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lunedì 30 maggio 2011
Ballottaggi, trionfi a Milano a Napoli, in tutta Italia l'onda del centrosinistra
L'ULTIMA SPALLATA LA DAREMO IL 12 E13 GIUGNO 4 SI PER AFFONDARE IL GOVERNO DI OSSO MASTROSSO E CARCAGNOSSO
Ballottaggi, trionfi a Milano a Napoli
in tutta Italia l'onda del centrosinistra
L'urna premia i candidati dell'opposizione. Successi in decine di comuni. La sorpresa di Trieste e Cagliari. Poi Gallarate, Arcore, Novara, Grosseto, Crotone, Grosseto. Il Pdl si consola con Cosenza, Rovigo, Varese e Iglesias
di MATTEO TONELLI
ROMA - I numeri parlano chiaro. Dopo i successi di Bologna e Torino al primo turno, l'onda lunga del controsinistra fa sentite i suoi effetti in tutta Italia, con i candidati del centrodestra subiscono praticamente ovunque severe sconfitte. A Milano 1 Giuliano Pisapia riconquista la città dopo 18 anni di governo di centrodestra, mentre, a Napoli 2, Luigi de Magistris surclassa senza storia il rivale del Pdl, Gianni Lettieri. Insomma, con le sole eccezioni di Rovigo, Varese e Cosenza, il centrosinistra registra un'avanzata generalizzata in tutti i Comuni impegnati nei ballottaggi. Una tendenza netta: Novara, Trieste, Grosseto, Cagliari, Pordenone, Trieste, Crotone, per citare i Comuni maggiori a Nord come a Sud, segnalano il successo dei candidati di centrosinistra. E anche nei comuni più piccoli, come Casoria, Chioggia e Melfi, le cose non cambiano. Il bilancio dei comuni capoluogo vede il centrosinistra passare da 20 a 23 e il centrodestra scendere da 13 a 7.
Significativo il risultato di Cagliari dove il centrosinistra strappa il Comune al centrodestra: nel capoluogo isolano Massimo Zedda batte Massimo Fantola e conquista la poltrona di sindaco. A Trieste il centrodestra cede sia alla Provincia sia al Comune. Alla Provincia la presidente uscente Maria Teresa Bassa Poropat (Pd) si conferma e batte Giorgio Ret (Pdl). In Comune il Pd con Roberto Cosolini supera Roberto Antonione (Pdl).
Anche Novara passa del centrodestra al centrosinistra: Andrea Ballare' supera Mauro Franzinelli. A Grosseto Emilio Bonifazi (centrosinistra) si conferma sindaco, battendo il candidato del centrodestra Mario Lolini. A Varese, invece, il centrodestra resiste: Attilio Fontanaresta primo cittadino battendo Luisa Oprandi. A Cosenza il comune cambia bandiera. Il centrosinistra, che al primo turno si era diviso, perde e vede Mario Occhiuto diventare primo cittadino. A Rovigo successo e conquista del comune per il centrodestra: Bruno Piva batte Federico Frogato. Il centrosinistra, invece, conferma il comune di Pordenone (Pedrotti con il 60% dei voti), Rimini (Andrea Gnassi al 53,48%) e strappa Crotone al centrodestra (Peppino Vallone supera Dorina Bianchi).
Simbolica infine la vittoria del centrosinistra ad Arcore, a due passi da Villa San Martino, residenza del premier. Rosalba Colombo ha battuto Enrico Perego (che lascia la poltrona di sindaco). Ennesimo dispiacere per il Cavaliere. Altrettanto simbolica anche Gallarate, con la spaccatura tra Carroccio e Pdl al primo turno. Al ballottaggio si affrontavano il candidato del Pdl Massimo Bossi, e quello del centrosinistra Edoardo Guenzani, essendo rimasta esclusa la leghista Giovanna Bianchi Clerici. Dopo il primo turno la Lega era stata chiara e aveva dirottato i suoi consensi sul candidato democratico. Fallisce, invcece, la corsa solitara del Carroccio a Rho, nel milanese. Fabrizio Cecchetti ha dovuto lasciare il passo a Pietro Romano (Pd, Idv e Sel). Una sconfitta di misura, circa 500 voti, che consegna il sindaco di Rho al centrosinistra con il 50,80% contro il 49,20%. Il centrodestra (Udc-Pdl-Psda) strappa al ballottaggio al centrosinistra il sindaco di Iglesias con il 52,48% dei voti.
Provinciali. Il centrosinistra rimonta a Pavia e conquista la provincia strappandola al centrodestra. Daniele Bosone, ottiene il 51,2% dei consensi contro il candidato appoggiato da Pdl e Lega nord Ruggero Invernizzi con il 48,7%. A Vercelli, il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti ha battuto, all'ultimo voto, il candidato del centrosinistra,Luigi Bobba. A Macerata, invece, vince il candidato del centrosinistra Antonio Pettinari che batte Franco Capponi. Successo analogo anche a Trieste dove il centrosinistra conferma Maria Teresa Bassa Poropat. Reggio Calabria, invece, resta al centrodestra che conferma Giuseppe Raffa (52,66%). A Mantova, invece, vince il centrosinistra con Alessandro Pastacci (52,2%)
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giovedì 18 giugno 2009
L'Onda verde iraniana in piazza per il quinto giorno
L'Onda verde iraniana in piazza per il quinto giorno
Sarah Di Nella
Per il quinto giorno consecutivo l'Onda verde scende in piazza per denunciare presunti brogli elettorali. Dal suo sito il riformista Moussavi chiede ancora una volta la ripetizione delle elezioni. Il regime minaccia chi protesta, in piazza e sul web.
In Iran il regime degli ayatollah ha accusato i media stranieri di essere «il megafono dei rivoltosi», e minaccia azioni legali contro chi usa internet per alimentare la protesta. Ma l’opposizione non cede e si prepara al quinto giorno di proteste contro i presunti brogli alle elezioni presidenziali. I sostenitori di Mir Hossein Moussavi hanno convocato una nuova manifestazione, ma intanto Mahmoudh Ahamdinejad insiste che le elezioni di venerdì scorso non sono state truccate e che 25 milioni di voti sono una conferma per il suo governo.
Ora che i giornalisti stranieri sono stati confinati negli alberghi, i Guardiani della rivoluzione – i pasdaran – se la prendono con il web, nel mirino i media online, i blogger e i socialnetwork. Secondo i media statunitensi, il dipartimento di stato Usa ha chiesto a Twitter di sospendere la manutenzione del sito che si è di fatto sostituito ai mezzi di comunicazione tradizionali. Un esempio della «e-diplomacy» cara a Hillary Clinton. In un comunicato il ministero «raccomanda di cambiare il loro scorretto rapporto con gli avvenimenti iraniani» e avverte che «al momento opportuno, e senza alcuna esitazione, i nemici dell’unità nazionale iraniana saranno messi sotto scacco».
Il procuratore della Repubblica di Isfahan, nell’Iran centrale, ha fatto sapere che le persone arrestate per i disordini potrebbero essere condannate a morte. «Il codice penale islamico – ha dichiarato il magistrato – prevede la pena di morte per coloro che creano danneggiamenti e incendi, considerandoli Mohareb, nemici di dio».
Nel pomeriggio l’Onda verde ha appuntamento in piazza nel centro di Teheran. «Fai girare il messaggio via email o telefono: la riunione si terrà in silenzio e senza slogan», dice il documento che hanno ricevuto i sostenitori di Moussavi e dell’altro candidato sconfitto, Mehdi Karroubi. Il candidato riformista ha inoltre chiesto per domani una manifestazione e una giornata di lutto nazionale, in ricordo delle vittime negli scontri di lunedì scorso. Il leader dell’opposizione ha lanciato l’ennesimo appello per la ripetizione del voto, dal suo sito dove si legge: «Desideriamo una protesta pacifica contro il modo disonesto nel quale si sono svolte le elezioni e perseguiamo l’obbiettivo del suo annullamento e della sua ripetizione, in modo da garantire che questa odiosa truffa non possa più ripetersi».
Intanto il sito del quotidiano britannico The Guardian annuncia che l’ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani avrebbe convocato una riunione di emergenza dell’assemblea degli esperti, proprio sulla situazione politica in cui versa il paese. L’assemblea degli esperti nomina la Guida Suprema, svolge un monitoraggio sulla sua attività e ha anche il potere di destituirla. Ma per ora la notizia non è confermata.
Oggi in parlamento, durante una seduta pubblica, è scoppiata una rissa tra due deputati riformisti delle città di Qazvin e Takestan e alcuni deputati conservatori. Sono dovuti intervenire altri deputati. Il Majlis è composto da una fazione minoritaria di riformisti e da una consistente maggioranza conservatrice che sostiene il presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Continuano gli arresti di oppositori di Ahmadinejad a Teheran e in diverse città di province dove si è propagata la protesta. Anche lì, come nella capitale, gli abitanti salgono di notte sui tetti dei palazzi e scandiscono «Allah Akbar», in riferimento alle proteste del 1979, quando l’ayatollah Khomeiny invitava a protestare contro il regime imperiale del Shah. Ogni sera risuonano anche i klaxon nei quartieri di diverse città, in sostegno al Mir Hossein Moussavi. E la protesta è sbarcata anche sui campi di calcio. A Seul, dove la nazionale iraniana giocava una partita di qualificazione per i mondiali del Sudafrica, alcuni calciatori sono scesi in campo con delle fasce verdi al polso. Tra i tifosi campeggiava uno striscione con la scritta «Vai al diavolo dittatore» e hanno scandito slogan come «Compatrioti, saremo con voi fino alla fine».
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Sarah Di Nella
Per il quinto giorno consecutivo l'Onda verde scende in piazza per denunciare presunti brogli elettorali. Dal suo sito il riformista Moussavi chiede ancora una volta la ripetizione delle elezioni. Il regime minaccia chi protesta, in piazza e sul web.
In Iran il regime degli ayatollah ha accusato i media stranieri di essere «il megafono dei rivoltosi», e minaccia azioni legali contro chi usa internet per alimentare la protesta. Ma l’opposizione non cede e si prepara al quinto giorno di proteste contro i presunti brogli alle elezioni presidenziali. I sostenitori di Mir Hossein Moussavi hanno convocato una nuova manifestazione, ma intanto Mahmoudh Ahamdinejad insiste che le elezioni di venerdì scorso non sono state truccate e che 25 milioni di voti sono una conferma per il suo governo.
Ora che i giornalisti stranieri sono stati confinati negli alberghi, i Guardiani della rivoluzione – i pasdaran – se la prendono con il web, nel mirino i media online, i blogger e i socialnetwork. Secondo i media statunitensi, il dipartimento di stato Usa ha chiesto a Twitter di sospendere la manutenzione del sito che si è di fatto sostituito ai mezzi di comunicazione tradizionali. Un esempio della «e-diplomacy» cara a Hillary Clinton. In un comunicato il ministero «raccomanda di cambiare il loro scorretto rapporto con gli avvenimenti iraniani» e avverte che «al momento opportuno, e senza alcuna esitazione, i nemici dell’unità nazionale iraniana saranno messi sotto scacco».
Il procuratore della Repubblica di Isfahan, nell’Iran centrale, ha fatto sapere che le persone arrestate per i disordini potrebbero essere condannate a morte. «Il codice penale islamico – ha dichiarato il magistrato – prevede la pena di morte per coloro che creano danneggiamenti e incendi, considerandoli Mohareb, nemici di dio».
Nel pomeriggio l’Onda verde ha appuntamento in piazza nel centro di Teheran. «Fai girare il messaggio via email o telefono: la riunione si terrà in silenzio e senza slogan», dice il documento che hanno ricevuto i sostenitori di Moussavi e dell’altro candidato sconfitto, Mehdi Karroubi. Il candidato riformista ha inoltre chiesto per domani una manifestazione e una giornata di lutto nazionale, in ricordo delle vittime negli scontri di lunedì scorso. Il leader dell’opposizione ha lanciato l’ennesimo appello per la ripetizione del voto, dal suo sito dove si legge: «Desideriamo una protesta pacifica contro il modo disonesto nel quale si sono svolte le elezioni e perseguiamo l’obbiettivo del suo annullamento e della sua ripetizione, in modo da garantire che questa odiosa truffa non possa più ripetersi».
Intanto il sito del quotidiano britannico The Guardian annuncia che l’ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani avrebbe convocato una riunione di emergenza dell’assemblea degli esperti, proprio sulla situazione politica in cui versa il paese. L’assemblea degli esperti nomina la Guida Suprema, svolge un monitoraggio sulla sua attività e ha anche il potere di destituirla. Ma per ora la notizia non è confermata.
Oggi in parlamento, durante una seduta pubblica, è scoppiata una rissa tra due deputati riformisti delle città di Qazvin e Takestan e alcuni deputati conservatori. Sono dovuti intervenire altri deputati. Il Majlis è composto da una fazione minoritaria di riformisti e da una consistente maggioranza conservatrice che sostiene il presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Continuano gli arresti di oppositori di Ahmadinejad a Teheran e in diverse città di province dove si è propagata la protesta. Anche lì, come nella capitale, gli abitanti salgono di notte sui tetti dei palazzi e scandiscono «Allah Akbar», in riferimento alle proteste del 1979, quando l’ayatollah Khomeiny invitava a protestare contro il regime imperiale del Shah. Ogni sera risuonano anche i klaxon nei quartieri di diverse città, in sostegno al Mir Hossein Moussavi. E la protesta è sbarcata anche sui campi di calcio. A Seul, dove la nazionale iraniana giocava una partita di qualificazione per i mondiali del Sudafrica, alcuni calciatori sono scesi in campo con delle fasce verdi al polso. Tra i tifosi campeggiava uno striscione con la scritta «Vai al diavolo dittatore» e hanno scandito slogan come «Compatrioti, saremo con voi fino alla fine».
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domenica 14 giugno 2009
Onda contro Gheddafi, il testo censurato
Onda contro Gheddafi, il testo censurato
A seguire il testo che doveva essere letto all'interno dell'Aula Magna da alcune studentesse dell'Onda. Durante l'intervento la sicurezza ha però tolto il microfono alla ragazza che stava intervenendo. «Ancora una volta l'università si dimostra intolllerante al dissenso», spiegano gli studenti.
Siamo gli studenti dell’Onda, quelli che si sono mobilitati contro i tagli di università e ricerca, quelli che hanno fatto rivivere quest’università come uno spazio reale di democrazia e di decisione diretta.
Oggi, stiamo portando in quest’aula Magna, San Papier, il santo protettore dei migranti, dei clandestini, di tutti quelli che muoiono in mare e che una volta arrivati, vengono brutalmente respinti nel paese d’origine.
Il convegno di oggi è l’occasione, non certo per realizzare un incontro tra diverse culture, ma per rinsaldare lo storico «Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamahiria araba libica popolare socialista».
Sappiamo benissimo che dietro questo trattato ci sono ben altri interessi, che parlano di centrali elettriche, infrastrutture e sfruttamento delle risorse, un piano di collaborazione che riguarda e vede coinvolti paesi dell’Africa occidentale e dell’Europa, tra cui l’Italia figura tra i paesi maggiormente impegnati. Con la mobilitazione di oggi, che si sta tenendo dentro e fuori quest’aula, vogliamo porre sopratutto il punto su una questione che non riteniamo semplicemente di diritto, ma anzittutto etica e politica.
La nostra protesta si vuole opporre anzittutto all’articolo 19 di questo trattato che mette sullo stesso piano la lotta al terrorismo, la lotta al traffico di sostanze stupefacenti e l’immigrazione clandestina. Crediamo che il problema delle migrazioni, dello spostamento forzato e al contempo molto coraggioso da parte di migliaia di vite umane, non possa essere ridotto ad un mero problema di criminalità e di ordine pubblico.
La Libia, insieme all’Italia, si sta rendendo complice di una politica fatta di violazione dei diritti umani, delle libertà individuali e collettive, di respingimenti e stragi in mare. Con il Trattato viene defintivamente smantellato un diritto fondamentale, come quello d’asilo per i rifugiati e vengono esternalizzati i controlli alle frontiere verso la Libia, in cui sono state aperte delle vere e proprie prigioni. Questi lager sono già stati denunciati da tutte le organizzazioni internazionali, per i maltrattamenti e gli abusi che questi migranti-prigionieri subiscono quotidianamente, senza considerare che, una volta rilasciati, vengono respinti verso il deserto e lasciati morire.
Crediamo che l’invito fatto da Frati a Gheddafi sia inopportuno, perchè, in primo luogo non vogliamo che la Sapienza sia utilizzata come una vetrina né per chi porta avanti queste politiche né per il governo, con tutto il suo bagaglio di accordi criminali.
In secondo luogo, crediamo che quest’incontro di oggi sia del tutto inopportuno perchè si colloca in una fase di forte crisi del nostro paese, non solo economica, ma soprattutto culturale e politica. In Italia stiamo assitendo ad un pesante processo di ridefinizione dei confini della cittadinanza, dei codici dell’inclusione e dell’esclusione in termini di razzismo e di restrizione complessiva delle libertà.
Le dichiarazioni di un presidente del consiglio che afferma che l’Italia non sarà mai multietnica, mentre la Lega aumenta il suo bacino elettorale su elementi xenofobi e razzisti, ed un governo che rivendica i respingimenti in mare e i lager chiamati anche CIE, parlano chiaro!!!
A chi ci additerà come intolleranti, rispondiamo: «E’ vero». Siamo intolleranti: intolleranti al razzismo e alle politiche sull’immigrazione, che negli ultimi anni i governi italiani ed europei hanno scelto, intolleranti, al tentativo del governo di scaricare i costi della crisi sui migranti, sugli studenti, sui precari e sui lavoratori.
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A seguire il testo che doveva essere letto all'interno dell'Aula Magna da alcune studentesse dell'Onda. Durante l'intervento la sicurezza ha però tolto il microfono alla ragazza che stava intervenendo. «Ancora una volta l'università si dimostra intolllerante al dissenso», spiegano gli studenti.
Siamo gli studenti dell’Onda, quelli che si sono mobilitati contro i tagli di università e ricerca, quelli che hanno fatto rivivere quest’università come uno spazio reale di democrazia e di decisione diretta.
Oggi, stiamo portando in quest’aula Magna, San Papier, il santo protettore dei migranti, dei clandestini, di tutti quelli che muoiono in mare e che una volta arrivati, vengono brutalmente respinti nel paese d’origine.
Il convegno di oggi è l’occasione, non certo per realizzare un incontro tra diverse culture, ma per rinsaldare lo storico «Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la grande Giamahiria araba libica popolare socialista».
Sappiamo benissimo che dietro questo trattato ci sono ben altri interessi, che parlano di centrali elettriche, infrastrutture e sfruttamento delle risorse, un piano di collaborazione che riguarda e vede coinvolti paesi dell’Africa occidentale e dell’Europa, tra cui l’Italia figura tra i paesi maggiormente impegnati. Con la mobilitazione di oggi, che si sta tenendo dentro e fuori quest’aula, vogliamo porre sopratutto il punto su una questione che non riteniamo semplicemente di diritto, ma anzittutto etica e politica.
La nostra protesta si vuole opporre anzittutto all’articolo 19 di questo trattato che mette sullo stesso piano la lotta al terrorismo, la lotta al traffico di sostanze stupefacenti e l’immigrazione clandestina. Crediamo che il problema delle migrazioni, dello spostamento forzato e al contempo molto coraggioso da parte di migliaia di vite umane, non possa essere ridotto ad un mero problema di criminalità e di ordine pubblico.
La Libia, insieme all’Italia, si sta rendendo complice di una politica fatta di violazione dei diritti umani, delle libertà individuali e collettive, di respingimenti e stragi in mare. Con il Trattato viene defintivamente smantellato un diritto fondamentale, come quello d’asilo per i rifugiati e vengono esternalizzati i controlli alle frontiere verso la Libia, in cui sono state aperte delle vere e proprie prigioni. Questi lager sono già stati denunciati da tutte le organizzazioni internazionali, per i maltrattamenti e gli abusi che questi migranti-prigionieri subiscono quotidianamente, senza considerare che, una volta rilasciati, vengono respinti verso il deserto e lasciati morire.
Crediamo che l’invito fatto da Frati a Gheddafi sia inopportuno, perchè, in primo luogo non vogliamo che la Sapienza sia utilizzata come una vetrina né per chi porta avanti queste politiche né per il governo, con tutto il suo bagaglio di accordi criminali.
In secondo luogo, crediamo che quest’incontro di oggi sia del tutto inopportuno perchè si colloca in una fase di forte crisi del nostro paese, non solo economica, ma soprattutto culturale e politica. In Italia stiamo assitendo ad un pesante processo di ridefinizione dei confini della cittadinanza, dei codici dell’inclusione e dell’esclusione in termini di razzismo e di restrizione complessiva delle libertà.
Le dichiarazioni di un presidente del consiglio che afferma che l’Italia non sarà mai multietnica, mentre la Lega aumenta il suo bacino elettorale su elementi xenofobi e razzisti, ed un governo che rivendica i respingimenti in mare e i lager chiamati anche CIE, parlano chiaro!!!
A chi ci additerà come intolleranti, rispondiamo: «E’ vero». Siamo intolleranti: intolleranti al razzismo e alle politiche sull’immigrazione, che negli ultimi anni i governi italiani ed europei hanno scelto, intolleranti, al tentativo del governo di scaricare i costi della crisi sui migranti, sugli studenti, sui precari e sui lavoratori.
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