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venerdì 17 luglio 2015

LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO


"Grazie caro papà"

STUPENDA LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO.
Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta,,,


dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola...
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BLOG DI CIPIRI: LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO: "Grazie caro papà". STUPENDA LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO. DA FAR GIRARE E LEGGERE Il primo pomeriggio di ...








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venerdì 19 luglio 2013

LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO


"Grazie caro papà".

STUPENDA LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO.

DA FAR GIRARE E LEGGERE

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.

Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre. Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.

Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii. Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta. Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.

D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.

Manfredi Borsellino

( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, 
curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

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giovedì 11 aprile 2013

Cosa Nostra : NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO



Dialogo fra Dario Fo e Giuseppina Manin. Anticipazione del libro che uscirà tra qualche settimana. “NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO”.
Il giorno 2 aprile 2013 arriva al Tribunale di Palermo una lettera di minaccia rivolta al PM Di Matteo tanto esplicita che la Questura si preoccupa subito di raddoppiare la scorta e le difese a protezione dei giudici del capoluogo di Sicilia cercando di bloccare i mafiosi che, con quell’avvisata, vogliono mettere l’accento sulla crisi politica e condizionarne gli esiti.
Ci risiamo con il clima di stragi o è soltanto una minaccia generica?


Ad ogni buon conto il 3 aprile 2013, su Il Fatto Quotidiano si può leggere proprio in prima pagina il testo di un messaggio intimidatorio spedito a firma di Cosa Nostra ai giudici antimafia di Palermo. L’avviso centrale inviato da un personaggio che si firma “un uomo d’onore della famiglia trapanese” è esattamente questo: “Niente comici e froci al governo”.
I commentatori più accorti dei comportamenti della criminalità mafiosa temono che si voglia ripristinare il clima del 1992 quando ebbe inizio una serie di stragi per tutta l’Italia da Roma a Firenze fino a Milano. E soprattutto i criminali misero a segno il massacro di Falcone e della sua scorta e qualche tempo appresso fecero saltare in aria una macchina con un enorme carico di tritolo che uccise Paolo Borsellino e gli uomini che lo accompagnavano.
Anche allora, quelle stragi ebbero inizio proprio durante il crollo della Prima Repubblica “sotto i colpi della crisi finanziaria, di Mani Pulite e della Lega Nord”.
Come oggi, la popolazione viveva in una situazione di vuoto di potere che allarmò la criminalità organizzata di Cosa Nostra. Marco Travaglio sottolinea che la malavita rischiava di perdere il controllo del sistema e quindi reagì con inaudita violenza, “con un mix di stragi e trattative che miravano a ‘destabilizzare per stabilizzare’ secondo l’ormai risaputo sistema della strategia della tensione”.
GIUSEPPINA: Ma con chi ce l’ha Cosa Nostra quando minaccia “guai a voi se eleggete froci e comici al governo?”.
DARIO: Beh, il comico evidentemente è Grillo, non certo Berlusconi, che ha un altro rapporto, ben diverso, con la criminalità organizzata della Sicilia. Un rapporto molto più affettuoso grazie all’intercessione dell’amico fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che giustamente si può vantare per le sue relazioni davvero pericolose con la mafia testimoniate da una condanna a 7 anni ribadita nell’ultimo processo.
GIUSEPPINA: Ho capito, ma l’altro veto, diciamo così, contro gli omosessuali a cui accenna la missiva minatoria a chi si rivolge? A Vendola forse?
DARIO: Ma no, per carità! E’ un personaggio siciliano naturalmente, rappresentante del Partito Democratico, si chiama Rosario Crocetta, che ha assunto il ruolo di Presidente della Regione Sicilia e che, oltretutto, in compagnia e grazie alle sollecitazioni dei consiglieri eletti fra i Cinque Stelle sta ottenendo un successo mai raggiunto da nessun altra amministrazione nella storia d’Italia.
GIUSEPPINA: Evidentemente quel successo è qualcosa che irrita terribilmente Cosa Nostra, soprattutto perché è di esempio nefasto verso la popolazione, che così può rendersi conto che anche in una regione manovrata dalla criminalità più potente d’Europa, se si posseggono le volontà e gli adeguati progetti si può addirittura gestire la vita di un’isola così vasta e difficile.
DARIO: Sì sì, certo è straordinario che il successo elettorale dei grillini abbia addirittura mosso l’attenzione della mafia. A parte il segnale deleterio di fondo che esprime: con un po’ di cinismo questa attenzione si può anche leggere come una manifestazione di stima.
GIUSEPPINA: Già, lo stesso compiacimento che sicuramente prova un agnello vedendosi ammirato da un branco di lupi che lo osservano con la bava alla bocca... Nonostante tutto quello che è successo, continuano a considerarlo un despota.
DARIO: Beh, speriamo che Beppe non si monti la testa. D’altra parte ad attenzioni del genere lui c’è abbastanza abituato. Basta leggere i commenti di quasi tutti i giornali della penisola ogni volta che esprime un giudizio o dichiara il proprio programma.
GIUSEPPINA: E’ vero, il complimento più comune è sempre quello di essere un despota, un tiranno, il capo supremo di una confraternita di semplici che della politica sanno solo per sentito dire.
DARIO: Poi, soprattutto ci sono i maître à penser che tracciano elogi davvero magniloquenti sull’intelligenza e sulla cultura dei due associati Casaleggio e Grillo da produrre subito un attacco di dissenteria spernacchiosa aritmica.
GIUSEPPINA: Dobbiamo però ammettere che Grillo ha fatto l’impossibile per far levitare un interesse addirittura morboso verso il suo personaggio e il movimento tutto. Quel rifiutare la presenza delle televisioni nazionali durante i suoi comizi, il nascondersi durante le visite delle troupe della RAI e di Mediaset, il negare la partecipazione ai talk show ai suoi seguaci e, soprattutto, gli insulti elargiti in una smoderata sequenza alla volta di giornalisti, uomini politici, commentatori e opinionisti vari di gran fama...
DARIO: Adesso poi che anche la mafia si interessa a lui, chi può più arrestare la sua popolarità? Sarebbe esaltante vederlo protetto da truppe armate dello Stato arrivare sistemato dentro un carro armato dal quale spunta solo la sua testa coperta da un casco guerresco.
GIUSEPPINA: Ci manca solo che il Papa in persona da San Pietro mandi un saluto affettuoso al caro fratello Beppe il genovese.
DARIO: No, meglio ancora, sarebbe di maggior valore se Papa Francesco lo paragonasse al Santo di Assisi dicendo: “Non io son degno di portare quel nome, ma Beppe, solo lui, il nostro giullare più amato. Anzi, mi rivolgo a voi miei fedeli per indicarvelo come l’unico degno di salire al Colle del Quirinale per assumere l’incarico di Presidente della Repubblica del nostro paese!”
GIUSEPPINA: Beh mi pare che qui si stia un po’ esagerando...
DARIO: E allora eleggiamolo almeno Presidente del Consiglio, è il minimo che possiamo accettare.
A proposito di mafia: fra tutti i giornali usciti in Italia in questi giorni le minacce di morte ai giudici, agli omosessuali nonché ai comici – leggi Grillo – sono state riportate solo da tre giornali: il Fatto Quotidiano, il Corriere e La Repubblica in testa. Per quanto riguarda invece i telegiornali ben pochi hanno dato la notizia e sempre accennandola a malapena. Siamo arrivati proprio alla barbarie informativa più smaccata.
Infatti nessun’autorità di Stato e di governo pronuncia un monosillabo per dare solidarietà e sostegno ai magistrati nel mirino, “non parliamo ai froci e ai comici”. Come commenta giustamente Travaglio: “Immaginate se la lettera [mafiosa] dicesse ‘non vogliamo al governo il PD’ o ‘Monti’ o ‘Berlusconi’, sarebbe il titolo di apertura di tutti i giornali e tg”. Ma nel nostro caso la regola è il silenzio.
GIUSEPPINA: In compenso quasi tutti i giornali hanno riportato la notizia che il PG della Cassazione Gianfranco Ciani ha appena promosso un’azione disciplinare contro Di Matteo - proprio il giudice che ha ricevuto la minaccia di morte da Cosa Nostra - e la Ministra della Giustizia Paola Severino ha inviato al Procuratore Generale un elogio per l’azione prodotta, per altre ragioni ma legate all’insabbiamento della trattativa Stato-mafia.
DARIO: Ad ogni modo fa impressione il tempismo con cui ci si getta contro personaggi caduti sotto le attenzioni della mafia. Ha quasi il sapore di un biglietto di condoglianze in anticipo. Se succedesse il disastro se la caverebbero tutti a tempo debito con una bella corona di fiori di Stato e Amen.
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venerdì 5 ottobre 2012

LINKS: 5/10/2012 I DIRITTI NON SI MERITANO, SI CONQUISTAN...


SI MERITANO O SI CONQUISTANO!!!

La protesta degli studenti

Un lungo serpentone di studenti, di gran parte degli istituti superiori Palermitani inaugura l'autunno caldo. Durante tutto il corteo cori e cartelli esposti se la prendono con il governo Monti, tra gli slogan "Siete bravi solo a tagliare" e "la riforma fatela davvero libri di testo a costo zero". Sul finire del corteo davanti la presidenza della regione, sono state bruciate le tessere elettorali. "In una Palermo sommersa dai soliti poster elettorali -- si legge in una nota -- alla luce dei recenti scandali che hanno inguaiato i politici regionali ( regione Lazio , Lombardia per il pdl ma anche Emilia e Puglia per il Pd) gli studenti hanno bruciato un centinaio di tessere elettorali esponendo uno striscione "nessuna fiducia nella casta". "Il nostro modo di dire la nostra sulle elezioni regionali -- dichiara Bianca Giammanco -- studentessa del liceo Umberto I ed esponente del Coordinamento "Studenti Medi Palermo" -- ennesima vuota passerella di politici che andrà a riscaldare le poltrone del parlamento regionale senza produrre altro che "tagli per il mondo della formazione e sacrifici per i piu' deboli", mentre per loro aumenteranno sempre privilegi e vitalizi. Molti di noi -- continua Giammanco -- saranno quest'anno per la prima volta chiamati ad esprimere un voto per le elezioni Siciliane che verranno. Ecco allora il nostro modo di fare capire che se ne devono andare tutti a casa perché' la crisi hanno contribuito a crearla loro politici di tutti i colori. Bisogna rimettere al centro la scuola e invitiamo non solo gli studenti che lo hanno fatto oggi ma tutti i Siciliani a scendere in piazza per bloccare l'austerita' e le politiche di rigore".
VIDEO : MILANO TORINO PALERMO
GUARDA QUI ...
LINKS: 5/10/2012 I DIRITTI NON SI MERITANO, SI CONQUISTAN...: La protesta degli studenti a Milano  - -Le immagini della manifestazione a Milano - - Torino, alla manifestazione degli student...
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http://cipiri12.blogspot.it/2012/04/diaz-dont-clean-up-this-blood.html

GENOVA NON È FINITA: FIRMA L’APPELLO

http://cipiri.blogspot.it/2012/06/genova-non-e-finita-firma-lappello.html
GENOVA NON È FINITA.
DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA…
APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA
La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.-

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martedì 4 settembre 2012

BLOG DI CIPIRI: Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carlo Alberto Dalla Chiesa


Mafia: Grasso,

 e' stata accertata tutta la verita' su Dalla Chiesa ?

''Tutti gli esecutori materiali dell'eccidio Dalla Chiesa, nonche' i mandati del vertice mafioso sono stati condannati, ma si puo' affermare che tutta la verita' e' stata accertata'? Dobbiamo continuare a indagare per svelare anche dopo anni le trame e i misteri nascosti sulla sua morte''. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha ricordato, nel trentesimo anniversario dell'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. ''L'immagine delle loro vite - ha aggiunto Grasso - si ferma con un braccio del prefetto sulla moglie, in un vano tentativo di proteggerla e con il capo chino sul parabrezza, unico modo per fargli chinare la testa diranno poi i figli. Ancora oggi provo sentimenti di rabbia e di commozione, ma anche di sgomento e impotenza di fronte all'arrogante violenza mafiosa di quei tempi''.

 Palermo ricorda il generale Dalla Chiesa

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L'esempio di un uomo, l'indifferenza di uno stato

27 settembre 1920
3 settembre 1982

Carlo Alberto Dalla Chiesa,
generale dei Carabinieri, noto per il suo impegno nella lotta contro il terrorismo delle brigate rosse prima e alla mafia poi, di cui sarà vittima,,,

BLOG DI CIPIRI: Carlo Alberto Dalla Chiesa: . L'esempio di un uomo, l'indifferenza di uno stato 27 settembre 1920 3 settembre 1982 Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Car...

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giovedì 1 marzo 2012

Palermo è allo sfascio morale e materiale



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Non ci sono solo anni di di amministrazione Cammarata che hanno ridotto all'osso questa città ma una crisi economica che nel nostro territorio si traduce in migliaia di nuovi disoccupati.
Il lavoro a Palermo è stato da sempre un grave problema ma adesso anche chi ha un posto che un tempo poteva sembrare “sicuro” ha poco da stare tranquillo: i negozi storici che chiudono sono solo l'esempio del cambio epocale che stiamo tutti vivendo.



Anni di amministrazione Cammarata hanno portato questa città oltre ogni limite, il biglietto dell'autobus a 1,30 €, un costo che non esiste da nessuna parte in Italia e che è pari solo al (dis)-servizio reso che non ha ugualmente pari in nessuna grande città in Italia. Una città che avrebbe un potenziale di turismo immenso ma stracolma di rifiuti e con la TARSU alle stelle e le municipalizzate completamente in perdita. Per non parlare poi degli scandali di questi anni.

Diego Cammarata – il sindaco che non abbiamo avuto – si è dimesso qualche mese prima della scadenza del suo mandato e ha lasciato il comune in gravissimi problemi finanziari.
Tanto che si parla sempre più insistentemente dissesto/bancarotta del comune di Palermo.
Ma la legge parla chiaro ed è il decreto 267/2000 che ci dice:
“nel caso si dichiari dissesto finanziario in un comune, sindaco e CONSIGLIERI COMUNALI non possono ricandidarsi perché ritenuti RESPONSABILI”
Tutto questo è inaccettabile e come libero elettore vorrei saperlo prima delle elezioni di Maggio e non saperlo dopo come accaduto con i brogli elettorali accertati dalla magistratura per le ultime elezioni.

Ma fortunatamente vivo in una città che non è solo questo...

Vivo in una città bellissima che nonostante i rifiuti nelle strade, nonostante gli allagamenti per una piccola pioggia, nonostante le periferie nel completo abbandono, sa regolare emozioni che sono uniche al mondo.
Non è solo il suo immenso patrimonio artistico e culturale che attraversa secoli e secoli di storia, non è solo il suo mare e il suo promontorio “il più bello del mondo” come lo definì Goethe, Palermo è anche la storia di uomini straordinari che per questa città e per questa terra hanno dato anche la vita. Uomini e donne spesso sconosciuti ai più.

Queste vite spezzate, questo sangue versato ha costruito un muro invisibile , un muro che non è tra destra e sinistra ma tra chi ama questa città e lotta per la sua rinascita e chi la usa per abitudine per i suoi sporchi affari e le sue sporche clientele.
A Palermo lo diciamo tutti: c'è bisogno di una rivoluzione.




 E Rita Borsellino si è messa a disposizione di questa rivoluzione.
Qualcuno dice: ma che c'entra Rita Borsellino con la sinistra ? Ma Paolo Borsellino non era di destra ? Si, Paolo Borsellino era di destra, come Falcone o Caponnetto erano di sinistra.
Questi uomini del pool antimafia, di diverse culture politiche, capirono che per cambiare Palermo bisognava lavorare insieme e che non ha importanza che tu sia di destra o di sinistra. E anche altri prima di loro. e dopo di loro altri lo capirono, capirono che qui a Palermo esiste un muro tutto nostro e che tu devi scegliere da che parte stare.
Sbaglia chi crede che Rita Borsellino si sia messa a disposizione di una parte politica: Rita si è messa a disposizione diun'intera città.
Sbaglia chi crede maliziosamente che Rita Borsellino ha avuto “la fortuna di avere un fratello ammazzato dalla mafia” perché chi crede davvero questo innanzi tutto non conosce la storia personale di Rita Borsellino e poi – ancora peggio - non ha compreso veramente il sacrificio di Paolo Borsellino per questa terra.
La storia di un uomo che insieme ad altri uomini si mise al servizio di questa terra, e neanche allora - i ben pensanti di cui è piena Palermo - si risparmiarono di accusare questi uomini di volere fare carriera perché neanche allora si risparmiarono i veleni.

Perché l'amore per questa terra, l'amore per questa città, non è di destra e neanche di sinistra.

Si sbaglia chi accusa Rita Borsellino di essere il candidato delle "segreterie dei partiti ", niente di più falso, io ad esempio non faccio parte di nessun partito, non mi devo candidare alle elezioni e soprattutto nessuno mi ha promesso un posto di lavoro che sarebbe di altri.
Chi mette in giro queste voci a Palermo ? E perché ? Quali interessi ci sono veramente dietro ?

Voglio chiedere a tutti i palermitani e le palermitane di fare almeno una volta uno sforzo: credere in un sogno comune insieme a me e tanti, tantissimi altri ragazzi.
Una grande donna si è messa a disposizione di questa città nonostante la grave situazione del comune e tutte le responsabilità e le polemiche che ciò comporta.
Mi appello a tutti i palermitani e le palermitane dalla coscienza pulita e anche a quelli che la coscienza proprio pulita non hanno : da quale parte del muro oggi volete stare ? volete ancora questa città ridotta cosi ? Quale futuro volete avere per i vostri figli, i vostri i nipoti, i figli dei vostri amici ?
Il palermitano pecorone dice sempre le stesse frasi: “le cose non cambieranno mai...” e poi è sempre pronto a svendersi al primo politico di turno....ma se non lo vogliamo noi, tutti insieme, giorno dopo giorno allora si che le cose non cambieranno mai.
Rita Borsellino è una libera cittadina che crede che questa città si possa cambiare e potrebbe innescare una scintilla,un'inversione di tendenza.
Il ruolo di primo cittadino è oltre che pratico anche simbolico per il buon funzionalmento di una comunità territorile che ha bisogno di ritrovare una dimensione perduta: il bene comune.
Sostenere Rita Borsellino in questa battaglia non può che essere un inizio. Un grande inizio di rinnovamento.
Quest'anno ironia della sorte ricorrono proprio i 20 anni dalle feroci stragi di mafia dei nostri giudici, facciamone un occasione per una nuova primavera,
una nuova primavera di questa città....

Simone Cappellani


SCANDALI  SICILIANI

 855 FORESTALI

 DI CUI 841 UFFICIALI

 E NIENTE FORESTE


Sembra uno scherzo, ma non lo è:

i forestali in Sicilia nel 2011 mostrano tutto il paradosso delle amministrazioni pubbliche e dell’utilizzo del posto fisso per fini occupazionali. Se la sproporzione tra guardie forestali tra regioni del nord e regioni del sud fa sempre notizia ora dobbiamo parlare di un altro aspetto della situazione, il fatto che in regioni come la Sicilia ci siano molti più comandanti che comandati. La regione siciliana, infatti, può contare si 841 commissari e ispettori, cioè agenti di polizia forestale di grado elevato, ma soltanto su 14 agenti. Come un esercito dove ci sono il 95% di generali e colonnelli e soltanto il 5% di soldati che devono combattere. Per fare un confronto in tutto il resto d’Italia i commissari e ispettori sono 428 e la forza totale degli agenti è di 7111.

Molti di questi graduati chiaramente svolgono compiti inferiori e l’organico in Sicilia è comunque molto più alto di regioni con grande estensione di verde come Friuli o Valle d’Aosta che hanno soltanto 298 agenti la prima e 157 la seconda.

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giovedì 12 agosto 2010

Ciancimino abbandona Palermo



MAFIA. «Hanno vinto loro, io esco di scena». La lettera con un proiettile di kalashnikov e minacce nei confronti del figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea di cinque anni, ha sortito il primo effetto.

«Hanno vinto loro, io esco di scena». La lettera con un proiettile di kalashnikov e minacce nei confronti del figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea di cinque anni, ha sortito il primo effetto. Nella missiva, recapitata lunedì mattina nell’abitazione palermitana della famiglia Ciancimino, si leggeva: «Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli. Lei e i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo. Lei e i suoi amici magistrati sarete la causa di tutto».

Da qui la decisione più estrema, dopo che in un primo momento Ciancimino jr aveva annunciato che non avrebbe risposto più ai magistrati. «È una vigliaccata, prendersela con un bambino di cinque anni – ha detto a caldo Massimo Ciancimino – Non renderò più interrogatori, chiederò anche il ritiro del mio libro (Don Vito, scritto con il bravo giornalista Francesco La Licata, uno dei massimi esperti di mafia in Italia)». Ora, il testimone di mafia ha gettato la spugna. E ieri ha lasciato Palermo con la famiglia: «D’ora in poi, starò in silenzio, così divento anche io un eroe, come quelli che vengono esaltati da qualcuno».

L’ultima uscita pubblica è stata il 5 agosto. Nel corso della rassegna Cortina Incontra, il figlio dell’ex sindaco di Palermo e affiliato di Cosa nostra Vito ha detto di conoscere il nome del “signor Franco”, l’uomo dei servizi segreti che avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra Stato e mafia all’inizio degli anni Novanta.

«Conosco il suo nome e l’ho già riferito alla magistratura – ha detto Ciancimino -. Non tutto quello che viene scritto sui giornali – ha aggiunto – corrisponde al contenuto delle mie dichiarazioni. Io ho dato volto e nome a questo personaggio ed ora, in qualità di teste, sto lavorando con la magistratura per mettere a fuoco il personaggio».

Un lavoro interrotto in maniera brusca e traumatica. Nella stessa occasione, Ciancimino aveva raccontata della vergogna per il nome che porta: «La decisione principale per cui ho deciso di raccontare quanto so e di scrivere questo libro (sempre riferito a “Don Vito”) è di evitare che mio figlio provi un sentimento simile nei miei confronti».

DI : Vincenzo Mulè

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giovedì 15 luglio 2010

19 LUGLIO 1992, strage di Stato, Paolo Borsellino e scorta

19 LUGLIO 1992
Questa è la data della strage di Stato in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta in Via D’Amelio a Palermo. Le Agende Rosse anche quest’anno tornano a Palermo per il presidio in una tre giorni di interventi e di marcia verso il castello di Utveggio, luogo da cui fu azionata la bomba.
Non tutti hanno la possibilità di recarsi in Sicilia, è per questo motivo che la redazione di www.19luglio1192.com con Salvatore Borsellino ha così deciso, tramite gli amministratori territoriali, di organizzare le dirette streaming in tutte le città d’Italia.
Per la nostra zona: Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna sarà allestito lo schermo in Piazza Del Popolo a Ravenna dalle ore 16,00 alle ore 19,00. Alle ore 16,55 il minuto di silenzio.
Preghiamo la massima diffusione dell’appuntamento per dar modo a tutti di partecipare. La partecipazione è a titolo personale, non sono consentiti simboli di partito.
Le copie delle agende rosse saranno reperibili nella Piazza su piccola offerta per coprire le spese di stampa.

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lunedì 12 luglio 2010

Mondezza sicilienne e la belle époque berlusconienne


Le Monde-zza sicilienne, la belle époque berlusconienne


di Helene Benedetti
Il quotidiano francese “Le Monde” definisce Palermo “Città Pattumiera”, la stampa e la TV italiana non sembrano essersene accorti.
Palermo è amministrata dal centrodestra, quindi la stampa nazionale di regime non racconta che il suo primo cittadino, il sindaco Diego Cammarata(PDL),  non è capace di risolvere uno dei principali problemi della sua città.
L’emergenza immondizia sta soffocando i cittadini palermitani nonostante i 230 milioni di euro piovuti dal Governo Berlusconi.
L’AMIA, azienda comunale che si occupa dei rifiuti a Palermo, è composta da 12 componenti fra Direttori e Amministratori, sono stati nominati direttamente dal sindaco Cammarata. Quest’azienda è riuscita a creare un buco di 180 milioni di euro grazie all’assunzione di 300 persone senza concorso pubblico, e facendo ricchi contratti con fornitori. Nel buco dei 180 milioni di euro rientrano anche le spese di sfarzosi viaggi a Dubai giustificati dalla scusa di voler importare un nuovo modello di differenziata… ma sempre nella “munnizza” si vive.
Il Consiglio Comunale ha pensato bene di far pagare i debiti accumulati dall’AMIA ai cittadini palermitani proponendo di aumentare dell’83% la TARSU (tassa dell’immondizia), ottenendo poi, grazie all’opposizione, un aumento del 54%; ovviamente, l’aumento della tassa sarà addebitato anche a quei cittadini che a Dubai non sono mai andati.
Nonostante il sindaco abbia aumentato la TARSU del 54%, l’emergenza rifiuti a Palermo non è stata ancora risolta.

Il problema a monte è la discarica di Bellolampo con le sue 4 vasche piene che non permette più ai camion dell’AMIA di scaricare i rifiuti, tutto questo nonostante i 12 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Sicilia nel maggio 2010 sotto forma di anticipazione per bonificare la discarica ad alto rischio allarme percolato, che, nonostante tutto, ancora oggi, non ha risolto il problema.
pubblica il tuo progetto su www.neolancer.it . Quella della discarica di Bellolampo, già sotto inchiesta per l’allarme percolato, liquido tossico prodotto dai rifiuti dell’acqua piovana, rischia di trasformarsi in una vera e propria bomba ecologica.

Il 24 giugno c’è stata una riunione fra:

Diego Cammarata (sindaco di una Palermo soffocata dall’immondizia)

Stefania Prestigiacomo (ministro di un ambiente che questo governo sta distruggendo irreparabilmente)

Guido Bertolaso (l’uomo che non seppe gestire i rifiuti in Campania, figuriamoci quelli di Palermo)

Dei tre non abbiamo ancora la misura del peggiore, ma un fatto è certo,questi nomi messi insieme, o anche singolarmente, possono partorire solo uno dei tanti miracoli che ci ha regalato questo Governo.

Il 10 luglio 2010 si apprende che Silvio Berlusconi ha nominato Raffaele Lombardo commissario straordinario per L’emergenza rifiuti in Sicilia, lo stato di emergenza è stato decretato fino al dicembre 2012.

Questo significa che Silvio Berlusconi ha dato pieni poteri ad un uomo che dal 29 marzo 2010 risulta essere indagato dalla Procura della Repubblica di Catania per concorso esterno in associazione mafiosa per aver avuto, in campagna elettorale, il sostegno della mafia.

Raffaele Lombardo, in quanto commissario straordinario, avrà il potere di gestire in tutta tranquillità i 200 milioni di euro dei fondi FAS destinati per l’emergenza rifiuti, con la beata nomina avrà la possibilità di assegnare anche i lavori senza gare d’appalto dove neanche la Corte dei Conti potrà monitorarne costi e risultati.

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venerdì 13 novembre 2009

Palermo e provincia sommerse dai rifiuti



Palermo e provincia sommerse dai rifiuti

Cassonetti stracolmi e cumuli di rifiuti per strada dati alle fiamme: è ormai l’ordinaria amministrazione a Palermo e provincia. Stamattina i sindaci e gli amministratori di 65 comuni sono scesi in piazza nel capoluogo siciliano. In testa il sindaco di Bagheria, dove in queste ore si registra la situazione più grave e dove, per motivi igienico-sanitari, da ieri sono chiuse paese le scuole. Per lunedì, i comuni si preparano alla serrata degli uffici pubblici.

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