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martedì 11 agosto 2015

L’Autonomia Siciliana Va Abolita


«L’autonomia siciliana va abolita»
Parla il vicepresidente di Confindustria: «Al Sud i sussidi fanno male. Puntiamo su istruzione e banda larga. E piantiamola di essere parassiti»


«Il sud non ha bisogno di sussidi e trasferimenti, ma di normalità». Ne è convinto, Ivan Lo Bello, imprenditore, presidente di Unioncamere, vicepresidente di Confindustria, balzato alle cronache qualche anno fa, quando alla guida di Confindustria Sicilia lanciò una sfida molto provocatoria ai suoi colleghi, invitando a lasciare l'associazione chiunque pagasse il pizzo. Uno, insomma, che certo non è abituato a quei piagnistei che secondo il premier Matteo Renzi sono uno dei mali del mezzogiorno. Lo Bello non si sente minimamente offeso dalle parole del presidente del Consiglio: «Al sud si è creato un blocco sociale parassitario molto forte e solo il mercato, le regole, la concorrenza, l’efficienza della burocrazia, la qualità del ceto politico, la capacità degli imprenditori possono scardinarlo». Niente scuse, insomma. Anzi, Lo Bello si spinge oltre, parlando della sua Sicilia: «Lo statuto speciale andrebbe abolito. Non ha senso, è ciò che ci ha reso parassiti».
Lo Bello, lo Svimez dice che il mezzogiorno è in crisi, Renzi dice che deve smettere di piangersi addosso, Saviano si addolora. Chi ha ragione, secondo lei?
Secondo me tutto questo dibattito non riesce a cogliere fino in fondo la questione vera del mezzogiorno.
Quale?
Che il sud non ha bisogno di chissà quali politiche, di sussidi, di trasferimenti. Il sud ha bisogno di una sana normalità rispetto al resto del paese. Direi che possiamo rottamare un bel pezzo di analisi sul mezzogiorno, soprattutto quelle che guardano con nostalgia a modelli che ricordano la cassa del mezzogiorno e che hanno fatto molto male al sud. Anche perché questi modelli non hanno fatto che acuire la crisi e la distanza dal centro e dal nord del paese.
Lei parla di normalità, ma come la traduce all'atto pratico?
In sei parole: serve una sana cultura di mercato
«Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti»
E come si crea una sana cultura di mercato, al sud?
Negli ultimi decenni, nel mezzogiorno, si è creato un blocco sociale molto forte, fatto di politica clientelare, di imprese che non vogliono competere, più in generale di tutti quelli che hanno paura dell'innovazione e della voglia di cambiare. Per creare una sana cultura di mercato dobbiamo far saltare questo blocco sociale. Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti.
Mi sa che non è semplice far saltare questo blocco sociale…
Oggi, in teoria è il momento giusto.
Come mai?
Perché abbiamo toccato il fondo. E questo blocco sociale continua a ballare sul Titanic senza capire che la mancanza di risorse e il degrado civile e sociale ci porteranno rapidamente al naufragio. Tuttavia, proprio per questo è ancora più forte la sua resistenza. Sono asserragliati nel bunker. Per questo serve l'impegno, il coraggio e la radicalità di chi al sud fa innovazione politica, sociale, culturale, imprenditoriale. E soprattutto di tutte quelle persone che stanno nel mezzo e che magari, pur non facendo parte di un blocco clientelare, hanno paura di contrastarlo. È a loro che dico di non aver né paura, né nostalgia dell'assistenzialismo, perché ci ha fatto solo male.
«Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti»
Di quel che è successo a Pompei, invece, che ne pensa?
È una vergogna. Tutto quello che è successo negli ultimi giorni, con l'assemblea sindacale e i turisti ad aspettare fuori, è lo specchio alla nostra inattitudine al mercato. Dà il segno di una totale irresponsabilità e incomprensione del momento storico che stiamo vivendo. Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti.
Anche perché dall'altra parte dell'Adriatico, nei balcani, ci sono concorrenti in ascesa come l'Albania...
Stanno crescendo molto perché hanno meno vincoli e guardano al futuro, emntre noi continuiamo ad andare avanti con lo sguardo rivolto al passato. Il nostro grande problema è il modello parassitario e clientelare, non i concorrenti. Siamo impiombati perché le clientele hanno assorbito tutte le risorse. Se tu spendi risorse che non hai creato, sei alla frutta.
C'è un convitato di pietra, in questo ragionamento. E immagino che sappia, lei che si è scagliato contro il pizzo, di chi sto parlando...
In fondo è come se ne avessimo già parlato. Quel blocco sociale parassitario di cui dicevo prima, in stragrande maggioranza non è mafioso, ma  - spiace dirlo - con la mafia condivide parecchi valori. Anche la presenza mafiosa è parassitaria e anche alla mafia piacciono le clientele, l'idiosincrasia alle regole, la spesa pubblica. Anche la mafia, in altre parole, è ostile a quel sistema di mercato che ne cancellerebbe buona parte dei vantaggi e delle rendite di posizione. Pur con tutte le differenze del caso, sono due mondi che vanno a braccetto.


«Il sud non ha bisogno di sussidi e trasferimenti, ma di normalità». Ne è convinto, Ivan Lo Bello, imprenditore, presidente di Unioncamere, vicepresidente di Confindustria, balzato alle cronache qualche anno fa, quando alla guida di Confindustria Sicilia lanciò una sfida molto provocatoria ai suoi colleghi, invitando a lasciare l'associazione chiunque pagasse il pizzo. Uno, insomma, che certo non è abituato a quei piagnistei che secondo il premier Matteo Renzi sono uno dei mali del mezzogiorno. Lo Bello non si sente minimamente offeso dalle parole del presidente del Consiglio: «Al sud si è creato un blocco sociale parassitario molto forte e solo il mercato, le regole, la concorrenza, l’efficienza della burocrazia, la qualità del ceto politico, la capacità degli imprenditori possono scardinarlo». Niente scuse, insomma. Anzi, Lo Bello si spinge oltre, parlando della sua Sicilia: «Lo statuto speciale andrebbe abolito. Non ha senso, è ciò che ci ha reso parassiti».
Lo Bello, lo Svimez dice che il mezzogiorno è in crisi, Renzi dice che deve smettere di piangersi addosso, Saviano si addolora. Chi ha ragione, secondo lei?
Secondo me tutto questo dibattito non riesce a cogliere fino in fondo la questione vera del mezzogiorno.
Quale?
Che il sud non ha bisogno di chissà quali politiche, di sussidi, di trasferimenti. Il sud ha bisogno di una sana normalità rispetto al resto del paese. Direi che possiamo rottamare un bel pezzo di analisi sul mezzogiorno, soprattutto quelle che guardano con nostalgia a modelli che ricordano la cassa del mezzogiorno e che hanno fatto molto male al sud. Anche perché questi modelli non hanno fatto che acuire la crisi e la distanza dal centro e dal nord del paese.
Lei parla di normalità, ma come la traduce all'atto pratico?
In sei parole: serve una sana cultura di mercato
«Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti»
E come si crea una sana cultura di mercato, al sud?
Negli ultimi decenni, nel mezzogiorno, si è creato un blocco sociale molto forte, fatto di politica clientelare, di imprese che non vogliono competere, più in generale di tutti quelli che hanno paura dell'innovazione e della voglia di cambiare. Per creare una sana cultura di mercato dobbiamo far saltare questo blocco sociale. Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti.
Mi sa che non è semplice far saltare questo blocco sociale…
Oggi, in teoria è il momento giusto.
Come mai?
Perché abbiamo toccato il fondo. E questo blocco sociale continua a ballare sul Titanic senza capire che la mancanza di risorse e il degrado civile e sociale ci porteranno rapidamente al naufragio. Tuttavia, proprio per questo è ancora più forte la sua resistenza. Sono asserragliati nel bunker. Per questo serve l'impegno, il coraggio e la radicalità di chi al sud fa innovazione politica, sociale, culturale, imprenditoriale. E soprattutto di tutte quelle persone che stanno nel mezzo e che magari, pur non facendo parte di un blocco clientelare, hanno paura di contrastarlo. È a loro che dico di non aver né paura, né nostalgia dell'assistenzialismo, perché ci ha fatto solo male.
«Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti»
Di quel che è successo a Pompei, invece, che ne pensa?
È una vergogna. Tutto quello che è successo negli ultimi giorni, con l'assemblea sindacale e i turisti ad aspettare fuori, è lo specchio alla nostra inattitudine al mercato. Dà il segno di una totale irresponsabilità e incomprensione del momento storico che stiamo vivendo. Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti.
Anche perché dall'altra parte dell'Adriatico, nei balcani, ci sono concorrenti in ascesa come l'Albania...
Stanno crescendo molto perché hanno meno vincoli e guardano al futuro, emntre noi continuiamo ad andare avanti con lo sguardo rivolto al passato. Il nostro grande problema è il modello parassitario e clientelare, non i concorrenti. Siamo impiombati perché le clientele hanno assorbito tutte le risorse. Se tu spendi risorse che non hai creato, sei alla frutta.
C'è un convitato di pietra, in questo ragionamento. E immagino che sappia, lei che si è scagliato contro il pizzo, di chi sto parlando...
In fondo è come se ne avessimo già parlato. Quel blocco sociale parassitario di cui dicevo prima, in stragrande maggioranza non è mafioso, ma  - spiace dirlo - con la mafia condivide parecchi valori. Anche la presenza mafiosa è parassitaria e anche alla mafia piacciono le clientele, l'idiosincrasia alle regole, la spesa pubblica. Anche la mafia, in altre parole, è ostile a quel sistema di mercato che ne cancellerebbe buona parte dei vantaggi e delle rendite di posizione. Pur con tutte le differenze del caso, sono due mondi che vanno a braccetto.


Se lei fosse il consigliere di Renzi per il sud quali sarebbero le prime tre cose che gli consiglierebbe di fare?
Io non credo alla defiscalizzazione o agli incentivi. Possono essere utile nel breve termine, non certo nel medio-lungo periodo. Per prima cosa abbiamo bisogno di buone infrastrutture.
Strade, quindi?
No, la prima vera e più urgente infrastruttura è la banda larga. Molto più delle strade, che comunque sono da terzo mondo, così come la mobilità ferroviaria. Pensi alla Sicilia, che è enorme e ha una rete ferroviaria da terzo mondo.
«Ormai i ragazzi, già da studenti. scappano al centro o al nord. Una migrazione che sta depopolando il sud della sua vera forza, le persone. Possiamo fare tutte le infrastrutture che vogliamo, ma non serviranno a nulla se il sud rimane una terra di pensionati»
La seconda priorità?
Noi oggi abbiamo un enorme problema legato alla formazione. Negli ultimi anni c'è stata una fuga enorme di ragazzi dalle università del sud. Non do giudizi di merito: qui ci sono tante università di grande qualità. Eppure ormai i ragazzi, già da studenti. scappano al centro o al nord.  Una migrazione, questa, che sta depopolando il sud della sua vera forza, le persone, i cervelli. Possiamo fare tutte le infrastrutture che vogliamo, ma non serviranno a nulla se il sud rimane una terra di pensionati. Serve un grandissimo investimento sulla scuola, per bloccare questo flusso in fuga. Che è fondamentale per aiutare le imprese a svilupparsi. Pensi al distretto della meccatronica di Bari, che è un’eccellenza nazionale e che è nato grazie al Politecnico di Bari.
Veniamo alla terza e ultima priorità…
Dobbiamo asciugare tutto quel grumo di sussidi e clientele che è la pubblica amministrazione. Dobbiamo asciugare il governo territoriale.
«L’autonomia è stato lo strumento peggiore per costruire il disastro siciliano. Le parti più retrive del nostro sistema sono tutte dentro l'apparato regionale, un mostro clientelare con 120mila dipendenti pubblici»
Domanda cattiva: sta parlando anche dell'autonomia siciliana?
Soprattutto di quella. La retorica sull'autonomia è fastidiosissima. Io sono convinto che lo statuto speciale per la Sicilia avesse senso alla fine della Seconda guerra mondiale. Dagli anni '60 in poi è diventato lo strumento peggiore per costruire il disastro siciliano. Le parti più retrive del nostro sistema sono tutte dentro l'apparato regionale, un mostro clientelare con 120mila dipendenti pubblici. La Sicilia è molto meglio di quella cosa lì. Il sud, in generale, è meglio di quella cosa lì.




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martedì 1 aprile 2014

Marina Berlusconi Erede al Trono di Silvio


La vera storia di Marina Berlusconi
 erede al trono pronta alla politica 
per salvare gli affari di famiglia.

Marina è la consigliera preferita dal padre, d’altronde lei è nata e cresciuta nel mondo ambiguo ed oscuro che ha formato la fortuna economica della famiglia, nel senso siciliano mafioso della parola. Purtroppo la memoria degli italiani, quelli dalla sua parte, è totalmente assente, o complice, nessuno ricorda che è sceso in campo con 7.000 miliardi di lire di debiti e con un piede in galera.

Fonte Fedele Confalonieri e se mettiamo in discussione anche l’amico e socio di una vita non c’è più religione. Geniale è geniale impossibile negarlo, è riuscito a sfuggire alla giustizia senza darsi alla latitanza, senza nemmeno nascondersi in qualche bunker nelle sue ville e per rendersi invisibile è ricorso alla sovraesposizione mediatica, come quei caroselli che a forza di vederli non li ricordi nemmeno. Ha fatto eleggere, nel suo partito personale, la schiera di suoi avvocati e molti dei suoi complici o subalterni garantendosi uno zoccolo duro che gli ha permesso di dominare per 18 anni.

Al resto ci hanno pensato le sue televisioni, le varie D’Urso, Zanicchi, De Filippi, Marcuzzi, che hanno inciso con l’oppio della televisione molto più di Emilio e di tutti i direttori dei suoi telegiornali di regime.

Ho sempre considerato la De Filippi la vera corazzata dei berlusconiani inconsapevoli, a induzione, risucchiati dal vortice della stupidità sino al coinvolgimento inconsapevole ed esagerato grazie all’azzeramento totale della cultura, di un minimo di riflessione. Non per niente le truppe all’esterno del Tribunale di Milano erano sempre le sue e, se consideriamo che la maggioranza erano donne anche se stagionate, se ne ricava che lo spirito critico ed il rispetto per la donna è stato azzerato del tutto da uomini e donne, c’è posta per te ed il ballo dell’ultimo miglio. Alludo a quella pagliacciata di pensionati over 70, ed oltre, che giocano a fare i galletti con tanto di fiore alla giacca e scenate di gelosia.

Un doloroso esempio di come ci si possa ridurre andando avanti negli anni, dovrò dire a mio figlio che se mi vedesse ridotto in quelle condizioni di chiedere il mio ricovero per incapacità di intendere e di volere.

Tutte le elezioni dal 1992 ad oggi si sono risolte con una differenza di voti, tra uno schieramento e l’altro, inferiore ai due milioni e le corazzate dell’oppio guidate dal generale De Filippi ne coinvolgono molti di più.

Infatti la sua fine, ammesso che sia al capolinea, arriva per motivi economici e per l’impresentabilità ormai accertata in campo internazionale, lo molla persino la Confindustria , la Borsa e gli investitori, ogni giorno in più che passa al potere costa miliardi di euro. Il problema vero, che dilata a dismisura questa agonia, è lo stesso che lo ha spinto a scendere in campo il 26 gennaio del 1994, i suoi interessi economici ed il mettersi al riparo dalla Giustizia, dobbiamo fargli i complimenti è riuscito ad azzerare 7.000 miliardi di lire di debiti e diventare uno degli uomini più ricchi, e potenti, del mondo occidentale. Si è fatto depenalizzare il falso in bilancio, come primo ministro si è permesso di elogiare, giustificare, l’evasione fiscale garantendogli l’amicizia eterna di banditi come lui. Ha fatto condoni di tutti i tipi, dal fisco all’edilizia abusiva e ne vediamo i risultati ogni volta che piove.

Non gli è riuscito il condono, una amnistia, per gli amici mafiosi ma sul 41 bis qualcosa è riuscito a fare, pentiti a parte ai quali è stata tolta la protezione così imparano a non comportarsi da eroi come Mangano. Non so se siamo all’ultimo miglio, la consigliera prediletta lo incita a resistere con una certa insistenza, ha già cominciato la campagna di propaganda del vittimismo di famiglia e di lesa maestà dei traditori e, soprattutto, non dimentichiamo che eticamente e moralmente è peggio di lui. Del resto Marina Berlusconi prova orrore per Roberto Saviano: si, avete capito bene, non prova orrore per la mafia, ma per Roberto Saviano.

Sembra impossibile ma, quello che ha dichiarato sulla sentenza che condanna al risarcimento per la vicenda della Mondadori è la prova più evidente che Berlusconi non rappresenta il peggio della sua famiglia, la figlia prediletta lo supera, è ancora più spudorata di lui. Staremo a vedere ma ricordiamoci una cosa, come la morte del duce non ha determinato la fine del fascismo, così la fine di Berlusconi non sarà la fine del berlusconismo e dobbiamo stare vigili che non scenda in campo a prendere il testimone la peggiore di tutti, la figlia Marina. Non sottovalutiamo questa possibilità.

Abbiamo poche certezze, la prima è che l’Italia ne uscirà con la schiena rotta, massacrata moralmente ed economicamente dai decenni di berlusconismo e al seconda, un po’ più positiva per la famiglia Berlusconi, è che noi siamo democratici non sarà giustiziato e non sarà sepolto in un luogo segreto. Quando verrà il suo momento inaugureremo il mausoleo di Arcore e Marina non avrà bisogno di consegnarsi alla Corte dell’Aja. La Resistenza ci ha regalato la democrazia e la Costituzione, quelle che suo padre ha tentato di demolire per oltre 18 anni.

da : http://isegretidellacasta.blogspot.it/2011/11/la-vera-storia-di-marina-berlusconi.html



La giornalista editorialista Lina Sotis e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli furono imputati in tribunale con l’accusa di “illecita diffusione di notizie riservate”. 
Ma poi furono completamente assolti.

La bagarre si scatenò in seguito a un articolo con cui Lina Sotis dava conto delle tendenze omosessuali di Angelo Villa, noto chirurgo plastico milanese. Il quale ha convissuto svariati anni con Maurizio Vanadia, ballerino della Scala, che il 12 Dicembre 2008 ha sposato Marina Berlusconi. Quindi: Maurizio Vanadia, attuale marito di Marina Berlusconi, prima di sposarsi, ha convissuto per alcuni anni con Angelo Villa. Naturalmente due persone sono libere di convivere senza dover dar conto a nessuno su quale sia il tipo di rapporto che intercorra tra loro.

Il tribunale, nell’assolvere Sotis e De Bortoli, ha così scritto: “Nella società attuale non è né culturalmente né giuridicamente giustificato alcuno stigma in relazione all’omosessualità o all’essere omosessuale”. Non solo. Il tribunale ha aggiunto che sia Vanadia sia Villa “sono due affermati professionisti” e la convivenza “poteva avere solo la giustificazione di una scelta di tipo affettivo, frutto di affinità ed elezione”. Vedi articolo su gay.it.

Ci dispiace per Maurizio Vanadia: ha convissuto per tanti anni con una persona gay con cui sarà stato quantomeno amico. Cosa avrà pensato Maurizio Vanadia, marito di Marina Berlusconi, quando l’altro giorno ha sentito suo suocero, il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, dire “meglio osservare belle ragazze che essere gay”. È stata una cosa poco carina.

Ieri la questione è stata sottolineata da giornalettismo.com.

Giuliano Federico

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/03/cassazione-conferma-berlusconi-e.html

Berlusconi è incandidabile


Cassazione conferma: Berlusconi è incandidabile

La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. L’ex premier era già stato condannato con sentenza irrevocabile per frode fiscale alla pena principale di 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto). Quindi il Cavaliere non potrà essere candidato alle elezioni.

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domenica 3 luglio 2011

E ora il conto lo fanno pagare a noi



E ora il conto lo fanno pagare a noi


scure
Da un lato tagli, ticket, disoccupazione, blocco ulteriore degli stipendi, ecc. ecc. ...


accordo
Dall'altro la famosa «opposizione»: “volemose tanto bbene”, azienda per azienda,
alla .... Marchionne.


40 E + MILIARDI DI TAGLI PER DIFENDERE I BUCHI DI BILANCIO DELLO STATO DAGLI SPECULATORI FINANZIARI (QUELLI DEI TITOLI TOSSICI SALVATI A SUON DI MILIARDI DAGLI STESSI STATI) E ORA IL CONTO LO FANNO PAGARE A NOI !!
Non abbiamo avuto neanche il tempo di comprendere appieno la portata della manovra governativa (aumento dell'IVA quindi dei prezzi al consumo, blocco degli aumenti salariali nel pubblico impiego prolungato per altri anni, ticket sui medicinali, ecc. ecc.), che arriva la notizia tanto attesa dalla Confindustria: anche la CGIL sottoscrive l'accordo che valorizzerà la contrattazione aziendale, ricalcando pari pari lo schema che Marchionne ha imposto non solo a Pomigliano Mirafiori ecc., ma anche alla Confindustria stessa, non iscrivendo le “nuove” aziende in Confindustria.

NON SONO RIUSCITI NEANCHE AD ASPETTARE
IL MOMENTO BUONO PER SALVARE LA FACCIA, EVIDENTEMENTE ANCHE LA CGIL VUOL RASSICURARE I MERCATI !!!

Anche la stessa FIOM non è̀ che abbia brillato per determinazione se non nelle comparsate e nei salotti televisivi. Innanzi tutto a Pomigliano dove non ha avuto neanche il coraggio di votare NO al referendum imposto dalla FIAT, come del resto a Mirafiori per non dire di quando ha direttamente votato Sì̀, come alla Bertone acquistata da FIAT due anni fa per poterne ... minacciare la chiusura?!?!

Non diversamente la FIOM, genovese e di Fincantieri, con la sua lotta (striscione: “non CI chiuderete lo stabilimento”) in difesa della cantieristica “italiana” evidentemente a scapito di quella non italiana, non poteva concludersi che con la tanto declamata “vittoria” romana, a seguito del
ritiro del “piano” di chiusura degli stabilimenti, ma in cosa è consistita? Nel rinvio della trattativa “stabilimento per stabilimento”. Ebbene non è̀ forse questa la “linea Marchionne”?

Non è̀ forse questa la sostanza dell'accordo sottoscritto dalla Camusso con Confindustria, CISL e UIL?

SU QUESTA STRADA I LAVORATORI CONTINUERANNO A VINCERE SEMPRE E SOLTANTO A BALLARO'̀ E AD ANNOZERO, CONTINUANDO A PERDERE FORZA E SALARIO A LIVELLO NAZIONALE, ED ORA, ANCHE A LIVELLO AZIENDALE !!!!
Sin.Base

 http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3%3Ao28358%3Ae1


lunedì 20 settembre 2010

La Fiom assediata da Confindustria, Giorgio Cremaschi


Giorgio Cremaschi Presidente Comitato Centrale FIOM


Caro Epifani, così non va proprio

di

Giorgio Cremaschi

All’inizio poteva sembrare la classica notizia forzata e gonfiata dalla stampa. E invece no. E’
proprio la verità. Nel giorno in cui la Federmeccanica, Fim, Uilm e Ugl si sono incontrate per
cominciare a distruggere il contratto nazionale, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani,
attacca la Fiom.
L’intervento del segretario della Cgil all’attivo dei delegati emiliani, è un atto di autentico
autolesionismo della più grande organizzazione sindacale italiana. Di fronte alla gravità di quello
che sta avvenendo in questi mesi, Gugliemo Epifani parla di rischio di nuova sconfitta. E per
questo chiede alla Fiom di non isolarsi. E’ la cancellazione della realtà.
La realtà è quella di un attacco brutale ai diritti del mondo del lavoro che ha la complicità della Cisl
e della Uil e sul quale sinora il gruppo dirigente nazionale della Cgil ha balbettato. La Cgil è in
realtà persino più isolata della Fiom, perché pur facendo tutti i suoi distinguo dall’organizzazione
dei metalmeccanici non è riuscita fino ad ora ad ottenere nulla. Al congresso della Cgil Guglielmo
Epifani ha aperto il dialogo, come oggi si dice, con Cisl, Uil, Confindustria e anche il Governo. Il
risultato è che tutti costoro si sono incontrati subito dopo per concordare i tagli alla spesa pubblica
senza degnare la Cgil neppure di una telefonata. Si chieda Guglielmo Epifani perché i suoi
messaggi sono irrisi o solo strumentalizzati e perché il mondo delle imprese chieda alla Cgil una
sola cosa: mettere in ordine la Fiom. Naturalmente senza neppure provare a offrire qualcosa in
cambio.
No, l’intervento di Epifani non va proprio, è il segno di una crisi profonda del gruppo dirigente
dell’organizzazione ed è anche un elemento di rottura con tutto il popolo che si sta preparando a
manifestare il 16 ottobre. E’ evidente che dentro la Cgil bisogna riaprire un confronto politico a
tutto campo, perché così il gruppo dirigente della Cgil potrà anche riuscire a danneggiare la Fiom,
ma sicuramente danneggerà anche tutta l’organizzazione.


16 settembre 2010

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