONTI, INFRASTRUTTURE?

No. Le riserve delle banche centrali non fanno parte della spesa pubblica; servono, appunto, a intervenire sul mercato dei cambi, e non possono essere usate nell’economia reale. A meno di non voler monetizzare il debito pubblico (cioè stampare moneta a go-go), che non a caso è la folle posizione che ogni tanto il M5S ripete.

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venerdì 27 luglio 2018

L'autrice della Bufala su Josefa e le Unghie Curate

Lo smalto, come spiegato dalla Ong e da una giornalista che era a bordo al momento del salvataggio, è stato una “coccola” a Josefa. Una distrazione per passare il tempo mentre, sdraiata sul ponte della nave della Ong, si riprendeva dal trauma


L'autrice della bufala su Josefa spiega le sue ragioni
In una intervista a La Stampa Francesca T. si definisce una "patriota" e dice:
 mi limito a insinuare il dubbio

Si definisce “ricercatrice indipendente” e il suo tweet sullo smalto di Josefa, la donna camerunense salvata dal mare a ottanta miglia dalle coste libiche, ha totalizzato centinaia di visualizzazioni, condivisioni e commenti. Ma Francesca Totolo, 41 anni, non è così indipendente, come ammette lei stessa per La S. In un’intervista al quotidiano ha spiegato di collaborare principalmente con Il Primato Nazionale, testata online legata a CasaPound e punto 
di riferimento del mondo dell’estrema destra italiana.
Così l’influencer, che nella sua biografia sul social network vanta anche una collaborazione con il sito di Luca Do. (altro opinionista caro alle posizioni sovraniste), riconosce di avere “stretti legami” con account Twitter anonimi specializzati nel fare da amplificatore all’informazione che più si accanisce contro i migranti. “Uno di loro so chi è - spiega T. -,
 ma non posso dirlo per mantenere riservata la mia fonte”.


Francesca T.
 #Josefa con le unghie perfette laccate di rosso dopo 48 ore in mare.Quindi:
1 I #trafficanti mettono lo smalto alle migranti
2 Sulla nave di @openarms_fund ci si diletta con lo smalto,quindi le condizioni psico-fisiche di Josefa collidono con 48 ore in mare aggrappata al relitto


La storia sollevata da Totolo e da altri account riguarda il salvataggio di Josefa, una donna camerunense salvata da una nave della Ong Proactiva Open Arms. La colpa della donna sarebbe quella di aver avuto delle unghie curate e con tanto di smalto. Dimostrazione che il salvataggio sarebbe stato una messinscena a uso delle televisioni e della “propaganda no border”. Ma sono bastate poche veloci verifiche per dimostrare che durante il salvataggio Josepha non solo non aveva lo smalto, ma era anche segnata dai giorni passati immersa in acqua. A dircelo ci sono video e foto, come ricostruito da Valigia Blu.
Lo smalto, come spiegato dalla Ong e da una giornalista che era a bordo al momento del salvataggio, è stato una “coccola” a Josefa. Una distrazione per passare il tempo mentre, sdraiata sul ponte della nave della Ong, si riprendeva dal trauma.


 Josefa ha le unghie laccate perché nei quattro giorni di navigazione per raggiungere la Spagna le volontarie di Open Arms le hanno messo lo smalto per distrarla e farla parlare. Non aveva smalto quando è stata soccorsa. Serve dirlo?  

Lo smalto, come spiegato dalla Ong e da una giornalista che era a bordo al momento del salvataggio, è stato una “coccola” a Josefa. Una distrazione per passare il tempo mentre, sdraiata sul ponte della nave della Ong, si riprendeva dal trauma


Domande che Francesca T. non si è posta, pur definendosi ricercatrice. “Io ho visto il servizio al Tg, da cui ho preso lo screenshot delle unghie di Josefa con lo smalto. Ma nel primo tweet non ho mai detto quello che poi mi hanno contestato, parlavo di due ipotesi: o lo smalto lo aveva già o le è stato messo a bordo”.
Sarà proprio la seconda ipotesi a essere verificata, anche se l’impatto della verità su questa vicenda è stato molto minore rispetto alla diffusione della prima, falsa, versione. Quella che vedrebbe Josefa complice di una recita organizzata “dai soliti buonisti”, come scrive qualcuno.


Ci sono dei personaggi per i quali la donna sopravvissuta Dio solo sa come in mezzo al Mediterraneo aggrappata a un relitto, salvata in extremis dai volontari di una ONG, tragica testimone della morte di una madre e di suo figlio – suoi compagni di sventura – sarebbe interprete di una messinscena sbugiardata nientemeno che dallo smalto di cui sarebbero state 
vezzosamente laccate le unghie delle sue mani.

Solo un mostro può arrivare a profanare in modo così abietto la dignità di un proprio simile.

In questo episodio c’è tutto il peggio che può uscire dal cuore di un uomo o di una donna (perché, strano a dirsi, ma in questa faccenda della merda razzista talvolta le infamie peggiori escono da bocche femminili).

C’è innanzitutto la menzogna: non ci sarebbe neppure bisogno di dirlo, ma Josefa è stata ripescata in mare in fin di vita e le sue unghie erano tutt’altro che laccate. Piuttosto, il suo corpo era ustionato dalla nafta e arso dalla salsedine e dal sole. Le unghie dipinte allo sbarco erano solo il gesto pietoso delle volontarie che hanno cercato un modo per distrarre la donna da un incubo che nessuno potrà mai cancellarle dagli occhi per il resto dei suoi giorni.

C’è poi il sessismo, per il quale una donna con le unghie laccate è comunque un po’ mignotta e fare la mignotta in mezzo al mare non sta bene.

Lo smalto, come spiegato dalla Ong e da una giornalista che era a bordo al momento del salvataggio, è stato una “coccola” a Josefa. Una distrazione per passare il tempo mentre, sdraiata sul ponte della nave della Ong, si riprendeva dal trauma

C’è ovviamente tutto il razzismo del mondo, perché solo la cecità di un maledetto razzista può far accostare questa vicenda a una montatura; e questo accade perché al maledetto razzista la pelle nera fa perdere la ragione come il drappo rosso al toro.

C’è la malevolenza di chi sostiene posizioni manifestamente assurde e propala informazioni false, con l’unica finalità di mettere in comunicazione le pozzanghere di meschinità sparse nella nostra società e di farne un unico lago putrido nel quale sguazzare.

C’è la disumanità che impedisce a questi vermi di fissare i propri occhi in quelli di Josefa. Bastava quello sguardo, bastavano quegli occhi sbarrati a convincere chiunque della tragedia che sta vivendo un intero continente, della disperata richiesta di aiuto che ci viene da interi popoli. Loro non guardano gli occhi, evitano accuratamente tutto ciò che di umano c’è in quei corpi, vivi o morti che siano. Rovistano, rigirano e taroccano affannosamente i pixel di quelle foto per grattare da esse miserabili prove farlocche da servire ai bastardi come loro, 
perché la miseria vuole altra miseria per giustificare sé stessa.

C’è l’assoluta mancanza di pietà, di compassione, di fratellanza. C’è il rifiuto di accettare che il nostro destino è comune, e che l’uomo è fatto per l’uomo.

Con molta rabbia devo dire che questa schifezza dello smalto di Josefa l' hanno condivisa anche in tanti .Cercate ora di provare un po' di vergogna e ammettete il vostro razzismo......grazie!
Solo un mostro può arrivare a profanare in modo così abietto la dignità di un proprio simile.

In questo episodio c’è tutto il peggio che può uscire dal cuore di un uomo o di una donna 
(perché, strano a dirsi, ma in questa faccenda della merda razzista talvolta le infamie peggiori escono da bocche femminili).

C’è innanzitutto la menzogna: non ci sarebbe neppure bisogno di dirlo, ma Josefa è stata ripescata in mare in fin di vita e le sue unghie erano tutt’altro che laccate. Piuttosto, il suo corpo era ustionato dalla nafta e arso dalla salsedine e dal sole. Le unghie dipinte allo sbarco erano solo il gesto pietoso delle volontarie che hanno cercato un modo per distrarre la donna da un incubo che nessuno potrà mai cancellarle dagli occhi per il resto dei suoi giorni.

C’è poi il sessismo, per il quale una donna con le unghie laccate è comunque un po’ mignotta e fare la mignotta in mezzo al mare non sta bene.

C’è ovviamente tutto il razzismo del mondo, perché solo la cecità di un maledetto razzista può far accostare questa vicenda a una montatura; e questo accade perché al maledetto razzista la pelle nera fa perdere la ragione come il drappo rosso al toro.

C’è la malevolenza di chi sostiene posizioni manifestamente assurde e propala informazioni false, con l’unica finalità di mettere in comunicazione le pozzanghere di meschinità sparse nella nostra società e di farne un unico lago putrido nel quale sguazzare.

C’è la disumanità che impedisce a questi vermi di fissare i propri occhi in quelli di Josefa. Bastava quello sguardo, bastavano quegli occhi sbarrati a convincere chiunque della tragedia che sta vivendo un intero continente, della disperata richiesta di aiuto che ci viene da interi popoli. Loro non guardano gli occhi, evitano accuratamente tutto ciò che di umano c’è in quei corpi, vivi o morti che siano. Rovistano, rigirano e taroccano affannosamente i pixel di quelle foto per grattare da esse miserabili prove farlocche da servire ai bastardi come loro, perché la miseria 
vuole altra miseria per giustificare sé stessa.

C’è l’assoluta mancanza di pietà, di compassione, di fratellanza. C’è il rifiuto di accettare che il nostro destino è comune, e che l’uomo è fatto per l’uomo.



LEGGI ANCHE

Dopo il Vangelo e il rosario è la volta della croce:
 è già stata depositata alla Camera la proposta di legge, 
prima firma la leghista B. S. 
per renderne obbligatoria l'esposizione nei luoghi pubblici.
Il crocifisso mettilo a casa tua. Il nostro è uno Stato laico, ti piaccia o no. 
Chi arriva in Italia deve avere la consapevolezza 
di poter vivere il proprio culto senza imposizioni...

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Previsioni per il 2018



mundimago
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giovedì 8 ottobre 2015

Scie Chimiche Bufala o Leggenda?


Come una storia inventata da due truffatori 
americani nel 1997, 
per colpa dell’irrazionalità e dell’antiscienza, 
è diventata un articolo di fede

È una bufala volante, che percorre i nostri cieli da più di quindici anni. Una bufala minacciosa, che parla di sostanze chimiche rilasciate tra le nuvole da misteriosi aeroplani scuri, per avvelenare l’aria e provocare, addirittura, genocidi. Eppure è una bufala di cui sappiamo tutto, vita, morte e miracoli: da quando fu lanciata su internet da una maldestra banda del buco, a tutte le volte che è stata smentita al di là di ogni dubbio sensato. È la storia delle cosiddette scie chimiche, rilanciata su internet con la caparbia irragionevolezza dei complottisti e la complicità (ingenua?) dei politici di mezzo mondo. Oggi continua a spaventare, probabilmente ad arricchire qualcuno, e sicuramente a far sghignazzare molti altri. Ma, come tutte le bufale che si rispettino, ha una storia lunga e istruttiva.

Il padre delle scie chimiche si chiamava Richard Finke: non era uno scienziato, né un esperto di aeronautica,.. CONTINUA A LEGGERE QUI
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sabato 25 luglio 2015

Lega e Forza Italia Votano la Tassa sull’Aria



La tassa sull’aria condizionata? 

E' Una bufala.

Facciamo chiarezza sulla bufala girata in rete. 
La Lega e Forza Italia protestano, ma hanno votato anche loro la legge

Nessun balzello sulla frescura. La notizia che gira in rete sulla fantomatica tassa da 200 Euro che il governo Renzi vorrebbe e che viene richiesta dall’Europa è l’ennesimo esempio di disinformazione.

Certo, per i siti acchiappa click, fare allarmismo sul caldo in questi giorni è una pesca sin troppo facile. Soprattutto se a cascarci sono alcuni politici come il leader della Lega Matteo Salvini 
che proprio oggi, con un duro post su Facebook,
 ha tuonato contro il premier che “obbedisce a Bruxelles”.

O come il coordinatore regionale di Forza Italia Maria Stella Gelmini che sempre su Facebook si lamenta: “L’Europa dei balzelli e delle tasse ha trasformato in dura realtà quella che sembrava soltanto fantasia: tassare l’aria”.

Per amore della verità è bene precisare che già lo scorso inverno sono state introdotte nuove regole sui condizionatori. Quelli che superano i 12 chilowatt devono essere controllati con una cadenza periodica, sia per sicurezza che per rispettare l’ambiente.

Se la potenza dell’impianto è inferiore non bisogna intervenire. Al contrario, se la potenza è superiore è necessario convocare il tecnico per ottenere il libretto di impianto. La prima revisione costerà 200 euro mentre per quelle successive ci si potrà rivolgere a un tecnico di fiducia. 

Nessuna tassa, quindi ma un controllo necessario 
che non riguarderà gli impianti di condizionamento domestici.

La cosa da sottolineare è che la norma riguarda, infatti, impianti di grossa portata; per quelli installati nelle normali abitazioni non è prevista alcuna tassa, né bollino. 
Le famiglie italiane, dunque, possono stare tranquille.

Giusto per puntualizzare. La tassa non è stata introdotta dal Governo Renzi, ma si tratta di una direttiva della Comunità Europea che impegna gli stati membri a promuovere l’efficienza energetica nel comparto edilizio ed equipara i condizionatori agli impianti di riscaldamento.
 E la Lega e Forza Italia votarono SI'.

SE IL SIG. SALVINI LAVORASSE DI PIU' IN EUROPA
cosa per cui e' Pagato da noi queste leggi le conoscerebbe.
guarda il video esplicativo della figuraccia che ,,,

Salvini lo Paghiamo dal 1993 il Fannullone







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martedì 18 novembre 2014

BUFALA : 40 euro al giorno agli immigrati




La bufala dei "40 euro al giorno agli immigrati". 

A Tor Sapienza e non solo
I soldi erogati dal ministero per l’accoglienza vanno a coprire i costi di gestione, ai migranti meno di 3 euro per le spese quotidiane. Più consistenti i contributi per i minori: quelli non accompagnati arrivati quest'anno sono 11 mila.
 "Per loro obbligo di tutela fino alla maggiore età, anche se non sono richiedenti asilo”


– “Gli italiani non hanno lavoro e ai rifugiati diamo 40 euro al giorno”. “Noi se stiamo senza lavoro non riceviamo un euro, a loro invece li manteniamo senza far niente”. Frasi ripetute spesso, come un mantra, in questi giorni di scontri nella periferia romana, per spiegare il clima di insofferenza dei cittadini nei confronti dei migranti ospitati nei centri di accoglienza. Ma quanto ricevono davvero i migranti, richiedenti asilo e rifugiati? E chi sono i minori non accompagnati, finiti al centro delle polemiche dopo le rivolte scoppiate nella periferia est della capitale?
40 euro date in media alle cooperative, meno di tre euro ai migranti. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno. Un importo non definito per decreto, ma da una valutazione sui costi di gestione dei centri. Gli enti locali che decidono di partecipare al bando Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo), come l’ultimo del 2014/2016, hanno l’obbligo infatti di presentare un piano finanziario che deve essere approvato dalla commissione formata da rappresentati di enti locali (comuni, province e regioni), del ministero dell’Interno e dell’Unhcr. Le spese di gestione per migrante, valutate in media intorno ai 35 euro pro capite pro die, possono subire dunque delle variazioni da regione a regione, secondo il costo della vita locale e dell’affitto delle strutture. Questi soldi però, dai 35 ai 40 euro al giorno, non finiscono in tasca agli ospiti dei centri ma vengono erogati alle cooperative, di cui i comuni si avvalgono per la gestione dell’accoglienza. E servono a coprire le spese per il vitto, l’alloggio, la pulizia dello stabile e la manutenzione. Una piccola quota copre anche i progetti di inserimento lavorativo.  Della somma complessiva solo 2,5 euro in media, il cosiddetto pocket money, è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche per chiamare i parenti lontani, alle sigarette, alle piccole necessità come comprarsi una bottiglia d’acqua o un caffè).

I soldi per l’accoglienza vengono presi dal fondo ordinario che il ministero dell’Interno ha a disposizione per l’immigrazione e l’asilo. “L’accoglienza dei richiedenti asilo è una risposta alla convenzione dei Diritti dell’uomo e alla nostra Costituzione – spiega Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale Sprar -. In questi giorni sono state dette molte cose errate che vanno chiarite. Innanzitutto i 40 euro al giorno non vengono dati in nessuno modo ai richiedenti asilo e ai rifugiati. Sono soldi erogati per la gestione dei centri, che vanno a chi si prende la responsabilità di gestirli. Servono dunque a pagare gli operatori, l’affitto ai privati degli immobili, i fornitori di beni di consumo. Una piccola quota va per gli interventi di riqualificazione professionale, come i tirocini, orientati a permettere ai migranti di vivere in autonomia una volta usciti dal sistema di accoglienza. E solo una quota residua viene data direttamente a loro. Si tratta del pocket money, pochi euro per le piccole spese quotidiane. Queste risorse fanno parte di un fondo ordinario del ministero. Non sono spese straordinarie – spiega - solo nel caso dell’Emergenza nord Africa ci fu un aumento delle accise per far fronte all'accoglienza. Cosa che non sta accadendo oggi”.

Per quanto riguarda i minori non accompagnati, il discorso è diverso e il costo pro capite varia a seconda delle rette delle singole comunità di accoglienza.  “Questo dipende – spiega ancora Di Capua – dal fatto che per i minori non accompagnati si fa riferimento a una normativa diversa, rispetto agli adulti, originariamente indirizzata ai minori allontanati dalle famiglie in Italia. Gli standard in questo caso sono più elevati, così come i costi – aggiunge - La competenza è dei Comuni che si avvalgono per la gestione delle comunità di accoglienza. Queste devono assicurare anche un servizio sociale e di tutela, che comporta una spesa maggiore. Le rette possono dunque superare anche i 140 euro, ma per quelli che rientrano nello Sprar, indipendentemente dalla rette della comunità, noi eroghiamo 80 euro al massimo. Il ministero sta comunque lavorando per abbattere i costi di queste rette, pensando a una differenziazione anche per fasce d’età”.
In tutto sono 11 mila i minori non accompagnati arrivati quest’anno in Italia. Si tratta di ragazzi, di età media tra i 12 e i 17 anni, che arrivano da soli sul territorio italiano. La maggior parte sono maschi e provengono dall’Afganistan, dal Nord Africa e dalla Siria. “Alcuni di loro sono stati aiutati a fuggire da zone di guerra o di conflitto dai genitori – conclude Di Capua – e hanno diritto a fare richiesta d’asilo. Altri vengono per lavorare o sono vittime dei trafficanti. In ogni caso per tutti, anche per i non richiedenti asilo, c’è un obbligo di tutela fino alla maggiore età”.

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/473347/La-bufala-dei-40-euro-al-giorno-agli-immigrati-A-Tor-Sapienza-e-non-solo

INTERCETTAZIONE TELEFONICA

Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”

Uno dei settori in cui la "cupola" era più influente era quello delle politiche sociali: Luca Odevaine, membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull'immigrazione, al telefono spiega: "Avendo questa relazione continua con il Ministero, sono in grado un po’ di orientare i flussi". Il braccio destro di Carminati: "Tu c'hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati?"
LEGGI TUTTO
http://cipiri.blogspot.it/2014/12/mafia-roma-o-sistema-italia.html
MA IL SIGNOR SALVINI EURODEPUTATO LEGA NORD
cavalca la protesta per recuperare voti persi dopo
la chiusura del giornale la padania con 100 LICENZIATI
e dopo lo scandalo dei DIAMANTI comprati coi soldi
dei RIMBORSI ELETTORALI
 E' SEMPRE IN TELEVISIONE
QUANTO LAVORA A BRUXELL ???
pagato dai cittadini
GUARDA IL VIDEO MENTRE GLI DANNO DEL 
FANNULLONE A STRASBURGO IN PARLAMENTO
http://cipiri.blogspot.it/2014/01/strasburgo-tarabella-salvini-fannullone.html

Strasburgo , Tarabella a Salvini: Fannullone

Privilegi agli stranieri, quante bufale
Ecco la verità e alcuni miti da sfatare
I quaranta euro al giorno per i migranti, le assegnazioni delle case popolari, il credito agevolato. Analizziamo una ad una le ragioni di conflitto tra italiani e stranieri. Spesso strumentalizzate

«Gli italiani non hanno lavoro e ai rifugiati diamo quaranta euro al giorno. Per non fare nulla». È questa una delle argomentazioni più frequenti nello scontro che vede opposti 
i ceti più bassi italiani agli immigrati. Ma è fondata? Vediamo.

Intanto, per i centri di accoglienza i fondi messi a disposizione vengono direttamente dall’Europa e girati al ministero dell’Interno e ai Comuni. Dopo la fase dell’emergenza per via delle guerre civili in Nord Africa del 2011, quando sono stati spesi più di un miliardo e 300 milioni di euro ospitando 60 mila persone per mesi in alberghi, baite e strutture inadeguate, il Viminale ha cambiato strategia.

Oggi c’è una quota di 35 euro al giorno di rimborso spese per ogni ospite che non viene data all’immigrato ma alle cooperative, alla Caritas e alle associazioni i cui piani sono approvati da una commissione formata da rappresentati di enti locali, ministero dell’Interno e agenzia Onu per i rifugiati. Con questi 35 euro a immigrato, le associazioni devono coprire i costi per vitto, alloggio, pulizia e manutenzione dello stabile, mediazione culturale, assistenza legale, visite mediche e, in alcuni casi, per l’iter burocratico per diventare rifugiati. Per gli immigrati in quanto tali invece c’è il “pocket money”, cioè 
un buono per le spese quotidiane da due euro e cinquanta al giorno.

Tutt’altra questione riguarda altri tipi di “privilegi” veri o presunti degli immigrati, che vengono lamentati in questi giorni. Ad esempio, gli stranieri residenti e con permesso 
di soggiorno hanno spesso redditi più bassi e nuclei familiari più numerosi, che quindi consentono loro di avvantaggiarsi nelle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Altro problema ancora è quello derivato dalla liberalizzazione degli orari dei negozi, che 
ha consentito a comunità molto organizzate al loro interno (soprattutto asiatiche) di tenere i loro negozi sempre aperti, sottraendo clientela alle botteghe di italiani.


Infine c’è la questione del credito: spesso nelle comunità straniere (cinesi in testa) esistono sistemi di finanziamento interni e informali che permettono ai piccoli imprenditori di questi gruppi etnici di non doversi rivolgere alle banche, mentre in questa fase di 
stretta creditizia gli italiani vengono respinti quando chiedono qualche migliaio di euro 
agli sportelli. Non è un “privilegio” stabilito da nessuno, tanto meno da una legge: 
è una diversa usanza dovuta a culture più fortemente claniche. Ma diventa un’oggettiva condizione di disparità che crea tensione tra italiani e stranieri.


Gli europei invece trassero dal commercio e dalla colonizzazione del mondo grandi vantaggi economici e l'errata convinzione di essere superiori ad ogni altra razza, soprattutto a quella nera. 

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/10/in-africa-abbiamo-solo-depredato-per.html

In Africa Abbiamo solo Depredato per Secoli


400 anni di schiavitu'
200 anni di colonizzazzione
se l' Europa , il continente
senza risorse naturali oggi sta bene
e' grazie a cio' che tuo nonno 
ha preso ( o rubato )
dall' Africa.

Se gli africani vengono qui
è perché avete rubato
le loro risorse
LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/11/la-tratta-degli-schiavi.html

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#mundimago : PREVISIONI 2018

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lunedì 9 dicembre 2013

Torna il movimento dei Forconi e la Polizia toglie i caschi e' una BUFALA



9 dicembre 2013 l'Italia si ferma

 A Torino negozi chiusi nella stragrande maggioranza dei casi. 
Presidi in diversi punti della città. In piazza Castello, manifestazione divisa tra ambulanti/organizzatori che si dissociano dalla violenza e un gruppo di ultrà che si è scontrato duramente con la polizia lanciando mattoni e altro.

Torna il movimento dei Forconi

Il movimento dei Forconi, che a gennaio 2012 paralizzò la Sicilia (e non solo) per nove giorni bloccando strade, raffinerie e rifornimenti in tutta l’isola, sta per tornare all’attacco. Dalle 22 dell’8 dicembre partirà un “blocco totale della penisola“, che dovrebbe concludersi il 13 dicembre ma non è ancora sicuro, perché si parla di “protesta a oltranza”. Memori di quanto accadde quasi due anni fa, quando tutta l’isola fu colta di sorpresa dall’iniziativa del neonato movimento, i siciliani stanno correndo a fare rifornimento ai distributori, in modo quantomeno da non rimanere senza benzina.

In realtà, però, il reale impatto della nuova protesta è tutto da vedere, e c’è chi giura che non si replicherà quanto accaduto nel 2012. Ora infatti il fronte della protesta è più che mai diviso, e le sigle Aias e Forza d’urto hanno deciso di non aderire più, dopo l’accordo raggiunto alla Prefettura di Catania con i governi regionale e nazionale. Queste defezioni, che secondo alcuni trasformeranno la protesta in un flop, non sembrano però spaventare Mariano Ferro, il leader carismatico dei Forconi,

Come ha distrutto il Paese Berlusconi con i suoi alleati. 

Una storia di vera dittatura mediatica spiegata e ricostruita dai giornalisti stranieri.

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Documentario USA su Berlusconi censurato in Italia.
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Forconi, i capi della protesta


Forconi, i capi della protesta

Calvani in Jaguar. Chiavegato pro Putin. E l'ex ultrà Zaccardelli. 

 I leader della rivolta.
Hanno annunciato una MARCIA SU ROMA , vi fidereste di questi soggetti ?
marciate verso casa vostra ormai il danno e' stato fatto c'e' da
 RICOSTRUIRE ADESSO




Fascisti del "9 dicembre": 
un primo screening non lascia dubbi


LA FOTO - Altra prova della presunta solidarietà usata da molti è la seguente foto dove si vedono due poliziotti dietro un cartello tenuto da altri manifestanti (si badi al particolare dei guanti: la vera mano del poliziotto è lungo il suo fianco)

PECCATO CHE NON SIA QUEL CHE SI PENSI 

- A smentire la bufala (ovvero l’aver attribuito arbitrariamente a un gesto normale per i poliziotti una finalità politica ben specifica) ci han pensato le stesse forze dell’ordine. I poliziotti impegnati oggi a Torino nei servizi di ordine pubblico si sono tolti il casco perché «erano venute meno le esigenze operative che ne avevano imposto l’utilizzo». Lo precisa una nota della Questura di Torino, escludendo che il gesto – come ipotizzato da alcuni – fosse riconducibile a forme di condivisione della protesta e lo riprende l’Ansa. D’altra parte in nessun video si vedono i poliziotti mettersi dalla parte dei manifestanti.

Qualche disinformato – e anche qualche finto ingenuo, più spesso provocatori consapevoli 
– chiede retoricamente: ma come fate a dire che gli organizzatori del “9 dicembre” sono fascisti?

Non abbiamo dovuto faticare molto, né lavorare di fantasia. Abbiamo preso dai siti che “lanciano l'iniziativa” l'elenco dei “Comitati territoriali”, cercando di capire – banalmente: via Google – chi sono i “referenti” locali, ovvero i coordinatori, i “punti di riferimento”. Insomma, non abbiamo dovuto scomodare né il Kgb né la Stasi, che certo ci avrebbe fatto sapere molto di più, se fossero ancora in vita.

Ma già quel che abbiamo trovato ci sembra sufficiente. Provateci anche voi, non c'è che l'imbarazzo dei link da scegliere (per esempio questo: https://www.facebook.com/events/177577899109170/permalink/177801995753427/)

Mettiamo in corsivo e "rientrato" ne nostre “note critiche”, in moda facilitare la lettura e non fare confusione.

*****

CONTATTI TERRITORIALI:

VENETO: Giorgio Bissoli, Segretario Azione Rurale – referente Verona / Veneto, Tel 3493657967 – mail: bissoligiorgio@libero.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Patrizia Badii Tel. 349 2587764, info@lifeveneto.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Giorgio Bissoli, forse a sua insaputa, è il segretario di “Azione Rurale”, dipartimento “contadino” dell'area proveniente da Alleanza Nazionale.

Patrizia Badii, ex candidata sindaco a Verona, nel 2012, per la lista “Veneto Stato”, com'è chiaro “indipendentista”, ex leghista, uscita “a destra”.

LAZIO: Barbara De Propris – tel. 3467810040 – barbararoma76@gmail.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Alessio Provaroni – Tel. 3471957026 – mail: aprovaroni@gmail.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Roberto Reginaldi , tel. 346.8783165 – mail: robertoreginaldi@gmail.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Alessio Provaroni è - “casualmente”, sia chiaro - uno dei “costitutori” della Unione per il SOCIALISMO NAZIONALE – RSI (Raggruppamento Sociale Italiano)”, citando il loro stesso sito: “fondata il 28 Ottobre 2011 a SANSEPOLCRO – d’ora in avanti semplicemente SOCIALISMO NAZIONALE - che va ad integrare al suo interno il vissuto del Centro Studi Socialismo Nazionale (CSSN) – fin qui entità metapolitica – e che diviene CSP (Centro Studi Propaganda) quale ufficio propaganda funzionale alla realtà politica costituita”. Il gruppo è costituito anche da Stelvio Dal Piaz, Maurizio Canosci, Fernando Volpi, Stefano Carboni, Riccardo Berti. Basta navigare un attimo per trovarvi iconografia e slogan del peggio “nazional-socialismo”.

Barbara De Propris è invece coordinatrice provinciale “Azione Donna Roma” (http://www.atuttadestra.net/?p=74966). Ma deve trattarsi di una semplice coincidenza.

Roberto Reginaldi invece è proprio quel consigliere comunale di Forza Nuova, di Sezze (Frosinone) di cui si parla nell'articolo di ieri (//www.contropiano.org/politica/item/20727-forza-nuova-si-camuffa-e-cerca-confusioni-rosso-brune).

SICILIA: Salvatore Riggi – Tel.3936026110 – mail: riggi.salvatore@gmail.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Ex “Popolo delle libertà” a Caltanissetta.

FORLI e RAVENNA: Claudio Marconi – tel 3472258116 – ipharra-fcalice.it

Il giornali locali ne hanno resocontato la recente uscita da Forza Nuova, “rimasta nel tunnel del fascismo” - parole sue – ma ha anche voluto rassicurare i suoi camerati vecchie nuovi: “

"Questo non significa un mio disimpegno politico - rassicura Marconi -, continuerò la mia attività politica con il Circolo Culturale Clemente Graziani, che è aderente al Laboratorio Politico Forza Uomo,suffragato anche dall'appoggio di molti giovani che, usciti anche loro da Forza Nuova, hanno voluto intraprendere con noi questo cammino. Non più anticomunisti, non più antifascisti,ma uomini liberi per la costruzione del Laboratorio Politico Forza Uomo, per una azione politica liberata dalle ideologie, che abbiamo gettato una volta per tutte e per sempre nella pattumiera della storia, uniti per combattere il liberal capitalismo". (http://www.romagnaoggi.it/cronaca/forli-claudio-marconi-abbandona-forza-nuova.html)

Nel frattempo è una star su siti anti-demo-pluto come frontediliberazionedaibanchieri.it/ e così via

TOSCANA: Bruno Zoppi, – Cell 348/6466025 – mail: bruno.zoppi@gmail.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Se non è un caso di ominimia, era candidato di La Destra - Fiamma Tricolore, con Santanché e Buontempo buonanima.

CALABRIA: Salvatore Brosal – mail: mailto:superhit33@yahoo.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Tel.339 638 2018

Dice aulicamente di se stesso:

Io non mi sento più figlio di questa terra che calpesta i diritti inviolabili dell’uomo, che calpesta la nostra Costituzione, che affama la sua gente. Io rimpiango il mio passato: il Regno delle due Sicilie. Splendido periodo storico, quando tutto il Meridione, ma soprattutto Calabria e Sicilia erano regioni ricchissime e non conoscevano la disoccupazione. Poi arrivarono i Savoia: gli usurpatori. Io non mi sento più figlio di questa terra che ha mandato al massacro i miei fratelli Istriani e Dalmati. Io non mi sento più figlio di questa terra che ha dimenticato l’Italianità della Corsica. Io non mi sento più figlio di questa terra, dove abbiamo un presidente del Consiglio massone, nominato senatore a vita, senza merito, da un presidente della Repubblica comunista, non eletto dal popolo, che viola con la sua stessa presenza al Quirinale la nostra Carta Costituzionale. Io sono un uomo del Sud, figlio di quel Grande Sud, cha ha dato Gloria ed Onore all’Italia intera. Io sono figlio della Calabria, di questa bella e gloriosa terra, dove l’Aspromonte, la Sila, il Pollino e ottocento chilometri di costa non bastano a questo governo ladro, usurpatore, assassino e criminale a far partire il turismo; quel turismo che porterebbe ricchezza, benessere, gioia, vacanza, allegria in tutto lo stivale. Io rimpiango il mio Passato, quel glorioso Regno delle due Sicilie, dove il benessere era solo una splendida realtà. Io sono un figlio della libertà, della legalità e della Democrazia. Io sono un figlio della “Magna Grecia”.

Io sono un uomo libero in una nazione che vuole rendermi, e renderci solo schiavi delle banche massoniche e dei poteri che uccidono i diritti. Io non riconosco il potere di questo parlamento abusivo. Io uomo del Sud, figlio della “Magna Grecia”, suddito libero nel “Regno delle due Sicilie”, dichiaro la mia indignazione ed esterno il mio disappunto verso questo stato governato da poteri che opprimono il Popolo. In una Repubblica davvero libera e democratica solo il Popolo è sovrano. Viva la Calabria, viva il Sud, viva l’Italia libera ed unita dove il diritto sia l’espressione delle intelligenze di tutti e non l’illegalità di pochi. (salvatore brosal)

PORDENONE: Claudio Sist, Pordenone, mail: sistclaudio@gmail.comQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – cell 3493091400

Di Claudio Sist emerge invece un momento quasi “comunista” rispetto agli altri: era stato candidato nell'Unione di Centro, nelle elezioni comunali del 2011. Un casiniano, insomma...

*****

A noi questa prima scrematura sembra sufficiente, addirittura esaustiva. Diciamo che si tratta di un'iniziativa fascista perché tutti i promotori-referenti-coordinatori (meno uno, Udc) sono provenienti o militanti in organizzazioni fasciste.

Chi voglia “indagare” oltre non ha che da mettersi al lavoro. E farci sapere cos'ha trovato.

L'elenco, naturalmente, continua....

DA  http://www.contropiano.org/articoli/item/20751

NON E' UN CASO CHE ABBIANO SCELTO IL GIORNO DOPO LE PRIMARIE DEL PD 
PER AFFOSSARE LA NOTIZIA DEL NUOVO SEGRETARIO E FAR PARLARE DI LORO

leggi anche 
http://cipiri.blogspot.it/2013/12/forconi-9-dicembre-e-la-farsa-di.html

Forconi : 9 dicembre e la farsa di un’“insurrezione”


L’ultimo travestimento di Forza nuova Chi si nasconde dietro il coordinamento del 9 dicembre

leggi anche 
 http://cipiri.blogspot.it/2013/12/bruciate-i-libri-lincredibile-assalto.html


E' arrivato in piazza a bordo di una Jaguar Danilo Calvani, il leader del Movimento nazionale 9 dicembre.
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mercoledì 20 novembre 2013

PC: Facebook: allarme privacy, è una bufala

Facebook: allarme privacy, è una bufala



Facebook: 

allarme privacy

 è una bufala

Tra gli status dei vostri amici vi sarà capitato di leggere un messaggio su una fantomatica “Graphic App” e sul rischio che comporterebbe per la privacy dei vostri contenuti. Non ci cascate, è la solita “catena di Sant’Antonio”. Ogni tanto, su Facebook, spunta un nuovo allarme. Gli allarmi spaventano, soprattutto quando sono legati alla privacy dei nostri contenuti, ma non sempre sono giustificati. Il messaggio che circola in questi giorni e che ti sarà probabilmente capitato di vedere tra gli status dei tuoi amici riguarda una nuova funzione del social network, che – in realtà – non è neanche ancora disponibile in Italia.

La panzana che gira

Ecco il testo che in tanti stanno diffondendo sulla loro bacheca: “Importante per i miei contatti.Chiedo un favore a coloro che stanno nella lista dei miei contatti di facebook. FB ha cambiato ancora una volta la sua configurazione della privacy! A causa della nuova “graphic app” qualunque persona in FB può vedere le tue foto, i tuoi “mi piace”, i tuoi commenti. Terrò questo messaggio sulla mia bacheca per due settimane e, per favore, una volta fatto ciò che ti chiedo qui di seguito, commenta “FATTO”. Quelli di voi che non facciano diventare privata la mia informazione nei confronti degli altri saranno cancellati dalla lista dei miei amici. Voglio tenere privati i miei rapporti con te. Voglio pubblicare foto di familiari e amici senza che gli estranei vi abbiano accesso; questo succede quando i miei amici cliccano “mi piace” o aggiungono commenti: automaticamente i loro amici possono vedere anche i nostri messaggi. Purtroppo non possiamo cambiare noi stessi questa configurazione perché FB l’ha configurata così. Ma tu lo puoi fare! Dunque: colloca il puntatore del mouse sul mio nome, senza cliccare; apparirà una finestra. Ora muovi il mouse su “Amici”, sempre senza cliccare, poi clicca su “impostazioni” e apparirà una lista. Togli la spunta a “avvenimenti importanti” e “commenti a mi piace”. In questo modo, la mia attività tra me e i miei amici e familiari non diventerà pubblica. Infine copia e incolla questa nota sulla tua bacheca (copia-incolla, non condividere). Quando lo vedrò pubblicato sulla tua bacheca, farò la stessa operazione nei confronti del tuo profilo. Grazie”

 Perché è un falso ...
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/

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