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venerdì 19 agosto 2016

Passerella di Christò uno spreco di soldi pubblici


 Indaga la Corte dei Conti
Punto chiave della denuncia Codacons, che quindi non è caduta nel vuoto: i costi dell’opera a carico della collettività. La Guardia di Finanza acquisisce i documenti

Strascichi dell’«effetto Christo». Non sull’indotto del Sebino, stavolta, ma nelle «aule» di giustizia. Per il Codacons i conti non tornano. E a deciderlo sarà proprio (giochi di parole a parte) la Corte dei Conti, che ha deciso di aprire un’indagine proprio a seguito di un esposto presentato dall’associazione a tutela dei consumatori nelle scorse settimane in relazione alla passerella installata dall’artista bulgaro sul lago 
d’Iseo tra giugno e luglio.

The Floating Piers: dalla carta alla realtà

Nel mirino i costi sostenuti dagli enti locali
Punto chiave della denuncia, che quindi non è caduta nel vuoto: i costi dell’opera a carico della 
collettività. E per vederci chiaro, su delega della magistratura, gli uomini della Guardia di Finanza hanno acquisito tutta la documentazione contabile necessaria agli accertamenti del caso negli uffici della Comunità Montana del Sebino. Nel mirino, i costi sostenuti dagli enti locali per la realizzazione della passerella. Nel dettaglio, si legge a pagina cinque dell’esposto del Codacons, si chiede di «mettere in luce molteplici aspetti sintomatici dell’esistenza di condotte che potrebbero aver posto in essere sprechi di rilevanza tale da poter configurare, oltre a un vero e proprio danno erariale, anche un danno a tutti i cittadini residenti in Lombardia e nei paesi limitrofi al luogo di installazione della passerella che finanziano i servizi pubblici fortemente compromessi e a tutti i titolari di piccoli esercizi commerciali che 
hanno visto ridotta l’affluenza». Situazioni «non conformi» denuncia il Codacons «a un corretto operato tanto nella gestione dei servizi pubblici essenziali - trasporti, ambulanza ed elisoccorso, pronto intervento dei vigili anche del fuoco - che nella programmazione di un evento al fine esclusivo di creare un indotto economico e non solo per la comunità di riferimento». Quindi, «si chiede alle procure di indagare». Anche su eventuali «responsabilità dei soggetti coinvolti nei confronti dell’erario», oltre che al 
fine di «accertare i fatti». E la Corte dei Conti, a quanto pare, 
non ha buttato la segnalazione nel cestino.


Miracolo italiano o baracconata?

Record di presenze. Ha pagato (quasi) tutto Christo
Dalla sua inaugurazione, The Floating Piers avrebbe causato esborsi non indifferenti, a partire dagli interventi messi in campo dai presidi ospedalieri e dalle forze di soccorso pubblico (per Areu 1600 interventi in poco più di due settimane) che «hanno messo in risalto un impiego di risorse economiche e di personale le quali di fatto hanno finito per gravare esclusivamente sui cittadini e non sull’autore dell’opera», cioè Christo. Che, di suo, ha messo sul piatto 15 milioni di euro. Più altri 3, stanziati da Regione Lombardia. Sulla passerella hanno camminato un milione 200 mila visitatori: record di presenze che, va di pari passo con «non meno rilevanti ricadute sul territorio». Capitolo trasporti: per Trenord 1.200 treni per 460 mila visitatori. Oltre ai 400 mila che hanno scelto invece il battello. Preso atto quindi 
che «la scelta del lago d’Iseo per l’esposizione di un’opera capace di attrarre milioni di turisti e portare la cultura internazionale a disposizione dei residenti in Lombardia costituisca un momento importante di crescita e sviluppo (pagina tre dell’esposto firmato dall’avvocato Giuseppe Ursini) al tempo stesso il Codacons rileva come programmare questo evento «avrebbe imposto una maggiore preventivazione 
dell’impatto sul territorio, sia in termini di pregiudizi che di individuazione di azioni idonee a migliorare e catalizzare il turismo». Prima della firma, l’elenco dei «mancata»: dalla stima degli utenti alla previsione dell’impatto sul territorio, passando all’assenza di previsione di misure straordinarie «finalizzate a garantire livelli essenziali dei trasporti».


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sabato 4 gennaio 2014

Finanziamento partiti : Corte dei conti conferma 20 anni di furti di denaro e democrazia


Finanziamento partiti 

Corte dei conti conferma 20 anni di furti di denaro e democrazia.

Una truffa continuata con destrezza ai danni del popolo italiano e della Costituzione, organizzata dai partiti attraverso il Parlamento.

E’ questo in sostanza quanto accertato dal Procuratore della Corte dei Conti De Dominicis, che ha sollevato questione di costituzionalita’ delle leggi che dal 1994 hanno eluso e manipolato i risultati del referendum radicale del 1993. Quella che sino ad oggi era un’accusa politica diventa finalmente -seppure con venti anni di ritardo- una sacrosanta accusa giuridica nei confronti della partitocrazia italiana.

Che sia emersa all’interno del procedimento nei confronti dell’ex tesoriere della Margherita, poi, mi rafforza nella convinzione che espressi all’epoca, ovvero che “Lusi e Belsito non sono mele marce ma il prodotto di un sistema criminogeno che ha falsato per decenni il gioco democratico”. Il Procuratore De DOminicis, infatti, e’ il primo uomo delle istituzioni a mia memoria che riconosca quanto il finanziamento ai partiti sia servito ad alterare la competizione politica garantendo rendite di posizione ad alcuni partiti e danneggiando chi non ne godeva. Acquisiremo gli atti della Corte dei conti per arricchire il dossier che nelle prossime settimane presenteremo al Comitato diritti umani dell’Onu per la violazione da parte dello Stato italiano dei diritti civili e politici cittadini, determinatasi da ultimo in occasione della raccolta firme anche sul referendum per abolire il finanziamento pubblico dei partiti che questa estate e’ stato sabotato da istituzioni e forze politiche.

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2013/11/29/news/le-leggi-sul-finanziamento-ai-partiti-sono-incostituzionali-1.143486

"Le leggi sul finanziamento ai partiti sono incostituzionali"

E' quanto sostiene il procuratore della Corte dei Conti De Domenicis, che ha sollevato la questione di legittimità in occasione dell'ultima udienza del processo all'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. "Il referendum è stato ignorato"


http://www.repubblica.it/politica/2012/04/17/news/staderini_-33454766/

Staderini: "Solo una toppa il ddl dei partiti
Lusi e Belsito non solo mele marce"

Il segretario dei Radicali italiani parla del testo che arriva oggi alla Camera: "Non è una riforma". Chiede che le forze politiche rinuncino ai soldi in più incassati rispetto alle spese elettorali: "L'unica soluzione è restituire il bottino". E risponde all'appello di Napolitano 


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martedì 14 maggio 2013

Regione Lombardia “Restituite quei soldi”




Regione Lombardia, un milione di rimborsi irregolari. La Corte dei Conti: “Restituite quei soldi”

Si tratta di denaro pubblico speso nello scorso anno per ristoranti, alberghi, viaggi e tablet. In testa alla classifica delle violazioni c’è il gruppo della Lega, seguto dal Pdl. Tra i primatisti, Nicole Minetti con 12mila euro contestati.

Poco più di un milione di euro spesi, in un anno, tra ristoranti, alberghi, viaggi, tablet e pc: soldi non dovuti che, ora, i consiglieri regionali dello scorso mandato dovranno restituire. L’analisi della sezione di controllo della Corte dei Conti sulle spese del 2012 è stata minuziosa e ha messo in fila ogni scontrino e ricevuta presentati dai singoli consiglieri e dai gruppi di riferimento, arrivando a stabilire chi, e quanto, ha speso soldi pubblici senza averne diritto. Guida la classifica dei rimborsi non dovuti la Lega Nord, a cui vengono contestate spese per 597.525 euro in un solo anno; seguono il Pdl, con 297.721 euro, l’Udc con 48.886 euro, il Pd con 46.256 euro, l’Idv con 12.365 euro, Sel con 10.308 euro e, infine, il Partito Pensionati (che conta un solo consigliere) con 827 euro.

Lo shopping con i soldi pubblici

Il totale delle spese dei sette gruppi per la comunicazione e il funzionamento, nello scorso anno, è stato di poco più di 3 milioni e 700mila euro (di dieci milioni, invece, è la cifra che comprende anche altre voci): di questi, quindi, poco meno di un quarto sono somme non dovute, secondo i magistrati, che hanno chiuso la prima verifica sui conti del Pirellone, visto che questo tipo di controllo è stato introdotto da pochissimo, dopo aver dato la possibilità ad ogni partito di giustificare le spese sotto esame (e c’è chi l’ha fatto, tanto che non tutti i consiglieri dovranno rendere le cifre incassate).

La legge prevede, oltre alla restituzione delle somme percepite illecitamente da ogni consigliere, anche lo stop all’erogazione dei rimborsi nell’anno in corso: per il momento, come è stato detto dal presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, sarà sospesa la distribuzione dei 220.212 euro che avrebbero coperto le spese dei gruppi per il trimestre aprile-giugno, in attesa che il tavolo di lavoro sui costi della politica, comunque, decida come e quanto tagliare definitivamente queste somme. Di certo, tra le irregolarità più evidenti trovate dai magistrati, le richieste di rimborsi sulle spese di viaggio e di ristorazione presentate da diversi consiglieri: spese già coperte dall’indennizzo forfettario e dalla diaria e che, quindi, i consiglieri non avrebbero dovuto mettere tra i rimborsi. Ma, tant’è: c’è chi ha provato a duplicare il rimborso (e magari, negli anni precedenti, ci è anche riuscito). Di fatto, quindi, i consiglieri della Lega hanno spese contestate per oltre la metà di quelle sostenute nel 2012, il Pdl per un quarto, il Pd per un ventesimo. Pranzi e cene in ristoranti, soprattutto in zona Pirellone — dall’ormai famoso ristorante sushi (tra i frequentatori abituali, l’ex consigliera Nicole Minetti, che ha una contestazione di 12mila euro) a Giannino — pernottamenti in alberghi di tutta la Lombardia (già coperti, come detto, dai rimborsi personali), computer portatili, gadget tecnologici, taxi, libri e riviste senza alcuna attinenza con i motivi di studio e lavoro dell’attività di consigliere.

Tutte queste spese — o meglio: tutte le spese di questo tipo non giustificate, o giustificate con generiche indicazioni — sono state ritenute illegittime. Anche su queste cifre va avanti l’indagine penale parallela, che si allarga però ai rimborsi allegri anche degli anni precedenti. Ora bisognerà capire se davvero il Consiglio regionale vuole rientrare in possesso del milione di rimborsi non dovuti. Il presidente dell’aula Raffaele Cattaneo ha rimandato la decisione: «Dobbiamo fare degli approfondimenti, non sappiamo chi deve rendere esecutivo l’atto, né se si possa far ricorso». Per tutti, ma soprattutto per chi ha il record delle contestazioni da ripagare, ovvero la Lega, «questa è una pagina che riguarda il passato».

leggi nel dettaglio : http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/01/01/news/dai_vini_pregiati_alla_carta_igienica_le_spese_rimborsate_dalla_regione-51672716/


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lunedì 4 aprile 2011

I costi sociali dell’illegalità: Mafie SpA



I costi sociali dell’illegalità
Corruzione, mafie, evasione fiscale costano ad ogni cittadino 4 mila euro l'anno

L’illegalità è un costo sociale. La Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi all’anno il costo della corruzione in Italia. Sono mediamente 1.000 euro a testa. Si tratta di una vera e propria «tassa immorale e occulta pag...ata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini», così viene definita nella relazione della magistratura contabile. Oltre alla corruzione dobbiamo considerare la contabilità della più grande impresa italiana, che possiamo chiamare Mafie Holding, che secondo una stima della Confesercenti, riesce ad ottenere ricavi (non dichiarati, perché frutto di attività illecite come: pizzo, usura, furti, rapine, contraffazione, contrabbando, narcotraffico, ecc.) per oltre 130 miliardi di euro, con un utile di circa 70 miliardi (ovviamente esentasse).

C’è poi la seconda azienda italiana, denominata Mafie SpA, cioè il ramo commerciale della prima azienda, che ha un fatturato superiore ai 90 miliardi di euro. Insomma la Holding finanzia e investe nella società commerciale, che compra immobili e rileva attività economiche. Non è difficile pronosticare che il fatturato della seconda azienda presto raggiungerà quello della prima, consolidando così il patrimonio economico attraverso attività legali, che non hanno nemmeno la necessità di avere utili (e quindi di pagare tasse). Infine, abbiamo l’evasione fiscale, che secondo i dati forniti dalla Guardia di Finanza, è in aumento.

Ad esempio gli scontrini fiscali non emessi sono passati dal 25% del 2009 al 29% del 2010. Questa elusione fiscale provoca un mancato gettito al fisco, stimato dalla Confindustria in 125 miliardi (altre fonti indicano addirittura cifre tra i 150 e il 160 miliardi di euro). Con qualche semplice calcolo possiamo constatare come l’illegalità (corruzione, guadagni illeciti, ricavi non tassati) costi alla “comunità Italia” almeno 250 miliardi di euro annui, cioè oltre 4.000 euro pro capite. Con questi soldi potremmo azzerare il debito pubblico (quasi 1.900 miliardi di euro) in 7/8 anni. O dimezzare le tasse: basti considerare che il gettito totale nel 2010 è stato di 403 miliardi di euro. Per delineare un’efficace azione di contrasto all’illegalità economica e soprattutto all’evasione fiscale, dobbiamo ripartire dall’art. 53 della nostra Costituzione: «Tutti concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Ma che cos’è la «capacità contributiva»? Se ad esempio una persona ha uno stipendio mensile di 1.200 euro e ogni mese per vivere spende mediamente 1.200 euro (per alimenti, affitto, acqua, gas, elettricità), dobbiamo dedurne che la sua capacità contributiva per le spese pubbliche è pari a zero. Quindi, dovrebbe pagare zero euro di tasse. Se invece un altro cittadino italiano ha un reddito di 3.000 euro mensili e spende mediamente 1.500 euro per vivere, dovrebbe pagare le tasse sulla base della sua reale capacità contributiva, cioè sui 1.500 euro residui. «Povero è chi consuma tutte le sue entrate. Ricco chi ne consuma solo una parte» (Scuola di Barbiana - Lettera a una professoressa).

L’attuale sistema fiscale italiano è sbagliato dalle fondamenta. Anziché tassare la «capacità contributiva» di ogni persona o famiglia, tassa le entrate, indipendentemente dalle uscite. Con eccezioni poco significative (le deduzioni) e abbastanza inique (le detrazioni, che sono forfetarie o calcolate in percentuali uguali per tutti). Infatti poche sono le spese che vengono considerate deducibili o almeno parzialmente detraibili dal reddito. Di conseguenza, i due ipotetici cittadini in sostanza pagano le tasse rispettivamente sulla base dei 1.200 e 3.000 euro che incassano. Sui ricavi anziché sui guadagni. Invece, se il fisco consentisse alle persone fisiche di dedurre o almeno detrarre con percentuali elevate (maggiori per le spese più necessarie e minori per quelle superflue) tutte le spese effettivamente sostenute, le tasse verrebbero pagate sull’effettiva capacità contributiva di ciascun contribuente.

http://www.articolo21.org/2080/rubrica/i-costi-sociali-dellillegalita.html


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