Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta ROBERTO SAVIANO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ROBERTO SAVIANO. Mostra tutti i post

lunedì 4 giugno 2018

Salvini dice: È finita la pacchia per i Migranti

È finita la pacchia per i migranti

salvini dice: "È finita la pacchia per i migranti"
La risposta di ROBERTO SAVIANO: "Non si lasciano annegare le persone".




"La poca conoscenza che ha Salvini del diritto del mare lo porta a ignorare un fatto fondamentale: le Ong agiscono sempre coordinate dalla Guardia Costiera italiana. Dando dei "vice scafisti" a persone che salvano vite in mare, sta dando anche colpa alla Guardia Costiera.
Il diritto del mare ha una regola secolare ed eterna.
Non si lasciano persone a mare, non si lasciano persone ANNEGARE.
E non sarà certo il nuovo ministro dell'Interno a interrompere questo DIRITTO SACRO".

I migranti irregolari in Italia si stima che siano fra i 500 e i 600 mila. 
Lo dicono diverse fonti ufficiali (ministero interno, nazioni unite, ong varie).
 La media dei rimpatri è di 6 mila all’anno 
e il costo di ciascuno di questi rimpatri è di 3 mila euro
 (aereo più personale, ovvero due agenti per ogni migrante). 
In definitiva: 
occorrono da un minimo di 80 a un massimo di 100 anni (!!!)
 per concludere quella parafrasando Salvini potremmo definire “operazione pacchia finita”. 
Senza tenere conto che sul tavolo va messo almeno un miliardo e mezzo di euro e coinvolto un esercito di poliziotti. Questi sono i numeri che la demagogia tiene nascosti. 
Chi crede ai proclami o è ingenuo o è fesso. Che poi il problema esista e la politica lo debba risolvere è altra storia. Ma il bullismo ministeriale nasconde solo povertà di idee.

Salvini ha rubato lo stipendio al Parlamento Europeo


LEGGI ANCHE

La riforma del regolamento di Dublino, 
ovvero il sistema d’asilo europeo che attualmente stabilisce
 l’assegnazione dei richiedenti asilo al Paese di primo arrivo...

.
Previsioni per il 2018



mundimago
.

mercoledì 22 giugno 2016

La City e Wall Street Usate come Lavanderia del Narcotraffico


L'intervento di Roberto Saviano al Parlamento britannico. 

Se si chiede quale sia il Paese più corrotto al mondo, la risposta più immediata è dettata dal grado di 
corruzione percepita. Magari si penserà al Messico, ai Paesi latinoamericani, a quelli africani, al Medio Oriente, all'Italia. E invece il più corrotto è l'Inghilterra, ma non di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico. Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione. E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto
 dell'emergenza che sta attraversando il Paese.


Nel 2015 la National Crime Agency pubblicò un report i cui dati sono estremamente importanti. Il report spiegava che "ogni anno centinaia di miliardi di dollari di provenienza criminale quasi sicuramente continuano ad essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e le loro filiali". E aggiungeva che "l'entità del riciclaggio dei proventi criminali è quindi una minaccia per l'economia e la reputazione del Regno Unito". Di lì a poco anche il primo ministro David Cameron avrebbe espresso il suo impegno dichiarando: "Il Regno Unito non deve assolutamente diventare un paradiso fiscale per soldi sporchi di tutto il mondo". Eppure non è andata così.

In un documento molto interessante pubblicato da Transparency Uk a marzo del 2015 sul mercato 
immobiliare londinese come rifugio di capitali segreti e soldi sporchi, si parlava di soldi provenienti dalla corruzione, ma non veniva mai citata la parola mafia, né mai si è parlato di organizzazioni criminali. Il motivo è semplice: tranne che per rarissimi casi, in Inghilterra la mafia non si vede e non si sente. Non ci sono cadaveri sulle strade né sparatorie. In Messico o in Italia tra cadaveri, sangue e sequestri di droga non è possibile pensare che la mafia non esista. A Londra esiste ma è silenziosa, agisce nell'ombra. E soprattutto non ha l'odore acre del sangue, ma quello rassicurante dei soldi.

Senza il riciclaggio, il denaro delle mafie sarebbe un ricavato inerte. È necessario, invece, che rientri in circolo: il problema delle organizzazioni criminali non è fare soldi, ma riciclarli. E nel Regno Unito, secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (ovvero 74 miliardi di euro). Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia 
e le nostre democrazie. In silenzio.

La City di Londra, insieme a Wall Street, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del 
narcotraffico. Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il 
mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati. Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro
 del più importante sistema offshore del mondo.

Molti capitali internazionali che passano attraverso le dipendenze della Corona Britannica (come 
Jersey) e i territori d'Oltremare (come le Isole Cayman) - paradisi fiscali per eccellenza - vengono poi incanalate verso le banche della City e quando arrivano a Londra sono già stati ripuliti anche se 
originariamente erano sporchi. Come rivelò nel 2013 uno studio basato su inchieste di Transcrime (il 
Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica di Milano) tutte le principali mafie italiane sono presenti nel Regno Unito con i loro affari. 
Uno studio di Transparency International 
del 2015 ha contato 36.342 immobili in un'area di 6 km quadrati a Londra di proprietà di società di 
copertura. Mentre il 75% degli immobili attualmente sotto indagine nel Regno Unito per reati legati alla corruzione sono registrati in paradisi fiscali. A Londra il 90% degli immobili di proprietà di società straniere sono di società registrate in paradisi fiscali.


È così che interi quartieri di Londra si stanno svuotando,
 diventando luoghi di investimento. 
Entrano i soldi, escono le persone.


Finalmente la stampa inglese si è accorta di questa vera e propria occupazione finanziaria della propria città: qualche giorno fa ha fatto rumore l'inchiesta del Guardian sul grattacielo residenziale più alto di Londra: St George Wharf Tower, un grissino di cemento di 50 piani dove i 214 appartamenti di lusso sono perlopiù intestati a magnati stranieri quando non posseduti da società offshore. Una torre con tutti gli optional che rimane vuota per la gran parte dell'anno, mentre la maggior parte dei londinesi non riesce nemmeno più a trovare un affitto accettabile: le case non servono per essere abitate, ma per fungere da casseforti di cemento,
 che custodiscono denaro, spesso riciclato.

Tra un mese la Gran Bretagna sarà chiamata a votare al referendum sulla cosiddetta Brexit, per 
esprimere la propria opinione sull'uscita o meno dall'Europa.

È fondamentale tenere presente che ci sono ambiti - come la sicurezza e la giustizia - in cui non si può agire isolati. Quando si parla di criminalità organizzata, di terrorismo, di narcotraffico, non esistono confini. Saremmo degli illusi a pensarlo.

Come si può pensare di affrontare qualcosa che è per 
definizione internazionale con strumenti nazionali?

Il Regno Unito non può più fare finta di nulla. Ora ha i dati, i risultati delle inchieste, gli avvertimenti degli esperti e delle autorità. Ora è il momento di muoversi, di fare qualcosa contro il denaro criminale, prima che il denaro criminale si compri tutta la Gran Bretagna.

Il testo è l'intervento tenuto da Roberto Saviano al Parlamento britannico su invito del parlamentare 
laburista David Lammy, ex ministro dell'Università

LEGGI ANCHE
BREXIT
.
.

Sono Web Designer, Web Master , Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/



 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALI
 OGNI DESIDERIO  REALIZZATO 
IL TUO FUTURO ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


venerdì 15 aprile 2016

Roberto Saviano svela la mafia in Televisione




 "Quando un mafioso va in tv" 

Roberto Saviano commenta
 l'intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina

Lo scrittore Roberto Saviano analizza i messaggi lanciati dal figlio di Totò Riina nell'intervista recentemente rilasciata a Porta a Porta.
 "La mafia sta parlando e la cosa più grave è stata che non l'abbiamo capito"
.
.

Roberto Saviano decifra Salvo Riina: 
"Ha mandato un messaggio alla nuova mafia. Bruno Vespa non se n'è accorto"
Non la promozione di un libro bensì un messaggio chiaro dalla vecchia mafia ai nuovi dirigenti di Cosa Nostra. Per Roberto Saviano l'intervista di Salvo Riina a "Porta a Porta" è stata soprattutto una occasione storica della "vecchia guardia mafiosa" per parlare agli esponenti della criminalità organizzata che davvero oggi detengono il potere.


"Quella a Riina è l'intervista più pregna di messaggi mafiosi degli ultimi anni. E Bruno Vespa non se n'è accorto", commenta Saviano durante la trasmissione "TvTalk", Rai3. "Se un mafioso accetta una intervista televisiva è soltanto perché vuole lanciare degli avvertimenti", prosegue l'autore di Gomorra, che non contesta la scelta di dialogare con il figlio di Totò Riina: "Se parli con il male devi riuscire a codificarlo, senza diventare un megafono". Ed è ciò che secondo lo scrittore è successo durante la puntata di "Porta a Porta" che ha sollevato un enorme polverone sulla Rai.

Saviano ritiene che la scelta di Salvo Riina di apparire in televisione non è legata al libro che ha scritto sulla propria famiglia. "Non è vero, come ha introdotto Vespa, che i Riina sono la famiglia più potente della mafia. Lo sono stati, ormai appartengono alla vecchia guardia mafiosa che parla alla nuova mafia come Matteo Messina Denaro". Il messaggio: "Salvo Riina ha fatto capire che la vecchia mafia, con i codici e le regole di una volta, non esiste più. Ma rivendica che la loro era la vera mafia", spiega Saviano, riferendosi alla parte dell'intervista nella quale il giovane Riina ha parlato di una famiglia unita, con valori tradizionali.

"La vecchia mafia non poteva sopportare relazioni extra-coniugali, l'omosessualità, il divorzio. Atteggiamenti e scelte che invece ora appartengono ai nuovi esponenti mafiosi". Inoltre, continua Saviano, Salvo Riina "non ha mai fatto riferimento a nessun avvenimento legato alla mafia, tranne poi dare un giudizio molto negativo sui pentiti": anche questo, dice lo scrittore, è un avvertimento a coloro che in questi anni nelle carceri stanno cominciando a collaborare: "Non pagheremo le vostre colpe, mio padre non sarà mai un pentito".



LEGGI ANCHE


.

Sono Web Designer, Web Master e Blogger : 
realizzo pagine internet leggere e responsive ,  
creo loghi , e curo i brevetti dai 
biglietti da visita alla insegna luminosa , 
realizzo banner e clip animate per pubblicizzare il vostro sito ,
 contattatemi e sarete on line entro 24 ore. 

Mi trovi QUI 
  http://www.cipiri.com/


 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO


venerdì 27 novembre 2015

Così le nostre Mafie Finanziano Daesh


Così le nostre mafie finanziano Daesh
Buona parte degli introiti del califfato vengono 

dal traffico di droga e dal riciclaggio di denaro. 

Un’economia parallela che nessuno vuole stroncare

Il "New York Times" di fronte alle questioni più imperative apre la Room for Debate dove chiede il parere di esperti su argomenti di attualità. La scorsa settimana mi è stato chiesto di rispondere a questa domanda: È possibile minare l’Is attaccando il suo segmento economico? Sembra una domanda lineare, eppure la risposta non lo è affatto. Prima di tutto bisognerebbe individuare il segmento economico da colpire, quello che realmente potrebbe portare a un indebolimento dell’organizzazione. Poi bisognerebbe comprendere l’inutilità degli attacchi aerei contro Daesh in Siria se, come accade, i canali attraverso cui raggiunge il resto del mondo sono pressoché liberi, non presidiati e spesso anche non riconosciuti come tali. Come ogni organizzazione strutturata, Daesh è cresciuta proprio perché è riuscita a differenziare i canali di ingresso dei capitali. Droga, petrolio, finanziamenti da privati, contrabbando di reperti archeologici: bloccare le fonti che irrorano le casse di Daesh significherebbe ripensare la nostra economia. La Francia ha tristemente pagato - come è accaduto agli Stati Uniti - un prezzo altissimo per non aver contrastato la presenza di una economia nazionale parallela, floridissima, che si basa essenzialmente sul traffico di droga e sul riciclaggio di denaro. Combattere e sconfiggere Daesh significa combattere un nemico che è vicinissimo e si annida nelle nostre economie nazionali, non andare a combattere altrove l’ennesima guerra che avrà come conseguenza il rafforzamento di gruppi estremisti.

Come indebolire Daesh economicamente è stato chiesto anche al giornalista siriano Hassan Hassan 
che, da una prospettiva diversa dalla mia, ha aggiunto un dato complementare. In Siria vige una 
economia di guerra e con i bombardamenti nella zona Est del paese, quella sotto il dominio di Daesh, 
non si distruggono solo i convogli di petrolio dello Stato Islamico, ma anche il lavoro di molte famiglie che con il contrabbando di petrolio guadagnano non solo da vivere, ma mantengono la loro libertà di resistere all’Is. Stiamo parlando di regole differenti da quelle che vigono nel nostro Occidente, stiamo parlando di una economia dove il contrabbando può essere vita. Hassan Hassan dice una cosa semplice: gli attacchi aerei non colpiscono solo Daesh ma distruggono anche le attività di tutte quelle persone che provano a resistere a Daesh. Tutti quelle comunità che, piegate dagli attacchi e ridotte senza mezzi, sono spesso costrette a cedere figli all’esercito dello Stato Islamico per poter sopravvivere.

Basta dare uno sguardo ai numeri. Da quando Palmyra è stata sottratta alle forze del regime si sono 
arruolati più di mille uomini, spesso giovanissimi (tra i 15 e i 40 anni) provenienti da famiglie senza 
speranza ai quali l’Is ha dato prospettive di sopravvivenza. Quello che mi colpisce è quanto in comune abbiano le organizzazioni criminali e i gruppi terroristici, somiglianze che vanno oltre il “credere” nei giovani e dare loro speranza di miglioramento e, aggiungerei, certezza di morte.

Non esiste gruppo militare che non si sia finanziato attraverso il traffico di droga (e il Captagon è altro petrolio per Daesh). Non esiste gruppo militare che non sia in contatto con organizzazioni criminali. Non esiste gruppo militare che non condivida con le organizzazioni criminali rotte testate e rese sicure per il narcotraffico e attraverso cui possono passare armi, soldati e denaro.

Lo dicono decine di inchieste in tutto il mondo e lo dice da anni l’ex Presidente di Unocd Antonio Maria Costa: «Guardate i talebani in Afghanistan, i gruppi terroristici in Kosovo, le Farc in Colombia, l’Ira in Irlanda o Sendero Luminoso in Perù... tutti questi gruppi sono stati finanziati da organizzazioni dedite al commercio di droga. Anche le bombe dell’11 marzo 2004 a Madrid sono state finanziate dal narcotraffico in Spagna».Fino a quando non capiremo che le strade che il terrorismo percorre per colpire al cuore le nostre democrazie non sono presidiate e che coincidono con quelle utilizzate dalle organizzazioni criminali, il cui contrasto non è mai considerato una priorità, fino a che non capiremo che le organizzazioni criminali in cambio di droga e soldi offrono armi e logistica ai gruppi terroristici, saremo esposti. Mortalmente esposti. Combattere Daesh significa cambiare le nostre regole interne, semplice a dirsi, impossibile da mettere in pratica.

di Roberto Saviano


.



Sono Web Designer, Web Master e Blogger, creo siti internet e blog personalizzati
 a prezzi modici e ben indicizzati. 
Studio e realizzo i vostri banner pubblicitari con foto e clip animate. 
Mi diletto alla creazione di loghi per negozi , aziende, studi professionali,
 campagne di marketing e vendite promozionali.

MIO SITO  :  http://www.cipiri.com/



FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .

MUNDIMAGO


.

martedì 11 agosto 2015

L’Autonomia Siciliana Va Abolita


«L’autonomia siciliana va abolita»
Parla il vicepresidente di Confindustria: «Al Sud i sussidi fanno male. Puntiamo su istruzione e banda larga. E piantiamola di essere parassiti»


«Il sud non ha bisogno di sussidi e trasferimenti, ma di normalità». Ne è convinto, Ivan Lo Bello, imprenditore, presidente di Unioncamere, vicepresidente di Confindustria, balzato alle cronache qualche anno fa, quando alla guida di Confindustria Sicilia lanciò una sfida molto provocatoria ai suoi colleghi, invitando a lasciare l'associazione chiunque pagasse il pizzo. Uno, insomma, che certo non è abituato a quei piagnistei che secondo il premier Matteo Renzi sono uno dei mali del mezzogiorno. Lo Bello non si sente minimamente offeso dalle parole del presidente del Consiglio: «Al sud si è creato un blocco sociale parassitario molto forte e solo il mercato, le regole, la concorrenza, l’efficienza della burocrazia, la qualità del ceto politico, la capacità degli imprenditori possono scardinarlo». Niente scuse, insomma. Anzi, Lo Bello si spinge oltre, parlando della sua Sicilia: «Lo statuto speciale andrebbe abolito. Non ha senso, è ciò che ci ha reso parassiti».
Lo Bello, lo Svimez dice che il mezzogiorno è in crisi, Renzi dice che deve smettere di piangersi addosso, Saviano si addolora. Chi ha ragione, secondo lei?
Secondo me tutto questo dibattito non riesce a cogliere fino in fondo la questione vera del mezzogiorno.
Quale?
Che il sud non ha bisogno di chissà quali politiche, di sussidi, di trasferimenti. Il sud ha bisogno di una sana normalità rispetto al resto del paese. Direi che possiamo rottamare un bel pezzo di analisi sul mezzogiorno, soprattutto quelle che guardano con nostalgia a modelli che ricordano la cassa del mezzogiorno e che hanno fatto molto male al sud. Anche perché questi modelli non hanno fatto che acuire la crisi e la distanza dal centro e dal nord del paese.
Lei parla di normalità, ma come la traduce all'atto pratico?
In sei parole: serve una sana cultura di mercato
«Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti»
E come si crea una sana cultura di mercato, al sud?
Negli ultimi decenni, nel mezzogiorno, si è creato un blocco sociale molto forte, fatto di politica clientelare, di imprese che non vogliono competere, più in generale di tutti quelli che hanno paura dell'innovazione e della voglia di cambiare. Per creare una sana cultura di mercato dobbiamo far saltare questo blocco sociale. Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti.
Mi sa che non è semplice far saltare questo blocco sociale…
Oggi, in teoria è il momento giusto.
Come mai?
Perché abbiamo toccato il fondo. E questo blocco sociale continua a ballare sul Titanic senza capire che la mancanza di risorse e il degrado civile e sociale ci porteranno rapidamente al naufragio. Tuttavia, proprio per questo è ancora più forte la sua resistenza. Sono asserragliati nel bunker. Per questo serve l'impegno, il coraggio e la radicalità di chi al sud fa innovazione politica, sociale, culturale, imprenditoriale. E soprattutto di tutte quelle persone che stanno nel mezzo e che magari, pur non facendo parte di un blocco clientelare, hanno paura di contrastarlo. È a loro che dico di non aver né paura, né nostalgia dell'assistenzialismo, perché ci ha fatto solo male.
«Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti»
Di quel che è successo a Pompei, invece, che ne pensa?
È una vergogna. Tutto quello che è successo negli ultimi giorni, con l'assemblea sindacale e i turisti ad aspettare fuori, è lo specchio alla nostra inattitudine al mercato. Dà il segno di una totale irresponsabilità e incomprensione del momento storico che stiamo vivendo. Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti.
Anche perché dall'altra parte dell'Adriatico, nei balcani, ci sono concorrenti in ascesa come l'Albania...
Stanno crescendo molto perché hanno meno vincoli e guardano al futuro, emntre noi continuiamo ad andare avanti con lo sguardo rivolto al passato. Il nostro grande problema è il modello parassitario e clientelare, non i concorrenti. Siamo impiombati perché le clientele hanno assorbito tutte le risorse. Se tu spendi risorse che non hai creato, sei alla frutta.
C'è un convitato di pietra, in questo ragionamento. E immagino che sappia, lei che si è scagliato contro il pizzo, di chi sto parlando...
In fondo è come se ne avessimo già parlato. Quel blocco sociale parassitario di cui dicevo prima, in stragrande maggioranza non è mafioso, ma  - spiace dirlo - con la mafia condivide parecchi valori. Anche la presenza mafiosa è parassitaria e anche alla mafia piacciono le clientele, l'idiosincrasia alle regole, la spesa pubblica. Anche la mafia, in altre parole, è ostile a quel sistema di mercato che ne cancellerebbe buona parte dei vantaggi e delle rendite di posizione. Pur con tutte le differenze del caso, sono due mondi che vanno a braccetto.


«Il sud non ha bisogno di sussidi e trasferimenti, ma di normalità». Ne è convinto, Ivan Lo Bello, imprenditore, presidente di Unioncamere, vicepresidente di Confindustria, balzato alle cronache qualche anno fa, quando alla guida di Confindustria Sicilia lanciò una sfida molto provocatoria ai suoi colleghi, invitando a lasciare l'associazione chiunque pagasse il pizzo. Uno, insomma, che certo non è abituato a quei piagnistei che secondo il premier Matteo Renzi sono uno dei mali del mezzogiorno. Lo Bello non si sente minimamente offeso dalle parole del presidente del Consiglio: «Al sud si è creato un blocco sociale parassitario molto forte e solo il mercato, le regole, la concorrenza, l’efficienza della burocrazia, la qualità del ceto politico, la capacità degli imprenditori possono scardinarlo». Niente scuse, insomma. Anzi, Lo Bello si spinge oltre, parlando della sua Sicilia: «Lo statuto speciale andrebbe abolito. Non ha senso, è ciò che ci ha reso parassiti».
Lo Bello, lo Svimez dice che il mezzogiorno è in crisi, Renzi dice che deve smettere di piangersi addosso, Saviano si addolora. Chi ha ragione, secondo lei?
Secondo me tutto questo dibattito non riesce a cogliere fino in fondo la questione vera del mezzogiorno.
Quale?
Che il sud non ha bisogno di chissà quali politiche, di sussidi, di trasferimenti. Il sud ha bisogno di una sana normalità rispetto al resto del paese. Direi che possiamo rottamare un bel pezzo di analisi sul mezzogiorno, soprattutto quelle che guardano con nostalgia a modelli che ricordano la cassa del mezzogiorno e che hanno fatto molto male al sud. Anche perché questi modelli non hanno fatto che acuire la crisi e la distanza dal centro e dal nord del paese.
Lei parla di normalità, ma come la traduce all'atto pratico?
In sei parole: serve una sana cultura di mercato
«Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti»
E come si crea una sana cultura di mercato, al sud?
Negli ultimi decenni, nel mezzogiorno, si è creato un blocco sociale molto forte, fatto di politica clientelare, di imprese che non vogliono competere, più in generale di tutti quelli che hanno paura dell'innovazione e della voglia di cambiare. Per creare una sana cultura di mercato dobbiamo far saltare questo blocco sociale. Ciò che impedisce al sud di essere normale è la somma di tante distorsioni, ma alla base di tutte c'è l'idea malsana che per sopravvivere basti mettere in campo una spesa pubblica generale senza idee e progetti.
Mi sa che non è semplice far saltare questo blocco sociale…
Oggi, in teoria è il momento giusto.
Come mai?
Perché abbiamo toccato il fondo. E questo blocco sociale continua a ballare sul Titanic senza capire che la mancanza di risorse e il degrado civile e sociale ci porteranno rapidamente al naufragio. Tuttavia, proprio per questo è ancora più forte la sua resistenza. Sono asserragliati nel bunker. Per questo serve l'impegno, il coraggio e la radicalità di chi al sud fa innovazione politica, sociale, culturale, imprenditoriale. E soprattutto di tutte quelle persone che stanno nel mezzo e che magari, pur non facendo parte di un blocco clientelare, hanno paura di contrastarlo. È a loro che dico di non aver né paura, né nostalgia dell'assistenzialismo, perché ci ha fatto solo male.
«Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti»
Di quel che è successo a Pompei, invece, che ne pensa?
È una vergogna. Tutto quello che è successo negli ultimi giorni, con l'assemblea sindacale e i turisti ad aspettare fuori, è lo specchio alla nostra inattitudine al mercato. Dà il segno di una totale irresponsabilità e incomprensione del momento storico che stiamo vivendo. Io sono molto rispettoso nei confronti del sindacato, ma quel che è successo a Pompei è al di là di ogni immaginazione. Mi sarei aspettato prese di posizioni molto più dure dai vertici sindacali. Se diamo fiato agli stereotipi sulla nostra inaffidabilità siamo finiti.
Anche perché dall'altra parte dell'Adriatico, nei balcani, ci sono concorrenti in ascesa come l'Albania...
Stanno crescendo molto perché hanno meno vincoli e guardano al futuro, emntre noi continuiamo ad andare avanti con lo sguardo rivolto al passato. Il nostro grande problema è il modello parassitario e clientelare, non i concorrenti. Siamo impiombati perché le clientele hanno assorbito tutte le risorse. Se tu spendi risorse che non hai creato, sei alla frutta.
C'è un convitato di pietra, in questo ragionamento. E immagino che sappia, lei che si è scagliato contro il pizzo, di chi sto parlando...
In fondo è come se ne avessimo già parlato. Quel blocco sociale parassitario di cui dicevo prima, in stragrande maggioranza non è mafioso, ma  - spiace dirlo - con la mafia condivide parecchi valori. Anche la presenza mafiosa è parassitaria e anche alla mafia piacciono le clientele, l'idiosincrasia alle regole, la spesa pubblica. Anche la mafia, in altre parole, è ostile a quel sistema di mercato che ne cancellerebbe buona parte dei vantaggi e delle rendite di posizione. Pur con tutte le differenze del caso, sono due mondi che vanno a braccetto.


Se lei fosse il consigliere di Renzi per il sud quali sarebbero le prime tre cose che gli consiglierebbe di fare?
Io non credo alla defiscalizzazione o agli incentivi. Possono essere utile nel breve termine, non certo nel medio-lungo periodo. Per prima cosa abbiamo bisogno di buone infrastrutture.
Strade, quindi?
No, la prima vera e più urgente infrastruttura è la banda larga. Molto più delle strade, che comunque sono da terzo mondo, così come la mobilità ferroviaria. Pensi alla Sicilia, che è enorme e ha una rete ferroviaria da terzo mondo.
«Ormai i ragazzi, già da studenti. scappano al centro o al nord. Una migrazione che sta depopolando il sud della sua vera forza, le persone. Possiamo fare tutte le infrastrutture che vogliamo, ma non serviranno a nulla se il sud rimane una terra di pensionati»
La seconda priorità?
Noi oggi abbiamo un enorme problema legato alla formazione. Negli ultimi anni c'è stata una fuga enorme di ragazzi dalle università del sud. Non do giudizi di merito: qui ci sono tante università di grande qualità. Eppure ormai i ragazzi, già da studenti. scappano al centro o al nord.  Una migrazione, questa, che sta depopolando il sud della sua vera forza, le persone, i cervelli. Possiamo fare tutte le infrastrutture che vogliamo, ma non serviranno a nulla se il sud rimane una terra di pensionati. Serve un grandissimo investimento sulla scuola, per bloccare questo flusso in fuga. Che è fondamentale per aiutare le imprese a svilupparsi. Pensi al distretto della meccatronica di Bari, che è un’eccellenza nazionale e che è nato grazie al Politecnico di Bari.
Veniamo alla terza e ultima priorità…
Dobbiamo asciugare tutto quel grumo di sussidi e clientele che è la pubblica amministrazione. Dobbiamo asciugare il governo territoriale.
«L’autonomia è stato lo strumento peggiore per costruire il disastro siciliano. Le parti più retrive del nostro sistema sono tutte dentro l'apparato regionale, un mostro clientelare con 120mila dipendenti pubblici»
Domanda cattiva: sta parlando anche dell'autonomia siciliana?
Soprattutto di quella. La retorica sull'autonomia è fastidiosissima. Io sono convinto che lo statuto speciale per la Sicilia avesse senso alla fine della Seconda guerra mondiale. Dagli anni '60 in poi è diventato lo strumento peggiore per costruire il disastro siciliano. Le parti più retrive del nostro sistema sono tutte dentro l'apparato regionale, un mostro clientelare con 120mila dipendenti pubblici. La Sicilia è molto meglio di quella cosa lì. Il sud, in generale, è meglio di quella cosa lì.




Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

 ANCHE

PER CELLULARE

DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
.

.

martedì 1 aprile 2014

Marina Berlusconi Erede al Trono di Silvio


La vera storia di Marina Berlusconi
 erede al trono pronta alla politica 
per salvare gli affari di famiglia.

Marina è la consigliera preferita dal padre, d’altronde lei è nata e cresciuta nel mondo ambiguo ed oscuro che ha formato la fortuna economica della famiglia, nel senso siciliano mafioso della parola. Purtroppo la memoria degli italiani, quelli dalla sua parte, è totalmente assente, o complice, nessuno ricorda che è sceso in campo con 7.000 miliardi di lire di debiti e con un piede in galera.

Fonte Fedele Confalonieri e se mettiamo in discussione anche l’amico e socio di una vita non c’è più religione. Geniale è geniale impossibile negarlo, è riuscito a sfuggire alla giustizia senza darsi alla latitanza, senza nemmeno nascondersi in qualche bunker nelle sue ville e per rendersi invisibile è ricorso alla sovraesposizione mediatica, come quei caroselli che a forza di vederli non li ricordi nemmeno. Ha fatto eleggere, nel suo partito personale, la schiera di suoi avvocati e molti dei suoi complici o subalterni garantendosi uno zoccolo duro che gli ha permesso di dominare per 18 anni.

Al resto ci hanno pensato le sue televisioni, le varie D’Urso, Zanicchi, De Filippi, Marcuzzi, che hanno inciso con l’oppio della televisione molto più di Emilio e di tutti i direttori dei suoi telegiornali di regime.

Ho sempre considerato la De Filippi la vera corazzata dei berlusconiani inconsapevoli, a induzione, risucchiati dal vortice della stupidità sino al coinvolgimento inconsapevole ed esagerato grazie all’azzeramento totale della cultura, di un minimo di riflessione. Non per niente le truppe all’esterno del Tribunale di Milano erano sempre le sue e, se consideriamo che la maggioranza erano donne anche se stagionate, se ne ricava che lo spirito critico ed il rispetto per la donna è stato azzerato del tutto da uomini e donne, c’è posta per te ed il ballo dell’ultimo miglio. Alludo a quella pagliacciata di pensionati over 70, ed oltre, che giocano a fare i galletti con tanto di fiore alla giacca e scenate di gelosia.

Un doloroso esempio di come ci si possa ridurre andando avanti negli anni, dovrò dire a mio figlio che se mi vedesse ridotto in quelle condizioni di chiedere il mio ricovero per incapacità di intendere e di volere.

Tutte le elezioni dal 1992 ad oggi si sono risolte con una differenza di voti, tra uno schieramento e l’altro, inferiore ai due milioni e le corazzate dell’oppio guidate dal generale De Filippi ne coinvolgono molti di più.

Infatti la sua fine, ammesso che sia al capolinea, arriva per motivi economici e per l’impresentabilità ormai accertata in campo internazionale, lo molla persino la Confindustria , la Borsa e gli investitori, ogni giorno in più che passa al potere costa miliardi di euro. Il problema vero, che dilata a dismisura questa agonia, è lo stesso che lo ha spinto a scendere in campo il 26 gennaio del 1994, i suoi interessi economici ed il mettersi al riparo dalla Giustizia, dobbiamo fargli i complimenti è riuscito ad azzerare 7.000 miliardi di lire di debiti e diventare uno degli uomini più ricchi, e potenti, del mondo occidentale. Si è fatto depenalizzare il falso in bilancio, come primo ministro si è permesso di elogiare, giustificare, l’evasione fiscale garantendogli l’amicizia eterna di banditi come lui. Ha fatto condoni di tutti i tipi, dal fisco all’edilizia abusiva e ne vediamo i risultati ogni volta che piove.

Non gli è riuscito il condono, una amnistia, per gli amici mafiosi ma sul 41 bis qualcosa è riuscito a fare, pentiti a parte ai quali è stata tolta la protezione così imparano a non comportarsi da eroi come Mangano. Non so se siamo all’ultimo miglio, la consigliera prediletta lo incita a resistere con una certa insistenza, ha già cominciato la campagna di propaganda del vittimismo di famiglia e di lesa maestà dei traditori e, soprattutto, non dimentichiamo che eticamente e moralmente è peggio di lui. Del resto Marina Berlusconi prova orrore per Roberto Saviano: si, avete capito bene, non prova orrore per la mafia, ma per Roberto Saviano.

Sembra impossibile ma, quello che ha dichiarato sulla sentenza che condanna al risarcimento per la vicenda della Mondadori è la prova più evidente che Berlusconi non rappresenta il peggio della sua famiglia, la figlia prediletta lo supera, è ancora più spudorata di lui. Staremo a vedere ma ricordiamoci una cosa, come la morte del duce non ha determinato la fine del fascismo, così la fine di Berlusconi non sarà la fine del berlusconismo e dobbiamo stare vigili che non scenda in campo a prendere il testimone la peggiore di tutti, la figlia Marina. Non sottovalutiamo questa possibilità.

Abbiamo poche certezze, la prima è che l’Italia ne uscirà con la schiena rotta, massacrata moralmente ed economicamente dai decenni di berlusconismo e al seconda, un po’ più positiva per la famiglia Berlusconi, è che noi siamo democratici non sarà giustiziato e non sarà sepolto in un luogo segreto. Quando verrà il suo momento inaugureremo il mausoleo di Arcore e Marina non avrà bisogno di consegnarsi alla Corte dell’Aja. La Resistenza ci ha regalato la democrazia e la Costituzione, quelle che suo padre ha tentato di demolire per oltre 18 anni.

da : http://isegretidellacasta.blogspot.it/2011/11/la-vera-storia-di-marina-berlusconi.html



La giornalista editorialista Lina Sotis e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli furono imputati in tribunale con l’accusa di “illecita diffusione di notizie riservate”. 
Ma poi furono completamente assolti.

La bagarre si scatenò in seguito a un articolo con cui Lina Sotis dava conto delle tendenze omosessuali di Angelo Villa, noto chirurgo plastico milanese. Il quale ha convissuto svariati anni con Maurizio Vanadia, ballerino della Scala, che il 12 Dicembre 2008 ha sposato Marina Berlusconi. Quindi: Maurizio Vanadia, attuale marito di Marina Berlusconi, prima di sposarsi, ha convissuto per alcuni anni con Angelo Villa. Naturalmente due persone sono libere di convivere senza dover dar conto a nessuno su quale sia il tipo di rapporto che intercorra tra loro.

Il tribunale, nell’assolvere Sotis e De Bortoli, ha così scritto: “Nella società attuale non è né culturalmente né giuridicamente giustificato alcuno stigma in relazione all’omosessualità o all’essere omosessuale”. Non solo. Il tribunale ha aggiunto che sia Vanadia sia Villa “sono due affermati professionisti” e la convivenza “poteva avere solo la giustificazione di una scelta di tipo affettivo, frutto di affinità ed elezione”. Vedi articolo su gay.it.

Ci dispiace per Maurizio Vanadia: ha convissuto per tanti anni con una persona gay con cui sarà stato quantomeno amico. Cosa avrà pensato Maurizio Vanadia, marito di Marina Berlusconi, quando l’altro giorno ha sentito suo suocero, il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, dire “meglio osservare belle ragazze che essere gay”. È stata una cosa poco carina.

Ieri la questione è stata sottolineata da giornalettismo.com.

Giuliano Federico

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/03/cassazione-conferma-berlusconi-e.html

Berlusconi è incandidabile


Cassazione conferma: Berlusconi è incandidabile

La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. L’ex premier era già stato condannato con sentenza irrevocabile per frode fiscale alla pena principale di 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto). Quindi il Cavaliere non potrà essere candidato alle elezioni.

 LEGGI ANCHE  

.
.
GUARDA ANCHE


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA
http://www.mundimago.org/
FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.


 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP
http://mundimago.org/le_imago.html
.


.

domenica 14 novembre 2010

RAI 3 , Vieni via con me, Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano ha invitato I POLITICI

RAI 3 , Vieni via con me,
Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano


Vieni via con me, Ruffini smentisce Masi: ''Sapeva della presenza dei politici''
Masi e Marano vogliono bloccare la partecipazione di Fini e Bersani.



"La partecipazione di politici al programma era stata da me indicata in una lettera al direttore generale perchè avesse tutti gli elementi per valutare il programma prima dell'approvazione". In un'intervista a Il Mattino il direttore di Rai3, Paolo Ruffini, smentisce quanto sostenuto ieri da Masi e Marano per bloccare la partecipazione di Fini e Bersani a "Vieni via con me".
Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, e il suo vice vicino alla Lega Nord, Marano, infatti, si sono messi insieme per un nuovo attacco preventivo al programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano.

Il nuovo braccio di ferro

Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano ha invitato per la puntata di lunedì prossimo, tra gli ospiti, Gianfranco Fini e Pier Luigi Bersani. Di qui l'altolà del vertice Rai, temperato - però - dall'intervento del presidente della tv pubblica, Paolo Garimberti, che ha detto che "il pluralismo si tutela per addizione e non per sottrazione".
Una frase che sembra una polemica diretta rispetto al duo Masi-Marano.

L'intervento di Paolo Ruffini, direttore di RaiTre

La risposta di RaiTre a Masi arriva compatta: Fini e Bersani saranno ospiti da Fazio e Saviano a "Vieni via con me". Punto.
A dirlo, prima, è Loris Mazzetti, capostruttura di Rai Tre e responsabile del programma: "Questo non è un varietà, ma una trasmissione di approfondimento. Perciò i politici ci possono stare".
Poi arriva la dichiarazione di Paolo Ruffini, direttore della rete. "Nulla impedisce ai politici di partecipare al programma".
"Ho già risposto al direttore generale": dice Ruffini. "Sulla base della normativa vigente, nulla ostacola il fatto che il programma di Fabio Fazio e di Roberto Saviano ospiti il leader del Pd Pierluigi Bersani ed il leader di Fli e presidente della Camera Gianfranco Fini. I due leader politici sono stati invitati ad elencare in momenti diversi della trasmissione i valori della destra e della sinistra".
"La loro partecipazione - prosegue il direttore di RaiTre - non può che dare lustro al programma e all'azienda. Non esistono peraltro nè direttive aziendali nè direttive della commissione parlamentare di vigilanza, nè leggi che vietino la partecipazione di politici ad un programma culturale come 'Vieni via con me'".
"Confermo a nome della rete - conclude Ruffini nella nota - l'invito agli onorevoli Fini e Bersani ad essere ospiti di Vieni via con me".
Non solo. In serata anche il presidente della Camera prende una posizione forte contro Masi. Dal suo staff infatti hanno fatto sapere ufficialmente che Fini ci andrà comunque. Ma non si conclude qui il braccio di ferro. Perché poco dopo interviene nuovamente anche Marano per dire: "Allora invitate anche Berlusconi, Bossi e Casini".

Vieni via con me: ancora scontro con Masi

È ancora scontro tra "Vieni via con me", la trasmissione di Fazio e Saviano che lunedì scorso ha sbancato l'auditel di Rai Tre, e Mauro Masi, direttore generale della Rai.
A poche ore dall'annuncio degli ospiti della puntata di lunedì prossimo, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e il presidente della Camera Gianfranco Fini, Masi ha infatti detto "no" a quegli ospiti. "Niente politici in tv": battono le agenzie.
Ma non ci è voluto molto per avere una nuova reazione. È stato Loris Mazzetti, il capostruttura di Rai Tre a contrapporsi al direttore generale: "Questo non è un varietà, ma una trasmissione di approfondimento. Perciò i politici ci possono stare".

La nota del direttore generale: "Niente politici in tv"

A quanto si apprende da ambienti di viale Mazzini il vicedirettore generale Antonio Marano, dopo avere consultato il direttore generale Mauro Masi, ha inviato una nota di servizio al direttore di RaiTre Paolo Ruffini evidenziando che la presenza di politici nella trasmissione "Vieni via con me" non era prevista nella Scheda Prodotto Programma.
Sempre secondo quanto si apprende, Marano avrebbe sottolineato nella nota che questo tipo di partecipazioni risultano in contrasto sia con la direttiva del dg dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003, sia con quella del precedente dg Claudio Cappon del gennaio del 2009.
Marano ha inoltre ricordato che anche la presenza del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non ci sarebbe dovuta essere. Ma già da più parti so sono levate le proteste per il diktat di Masi e Marano. Insomma potrebbe essere iniziato un nuovo braccio di ferro in cui non si sa chi vincerà.

La replica di Mazzetti

"Porteremo il presidente Fini e il segretario Bersani lunedì in trasmissione, perchè il nostro è un programma di approfondimento culturale e non un varietà, esattamente come Che tempo che fa. Dunque non andiamo assolutamente contro i regolamenti aziendali nè contro quelli definiti dalla commissione di Vigilanza". Questa la posizione ufficiale di Loris Mazzetti, capostruttura di Raitre responsabile di Vieni via con me, dopo la stop alla partecipazione dei politici contenuto in una nota di servizio inviata dalla direzione generale al direttore di rete Paolo Ruffini, in cui si richiamano le direttive degli stessi vertici aziendali e della Vigilanza.

Il record della prima puntata

"Vieni via con me", il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, tanto contrastato dal direttore generale della Rai, Mauro Masi, non ha solo sbancato l'Auditel (quasi 8 milioni di telespettatori davanti alla tv, con punte superiori ai 9 milioni durante il monologo di Roberto Benigni), ma ha conquistato YouTube, il portale video di Google.
Sul web i video di Benigni regnano incontrastati tra i più popolari. Nella categoria "intrattenimento", "musica", "notizie e politica", tutti i clic sono per lui.
Per capirci, "Silvio non ti dimettere" (qui il video), il lungo monologo di circa 30 minuti, conta da solo 410.057 visualizzazioni. L'elenco delle proprietà di Berlusconi, cantate sulle note rap (qui il video) vanta 123.768 contatti. E "It's Wonderful", la canzone di Paolo Conte (qui il video) che dà il titolo al programma, arriva a 53.002 clic.

  -

.
 .
 .

.

giovedì 13 novembre 2008

NEOMELODICI E GOMORRA

- -
ELOGIO ALLA MUSICA NAPOLETANA , ED ALCUNI SPEZZONI DEL FILM GOMORRA TRATTO DAL LIBRO DI ROBERTO SAVIANO , BUONA VISIONE . . -

.
 .
 .

. .

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru