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martedì 27 ottobre 2015

Valentino Rossi e il Casco di Marquez sulla Coscia



Un gruppo di piloti supporta Valentino Rossi 
cercando di convincerlo di presentarsi alla gara di Valencia

Sui social tutti i fan della Moto Gp e di Valentino Rossi non stanno facendo altro che chiedere agli altri piloti, soprattutto a quelli italiani come Andrea Iannone, di far passare avanti Valentino Rossi nella gara di Valencia. Una richiesta bizzarra ma che non va presa sotto gamba ormai che ogni regola etica e morale sembra essere andata in frantumi dopo l’episodio di ieri, anche perché come Marc Marquez sta palesemente cercando di ostacolare Valentino Rossi per avvantaggiare Jorge Lorenzo, così anche gli altri piloti potrebbero fare il suo stesso gioco (al contrario) per favorire il pilota di Tavullia. Il giornalista Riccardo Cucchi ha dichiarato pochi minuti fa in diretta alla Radio  durante il programma “Italia sotto inchiesta” di Emanuela Falcetti, che un gruppo di piloti ha già riferito a Valentino di andare a Valencia dove lo faranno passare subito davanti 
per giocarsi la sfida con Lorenzo.

LO SPORT E' INVASO DA SCORRETTEZZE
COME ORMAI SONO PRATICHE DI VITA QUOTIDIANA
IL CALCIO con Partite Truccate e Vendute dagli stessi Calciatori 
IL MOTOCICLISMO con ginocchiate e colpi di Casco in Pista ed in piena curva
una mossa tra Valentino Rossi ( evasore fiscale in Italia ) e Marc Marquez
che andava punita con una multa per scorrettezza alla guida ad entrambi.
Cartellino Giallo e/o Espulsione.


Intervista ad Alex Zanardi  

DOMANDA. Cosa è successo a Sepang, dal suo punto di vista?
RISPOSTA. Credo non ci sia moltissimo da dire, lo hanno già fatto Marquez e Rossi, no?
D. Sì, tant'è vero che si sono subito create due opposte fazioni: pro e contro Valentino.
R. In questi casi è normale che sia così, ed è facilissimo passare come fanatico dell'una o dell'altra fazione. Io però vorrei sottrarmi a questo gioco e fare un discorso più complesso, guardando anche alle premesse di quanto accaduto a Sepang.
D. Quali sono queste premesse?
R. Sono così tante da superare in larga misura il possibile commento. Dire «Marquez ha sbagliato», oppure «Valentino ha sbagliato», oppure ancora «Valentino è stato provocato», non serve a nulla. Ci sono una serie di fatti che sono accaduti e che vanno commentati, perché è vero che quello che Marquez ha fatto in pista non è sanzionabile, non ha infranto nessun tipo di regolamento. Valentino però si difende, affermando che si è verificata una situazione che lui aveva in qualche modo già previsto, addirittura annunciato in conferenza stampa. Un clima un po' strano nei suoi confronti, già dopo la gara in Australia.
D. Lei non crede al complotto spagnolo?
R. Dico un'altra cosa. Valentino ha 36 anni ed è un grande campione, indipendentemente se vincerà oppure no questo Motomondiale. È un grande campione che merita il rispetto di tutti noi, perché ha fatto delle cose che pochi sono in grado di ripetere a livello sportivo. E le ha fatte in particolare nel corso dell'ultima stagione, che secondo me è stata stupenda. Viviamo in un mondo in cui davvero, come diceva Nelson Mandela, c'è grande bisogno di ispirazione. E la stagione di Valentino è stata bellissima.
D. Perché?
R. Perché un pilota teoricamente finito, in un frangente che avrebbe steso tanti altri grandi campioni dello sport, ha saputo risorgere, rimettere assieme i pezzi e dimostrare che tutto quello che aveva fatto in precedenza nel corso della sua carriera non era stato casuale.
D. Si riferisce al periodo in cui ha corso con la Ducati?
R. Quando Valentino è andato via dalla Ducati, dal punto di vista sportivo, era completamente a terra. Eppure eccolo qua, a 36 anni, che si gioca di nuovo un mondiale. È una cosa meravigliosa, ed è un peccato che oggi ci si ritrovi a parlare di un episodio che rischia di mettere in ombra tutto il resto. Dal mio punto di vista di appassionato di sport, è una cosa molto triste.
D. Pensa che Rossi abbia sbagliato a gestire la situazione?
R.Valentino avrebbe dovuto essere più consapevole che un clima del genere si sarebbe potuto venire a creare. O perlomeno, chi gli sta attorno, chi gli vuole bene e lo consiglia, avrebbe dovuto aiutarlo a non cadere in un tranello simile. Perché sai, alla sua età, gli puoi perdonare il fatto che con la gomma nuova in qualifica non riesca a piegare sfregando con le orecchie per terra, come fanno i suoi avversari ragazzini. Anche se perde qualche decimo glielo perdoni, pensando che comunque in gara è un cagnaccio e verrà fuori lo stesso. Ma nessuno giustamente gli perdona il fatto che abbia reagito alla provocazione di un pilota che ha appena compiuto 20 anni.
D. Il grande campione dev'essere capace di resistere a queste tentazioni?
R. Sono situazioni difficilissime. Tutti quanti noi, non solo i piloti in gara, anche per strada, siamo portati a reagire alle provocazioni. La storia del mondo è fatta purtroppo di risposte sbagliate alle provocazioni. Risposte che hanno avuto conseguenze ben più gravi del duello sportivo cui abbiamo assistito in Malesia, causate da una natura debole insita in tutti gli esseri umani.
D. Anche nei campioni?
R. Se uno in una situazione come quella vissuta da Valentino riuscisse addirittura a controllarsi, o comunque a concentrarsi sul miglior risultato possibile da portare a casa, sarebbe da santificare. Perché non solo sarebbe un fenomeno in pista, ma riuscirebbe anche a reagire in un modo che il 99,9% delle persone non saprebbe sostenere.
D. Ricorda duelli simili a quello tra Rossi a Marquez, nella storia dei motori?
R. Ricordo la reazione di Damon Hill alle scorrettezze di Michael Schumacher. Però poi, se andiamo a guardare i titoli mondiali vinti, scopriamo che Damon Hill ne ha vinto solo uno, mentre Schumacher ne ha vinti sette. E allora viene da chiedersi se per essere un grande, grande, grande campione, un pilota debba riuscire a essere talmente egoista da calcolare sempre e soltanto il suo interesse, spietatamente.
D. Nel caso di Valentino è così?
R. Qui la realtà è un'altra. Anche volendo considerare esclusivamente l'interesse di Valentino, è accaduto qualcosa che lo ha leso in maniera innegabile. Tant'è che ora è chiamato a un compito difficilissimo, se non addirittura impossibile: cercare di difendere un mondiale partendo dall'ultima fila. E non è più il Motomondiale di qualche anno fa, ora c'è gente che va davvero forte.
D. Ma Rossi deve correre a Valencia? Lui ha detto che ci sta pensando...
R. Posso dirti da appassionato di sport, e da uomo che adora le belle storie, che cosa vorrei vedere.
D. Ecco, cosa vorrebbe vedere?
R. Vorrei vedere Valentino che va in pista e onora la sua stagione con la miglior gara possibile. Che senza neanche bisogno di dirlo, mostra di aver compreso l'ennesima lezione di vita e di averne fatto tesoro. Vorrei vedere un Valentino che va a Valencia e fa tutto il possibile per far riemergere la sua bellissima annata, perché sono profondamente convinto che tutti i piloti che corrono al Motomondiale siano lontani dall'aver dimostrato quello che Valentino invece ha dimostrato. Si può essere pro o contro di lui, può risultare simpatico o antipatico, ma la sua stagione è stata meravigliosa.
D. Quanto 'pesa' la sua notorietà per l'ego degli altri piloti?
R. Intanto c'è da dire che i suoi avversari - chi a turno ha provato a batterlo, visto che Valentino è sempre là davanti - si sono visti spesso pestare i piedi. Quindi, un po' per questo, un po' perché tutti vorrebbero essere protagonisti del titolo d'apertura delle cronache del MotoGp (mentre lui fa notizia anche quando perde), è logico che ci sia un pizzico di gelosia, non solo sportiva. Per contro, quando capita che Valentino faccia qualcosa per cui diventa attaccabile, nessuno perde l'occasione di farlo.
D. Del comportamento di Lorenzo cosa ne pensa?
R. Lorenzo è un grandissimo campione, è un ragazzo che riscuote meno simpatia di quanto non meriti. Normalmente è molto lucido, molto posato nei suoi commenti. In questo caso, a mio avviso, ne sarebbe uscito meglio se allargando le braccia con un bel sorriso avesse detto: «Chiaramente ho una mia opinione, ma ho anche un interesse diretto in quello che accadrà da qui a Valencia. Quindi, non fatele a me queste domande. Qualsiasi cosa io dica, come farei ad essere creduto?». Se avesse fatto un discorso del genere io, da uomo della strada che guardo la gara, avrei detto: «Però è un figo! Se il Motomondiale lo vince lui, magari non mi arrabbio. Ha vinto uno che è un figo lo stesso». Certo, il tifoso di Valentino Rossi avrebbe preferito un epilogo diverso. Ma avrebbe anche potuto prenderla così.
D. Lorenzo, invece, ha detto che Valentino approfitta della sua notorietà, facendosene quasi uno scudo...
R. Valentino da solo è diventato il catalizzatore di un interesse che la MotoGp, il Motomondiale in generale, senza di lui non avrebbe mai avuto. Chiaramente non si può dire a un ragazzo come Lorenzo, che ha poco più di 25 anni e guadagna milioni per correre ogni anno, di comprendere che la popolarità di cui gode il suo sport, e che indirettamente gli paga lo stipendio, è dovuta in larga misura a personaggi come Valentino. Questa non è una scusante per quanto accaduto in Malesia, sia chiaro. Ma è un fatto oggettivo.
D. Senza Valentino Rossi la MotoGp non avrebbe lo stesso appeal?
R. Valentino è l'ultimo dei grandi eroi dello sport. Con l'interesse che è riuscito a calamitare sulla MotoGp, da solo, paga metà dello stipendio a tutti gli altri, non so se è chiaro. Altrimenti io e te, in questo momento, non saremmo qui a fare questa conversazione. Ribadisco: non si tratta affatto di una scusante, ma l'essere umano è vulnerabile e imperfetto per natura. In questa circostanza, mi sembra che tanti ragazzi che dovrebbero mordersi la lingua si siano sentiti invece non solo autorizzati, ma addirittura in dovere di esprimere un'opinione solo per andargli addosso.
D. E Valentino si è arrabbiato ancora di più.
R. Si chiude dentro se stesso, pensa che tutti ce l'abbiano con lui, dichiara che gli spagnoli vogliono farlo perdere e minaccia di non disputare l'ultima gara. Il tutto produce notizie esplosive per una settimana, ma a lungo andare rischia di generare danni irreparabili per Valentino, che dovrà comunque affrontare l'ultima gara in una situazione che non è quella che si augurava. E mi domando anche come affronterà il prossimo mondiale.
D. È obbligato a vincere, per non rischiare di chiudere con un brutto ricordo la sua carriera?
R. Nello sport, così come nella vita, si può fare anche qualcosa di più che vincere. Si può dimostrare al mondo che quello che ami è provarci, fare un tentativo. In un mondo perfetto, Valentino dovrebbe andare a Valencia col sorriso sulle labbra e dare il massimo.
D. Più facile a dirsi che a farsi...
R. Al suo posto io sono sicuro che non ne sarei capace. E se sentissi un Zanardi che commenta così, risponderei: «Ma che diavolo stai dicendo, tu non sai questo, questo e quest'altro». Dall'esterno è facilissimo parlare, per chi è coinvolto direttamente molto meno. Ma se Valentino seguisse il mio consiglio, tutti gli appassionati di moto si focalizzerebbero di nuovo sulle cose bellissime che ha fatto. Non solo e non tanto nel corso di un'intera carriera, ma ancora di più durante quest'ultima fantastica stagione, che resta meravigliosa, da incorniciare.
D. Ma a lei è mai capitato di vivere momenti simili?
R. Mi sono ritrovato in passato in situazioni simili. Scendendo dalla macchina, sarei andato a prendere per il collo l'avversario di turno. Magari però avevo al mio fianco qualcuno non solo saggio e intelligente, ma qualcuno che, avendo visto tutta la scena da fuori e avendo avuto il tempo per ragionarci sopra, riusciva a fermarmi e mi diceva: «Guarda che è andata così». Pensandoci sopra anch'io, ritrovavo la lucidità necessaria per agire nel modo più corretto possibile.
D. Insomma, sono cose da mettere in conto, quando si arriva così in alto?
R. Sono cose che succedono ovunque, anche agli angoli della strada. Rossi e Marquez, per fortuna, non avevano due pistole in mano, ma solo due moto. Ed entrambi le hanno usate non esattamente per lo scopo per cui sono state concepite. Io sono un grande fan di Valentino e sinceramente la cosa che più mi dispiace è che parliamo di questo oggi e non della sua grande stagione. Non vorrei che venisse dimenticata. Purtroppo, fatti come questo si trasformano spesso nel modo migliore perché si verifichi quello che più temo. A Sepang si sarebbe infuriato chiunque. Adesso, ritrovare la serenità e la lucidità per correre un ultimo gran premio alla Valentino Rossi è ancora più difficile. D'altra parte, però, è questa la ragione per cui in moto c'è lui, mentre io e te stiamo qui a fare quattro chiacchiere. Se fosse facile, andremmo io e te a correre.

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mercoledì 1 luglio 2015

Grecia: ha Ragione la Merkel


Grecia, risparmiate le lacrime: ha ragione la Merkel

In Italia si è convinti, sopratutto i media, che la situazione della Grecia sia figlia delle decisioni di Merkel e Sarkozy, causa di tutti i mali di cui l’Europa soffre. 
Ma è proprio così? 
In realtà si tratta di un paese che per più di un decennio ha vissuto su una spesa pubblica impazzita ed in continua crescita, prendendo a prestito da chiunque, per consumare e non per investire, mentre alterava i propri conti 
per ingannare i creditori. 

La stima dell’Fmi (la più realistica) parla di un debito che sarebbe ancora al 118 per cento del pil nel 2030, anche se il governo accettasse il pacchetto di tasse e tagli alla spesa pubblica richiesto dai creditori in queste ore. È una cifra di gran lunga superiore a quel 110 per cento del pil, fissato nel 2012 come obiettivo di sostenibilità dall’Fmi. Il debito pubblico greco è attualmente al 175 per cento del pil e il rapporto è destinato ad aumentare a causa della recessione.

Secondo le indiscrezioni rivelate dai documenti, in questo scenario sono necessarie “concessioni sostanziali” per migliorare le probabilità della Grecia di liberarsi definitivamente dal problema del debito.

Anche nel migliore dei casi, cioè con una crescita del 4 per cento all’anno per i prossimi cinque anni, il debito greco scenderebbe appena al 124 per cento del pil nel 2022. Questo scenario ottimista presuppone tra l’altro che le privatizzazioni producano 15 miliardi di euro d’incassi, una stima cinque volte superiore rispetto all’ipotesi più realistica.

Secondo tutte le stime, che danno per scontato un terzo piano di salvataggio, la Grecia non ha alcuna possibilità di raggiungere l’obiettivo della riduzione del debito “al di sotto del 110 per cento del pil nel 2022” fissato dall’Eurogruppo nel novembre del 2012.

Per qualche ragione misteriosa gli italiani sono convinti che in Grecia siano lacrime e sangue, in termini di tagli ed austerità, da decine di mesi, mentre son quasi tutte chiacchere. Come lo stesso C. riporta, delle sbandierate multe per evasione fiscale pari a 8,6 miliardi di euro emesse durante gli ultimi due anni, il governo greco è riuscito a farsi pagare sino ad ora ...
 80 milioni circa!

L’Italia è di fatto l’unico paese europeo in cui l’opinione pubblica vive nella credenza che la Grecia sia una innocente vittima dei caimani finanziari internazionali per i quali i Merkelzy lavorano (un certo, malinteso, nazionalismo suggerisce ai più di non nominare il nome di Mario Draghi invano ...) e che la Grecia risolverebbe i propri problemi facendo default ed andandosene dall’euro.

 Vogliano gli dei dell’Olimpo che questo mai succeda e ringrazino Merkel per averglielo impedito.

D’altro canto, l’Italia è anche l’unico paese europeo dove l’intera classe politica concorda sull’utilità degli “eurobonds”, di un sistema bancario controllato da fondazioni controllate da politici, di una compagnia aerea sussidiata purché di bandiera, di una banca pubblica che gioca a fare da venture capitalist, di un duopolio pubblico-privato nel settore televisivo e di tante altre cose molto greche, fra cui una bella e rinnovata politica industriale pubblica. Auguriamoci che l’opinione, già maggioritaria negli spettacoli televisivi di “approfondimento” (sic), secondo cui il default è buono e fa bene non si aggiunga a questa lunga lista di insensatezze.



Bologna, è intervenuto Maurizio Landini che ha detto la sua sulla situazione della Grecia in Europa. "E' un Europa che sta scrivendo con le sue mani il rischio di un'implosione con l'assenza di una volonta' politica di trovare una soluzione per la paura che se si concede qualcosa alla Grecia bisogna concederla anche ad altri", criticando così il fallimento dei negoziati tra Grecia ed Eurogruppo. "Io penso invece - ha detto Landini - che il problema vero e' mettere in discussione la politica dell'austerita' ed i vincoli europei che stanno ammazzando l'Europa".
Per il leader delle tute blu la decisione di Alexis Tsipras di indire un referendum sull'accettazione dell'ultimo piano proposto dai creditori "e' un atto di democrazia e non a caso l'Europa dimostra di avere paura della democrazia. La Grecia - ha osservato ancora Landini - non sta dicendo che vuole uscire dall'euro ma ha avanzato una proposta di mediazione in cui si propone di tassare i grandi patrimoni e le grandi ricchezze.
Tuttavia - ha concluso il segretario della Fiom - per le istituzioni europee si possono tagliare le pensioni, aumentare l'Iva in un Paese che vive sul turismo, ma non si puo' tassare la ricchezza. 
Questo e' un po' folle".


ANCHE L'ITALIA ha i suoi EVASORI FISCALI  :

 che pero' una volta scoperti patteggiano la pena e pagano meno di quanto devono . Eccone un' Altra : Gianna Nannini , dovrebbe pagare il doppio e fare un po di servizi sociali , come Valentino Rossi , Briatore , Gino Paoli , Pavarotti , ormai defunto e molti altri che aggiungero' piu' avanti ...

il piu' famoso e' DUDU'
CHE NON PAGAVA LE TASSE MENTRE MANTIENE 
EX MOGLIE E LE GALLINE DEL SUO POLLAIO


Ruby ter, soldi alle ragazze in cambio del silenzio: 
Berlusconi verso un nuovo processo
Silvio Berlusconi rischia un altro processo dopo che oggi la Procura della Repubblica di Milano ha chiuso l’inchiesta Ruby ter in cui l’ex Cavaliere è indagato per corruzione in atti giudiziari. Secondo i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, coordinati dall’aggiunto Piero Forno, Berlusconi avrebbe pagato il silenzio di 21 ragazze che hanno testimoniato nel processo Ruby , compresa la stessa Karima El Mahroug. 
A lei, secondo la procura, Berlusconi promise 7 milioni...
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Danni Creati all'Italia da Berlusconi 
 Il fautore della più grave regressione antropologica, culturale, sociale economica e legale della storia Italiana ...
 Un giorno dovremo vergognarci con i nostri figli di aver avuto al potere per 12 anni e 4 governi un evasore fiscale frequentatore di prostitute minorenni,,,  

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domenica 5 aprile 2015

Lista FALCIANI: Centomila Conti SVIZZERI Svelati



LISTA FALCIANI, CENTOMILA CONTI SVIZZERI SVELATI

Politici, imprenditori, evasori, vip e star di Hollywood, modelli e campioni dello sport, ma anche faccendieri, mediatori di tangenti, trafficanti di armi e di diamanti. La pubblicazione della lista Falciani, l’archivio trafugato dall’ex funzionario della banca Hsbc e svelato dopo anni di indiscrezioni, ha fatto emergere un lungo elenco di circa centomila clienti che hanno deposito tra il novembre 2006 e marzo 2007 180 miliardi di euro nei forzieri della filiale svizzera Hsbc Private Bank. Fondi sui quali c’è l’ombra pesante dell’evasione fiscale. Un tesoro nascosto al Fisco. Come ha spiegato l’Espresso (che fa parte del consorzio di giornalismo investigativo “Icij”, con sede a Washington, che ha lavorato all’inchiesta, ndr) nella lista Falciani ci sono anche 7mila clienti italiani. Nel 2007 custodivano circa sei miliardi e mezzo di euro nei forzieri della banca, in parte leciti e in parte illegali. E nella lista compaiono per il nostro Paese anche i nomi dello stilista Valentino Garavani, di Flavio Briatore e di Valentino Rossi. I quali hanno però replicato all’Epresso di non avere più conti in sospeso col Fisco italiano.

LISTA FALCIANI, TUTTI I NOMI
L’ex funzionario di Hsbc Hervé Falciani era stato accusato dalla banca svizzera di avere sottratto informazioni, ma quando era stato arrestato in Costa Azzurra su richiesta delle autorità svizzere l’uomo aveva collaborato con i magistrati francesi e consegnato una lista di 3mila nomi di evasori fiscali transalpini, come riporta anche il Corriere della Sera. Ora, con le nuove rivelazioni, emerge un lungo elenco di persone in tutto il mondo, in un’inchiesta ribattezzata “Swissleaks“:
«Tra le quali gli attori John Malkovich e Gad Elmaleh, il re del Marocco Mohammed VI oggi in visita a Parigi e quello giordano Abdullah II, i cantanti Phil Collins e Tina Turner, gli sportivi Fernando Alonso e Valentino Rossi, Flavio Briatore e lo stilista Valentino, l’attrice Joan Collins e la modella Elle McPherson, il banchiere spagnolo Emilio Botín (morto nel settembre 2014) del Banco Santander. Il consorzio «Icij» precisa peraltro che la presenza di alcuni nomi nell’inchiesta non significa automaticamente che abbiano commesso reati, o che non abbiano regolarizzato la loro posizione con i rispettivi governi», si legge sul Corriere della Sera.
In particolare, Valentino aveva negli anni ’06-’07 oltre 100 milioni di euro sui conti della Hsbc, mentre l’ex patron del Billionaire aveva depositato 73 milioni in diversi conti. Il campione di motociclismo Valentino Rossi aveva invece 23 milioni.

ITALIA QUINTA PER NUMERO DI CLIENTI
Come emerge dall’inchiesta, per numero di clienti il nostro paese si piazza al quinto posto in classifica per numero di clienti (7499 per la precisione) che hanno fatto uso dei servizi di uno dei più grandi gruppi bancari mondiali. Al vertice c’è la Svizzera (11.235 clienti), poi Francia (9.187), Regno Unito (8.848) e Brasile (8.667). In merito alle somme depositate nei conti svizzeri, invece, l’Italia è al settimo posto, con 7,4 miliardi di dollari. E, si precisa, il cliente italiano che aveva affidato alla filiale svizzera la quantità di denaro maggiore aveva depositato un miliardo e 200 milioni di dollari.
Già nel 2010 il governo francese aveva distribuito la lista Falciani ad altri Paesi, in modo tale che potessero sondare e verificare le posizioni dei loro cittadini. Alcuni Stati, come la Gran Bretagna, la Spagna e la Francia, sono riusciti a recuperare centinaia di milioni di imposte arretrate (220 milioni nel Paese iberico, 188 Parigi). Anche nel nostro Paese diverse sono state le indagini per frode fiscale, ma c’è stata una disputa sulla possibilità di usare i dati e diversi sono stati i ricorsi aperti.
Come riporta l’Espresso nell’articolo a firma di Gianluca Di Feo e Leo Sisti, si spiega come, coperti dall’anonimato garantito dalla filiale svizzera, politici e uomini d’affari di tutto il mondo avessero depositato ingenti somme di denaro:
«Ci sono numerosi conti di Rami Makhlouf, cugino del presidente siriano Bashar al Assad considerato la mente finanziaria del regime di Damasco. [...] Rachid Mohamed Rachid, ministro egiziano del Commercio con l’estero, scappato dal Cairo durante la rivolta contro Mubarak, aveva una procura su un conto del valore 31 milioni di dollari: non a caso è stato condannato in contumacia per aver dilapidato fondi pubblici. Ad Haiti operava Frantz Merceron, ora deceduto, ritenuto l’uomo delle tangenti per conto dell’ex presidente Jean Claude “Baby Doc” Duvalier. [..] Personaggi colpiti dalle sanzioni americane per i rapporti con le dittature. Come ad esempio, Selim Alguadis, uomo d’affari turco, sospettato di aver fornito alla Libia di Gheddafi componenti dual use suscettibili di essere impiegate per un progetto di armi nucleari. O come Gennady Timchenko, miliardario e amico intimo dal presidente russo Vladimir Putin, finito nel mirino degli Stati Uniti dopo la crisi ucraina. E c’è un deposito perfino riconducibile a Li Xiaolin, figlia dell’ex primo ministro cinese Li Peng, protagonista della repressione di piazza Tienammen. Ma ci sono anche i conti di numerosi imprenditori che hanno finanziato la fondazione di Bill Clinton, l’ex candidato repubblicano alla presidenza statunitense Mitt Romney e le conferenze dell’ex sindaco di New York Rudolf Giuliani»

LA POSIZIONE DI HSBC
Di fronte alle domande del Guardian , la banca Hsbc ha ammesso i comportamenti irregolari della filiale svizzera, precisando però come per diversi anni dopo l’acquisto nel 1999 la stessa Hsbc Private Bank a Ginevra fosse rimasta sostanzialmente indipendente all’interno del gruppo. Di conseguenza, si è difesa Hsbc, questo avrebbe comportato «standard molto più bassi in termine di controllo».

In sé non è un crimine detenere denaro o holding in Svizzera: bisogna però rendere tutto noto alle autorità fiscali nazionali. Molti dei vip inclusi negli elenchi sostengono di essere a posto con i regolamenti. Come la rockstar Tina Turner, l'attore John Malkovich o il campione di Formula Uno Michael Schumacher. Lo stilista e imprenditore Valentino Garavani nel 2000 diventa cliente della HSBC Private Bank.

Stando ai dati messi insieme dai reporter di Icij nel 2006/2007 dispone di ben 108,3 milioni di dollari, nascosti nel conto numerato “3326 CR”. Ma chi ne è il proprietario? Ufficialmente Valentino risulterebbe solo “attorney A”, cioè procuratore, insieme a un altro “attorney B”, Marc Bonnant, di Ginevra, famoso legale, tra i tanti, di Licio Gelli e del finanziere Florio Fiorini. Invece, come emerge da un'altra scheda, è proprio il fashion designer il “beneficial owner” di quel “3326 CR”, intestatario di nove conti IBAN. Il deposito, collegato alla “Piles Finance Ltd”, con sede a Tortola nelle British Virgin Islands, ha un “supervisore”, Ronald Feijen, avvocato olandese conosciuto da Valentino durante il negoziato con la Hdp, e da allora diventato suo professionista di fiducia a Londra. Sempre dai file della HSBC si apprende che esistono altre due società, sorte nel 2001 e chiuse nel 2004: Dibag Fashion Development NV-Rub GG e Dibag Fashion Development NV-Rub VG. Di tutte due sono titolari sia Valentino sia Giancarlo Giammetti, amico e socio di una vita. Ma nel 2006/2007 tutto quello che c'è dentro è stato distribuito a loro due.

Proprio nello stesso periodo, la posizione fiscale dello stilista è stata al centro di una disputa con l'Agenzia delle Entrate. Oggetto della contesa la residenza e quindi il regime di tassazione. Valentino ha sostenuto di essere residente a Londra dal 1998 anno in cui vende le sue società alla Hdp di Maurizio Romiti (che nel 2002 cederà tutto alla Marzotto). Gli ispettori fiscali invece sulla base delle indagini ribattono che si trovava a Roma. Infatti, in Gran Bretagna il grande sarto avrebbe solo lo status di “resident not domiciled”, la formula di chi, pur avendo acquisito la residenza sul Tamigi, non manifesta la volontà di restare lì per sempre. Conseguenza: gli sono state contestate, ai fini dell’imposizione fiscale, le annualità dal 2000 al 2006. Ne è nata una trattativa, poi risolta con un atto di pacificazione. Valentino ha versato una somma, mai dichiarata ufficialmente ma nell'ordine di qualche milione di euro, per il periodo 2000-2004. E così ha chiuso ogni pendenza con le nostre autorità tributarie.

FUGA IN MOTO

Anche Valentino Rossi ha avuto i suoi guai con l'erario, che si intrecciano con le vicende della banca elvetica. I sospetti sulla sua residenza londinese hanno provocato un procedimento per evasione, aperto nel 2008 e concluso con un accordo. Alla Hsbc il “Dottore” ha accantonato le sue risorse nel 2003 dietro il conto numerato “Kikiki 62”: 23,9 milioni di dollari. Intervistato da ICIJ, l'avvocato Claudio Sanchioni ha precisato che, sborsando 30 milioni di euro il suo assistito ha definito ogni controversia su conti esteri. Nelle note compilate dai funzionari di Ginevra su Valentino si viene a conoscenza delle sue tendenze finanziarie. Graziano Rossi, il padre, che è anche procuratore di “Kikiki 62”, attesta che il figlio ha una “preferenza per investimenti conservativi”. Tanto spericolato in pista, quanto prudente sulla gestione dei propri soldi.

L'ELVETICO FLAVIO
Per la Hsbc Flavio Briatore, da anni residente all'estero, è un cliente dominato da un grande attivismo. A lui fanno capo nove conti ed è “beneficial owner” di sei di questi, dove nel 2006/2007 "alloggiano" 73 milioni di dollari: Benton Investments Inc., Pinehurst Properties, “27361” (liquidato nel 2005), Adderley Trading Ltd (chiuso nel 2004), Formula FB Business Ltd e GP2 Ltd. Anche l'avvocato di Briatore, Pilippe Ouakra, è stato sentito da ICIJ e commenta: «Il signor Briatore è in grado di confermare che lui e alcune compagnie del suo gruppo - alcune di queste erano operative dalla Svizzera - hanno avuto conti bancari in Svizzera, in un modo perfettamente legale, in conformità con qualunque legge fiscale applicabile».

Lista Falciani, Briatore compra pubblicità contro l'Espresso. Ma è solo un autogol
Mister Billionaire attacca la nostra inchiesta sui conti svizzeri con un'inserzione a pagamento. Ma può solo confermare la notizia del conto da 39 milioni di dollari registrato a nome di un'ignara cuoca bresciana  Barbara F.. Soldi che erano di una società offshore di Flavio. E la Guardia di Finanza conferma: usati «fraudolentemente» i dati della dipendente.
A quel punto l'indagine fiscale della Guardia di Finanza si è chiusa con queste parole
: «Per ragioni non note a questo reparto, al profilo cliente di Barbara F. sono stati associati rapporti finanziari non riconducibili a lei, ma alla “Formula FB Business Limited”». Il vero titolare del conto da 39 milioni di dollari, insomma, era la suddetta società offshore, che ha sede a Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. La stessa Guardia di Finanza,  precisa che la “Formula FB Business Limited” è controllata all'80 per cento dal signor Flavio Briatore.

CAPITALI INSANGUINATI
I documenti della HSBC raccontano anche altre vicende. Tra i clienti dell'istituto di Ginevra ci sono almeno duemila commercianti di diamanti. A volte li chiamano diamanti insanguinati perché vengono usati per finanziare delle guerre, come è accaduto in Angola, Costa d'Avorio, Sierra Leone. Michael Gibb, che si occupa di diritti internazionali dell'uomo per Global Witness, ne è certo: «I diamanti sono legati a conflitti e violenze. La facilità con cui possono essere convertiti in strumenti di guerra è sorprendente».

I funzionari della banca svizzera, ad esempio, sapevano che un certo Emmanuel Shallop, successivamente condannato per questi traffici, era sotto indagine in Belgio. Nel file del deposito infatti annotano: «Abbiamo aperto un conto per lui basato a Dubai… Il cliente è molto cauto attualmente perché sente la pressione delle autorità belghe, che lo tengono d'occhio per le sue attività nelle frodi fiscali sui diamanti». Contattato per chiarire l'avvocato di Shallop è stato tranchant: «Noi non intendiamo spiegare nulla. Il mio assistito non vuole vedere il suo nome citato in qualunque articolo per una ragione di privacy». Ma tra i clienti ci sono pure personaggi che hanno maneggiato tangenti per favorire vendite di armi in Africa, rifornendo gli arsenali dei massacri in Liberia, e altri che si sono prodigati per piazzare ordigni sofisticati in diverse nazioni, dalla Tanzania a Taiwan. Ci sono addirittura i nomi degli esponenti di una ong saudita che è stata accusata di finanziare Al Qaeda.

LA POSIZIONE DELLA BANCA
I vertici di Hsbc hanno inizialmente intimato al network giornalistico di distruggere tutti i dati. Poi, di fronte agli elementi scoperti dai cronisti, hanno assunto una posizione diversa. Con una dichiarazione scritta l'istituto ha riconosciuto che «la cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri, inclusi coloro che davano elementi di preoccupazione sul fronte fiscale. Come risultato di questa linea,
 la base dei clienti dal 2007 si è ridotta di quasi il 70 per cento».


Resta però il problema della finanza oscura. «L'industria offshore è la maggiore minaccia per le nostre istituzioni democratiche e per le basi del nostro contratto sociale», ha dichiarato a Icij l'ecomista Thomas Piketty: «L'opacità finanziaria è uno degli elementi chiave delle diseguaglianze. Permette a una larga parte di quelli che guadagnano di più di pagare tasse insignificanti, mentre il resto di noi deve versare tributi pesanti
 per sostenere i servizi pubblici indispensabili per lo sviluppo».



Il mistero della lista di conti in Svizzera scomparsa
C'era un elenco di evasori GRECI consegnato al governo che non esiste più

Come a Roma, anche ad Atene succede l’incredibile quando si arriva a toccare i potenti
UNA POCHADE - Non sarà come la storia della casa comprata a sua insaputa al ministro Scajola, ma anche la commedia che si è accesa attorno al destino di una lista di circa 2.000 greci titolari di conti in Svizzera presso la locale filiale della HSBC, parte della famosa “lista Falciani“, che le autorità francesi hanno trasmesso al governo greco.

L’ELENCO DEI CONTI - La lista stava originariamente su una normale chiavetta USB in possesso di George Papaconstantinou, che l’aveva ricevuta da Christine Lagarde quando entrambi erano ministro delle finanze nel 2010. Lui dice di di aver trasmesso un piccolo numero di nominativi all’ex capo dell’unità contro i crimini finanziari nel 2011  e l’intera lista a Ioannis Diotis, il suo successore a capo dell’unità nel luglio dello stesso a capo dell’unità anno. Diotidis ha testimoniato davanti al comitato etico del parlamento dicendo di averla passata al successivo ministro delle finanze, il leader socialista Evangelos Venizelos, che non gli avrebbe dato alcuna disposizione in merito. La settimana scorsa Venizelos, abbastanza arrabbiato, ha detto in televisione di aver consegnato la lista al premier Samaras quando ha realizzato che nessuna agenzia investigativa ne aveva una copia. Poi ieri ha affermato di non averla mai ricevuta da Papaconstantinou.

LA CACCIA AI CORROTTI - Il problema con quella lista è lo stesso che il governo ha con un’indagine che la settimana scorsa ha colpito 36 politici accusati di corruzione e altri reati, perché se è vero che fino a quando i due principali partiti si alternavano al potere le indagini facevano poca strada, oggi la frammentazione della politica greca potrebbe aprire la strada a pratiche come le denunce degli avversari politici, innescando una reazione a catena dagli esiti imprevedibili, quanto sicuramente negativi sulla fragile coalizione di governo.

FRATTURE NELLA MAGGIORANZA? - Alcuni degli imputati per il nuovo scandalo sono infatti colonne del governo Samaras, che gode della fiducia dell’Unione Europea, ma non quella dei greci. Un governo che difficilmente avrà la forza di compiere un’autocritica e i passi necessari a emarginare i presunti colpevoli recuperando credibilità, quanto mai necessaria dopo che sotto inchiesta sono finiti tra gli altri lo speaker del parlamento (che si è sospeso dalla carica il 24 scorso) e diversi ex ministri e sindaci, tra i quali probabilmente anche Leonidas Tzanis, 57 anni, un ex-ministro e politico socialista che si è (pare) impiccato insieme alla moglie nella cantina di casa, pochi giorni prima di essere chiamato a testimoniare. E i guai non finiscono qui, perché all’esame delle autorità c’è anche una lista di 54.000 persone che hanno trasferito 29 miliardi di euro all’estero dal 2009, almeno 15.000 dei quali maneggiando somme del tutto incompatibili con i loro redditi ufficiali. Sfide che per il governo greco sembrano più difficili della stessa battaglia per la permanenza della Grecia nell’euro.

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