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domenica 12 gennaio 2014

CORPI DIPINTI: Vajazzling : Vagine Decorate con gli Swarovski




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martedì 14 maggio 2013

Regione Lombardia “Restituite quei soldi”




Regione Lombardia, un milione di rimborsi irregolari. La Corte dei Conti: “Restituite quei soldi”

Si tratta di denaro pubblico speso nello scorso anno per ristoranti, alberghi, viaggi e tablet. In testa alla classifica delle violazioni c’è il gruppo della Lega, seguto dal Pdl. Tra i primatisti, Nicole Minetti con 12mila euro contestati.

Poco più di un milione di euro spesi, in un anno, tra ristoranti, alberghi, viaggi, tablet e pc: soldi non dovuti che, ora, i consiglieri regionali dello scorso mandato dovranno restituire. L’analisi della sezione di controllo della Corte dei Conti sulle spese del 2012 è stata minuziosa e ha messo in fila ogni scontrino e ricevuta presentati dai singoli consiglieri e dai gruppi di riferimento, arrivando a stabilire chi, e quanto, ha speso soldi pubblici senza averne diritto. Guida la classifica dei rimborsi non dovuti la Lega Nord, a cui vengono contestate spese per 597.525 euro in un solo anno; seguono il Pdl, con 297.721 euro, l’Udc con 48.886 euro, il Pd con 46.256 euro, l’Idv con 12.365 euro, Sel con 10.308 euro e, infine, il Partito Pensionati (che conta un solo consigliere) con 827 euro.

Lo shopping con i soldi pubblici

Il totale delle spese dei sette gruppi per la comunicazione e il funzionamento, nello scorso anno, è stato di poco più di 3 milioni e 700mila euro (di dieci milioni, invece, è la cifra che comprende anche altre voci): di questi, quindi, poco meno di un quarto sono somme non dovute, secondo i magistrati, che hanno chiuso la prima verifica sui conti del Pirellone, visto che questo tipo di controllo è stato introdotto da pochissimo, dopo aver dato la possibilità ad ogni partito di giustificare le spese sotto esame (e c’è chi l’ha fatto, tanto che non tutti i consiglieri dovranno rendere le cifre incassate).

La legge prevede, oltre alla restituzione delle somme percepite illecitamente da ogni consigliere, anche lo stop all’erogazione dei rimborsi nell’anno in corso: per il momento, come è stato detto dal presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, sarà sospesa la distribuzione dei 220.212 euro che avrebbero coperto le spese dei gruppi per il trimestre aprile-giugno, in attesa che il tavolo di lavoro sui costi della politica, comunque, decida come e quanto tagliare definitivamente queste somme. Di certo, tra le irregolarità più evidenti trovate dai magistrati, le richieste di rimborsi sulle spese di viaggio e di ristorazione presentate da diversi consiglieri: spese già coperte dall’indennizzo forfettario e dalla diaria e che, quindi, i consiglieri non avrebbero dovuto mettere tra i rimborsi. Ma, tant’è: c’è chi ha provato a duplicare il rimborso (e magari, negli anni precedenti, ci è anche riuscito). Di fatto, quindi, i consiglieri della Lega hanno spese contestate per oltre la metà di quelle sostenute nel 2012, il Pdl per un quarto, il Pd per un ventesimo. Pranzi e cene in ristoranti, soprattutto in zona Pirellone — dall’ormai famoso ristorante sushi (tra i frequentatori abituali, l’ex consigliera Nicole Minetti, che ha una contestazione di 12mila euro) a Giannino — pernottamenti in alberghi di tutta la Lombardia (già coperti, come detto, dai rimborsi personali), computer portatili, gadget tecnologici, taxi, libri e riviste senza alcuna attinenza con i motivi di studio e lavoro dell’attività di consigliere.

Tutte queste spese — o meglio: tutte le spese di questo tipo non giustificate, o giustificate con generiche indicazioni — sono state ritenute illegittime. Anche su queste cifre va avanti l’indagine penale parallela, che si allarga però ai rimborsi allegri anche degli anni precedenti. Ora bisognerà capire se davvero il Consiglio regionale vuole rientrare in possesso del milione di rimborsi non dovuti. Il presidente dell’aula Raffaele Cattaneo ha rimandato la decisione: «Dobbiamo fare degli approfondimenti, non sappiamo chi deve rendere esecutivo l’atto, né se si possa far ricorso». Per tutti, ma soprattutto per chi ha il record delle contestazioni da ripagare, ovvero la Lega, «questa è una pagina che riguarda il passato».

leggi nel dettaglio : http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/01/01/news/dai_vini_pregiati_alla_carta_igienica_le_spese_rimborsate_dalla_regione-51672716/


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venerdì 14 gennaio 2011

LO SHOPPING EUROPEO DI PECHINO



Uno degli argomenti che, all’incirca dalla metà del 2003, hanno popolato gli incubi di molti degli studenti universitari della facoltà di economia ed affini, era quello del cosiddetto “ritorno a Bretton Woods”. Per i non addetti ai lavori, ricordiamo che Bretton Woods è il nome della località in cui, alla fine della seconda guerra mondiale, vennero stabilite le regole economiche internazionali per far rispettare ai paesi un tasso di cambio fisso con il dollaro, onde limitare le fluttuazioni valutarie e tenere sotto controllo le eventuali possibilità di shock letali per un sistema ancora scosso dal secondo conflitto planetario.
Il sistema fu abbandonato alla fine degli anni ’70 per la sua insostenibilità, per cause esterne e per la mancata intenzione da parte degli attori economici di mantenere vivo un tale apparato. Questo almeno fino a pochi anni fa, quando degli economisti della Deutsche Bank affibbiarono questo nome al “tacito accordo” tra Cina e Stati Uniti, per il quale la Tigre Asiatica si “impegnava” - per così dire - a finanziare il debito estero americano con lo scopo di mantenere la propria valuta stabile.
Ci si è interrogati a lungo sull’eventuale sostenibilità di lungo periodo di un tale sistema. Accumulare quantità vergognosamente alte del debito di uno stesso Paese è un atto che espone a notevoli rischi: in poche parole, un crollo del valore dei titoli del Paese in questione porterebbe il creditore ad avere una banca centrale piena solo di carta senza valore. Da qui molteplici ipotesi di vari espertoni del settore sul quando i cinesi si fossero decisi a diversificare i loro crediti, possibilmente in euro, dando a questa moneta il peso di una nuova valuta di riserva internazionale.
Ebbene, pare che il momento che analisti e parrucconi del genere tanto attendevano vada sempre più vicino ad avverarsi appieno: il vice-governatore della banca centrale cinese Yi Gang ha dato, in data 7 gennaio corrente anno, la conferma delle intenzioni del suo paese di mettere l’Europa al centro delle attenzioni della strategia cinese di acquisto di riserve internazionali.
Tale affermazione ha trovato anche conferma nelle parole del vice premier Li Keqiang - impegnato di recente in un “tour europeo” per promuovere accordi economici - che ha espresso fiducia nei mercati finanziari spagnoli ed ha appoggiato ulteriori acquisti di debito del paese iberico. Venendo in “aiuto” delle economie europee, la Cina potrebbe favorire le condizioni della domanda in un’area che corrisponde al maggior mercato per le esportazioni, senza dimenticare che questo gioverebbe anche al valore dei suoi asset denominati in euro.
Sulla validità di questa manovra è intervenuto ancora Yi Gang: il vice governatore ha sottolineato come il principio della diversificazione sia alla base di questa strategia, per poi aggiungere che l’acquisto di debito europeo non solo gioverà alla stabilità finanziaria del vecchio continente ed al mercato globale in generale, ma garantirà alla Cina profitti consistenti. Interessante notare come abbia preferito parlare prima dei vantaggi “per noi” invece di quelli “per loro”. Gli fa nuovamente eco Li dalle pagine della Sueddeutsche Zeitung, che riferisce come la Cina “supporti l’Unione Europea ed i suoi membri affinché escano dalle crisi debitorie per contribuire alla ripresa economica ed alla crescita stabile”.
Un notevole impegno sociale e patriottico da parte dei policy makers dagli occhi a mandorla, che sono riusciti a promuovere efficacemente, almeno di sicuro dal punto di vista mediatico, la loro campagna per la “conquista” dell’Europa. La Cina aveva già dichiarato lo scorso anno di voler supportare Grecia e Portogallo acquistando i loro bonds, ed ora sembra venire il turno della Spagna: i politici cinesi ancora si contengono, ma le voci degli insiders che hanno trovato spazio sul quotidiano El Pais vedono un acquisto di bonds per circa 6 miliardi di euro.
Non solo la cifra è ingente, ma si tratterebbe finalmente di un numero tangibile da avere in mano, dopo le tante dichiarazioni apparentemente campate in aria riguardo l’acquisto di debito di altri paesi. Questa grande operazione economica si inquadrerebbe in una serie di accordi volti all’aumento dell’apertura - e dell’influenza - della Cina verso l’economia europea. Si parla infatti di un contratto da 19 milioni di euro con la spagnola Indra per il traffico aereo, un accordo di cooperazione tra la Banca Cinese per lo Sviluppo, la Banca di Bilbao ed un gruppo sudamericano.
Restando sempre e solo in Spagna, la Sinopec ha comprato il 40% della sussidiaria brasiliana della Repsol. Se vogliamo cambiare nazione, ma non settore economico, la PetroChina ha di recente dichiarato investimenti in raffinerie britanniche, onde approfittare della possibile ondata di vendite di strutture di Royal Dutch Shell e BP. Resterà da vedere in che misura anche la mittel Europa sarà nei piani di Pechino, visto che Li dovrà incontrare la Merkel il prossimo venerdì. Si vocifera inoltre che la cancelliera voglia sfruttare questo incontro per riuscire ad interpretare come si deve la strategia cinese dell’acquisto dei bonds europei. Conoscendo la furbizia economico-strategica dell’ex professoressa crucca, sarà un miracolo se troverà da sola la porta della sala riunioni.
Veniamo dunque ad alcune riflessioni che possono essere fatte sulla base dei pochi fatti attualmente noti. In primo luogo, resta da capire in che misura i cinesi si decideranno ad acquistare debito europeo. La cosa sembra quasi certa, visto il giro d’affari che Pechino è prossima ad imbastire con Madrid: molto meno certo è invece il risultato che tale evento potrà avere sulle condizioni di salute dell’economia europea e dell’euro, visto che proprio in questo periodo la valuta europea ha raggiunto il minimo valore fatto segnare negli ultimi 4 mesi nel cambio col dollaro. Ed ancora più incerto è il fatto che la Cina continui a sobbarcarsi i debiti di stati sulla deprimente via del default, a fronte di accordi economici vantaggiosi. Questo nuovo “doppio ingresso” cinese - a livello dei bonds e, parallelamente, a livello di accordi economici per beni e servizi - è ancora in divenire, con gli eventuali accordi chiave ancora da marcare come “fatti” sull’agenda.
In secondo luogo, il problema della composizione delle riserve cinesi: bisognerà vedere come le acquisizioni di debito europeo spiazzeranno quelle di debito americano e, soprattutto, con quale velocità accadrà questo procedimento. Allo stato attuale dei fatti non è possibile conoscere le proporzioni di questo eventuale shift nell’acquisizione di riserve, proprio perché è ancora tutto ad un livello eccessivamente embrionale.
Per ora sappiamo solo che la Cina sta riuscendo a strappare ottimi accordi economici all’Europa, complice il suo intento di supportare il vecchio continente in un periodo di crisi profonda tramite l’acquisto di bonds: non rimane che attivare qualche campanello d’allarme nelle teste dei nostri politici ed economisti di stato per non eccedere in generosità con quello che non è solo un grande partner commerciale, ma anche una grande potenza concorrente. Il resto, allo stato attuale dei fatti, è fantaeconomia.



di  Giuliano Luongo

Fonte: altrenotizie.org

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