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sabato 17 agosto 2019

Salvini : Niente Alcool in Spiaggia sotto il Sole

Salvini : Niente Alcool in Spiaggia sotto il Sole



SALVINI SI E’ INCARTATO, UN CONTO ERA RINUNCIARE AI MINISTERI E POI RADDOPPIARLI, ALTRA COSA FINIRE EMARGINATI ALL’OPPOSIZIONE!
Ha forse bevuto troppo alcool 
in Spiaggia sotto il sole ?

Salvini : Niente Alcool in Spiaggia sotto il Sole

VERDINI A TAVOLA TERRORIZZA I LEGHISTI: “IL GOVERNO M5S-PD RIESCONO A FARLO, NE HO CONTATI ALMENO 174 AL SENATO”… A QUEL PUNTO I LEGHISTI SONO SBIANCATI: “ALLORA MEGLIO TORNARE CON IL M5S”… BERLUSCONI DOPO AVERLO SENTITO: “IL RAGAZZO MI SEMBRA CONFUSO, NON L’HO VISTO BENE”!

Salvini : Niente Alcool in Spiaggia sotto il Sole


Anche i proclami bellici sembrano meno convinti, i comizi più blandi, la mascella meno volitiva, in questa crisi più strampalata del mondo che sembra non arrivare mai a un punto fermo.
Giocata sull’ambiguità delle parole, nella perdurante sensazione che si risolva in una pagliacciata.
La verità è che Salvini si è “incartato”, si sente incastrato, così è, nella classica situazione in cui avanti non riesce ad andare fino in fondo, indietro è difficile tornare. La spallata annunciata è diventato gioco politicista, incomprensibile per il paese, tattica pura,
 vecchiume di Palazzo, procedura.
D’un tratto è scomparsa la sicumera sovranista, il mito della velocità, la fascinazione futurista. E chissà se poi non ha tutti i torti il vecchio Silvio che, dopo l’ultima telefonata, non ha visto tanto bene il ragazzo: “È veramente confuso. Dà l’idea di uno che non sa che vuole fare”.
Ecco, solo una settimana fa il ministro desnudo invocava il “datemi pieni poteri”, “regole ordine e disciplina”, comizio dopo comizio, turpiloquio dopo turpiloquio contro i tanti “rompi…”, e adesso annuncia che la Lega voterà una mozione di sfiducia che non si sa quando sarà discussa.
Che è un po’ come dire ti tiro giù, ma oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente per parafrasare il poeta, ovvero Giorgio Gaber. Ecco, lo avevamo capito col suo discorso in Aula, la riapertura del gioco con i Cinque stelle, mai attaccati, “l’amico Di Maio contro cui non dirò mai una parola”, che le parole di Centinaio rivelano candidamente: “Se Luigi Di Maio vuole che la Lega ritiri la mozione, prende in mano il telefono, chiama Matteo Salvini, si incontrano e decideranno insieme se è il caso di proseguire questa iniziativa di Governo”.

Salvini : Niente Alcool in Spiaggia sotto il Sole


Voi capite che non è proprio un annuncio definitivo, un game over, soprattutto in un partito che ha fatto della gergalità machista la sua cifra e del “me ne frego” un motto con cui gasare pure le spiagge. E allora, spieghiamola quest’orgia politicista che disvela una crisi arrivata all’impazzimento, nobilitato nella formula che i leghisti consegnano a microfoni spenti: “Una pausa di riflessione di qui a quando martedì Conte arriverà in Aula”.
Spieghiamola, dicevamo. La prossima tappa è, appunto, martedì, le comunicazioni del premier a Palazzo Madama. Non è un voto di sfiducia, tecnicamente. E non è un dettaglio. Il premier parlerà, poi si voteranno le risoluzioni. Forse.
Perché, una volta sentito il discorso di Conte, la Lega potrebbe anche non presentarle, rinviando tutto a quando tutto si voterà la sfiducia (chissà quando). E se la Lega non presenta una risoluzione contro il Governo, e questa risoluzione non viene votata, non è scontato che Conte si dimetta.
Insomma, per farla breve - e consentire che, per noia o mal di testa, non vi fermiate qui nella lettura - il senso di tutto questo è che manca ancora l’atto formale, la pistola fumante, l’atto definitivo per sancire la grande rottura. Il che dà ancora a tutti ampi margini di manovra.
Parliamoci chiaro, qualcosa si è inceppato. A livello sistemico. E adesso anche dentro la Lega, perché un conto è mollare i Ministeri con la prospettiva di prenderne di più dopo le elezioni, un conto è lasciarli con la prospettiva di andare all’opposizione.
È per questo che Giorgetti ha fatto trapelare la prima, vera critica al Capo: “Ha sbagliato i tempi, glielo dicevamo, ma non si è fidato”.
È la prospettiva di un altro Governo, sia pur di un’accozzaglia che tiene dentro Renzi e Di Maio, Boschi e Paragone, garantismo e cappi, diavolo e acqua santa, quelli del “partito di Bibbiano” e quelli del “non in mio nome”, è la prospettiva di questo Frankenstein di Potere che ha fatto tremare le certezze della rivoluzione sovranista. Sentite qui che scena, martedì sera, al ristorante “PaStation” di Denis Verdini, il “suocero” in pectore, precipitatosi lunedì a Roma dalla Maremma,
 manco fosse un segretario di partito.
L’uomo delle conte, ai tempi di Berlusconi, camicia bianca e bretellone, si è seduto al tavolo dove era attovagliato tutto lo stato maggiore della Lega - Molinari, Romeo, Molteni e Centinaio - con tanto i fogli alla mano: “Ve lo dico, questi il Governo lo fanno, Pd e Cinque stelle una cosa la mettono su”.
A quel punto, con un certo pragmatismo, ha consigliato: “Sapete quante volte Bossi non ha mantenuto la parola data. Potete sempre tornare indietro e fare un nuovo contratto e un nuovo Governo con i Cinque Stelle”.

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È un professionista Verdini, sempre al centro del gioco, attratto sessualmente dal potere. E poco importa che, qualche giorno prima, aveva dispensato qualche consiglio a Luca Lotti, su una prospettiva opposta. E, per dargli una mano, aveva anche fatto qualche telefonata a qualche vecchio amico inquieto di Forza Italia: “Ne ho contati almeno 174 per il Governissimo”.
Sia come sia, il dato è che il primo effetto della cena è la riconversione sulla via di Damasco dell’indietro tutta proprio di Centinaio che, solo il giorno prima, in Aula aveva sbottato: “Ma come c…o abbiamo fatto a governare con questi (i Cinque stelle, ndr). Certo, se Di Maio telefonasse…
Il bello è che, quelli attorno a Di Maio fanno sapere che non se ne parla perché, dopo quello che è successo, “deve essere lui a telefonare e a chiedere scusa perché ha tradito”. In attesa che qualche amico comune organizzi l’incontro per farli tornare assieme, il punto è che la soap è arrivata alla puntata dal titolo “Il dilemma”.
“Se avesse la certezza del voto – spiega chi ha parlato con lui - Matteo romperebbe, ma sta capendo che succede nel Pd. Perché se invece nasce un altro Governo…Insomma tutto è possibile”.
Nell’attesa, ci mancherebbe altro, tutti imbullonati nei Ministeri, senza più l’eventualità che la delegazione leghista possa abbandonare il Governo.

Salvini : Niente Alcool in Spiaggia sotto il Sole

#salvini #Dimettiti.
Informatelo che “la parola agli italiani” è stata data pochi mesi fa. Lui, probabilmente non lo sa, ma la Costituzione recita all'articolo 60...
https://cipiri.blogspot.com/2019/08/salvini-dimettiti.html



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giovedì 11 aprile 2013

Cosa Nostra : NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO



Dialogo fra Dario Fo e Giuseppina Manin. Anticipazione del libro che uscirà tra qualche settimana. “NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO”.
Il giorno 2 aprile 2013 arriva al Tribunale di Palermo una lettera di minaccia rivolta al PM Di Matteo tanto esplicita che la Questura si preoccupa subito di raddoppiare la scorta e le difese a protezione dei giudici del capoluogo di Sicilia cercando di bloccare i mafiosi che, con quell’avvisata, vogliono mettere l’accento sulla crisi politica e condizionarne gli esiti.
Ci risiamo con il clima di stragi o è soltanto una minaccia generica?


Ad ogni buon conto il 3 aprile 2013, su Il Fatto Quotidiano si può leggere proprio in prima pagina il testo di un messaggio intimidatorio spedito a firma di Cosa Nostra ai giudici antimafia di Palermo. L’avviso centrale inviato da un personaggio che si firma “un uomo d’onore della famiglia trapanese” è esattamente questo: “Niente comici e froci al governo”.
I commentatori più accorti dei comportamenti della criminalità mafiosa temono che si voglia ripristinare il clima del 1992 quando ebbe inizio una serie di stragi per tutta l’Italia da Roma a Firenze fino a Milano. E soprattutto i criminali misero a segno il massacro di Falcone e della sua scorta e qualche tempo appresso fecero saltare in aria una macchina con un enorme carico di tritolo che uccise Paolo Borsellino e gli uomini che lo accompagnavano.
Anche allora, quelle stragi ebbero inizio proprio durante il crollo della Prima Repubblica “sotto i colpi della crisi finanziaria, di Mani Pulite e della Lega Nord”.
Come oggi, la popolazione viveva in una situazione di vuoto di potere che allarmò la criminalità organizzata di Cosa Nostra. Marco Travaglio sottolinea che la malavita rischiava di perdere il controllo del sistema e quindi reagì con inaudita violenza, “con un mix di stragi e trattative che miravano a ‘destabilizzare per stabilizzare’ secondo l’ormai risaputo sistema della strategia della tensione”.
GIUSEPPINA: Ma con chi ce l’ha Cosa Nostra quando minaccia “guai a voi se eleggete froci e comici al governo?”.
DARIO: Beh, il comico evidentemente è Grillo, non certo Berlusconi, che ha un altro rapporto, ben diverso, con la criminalità organizzata della Sicilia. Un rapporto molto più affettuoso grazie all’intercessione dell’amico fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che giustamente si può vantare per le sue relazioni davvero pericolose con la mafia testimoniate da una condanna a 7 anni ribadita nell’ultimo processo.
GIUSEPPINA: Ho capito, ma l’altro veto, diciamo così, contro gli omosessuali a cui accenna la missiva minatoria a chi si rivolge? A Vendola forse?
DARIO: Ma no, per carità! E’ un personaggio siciliano naturalmente, rappresentante del Partito Democratico, si chiama Rosario Crocetta, che ha assunto il ruolo di Presidente della Regione Sicilia e che, oltretutto, in compagnia e grazie alle sollecitazioni dei consiglieri eletti fra i Cinque Stelle sta ottenendo un successo mai raggiunto da nessun altra amministrazione nella storia d’Italia.
GIUSEPPINA: Evidentemente quel successo è qualcosa che irrita terribilmente Cosa Nostra, soprattutto perché è di esempio nefasto verso la popolazione, che così può rendersi conto che anche in una regione manovrata dalla criminalità più potente d’Europa, se si posseggono le volontà e gli adeguati progetti si può addirittura gestire la vita di un’isola così vasta e difficile.
DARIO: Sì sì, certo è straordinario che il successo elettorale dei grillini abbia addirittura mosso l’attenzione della mafia. A parte il segnale deleterio di fondo che esprime: con un po’ di cinismo questa attenzione si può anche leggere come una manifestazione di stima.
GIUSEPPINA: Già, lo stesso compiacimento che sicuramente prova un agnello vedendosi ammirato da un branco di lupi che lo osservano con la bava alla bocca... Nonostante tutto quello che è successo, continuano a considerarlo un despota.
DARIO: Beh, speriamo che Beppe non si monti la testa. D’altra parte ad attenzioni del genere lui c’è abbastanza abituato. Basta leggere i commenti di quasi tutti i giornali della penisola ogni volta che esprime un giudizio o dichiara il proprio programma.
GIUSEPPINA: E’ vero, il complimento più comune è sempre quello di essere un despota, un tiranno, il capo supremo di una confraternita di semplici che della politica sanno solo per sentito dire.
DARIO: Poi, soprattutto ci sono i maître à penser che tracciano elogi davvero magniloquenti sull’intelligenza e sulla cultura dei due associati Casaleggio e Grillo da produrre subito un attacco di dissenteria spernacchiosa aritmica.
GIUSEPPINA: Dobbiamo però ammettere che Grillo ha fatto l’impossibile per far levitare un interesse addirittura morboso verso il suo personaggio e il movimento tutto. Quel rifiutare la presenza delle televisioni nazionali durante i suoi comizi, il nascondersi durante le visite delle troupe della RAI e di Mediaset, il negare la partecipazione ai talk show ai suoi seguaci e, soprattutto, gli insulti elargiti in una smoderata sequenza alla volta di giornalisti, uomini politici, commentatori e opinionisti vari di gran fama...
DARIO: Adesso poi che anche la mafia si interessa a lui, chi può più arrestare la sua popolarità? Sarebbe esaltante vederlo protetto da truppe armate dello Stato arrivare sistemato dentro un carro armato dal quale spunta solo la sua testa coperta da un casco guerresco.
GIUSEPPINA: Ci manca solo che il Papa in persona da San Pietro mandi un saluto affettuoso al caro fratello Beppe il genovese.
DARIO: No, meglio ancora, sarebbe di maggior valore se Papa Francesco lo paragonasse al Santo di Assisi dicendo: “Non io son degno di portare quel nome, ma Beppe, solo lui, il nostro giullare più amato. Anzi, mi rivolgo a voi miei fedeli per indicarvelo come l’unico degno di salire al Colle del Quirinale per assumere l’incarico di Presidente della Repubblica del nostro paese!
GIUSEPPINA: Beh mi pare che qui si stia un po’ esagerando...
DARIO: E allora eleggiamolo almeno Presidente del Consiglio, è il minimo che possiamo accettare.
A proposito di mafia: fra tutti i giornali usciti in Italia in questi giorni le minacce di morte ai giudici, agli omosessuali nonché ai comici – leggi Grillo – sono state riportate solo da tre giornali: il Fatto Quotidiano, il Corriere e La Repubblica in testa. Per quanto riguarda invece i telegiornali ben pochi hanno dato la notizia e sempre accennandola a malapena. Siamo arrivati proprio alla barbarie informativa più smaccata.
Infatti nessun’autorità di Stato e di governo pronuncia un monosillabo per dare solidarietà e sostegno ai magistrati nel mirino, “non parliamo ai froci e ai comici”. Come commenta giustamente Travaglio: “Immaginate se la lettera [mafiosa] dicesse ‘non vogliamo al governo il PD’ o ‘Monti’ o ‘Berlusconi’, sarebbe il titolo di apertura di tutti i giornali e tg”. Ma nel nostro caso la regola è il silenzio.
GIUSEPPINA: In compenso quasi tutti i giornali hanno riportato la notizia che il PG della Cassazione Gianfranco Ciani ha appena promosso un’azione disciplinare contro Di Matteo - proprio il giudice che ha ricevuto la minaccia di morte da Cosa Nostra - e la Ministra della Giustizia Paola Severino ha inviato al Procuratore Generale un elogio per l’azione prodotta, per altre ragioni ma legate all’insabbiamento della trattativa Stato-mafia.
DARIO: Ad ogni modo fa impressione il tempismo con cui ci si getta contro personaggi caduti sotto le attenzioni della mafia. Ha quasi il sapore di un biglietto di condoglianze in anticipo. Se succedesse il disastro se la caverebbero tutti a tempo debito con una bella corona di fiori di Stato e Amen.
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