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martedì 5 giugno 2018

Italia dirà no alla riforma del regolamento di Dublino

Diritto di Asilo

Il governo italiano dirà no alla riforma del regolamento di Dublino e a nuove politiche di asilo, occorre ricontrattare in Ue» il dossier migranti. Lo ha ribadito (la posizione dell’Italia al riguardo era già nota) il ministro dell’Interno Matteo Salvini parlando dall’hotspot (centro di prima accoglienza e identificazione per migranti) di Pozzallo in provincia di Ragusa. «Vogliono appesantire i Paesi del Mediterraneo, come Italia, Cipro Malta, Spagna, ulteriormente dandoci migliaia di migranti per dieci anni», ha spiegato Salvini annunciando che, martedì, non potrà essere al Consiglio europei dei ministro dell'Interno essendo prevista la fiducia al governo Conte al Senato.

La riforma del regolamento di Dublino, ovvero il sistema d’asilo europeo che attualmente stabilisce l’assegnazione dei richiedenti asilo al Paese di primo arrivo (dove la domanda va perciò presentata), sarà martedì al centro della riunione dei ministri degli interni dei 28 a Lussemburgo. E, date le posizioni tuttora inconciliabili sull’ultimo compromesso preparato dalla presidenza bulgara, rischia di trasformarsi in un braccio di forza tra i leader al vertice Ue del 28 e 29 giugno dove debutterà il premier Giuseppe Conte.


Salvini: stop sbarchi e più espulsioni 
La linea rilancita oggi da Salvini sull’immigrazione è: stop sbarchi, più espulsioni e più accordi con i Paesi di origine. Commentando il naufragio odierno al largo della Tunisia, con almeno 35 morti il ministro dell’Interno ha dichiarato che «pregare e commuoversi non basta». L'obiettivo, ha proseguito il titolare del Viminale, è «salvare le vite. E questo lo si fa impedendo le partenze dei barconi della morte che sono un affare per qualcuno e una disgrazia per il resto del mondo»
«Basta alla Sicilia campo profughi d’Europa» 
Salvini, a Catania per la conferenza del candidato sindaco del centrodestra Salvo Pogliese, ha dichiarato che non vuole assistere «senza far nulla a sbarchi su sbarchi su sbarchi (in realtà in calo del 77% nei primi 5 mesi dell’anno, ndr). Servono centri per espellere. Basta alla Sicilia campo profughi d’Europa». Nel rapporto della commissione del Senato sulla tutela dei diritti umani aggiornati a fine 2017 si parla di 5 centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr, gli ex Centri di identificazione ed espulsione - Cie) funzionanti ( Bari, Brindisi, Caltanissetta, Roma, Torino) con una capienza effettiva di 500 posti. L’Italia ha siglato intese per i rimpatri con Tunisia, Egitto, Nigeria, Sudan e Gambia. Senza l'ok degli Stati di provenienza, i migranti non possono ovviamente essere rimandati in patria.

C’è poi il problema dei costi (si parla in media di 1.200-1.300 euro a straniero cui vanno aggiunti i costi per il personale di polizia che deve accompagnarlo e che portano a triplicare la cifra finale). Nel 2017 sono stati 6.514 i migranti
trovati in posizione irregolare sul territorio nazionale e rimpatriati (contro i 5.817 del 2016).

«Tunisia democratica, ma spesso esporta galeotti» 
Sono proprio i tunisini al primo posto per nazionalità negli sbarchi quest’anno (2.789 contro 2.227 eritrei). «La Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti» ha commentato Salvini interpellato sui casi di intemperanza, registrati nei centri di accoglienza, che avrebbero tra i protagonisti migranti tunisini.

Salvini ha aggiunto di essere «stato al Viminale» e di aver «aperto diversi fascicoli» scoprendo che in Italia il costo di assistenza per i richiedenti asilo è il più caro d’Europa e i tempi di rilascio delle autorizzazioni i più lenti». Daremo «risposte concrete», è la promessa.


Lo stallo sulla riforma del regolamento di Dublino 
Tornando al no dell’Italia alla riforma del regolamento di Dublino, è una posizione nota. Non una novità di Salvini. Bruxelles e Berlino spingono per chiudere entro fine giugno prima che il dossier finisca nelle mani della presidenza austriaca “hardliner” sui migranti e che non ha quindi nessun interesse ad avanzare. L'Italia, però, ha già opposto il suo veto irremovibile, ribadendolo ancora nelle ultime due settimane, alle modifiche peggiorative chieste dai Paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia) contrari alla ripartizione dei migranti tra tutti gli stati membri. E che preferiscono quindi lo status quo, in cui questi restano un problema del Paese in cui sbarcano.


In ballo c’è la modifica del sistema d'asilo europeo. Solo questo, infatti, nell’architettura delle regole Ue sulla migrazione, può fare davvero la differenza sul peso che l’Italia deve sostenere di fronte agli arrivi dei rifugiati. Il compromesso della presidenza bulgara mette insieme elementi della proposta originaria della Commissione ma resta lontano da quella dell'Europarlamento che arriva ad annullare il criterio di primo ingresso. E ha inglobato le pressioni in primis di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, che vogliono che la responsabilità per i Paesi di primo ingresso sia di 8 anni
 (da dieci era passato a cinque, fino a risalire in quest'ultima versione) 
contro i massimo 2 chiesti da Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta. Alla scadenza del termine, 
lo straniero può iniziare da capo in un altro Paese Ue.



SALVINI: "È finita la pacchia per i migranti"
La risposta di ROBERTO SAVIANO: "Non si lasciano annegare le persone".
"La poca conoscenza che ha Salvini del diritto del mare lo porta a ignorare un fatto fondamentale: le Ong agiscono sempre coordinate dalla Guardia Costiera italiana. Dando dei "vice scafisti" a persone che salvano vite in mare, sta dando anche colpa alla Guardia Costiera.
Il diritto del mare ha una regola secolare ed eterna.
Non si lasciano persone a mare, non si lasciano persone ANNEGARE.
E non sarà certo il nuovo ministro dell'Interno a interrompere questo DIRITTO SACRO".




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Previsioni per il 2018



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domenica 6 giugno 2010

PREGIUDIZIO LIBERISTA sul fallimento finanziario dell’Ungheria

La recente notizia di un possibile “fallimento” finanziario dell’Ungheria ha drammatizzato le sedute di borsa nei giorni scorsi generando, insieme alla riduzione di circa il 5% del valore del fiorino, rovinose cadute degli indici (in particolare bancari) in tutta Europa e contribuendo all’ulteriore riduzione del rapporto di cambio dell’euro con il dollaro, il franco svizzero e altre valute. Da oltre un anno l’Ungheria segue un programma di risanamento finanziario richiestole dal Fmi e la situazione della sua finanza pubblica non sembrava drammatica. Benché il rapporto deficit-pil sia sempre stato alto (6,3% già nel 2004 e probabilmente il 7% adesso), il rapporto debito-pil è ancora oggi analogo a quello tedesco (circa il 79%). La Commissione europea aveva recentemente esaminato la situazione di Ungheria, Lettonia, Lituania e Malta ed aveva concluso che tutti e quattro i paesi avevano preso i provvedimenti necessari per ridurre il loro disavanzo di bilancio. Al punto che Ungheria e Lettonia erano state invitate a perseverare nei loro sforzi. Per Malta e Lituania, invece, i ministri delle finanze dell’Ue erano stati invitati a prorogare di un anno, quindi rispettivamente al 2011 e al 2012, i termini loro impartiti per il risanamento del bilancio. Con le entrate fiscali in caduta libera e un numero crescente di disoccupati, anche l’Ungheria ha dovuto aumentare l’indebitamento. Il partito che ha vinto le elezioni ha poi promesso un ulteriore taglio delle tasse. Rimborsare il debito sarà più oneroso, anche se i tassi d’interesse sono bassi.
E’ il forte coinvolgimento delle banche europee nella situazione ungherese che rende la situazione meritevole di attenzione. La crisi ungherese ha fatto aumentare in modo brusco gli indici che misurano la “costosità” dei titoli Cds che sono vere e proprie polizze negoziate al fine di assicurarsi sulle perdite legate a contratti finanziari privati; ma anche gli indici dei Cds sui titoli di stato di Spagna e Italia sono significativamente aumentati.
Se tendenze del genere dovessero proseguire la conseguenza più immediata sarebbe che la creazione del fondo europeo anti crisi da oltre 400 miliardi di euro a cui sta lavorando la Bce, e sui cui si dovrebbero pronunciare la settimana prossima i ministri finanziari, diventerebbe più difficile e più costosa. Una quantità sempre maggiore di risorse dovrà essere sottratta ad impieghi potenzialmente produttivi e di welfare in una situazione europea di ridotta crescita media, e destinata a puro soccorso finanziario. Persino la tanto discussa tassa sulle banche, con cui finanziare in parte il fondo di salvataggio, potrebbe rivelarsi una specie di partita di giro: il suo gettito tornerebbe in buona misura alle banche stesse fatte oggetto di salvataggio.
La crisi ungherese rende evidente l’assenza di un centro politico che gestisca in modo coordinato gli interventi nell’area euro e che permetta di seguire una strada comune di crescita e risanamento. Se tale centro esistesse le prospettive di una condivisa politica economica di crescita sarebbero maggiori, ma anche le stesse politiche di risanamento potrebbero avere un respiro migliore. Ad esempio, le misure antispeculative della Germania, in sé condivisibili ma pericolose quando adottate da puri battitori liberi, sarebbero estensibili all’intera area euro; un’imposta sulle transazioni finanziarie a breve, del tipo di quella proposta dalla Linke, potrebbe essere introdotta allo scopo di rimpinguare i fondi europei per le aree arretrate e periferiche; altre politiche di gestione della circolazione dei capitali nell’area euro sarebbero possibili. Paghiamo però gli effetti del vecchio pregiudizio liberista e monetarista che ha accompagnato la nascita della moneta europea: una moneta può esistere senza stato (anzi così vive ancor meglio!) e la politica è meglio che lasci perdere la moneta, oltre che le tasse, le banche, l’occupazione, il welfare, etc. Il mercato basterà per tutto. Si vede come sta andando, ma purtroppo non basterà una nuova crisi finanziaria in Europa a far cambiare questa deriva culturale.

di Bruno Bosco, docente Università di Milano-Bicocca

Editoriale di "LIBERAZIONE"

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