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venerdì 15 novembre 2013

Vendola querela il Fatto quotidiano


Vendola querela il Fatto quotidiano

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha dato mandato ai propri avvocati di sporgere querela ai responsabili dell’articolo on line pubblicato su “Il Fatto quotidiano” di oggi e ripreso da altre testate giornalistiche web.


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Nell’articolo si racconta, in modo volgarmente strumentale, di presunte risate del Presidente suscitate dalle domande sulle morti per cancro. Come tutti invece possono tranquillamente constatare, il Presidente era solo rimasto colpito dallo specifico episodio in cui Archinà, con un salto improvviso, si era avvicinato ad un giornalista che stava intervistando Riva. E’ quindi solo lo scatto di Archinà ad aver suscitato il sorriso di Vendola e non certamente il riferimento alla tragedia delle morti per cancro a Taranto. Su questo tema si registra invece, come si può constatare ascoltando la telefonata e non solo, l’attenzione del Presidente Vendola testimoniata dalla sua storia politica e personale.


Una telefonata choc di Nichi Vendola, intercettata dalla procura di Taranto nell'ambito dell'inchiesta sull'Ilva, riporta alla mente dei tarantini un discusso episodio accaduto nel novembre 2009 quando Girolamo Archinà, addetto alle relazioni istituzionali del polo siderurcigo, impedì una domanda scomoda di un giornalista (Luigi Abbate dell'emittente tarantina Blustar Tv) al patron dell'acciaiao Emilio Riva.

Con «un guizzo felino» Archinà strappò il microfono al cronista che chiedeva un commento sugli effetti dell'inquinamento a Taranto («La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore...»).

«ABBIAMO RISO UN QUARTO D'ORA». «Io e il mio capo di gabinetto abbiamo riso per un quarto d’ora», ha commentato Vendola a proposito dell'«impresa», parlando alla cornetta con lo stesso Archinà quando nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina, vide il filmato della conferenza nel frattempo diventato un tormentone su Youtube.

COMPLIMENTI AD ARCHINÀ. Nell'audio della telefonata, riportato da Il Fatto, il governatore della Puglia ha definito una «scena fantastica» l’immagine di Archinà che ha impedito al giornalista di intervistare Riva.

Il leader di Sel, ridendo, ha rivolto anche i suoi «complimenti» ad Archinà, in carcere il 27 novembre 2012 con le accuse di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. «DITE A RIVA CHE NON MI SONO DEFILATO». Non solo. Riferendosi al giornalista lo ha definito una «faccia di provocatore». Vendola, che ha affermato durante la chiamata di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, gli ha suggerito di «stringere i denti» di fronte a questi improvvisatori «senza arte né parte». E ha aggiunto: «Dite a Riva che il presidente non si è defilato».

VENDOLA ACCUSATO DI CONCUSSIONE. Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta 'Ambiente svenduto' nella quale è accusato di concussione e di fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell'Ilva. Vendola querela Il Fatto: «Non ridevo per i morti di tumore»

Nichi Vendola non si è scusato, ma ha dato mandato ai propri avvocati di sporgere querela ai responsabili dell'articolo on line pubblicato su Il Fatto Quotidiano.

«STRUMENTALIZZAZIONE». Secondo il comunicato della Regione Puglia, nel pezzo «si racconta, in modo volgarmente strumentale, di presunte risate del presidente suscitate dalle domande sulle morti per cancro. Come tutti invece possono tranquillamente constatare, il presidente era solo rimasto colpito dallo specifico episodio in cui Archinà, con un salto improvviso, si era avvicinato a un giornalista che stava intervistando Riva». «NON RIDEVA PER I MORTI». Quindi il motivo della risata è un altro: «È solo lo scatto di Archinà ad aver suscitato il sorriso di Vendola e non certamente il riferimento alla tragedia delle morti per cancro a Taranto. Su questo tema si registra invece, come si può constatare ascoltando la telefonata e non solo, l'attenzione del presidente Vendola testimoniata dalla sua storia politica e personale». IL M5S: «DISGUSTO, NON È CREDIBILE». I parlamentari pugliesi del Movimento 5 stelle però hanno attaccato: «Una sola parola. Disgusto. Vendola si dimetta da presidente regione Puglia, non è più credibile''.

Domanda del direttore de ilfattoquotidiano.it, Peter Gomez, 
a Nichi Vendola, 
nel corso del forum del Fatto dedicato ai candidati delle primarie del centrosinistra

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La telefonata con Archinà, addetto alle relazioni esterne dell'Ilva, 
si spiega semplicemente - secondo il governatore della Puglia - per i rapporti necessari ad affrontare i problemi aperti. 
"Con l'Ilva dovevamo tentare di mettere le centraline per monitorare la situazione. 
La telefonata estratta dal suo contesto è un'operazione lurida,
 un tentativo di sciacallaggio e di linciaggio''.
 Intervista di Silvia Garroni


VERAMENTE SCANDALOSO FARE SCOOP COSI, BASANDOSI SOLO SU PERSONALI E DISCUTIBILI INTUIZIONI. SI VEDE PROPRIO CHE NICHI VENDOLA HA SCHIACCIATO PIEDI PESANTI, HA "OSATO" SFIDARE I RIVA, GLI IMPERATORI DI TARANTO
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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giovedì 11 aprile 2013

Cosa Nostra : NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO



Dialogo fra Dario Fo e Giuseppina Manin. Anticipazione del libro che uscirà tra qualche settimana. “NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO”.
Il giorno 2 aprile 2013 arriva al Tribunale di Palermo una lettera di minaccia rivolta al PM Di Matteo tanto esplicita che la Questura si preoccupa subito di raddoppiare la scorta e le difese a protezione dei giudici del capoluogo di Sicilia cercando di bloccare i mafiosi che, con quell’avvisata, vogliono mettere l’accento sulla crisi politica e condizionarne gli esiti.
Ci risiamo con il clima di stragi o è soltanto una minaccia generica?


Ad ogni buon conto il 3 aprile 2013, su Il Fatto Quotidiano si può leggere proprio in prima pagina il testo di un messaggio intimidatorio spedito a firma di Cosa Nostra ai giudici antimafia di Palermo. L’avviso centrale inviato da un personaggio che si firma “un uomo d’onore della famiglia trapanese” è esattamente questo: “Niente comici e froci al governo”.
I commentatori più accorti dei comportamenti della criminalità mafiosa temono che si voglia ripristinare il clima del 1992 quando ebbe inizio una serie di stragi per tutta l’Italia da Roma a Firenze fino a Milano. E soprattutto i criminali misero a segno il massacro di Falcone e della sua scorta e qualche tempo appresso fecero saltare in aria una macchina con un enorme carico di tritolo che uccise Paolo Borsellino e gli uomini che lo accompagnavano.
Anche allora, quelle stragi ebbero inizio proprio durante il crollo della Prima Repubblica “sotto i colpi della crisi finanziaria, di Mani Pulite e della Lega Nord”.
Come oggi, la popolazione viveva in una situazione di vuoto di potere che allarmò la criminalità organizzata di Cosa Nostra. Marco Travaglio sottolinea che la malavita rischiava di perdere il controllo del sistema e quindi reagì con inaudita violenza, “con un mix di stragi e trattative che miravano a ‘destabilizzare per stabilizzare’ secondo l’ormai risaputo sistema della strategia della tensione”.
GIUSEPPINA: Ma con chi ce l’ha Cosa Nostra quando minaccia “guai a voi se eleggete froci e comici al governo?”.
DARIO: Beh, il comico evidentemente è Grillo, non certo Berlusconi, che ha un altro rapporto, ben diverso, con la criminalità organizzata della Sicilia. Un rapporto molto più affettuoso grazie all’intercessione dell’amico fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che giustamente si può vantare per le sue relazioni davvero pericolose con la mafia testimoniate da una condanna a 7 anni ribadita nell’ultimo processo.
GIUSEPPINA: Ho capito, ma l’altro veto, diciamo così, contro gli omosessuali a cui accenna la missiva minatoria a chi si rivolge? A Vendola forse?
DARIO: Ma no, per carità! E’ un personaggio siciliano naturalmente, rappresentante del Partito Democratico, si chiama Rosario Crocetta, che ha assunto il ruolo di Presidente della Regione Sicilia e che, oltretutto, in compagnia e grazie alle sollecitazioni dei consiglieri eletti fra i Cinque Stelle sta ottenendo un successo mai raggiunto da nessun altra amministrazione nella storia d’Italia.
GIUSEPPINA: Evidentemente quel successo è qualcosa che irrita terribilmente Cosa Nostra, soprattutto perché è di esempio nefasto verso la popolazione, che così può rendersi conto che anche in una regione manovrata dalla criminalità più potente d’Europa, se si posseggono le volontà e gli adeguati progetti si può addirittura gestire la vita di un’isola così vasta e difficile.
DARIO: Sì sì, certo è straordinario che il successo elettorale dei grillini abbia addirittura mosso l’attenzione della mafia. A parte il segnale deleterio di fondo che esprime: con un po’ di cinismo questa attenzione si può anche leggere come una manifestazione di stima.
GIUSEPPINA: Già, lo stesso compiacimento che sicuramente prova un agnello vedendosi ammirato da un branco di lupi che lo osservano con la bava alla bocca... Nonostante tutto quello che è successo, continuano a considerarlo un despota.
DARIO: Beh, speriamo che Beppe non si monti la testa. D’altra parte ad attenzioni del genere lui c’è abbastanza abituato. Basta leggere i commenti di quasi tutti i giornali della penisola ogni volta che esprime un giudizio o dichiara il proprio programma.
GIUSEPPINA: E’ vero, il complimento più comune è sempre quello di essere un despota, un tiranno, il capo supremo di una confraternita di semplici che della politica sanno solo per sentito dire.
DARIO: Poi, soprattutto ci sono i maître à penser che tracciano elogi davvero magniloquenti sull’intelligenza e sulla cultura dei due associati Casaleggio e Grillo da produrre subito un attacco di dissenteria spernacchiosa aritmica.
GIUSEPPINA: Dobbiamo però ammettere che Grillo ha fatto l’impossibile per far levitare un interesse addirittura morboso verso il suo personaggio e il movimento tutto. Quel rifiutare la presenza delle televisioni nazionali durante i suoi comizi, il nascondersi durante le visite delle troupe della RAI e di Mediaset, il negare la partecipazione ai talk show ai suoi seguaci e, soprattutto, gli insulti elargiti in una smoderata sequenza alla volta di giornalisti, uomini politici, commentatori e opinionisti vari di gran fama...
DARIO: Adesso poi che anche la mafia si interessa a lui, chi può più arrestare la sua popolarità? Sarebbe esaltante vederlo protetto da truppe armate dello Stato arrivare sistemato dentro un carro armato dal quale spunta solo la sua testa coperta da un casco guerresco.
GIUSEPPINA: Ci manca solo che il Papa in persona da San Pietro mandi un saluto affettuoso al caro fratello Beppe il genovese.
DARIO: No, meglio ancora, sarebbe di maggior valore se Papa Francesco lo paragonasse al Santo di Assisi dicendo: “Non io son degno di portare quel nome, ma Beppe, solo lui, il nostro giullare più amato. Anzi, mi rivolgo a voi miei fedeli per indicarvelo come l’unico degno di salire al Colle del Quirinale per assumere l’incarico di Presidente della Repubblica del nostro paese!
GIUSEPPINA: Beh mi pare che qui si stia un po’ esagerando...
DARIO: E allora eleggiamolo almeno Presidente del Consiglio, è il minimo che possiamo accettare.
A proposito di mafia: fra tutti i giornali usciti in Italia in questi giorni le minacce di morte ai giudici, agli omosessuali nonché ai comici – leggi Grillo – sono state riportate solo da tre giornali: il Fatto Quotidiano, il Corriere e La Repubblica in testa. Per quanto riguarda invece i telegiornali ben pochi hanno dato la notizia e sempre accennandola a malapena. Siamo arrivati proprio alla barbarie informativa più smaccata.
Infatti nessun’autorità di Stato e di governo pronuncia un monosillabo per dare solidarietà e sostegno ai magistrati nel mirino, “non parliamo ai froci e ai comici”. Come commenta giustamente Travaglio: “Immaginate se la lettera [mafiosa] dicesse ‘non vogliamo al governo il PD’ o ‘Monti’ o ‘Berlusconi’, sarebbe il titolo di apertura di tutti i giornali e tg”. Ma nel nostro caso la regola è il silenzio.
GIUSEPPINA: In compenso quasi tutti i giornali hanno riportato la notizia che il PG della Cassazione Gianfranco Ciani ha appena promosso un’azione disciplinare contro Di Matteo - proprio il giudice che ha ricevuto la minaccia di morte da Cosa Nostra - e la Ministra della Giustizia Paola Severino ha inviato al Procuratore Generale un elogio per l’azione prodotta, per altre ragioni ma legate all’insabbiamento della trattativa Stato-mafia.
DARIO: Ad ogni modo fa impressione il tempismo con cui ci si getta contro personaggi caduti sotto le attenzioni della mafia. Ha quasi il sapore di un biglietto di condoglianze in anticipo. Se succedesse il disastro se la caverebbero tutti a tempo debito con una bella corona di fiori di Stato e Amen.
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mercoledì 16 gennaio 2013

Servizio Pubblico : Monti, Bersani, Berlusconi


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 La partecipazione di Silvio Berlusconi all'ultima puntata di Servizio Pubblico ha suscitato un acceso dibattito in Rete sul reale vincitore del match televisivo. Ieri, in diretta streaming, il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha risposto alle domande dei lettori.

Servizio Pubblico, Monti e Bersani forse non andranno

La redazione del programma risponde su Facebook alle richieste degli spettatori





Dopo l'exploit della puntata di Servizio Pubblico con Silvio Berlusconi a quanto pare sono in molti ad aver chiesto alla redazione a quando l'invito degli altri leader politici.

A fronte delle tante richieste, ieri la redazione del programma ha risposto pubblicamente attraverso un messaggio su Facebook, dichiarando che "Il Senatore Monti e l'Onorevole Bersani non hanno fino ad oggi espresso né un'adesione né un esplicito rifiuto."

Quel "fino ad oggi" tuttavia lascia ancora una speranza. Insomma, ancora non è detta l'ultima parola...

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lunedì 22 ottobre 2012

I VERI effetti della legge PRO-Corruzione


I VERI effetti della legge PRO-Corruzione di Monti?
Ve li spiega lapidariamenteTravaglio:

"Gentili presidente Monti e ministra Severino, chi vi scrive è un tangentista. Niente di speciale, per carità: un tangentista medio, come ce ne sono tanti, che tira avanti come può. Una mazzetta oggi, una domani. Una volta le toghe rosse mi han beccato mentre incassavo una mazzetta come assessore comunale

e mi han costretto a patteggiare 5 anni per corruzione e concussione, sebbene io – su consiglio del mio avvocato, che è anche deputato – mi proclamassi innocente.
Impugnai il mio patteggiamento in Cassazione, sperando nella prescrizione, ma quei giudici infami me lo confermarono proprio in extremis.
 
 Fortuna che i miei reati (anzi, presunti reati) li avevo commessi prima del 2006, così beneficiai di 3 anni di sconto grazie all’indulto sinistra-destra. Mi rimasero 2 anni, che scontai comodamente in libertà senza passare dal carcere: il giudice mi affidò ai servizi sociali (una visitina ogni tanto a una comunità di ex tossici, che appena mi vedevano ricominciavano a drogarsi), perché diceva che dovevo reinserirmi nella società, anche se io mi sentivo già abbastanza inserito.
Appena la mia condanna finì sui giornali, il presidente B. mi notò e mi invitò ad Arcore per propormi una candidatura alle elezioni del 2008: gli si era liberato un posto nella quota condannati, non potendo rippresentare Previti per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Accettai e fui eletto deputato. Il mio nome era, ovviamente, nei primi posti della lista bloccata, in cambio di una bella sommetta, frutto delle mie vecchie refurtive, e di un certo numero di voti che avevo acquistato da un boss della ‘ndrangheta conosciuto casualmente in Regione Lombardia.
A Montecitorio, oltre al mio avvocato, incontrai un sacco di colleghi tangentari. Un’allegra rimpatriata. Pensavo di restare lì una ventina d’anni, come si usa, poi purtroppo iniziò a soffiare questo brutto vento di antipolitica. Non vi dico la mia angoscia quando si cominciò a parlare della vostra legge anticorruzione. Già il nome era decisamente brutto e maleaugurante. E poi la sostanza: si parlava di lotta a corrotti, concussori, compratori di voti, riciclatori di mazzette, evasori fiscali, falsificatori di bilanci. C’era addirittura un giornale che raccoglieva firme per spingere. Chissà che mi credevo, non ci ho dormito due notti. Poi il mio avvocato mi ha preso da una parte: “Tranquillo, questa legge la puoi votare anche tu”. E io: “Ma poi devo smettere di fare quel che ho sempre fatto”. E lui: “No, fidati, puoi continuare come e più di prima. Anzi, nessuno se ne accorgerà più, perché adesso abbiamo la legge anticorruzione e il governo degli onesti”.
 
Non ci volevo credere, poi ho controllato: mi son letto bene la legge e ho scoperto che aveva ragione lui. Gl’imprenditori che mi pagano tangenti potranno seguitare a FALSIFICARE I BILANCI e ad accumulare fondi neri senza pagarci le tasse. Io, come peraltro ho sempre fatto, dovrò solo stare attento a chiedergli le mazzette gentilmente, senza puntargli il coltello alla gola: così è CONCUSSIONE PER INDUZIONE, che d’ora in poi sarà addirittura un REATO MINORE, punito non più fino a 12 anni, ma fino a 8, così la PRESCRIZIONE scatta non più in 15 anni, ma in 10 anni (fosse stato così anche prima, mi sarei risparmiato il patteggiamento).
Le mazzette dovrò seguitare a reinvestirmele da solo, tanto l’AUTORICICLAGGIO continua a non essere reato. E, quando compro voti dal boss, devo stare attento a non pagarli in denaro, ma in favori, così il reato di voto di scambio non scatta. Ecco, signor presidente e signora ministra: io volevo semplicemente RINGRAZIARVI:
mi avevate tanto spaventato, ma poi ho capito che era tutto uno scherzo. Se la lotta alla corruzione è la vostra, ci sto anch’io. Sapete che già mi sento un po ’ tecnico anch'io?"


di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano



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mercoledì 23 settembre 2009

Il fatto quotidiano


Il fatto quotidiano



Il fatto quotidiano è il nuovo giornale gestito da soci giornalisti tutti con lo stesso potere decisionale. Il quotidiano è diretto da Padellaro e sarà in edicola a partire dal 23 settembre.

E’ da parecchio tempo che nel mondo dell’editoria non succedeva più qualcosa di veramente nuovo.
Dopo la sequenza di quei piccoli giornali distribuiti gratuitamente nelle metropolitane, nel panorama giornalistico dove è più facile che un giornale chiuda i battenti, anche a causa del nuovo mezzo “internet”, sta invece per uscire un nuovo quotidiano.
E questa non è l’unica cosa insolita, la novità è nella costituzione della testata. L’editore non è uno dei soliti grandi gruppi, una holding o un uomo esageratamente ricco, ma ci sono solo piccoli soci, inclusi anche i giornalisti e tutti allo stesso livello. Con questa società editoriale equamente condivisa, si vuole rappresentare una totale democrazia nella decisionalità.
Il non essere costituiti con fondi pubblici o di strutture con schieramenti politici, serve a poter garantire lo svincolo da influenze esterne o interessi dell’una o dell’altra parte che spesso influenzano le linee editoriali di molte pubblicazioni. E senza questi condizionamenti si dichiara di poter scrivere tutto anche di quelle notizie che nessuno dà o vuole dare.
La frase simbolo utilizzata nella campagna di informazione è “avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro e tutto vostro”.

Come primo approccio assolutamente innovativo, la direzione ha dichiarato che solo con il consenso e la volontà della gente ad acquistare il giornale, esso si sarebbe costituito e pubblicato.
Tramite il sito www.antefatto.it è stata lanciata dai primi di maggio una campagna abbonamenti che ha avuto un successo forse inaspettato e a fine luglio la soglia di pareggio fissata dei 10.000 abbonamenti già pagati era stata superata e sembra che si è già alla soglia dei 20.000. E tutto questo senza neppure avere visto una copia.

Altra novità introdotta è la possibilità, sempre a seguito di sottoscrizione di abbonamento, di ricevere la copia del giornale in formato elettronico, addirittura prima che il giornale sia in edicola.

In edicola lo troverete dal Martedì alla Domenica, al prezzo di 1,20€ e sarà di sedici pagine a colori. L’abbonamento ha un prezzo base di 290€ oppure di 400€ e come accennato include la ricezione del giornale in formato cartaceo e in formato di file via posta elettronica e un titolo di “abbonato sostenitore”.



Alla direzione c’è Antonio Padellaro, che, dopo carriera giornalistica al Corriere della Sera e a L’Espresso approdò come direttore all’Unità nel 2005. Dopo essere riuscito a recuperare tiratura contro ogni tendenza del periodo, ha deciso di intraprendere una nuova avventura con una redazione di giovani e con alcuni suoi storici collaboratori tra i quali Marco Travaglio (che Padellaro assunse all’Unità), Oliviero Beha (anche noto saggista), Antonio Tabucchi (Sostiene Pereira è una delle sue opere più famose) e uno dei “grandi vecchi” del giornalismo Furio Colombo.

La volontà è di essere soggetti, come dichiarato in varie occasioni da Padellaro, solo alla Costituzione della Repubblica Italiana, alle sue leggi, ai suoi diritti e ai suoi doveri di un’informazione libera da qualsiasi genere di vincolo e di condizionamento.

Dal 23 le penne (quelle che scrivono) si preparano a “combattere” nell’arena della stampa e della comunicazione magari rifacendosi al detto “ne uccide più la penna che la spada”, i tempi sono però cambiati, bisogna vedere cosa succederà.
Per il momento l’appuntamento è il 23 Settembre per il primo numero in edicola.

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