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martedì 30 gennaio 2018

Nazisti, Maestri di Fake News


L'invasione della Polonia fu giustificata all'opinione pubblica con una fake news: il 31 agosto 1939, uomini delle SS vestiti con l'uniforme dei soldati polacchi "attaccarono" una stazione radio tedesca a Gliwice (foto). La notizia venne ripresa da tutti gli organi di informazione. Il giorno seguente, Hitler, in risposta a questo, annunciò la sua decisione di invadere la Polonia.

Ripetere una bugia cento, mille, 
un milione di volte e diventerà una verità. 
Chi ha pronunciato secondo voi questa frase? Si adatta perfettamente a coloro che diffondo false notizie nel web, vero?

Certo, peccato che a pronunciarla sia stato il tristemente famoso, per roghi di libri e propaganda razzista, Joseph Goebbels. Esattamene lui il Ministro per la propaganda del Fuhrer. Del resto come potrebbe un regime dittatoriale convincere i propri sudditi di avere ragione, che è giusto quello che propone e chiede loro, se non mentendo?
Ma Goebbels fece di più: la prima fake news la pronunciò su se stesso. Egli nacque con una deformità congenita, il piede equino, e poi si ammalò, fino a divenire zoppo.
Come mai avrebbe potuto sostenere la superiorità della razza, la morte di coloro che erano malati, l’esclusione dalla società di invalidi senza danneggiare se stesso? Semplicemente mentendo: fece in modo che si pensasse che la sua zoppia derivasse da una ferita di guerra, millantando di aver servito lo stato nel primo conflitto mondiale.
La macchina della propaganda del Reich si nutriva di bufale e notizie false.
 La più incredibile portò all'invasione della Polonia.

Questa tecnica fu usata dal Famoso politico Italiano


Le cosiddette fake news non sono nate con Facebook:
 uno dei più grandi maestri di propaganda - dispensatore di false notizie - è stato Adolf Hitler. Per tutto il periodo in cui è stato al potere ha messo in circolazione bufale a non finire, sfruttando ogni canale di comunicazione allora disponibile, partendo dai giornali, 
passando per radio, cinema e cartoni animati.

BUFALE (COSTOSE). 
A gestire il giro di false notizie era il ministero della propaganda, presieduto dal suo braccio destro, Joseph Goebbels. Il tutto non era a costo zero: il Reich spendeva tra un quarto di miliardo e mezzo miliardo di dollari all'anno per finanziarlo
 (mentre gli Americani investivano 26 milioni all'anno).

Il risultato fu una macchina del consenso impeccabile che partoriva notizie false a ripetizione

Come i famigerati articoli che alimentarono la campagna contro “la scienza ebraica, massonica e bolscevica” o quelli contro le “orde asiatiche” (i comunisti) e contro gli Ebrei.

La fake news più celebre sul loro conto raccontava che rapivano i neonati prima della celebrazione della Pasqua ebraica perché avevano bisogno del sangue di un bambino cristiano da mescolare con il loro matzah (il pane non lievitato). 

LA FAKE NEWS DELLA POLONIA. 
Anche la guerra è cominciata con una bufala costruita a tavolino. Prima di attaccare la Polonia (1939) il regime lanciò una campagna mediatica per preparare l'opinione pubblica alla guerra, gonfiando le notizie di "atrocità polacche" che secondo gli organi di regime sarebbero culminate con l'attacco alla stazione radio tedesca a Gliwice.


La notizia venne ripresa da tutti i mezzi di informazione, peccato che fosse falsa: l'attacco era stato fatto da SS tedesche che indossavano le divise polacche. Nessuno se ne accorse e il giorno seguente Hitler annunciò la sua decisione di invadere la Polonia.


GUERRA VIA RADIO. 
Tutte queste (false) notizie oltre che sui giornali, circolavano sulle radio: nella città tedesca di Zeesen c'erano otto trasmettitori radio in grado di raggiungere il mondo intero con canali  personalizzati per ogni paese.

Le trasmissioni naziste godevano di un discreto consenso, anche fuori dalla madrepatria: il loro modo di raccontare la guerra, irriverente e sarcastico, era ritenuto poco istituzionale e spesso piacevole. Un sondaggio all'epoca rilevava che il 58% degli ascoltatori in Inghilterra ne rimaneva attratto "perché trovava la sua versione delle notizie così fantasiosa da essere divertente". 

SIGNAL. Una delle riviste che pilotava di più l'opinione pubblica (oltre ovviamente ai cinegiornali, i notiziari di regime) era Signal, pensata sulla falsariga del settimanale americano LIFE. Anche Signal era a colori e fu distribuita dal 1940 al 1945 in 23 paesi tra quelli neutrali alleati e quelli occupati (era tradotta in oltre 20 lingue). Per realizzarla e promuoverla il regime aveva stanziato un budget equivalente a 2 milioni di dollari (aveva una tiratura di 2,5 milioni di copie).

La redazione era composta da militanti dell'esercito tedesco specializzati in giornalismo, cinema e fotografia incarcati di perlustrare il fronte, recuperando immagini brillanti da mettere in circolazione con stile e brio hollywoodiano. 
L'editore rispondeva direttamente all'Alto Comando della Wehrmacht. 

MACCHINA DEL CONSENSO. La gente lo comprava e la leggeva con piacere. A conferma che la macchina della propaganda era in grado di far credere alla gente qualsiasi cosa il regime volesse. 

Come dirà il Presidente del Reichstag, Hermann Goering al Tribunale di Norimberga al momento del processo che lo incriminò: "Le persone possono sempre essere portate agli ordini dei leader. Tutto quello che devi fare è dire loro che sono stati attaccati, denunciando i pacifisti per la mancanza di patriottismo e perché espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i Paesi".

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mercoledì 17 febbraio 2016

Stragi Nazifasciste consultabile online


Stragi Nazifasciste consultabile online

 ON LINE I 900 FASCICOLI (FINORA TOP SECRET) CON I DETTAGLI 
DEI CRIMINI DI GUERRA 

COMMESSI DA ITALIANI E TEDESCHI DURANTE L’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA - RITROVATI NEL ’94, SONO STATI TENUTI IN SEGRETO 
PER EVITARE PROBLEMI CON LA GERMANIA

Da oggi sono consultabili sul sito della Camera 695 fascicoli d'inchiesta e un registro contenente 2274 notizie di reato sui crimini di guerra, fra cui i più trucemente noti: eccidio di Sant' Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, Marzabotto…


Tredicimila pagine e oltre 900 fascicoli, che raccontano la storia di 15mila persone, coinvolte nei crimini di guerra commessi in Italia durante l' occupazione nazifascista. È il cosiddetto «armadio della vergogna», rimasto chiuso per decenni, ritrovato solo nel 1994, ma da oggi consultabile on-line sull' archivio della Camera. Sul mistero dell' occultamento dei fascicoli, che riguardano anche le principali stragi nazifasciste in Italia ha lavorato una commissione d' inchiesta parlamentare tra il 2003 e il 2006. 

Ora si può accedere al sito: http://archivio.camera.it/

Da sempre tutti gli Stati come le famiglie - occultano documenti su vicende scabrose, o peggio. Basti 
ricordare che il Regno appena nato, nel 1861, distrusse buona parte dei documenti sulla «lotta al 
brigantaggio»: una vera guerra civile che comportò violenze che oggi ci fanno rabbrividire.
 Soltanto più di un secolo dopo, nel 1963, uno studioso Franco Molfese - rintracciò parte dei documenti superstiti, dando avvio a una faticosa ricostruzione dei fatti non ancora conclusa e che non sarà mai completa.

La vicenda di cui si parla in questi giorni è simile, e anche in questo caso si deve in buona parte a un 
libro, pubblicato nel 2004 dal giornalista dell' Espresso Franco Giustolisi e intitolato appunto L' armadio della vergogna (Nutrimenti). Giustolisi è morto l' anno scorso senza poter assistere alla propria vittoria, all' apertura pubblica dell'«armadio della vergogna».

Al contrario di quello degli scheletri, questo era un vero e proprio armadio, scoperto nel 1994 a Roma, in uno sgabuzzino di palazzo Cesi-Gaddi (dove hanno sede vari organi giudiziari militari), in via degli Acquasparta. Dentro c' erano 695 fascicoli d' inchiesta e un registro contenente 2274 notizie di reato su crimini di guerra, 13.000 pagine, fra cui i più trucemente noti: eccidio di Sant' Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, Marzabotto, Cefalonia, la risiera di San Sabba.

E poi: documenti sugli italiani deportati in Bassa Sassonia, sull' eccidio di duemila italiani vicino a Borek. E le carte segrete del Sismi, compreso l' appunto sulla fuga di Kappler e il ruolo che vi ebbe l' 
organizzazione Odessa. C' è una lista di giudici nazisti che fecero carriera anche dopo la guerra. E 
documenti che ci riguardano come carnefici: per esempio quelli sul generale Mario Roatta nei territori occupati.

Si tratta di documentazione di prima mano, ovvero delle istruttorie realizzate decenni prima dalla 
Procura generale del Tribunale supremo militare, che ne aveva ricevuto incarico dal Consiglio dei 
Ministri. Basti dire che c' è anche un promemoria del comando dei servizi segreti britannici, intitolato Atrocities in Italy, con il timbro secret.

Il 13 gennaio del 1960, con un atto «illegittimo e illegale», il procuratore generale militare Enrico 
Santacroce mise su molti di quei fascicoli il timbro: «Archiviazione provvisoria». Nel 1999 il Consiglio della magistratura militare, e nel 2001 la II Commissione Giustizia della Camera dei deputati, spiegarono l' occultamento dei documenti con presumibili - pressioni politiche per impedire qualsiasi azione giudiziaria contro i responsabili tedeschi. Motivo?

«Opportunità politica, in un certo senso una superiore ragione di Stato». Nel 2003, per iniziativa del 
deputato Carlo Carli (Pd), venne istituita una Commissione d' inchiesta furono interrogati anche Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro che nel 2006 anni dopo formulò tre ipotesi.
 1) In un periodo di guerra fredda, si volevano mantenere buoni rapporti con la Germania Ovest. Ma, aggiungo, oltre la guerra fredda, i motivi potevano riguardare i buoni rapporti economici.
2) Anche dei militari italiani erano accusati di violenze in Albania, Etiopia, Jugoslavia, Grecia, e portando a fondo l' accusa contro i tedeschi, si sarebbe riaperta anche quella contro gli italiani. 
3) Fascisti e nazisti riciclati all' interno dei servizi segreti dei due Paesi sarebbero riusciti a insabbiare i documenti e quindi i processi.

Oggi la presidente della Camera Laura Boldrini dichiara: «Un Paese veramente democratico non deve aver paura del proprio passato». Giusto, però solo pochi nostalgici hanno paura di svelare gli orrori della Seconda guerra mondiale. Mentre tutti dobbiamo avere paura ancora di come politica e magistratura possano nascondere verità scomode. Anche quelle recenti e recentissime.

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venerdì 11 maggio 2012

Il 10 - 05 - 1933, a Berlino, i nazisti bruciarono migliaia di libri

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 Il 10 - 05 - 1933, a Berlino, i nazisti bruciarono migliaia di libri.


Il 10 maggio del 1933, a Berlino, nella piazza del Teatro dell'Opera, i nazisti organizzarono un gigantesco rogo nel quale bruciarono migliaia di libri. Nella stessa serata roghi simili si svolsero in altre città tedesche, raccontati da Radio Germania. Il rogo di Berlino fu organizzato con estrema attenzione poiché doveva essere un esempio per il Reich. L'evento assunse i caratteri di una cerimonia ufficiale, quasi religiosa. Furono curati gli aspetti scenici, le musiche, i canti, l'illuminazione. I libri erano accompagnati da una marcia alla quale presero parte i professori in toga, gli studenti, soldati delle SA e delle SS. I libri furono trasportati da camion e quindi cosparsi di benzina e arsi con l'aiuto di tecnici e pompieri.
Con questo gesto Goebbels, da poco nominato ministro della propaganda, lanciò la sua campagna contro i libri "non tedeschi" e contro la cosiddetta "arte degenerata". Si trattava di una iniziativa senza precedenti, che rivelava, se mai ve ne fosse stato ancora bisogno, il grado di imbarbarimento della vita politica e culturale tedesca dopo l'avvento del regime nazista. L'intento dichiarato di Goebbels era quello di cancellare qualunque testimonianza degli intellettuali che nel XIX e del XX secolo avevano dato sviluppo alla moderna cultura europea.
Nei roghi finirono migliaia di opere letterarie e artistiche di autori che secondo la rozza e incolta ideologia del nuovo regime avevano "corrotto" e "giudaizzato" una presunta "cultura tedesca" pura: opere di autori lontani nel tempo, come Heinrich Heine (1797-1856) e Karl Marx (1818-1883), ma soprattutto dei grandi intellettuali del periodo weimariano: gli scrittori Thomas Mann, Heinrich Mann, Bertolt Brecht, Alfred Döblin, Joseph Roth. I filosofi Ernst Cassirer, Georg Simmel, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Max Horkheimer, Ernst Bloch, Ludwig Wittgenstein, Max Scheler, Hannah Arendt, Edith Stein, Edmund Husserl, Max Weber, Erich Fromm, Martin Buber, Karl Löwith. L'architetto Walter Gropius. I pittori Paul Klee, Wassili Kandinsky e Piet Mondrian. Gli scienziati Albert Einstein e Sigmund Freud. I musicisti Arnold Schönberg e Alban Berg. I registi cinematografici Georg Pabst, Fritz Lang e Franz Murnau. E centinaia di altri artisti e pensatori che avevano gettato le basi intellettuali dell'intera cultura del Novecento.
Nel 1817, in occasione di un precedente rogo acceso da studenti tedeschi, lo scrittore Heinrich Heine disse: «Là dove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini».
Fu profetico, in quanto il rogo del 10 maggio 1933 fu solo l’inizio della immane tragedia umana creata dal nazismo. Si cominciò bruciando i libri e si finì bruciando donne ed uomini nei campi di sterminio.


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martedì 27 gennaio 2009

Il Giorno della Memoria in Italia


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Il 27 gennaio 1945, verso mezzogiorno, la prima pattuglia alleata giunse in vista del lager di Auschwitz. Il mondo seppe di una verità che ancora ferisce e grida l'orrore dell’Olocausto. Con una legge pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 la Repubblica italiana, come altri stati europei, riconosce il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte e affinché simili eventi non possano mai più ripetersi.

Dal 27 gennaio 2001, in commemorazione della liberazione dalla prigionia, tutta l'Italia si riunisce intorno alla Memoria dell'Olocausto. Incontri, seminari e eventi mediatici si svolgeranno per tutta la giornata. Il Convegno internazionale su "L'antisemitismo e i moderni crimini contro l'umanità", in programma domani e lunedì 28 a Palazzo Barberini, rappresenta il culmine delle manifestazioni, svoltesi anche in settimana, per il Giorno della Memoria.

Un incontro organizzato dal ministero dei beni culturali e dalla presidenza del consiglio che sarà aperto domani sera, a cui parteciperanno Romano Prodi, Francesco Rutelli e dal presidente dell'Unione delle comunità ebraiche (Ucei) Renzo Gattegna.

L'intera settimana - accompagnata da una forte programmazione tv e radio, sia pubblica sia privata - è stata comunque caratterizzata da una serie di manifestazioni e di cerimonie, quasi tutte all'insegna di un doppio anniversario che si è intersecato con il Giorno della memoria: il 60/mo della Costituzione e il 70/mo delle Leggi Razziali del novembre del 1938.

E proprio questi due temi sono stati, tra l'altro, al centro del discorso del presidente Napolitano al Quirinale - nella manifestazione in onore dei 'Giusti tra le Nazioni' - il 24 gennaio scorso quando ha affermato:"Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell'antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma". Così come la cerimonia nella Risiera di San Sabba a Trieste, nell'unico campo di sterminio in territorio italiano, dove il ministro della pubblica istruzione Fioroni ha sottolineato "la vergogna" e "le scuse" per le Leggi Razziali.

Per domani sono moltissime le manifestazioni programmate in tutta Italia. Anche il Carnevale di Acireale dedicherà attenzione alla Memoria, e la trasmissione di Rai Uno "Domenica In" tutta la puntata. Ecco ilcalendario delle principali città.

- ROMA: Casa della memoria: proiezione del film 'La strada di Levi'; presentazione del film documentario 'La deportazione e l'internamento dei militari italiani nei Lager nazistì; 'Pedalando nella memoria', in ricordo di Settimia Spizzichino una delle pochissime ebree romane tornate da Auschwitz. Centro studi Cappella Orsini, 'La promessa della casa in ordine, Cultura e consenso nell'Italia fascistà. Casa del Cinema: documentario di History Channel 'Fuga da Auschwitz'.

- GENOVA: Palazzo Ducale: Cerimonia commemorativa con Anna Foa.

- MILANO: Museo di storia contemporanea, presentazione della mostra 'Dal Lager.Disegni di Lodovico Belgiojoso'; Conservatorio Verdi, Concerto per la Memoria.

- FIRENZE: Università, Laurea Honoris Causa alLo scrittore David Grossman; Palazzo Medici Riccardi, convegno in onore di Alberto Nirenstajn; Teatro Goldoni, concerto del violinista Yehezkel Yerushalmi. Anche l'Unesco ricorderà il Giorno della memoria: il 28 gennaio a Parigi il direttore generale, Koïchiro Matsuura, commemorerà le vittime della Shoah alla presenza di Isaac Herzog, Ministro israeliano per gli Affari sociali e il Welfare e Ministro per la Diaspora e la Lotta contro l'antisemitismo, di Xavier Darcos, Ministro francese dell'Educazione e Simone Veil, Presidentessa onoraria della Fondazione per la Memoria della Shoah.

- TORINO: Al Cimitero monumentale dalle 9.30, preghiera di commemorazione dei caduti e omaggio alla lapide in memoria degli Ebrei, al cippo ex Internati e a quello della Deportazione. Un momento di raccoglimento e le celebrazioni proseguiranno, alle ore 11, in Sala Rossa, dove il sindaco Sergio Chiamparino riceverà il presidente regionale dell'associazione ex internati, Pensiero Acutis, e il presidente della Comunità Ebraica, Tullio Levi.

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Giornata della memoria: non dimentichiamo i disabili


Il 27 gennaio si celebra in Italia la Giornata della memoria, che ricorda l'olocausto di milioni di ebrei e le altre vittime dei campi di sterminio nazisti: rom, sinti, omosessuali, testimoni Geova, popolazioni dell'Est Europa, oppositori politici.

C'è, tuttavia una pagina di quella barbarie che viene spesso ignorata.
Una pagina che, invece, va riportata all'attenzione delle nostre coscienze.
È quella che riguarda le almeno 80.000 persone disabili oggetto di una sistematica operazione di sterminio avviata da Adolf Hitler al fine di eliminare i «connazionali improduttivi»”.

Il primo passo di questo delirante progetto fu compiuto nel 1939, quando, attraverso un Decreto ministeriale che imponeva la dichiarazione dei neonati “deformi”, venne avviato un programma di soppressione dei bambini con difetti fisici e mentali.

Poco dopo la nascita i neonati venivano tolti con l'inganno o con la forza e l'uso di minacce alla famiglia e trasferiti in “reparti per l’assistenza esperta dei bambini”, che altro non erano se non strutture per l'eutanasia.
Il loro destino era segnato, cambiava solo il metodo scelto per la loro “eliminazione”: venivano lasciati morire per inedia o avvelenati con dosi massicce di farmaci quali la morfina, il luminal, il veronal e il bromuro.

Ne vennero uccisi in questo modo, secondo le stime più prudenti, almeno 5.000.

Successivamente Hitler dette l’avvio anche all’operazione di uccisione su larga scala dei disabili adulti con il famigerato progetto “T4”.
Quelle dei disabili, per il “fürer”, erano vite “indegne d’essere vissute”.
Alla base del progetto c’era anche un criterio di ordine economico e utilitaristico.
Infatti, l’eliminazione di questa fascia di cittadini considerati incapaci di produrre e bisognosi di cure continuative, secondo i calcoli dei funzionari Reich, avrebbe fatto risparmiare in dieci anni all’erario tedesco quasi 900 milioni di marchi.

Il metodo scelto per lo sterminio, in questo caso, fu quello delle camere a gas che iniziarono a funzionare sostenute dalla spietata ed efficiente macchina organizzativa nazista.
Nel 1941 Hitler, a seguito della pressione dell’opinione pubblica e della Chiesa, mise ufficialmente fine al progetto in Germania.
L’eliminazione dei disabili tedeschi, però, proseguì nei reparti degli ospedali e all’interno degli istituti con iniezioni letali e barbiturici.
Le camere a gas, invece, continuarono a funzionare per i disabili ebrei e per quelli dei paesi occupati dalla Germania nazista, che, tra gli internati dei lager, furono sempre tra i primi ad essere destinati ai forni crematori.

Si calcola che nei due anni del “T4” furono mandate a morte circa 70.000 persone con disabilità, cui vanno aggiunte le migliaia di vite brutalmente spezzate tra il 1941 e il 1945 e per le quali non esiste alcuna
contabilità.

Non sappiamo quanti, tra i milioni di esseri umani che conclusero la loro esistenza nell'inferno di Auschwitz, Treblinka e degli altri lager nazisti, siano finiti in quei campi a causa di qualche loro limitazione fisica o psichica.
Ci sembra tuttavia importante celebrarne la memoria con la stessa attenzione e dignità riservata alle altre vittime di quella tragedia, per questo chiediamo che nelle cerimonie e nelle occasioni di riflessione che si succederanno in questi giorni non ci si dimentichi dei disabili vittime dell’olocausto.

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