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venerdì 18 marzo 2011

Fausto e Iaio furono uccisi dai servizi segreti



Bat - Comunicato

Eh no. Cara Moratti.
Noi siamo ancora convinti di abitare a Milano e non a Gotham City. Esca dai fumetti e amministri la città seriamente!
Abbiamo letto negli ultimi giorni le cronache nei giornali cittadini di suo figlio, novello Bruce Wayne, che si è fatto costruire una principesca Bat-residenza nella zona nord-ovest della nostra città. Si parla di permessi poco trasparenti, si paventano addirittura frodi o interpretazioni ad personam di piani edilizi. Si vocifera, sempre si vocifera, di poligoni di tiro nello scantinato, di palestre fitness e di stanze per lussuosi party.
A questo punto una domanda: il vicesindaco Gordon-DeCorato che dice? Ordina lo sgombero di centri sociali e di circoli Arci, rade al suolo campi nomadi e fa allontanare clochard dal centro.
Cosa dice a noi occupanti, nostro malgrado da più di trent\’anni, che cerchiamo di dare rifugio proprio a chi, a causa della sua politica, non ha altra alternativa che la strada?
Questa Bat-giunta ora ha la possibilità di stare veramente dalla parte di Batman dando ospitalità a chi ne ha bisogno proprio in questa residenza abusiva.
Ma un dubbio sorge legittimo: non vorrà anche questa volta appoggiare la malavita della città e il Joker di turno?
8 marzo 2011
Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito




PRIMO MURALES


Fausto e Iaio furono uccisi dai servizi segreti: le rivelazioni di Danila Angeli

A 33 anni dall'omicidio di Fausto e Iaio, la madre del primo rivela: "Mio figlio è stato vittima di un commando di killer giunti da Roma a Milano, nel pieno del rapimento di Aldo Moro, in una città blindata da forze dell'ordine. Un omicidio su commissione di uomini dei servizi segreti.
Gli apparati dello Stato avevano affittato un appartamento al terzo piano del mio palazzo, in via Montenevoso 9". 
La rivelazione in un'intervista a Radio 24.



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Chi l'ha Visto?
Fausto e Iaio
Data messa in onda:02/02/2009

La sera del 18 marzo del 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, conosciuti come Fausto e Iaio, entrambi di 18 anni, muoiono ammazzati da 8 colpi di pistola in via Mancinelli a Milano. L'inchiesta, durata più di venti anni, si è conclusa nel 2000 con un'archiviazione. Indiziato principale Mario Corsi detto marione

Fausto Tinelli e Iaio Iannucci uccisi da un agguato fascista il 18 marzo 1978 perchè svolgevano un'indagine autonoma sui collegamenti tra estrema destra e spacciatori di eroina.

http://www.faustoeiaio.org/
http://www.rai.it/dl/clv/Misteri/ContentSet-bf367cde-a802-4483-bdba-972852d7c...

Gli esecutori materiali degli omicidi sono riconducibili al gruppo neofascista dei N.A.R. legati alla banda della Magliana e formato dai cognati Claudio Bracci e Massimo Carminati (gli uomini con l'impermeabile bianco e la pistola calibro 7,65, modificata calibro 9) e Mario Corsi(il terzo uomo con il giubbotto marrone), indiziati del duplice omicidio (cfr. rispettivamente per i primi due il mandato di comparizione emesso in data 15.10.1991 e per il terzo il mandato di comparizione emesso in data 5.12.1990).
Tra le molte cose, Carminati è stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell'inchiesta sulla strage di Bologna.
Nei loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti.
Mario Corsi dopo la sua "carriera" di assassino neofascista, rientrato in Italia e appoggiato alle società finanziarie di Roberto Fiore (estremista fascista e fondatore di Forza Nuova), è conosciuto oggi per le vicenda delle estorsioni ai funzionari della società calcistica Roma, inoltre era anche conduttore di una popolare trasmissione sportiva su una radio privata romana Centro Suono Sport dal nome "Te la do io Tokio"


MURALES ATTUALE


http://cipiri.blogspot.com/2010/03/fausto-e-iaio-una-fredda-sera-di-marzo.html






TARGA NELLA VIA

 http://cipiri.blogspot.com/2009/03/omicidio-di-fausto-e-iaio.html



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mercoledì 17 marzo 2010

Fausto e Iaio, una fredda sera di marzo



Fausto e Iaio

una fredda sera di marzo

L’ultima volta che sono passato in Via Mancinelli è stata un freddo sabato autunnale di qualche anno fa. Tornavo da una serata in un noto locale milanese e all’altezza di via Leoncavallo mi ricordai di voi due, e della vostra triste storia. Via Mancinelli non è esattamente una bella zona. E’ una strada buia e squallida, che da un alto è occupata quasi interamente dal deposito pullmann dell’atm, e dall’altra ostenta in parata alcuni tra i più anonimi caseggiati della città. E’ una via di periferia come tante, che di notte è deserta e poco raccomandabile. Un luogo perfetto per un duplice omicidio. Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto “Iaio”, avevano 18 anni e frequentavano il centro sociale “Leoncavallo”, sito nell’omonima via, nei locali di un’ ex-fabbrica occupata dal 1975. La sera del 18 marzo 1978 i due ragazzi si incontrano alla trattoria “Crota Piemonteisa” ed escono insieme camminando verso la casa di Fausto, per il consueto “risotto del sabato” preparato da mamma Danila. Sono giorni di grande tensione, perché le Brigate Rosse 48 ore prima hanno rapito Aldo Moro, e il paese vive un momento difficilissimo. All’altezza di Via Mancinelli un gruppetto di 3-4 persone vestite con impermeabili chiari attira la loro attenzione nel buio, chiamandoli per nome. I due ragazzi si dirigono verso di loro. All’improvviso, qualcuno del gruppo estrae una pistola, avvolta in un sacchetto di plastica per non disperdere i bossoli, e spara otto colpi precisissimi, che uccidono sul colpo Iaio e feriscono mortalmente Fausto, che morirà nel tragitto verso l’ospedale. Milano è sotto shock e pochi giorni dopo più di 50.000 persone commosse partecipano ai loro funerali. Le indagini seguono subito la pista di un regolamento di conti nel mondo della droga, ma i due ragazzi non hanno mai consumato stupefacenti in vita loro, e l’autopsia rivela che sono completamente puliti. Alla fine degli anni’70 l’eroina stava diventando sempre più popolare tra i giovani e Milano non faceva certo eccezione: in alcune zone, come quella del quartiere Casoretto, esistevano molti bar e locali notturni conosciuti come luoghi di spaccio, spesso gestiti da militanti di estrema destra. Fausto e Iaio da alcuni mesi avevano iniziato una personale indagine negli ambienti della malavita milanese per scoprire gli intrecci tra i trafficanti di eroina e i neofascisti: un’indagine precisa e dettagliata, con nomi e cognomi, indirizzi e piccoli grandi segreti del sottobosco malavitoso. Dopo la loro morte l’ inchiesta è portata avanti dal giornalista Mauro Brutto, che si appassiona alla vicenda dei due giovani e raccoglie indizi e preziose testimonianze. Una sera, mentre passeggia sotto casa, un’auto si avvicina ed esplode 3 colpi di pistola, senza colpirlo. E’ un avvertimento in piena regola, che però Mauro si rifuta di seguire. Un mese dopo, in uno strano incidente dalla dinamica mai del tutto chiarita, una Simca 1110 bianca lo investe a tutta velocità, uccidendolo sul colpo. La borsa contenente i documenti della sua indagine sul duplice omicidio viene rubata dalla scena dell’incidente e non verrà mai più ritrovata. Nel corso degli anni gli inquirenti hanno formulato diverse ipotesi sugli esecutori e i mandanti dell’agguato di Via Mancinelli e della morte di Brutto, ma nessuno ha scoperto la verità. Fausto e Iaio sono stati uccisi perché sapevano troppo del mercato dell’eroina e dei suoi rapporti con la destra eversiva milanese? Oppure, come sembra più probabile, sono stati assassinati da un commando fascista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari, tra i camerati del gruppo di Anselmi c’è Massimo Carminati, che svolge lavori sporchi per conto della banda della Magliana e ha rapporti con i servizi deviati. E’ stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell’inchiesta sulla strage di Bologna, insieme a lui i camerati Claudio Bracci, Guido Zappavigna e Mario Corsi. Nei loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti.) arrivato apposta da Roma? E se questa ipotesi fosse vera, perché? Per sconvolgere l’ordine sociale e provocare una reazione violenta delle forze di sinistra? C’è poi un particolare inquietante in questa triste storia di morte e sogni spezzati troppo presto: Fausto Tinelli abitava con la madre Danila in via Montenovoso 9 a pochi metri di distanza dal civico 8, dall’alto lato della strada. Nell’ottobre 1978, sette mesi dopo la morte dei due giovani, in quello stabile decoroso e tranquillo verrà scoperto un covo delle Brigate Rosse, in cui gli inquirenti troveranno numerose lettere di Aldo Moro e i verbali dei suoi interrogatori. Strane coincidenze, che però non basteranno per scoprire i colpevoli. Il caso è stato chiuso nel 2000 dal pm Clementina Forleo che, pur in presenza di importanti elementi a carico di alcuni esponenti dell’estrema destra romana, non ha potuto far altro che archiviare il duplice omicido. Danila Tinelli ha cambiato casa ma non ha mai smesso di cercare giustizia per il suo Fausto, che ricorda sempre come“un ragazzo d’oro come pochi, timido e gentile con tutti…un figlio dolcissimo, che amava i libri e aveva tanti sogni nella testa”. In tutti questi anni Fausto e Iaio non sono mai stati dimenticati dal centro sociale “Leoncavallo”, che nel 1994 ha dedicato loro la nuova sede di via Watteau. Per una parte di Milano la loro morte è una ferita ancora aperta destinata a non rimarginarsi mai. In via Mancinelli c’è oggi un grande murales, che li ritrae insieme sorridenti e nel fiore degli anni, prima di finire ammazzati come bestie in un buia strada di periferia.

.----DA--------------> http://bellaciao.org/it/spip.php?article26186


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lunedì 9 marzo 2009

Omicidio di Fausto e Iaio




nuovo murales
                              18 marzo 1978: L'omicidio


.vecchio murales
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Dopo un pomeriggio con gli amici Fausto al Parco Lambro, Iaio al parco prima e poi in centro con la sua ragazza. Verso le 19.30 i due ragazzi si incontrano alla Crota Piemunteisa di via Leoncavallo, uno dei luoghi di ritrovo abituale dei giovani del centro sociale. Nella sala biliardo lo diranno poi vari testimoni, ci sono quella sera tre giovani che nessuno aveva mai visto prima. Fausto e Iaio si avviano per andare a cenare a casa Tinelli, come ogni sabato sera. Sarebbero ritornati al centro alle 21 per assistere al concerto di blues. Fra le 19.30 e le 19.45 si incamminano e all'altezza di via Mancinelli, 19.55 circa, di Fronte al cancello di ferro della Anderson School, sono ferme alcune persone. I due ragazzi raggiungono il gruppo in attesa nella penombra di via Mancinelli 41. C'è uno scambio di battute tra Fausto, Iaio e gli altri in attesa, poi i tre aprono il fuoco: 8 colpi calibro 32 e scappano, due di essi hanno in mano dei sacchetti, probabilmente di plastica, e indossano impermeabili chiari. Il terzo porta un giubbotto marroncino. Tutti e tre si allontanano lungo via Mancinelli. laio è già morto. Fausto agonizzerà fino all'arrivo dell'auto ambulanza e morirà durante il trasporto all'ospedale.

I due ragazzi stavano conducendo approfondite indagini (con interviste sul campo, registrate meticolosamente su nastri, poi trafugati misteriosamente dopo la loro morte) sul traffico di eroina e cocaina nel quartiere di Lambrate Città Studi, traffico gestito da potenti ambienti della malavita organizzata e dell'estrema destra milanese.

La controinformazione condotta da alcuni giornalisti indipendenti e militanti del Centro Sociale Leoncavallo porta ad individuare nel bar Pirata (centro di ritrovo dei neofascisti della zona) il luogo di ritrovo degli autori materiali dell'omicidio, ma le indagini ufficiali, condotte dal Sostituto Procuratore Armando Spataro e passato ad altri 4 sostituti procuratori, non hanno mai individuato né i mandanti né gli esecutori di questo delitto. Per mesi Mauro Brutto raccoglie elementi sul delitto di Via Mancinelli. In novembre qualcuno gli spara tre colpi di pistola senza colpirlo. Pochi giorni dopo il giornalista mostra una parte del suo lavoro ad un colonnello dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo cena, Brutto ha appuntamento con una sua fonte. Lo vedono entrare in un bar di via Murat, comprare due pacchi di Gauloise, uscire, attraversare la strada. A metà della carreggiata si ferma per far passare una 127 rossa. In senso inverso arriva una Simca 1100 bianca, lo investe e scappa.

"La Simca sembrava puntare sul pedone", dirà nel corso della rapida inchiesta l'uomo a bordo dell'altra auto, la 127. Sparisce il borsello di Brutto, pieno di carte, forse trascinato dalle auto in corsa. Lo ritrovano qualche ora dopo in una via vicina, vuoto.

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