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domenica 9 marzo 2014

Sbarcati a Kiev 300 Mercenari Usa


Erik Prince, fondatore della Blackwater, che dal 2011 ha cambiato nome in Academi.

Sbarcati a Kiev 300 mercenari Usa

Atterrati in piena notte per non essere visti. Lavorano per Academi, la più importante società di contractor al mondo, sotto contratto con Pentagono e Cia
C'è chi li chiama mercenari, e chi, invece, usa la parola inglese contractor. Comunque li si veda sono militari che vengono pagati per combattere, spiare, proteggere, addestrare e, talvolta, compiere missioni segrete o talmente disgustose che è meglio farle fare a qualcuno su cui scaricare la colpa nel caso andasse storto qualcosa. Secondo quanto riportato dalla rivista "IntelligenceOnline", all'inizio di marzo sarebbero atterrati in piena notte all'aeroporto internazionale Boryspil di Kiev tre aerei che trasportavano circa trecento dipendenti della Greystone Limited. Si tratta del ramo operativo della più importante società di contractor del mondo, la Blackwater, che dal 2011 ha preso il nome di Academi.

La notizia è stata confermata dall'ex agente della National Security Agency Wayne Madsen.

Che in Ucraina si fosse sull'orlo di una guerra civile si sa. Che sia terreno di scontro tra Russia e Stati Uniti, pure. Che i rivoltosi di piazza Maidan (oggi al potere) siano stati aiutati da Washington è ormai provato. Ma l'arrivo a Kiev di un battaglione di addestratissimi mercenari statunitensi fa fare un salto di qualità alla crisi. Secondo fonti russe (e quindi da prendere con le molle) alcuni mercenari dell'Academi sarebbero addirittura sbarcati nella capitale ucraina da un mese. Si tratterebbe dei cecchini che avrebbero aperto il fuoco sia sulle forze dell'ordine, sia sui manifestanti, massacrando cinquantacinque persone. (Popoff ne ha parlato in un altro articolo dal titolo "Dimostranti Maidan massacrati dai loro compagni")

Uomini armati col volto coperto proteggono un pope ortodosso in piazza Maidan a Kiev. Tra le fila dei dimostranti c'erano molti miliziani impossibili da identificare.

L'Academi è una società con base a McLean, in Virginia, e miliardi di dollari di fatturato. Lavora per multinazionali e governi. In questo momento è sotto contratto del Pentagono e della Cia (complessivamente, due miliardi e trecento milioni di dollari l'anno).

Quando si chiamava ancora Blackwater, la società di mercenari è stata responsabile delle peggiori efferatezze in Iraq e in Afghanistan, tra cui il massacro di Falluja, i rapimenti illegali e la tortura. In questo momento, l'Academi rappresenta la presenza militare straniera più numerosa in entrambi i Paesi, e prosegue il suo lavoro "sporco", come ha più volte denunciato Amnesty International.

La Blackwater venne fondata nel 1997 da Erik Prince. Nel 2009 cambiò nome in Xe Services, per divenire Academi nel 2011. Dal 2004 gode delle credenziali diplomatiche in Iraq, grazie alla volontà dell'Amministrazione Bush. Questo vuol dire che la società è in grado di fornire ai propri dipendenti lo status diplomatico, che permette loro di poter attraversare le frontiere senza che gli venga controllato il bagaglio. Un enorme vantaggio per una società di mercenari.

I dipendenti sono oltre centomila, di cui due terzi sono militari ancora in servizio. Il Pentagono concede loro una sorta di aspettativa, in modo da poter agire per conto della Casa Bianca senza figurare come dipendenti dell'Amministrazione Usa. La base di addestramento di trova in Nord Carolina. Anche questa è protetta dal governo, e quindi non perquisibile da un magistrato più curioso del dovuto.

Nel consiglio di amministrazione siedono oggi l'ex ministro della Giustizia del governo Bush John Ashcroft, l'ex vice presidente dello Staff di Bush Jack Quinn e l'ex direttore della Nsa (l'agenzia di intelligence responsabile del DataGate) Bobby Ray Inman.

di Franco Fracassi


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giovedì 20 febbraio 2014

Kiev in un Bagno di Sangue



Kiev, in un bagno di sangue. Più di 30 morti e 50 poliziotti sequestrati

Cadaveri sparsi e spari da questa mattina.
 Alcuni atleti hanno abbandonato le Olimpiadi di Sochi per rimpatriare


KIEV - Mentre il palazzo che ospita la sede del governo ucraino è stato evacuato per motivi di sicurezza e agli impiegati dell'amministrazione presidenziale è stato ordinato di tornare nelle proprie abitazioni, sono ripresi i combattimenti tra polizia e manifestanti antigovernativi nel centro di Kiev. La tregua annunciata ieri sera dal presidente ucraino Viktor Ianukovich sembra essere già terminata.

Atleti ucraini lasciano Sochi - Questo mentre dalla Russia giunge la notizia che alcuni atleti ucraini hanno deciso di lasciare i Giochi invernali di Sochi per le violenze e i morti negli scontri a Kiev. La situazione infatti è drammatica.

La conta dei morti - Non è chiaro quante persone siano morte negli scontri di stamattina tra polizia e insorti a Kiev, ma potrebbero essere decine. Secondo il "Kyiv Post" le vittime tra i manifestanti sono almeno 35. Interfax parla invece di 13 cadaveri vicino a una fermata del bus. Il ministero dell'interno riferisce di un poliziotto morto per un colpo d'arma da fuoco

Anche Gazeta.ru parla di 35 persone morte, ma non è chiaro se in questa cifra sia incluso o meno l'agente ucciso. Il "Kyiv Post" riferisce di 10 cadaveri nella hall dell'Hotel Ukraina, tre in viale Khreshatik e 15 nell'hotel Kozatski, dove sembra che saranno presto portati i corpi senza vita di altri sette insorti. Il ministero della sanità, citato da Radio Kommersant, riferisce da parte sua che sono circa 500 le persone rimaste ferite negli scontri di oggi e circa 300 quelle ricoverate in ospedale.

Catturati 50 poliziotti - Allo stesso tempo gli insorti ucraini sono riusciti a catturare una cinquantina di poliziotti e li hanno portati in un edificio occupato vicino al municipio di Kiev facendoli passare attraverso un corridoio umano di dimostranti antigovernativi. Questa mattina, inoltre, un cecchino degli insorti antigovernativi ha sparato sulla polizia dall'edificio del conservatorio di Kiev ferendo più di 20 agenti. Il conservatorio si affaccia su Maidan, la piazza centrale di Kiev cuore della protesta antigovernativa.

L'incontro tra il presidente ucraino e i ministri fancese, tedesco e polacco - Mentre ciò accade il presidente ucraino Viktor Ianukovich è impegnato in un incontro con i ministri degli esteri francese, tedesco e polacco. Lo ha detto Anna Gherman, una consigliera del capo di Stato ucraino, citata dall'agenzia Interfax. Pochi minuti fa altri media internazionali avevano diffuso la notizia dell'annullamento dell'incontro. Nell'incontro dovrebbero essere valutate le possibili sanzioni.

Obama condanna le violenze - Anche gli Usa stanno pensando a delle sanzioni e, mentre il presidente Barack Obama ha condannato le violenze, il dipartimento di Stato ha fatto sapere che blocchi ai visti sono già stati imposti ad alcuni membri del governo di Kiev. Le restrizioni negano l’accesso agli Usa a circa 20 persone ucraine, considerate responsabili delle azioni violente di martedì notte a Kiev. Significa che se queste chiederanno il visto, sarà loro negato.

Un alto ufficiale del dipartimento di Stato Usa, che si occupa delle proteste in Ucraina, ha dichiarato che rappresentano "l’intera catena di comando che riteniamo responsabile di aver ordinato alle forze di sicurezza di muoversi contro il Maidan ieri". L’ufficiale non era autorizzato a essere identificato e ha parlato ai giornalisti a condizione di anonimato.

La Russia avverte - Non collaboreremo con un governo "zerbino" ma con autorità "legittime", "efficaci" e in grado di difendere "gli interessi dello stato". È l'avvertimento del premier russo Dmitri Medvedev. "Bisogna che i nostri partner abbiano autorità, che il potere in Ucraina sia legittimo ed efficace - ha detto - e che non venga calpestato come uno zerbino".

Visti revocati e beni congelati - Le sanzioni previste contro le violenze in Ucraina riguardano "la revoca dei visti e la sorveglianza, nonché il congelamento dei beni di un certo numero di responsabili" di Kiev: lo scrive su Twitter il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, che oggi volerà a Bruxelles per il consiglio dei ministri degli esteri dell'Ue.

Da parte sua il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, prima di partire stamani per l'Ucraina, ha affermato che "a Kiev vogliamo parlare con il presidente Viktor Ianukovich e con i rappresentanti dell'opposizione, per spingere entrambe le parti a una pausa di riflessione e a fermare le violenze".

"Vogliamo aiutare a ritrovare la via della trattativa verso una soluzione politica del conflitto. Che può solo essere raggiunta dai partiti in causa a Kiev", ha aggiunto. Il viaggio dei tre ministri degli esteri in Ucraina, in stretto contatto con l'incaricata della diplomazia dell'UE Catherine Ashton, per Steinmeier è un "segnale forte di una posizione comune dell'Europa" sulla crisi ucraina.

Ats Ans Afp Red



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martedì 9 febbraio 2010

A KIEV : L'ARANCIONE NON E' PIU' DI MODA

A Kiev l'arancione non è più di moda

Nicola Melloni Università di Oxford


Le elezioni di domenica 7 febbraio confermano i limiti di una «rivoluzione» democratica piena di ombre.

Cinque anni fa, mentre il mondo del giornalismo e della politica inneggiava alla nuova rivoluzione democratica nell’Est post-Sovietico, quella dell’Ucraina arancione, Carta sollevava più di un dubbio. Chi c’era veramente dietro quella rivolta? Certo, forze popolari che chiedevano più trasparenza e, soprattutto, una vita migliore. Ma non solo. C’erano soprattutto interessi economici, oligarchi e pure lo zampino di qualche apparato di sicurezza occidentale interessato ad aver un governo amico al confine con la Russia. L’avevamo detto, la cosiddetta rivoluzione arancione porterà solo grande delusione al popolo ucraino. Molte erano le aspettative, nessuna è stata rispettata. La cronaca degli scorsi anni è stata prevedibile: scandali, corruzione, il fronte arancione diviso tra «l’idealista» Viktor Yuschenko e la molto più pragmatica [e immensamente ricca] Yulia Tymoshenko che, descritta inizialmente come la «pasionaria» del movimento si era attestata velocemente su una linea molto più pragmatica, perché in fondo, si sa, pecunia non olet. Continue crisi di governo ed elezioni anticipate avevano gettato i supporters arancioni nello sconforto.
Di conseguenza i risultati del primo turno delle presidenziali, il mese scorso, non erano stati una sorpresa per nessuno degli osservatori che nel 2005 esaltavano il filo-occidentale e democratico Yushenko. Il presidente uscente, scampato ad un tentativo di avvelenamento e acerrimo rivale di Putin, aveva ottenuto un misero 5 per cento. L’Ucraina ed il popolo arancione gli avevano voltato le spalle, stanchi delle tante parole mai seguite dai fatti di questi ultimi anni. Tymoshenko era riuscita ad arrivare al ballottaggio, seguendo a distanza l’immarcescibile Viktor Yanukovich, lo sconfitto ed umiliato cinque anni fa che si ripresentava con parole diverse ma con sostanzialmente la stessa linea: rapporti cordiali con la Russia, rappresentanza degli interessi delle regioni [e degli oligarchi] dell’Est del paese. Il secondo turno di domenica 7 febbraio ha confermato il primo turno. Yanukovich vince, ma non stravince. Nelle ultime settimane Tymoshenko ha provato di nuovo ad indossare l’abito arancione, con qualche successo. Il gap che era previsto rimanere di oltre 10 punti, come già al primo turno, si è assottigliato notevolmente. I risultati quasi ufficiali parlano di due o tre punti percentuali di distacco. Questo permetterà a Tymoshenko di gridare al complotto e a non riconoscere il risultato delle urne. Con quali possibilità di ripetere gli eventi del 2005? Difficile stabilirlo, ma il disincanto della popolazione ucraina sembra indicare che una riedizione della «rivoluzione democratica» sia improbabile.
Gli osservatori internazionali che un grande ruolo avevano giocato nelle scorse elezioni presidenziali denunciando i brogli pro-Yanukovich si sono al momento tenuti silenziosi. La Bbc parla di elezioni sostanzialmente corrette, il che sarebbe poi forse il miglior lascito della stagione arancione. D’altronde che sia l’opposizione a falsificare i risultati pare davvero improbabile. E lo stesso presidente Yuschenko non ha al momento parlato di brogli e sembra davvero difficile che possa sostenere Yulia Tymoshenko da lui considerata come una vera e propria traditrice del movimento democratico.
In America, Obama sembra assolutamente disinteressato alle sorti dell’Europa, avendo ben altri problemi cui pensare. Mentre una parte consistente della «vecchia» Europa sembra larvatamente tifare per Yanukovich o quantomeno è indifferente alle sorti dell’Ucraina. L’entrata nella Unione europea non è mai stata neanche presa in considerazione e la rivoluzione arancione ha creato solo una lunga serie di grattacapi a Roma e Berlino, a causa delle continue liti tra Russia e Ucraina e le conseguenti interruzioni nelle forniture di gas naturale. Anche Tymoshenko sembra aver preso coscienza della situazione e gli appelli anti-russi delle ultime ore prima del voto sono sembrati solo una ultima, disperata arma, per di più abbastanza spuntata. Quel che invece è sicuro è che, chiunque infine prevalga, per gli ucraini le cose cambieranno poco. Economia in recessione, oligarchi sempre più ricchi e il rimpianto di un’illusione comunque destinata a rimanere tale.

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