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lunedì 6 dicembre 2021

Silvio Non Puoi Fare il Presidente della Repubblica

Svegliati Silvio Non lo Puoi Fare


L'ex Cav ha creduto fino in fondo 
di poter sostituire Mattarella al Quirinale. 
Ma poi Gianni Letta, suo consigliere di sempre, 
lo ha convinto che non aveva alcuna possibilità.
 E che Meloni e Salvini 
lo stavano prendendo in giro.

In molti si sono stupiti, leggendo le cronache politiche di questi giorni, del fatto che Silvio Berlusconi ha finalmente capito quello che avrebbe dovuto essergli chiaro fin da subito: ovvero che lui ha zero chance di andare al Quirinale. Dopo un inizio di campagna tambureggiante, basta leggere l’intervista che mercoledì 10 novembre Augusto Minzolini gli ha fatto sul Giornale per comprendere come il Cavaliere sia arrivato alla conclusione, contrastante con il suo indomito ottimismo, che per la successione a Sergio Mattarella,  come dicono a Milano, “ghe n’è minga”. Non fosse altro perché né Matteo Salvini né tantomeno Giorgia Meloni hanno davvero intenzione di chiedere ai loro gruppi parlamentari di sostenere la sua candidatura.
L’eminenza azzurra con durezza ha aperto gli occhi al Cav
Ma Berlusconi, che pur essendo tornato , alterna momenti di lucidità a momenti assopimento, ci è arrivato da solo a questa conclusione? No, ci ha dovuto pensare Gianni Letta ad aprirgli gli occhi. Lui, dopo il vertice a Villa Grande, la sua nuova residenza romana che fu la dimora di Franco Zeffirelli, con gli altri due galli del pollaio del centrodestra, era davvero convinto di essere sostenuto e di avere delle concrete possibilità. Ma dopo quella riunione, che Letta ha giudicato improvvida, il suo fidato consigliere è andato a trovarlo dicendogli senza mezzi termini che quei due lo stavano prendendo per il fondoschiena, e che lui non poteva certo concludere la sua carriera politica con uno smacco clamoroso.

Svegliati Silvio Non lo Puoi Fare



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lunedì 30 aprile 2018

Berlusconi è Proprietario della Lega

Silvio Berlusconi Evasore Fiscale


Scoperto perchè Salvini non si sgancia da Silvio , 
perchè  Berlusconi si è offerto di appianare i debiti della Lega, ed in cambio , 
diventa proprietario del Logo , Da Giussano con la spada.


Travaglio sulla Lega: “B. è proprietario del marchio, è un ingombro a destra



MARCO TRAVAGLIO: DI MAIO SCARICA SALVINI

Travaglio sulla Lega. Il direttore de Il Fatto Quotidiano: “Ho sentito Berlusconi dato per morto troppe volte, quindi andrei molto cauto. B. non ha più la forza per vincere. Ma ha tutta la potenza finanziaria e mediatica per non far vincere gli altri partiti di destra. Lui rimane perché è un uomo che ha un potere consolidato che non gli consente di arrivare davanti a Renzi, ma può eliminare chiunque concorre per la leadership”.

Travaglio sulla Lega: il conflitto d’interesse
“Lui per esempio è il padrone del marchio della Lega per via di un accordo con Umberto Bossi. Berlusconi è un ingombro importante per il centro destra. La destra nei prossimi mesi scoprirà a sue spese cosa è il conflitto d’interessi e forse finalmente lo risolveremo”.

Silvio Berlusconi Evasore Fiscale

L’utilizzo dei simboli ® e ™ o di altri riferimenti, 
quali REGISTERED TRADEMARK /MARCHIO REGISTRATO, ecc., 
ha la principale funzione di rendere noto ai terzi che una determinata denominazione, sigla, ecc. usata per identificare un prodotto o servizio non può essere considerata denominazione o sigla generica, 
ma che il suo titolare ne rivendica un uso a livello di segno distintivo.

I simboli ™ e ® sono nati in realtà negli Stati Uniti. In Italia si fa riferimento a 'Marchio depositato' e 'Marchio registrato'. Comunque tali simboli sono di fatto diffusi e riconosciuti nella loro funzione di indicare, nel primo caso, la volontà del titolare di considerare la denominazione accanto alla quale è apposto il simbolo ™ come un marchio e il relativo uso di fatto o l’esistenza di una domanda pendente; nel secondo caso, simbolo ®, la registrazione del marchio.



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lunedì 29 gennaio 2018

Silvio assediato dagli Esclusi nelle Liste Politiche



Silvio affaticato e assediato dagli esclusi. 
Salta l’intervista in tv con Annunziata

Quarantotto ore nel fortino in Brianza. Lo stress e la pressione degli aspiranti parlamentari (soprattutto quella degli esclusi) fanno rifugiare Silvio Berlusconi a Villa Giambelli a Rogoredo, la residenza della compagna Francesca Pascale ad appena dieci chilometri da Arcore. Una villa blindata, più difficilmente raggiungibile e soprattutto senza i centralini infuocati come mai dalle telefonate di chi non si rassegna a restare fuori dal Parlamento o supplica una candidatura sicura. È qui che il leader del centrodestra passa il fine settimana, saltando anche l’appuntamento in tv già fissato con Lucia Annunziata e la sua trasmissione domenicale su Rai 3

Troppe pressioni, con la fatica che rischia di prendere il sopravvento. Di qui la decisione di Berlusconi di non presentarsi a Roma, neppure negli studi tv dell’Annunziata, anche se la partecipazione alla trasmissione era stata da lui stesso sollecitata nelle scorse settimane (la sua presenza era già in predicato per domenica scorsa). Niente, né nell’uno né nell’altro caso, anche se i rapporti con la giornalista sono oggi assolutamente cordiali (nel 2006 Berlusconi in studio l’aveva contestata: «Lei ha dei pregiudizi nei miei confronti, per questo vado via. Dovrebbe provare un po’ di vergogna...», disse prima di abbandonare la trasmissione). Sabato sera verso le 20.30, invece, la telefonata amichevole per rinviare l’appuntamento. La motivazione: «Gli impegni per la stesura delle liste elettorali». Una scelta su cui probabilmente ha influito anche il desiderio di sfuggire all’assedio romano, dove gli aspiranti parlamentari non avrebbero perso l’occasione per nuove, sfiancanti richieste. Annunziata in trasmissione dice: «Berlusconi ci ha dato buca, ma lo perdoniamo perché ci sono le liste da chiudere e quindi lo aspettiamo nelle prossime settimane. D’altronde, se non ricevi buca da Berlusconi non sei nessuno».

Un ruolo nella decisione di dare forfait l’ha giocato, però, certamente anche la stanchezza. Dopo un’estate in cui Berlusconi si è rimesso in piena forma fisica (con ore di camminate, piscina, esercizi mirati in palestra e un’alimentazione equilibrata), non può permettersi di iniziare la campagna elettorale affaticato. Così venerdì sera è il suo medico di fiducia, Alberto Zangrillo, a consigliargli 48 ore di (relativo) riposo. Ed è subito dopo la visita medica che, secondo i ben informati, l’auto di Berlusconi avrebbe lasciato Arcore diretta verso la residenza della compagna Francesca Pascale, dove gli ammessi sono davvero pochi. Nel fine settimana i rapporti telefonici con Roma sono lasciati a Licia Ronzulli, in collegamento perenne con piazza di San Lorenzo in Lucina, la sede di Forza Italia, e i fedelissimi Niccolò Ghedini, Sestino Giacomoni, Paolo Romani e Renato Brunetta.

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venerdì 26 gennaio 2018

La Flat Tax di Silvio



La Flat Tax di Silvio

Flat Tax: ecco come funzionerebbe l’aliquota unica per tutti
Come funzionerebbe esattamente e quali sarebbero le conseguenze per i contribuenti

La flat tax è un tipo di tassazione proporzionale, in base alla quale tutti i contribuenti tassano la base imponibile con la medesima percentuale e non con un'aliquota marginale crescente all'aumentare del reddito. Di fatto, se venisse introdotta la flat tax proposta prima dal leader della Lega Matteo Salvini, ora anche da quello di Forza Italia Silvio Berlusconi, alla base imponibile di ciascun contribuente verrebbe applicata un'aliquota fissa (es. 20%); sarebbe quindi sufficiente compilare un modello unico dal quale emerge quanto il contribuente è chiamato a versare, senza la necessità di dettagliare le spese deducibili e detraibili. Di conseguenza, gli operatori del settore fiscale e l'Amministrazione Finanziaria sarebbero sollevati dall'obbligo di verificare la correttezza di quanto dichiarato dal contribuente in termini 
di richieste di deduzioni e detrazioni.

OTTIMA SOLO PER I RICCHI


Un Pregiudicato in Doppiopetto Vola in Europa
 Incurante di Essere un EVASORE FISCALE CONCLAMATO
"L'INFERNO DI SILVIO"


“Inferno e paradiso sono qui, su questa terra, e i conti si pagano prima di congedarsi. L’inferno di Silvio Berlusconi sta divampando in tutta la sua ferocia in queste settimane di campagna elettorale. Visibilmente segnato dall’età sia nel corpo che nelle sue capacità intellettive, Berlusconi – cacciato dalle istituzioni per l’infamante condanna da evasore – è costretto alla sua età ad umiliarsi pubblicamente candidandosi lo stesso.

È talmente disperato che a 81 anni è costretto a fare campagna elettorale anche se ineleggibile, anche se interdetto dai pubblici uffici. Come un vecchio barbone rigettato dallo Stato che fuori dalla porta, in ginocchio, supplica di lasciarlo rientrare. Quale mortificazione peggiore per un uomo che lo Stato lo ha sempre disprezzato per raccattare voti ed ingannato evadendo milioni di Euro di tasse e scendendo a patti con la mafia, quale mortificazione peggiore per un ricco ultraottantenne che essere costretto a prostituirsi pubblicamente di nuovo per strappare un misero scranno che legalmente non gli spetta. Strategie per far pressioni su Strasburgo, ma la sostanza non cambia.

Questa patetica ricandidatura di Berlusconi è la tragica ammissione del devastante fallimento della sua vita. Berlusconi è entrato in politica nel 1994 per sfuggire ai processi e salvare le sue aziende, nel 2017 si trova nella stessa identica situazione. Un quarto di secolo buttato nel cesso. Decenni spesi a usare la politica a fini personali, milioni di Euro spesi in avvocati, decine di processi, miliardi di parole spese a vanvera e alla fine Berlusconi è punto e a capo, è costretto ad esporsi di nuovo alla sua età agli sputi e agli insulti di milioni di persone pur di riuscire a scappare dalla galera e proteggere Mediaset. Milioni di persone che da qui al 4 marzo gli ricorderanno fino alla noia i danni devastanti alla democrazia che ha compiuto e il disastro morale ed economico in cui ha ridotto l’Italia da Presidente. Milioni di persone che gli sbatteranno sotto il naso la verità.

Questa è la vera condanna infernale di Berlusconi. A 81 anni potrebbe rimanere a dormicchiare sul divano con le pantofole e lasciare che la demenza senile galoppante lo aiuti ad autoconvincersi di essere stato un grande statista ospitando di tanto in tanto qualche leccapiedi con cui sorseggiare una tisana e magari nipoti bramosi di una fetta di regno. Berlusconi potrebbe godersi gli ultimi anni lasciando che il marasma cerebrale coccoli il suo ego perverso. E invece no. Deve rispondere di aver corrotto delle mignotte dell’età dei suoi nipoti per mentire ai processi. Deve difendersi dalle accuse dei pentiti di mafia che lo indicano come mandante delle stragi del 1993.

Deve continuare a usare la politica per proteggere gli interessi della sua azienda ma soprattutto, Berlusconi deve reagire ad un Movimento di milioni di italiani, quello a 5 Stelle, che non ha nessuna intenzione di scendere a patti con lui come ha fatto il Pd, lo tratta apertamente per quello che è ed ha intenzione di risolvere finalmente l’abnorme conflitto di interessi con cui Berlusconi inquina da decenni l’Italia. Difficile immaginare inferno peggiore e più meritato.”

Berlusconi è costretto a far credere che aspetti la riabilitazione dalla Corte Europea che non può concederla neanche volendo. Sarebbe un precedente gravissimo di ingerenza tra Stati sovrani. Ma la pantomima serve a tutti. E serve a sorreggere sondaggi farlocchi che danno il partito sopra il 10%. 

Speriamo che sia l' Ultima volta che ti Vediamo Impallare tutti i Programmi Televisivi ed i Cartelli Pubblicitari nel Metrò con Scritto "ONESTO". Bisogna dire le falsità a ripetizione finché la gente ci crede. Maestro di cosa, pardon, di casa nostra è Berlusconi.




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martedì 1 aprile 2014

Marina Berlusconi Erede al Trono di Silvio


La vera storia di Marina Berlusconi
 erede al trono pronta alla politica 
per salvare gli affari di famiglia.

Marina è la consigliera preferita dal padre, d’altronde lei è nata e cresciuta nel mondo ambiguo ed oscuro che ha formato la fortuna economica della famiglia, nel senso siciliano mafioso della parola. Purtroppo la memoria degli italiani, quelli dalla sua parte, è totalmente assente, o complice, nessuno ricorda che è sceso in campo con 7.000 miliardi di lire di debiti e con un piede in galera.

Fonte Fedele Confalonieri e se mettiamo in discussione anche l’amico e socio di una vita non c’è più religione. Geniale è geniale impossibile negarlo, è riuscito a sfuggire alla giustizia senza darsi alla latitanza, senza nemmeno nascondersi in qualche bunker nelle sue ville e per rendersi invisibile è ricorso alla sovraesposizione mediatica, come quei caroselli che a forza di vederli non li ricordi nemmeno. Ha fatto eleggere, nel suo partito personale, la schiera di suoi avvocati e molti dei suoi complici o subalterni garantendosi uno zoccolo duro che gli ha permesso di dominare per 18 anni.

Al resto ci hanno pensato le sue televisioni, le varie D’Urso, Zanicchi, De Filippi, Marcuzzi, che hanno inciso con l’oppio della televisione molto più di Emilio e di tutti i direttori dei suoi telegiornali di regime.

Ho sempre considerato la De Filippi la vera corazzata dei berlusconiani inconsapevoli, a induzione, risucchiati dal vortice della stupidità sino al coinvolgimento inconsapevole ed esagerato grazie all’azzeramento totale della cultura, di un minimo di riflessione. Non per niente le truppe all’esterno del Tribunale di Milano erano sempre le sue e, se consideriamo che la maggioranza erano donne anche se stagionate, se ne ricava che lo spirito critico ed il rispetto per la donna è stato azzerato del tutto da uomini e donne, c’è posta per te ed il ballo dell’ultimo miglio. Alludo a quella pagliacciata di pensionati over 70, ed oltre, che giocano a fare i galletti con tanto di fiore alla giacca e scenate di gelosia.

Un doloroso esempio di come ci si possa ridurre andando avanti negli anni, dovrò dire a mio figlio che se mi vedesse ridotto in quelle condizioni di chiedere il mio ricovero per incapacità di intendere e di volere.

Tutte le elezioni dal 1992 ad oggi si sono risolte con una differenza di voti, tra uno schieramento e l’altro, inferiore ai due milioni e le corazzate dell’oppio guidate dal generale De Filippi ne coinvolgono molti di più.

Infatti la sua fine, ammesso che sia al capolinea, arriva per motivi economici e per l’impresentabilità ormai accertata in campo internazionale, lo molla persino la Confindustria , la Borsa e gli investitori, ogni giorno in più che passa al potere costa miliardi di euro. Il problema vero, che dilata a dismisura questa agonia, è lo stesso che lo ha spinto a scendere in campo il 26 gennaio del 1994, i suoi interessi economici ed il mettersi al riparo dalla Giustizia, dobbiamo fargli i complimenti è riuscito ad azzerare 7.000 miliardi di lire di debiti e diventare uno degli uomini più ricchi, e potenti, del mondo occidentale. Si è fatto depenalizzare il falso in bilancio, come primo ministro si è permesso di elogiare, giustificare, l’evasione fiscale garantendogli l’amicizia eterna di banditi come lui. Ha fatto condoni di tutti i tipi, dal fisco all’edilizia abusiva e ne vediamo i risultati ogni volta che piove.

Non gli è riuscito il condono, una amnistia, per gli amici mafiosi ma sul 41 bis qualcosa è riuscito a fare, pentiti a parte ai quali è stata tolta la protezione così imparano a non comportarsi da eroi come Mangano. Non so se siamo all’ultimo miglio, la consigliera prediletta lo incita a resistere con una certa insistenza, ha già cominciato la campagna di propaganda del vittimismo di famiglia e di lesa maestà dei traditori e, soprattutto, non dimentichiamo che eticamente e moralmente è peggio di lui. Del resto Marina Berlusconi prova orrore per Roberto Saviano: si, avete capito bene, non prova orrore per la mafia, ma per Roberto Saviano.

Sembra impossibile ma, quello che ha dichiarato sulla sentenza che condanna al risarcimento per la vicenda della Mondadori è la prova più evidente che Berlusconi non rappresenta il peggio della sua famiglia, la figlia prediletta lo supera, è ancora più spudorata di lui. Staremo a vedere ma ricordiamoci una cosa, come la morte del duce non ha determinato la fine del fascismo, così la fine di Berlusconi non sarà la fine del berlusconismo e dobbiamo stare vigili che non scenda in campo a prendere il testimone la peggiore di tutti, la figlia Marina. Non sottovalutiamo questa possibilità.

Abbiamo poche certezze, la prima è che l’Italia ne uscirà con la schiena rotta, massacrata moralmente ed economicamente dai decenni di berlusconismo e al seconda, un po’ più positiva per la famiglia Berlusconi, è che noi siamo democratici non sarà giustiziato e non sarà sepolto in un luogo segreto. Quando verrà il suo momento inaugureremo il mausoleo di Arcore e Marina non avrà bisogno di consegnarsi alla Corte dell’Aja. La Resistenza ci ha regalato la democrazia e la Costituzione, quelle che suo padre ha tentato di demolire per oltre 18 anni.

da : http://isegretidellacasta.blogspot.it/2011/11/la-vera-storia-di-marina-berlusconi.html



La giornalista editorialista Lina Sotis e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli furono imputati in tribunale con l’accusa di “illecita diffusione di notizie riservate”. 
Ma poi furono completamente assolti.

La bagarre si scatenò in seguito a un articolo con cui Lina Sotis dava conto delle tendenze omosessuali di Angelo Villa, noto chirurgo plastico milanese. Il quale ha convissuto svariati anni con Maurizio Vanadia, ballerino della Scala, che il 12 Dicembre 2008 ha sposato Marina Berlusconi. Quindi: Maurizio Vanadia, attuale marito di Marina Berlusconi, prima di sposarsi, ha convissuto per alcuni anni con Angelo Villa. Naturalmente due persone sono libere di convivere senza dover dar conto a nessuno su quale sia il tipo di rapporto che intercorra tra loro.

Il tribunale, nell’assolvere Sotis e De Bortoli, ha così scritto: “Nella società attuale non è né culturalmente né giuridicamente giustificato alcuno stigma in relazione all’omosessualità o all’essere omosessuale”. Non solo. Il tribunale ha aggiunto che sia Vanadia sia Villa “sono due affermati professionisti” e la convivenza “poteva avere solo la giustificazione di una scelta di tipo affettivo, frutto di affinità ed elezione”. Vedi articolo su gay.it.

Ci dispiace per Maurizio Vanadia: ha convissuto per tanti anni con una persona gay con cui sarà stato quantomeno amico. Cosa avrà pensato Maurizio Vanadia, marito di Marina Berlusconi, quando l’altro giorno ha sentito suo suocero, il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, dire “meglio osservare belle ragazze che essere gay”. È stata una cosa poco carina.

Ieri la questione è stata sottolineata da giornalettismo.com.

Giuliano Federico

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/03/cassazione-conferma-berlusconi-e.html

Berlusconi è incandidabile


Cassazione conferma: Berlusconi è incandidabile

La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. L’ex premier era già stato condannato con sentenza irrevocabile per frode fiscale alla pena principale di 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto). Quindi il Cavaliere non potrà essere candidato alle elezioni.

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martedì 17 settembre 2013

VOTO SEGRETO : SILVIO SALVO videomessaggio


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SOLO IN ITALIA UN CONDANNATO
LASCIA UN MESSAGGIO 
IN TELEVISIONE


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Crozza "Il videomessaggio di Berlusconi"

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Ricorso in Cassazione contro la sentenza nei confronti di Berlusconi depositato da un pool di avvocati-cittadini. M5S: proposta contro il voto segreto.
Tra i legali che hanno avviato la procedura in questione, Daniele Morelli e Maurizio Benedetti. Nel ricorso viene richiamato l’articolo 67 dell’ordinamento giudiziario, che a dire dei ricorrenti sarebbe stato violato. Tra i motivi, la composizione del collegio giudicante della sezione feriale della Cassazione, in cui figurava un giudice civile e non penale. Intanto, in attesa del voto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, si rincorrono le voci sul videomessaggio che il Cavaliere sta per consegnare alle principali emittenti italiane. Un video, di cui si vocifera da giorni e giorni, che ha scatenato l'ironia di Massimo D'Alema. Ci vorrebbe “un video in cui si annuncia il fallmento del Pdl, perché altrimenti non si capisce perché rinasce un partito nato nel 1994”, dice D'Alema. M a di certo, assicura Renato Brunetta, il leader indiscusso del Pdl ha in animo una "nuova discesa in campo".
Marco Travaglio, nel suo editoriale su il Fatto Quotidiano, punta il dito contro il Pd e soprattutto contro i democratici che a suo dire vorrebbero salvare il Cav. IL PD COME COSA NOSTRA. SE IL VOTO E' SEGRETO, SILVIO E' SALVO.

"Non aveva rinnovato la sua rappresentanza con forze fresche e pulite? Così ci avevano raccontato. Poi, alla prima prova, almeno 101 (ma forse 120) neoeletti si sono rivelati uguali o peggiori dei precedessori: capaci al mattino di acclamare Prodi presidente della Repubblica e nel pomeriggio di votargli contro per compiacere B. I capicorrente li conoscono uno per uno, eppure non hanno preso provvedimenti, anzi custodiscono da cinque mesi il segreto su quei 101-120 nomi con un'omertà degna di Cosa Nostra", scrive Travaglio.

"Ora scoprono all'improvviso che, se - come vuole la prassi per le decisioni sui singoli - si vota a scrutinio segreto sulla decadenza di B., la banda dei franchi traditori potrebbe tornare in azione, salvare il Caimano e distruggere definitivamente il partito".

"Anziché smascherare i felloni, chiedono di cambiare le regole in corsa per ottenere il voto palese. Ma che partito è quello che non riesce neppure a garantire la decadenza, imposta dalla legge, di un condannato per frode fiscale? Questo dovrebbero chiedersi gli elettori che affollano le feste del Pd e sognano a buon diritto rappresentanti migliori".

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domenica 12 maggio 2013

PdL a Brescia. Tra vere proteste e finte immagini tv




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Brescia, insulti e sputi per Berlusconi.

Alta tensione con grillini e centri sociali Esponenti del centrodestra contestati e insultati da gruppi di sostenitori di Grillo e dall'estrema sinistra. Brunetta scortato dai carabinieri. All'arrivo dell'ex premier ci sono stati cori di contestazione e lanci di monetine verso l'auto. Le prime parole dal palco: "Se pensano di intimidirmi si sbagliano". Gli antagonisti allontanati con la forza dalla polizia
Silvio Berlusconi è stato accolto a Brescia, dove era atteso per un comizio (dopo la conferma della condanna per i diritti Tv e la richiesta di rinvio a giudizio sulla presunta compravendita dei parlamentari si avvicina il giudizio sul caso Ruby), da violente contestazioni, cori, e anche qualche sputo contro l'Auto  che trasportava l'ex premier e il ministro dell'interno Angelino Alfano. Alcuni dei manifestanti hanno anche lanciato qualche monetina.
PdL a Brescia. Tra vere proteste e finte immagini tv
Dunque, da una parte c'è chi gli urlava contro tutto lo sdegno possibile, mentre dall'altra c'era chi inneggiava "Silvio Silvio, Silvio".
Però, questa volta a Brescia oltre a molti contestatori di gruppi variegati e militanti del M5S c'erano anche molti cittadini comuni unitisi alle contestazioni.
Gli scontri verbali, comunque, iniziano molto prima che Berlusconi cominci a parlare, davanti all'hotel Vittoria dove soggiornano i parlamentari Pdl.
Al loro passaggio vengono accolti al grido di "Ladri" e "In galera". Molta la rabbia degli anti-berlusconiani, Gasparri apostrofato come "Fascista" viene invitato ad andarsene, mentre alla Santanchè gli viene suggerito di trovarsi un lavoro vero.
Brunetta invece, a cui va il premio di miglior sostenitore, al suo arrivo viene accolto al grido di "Evasore, ladro, parassita" mentre quando deve lasciare la piazza deve essere necessariamente scortato da circa una dozzina di agenti perchè altrimenti... e dentro il muro umano, pagato dai contribuenti, che porta via il mini-deputato, non arrivano i fischi e le contestazioni, infatti alla domanda: "Si aspettava i fischi?", lui risponde: "Piazza straordinaria, nessun fischio!"
Ma il vero scandalo è l'arrivo di Alfano, insieme a Berlusconi, alla manifestazione. Un ministro degli interni, per giunta vice premier che partecipa ad una manifestazione contro un organo dello stato di cui è rappresentante. Paradosso tutto italiano perchè in un qualsiasi altro paese occidentale sarebbe inaudito.
In tutto questo marasma, ovviamente la televisione di Berlu, inquadra solamente metà piazza quella a favore, così che si assiste a due realtà, quella reale e quella televisiva.
Ma la verità si scopre alla fine quando i sostenitori del Popolo delle Libertà tornano verso i loro pullman poichè sono stati ingaggiati dal nord-est, quella parte di Italia che si vende ancora al Caimano per 20 euro e un panino.

leggi anche ; http://cipiri.blogspot.it/2013/05/gaia-tortora-blasfemo-paragonarsi-mio.html

Gaia Tortora:

 "Blasfemo paragonarsi a mio padre"


 Enzo Tortora in manette ci e' finito veramente
questo signore scappa dai processi
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COSA TI PORTA IL 2017 ?



sabato 15 ottobre 2011

SILVIO si è comprato la Lega



SILVIO si è comprato la Lega

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Nel 2000 Bossi e Berlusconi avrebbero firmato un patto di ferro dal notaio, che prevedeva il salvataggio del Carroccio sull'orlo della bancarotta da parte del Cavaliere, che in cambio acquisiva la titolarità del simbolo della Lega. Ormai le voci sul questo presunto accordo diventano sempre più forti e autorevoli, per ultima quella di Gigi Moncalvo, ex direttore della Padania e onesto giornalista di centro-destra, cacciato per la sua indipendenza dalla testata leghista e dalla Rai, dove probabilmente non gli è mai stata perdonata la frequenza con cui soleva invitare nella sua trasmissione Marco Travaglio.

http://teleipnosi.blogosfere.it/2011/10/berlusconi-si-e-comprato-la-lega-lo-scoop-sommerso-approda-in-tv.html

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Sappiamo che ormai Umberto Bossi comunica all'elettorato più attraverso il linguaggio del corpo, tra pernacchie e gestacci, che con le parole, sempre più povere e rare. E allora anche quegli sbadigli nel corso del discorso di Berlusconi alla Camera per chiedere la fiducia, ben 12 in appena 19 minuti d'intervento del premier, sono un chiaro e studiato messaggio agli elettori leghisti e ricalcano la strategia fin qui condotta - negli ultimi tempi con sempre minore successo - per tenere a bada i malumori della base.

Gli sbadigli, accanto ai niet, ai penultimatum e alla stoccate all'alleato sempre più scomodo, sono il segno che il capo condivide le perplessità dei militanti su questo governo e sul Cavaliere, e anche una dimostrazione di baldanza, di autonomia, di libertà di critica che non fa sconti. "Berlusconi si è cagato sotto" disse il Senatur dopo il dietrofront del premier sui ministeri a Monza, o ancora di recente - mentre il presidente del Consiglio si affannava a scommettere sulla fine naturale della legislatura - l'Umberto lo gelava: la vedo difficile arrivare fino alla fine. E così un'infinità di altre volte, a smarcarsi, a sottolineare la propria indipendenza e anzi la propria preminenza sulle scelte dell'esecutivo, la capacità di bloccare e orientare le mosse di Berlusconi giocando una sorta di golden share sulla maggioranza.

Solo che gli elettori leghisti, che in buona parte scemi non sono, non sembrano più disposti a cascarci. Vedono, perché è assolutamente chiaro e sotto gli occhi di tutti, che oltre il folclore e le scenette degli spernacchiamenti e del dito medio alzato in pubblico, non c'è nessuna autonomia. Anzi, esiste ormai da anni un'acquiescenza totale sulle peggiori porcate del governo Berlusconi, dalle leggi ad personam ai salvataggi in aula di personaggi a dir poco opachi come i vari Milanese e Cosentino. Tutto questo in cambio di un federalismo fiscale pasticciato per il quale non ci sono neppure i soldi, con gli enti locali umiliati e impossibilitati ad amministrare a causa della mannaia del Tesoro. Non stupisce allora che le voci di una Lega comprata da Berlusconi a suon di milioni si facciano sempre più insistenti ...

http://247.libero.it/bfocus/131685/x111014050019617162/gli-sbadigli-di-umberto-bossi-sono-un-messaggio-agli-elettori-della/


14 ottobre 2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/abbonamenti/


Il Fatto pubblica il credito da 20 miliardi a Forza Italia. Con la mancia per la Lega

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi dal notaio, il simbolo della Lega che appartiene al premier? Per ora non c’è nessuna pistola fumante. Però riemerge ancora una volta la storia del finanziamento da due miliardi che Forza Italia garantì alla Lega alla vigilia delle elezioni del 2001. Oggi ne parla in apertura il Fatto Quotidiano, in un articolo di Giorgio Meletti e Paola Zanca, ricordando anche – correttamente – che quando Dell’Elce, allora tesoriere di FI, e il Carroccio si mossero, la notizia venne pubblicata all’epoca da Repubblica:


Il 26 aprile 2001, 17 giorni prima delle elezioni, la Banca di Roma concluse l’iter per la concessione di un fido del valore di 20,4 miliardi di lire al partito politico Forza Italia. L’operazione faceva capo alla filiale 70 di via del Corso, a Roma, a pochi passi da Palazzo Chigi, universalmente nota come “sportello dei politici”. Nel documento interno alla banca che dettaglia i termini dell’operazione compare una formula inequivocabile: “LINEA DI CREDITO DI LIT 20/MILIARDI, DI CUI LIT 2/MILIARDI DISTACCATI CON M/C IN FAVORE DELLA LEGA NORD”. Che significa? Traducendo dal “b a n ch e s e ”, apprendiamo dal documento che l’operazione, varata dal “comitato fidi” della banca e definitivamente attivata dall’organo competente della Banca di Roma, il comitato esecutivo presieduto da Cesare Geronzi, concede l’apertura di credito a Forza Italia a fronte di due garanzie: una fideiussione personale di Silvio Berlusconi, che dunque si fa carico del rimborso del debito qualora Forza Italia si rivelasse insolvente, e un impegno del partito a “c an a l i z z a re ” presso la banca i rimborsi elettorali incassati nei mesi successivi.


Ma è la clausola riguardante la Lega Nord a meritare una spiegazione accurata:

La sigla M/C sta per “mandato di credito”, e significa che il tesoriere del partito di Bossi o un suo delegato è autorizzato da Forza Italia a farsi versare dalla Banca di Roma fino a 2 miliardi di lire dei 20,4 del credito complessivo concesso. La formula però implica che la Lega Nord ha il diritto di incassare i soldi, ma non ne resta debitrice verso la banca, che continua ad avere per tutta la cifra concessa un solo debitore in prima istanza, il partito Forza Italia, e un debitore in seconda istanza che è Silvio Berlusconi come prestatore della garanzia fideiussor ia.

Il comitato fidi vara la prima delibera per la concessione del credito, nella forma che abbiamo descritto, il 28 marzo 2001: mancano dieci giorni alla scadenza per la presentazione delle liste.

Il giorno dopo, in via del Plebiscito, si tiene un vertice tra Berlusconi e Bossi proprio per le liste. Partecipano Claudio Scajola, Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Rocco Buttiglione. Si tratta di consacrare l’alleanza. Vige ancora il sistema elettorale con i collegi uninominali. Alle precedenti politiche del 1996 la Lega ha deciso di andare per conto suo, contribuendo così in modo decisivo alla sconfitta di Berlusconi e alla vittoria di Romano Prodi. Per Berlusconi è decisivo rimettere insieme la coalizione nei collegi che lo aveva fatto vincere la prima volta, nel 1994. Le trattative incominciano nel 1999 e si protraggono in modo tortuoso per mesi. Sullo sfondo le difficoltà finanziarie di Bossi. Il 28 giugno 2000 l’amministratore di Forza Italia, Giovanni Dell’Elce, scrisse alla Banca di Roma una lettera di questo tenore: “Vi diamo incarico di aprire in favore del movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire ”. La notizia fu pubblicata pochi giorni dopo da R e p u bblica. Un segnale, probabilmente, perché Berlusconi ha poi sganciato i 2 miliardi solo a liste fatte. Oggi Dell’Elce dice di non ricordare niente: “Sono storie vecchie”.

http://www.giornalettismo.com/archives/157959/ecco-i-due-miliardi-con-cui-silvio-ha-comprato-bossi/

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venerdì 3 dicembre 2010

Finmeccanica, Eni, banche, affari di Silvio e Putin




Finmeccanica, Eni, banche, tutti i nuovi affari di Silvio e Putin


A Sochi è il colosso delle armi statali a prendersi l’appalto più succoso: una joint venture con le poste russe, insieme a Poste Italiane SpA.
Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica, parla da dirigente che è incappato in un momento favorevole: “Sara’ un altro anno duro ma lo affronteremo con determinazione“, ha detto, oggi, alle agenzie di stampa. “Europa e Usa sono le aree più toccate dalla crisi, e sono i nostri mercati principali”, ha aggiunto. Beh, no: non solo. Perché dopo l’incontro bilaterale di oggi fra i governi italiani e russi, Finmeccanica, nei prossimi mesi farà la parte del leone anche nella Russia di Vladimir Putin e di Dmitri Medvedev.
ITALIA-RUSSIA – E’ l’ottavo, quello che si è aperto oggi: l’ottavo vertice intergovernativo Italia-Russia. “Oltre a Berlusconi e Frattini sulle montagne di Krasnaya Polyana (la localita’ sciistica alle spalle di Sochi dove nel 2014 si disputeranno le olimpiadi invernali) si e’ traferito mezzo governo per altrettanti bilaterali. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni incontrera’ il collega Rashid Nurgaliyev, il titolare della Difesa, Ignazio La Russa vedra’ Anatoly Serdyukov, quello dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, si riunira’ con il ministro delle Comunicazioni Igor Shchyogolev e con quello dell’Energia, Serghei Shmatko, e con il ministro dell’Industria e del Commercio Viktor Khristenko. Il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, non incontrera’ il collega Vitaliy Mutko ma Anatoly Yarochkin, direttore di ‘Rostourism’ (l’Agenzia Federale russa per il Turismo)”, scrive l’Agi. Insomma: tutti in dacia. A cementare le relazioni fra i due paesi (“a Sochi si definira’ anche il programma del 2011, l’anno della cultura italiana in Russia e di quella russa in Italia”, scrivono, ancora, le agenzie). E a firmare sostanziosi contratti d’affari: d’altronde, non c’è niente di male, e i vertici bilaterali servono appunto a quello. Questa volta, come dicevamo, ad incamerare le sostanziose commesse saranno l’azienda italiana delle armi ad alta tecnologia, Finmeccanica, ma anche Poste Italiane, la privatizzata del servizio postale italiano. Ad aver bisogno del loro aiuto, le poste russe.




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TRILATERALE D’ORO – “Numerosi” gli “accordi economici tra societa’ russe e italiana che vedono in prima fila aziende come Finmeccanica e Poste Italiane”, ribadisce l’Agi. C’è un accordo trilaterale in ballo, appena firmato proprio a Sochi. Ai tre vertici del triangolo, Finmeccanica, Poste Italiane e Russian Post, l’agenzia postale del paese transiberiano. Obiettivo: “L’ottimizzazione della rete logistica e lo sviluppo di servizi innovativi presso gli uffici postali russi”, scrive l’Italpress in una nota esplicativa. “Finmeccanica attraverso la societa’ Elsag Datamat, da molti anni partner tecnologico di Poste Italiane e dal 2004 fornitore di Russian Post (per cui ha realizzato il centro di smistamento automatizzato di Mosca e i centri di posta ibrida di Mosca e San Pietroburgo), mettera’ a disposizione le capacita’ tecnologiche e l’esperienza nel settore dell’automazione postale all’interno dell’accordo di ampia prospettiva tra Russian Post e Poste Italiane”: e sarebbe “notevole”, secondo gli analisti, “l’importanza stragegica” di questo accordo: “E’ prevista la costituzione di due gruppi di lavoro formati ciascuno da personale qualificato e di esperienza nel settore proveniente da ognuna delle parti coinvolte nell’accordo. I due team si confronteranno, rispettivamente, sui temi dell’ottimizzazione logistica (technology, operating and logistic system) e dello sviluppo di servizi postali (financial services and treasury, products and services supply) al fine di identificare una progetto di collaborazione per lo sviluppo del sistema postale della Federazione Russa”: questi i dettagli dell’accordo appena firmato.
TUTTI GLI ACCORDI – Non solo Finmeccanica e Poste Italiane: sono sette, complessivamente, le intese firmate a Sochi dal governo impacchettato ed inviato in trasferta. “Sette accordi”, quelli firmati, “che spaziano dalla difesa al settore dell’energia da quello bancario a quello postale e a sostegno delle piccole e medie imprese, all’intesa per la riammissione ad un partenariato bilaterale per la modernizzazione”. Quali i contenuti? Primo: “Un protocollo di attuazione concernente le modalità di attuazione dell’Accordo di riammissione tra la Comunità Europea e la Federazione Russa del 25 maggio 2006″. Questioni di frontiera e diplomatiche, dunque, con il premier, Silvio Berlusconi, che in conferenza stampa ha auspicato la soppressione totale dei visti necessari ad entrare nella Federazione in occasione dei futuri mondiali del 2018, che la Russia si è aggiudicata. Secondo: un “partenariato bilaterale per la modernizzazione”, firmato dalle delegazioni degli Esteri e dell’Economia. Terzo: l’ “accordo per la semplificazione delle norme di ingresso, soggiorno ed uscita dei membri degli equipaggi di velivoli di compagnie aeree della Repubblica Italiana e della Federazione Russa”. Ancora, l’“accordo di collaborazione nell’ambito dello sviluppo delle piccole e medie imprese tra il gruppo bancario italiano “UBI Banca” e la “Banca per lo sviluppo e per l’attività economica estera (Vneshekonombank)“. Poi, l’intesa Poste-Finmeccanica-Russian Post e ultimo, da una parte, nascosto in un angolino, il “memorandum di intenti sulla collaborazione nel campo dell’ energia elettrica tra ENEL e la società per azioni Inter Rao Ess“. Enel, una società del gruppo Eni, pesantemente coinvolta nel dispaccio diplomatico fuoriuscito da Wikileaks che dava conto degli affari del gas, non sempre trasparenti, fra i due paesi.

di Tommaso Caldarelli .

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lunedì 12 luglio 2010

Tutto l’odio nascosto nel Partito dell’Amore

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Tutto l’odio nascosto nel Partito dell’Amore

di Pietro Salvato

A detta del suo fondatore, il Pdl era nato per innovare il modo di far politica. Oggi, invece, appare come è un verminaio impazzito. Tutti contro tutti, dove il prezzo più salato rischia di pagarlo proprio la nostra democrazia.




Uno nuovo “scandalo rifiuti” è alle porte. Questa volta, però, non si tratta della solita “monnezza” lasciata marcire per le strade del centro, di quell’emergenza risolta solo “mediaticamente” perché occultata sotto il comodo tappeto di qualche discarica, peraltro costruita in fretta e furia in deroga alle leggi e al buon senso. Tanto è vero che basta un solo giorno di sciopero degli “spazzini” per farla ricomparire, quasi magicamente. No, questa volta la “monnezza” e i suoi fetidi miasmi vengono tutti dalla “politica”. Una “politica” che si dice nuova, diversa, che vorrebbe rappresentare, almeno a chiacchiere, il “cambiamento” ma che in realtà, è soltanto il riciclaggio peggiore di vecchie e nuove facce, peraltro colluse con i peggiori interessi. Questa “politica”, oggi, trova nel Pdl, il sedicente Popolo della libertà e nel centro-destra la sua espressione peggiore. Una “politica” – lo scriviamo, ancora, tra un milione di virgolette – che non esita a ricorrere a metodi squallidi che stanno minando nel nostro paese, il concetto stesso di democrazia. In questa inchiesta ci occuperemo del cosiddetto “affaire Caldoro“, una storia che nasconde un truce e losco regolamento di conti, nel senso più deteriore del termine, tutto interno al centro-destra campano e nazionale. Uno scandalo finora emerso solo in parte che, in una “paese normale” o semplicemente serio – aggettivi che oramai da decenni non si abbinano più col nostro quadro politico – farebbe cadere all’istante non solo un paio di teste, ma porterebbe ad un completo azzeramento di tutta una presunta “nuova” classe dirigente, che negli ultimi tre lustri ha dimostrato solo la sua incapacità di governare la “cosa pubblica”, tutelando invece interessi privati, spesso tutt’altro che limpidi.

IL CANDIDATO A “DISPOSIZIONE” - Tutto cominciò a Napoli, ma poi si sviluppa e si ingarbuglia in oscure “stanze romane” alla presenza, sembra, degli stessi “quadri nazionali” del partito con personaggi dal passato torbido. Secondo gli inquirenti, a quegli incontri c’erano Denis Verdini, il faccendiere Flavio Carboni, gli opachi politici della “prima repubblica” Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, due magistrati della Corte Costituzionale, Martone e Miller, e anche il senatore Marcello dell’Utri. Siamo nel periodo immediatamente antecedente le scorse elezioni Regionali di primavera. In Campania, il centro-destra, dopo i disastri della giunta Bassolino e del governo regionale di centrosinistra, sente la vittoria in pugno. C’è da decidere solo chi guiderà il carro per celebrare il “trionfo” sotto Palazzo Santa Lucia. Una pratica che, di solito, compie a tavolino lo stesso Silvio Berlusconi. Questa volta, però, non deve essere così. Il nome forte c’è già, lo vuole quasi tutto il Pdl locale e gran parte di quello nazionale. E’ quello di Nicola Cosentino, coordinatore regionale del partito nonché sottosegretario all’Economia e gran capo del Cipe.

STORIA DI UNA LOTTA DI POTERE – Nicola Cosentino, in questi anni, ha saputo ben tessere la sua tela. Il ventre molle del partito è schierato tutto con lui. Gli amministratori locali ed i quadri del casertano e del napoletano, in particolare. Ha sapientemente scippato il partito dalle mani della vecchia reggenza targata “Fininvest”, quella dei fratelli Martusciello. L’opposizione interna – si fa per dire – se l’attestano solo il “finiano” Italo Bocchino e la ministra Mara Carfagna. Nient’altro, un deserto dei tartari contrapposto ad un blocco unico e granitico a sostegno di Nicola “O’ Mericano” da Casal di Principe. Sembrava oramai fatta per il potente politico casalese. Certo, su di lui girano strane voci. C’è chi affianca il suo nome a quello del clan dei Casalesi, diversi pentiti lo tirano pesantemente in ballo, ma lui “O’ Mericano” si sentiva forte, sapeva che la “Questione morale” nel Pdl viene relegata sempre nelle “varie ed eventuali”. Poi, un bel giorno, accade che la magistratura antimafia decide di fare finalmente luce sulla vicenda. E lo fa in grande stile. Non un semplice avviso di garanzia ma una vera e propria richiesta di arresto (peraltro respinta a maggioranza dalla Camera). Cosentino vacilla ma non cade. Non vuole cadere. Intanto, però, anche nel suo partito c’è chi comincia a dubitare della sua candidatura a Governatore. O’ Mericano dice di sentirsi tranquillo, Berlusconi è con lui. Certamente, lo è il potente ministro dell’Economia, Giulio Tremonti che, forse, non vede l’ora di toglierselo dalle sue dipendenze. Le elezioni sono alle porte, i dubbi crescono, la stampa incalza e la guerra intestina tra berluscones e finiani già impazza su tutto il territorio nazionale. E’ allora che dal cappello del premier esce un altro nome, quello di Stefano Caldoro, giovane ed anonimo ex craxiano finito, come altri, alla corte di Berlusconi. A molti sembra la soluzione ideale.

VELENI, SOSPETTI E CALUNNIE – Cosentino capisce che l’aria sta cambiando. Bisogna correre ai ripari. Ma come? E’ proprio su quei tribolati giorni che una nuova inchiesta della magistratura sta provando a fare chiarezza. Ci sono nuove scottanti intercettazioni che disegnano un quadro a dir poco inquietante. Un piano segreto per fare fuori politicamente Stefano Caldoro. Una sapiente strategia fondata su calunnie e diffamazioni a sfondo sessuale, ordita tutta all’interno del centro-destra. L’obiettivo è chiaro. Riportare, in extremis, in sella Cosentino e candidarlo al posto dell’ex craxiano, originario del Molise. Un’operazione da portare a compimento “a qualunque costo”. Per ora si è a conoscenza di tre nomi. Personaggi opachi, dal passato, come detto, torbido. Il faccendiere Flavio Carboni, uno che, più o meno direttamente, è stato accostato a tutti i grandi scandali della “prima repubblica”, dalla massoneria deviata a tangentopoli. Pasquale Lombardi, un geometra già sindaco democristiano di un paese dell’avellinese, che si spacciava per giudice tributario con potenti agganci politici nazionali ed Arcangelo Martino, ex assessore socialista, arrestato ai tempi di tangentopoli e riemerso, guarda caso, nuovamente nel centro-destra. Fu proprio lui a fornire l’alibi a Silvio Berlusconi per le sue frequentazioni con l’allora minorenne Noemi Letizia. Disse, infatti, di essere stato lui a presentare il padre della ragazza, Elio Letizia, a “Berlusconi e a Craxi“. Carboni, Lombardi e Martino sono stati arrestati, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti del business eolico, su ordine del gip di Roma. Un’altra vicenda sconcertante che tira pesantemente in ballo altre figure di rilievo del Pdl, a cominciare dal coordinatore nazionale, Denis Verdini. Proprio da questa inchiesta sono emerse le intercettazioni che proverebbero quanto sia stata aspra e senza esclusioni di colpi la guerra combattuta all’inizio di quest’anno nel centro-destra campano e nazionale. Proprio alla vigilia delle Regionali. Una guerra, peraltro, mai cessata.

UNO SCENARIO TORBIDO ED INQUIETANTE – Le ultime voci aprono uno squarcio, se possibile, su di uno scenario allarmante per la stessa democrazia. Tra gli indagati per aver partecipato al “complotto” ci sarebbe pure Ernesto Sica, attuale assessore regionale “all’Avvocatura” della giunta di Stefano Caldoro. Sica, un passato da “uomo forte” di Ciriaco De Mita, non ha mai mostrato particolare simpatia per il suo “Governatore”, ricambiato, per la verità, a sua volta da quest’ultimo. A Repubblica, Caldoro raccontò all’atto della sua nomina ad assessore regionale, di avergli detto direttamente: “se fosse per me, non saresti in giunta“. Già, ma Sica in giunta c’è finito. Perché? Le ipotesi sono dirompenti. Caldoro è magari ostaggio di qualcuno? Perché ha addirittura nominato assessore chi – secondo le intercettazioni – ha prima cospirato contro di lui? Caldoro, infine, fa capire che altri gli hanno imposto i nomi del suo esecutivo regionale. Chi sono, i soliti “partiti”, oppure anche “altri” nomi inconfessabili di cui è bene che non si sappia? Interrogativi a cui il neogovernatore, presto o tardi, dovrà dare risposta. Forse, direttamente agli inquirenti. Secondo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta romana, infatti, è stato proprio Sica – come dice lui stesso in una intercettazione – ad aver preparato una “valanga mediatica” contro Caldoro.

QUESTE INTERCETTAZIONI “NON SON DA FARE” - Ed ecco il resoconto delle intercettazioni dell’attuale assessore all’Avvocatura della Regione Campania e presunto “complottista” ai danni del suo attuale Presidente. Era il 21 gennaio del 2010. Arcangelo Martino ed Ernesto Sica parlano delle imminenti elezioni. Sica: “Tu pensi una valanga mediatica sia opportuna? No, ci vorrebbe un regista mediatico bravissimo“. Martino: “Eh, certo bravo [...]“. Sica: “Altrimenti diventa debole, hai capito?“. Nei giorni seguenti, secondo il giudice, continuarono i dialoghi tra Martino, Sica e Flavio Carboni al fine di perseguire “anche il progetto di una diffamazione realizzata in maniera clamorosa”. Sica disse: “Dico, mo’ tanto uscirà quella bomba e uscirà al momento opportuno“. Pochi giorni dopo, il 27 gennaio Sica commentava con Martino: “Scusa hai visto come è stato semplice chiedere un passo indietro in Puglia?“. Martino: “Ma quello, ma lui, quando sta costruendo il dossier, lo costruisce per fare questo, sennò, scusa, che senso avrebbe?“. L’indomani, il 28 gennaio, Sica ha mandato un fax a Martino con le informazioni da usare contro Caldoro. Per Martino, tuttavia, erano “dati generici e non documentati“. Sica gli replicò: “Basta che gli dici che: “[...] il vizio è pesante“. Il dossier su Caldoro, pubblicato sul sito campaniaelezioni.altervista.org, accennava a presunte frequentazioni con transessuali del neogovernatore, in “stile Marrazzo”. Secondo la ricostruzione del Gip, lo stesso Caldoro viene informato, probabilmente con l’intenzione di costringerlo a farsi da parte. Martino spiega sempre a Sica: “Io so che a lui glielo hanno anche detto, lo hanno chiamato [...] E lui ha negato tutto, dice: ma no, ma quando mai, ma qua e là. Però è molto abbacchiato, molto giù, nega [...]“.

IL WATERGATE AZZURRO SOTTO IL VESUVIO - Tra l’otto e il nove febbraio, annota il gip, “trova infine compimento il piano diffamatorio“. L´otto febbraio un sms avvisa Martino: “Dici a Nicola – Cosentino? – che dovrebbe uscire il rapporto di Caldoro con i trans, forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto, siamo finiti in un mondo di froci, povero Berlusconi“. In serata Sica e Martino discutono di quello che sta per diventare di pubblico: “Domani intorno alle 4 e mezza [...]“, conferma Sica. E Martino gli replica: “Eh, bello questa mi pare proprio ‘na bella cosa”. Nel tardo pomeriggio del 9 febbraio, sottolinea il giudice, Sica “con tono di finta e scandalizzata sorpresa informa Martino che sul web è stata pubblicata una notizia infamante su Caldoro“. Sica chiamò Martino: “Una cosa incredibile, dice: un Marrazzo in Campania, nuovo caso Marrazzo!“. E Martino: “Che attacco di merda, ma come si permettono?“. Il dialogo prosegue con toni stupiti per concludere: “Eh, vedi è proprio debole ’sto candidato“… Quel giorno stesso, infatti, sul sito, viene pubblicato un articolo dal titolo: “Un Marrazzo in pectore: le passioni strane di Caldoro” che, rileva il giudice della procura romana, “trova rispondenza con le conversazioni dei giorni precedenti”. Tra l’altro si fa riferimento agli hotel Miravalle ed Excelsior. L’ultimo è citato in una conversazione tra Sica e Martino del 28 gennaio; il Miravalle invece nella conversazione tra l’onorevole Cosentino e Martino del 18 gennaio: “Sta a via degli Astroni [...] l’anno dovrebbe essere tra il ‘99 e il 2000 [...] sarebbero o quelli di Traiano o di Napoli non si capisce bene [...] roba di carabinieri“. Nei giorni successivi Seguono delle nervose conversazioni tra Martino e Sica, poiché nessuno o quasi riprende la notizia sulla stampa. Martino: “Questo nella sua megalomania dice: vabbè ma se è così, sto sitino fatelo oscurare [...] se non c’è un irrobustimento“. Caldoro, infatti, si rivolge alla magistratura e presenta querela per diffamazione. Il giorno precedente l’articolo diffamatorio – quando si dice le combinazioni della vita – era sparito dal sito.

TU VUÒ FA O’MERICANO? – Nicola Cosentino, oggi dice di cadere dalle nuvole: “Io contro Stefano? Ma se a metà gennaio, vale a dire prima della pronuncia della Cassazione, avvenuta il 29 gennaio, sul ricorso avverso l’ordinanza del gip di Napoli nei miei confronti, sono stato io a presentare la sua candidatura. Come si fa a dire che io avrei complottato contro Caldoro per prendere il suo posto?“. Sarà… ma a tutti è nota l’idiosincrasia di O’Mericano per l’attuale governatore. In campagna elettorale i due si sono praticamente ignorati. L’assessore all‘Urbanistica, l’ex finiano Marcello Taglialatela, che in molti vedono come il prossimo candidato Sindaco del centrodestra al Comune di Napoli, ha provato a buttare acqua sul fuoco della polemica: “Sembra di assistere a un film di Totò: non riesco a immaginare un complotto contro il presidente. Io penso che in quelle conversazioni telefoniche ci sia molto di millantato“. Già, manca solo la solita accusa che qualcuno – i giudici al soldo dell’opposizione – hanno deliberatamente rovistato nella privacy di questi poveri cristi! Un altro assessore regionale, l’ex generale della Finanza, Gaetano Giancane, fa invece sapere che Caldoro è “sereno e determinato”. Chissà se era ugualmente “sereno e determinato” quando ha varato la sua giunta “etero-diretta” con dentro pure il nome dell’odiato Sica? Interrogativi a cui qualcuno farà bene a dare una pronta risposta. Qui, in gioco non è solo la vita di un “partito di plastica” con dirigenti impegnati, un giorno si e l’altro pure, a tirarsi addosso copiosi schizzi di fango se non di merda, per parafrasare sempre uno degli intercettati. È, invece, in gioco la nostra stessa democrazia o, almeno, quella che abbiamo conosciuta così fino ad oggi.



http://www.giornalettismo.com/archives/71987/%ef%bb%bfil-partito-dellamore-suoi/
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giovedì 1 luglio 2010

RIDO & PIANGO: VIDEO SATIRA , IL PAPY

RIDO & PIANGO: VIDEO SATIRA , IL PAPY

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martedì 18 maggio 2010

Silvio contro Draquila

Silvio contro Draquila


Giuliano Santoro


Non contento dell’autogol in sforbiciata a proposito della partecipazione di Sabina Guzzanti e del suo «Draquila» al Festival di Cannes, il ministro della cultura berlusconiana Sandro Bondi ha preso carta e penna per scrivere un articolo contro l’intero cinema italiano. La categoria sarebbe responsabile, secondo Bondi, di raccontare «la società in disgregazione, la famiglia in rovina, le relazioni più difficili e insensate» senza ricorrere alla «bonaria stigmatizzazione» del cinema degli anni sessanta. Appunto da questo scontro, dice il ministro, tra la «tracotanza dell’ideologia» e la «bonaria stigmatizzazione» deriverebbe la decisione di boicottare la kermesse francese. I responsabili della rassegna hanno risposto gelidi: «Il ministro? Non era neanche invitato».
Oltre le figuracce da antologia di Bondi, il governo ha un motivo in più per essere nervoso: Sabina Guzzanti, forte delle polemiche e dell’utilità del suo film, passeggia beffarda sulla croisette proprio mentre lo scandalo della cricca degli appalti coinvolge il governo. «Silvio contro Draquila» non è la trama di un film di serie B ma la cronaca di questi giorni, non solo cinematografica.
La domanda dei nostri amici stranieri ci perseguita da quasi venti anni: «Cosa è Berlusconi?». Ogni volta ci sembrava di essere parziali e inefficaci: dietrologi quando parlavamo della P2, giustizialisti quando puntavamo il dito contro le questioni penali, paranoici se concentravamo l’attenzione sul controllo dei media, troppo raffinati nel cercare la soluzione nella via italiana al neoliberismo del berlusconismo e nel Cavaliere come lato oscuro del lavoro postfordista. «Draquila» riesce a spiegare «Cosa è Berlusconi» al resto del mondo con semplicità, prendendo un caso concreto e clamoroso e intrecciando tra di loro processi, conflitti di interessi e laboratori biopolitici. Ecco perché ci sono volute due giornate intense a Sabina Guzzanti per evadere le richieste di intervista: i giornalisti delle testate internazionali hanno dovuto prendere il numeretto come dal salumiere per farsi spiegare cosa è successo all’Aquila e cosa succede in Italia.

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martedì 6 aprile 2010

MOLTI LO ODIANO: MR. Berluscon

Cari amici. ... ho ricevuto, non so da chi, la seguente lettera.

E' un po' lunga, ma riassume bene tutti i motivi che mi fanno sentire a disagio nell'accettare che che il nostro Paese sia guidato e rappresentato dal nano di Arcore.

Un saluto a tutti.


Presidente,
Lei si è chiesto ed ha chiesto ai suoi più stretti collaboratori:"perchè mi odiano?"

Io sono un signor nessuno, uno dei sessanta milioni di italiani senza volto e senza nome, buoni solo per comparire come unità statistiche nelle rilevazioni demografiche. Comunque, visto che lei ha fatto una domanda, per quello che conta il mio parere, vorrei risponderle. Io sono tra quelli che la odiano, nel senso che non la amano.
Intendiamoci: trovo l'odio un sentimento disdicevole. Ho ricevuto un'educazione cristiana, sebbene l'abbia rinnegata; però certi valori mi sono rimasti dentro. Nella mia vita ho cercato di essere sempre dalla parte dei deboli e di trovare mille attenuanti per chi ha sbagliato. Eppure nei suoi confronti provo un "non amore" irrefrenabile.

Stia tranquillo: sono un uomo di pace: faccio fatica anche ad ammazzare le mosche;perciò il mio odio non si tradurrà in altro che in un desolato isolamento. Scuoto la testa e da lei traggo insegnamento, per me e per i miei figli, di quanto non sia esempio da imitare.

Lei non conosce me, ma io conosco lei, dai tempi in cui ella era un oscuro costruttore edile quando, sindaco Carlo Sangalli (ora Presidente della Camera di Commercio di Milano) fondò l'Edilnord e iniziò a costruire a Brugherio. Ricordo le sue liti con la civica amministrazione
di quella città per gli abusi edilizi e come, già allora, avesse il vezzo di ottenere con la prepotenza quello che non avrebbe potuto ottenere secondo la legge. Poi l'ho seguita nella sua avventura con
Telealtomilanese e ancora con l'avvio delle Sue reti televisive. Ricordo la legge Mammì, ricordo Craxi (che ho conosciuto di persona) e gli indebiti favori che ella ha ricevuto e ricambiato con sostanziose tangenti.

La conosco, Signor Presidente: abito a cento metri in linea d'aria dagli studi di Mediaset ed a un Chilometro da Milano Due, che ella ha costruito. Non parlo per "sentito dire" ma perchè ho testimonianza diretta di quello che Ella è.

Devo dire che la Sua, non fosse una figura moralmente indecente, sarebbe da ammirare per la genialità: non ha sbagliato nulla. E' partito con una piccola impresa, a debiti e con finanziamenti di cui lei non ha mai bene rendicontato ed ha costruito un impero, con fredda logica e con assoluta
lungimiranza. Lei dice che è entrato in politica nel 1994; non è vero.
Lei ha preparato il terreno molto, molto prima. Lo ha fatto comprando il Milan, con le sue televisioni.

Più che merci lei ha comprato coscienze.
Lei ha compreso molto bene cosa sia il marketing e quali siano le tecniche di vendita. Non fa mai nulla che non abbia un riscontro positivo nei sondaggi.

Per lei non ha valore morale quello che fa: ella non è il "Principe"; ha un disegno preciso, che coincide col suo interesse personale. Però ha capito molto bene che, per avere consenso, deve azionare delle "leve", che corrispondono ai processi di immedesimazione di emulazione.

Lei ha trasformato un perdente in un vincitore, un debole in un forte, un povero in un ricco; e questo è il suo autentico miracolo. Tutto nella finzione, ovviamente.

Però, e anche questo è un Suo "merito". Lei ha saputo rendere labile il confine tra realtà e finzione. Lei è "nudo", come quel famoso Re; eppure lo stuolo di cortigiani e di folle osannanti che la seguono sono pronti a giurare che ella sia bello, invincibile, munifico.

Dal Principe di Machiavelli ha sicuramente imparato una cosa: il fine giustifica i mezzi; ecco perchè non è mai andato per il sottile. Per lei Lo Stato è un'azienda, la cultura un optional, la povertà un "inconveniente" come arditamente l'ha definita.

Lei ha capito bene, come il Mefistofele che "la moneta cattiva scaccia quella buona" e, più ancora, che se getta a terra una manciata di monete la gente si accapiglierà per raccoglierle.

Lei, da perfetto populista si appella al popolo perchè ratifichi le sue scelte. Ma cos'è il popolo, chi è il popolo? E' forse un monolite che, unum corde, prende decisioni all'unisono? No, lei lo sa benissimo, perchè è contornato da statistici, che il popolo non esiste se non come somma di
ante unità che compongono l'insieme.

Lei sa che si compone e si scompone in continuazione e perciò ha bisogno di suggestioni in cui riconoscersi. Il popolo è:

* quello che pochi giorni prima gridava " Osanna al figlio di David" e , poco dopo urlava a Pilato: "Libera Barabba".

* quello che sotto il balcone di Palazzo Venezia urlava in delirio per il Duce che annunciava la dichiarazione di guerra alla Francia e poi, dopo vent'anni sputacchiava il cadavere del duce nella polvere, prima che fosse appeso a un distributore di benzina.

* quello che al nord odia i "terroni" e al sud odia i "polentoni";

* quello che si divide negli stadi, che si divide su tutto, che perde le staffe quando è in coda, quello che cerca di non pagare le tasse e, potendo, porta i denari all'estero.

Lei ha saputo trarre il peggio da questo popolo e ha fatto leva sui suoi peggiori istinti. Ha contribuito grandemente ad affossare la nostra cultura a fare di questo paese, una volta perla della civiltà, patria della pittura, della scultura, della musica, un paese a rimorchio della peggiore cultura altrui.
Le soap opera, i programmi violenti e dozzinali che le sue televisioni somministrano al popolo, hanno contribuito grandemente a distruggere quel patrimonio di saperi che hanno fatto dell'Italia uno dei paesi più ammirati nella storia della civiltà.

*Lei ci ha lasciato il cafonal, l'idea che bisogna a tutti costi primeggiare, essere vincenti.

*Ha convinto i poveri e gli stolti che la fortuna può "baciare tutti" e che i cieli siano sempre azzurri: basta solo essere ottimisti.

* Ha definito la politica un teatrino, cancellando, con questo giudizio, secoli di civiltà ereditati dall'ellenismo, dal continuo interrogarsi dell'uomo sulla società, sui suoi poteri e limiti in rapporto ai diritti dell'individuo.

* Si è preso burla della civiltà giuridica, ha definito i giudici "persone mentalmente disturbate". Ha spiegato a milioni di italiani che è meglio "avere" che "essere".

* Ha insegnato che non serve rispettare le regole; anzi: se queste non corrispondono ai tuoi personali disegni fai in modo di cambiarle.

* La Casa di tutti l'ha trasformata nella casa dei vincitori, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, anche quello della indecenza.

* Ha insegnato agli italiani che la corruzione, il rampantismo, lo sgomitare per farsi largo sono la via giusta per affermarsi e che il diritto e la ragione sono solo armi per i deboli. Vae victis.

Ecco perchè non la amo signor Presidente, perchè lei è l'opposto di tutti quei valori in cui credo, che sono l'onestà, la sussidiarietà, la solidarietà, l'altruismo, la compassione, la valorizzazione dei saperi, delle bellezze naturali e artistiche di questo grande e meraviglioso paese. Non credo nel demonio Signor Presidente, ma se esistesse avrebbe il suo volto. Detto questo provo pena per lei che è stato colpito nel fisico da un atto sconsiderato, o, da perfetta nullità, ho solo un'arma per poterLa colpire: il voto.
Purtroppo subirò il suo potere, indifeso come sono d'innanzi alla sua forza devastatrice. Ma me lo consenta: di quello che lei fa, non c'è nulla di fatto in nome mio.

Con disistima

(al posto del mio nome metti il tuo)

.

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