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mercoledì 28 marzo 2018

Radio Padania Libera Fallita


Radio Padania Libera è l'emittente radiofonica della Lega Nord. 
Nata nel 1976 come Radio Varese, nel 1990 venne acquistata dal partito guidato da Umberto Bossi, 
la Lega Lombarda, per poi assumere l'attuale denominazione nel 1997.

Radio Padania Libera è stata al centro di polemiche a seguito di alcuni interventi legislativi. La Legge 28 dicembre 2001, n. 448, articolo 74 ha previsto agevolazioni e contributi per le emittenti con concessione comunitaria in ambito nazionale: le uniche a rispondere ai requisiti sono Radio Maria e Radio Padania Libera. L'articolo 74 ha previsto l'autorizzazione definitiva all'utilizzo gratuito di frequenze libere dello spettro elettromagnetico con un meccanismo di silenzio assenso, perfezionatosi allo scadere dei 90 giorni dall'utilizzazione della frequenza.
Inoltre, la stessa legge finanziaria ha stanziato un milione di euro per il potenziamento e l'aggiornamento tecnologico delle emittenti radiofoniche nazionali a carattere comunitario: anche di questa norma hanno beneficiato le sole due emittenti in possesso dei requisiti.

Il 14 giugno 2010, in occasione del debutto della Nazionale di calcio dell'Italia ai campionati mondiali di Sudafrica 2010, Radio Padania Libera trasmette la radiocronaca della partita esultando al goal di Alcaraz, avversario paraguayano di turno, generando l'indignazione stizzita del CT italiano Marcello Lippi e dei calciatori azzurri partecipanti alla competizione in terra sudafricana.

Fallita.
Dopo la vendita delle frequenze (nel maggio del 2017) la radio ha licenziato molti giornalisti che lavoravano all'emittente , che prontamente, sono stati tutti assunti dalla regione Lombardia presieduta da Roberto Maroni (Lega Nord).
Analoga sorte era toccata anche ai giornalisti del quotidiano
 "La Padania" e di Tele Padania.




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martedì 30 gennaio 2018

Nazisti, Maestri di Fake News


L'invasione della Polonia fu giustificata all'opinione pubblica con una fake news: il 31 agosto 1939, uomini delle SS vestiti con l'uniforme dei soldati polacchi "attaccarono" una stazione radio tedesca a Gliwice (foto). La notizia venne ripresa da tutti gli organi di informazione. Il giorno seguente, Hitler, in risposta a questo, annunciò la sua decisione di invadere la Polonia.

Ripetere una bugia cento, mille, 
un milione di volte e diventerà una verità. 
Chi ha pronunciato secondo voi questa frase? Si adatta perfettamente a coloro che diffondo false notizie nel web, vero?

Certo, peccato che a pronunciarla sia stato il tristemente famoso, per roghi di libri e propaganda razzista, Joseph Goebbels. Esattamene lui il Ministro per la propaganda del Fuhrer. Del resto come potrebbe un regime dittatoriale convincere i propri sudditi di avere ragione, che è giusto quello che propone e chiede loro, se non mentendo?
Ma Goebbels fece di più: la prima fake news la pronunciò su se stesso. Egli nacque con una deformità congenita, il piede equino, e poi si ammalò, fino a divenire zoppo.
Come mai avrebbe potuto sostenere la superiorità della razza, la morte di coloro che erano malati, l’esclusione dalla società di invalidi senza danneggiare se stesso? Semplicemente mentendo: fece in modo che si pensasse che la sua zoppia derivasse da una ferita di guerra, millantando di aver servito lo stato nel primo conflitto mondiale.
La macchina della propaganda del Reich si nutriva di bufale e notizie false.
 La più incredibile portò all'invasione della Polonia.

Questa tecnica fu usata dal Famoso politico Italiano


Le cosiddette fake news non sono nate con Facebook:
 uno dei più grandi maestri di propaganda - dispensatore di false notizie - è stato Adolf Hitler. Per tutto il periodo in cui è stato al potere ha messo in circolazione bufale a non finire, sfruttando ogni canale di comunicazione allora disponibile, partendo dai giornali, 
passando per radio, cinema e cartoni animati.

BUFALE (COSTOSE). 
A gestire il giro di false notizie era il ministero della propaganda, presieduto dal suo braccio destro, Joseph Goebbels. Il tutto non era a costo zero: il Reich spendeva tra un quarto di miliardo e mezzo miliardo di dollari all'anno per finanziarlo
 (mentre gli Americani investivano 26 milioni all'anno).

Il risultato fu una macchina del consenso impeccabile che partoriva notizie false a ripetizione

Come i famigerati articoli che alimentarono la campagna contro “la scienza ebraica, massonica e bolscevica” o quelli contro le “orde asiatiche” (i comunisti) e contro gli Ebrei.

La fake news più celebre sul loro conto raccontava che rapivano i neonati prima della celebrazione della Pasqua ebraica perché avevano bisogno del sangue di un bambino cristiano da mescolare con il loro matzah (il pane non lievitato). 

LA FAKE NEWS DELLA POLONIA. 
Anche la guerra è cominciata con una bufala costruita a tavolino. Prima di attaccare la Polonia (1939) il regime lanciò una campagna mediatica per preparare l'opinione pubblica alla guerra, gonfiando le notizie di "atrocità polacche" che secondo gli organi di regime sarebbero culminate con l'attacco alla stazione radio tedesca a Gliwice.


La notizia venne ripresa da tutti i mezzi di informazione, peccato che fosse falsa: l'attacco era stato fatto da SS tedesche che indossavano le divise polacche. Nessuno se ne accorse e il giorno seguente Hitler annunciò la sua decisione di invadere la Polonia.


GUERRA VIA RADIO. 
Tutte queste (false) notizie oltre che sui giornali, circolavano sulle radio: nella città tedesca di Zeesen c'erano otto trasmettitori radio in grado di raggiungere il mondo intero con canali  personalizzati per ogni paese.

Le trasmissioni naziste godevano di un discreto consenso, anche fuori dalla madrepatria: il loro modo di raccontare la guerra, irriverente e sarcastico, era ritenuto poco istituzionale e spesso piacevole. Un sondaggio all'epoca rilevava che il 58% degli ascoltatori in Inghilterra ne rimaneva attratto "perché trovava la sua versione delle notizie così fantasiosa da essere divertente". 

SIGNAL. Una delle riviste che pilotava di più l'opinione pubblica (oltre ovviamente ai cinegiornali, i notiziari di regime) era Signal, pensata sulla falsariga del settimanale americano LIFE. Anche Signal era a colori e fu distribuita dal 1940 al 1945 in 23 paesi tra quelli neutrali alleati e quelli occupati (era tradotta in oltre 20 lingue). Per realizzarla e promuoverla il regime aveva stanziato un budget equivalente a 2 milioni di dollari (aveva una tiratura di 2,5 milioni di copie).

La redazione era composta da militanti dell'esercito tedesco specializzati in giornalismo, cinema e fotografia incarcati di perlustrare il fronte, recuperando immagini brillanti da mettere in circolazione con stile e brio hollywoodiano. 
L'editore rispondeva direttamente all'Alto Comando della Wehrmacht. 

MACCHINA DEL CONSENSO. La gente lo comprava e la leggeva con piacere. A conferma che la macchina della propaganda era in grado di far credere alla gente qualsiasi cosa il regime volesse. 

Come dirà il Presidente del Reichstag, Hermann Goering al Tribunale di Norimberga al momento del processo che lo incriminò: "Le persone possono sempre essere portate agli ordini dei leader. Tutto quello che devi fare è dire loro che sono stati attaccati, denunciando i pacifisti per la mancanza di patriottismo e perché espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i Paesi".

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martedì 16 ottobre 2012

Radio Popolare


Radio Popolare ha trentasei anni. E se oggi siamo ancora qui lo dobbiamo a quanti in questi anni hanno fatto la scelta di sostenerci, di fare la radio con noi, di credere in un altro modo di fare informazione, cultura e – perché no – intrattenimento.
Ecco a cosa serve l'abbonamento: a costruire insieme qualcosa che altrove non c'è, un bene comune, una radio libera e indipendente.

Fin dal 1976 Radio Popolare vuol dire informazione libera e comunicazione indipendente, perché autonoma da entità editoriali e politiche. Radio Popolare è controllata dalla Cooperativa dei lavoratori e dei collaboratori, nonché da un diffuso azionariato popolare: sono le componenti principali di Errepi S.p.A. la società per azioni che edita dal 1990 Radio Popolare. Dal 1992 è collegata in network con altre radio italiane e dal 2001 il segnale di Radio Popolare si può ascoltare in tutta Europa e parte dell’Africa e del Medio Oriente attraverso il satellite. 

La storia di (e attraverso)
Radio Popolare

1975La vigilia di Natale viene registrata al tribunale di Milano la testata Radio Popolare.
1976 Si forma la Cooperativa di Radio Popolare, fondata da rappresentanti di varie forze politiche e sindacali della sinistra (Fim, Fiom, Uil, sinistra Psi, Lc, Mls poi Pdup, Ao ed altri). I redattori ne sono soci. Gli ascoltatori lo diventano acquistando una tessera. La radio comincia a trasmettere sulle frequenze di Radio Milano Centrale di cui assorbe una parte dei redattori. La sede è in corso Buenos Aires. Lo studio di trasmissione viene chiamato "metrocubo". Il progetto è di Piero Scaramucci, che assume la direzione della radio. Il 7 dicembre Radio Popolare diventa famosa con la radiocronaca della contestazione e degli incidenti in occasione della prima della Scala: quindici redattori chiamano in continuazione dai telefoni pubblici; Camilla Cederna (in incognito) fa la cronaca dall'interno del teatro. Per la morte di Mao Rp manda in onda una corrispondenza dalla Cina di Edoarda Masi.
1977
Si struttura il palinsesto: dieci notiziari al giorno, la rubrica sindacale verso sera, il microfono aperto al mattino, le notturne in diretta con giochi di autocoscienza. Sull'onda del movimento giovanile e studentesco prende vita la "Rubrica giovani". Censurato dalla Rai, Dario Fo risponde agli ascoltatori in collegamento artigianale con decine di radio di tutta Italia. "Nascono" Gino e Michele con "Passati col rosso". Le donne di Rp organizzano una grande festa al Palalido dove verranno amplificate le corrispondenze degli incidenti di Roma e Bologna. In autunno trasloco nella palazzina di via Pasteur. Scaramucci torna in Rai, nuovo direttore è Nini Briglia.
1978
Telefonano i fascisti in una notturna sulla violenza dopo l'uccisione di due missini a Roma. Si apre un grande dibattito nella sinistra: si devono lasciar parlare i fascisti? In marzo la radio è il punto di riferimento per la grande risposta popolare all'assassinio di Fausto e Iaio, due ragazzi del Leoncavallo.
1979
Briglia lascia Rp per la carta stampata, inizia la direzione di Biagio Longo. L'8 aprile Antonio Stella inaugura "Le testate degli altri", la rassegna stampa: per mesi pagherà i giornali di tasca propria. Cronache dalle fabbriche in lotta contro i licenziamenti tra cui l'appassionata diretta dell'assemblea Unidal.
CONTINUA QUI http://www.radiopopolare.it/chisiamo/storia/


Radio Popolare e' ascoltabile in streaming
e con un decoder digitale Eutelsat Hot Bird 4, a 13° Est.Polarizzazione verticale Frequenza 12.111 MHz.

DIRETTA http://www.radiopopolare.it/poplive/diretta/

 Siamo da sempre convinti che sia diritto inalienabile della persona comunicare ed essere informati. Diritto sempre più difficile da esercitare. Ma noi insistiamo: con il nostro lavoro quotidiano, insieme alle radio di Popolare Network, puntiamo a promuovere nuove fonti di informazione, la partecipazione attiva del pubblico, la costruzione di una comunicazione non mercificata e la cooperazione con chiunque persegua questi stessi fini.
Buon ascolto.

Segui la nostra campagna abbonamenti su abbonaggio.radiopopolare.it

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domenica 19 agosto 2012

Radio Vaticana, in aumento i malati per le onde


Radio Vaticana, in aumento i malati per le onde ma nulla cambia

Secondo una perizia disposta dal tribunale di Roma, chi abita nelle zone situate in un raggio di 12 km da Radio Vaticana ha un rischio molto più elevato di contrarre leucemie, linfomi e mielomi. “Nonostante ciò le antenne dell'emittente continuano a diffondere emissioni al di sopra della norma”, denuncia il Centro per i Diritti del C
ittadino.
ROMA - La zona interessata è quella compresa in un raggio di 12 km da Radio Vaticana, la ventesima circoscrizione del Comune di Roma: oltre a Cesano, Osteria Nuova, Anguillara, Formello e Campagnano, dove abitano circa 170 mila persone esposte giornalmente all’inquinamento elettromagnetico prodotto dall’emittente cattolica. Nell’ambito di un processo (non ancora aperto) per omicidio colposo e lesioni gravi nei confronti di due responsabili di Radio Vaticana, il tribunale capitolino aveva disposto una perizia affidata ad un epidemiologo dell’Istituto di tumori di Milano. Dopo cinque anni di studi e rilevazioni, la raccapricciante conclusione: nei territori sopraelencati c’è un rischio molto più elevato di contrarre malattie che riguardano il sistema linfoemopoietico, come leucemie, linfomi e mielomi. Un rapporto cui obietta, però, la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti, secondo cui non esiste prova scientifica certa del nesso fra salute e campi elettromagnetici. Intanto, “la gente continua ad ammalarsi a causa delle emissioni”, spiega alla redazione di Spazioconsumatori.tv Maria Angelone, del Comitato Bambini senza Onde, che a Cesano abita da circa quindici anni, da quando era incinta della sua seconda figlia, colpita da leucemia a soli 20 mesi. E’ a quel punto che la famiglia si rende conto che la loro piccola non è la sola, ci sono altri casi di bambini malati nell’area, oltre a quelli che si sono registrati in passato. “La situazione – denuncia il Codici, Centro per i Diritti del Cittadino – è ancor più grave se si pensa che già molti anni fa un medico si era interessato all’elevata incidenza di patologie tumorali nelle zone di Cesano e dintorni. Nonostante ciò, oggi le antenne sono ancora al loro posto e continuano a diffondere emissioni elettromagnetiche al di sopra della norma consentita, superando i vincoli di legge”. Prosegue, nel frattempo, l’attività del comitato Bambini senza Onde, attraverso l’invio di lettere ai sindaci dei comuni interessati, la raccolta di firme dei cittadini e delle cartelle cliniche di tutte le persone che si sono ammalate, “che purtroppo continuano ad aumentare”, sottolinea il Codici.

Lucia Squillace
http://www.net1news.org/radio-vaticana-in-aumento-malati-per-onde-ma-nulla-cambia.html



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lunedì 14 novembre 2011

Radio Popolare: campagna abbonamenti

campagna abbonamenti

Radio Popolare: una radio necessaria.

O perlomeno noi lavoriamo ogni giorno perché lo sia: che informi, che crei discussioni, che faccia divertire, che sia utile. Se davvero lo siamo potete deciderlo voi. E se la risposta è sì, potete garantire che continui ad esserlo sostenendola anche economicamente.
Avete a disposizione diverse formule, secondo le vostre possibilità: l’abbonamento, la tessera, l’azione e da oggi anche la donazione on line.



Clicca il bottone e fai la tua donazione con carta di credito.



come abbonarsi

Ci si abbona sottoscrivendo un modulo RID
(di addebito permanente su conto corrente).
Lo possono fare tutti i titolari di conto corrente bancario e di conto corrente Bancoposta.
L'abbonamento può essere sottoscritto dal titolare di conto corrente anche per persona diversa (es: regali a figli minorenni, fidanzate, fidanzati, amiche, amici, etc.).
Radio Popolare provvederà a tutte le pratiche burocratiche con le banche e con Bancoposta.
La cifra minima è € 90 all'anno che verranno prelevati in 3 rate

Il modulo RID: è scaricabile da QUI
(una volta stampato, compilato e firmato potete spedirlo per posta, consegnare in radio o scansirlo e mandarlo via mail a abbonamenti(at)radiopopolare.it

si può richiedere a Radio Popolare tel. 02 392411
si può richiedere via e-mail: abbonamenti(at)radiopopolare.it
si può ritirare direttamente in radio via Ollearo,5 Milano

ATTENZIONE: il modulo va compilato con tutti i propri dati anagrafici (vanno scritti tutti nomi che si hanno es: Carlo Giovanni Arturo), il codice fiscale dell'intestatario del conto, l'IBAN e firmato dal titolare del conto corrente.
* * * * *
PER CHI SI ABBONA E VIVE ALL'ESTERO

Bonifico intestato a Errepi Spa Banca Popolare di Bergamo
IBAN IT 46 Q 05428 01602 0000000 18094
BIC BEPOIT21
* * * * *

CON CARTA DI CREDITO VISA O MASTERCARD
Telefonare al numero 02 39241222  per comunicare i propri dati anagrafici e numero di carta di credito
* * * * *
PER CHI VUOL FARE UN BONIFICO BANCARIO
Bonifico intestato a Errepi Spa Banca Popolare di Bergamo
IBAN IT 46 Q 05428 01602 0000000 18094

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PER CHI NON HA UN CONTO CORRENTE:
è possibile fare un versamento sul conto corrente postale 29466208 intestato ad Associazione Radio Popolare - via Ollearo, 5 - 20155 Milano
oppure venendo a trovarci in radio.
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RITOCCO
Può essere fatto da chi è già abbonato per aumentare la cifra sottoscritta.
Per effettuare il ritocco è necessario scrivere i propri dati, esprimere la volontà di voler aumentare la cifra dell'abbonamento, la nuova cifra, la firma.

Il modulo per il ritocco può essere scaricato da qui

Il tutto va inviato:
via e-mail abbonamenti(at)radiopopolare.it
via fax. 02 39256791
via posta Radio Popolare - via Ollearo, 5 - 20155 Milano
oppure venendo a trovarci in radio


PER CHI VUOLE FARE UNA DONAZIONE
Si può fare una donazione online con carta di credito attraverso il circuito PayPal.


COME DIVENTARE
AZIONISTI

Le azioni della società ERREPI SPA (società che gestisce Radio Popolare),
vanno prenotate tramite l’Associazione  Radio Popolare.
Per la prenotazione occorre compilare  una cedola fornita dall’Associazione e contestualmente il versamento dell’importo  dovuto, 80 euro per ogni azione:  1,00 euro di valore nominale e 79,00 euro di sovrapprezzo  (anche i soldi del sovrapprezzo entrano in  Errepi Spa e costituiscono un fondo che  finanzia lo sviluppo di Radio Popolare).
Il Consiglio di Amministrazione di Errepi  provvede alla ratifica dei nuovi azionisti.  Nel caso la prenotazione non dovesse  essere ritenuta valida verrà restituito l’importo versato.
Il numero massimo di azioni che ogni persona o ente può prenotare è di 200, salvo diverse decisioni del c.d.a.
Si ricorda che le azioni sono nominali e quindi occorre fornire al momento della prenotazione tutti i dati anagrafici. Se si tratta di una persona fisica: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza, telefono, codice fiscale.
Se si tratta di un ente, società, associazione, etc. denominazione, sede, telefono e partita iva.

Le azioni si possono acquistare
anche a nome di altre persone.
Attualmente, le nuove azioni del 2010, sono immateriali.



Per ulteriori informazioni
rivolgersi a:
* Associazione Radio Popolare - via Ollearo, 5 - 20155 Milano da lunedi a
venerdi dalle ore 8.30 alle ore 19.00 sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.30
(tel. 02 39241404) abbonamenti(at)radiopopolare.it

Le azioni si possono acquistare:
* direttamente a Radio Popolare via Ollearo, 5 - 20155 Milano con pagamento in contanti, con assegno, carta  di credito o bancomat
* telefonicamente, con carta di credito, chiamando il numero 02.39241222
* facendo un versamento su conto corrente postale n. 29466208 intestato
Associazione Radio Popolare - via Ollearo 5 -20155 Milano, specificando
nella causale i propri o altrui dati anagrafici.
* tramite un vaglia postale sempre intestato ad Associazione Radio Popolare
via Ollearo, 5 - 20155 Milano
* tramite bonifico bancario intestato Associazione Radio Popolare - via
Ollearo 5 -20155 Milano, presso Banca Popolare di Bergamo - via
Manzoni, 7 Milano - IBAN - IT32L0542801602000000018180, e inviando
copia della ricevuta del bonifico completa di dati anagrafici via fax al n°
02 39256791.
Nel caso di un versamento postale, un bonifico o di un vaglia, al ricevimento del versamento, la segreteria invierà la cedola della prenotazione.
versione stampabile


SE TI INTERESSA :

http://cipiri.blogspot.com/2011/11/class-action-contro-silvio-berlusconi.html

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lunedì 10 gennaio 2011

in Salento la Lega scippa le frequenze RADIO


«Radio ladrona», in Salento la Lega scippa le frequenze

Radio Padania e Radio Maria sono le uniche emittenti riconosciute come “radio a carattere comunitario”, una speciale categoria caratterizzata da “assenza dello scopo di lucro in nome di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose”. Nel 2001 il governo Berlusconi votano una norma ad hoc per Radio Padania, che le conse...nte di occupare gratuitamente frequenze radio con una semplice certificazione al ministero.
Nel 2005 un’altra norma, che garantisce alle due Radio un finanziamento annuo (ora arrivato a 1,5 milioni di euro) “per promuoverne il potenziamento”


Radio Padania scippa le frequenze in Salento. Uno scippo, per ora, autorizzato dalla legge. L’emittente leghista, infatti, come la benemerita Radio Maria, è classificata come radio comunitaria, ovvero non commerciale e utile alla comunità. Un regalo del governo Berlusconi che, con la Finanziaria del 2001, ha consegnato agli amici di Bossi e agli uomini in abito talare la possibilità di autoassegnarsi i canali con tanti saluti e con un bel bonus di un milione di euro equamente diviso tra gli uomini di partito e gli illuminati dal Signore. Se entro novanta giorni dall’aver piazzato la bandierina verde nel risiko delle frequenze nessuno batte ciglio, radio Padania fagocita canali, diffonde il suo verbo e, alle soglie della discussione sul Federalismo, lancia messaggi e cerca proseliti.

Come è accaduto in Salento. Dove la radio di Bossi è arrivata il 17 dicembre scorso sovrapponendosi, da Muro Leccese in giù, a Radio Nice del gruppo Mixer Media, l’emittente che trasmette sul canale 105,6. E in quella che storicamente è considerata la finibus terrae le note e le parole dei Negramaroe dei SudSoundSystem hanno lasciato lentamente il posto a messaggi con un accento spintamentelumbard e, per lo più, volgari e grossolani.

Ma dalla terra de lu mare, lu sule e lu vientu non si sono fatti mettere i piedi in testa. Lo scorso sabato l’editore salentino Paolo Pagliaro ha fatto trasmettere, per protesta, a reti unificate e su tutte le frequenze del suo gruppo l’inno di Mameli per l’intera giornata. Solo un antipasto.

TRIBUNALE
Perché la questione si sposterà prontamente dall’etere alle aule diun Tribunale. Pagliaro è pronto a denunciare il sopruso, rivendicando legalità e attaccando la «Padania ladrona ». «Ecco a voi i leghisti - ha tuonato l’editore indignato - violenti, voraci, arraffoni, illiberali, furbacchioni, aspiranti colonizzatori, che non (ri) conoscono la Costituzione Italiana e che la violano con disprezzo. Violenti perché hanno ottenuto grazie alla gestione del potere l'opportunità di un sopruso-abuso». Un regime di quasi semi-monopolio. Già da oggi partirà una diffida al ministero delle Comunicazioni, un esposto per avviare una fase di accertamento e in settimana sarà depositato il ricorso al Tar nel quale l’avvocato Gianluigi Pellegrino, su mandato di Mixer Media, solleverà l’incostituzionalità delle norme che permettono a una radio di partito di far propri dei privilegi che consentono di mettere in atto una strategia ben lontana dall’utilità socialemache riveste il carattere della colonizzazionepura. «Vogliamo porre unproblema di norma di privilegio commenta l’avvocato Pellegrino e verificare le procedure di assegnazione a Radio Padania dal ministero delle Comunicazioni ». «Nessuno pensa di dover impedire a Radio Padania di fare o dire ciò che pensa anche qui dalle nostre parti - ha sostenuto il deputato Ugo Lisi del Partito delle Libertà - tuttavia credo che la libera espressione di questa emittente non possa avvenire a scapito delle emittenti salentine, specie Radiorama che racconta questa terra con le sue storie e le sue virtù».

Intanto, mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano richiama a una maggiore coscienza della proprie radici e la politica salentina prova timidamente a difendere la libertà delle sue frequenze, Pagliaro rilancia, lanciando il suo guanto di sfida ai «furbacchioni leghisti » ai quali ricorda che il Salento «orgoglioso simbolo di accoglienza, ospitacon la schiena dritta, stringendo mani e guardando negli occhi e non si fa schiaffeggiare dagli arroganti ». I leghisti sono avvisati.

di Monica Caradonna

http://www.unita.it/italia/radio-ladrona-in-salento-br-la-lega-scippa-le-frequenze-1.264979


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