Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta CONTI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CONTI. Mostra tutti i post

venerdì 3 gennaio 2020

Sicilia, il Buco nei Conti Supera i 7 Miliardi

Sicilia, il Buco nei Conti Supera i 7 Miliardi


 La Regione Aumenta gli Stipendi a più di 1300
 Dirigenti e Prepara Nuove Assunzioni


Il “ritocco” è stato quantificato mediamente in 209 euro lordi mensili a testa ed è legato a un rinnovo contrattuale a lungo attesi. Così, gli stipendi base oscilleranno tra i 45mila agli oltre 60mila euro lordi annui, a seconda della fascia dirigenziale. Intanto si prepara anche una bella infornata di nuovi assunti. Dove? Nei Centri per l’impiego, lo stesso settore che 
sull'isola impiega già il 20% degli addetti del Paese

di Accursio Sabella 

Venti giorni fa, la Corte dei conti ha puntato il dito contro l’enorme “buco” dei conti siciliani: oltre 7 miliardi da ripianare. E il governo nazionale sotto Natale ha lanciato un salvagente: la Sicilia potrà spalmare in dieci anni una bella fetta di quel disavanzo. Nel frattempo, però, la Regione ha deciso di riconoscere ai propri dirigenti un aumento di stipendio da 200 euro al mese, frutto di un rinnovo contrattuale a lungo atteso. E intanto prepara anche una bella infornata di nuove assunzioni. Dove? Nei Centri per l’impiego. Proprio in Sicilia, dove lavora oltre il venti
 percento degli addetti al reclutamento in Italia.

Il rinnovo e gli aumenti – In realtà, il rinnovo del contratto dei dirigenti regionali era stato atteso da molto tempo. È di oltre quattordici anni il periodo di “stop” agli scatti. E così, la stessa Corte dei conti aveva auspicato uno sblocco dei contratti. Allo stesso tempo, però, in occasione dell’ultimo giudizio di parifica del bilancio regionale, i magistrati contabili avevano messo in luce le “storture” del sistema siciliano. Dove si registrano primi segnali di miglioramento (il personale diminuisce, così come la spesa), ma dove alcuni dati sono ancora assai in contrasto con la media nazionale. Gli stessi magistrati hanno infatti ribadito “le osservazioni critiche reiteratamente mosse da questa Corte – si legge nella relazione – al numero considerevole di unità dirigenziali operanti in seno all’Ente regione, sia in termini assoluti, sia in relazione al rapporto tra numero dei dirigenti e quello degli altri dipendenti (che supera di poco il rapporto di uno a dieci)”. Insomma, sono ancora tanti i dirigenti in Sicilia. Uno su dieci dipendenti circa. Poco meno di 1.300 quelli di ruolo.

Quanto guadagneranno i dirigenti – Ma l’aumento arriverà a più di 1.300 dirigenti. Perché il rinnovo del contratto riguarderà anche i dirigenti che lavorano negli enti sottoposti al controllo della Regione. Enti che, per intenderci, tra società partecipate, istituti, aziende più o meno pubbliche, danno lavoro ancora a oltre diecimila persone. Un sistema fallimentare: “La Corte – si legge sempre nella relazione dei magistrati – ha in più occasioni evidenziato che le società partecipate dalla Regione si sono dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica”. E intanto, ecco aumenti per tutti. Il “ritocco” è stato quantificato mediamente in 209 euro lordi mensili per dirigente. Così, gli stipendi base oscilleranno tra i 45mila agli oltre 60mila euro lordi annui, a seconda della fascia dirigenziale. A queste somme andranno aggiunte le retribuzioni di posizione: dai 7mila a oltre 36mila euro annui. Infine vanno considerate anche le retribuzioni di risultato: somme che dovrebbero essere, appunto, calibrate sulla base delle performance, ma che sono state erogate finora, nella quasi totalità dei casi, nella quota massima per tutti.

Le nuove assunzioni – Insieme agli aumenti, nella Sicilia del “mega-disavanzo”, ecco fare capolino anche le nuove assunzioni. Nonostante gli oltre 14mila dipendenti di ruolo, i settemila sparsi nelle società partecipate e qualche altro migliaio disperso nella galassia para-regionale. Ma il paradosso vero è nella scelta degli uffici da potenziare. Nell’Isola senza lavoro, col Pil che cala e i giovani che fuggono, la Regione ha deciso di potenziare… i centri per l’impiego. Lo ha annunciato pochi giorni fa, con toni soddisfatti, lo stesso presidente della Regione Nello Musumeci. “Nei prossimi tre anni – ha detto – contiamo di poter bandire concorsi per circa 1.500 posti nell’amministrazione regionale, procedendo anche al superamento definitivo del precariato. La macchina Regione ha bisogno di forze nuove e fresche per affrontare la sfida del futuro. Questo è il primo passo”. Circa 1.200 persone sul numero totale sono destinati proprio ai Centri per l’impiego. E se appare condivisibile il richiamo all’esigenza di un “ricambio” in una amministrazione il cui personale è nella stragrande maggioranza dei casi compreso nella fascia d’età over 50, appare curiosa la scelta di puntare sui vecchi Collocamenti. “L’obiettivo –ha spiegato sempre Musumeci – è quello di dare vita a una rete di servizi per l’impiego che siano efficaci e in grado di integrare le funzioni tradizionali del collocamento”. La giunta ha già deliberato una proposta di spesa da 75 milioni di euro. Ma la mancata efficienza dei Centri per l’impiego siciliani è dovuta davvero all’insufficienza del personale? Sembrerebbe di no, stando alla fotografia scattata circa un anno fa dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e che da allora non sembra essere mutata di molto. In Sicilia lavorano 1.737 su un totale di 7.934 operatori dei 501 Centri per l’impiego esistenti in Italia. Un operatore su cinque, insomma, lavora già in Sicilia. Lì, il governo Musumeci vuole mandare altri 1.200 addetti in tre anni. Per una spesa milionaria. Nella Sicilia senza lavoro e dai conti in rosso.




.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

martedì 3 aprile 2018

I Conti Segreti di Matteo Salvini


Quelli sui quali indaga da mesi la Procura di Genova, 
sono al centro di un’inchiesta dell’Espresso.
 Il settimanale è andato alla ricerca di quel tesoro del Carroccio, quei 48 milioni di euro che il tribunale genovese vorrebbe mettere sotto sequestro dopo la condanna di Bossi e dell’ex tesoriere Belsito nel 2017 per truffa ai danni dello Stato. 
Ma finora il tribunale è riuscito a recuperare poco più di 2 milioni.

Le minacce di Salvini: “Li querelo”
Salvini, che a gennaio aveva dichiarato che sul conto della Lega ci sono mila euro, 
ora minaccia di querelare il settimanale e in un video pubblicato oggi su Facebook li insulta: 
“O sono cretini o in malafede, o sono cretini in malafede”.

“Non ho nascosto milioni di euro, i russi non ci hanno dato né soldi né matrioske – dichiara il leader del Carroccio – All’Espresso rispondo con un sorriso e una querela”.

L’inchiesta
Ma ci sono dei documenti bancari che, secondo i giornalisti dell’Espresso possono far capire che fine abbiano fatto i soldi della Lega. E non solo quella di Salvini, ma anche il Carroccio di Maroni. Durante entrambe le gestioni, infatti, “parecchi milioni sono stati investiti illegalmente“.

“Una legge del 2012 – si legge sull’Espresso – vieta infatti ai partiti politici di scommettere i propri denari su strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato dei Paesi dell’Unione europea. Il partito che si batte contro l’Europa serva di banche e multinazionali ha cercato di guadagnare soldi comprando le obbligazioni di alcune delle più famose banche e multinazionali”.

Il ruolo della onlus Più voci
Oltre agli investimenti illegali, dall’inchiesta dell’Espresso – dal titolo I conti segreti di Salvini – emerge un altro importante novità. In tutta questa vicenda infatti c’è una associazione che ha un ruolo fondamentale nella “sparizione” del tesoro. Si tratta di una onlus “di area leghista” che si chiama Più voci. Non ha un sito Internet, non c’è traccia di sue attività sul territorio.

La Lega la userebbe “per ricevere finanziamenti dalle aziende”. Finanziamenti che verrebbero subito “girati a società controllate dal partito. L’associazione – secondo quanto anticipa il settimanale – è stata creata da tre commercialisti fedelissimi a Salvini nell’ottobre del 2015” proprio durante il processo a Bossi e Belsito. Ma chi ha finanziato la onlus? Nell’inchiesta in uscita domani si potranno leggere i nomi delle persone coinvolte in questa vicenda opaca e complicata che getta, dopo gli ultimi scandali, ulteriori ombre sul partito di Matteo Salvini.

LEGGI ANCHE
ANCHE SALVINI HA USATO I SOLDI RUBATI

.
Previsioni per il 2018






.

domenica 5 aprile 2015

Lista FALCIANI: Centomila Conti SVIZZERI Svelati



LISTA FALCIANI, CENTOMILA CONTI SVIZZERI SVELATI

Politici, imprenditori, evasori, vip e star di Hollywood, modelli e campioni dello sport, ma anche faccendieri, mediatori di tangenti, trafficanti di armi e di diamanti. La pubblicazione della lista Falciani, l’archivio trafugato dall’ex funzionario della banca Hsbc e svelato dopo anni di indiscrezioni, ha fatto emergere un lungo elenco di circa centomila clienti che hanno deposito tra il novembre 2006 e marzo 2007 180 miliardi di euro nei forzieri della filiale svizzera Hsbc Private Bank. Fondi sui quali c’è l’ombra pesante dell’evasione fiscale. Un tesoro nascosto al Fisco. Come ha spiegato l’Espresso (che fa parte del consorzio di giornalismo investigativo “Icij”, con sede a Washington, che ha lavorato all’inchiesta, ndr) nella lista Falciani ci sono anche 7mila clienti italiani. Nel 2007 custodivano circa sei miliardi e mezzo di euro nei forzieri della banca, in parte leciti e in parte illegali. E nella lista compaiono per il nostro Paese anche i nomi dello stilista Valentino Garavani, di Flavio Briatore e di Valentino Rossi. I quali hanno però replicato all’Epresso di non avere più conti in sospeso col Fisco italiano.

LISTA FALCIANI, TUTTI I NOMI
L’ex funzionario di Hsbc Hervé Falciani era stato accusato dalla banca svizzera di avere sottratto informazioni, ma quando era stato arrestato in Costa Azzurra su richiesta delle autorità svizzere l’uomo aveva collaborato con i magistrati francesi e consegnato una lista di 3mila nomi di evasori fiscali transalpini, come riporta anche il Corriere della Sera. Ora, con le nuove rivelazioni, emerge un lungo elenco di persone in tutto il mondo, in un’inchiesta ribattezzata “Swissleaks“:
«Tra le quali gli attori John Malkovich e Gad Elmaleh, il re del Marocco Mohammed VI oggi in visita a Parigi e quello giordano Abdullah II, i cantanti Phil Collins e Tina Turner, gli sportivi Fernando Alonso e Valentino Rossi, Flavio Briatore e lo stilista Valentino, l’attrice Joan Collins e la modella Elle McPherson, il banchiere spagnolo Emilio Botín (morto nel settembre 2014) del Banco Santander. Il consorzio «Icij» precisa peraltro che la presenza di alcuni nomi nell’inchiesta non significa automaticamente che abbiano commesso reati, o che non abbiano regolarizzato la loro posizione con i rispettivi governi», si legge sul Corriere della Sera.
In particolare, Valentino aveva negli anni ’06-’07 oltre 100 milioni di euro sui conti della Hsbc, mentre l’ex patron del Billionaire aveva depositato 73 milioni in diversi conti. Il campione di motociclismo Valentino Rossi aveva invece 23 milioni.

ITALIA QUINTA PER NUMERO DI CLIENTI
Come emerge dall’inchiesta, per numero di clienti il nostro paese si piazza al quinto posto in classifica per numero di clienti (7499 per la precisione) che hanno fatto uso dei servizi di uno dei più grandi gruppi bancari mondiali. Al vertice c’è la Svizzera (11.235 clienti), poi Francia (9.187), Regno Unito (8.848) e Brasile (8.667). In merito alle somme depositate nei conti svizzeri, invece, l’Italia è al settimo posto, con 7,4 miliardi di dollari. E, si precisa, il cliente italiano che aveva affidato alla filiale svizzera la quantità di denaro maggiore aveva depositato un miliardo e 200 milioni di dollari.
Già nel 2010 il governo francese aveva distribuito la lista Falciani ad altri Paesi, in modo tale che potessero sondare e verificare le posizioni dei loro cittadini. Alcuni Stati, come la Gran Bretagna, la Spagna e la Francia, sono riusciti a recuperare centinaia di milioni di imposte arretrate (220 milioni nel Paese iberico, 188 Parigi). Anche nel nostro Paese diverse sono state le indagini per frode fiscale, ma c’è stata una disputa sulla possibilità di usare i dati e diversi sono stati i ricorsi aperti.
Come riporta l’Espresso nell’articolo a firma di Gianluca Di Feo e Leo Sisti, si spiega come, coperti dall’anonimato garantito dalla filiale svizzera, politici e uomini d’affari di tutto il mondo avessero depositato ingenti somme di denaro:
«Ci sono numerosi conti di Rami Makhlouf, cugino del presidente siriano Bashar al Assad considerato la mente finanziaria del regime di Damasco. [...] Rachid Mohamed Rachid, ministro egiziano del Commercio con l’estero, scappato dal Cairo durante la rivolta contro Mubarak, aveva una procura su un conto del valore 31 milioni di dollari: non a caso è stato condannato in contumacia per aver dilapidato fondi pubblici. Ad Haiti operava Frantz Merceron, ora deceduto, ritenuto l’uomo delle tangenti per conto dell’ex presidente Jean Claude “Baby Doc” Duvalier. [..] Personaggi colpiti dalle sanzioni americane per i rapporti con le dittature. Come ad esempio, Selim Alguadis, uomo d’affari turco, sospettato di aver fornito alla Libia di Gheddafi componenti dual use suscettibili di essere impiegate per un progetto di armi nucleari. O come Gennady Timchenko, miliardario e amico intimo dal presidente russo Vladimir Putin, finito nel mirino degli Stati Uniti dopo la crisi ucraina. E c’è un deposito perfino riconducibile a Li Xiaolin, figlia dell’ex primo ministro cinese Li Peng, protagonista della repressione di piazza Tienammen. Ma ci sono anche i conti di numerosi imprenditori che hanno finanziato la fondazione di Bill Clinton, l’ex candidato repubblicano alla presidenza statunitense Mitt Romney e le conferenze dell’ex sindaco di New York Rudolf Giuliani»

LA POSIZIONE DI HSBC
Di fronte alle domande del Guardian , la banca Hsbc ha ammesso i comportamenti irregolari della filiale svizzera, precisando però come per diversi anni dopo l’acquisto nel 1999 la stessa Hsbc Private Bank a Ginevra fosse rimasta sostanzialmente indipendente all’interno del gruppo. Di conseguenza, si è difesa Hsbc, questo avrebbe comportato «standard molto più bassi in termine di controllo».

In sé non è un crimine detenere denaro o holding in Svizzera: bisogna però rendere tutto noto alle autorità fiscali nazionali. Molti dei vip inclusi negli elenchi sostengono di essere a posto con i regolamenti. Come la rockstar Tina Turner, l'attore John Malkovich o il campione di Formula Uno Michael Schumacher. Lo stilista e imprenditore Valentino Garavani nel 2000 diventa cliente della HSBC Private Bank.

Stando ai dati messi insieme dai reporter di Icij nel 2006/2007 dispone di ben 108,3 milioni di dollari, nascosti nel conto numerato “3326 CR”. Ma chi ne è il proprietario? Ufficialmente Valentino risulterebbe solo “attorney A”, cioè procuratore, insieme a un altro “attorney B”, Marc Bonnant, di Ginevra, famoso legale, tra i tanti, di Licio Gelli e del finanziere Florio Fiorini. Invece, come emerge da un'altra scheda, è proprio il fashion designer il “beneficial owner” di quel “3326 CR”, intestatario di nove conti IBAN. Il deposito, collegato alla “Piles Finance Ltd”, con sede a Tortola nelle British Virgin Islands, ha un “supervisore”, Ronald Feijen, avvocato olandese conosciuto da Valentino durante il negoziato con la Hdp, e da allora diventato suo professionista di fiducia a Londra. Sempre dai file della HSBC si apprende che esistono altre due società, sorte nel 2001 e chiuse nel 2004: Dibag Fashion Development NV-Rub GG e Dibag Fashion Development NV-Rub VG. Di tutte due sono titolari sia Valentino sia Giancarlo Giammetti, amico e socio di una vita. Ma nel 2006/2007 tutto quello che c'è dentro è stato distribuito a loro due.

Proprio nello stesso periodo, la posizione fiscale dello stilista è stata al centro di una disputa con l'Agenzia delle Entrate. Oggetto della contesa la residenza e quindi il regime di tassazione. Valentino ha sostenuto di essere residente a Londra dal 1998 anno in cui vende le sue società alla Hdp di Maurizio Romiti (che nel 2002 cederà tutto alla Marzotto). Gli ispettori fiscali invece sulla base delle indagini ribattono che si trovava a Roma. Infatti, in Gran Bretagna il grande sarto avrebbe solo lo status di “resident not domiciled”, la formula di chi, pur avendo acquisito la residenza sul Tamigi, non manifesta la volontà di restare lì per sempre. Conseguenza: gli sono state contestate, ai fini dell’imposizione fiscale, le annualità dal 2000 al 2006. Ne è nata una trattativa, poi risolta con un atto di pacificazione. Valentino ha versato una somma, mai dichiarata ufficialmente ma nell'ordine di qualche milione di euro, per il periodo 2000-2004. E così ha chiuso ogni pendenza con le nostre autorità tributarie.

FUGA IN MOTO

Anche Valentino Rossi ha avuto i suoi guai con l'erario, che si intrecciano con le vicende della banca elvetica. I sospetti sulla sua residenza londinese hanno provocato un procedimento per evasione, aperto nel 2008 e concluso con un accordo. Alla Hsbc il “Dottore” ha accantonato le sue risorse nel 2003 dietro il conto numerato “Kikiki 62”: 23,9 milioni di dollari. Intervistato da ICIJ, l'avvocato Claudio Sanchioni ha precisato che, sborsando 30 milioni di euro il suo assistito ha definito ogni controversia su conti esteri. Nelle note compilate dai funzionari di Ginevra su Valentino si viene a conoscenza delle sue tendenze finanziarie. Graziano Rossi, il padre, che è anche procuratore di “Kikiki 62”, attesta che il figlio ha una “preferenza per investimenti conservativi”. Tanto spericolato in pista, quanto prudente sulla gestione dei propri soldi.

L'ELVETICO FLAVIO
Per la Hsbc Flavio Briatore, da anni residente all'estero, è un cliente dominato da un grande attivismo. A lui fanno capo nove conti ed è “beneficial owner” di sei di questi, dove nel 2006/2007 "alloggiano" 73 milioni di dollari: Benton Investments Inc., Pinehurst Properties, “27361” (liquidato nel 2005), Adderley Trading Ltd (chiuso nel 2004), Formula FB Business Ltd e GP2 Ltd. Anche l'avvocato di Briatore, Pilippe Ouakra, è stato sentito da ICIJ e commenta: «Il signor Briatore è in grado di confermare che lui e alcune compagnie del suo gruppo - alcune di queste erano operative dalla Svizzera - hanno avuto conti bancari in Svizzera, in un modo perfettamente legale, in conformità con qualunque legge fiscale applicabile».

Lista Falciani, Briatore compra pubblicità contro l'Espresso. Ma è solo un autogol
Mister Billionaire attacca la nostra inchiesta sui conti svizzeri con un'inserzione a pagamento. Ma può solo confermare la notizia del conto da 39 milioni di dollari registrato a nome di un'ignara cuoca bresciana  Barbara F.. Soldi che erano di una società offshore di Flavio. E la Guardia di Finanza conferma: usati «fraudolentemente» i dati della dipendente.
A quel punto l'indagine fiscale della Guardia di Finanza si è chiusa con queste parole
: «Per ragioni non note a questo reparto, al profilo cliente di Barbara F. sono stati associati rapporti finanziari non riconducibili a lei, ma alla “Formula FB Business Limited”». Il vero titolare del conto da 39 milioni di dollari, insomma, era la suddetta società offshore, che ha sede a Tortola, nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche. La stessa Guardia di Finanza,  precisa che la “Formula FB Business Limited” è controllata all'80 per cento dal signor Flavio Briatore.

CAPITALI INSANGUINATI
I documenti della HSBC raccontano anche altre vicende. Tra i clienti dell'istituto di Ginevra ci sono almeno duemila commercianti di diamanti. A volte li chiamano diamanti insanguinati perché vengono usati per finanziare delle guerre, come è accaduto in Angola, Costa d'Avorio, Sierra Leone. Michael Gibb, che si occupa di diritti internazionali dell'uomo per Global Witness, ne è certo: «I diamanti sono legati a conflitti e violenze. La facilità con cui possono essere convertiti in strumenti di guerra è sorprendente».

I funzionari della banca svizzera, ad esempio, sapevano che un certo Emmanuel Shallop, successivamente condannato per questi traffici, era sotto indagine in Belgio. Nel file del deposito infatti annotano: «Abbiamo aperto un conto per lui basato a Dubai… Il cliente è molto cauto attualmente perché sente la pressione delle autorità belghe, che lo tengono d'occhio per le sue attività nelle frodi fiscali sui diamanti». Contattato per chiarire l'avvocato di Shallop è stato tranchant: «Noi non intendiamo spiegare nulla. Il mio assistito non vuole vedere il suo nome citato in qualunque articolo per una ragione di privacy». Ma tra i clienti ci sono pure personaggi che hanno maneggiato tangenti per favorire vendite di armi in Africa, rifornendo gli arsenali dei massacri in Liberia, e altri che si sono prodigati per piazzare ordigni sofisticati in diverse nazioni, dalla Tanzania a Taiwan. Ci sono addirittura i nomi degli esponenti di una ong saudita che è stata accusata di finanziare Al Qaeda.

LA POSIZIONE DELLA BANCA
I vertici di Hsbc hanno inizialmente intimato al network giornalistico di distruggere tutti i dati. Poi, di fronte agli elementi scoperti dai cronisti, hanno assunto una posizione diversa. Con una dichiarazione scritta l'istituto ha riconosciuto che «la cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri, inclusi coloro che davano elementi di preoccupazione sul fronte fiscale. Come risultato di questa linea,
 la base dei clienti dal 2007 si è ridotta di quasi il 70 per cento».


Resta però il problema della finanza oscura. «L'industria offshore è la maggiore minaccia per le nostre istituzioni democratiche e per le basi del nostro contratto sociale», ha dichiarato a Icij l'ecomista Thomas Piketty: «L'opacità finanziaria è uno degli elementi chiave delle diseguaglianze. Permette a una larga parte di quelli che guadagnano di più di pagare tasse insignificanti, mentre il resto di noi deve versare tributi pesanti
 per sostenere i servizi pubblici indispensabili per lo sviluppo».



Il mistero della lista di conti in Svizzera scomparsa
C'era un elenco di evasori GRECI consegnato al governo che non esiste più

Come a Roma, anche ad Atene succede l’incredibile quando si arriva a toccare i potenti
UNA POCHADE - Non sarà come la storia della casa comprata a sua insaputa al ministro Scajola, ma anche la commedia che si è accesa attorno al destino di una lista di circa 2.000 greci titolari di conti in Svizzera presso la locale filiale della HSBC, parte della famosa “lista Falciani“, che le autorità francesi hanno trasmesso al governo greco.

L’ELENCO DEI CONTI - La lista stava originariamente su una normale chiavetta USB in possesso di George Papaconstantinou, che l’aveva ricevuta da Christine Lagarde quando entrambi erano ministro delle finanze nel 2010. Lui dice di di aver trasmesso un piccolo numero di nominativi all’ex capo dell’unità contro i crimini finanziari nel 2011  e l’intera lista a Ioannis Diotis, il suo successore a capo dell’unità nel luglio dello stesso a capo dell’unità anno. Diotidis ha testimoniato davanti al comitato etico del parlamento dicendo di averla passata al successivo ministro delle finanze, il leader socialista Evangelos Venizelos, che non gli avrebbe dato alcuna disposizione in merito. La settimana scorsa Venizelos, abbastanza arrabbiato, ha detto in televisione di aver consegnato la lista al premier Samaras quando ha realizzato che nessuna agenzia investigativa ne aveva una copia. Poi ieri ha affermato di non averla mai ricevuta da Papaconstantinou.

LA CACCIA AI CORROTTI - Il problema con quella lista è lo stesso che il governo ha con un’indagine che la settimana scorsa ha colpito 36 politici accusati di corruzione e altri reati, perché se è vero che fino a quando i due principali partiti si alternavano al potere le indagini facevano poca strada, oggi la frammentazione della politica greca potrebbe aprire la strada a pratiche come le denunce degli avversari politici, innescando una reazione a catena dagli esiti imprevedibili, quanto sicuramente negativi sulla fragile coalizione di governo.

FRATTURE NELLA MAGGIORANZA? - Alcuni degli imputati per il nuovo scandalo sono infatti colonne del governo Samaras, che gode della fiducia dell’Unione Europea, ma non quella dei greci. Un governo che difficilmente avrà la forza di compiere un’autocritica e i passi necessari a emarginare i presunti colpevoli recuperando credibilità, quanto mai necessaria dopo che sotto inchiesta sono finiti tra gli altri lo speaker del parlamento (che si è sospeso dalla carica il 24 scorso) e diversi ex ministri e sindaci, tra i quali probabilmente anche Leonidas Tzanis, 57 anni, un ex-ministro e politico socialista che si è (pare) impiccato insieme alla moglie nella cantina di casa, pochi giorni prima di essere chiamato a testimoniare. E i guai non finiscono qui, perché all’esame delle autorità c’è anche una lista di 54.000 persone che hanno trasferito 29 miliardi di euro all’estero dal 2009, almeno 15.000 dei quali maneggiando somme del tutto incompatibili con i loro redditi ufficiali. Sfide che per il governo greco sembrano più difficili della stessa battaglia per la permanenza della Grecia nell’euro.

.




GUARDA ANCHE

DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA
http://www.mundimago.org/
FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

 GUARDA ANCHE
LA NOSTRA APP
http://mundimago.org/le_imago.html
.



.

mercoledì 15 febbraio 2012

LA CHIESA E I CONTI DELLO IOR






IL SEGRETO DELLA CONFESSIONE (FISCALE) 

LA CHIESA SI RIFIUTA DI FAR CONTROLLARE ALLE AUTORITÀ ITALIANE I CONTI DELLO IOR - UN DECRETO INTERNO PRIVA L’AUTORITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA DEL VATICANO DEI POTERI DI ISPEZIONE - BERTONE PRIMA SCEGLIE DI FAR LUCE SUI PROPRI BILANCI, ADDIRITTURA CON UN’AUTORITÀ ANTIRICICLAGGIO, POI CI RIPENSA -
 NÉ MONTI NÉ I PARTITI  SI INTERESSANO ALLA QUESTIONE...


Altro che trasparenza, altro che collaborazione altro che volontà di fornire tutte le informazioni a chi indaga. Il Vaticano non ha alcuna intenzione di attuare gli impegni assunti in sede europea per aderire agli standard del Comitato per la valutazione di misure contro il riciclaggio di capitali (MONEYVAL) e non ha alcuna intenzione di permettere alle autorità antiriciclaggio vaticane e italiane di guardare cosa è accaduto nei conti dello IOR prima dell'aprile 2011.
A scriverlo nero su bianco non è un giornalista del Fatto Quotidiano o un ignoto estensore di memo riservati di dubbia paternità, bensì le due massime autorità in materia dentro le mura leonine: il cardinale Attilio Nicora (ex presidente dell'Apsa, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e ora presidente dell'Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, l'AIF) e il professor Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale della Città del Vaticano.
I due documenti riservati raccontano qual è, al di là dei comunicati della sala stampa dati in pasto ai giornali italiani, la vera politica della Santa Sede sul fronte antiriciclaggio. Una politica che nei fatti, per quanto attiene ai fatti accaduti fino al recente passato somiglia a quella di uno dei tanti paradisi fiscali del mondo.

.


Il primo documento è firmato dal presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, professore di diritto e magnifico rettore della Lumsa oltre che membro del consiglio direttivo dell'AIF. Si tratta di un parere legale richiesto dalla Segreteria di Stato alla massima autorità consultiva in materia giuridica nel Vaticano. In pratica il cardinale Tarcisio Bertone chiedeva a Dalla Torre di stabilire quale fosse la giusta interpretazione da dare alla nuova normativa antiriciclaggio introdotta da Papa Benedetto XVI nel dicembre del 2010 ed entrata in vigore nell'aprile scorso.
Come Il Fatto ha raccontato nel Vaticano si erano distinte due linee diverse: la prima, sostenuta dal direttore generale dell'AIF, l'avvocato Francesco De Pasquale, puntava a spingere la banca vaticana, lo IOR, a collaborare con le autorità antiriciclaggio interne (AIF) e a fornire tutte le informazioni richieste dalla giustizia italiana, anche sui fatti precedenti all'aprile del 2011. La seconda linea, sostenuta invece dall'avvocato Michele Briamonte dello studio Grande Stevens di Torino invece sosteneva che l'AIF non avesse quei poteri di ispezione sui movimenti bancari precedenti all'aprile del 2011.
Ovviamente la lotta di potere tra AIF e IOR, la disputa tra De Pasquale e Briamonte, aveva un riverbero immediato nei rapporti tra Stati. Solo se avesse vinto la linea "collaborativa" dell'AIF infatti, le autorità giudiziarie e bancarie italiane sarebbero state in grado di mettere il naso (tramite il cavallo di Troia dell'AIF) nei segreti dello IOR. Altrimenti le indagini italiane in corso si sarebbero arenate.
Il Fatto aveva pubblicato il 31 gennaio scorso un documento riservato ("Memo Ior-AIF") dal quale si comprendeva che nei fatti stava vincendo la linea "non collaborativa" e che il presidente dello IOR e dell'AIF avevano tentato di coinvolgere il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il segretario del Papa, George Ganswein, per convincere il Governo Vaticano a collaborare con l'autorità giudiziaria italiana.



Sul memo si leggeva: "L'Aif (.... ) ha inoltrato allo Ior alcune richieste di informazioni relative a fondi aperti presso l'Istituto, cui quest'ultimo ha corrisposto, consentendo tra l'altro lo sblocco dei fondi sequestrati dalla Procura di Roma (....) Ultimamente, tuttavia la Direzione dell'Istituto ha ritenuto di riscontrare le richieste dell'Aif - relative ad operazioni sospette o per le quali sono in corso procedimenti giudiziari - fornendo informazioni soltanto su operazioni effettuate dal primo aprile 2011 in avanti".
Quando quel documento rivelato dal Fatto era stato ripubblicato 8 giorni dopo da La7 in tv, la Santa Sede aveva finalmente emanato un comunicato per smentire che il Vaticano non intendesse fornire informazioni bancarie sui fatti precedenti all'aprile del 2011. "Non emerge la resistenza dello IOR a collaborare in caso di indagini o procedimenti penali su fatti precedenti al primo aprile 2011".
Il parere di Dalla Torre (disponibile integralmente sul sito del Fatto) dimostra il contrario e spiega perché i magistrati della Procura di Roma non stanno ricevendo le informazioni né per via di rogatoria, come raccontato in tv dal pm Luca Tescaroli, né tramite l'AIF, nel caso dei pm Nello Rossi e Stefano Fava che indagano il presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Cipriani per violazione delle norme in materia di antiriciclaggio. Il parere di Dalla Torre dimostra che si tratta di una scelta voluta.


-



Alla domanda di Bertone, se lo IOR debba rispondere all'AIF anche per le operazioni avvenute prima dell'aprile del 2011, la risposta del presidente del Tribunale è un no tondo: la legge "non permette all'AIF l'accesso alle operazioni e ai rapporti intercorsi prima dell'entrata in vigore della legge". Esattamente l'opposto di quanto affermato nel comunicato della sala stampa della Santa Sede del 9 febbraio.
Il parere di Dalla Torre risale al 15 ottobre del 2011 e delinea la linea che poi sarà attuata nel decreto del Presidente del Governatorato Vaticano del 25 gennaio scorso. Il decreto dell'arcivescovo Bertello, priva l'AIF dei poteri di ispezione, rimessi a successivi regolamenti da emanare. Con la conseguenza che le indagini bancarie e giudiziarie dello Stato italiano in materia si fermeranno. Il senso di questa scelta è spiegato dal secondo documento che pubblichiamo a fianco (integralmente sul sito), firmato dal presidente dell'AIF il Cardinale Attilio Nicora.
È una lettera del presidente dell'AIF del 12 gennaio 2012, trasmessa il giorno dopo dall'avvocato De Pasquale dell'AIF per mail al presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi e precedentemente inviata al Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Questo documento è la dimostrazione che lo Stato Vaticano, dopo l'approvazione della legge del dicembre del 2011 che ha rappresentato certamente un primo importante passo verso l'apertura alla trasparenza bancaria, ha scelto di fare retromarcia.
Peccato che come segnala Nicora in neretto: "Non va trascurato l'aspetto attinente ai profili di opportunità verso l'esterno e al rischio reputazionale a cui può andare incontro la Santa sede". L'AIF, l'Autorità antiriciclaggio diretta dall'avvocato Francesco De Pasquale e presieduta dal cardinale Attilio Nicora è oggi poco più che uno specchietto per le allodole, privata dei poteri. Un'Autorità depotenziata che ha perso la sua guerra con la linea di chiusura sposata dal segretario di Stato Bertone, perché evidentemente si era mostrata troppo collaborativa con le autorità italiane.



Questo evidente passo indietro sulla strada del Vaticano per uscire dalla "lista grigia" dei paesi poco affidabili dal punto di vista fiscale e finanziario, è segnalato proprio dal cardinale Attilio Nicora quando si vede sottoporre la prima bozza del decreto (poi pubblicato il 25 gennaio) il 9 gennaio. Una bozza che al Fatto risulta essere stata modificata solo leggermente e che non è stata invece toccata ed è divenuta un decreto per la parte che più contava: la drastica riduzione dei poteri dell'AIF di ispezione nei conti dello IOR.
La battaglia non è definitivamente conclusa. Il decreto deve essere convertito entro 90 giorni. Il Governo italiano e l'Unione Europea hanno tempo fino alla fine di aprile per fare pressione sullo Stato del Vaticano perché torni sui suoi passi. Non sembra però che né il premier Mario Monti né i partiti (compresi quelli di sinistra) si interessino particolarmente alla questione.

 Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"


-

venerdì 7 ottobre 2011

Studenti in piazza in 90 città “Ora fate i conti con noi!”




Studenti in piazza in 90 città italiane

per la difesa dell’istruzione pubblica. 

“Ora fate i conti con noi!”


7 ottobre, in 90 piazze italiane scendono a protestare i lavoratori della scuola e gli studenti. Uno sciopero contro la finanziaria e le politiche scolastiche, contro i tagli indiscriminati e la mancanza di prospettive.
A quest’ora sono già scesi nelle piazze di novanta centri italiani i lavoratori della scuola e dell’Università aderenti ad Unicobas e ad altri sindacati di base. La protesta si abbatte contro la manovra finanziaria e le politiche scolastiche del governo, contro i tagli indiscriminati e la mancanza di un piano lungimirante per il futuro.
E, come sempre, accanto ai lavoratori si sono schierati anche gli studenti: utenti principali, linfa vitale e colonne portanti della nostra scuola e quindi della nostra società. La giornata è cominciata prestissimo quando, al sorgere del sole, alcuni ragazzi hanno dato vita a una manifestazione davanti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Abbiamo voluto iniziare la giornata di oggi con un blitz davanti palazzo Chigi all’alba, portando delle sveglie a questo Governo, per dire che la loro ora ormai è arrivata, questa generazione non vuole che si perda altro tempo”, si legge in un comunicato della Rete degli Studenti.
“Questo Governo e il ministro Gelmini hanno fallito su tutto, distrutto le nostre scuole, il nostro diritto allo studio e il nostro futuro, devono andare a casa!”, chiosa senza mezzi termini il documento diffuso.
A Roma il corteo nazionale, organizzato dalle varie sigle studentesche, è partito da Piazzale Ostiense sotto la Piramide Cestia e terminerà davanti al Ministero della Pubblica Istruzione. E molte altre proteste sono attese praticamente in tutta Italia, da nord a sud. A partire dai più importanti capoluoghi di provincia come Torino, Padova, Trieste e Palermo.

Diretta Streaming via @ReteConoscenza

[12.58] GENOVA: Occupato dagli #studenti uno spazio in piazza Sarzano. #7ott
[12.42] BARI: sit in in via lattanzio arrivano i caschi dell’anti sommossa. L’usr non vuole parlarci #studenti #7ott
[12.29] ROMA: Il corteo degli #studenti sta passando ora sotto il Ministero dell’Istruzione #7ott
[12.18] NAPOLI: Contro la repressione gli #studenti sparano bolle di sapone. Sotto il municipio chiedono un confronto col sindaco. #7ott
[12.12] BRINDISI: Ci siamo fermati a piazza Santa Teresa per fare le nostre proposte alla Provincia. #studenti #7ott
[12.10] REGGIO CALABRIA: Il corteo del #7ott si sta concludendo ora a piazza Camagna, con circa 1000 #studenti.
[12.08] GENOVA: Azione dimostrativa degli #studenti davanti alla Banca d’Italia: “Noi il debito non lo paghiamo” #7ott


 http://www.resistenzacontinua.org/2011/10/07/studenti-in-piazza-in-90-citta-italiane-per-la-difesa-dellistruzione-pubblica-ora-fate-i-conti-con-noi/

.

giovedì 25 agosto 2011

Germania e UK tassano i conti in Svizzera dei propri cittadini




Germania e UK tassano i conti in Svizzera dei propri cittadini. 

Perché noi no?

Svizzera e Regno Unito hanno raggiunto un accordo-quadro per tassare conti svizzeri non dichiarati da cittadini britannici. L’intesa dovrebbe fruttare allo Scacchiere britannico circa 5 miliardi di sterline entro il 2013. L’accordo prevede un do ut des tra i due paesi, nel quale viene preservato l’anonimato dei depositanti britannici in cambio di una robusta tassazione del reddito prodotto dai loro investimenti in Svizzera, sulla falsariga dell’altro accordo-quadro, raggiunto dalla Confederazione con la Germania, settimane addietro.

Il reddito prodotto dai depositi svizzeri di residenti britannici subirà dal 2013 una ritenuta d’imposta tra il 27 ed il 48 per cento, più un’una tantumcompresa tra il 19 ed il 34 per cento, a seconda della dimensione del deposito, in regime transitorio fino al 2013. La Svizzera anticiperà al Regno Unito una somma di 500 milioni di franchi a maggio 2013, a titolo di garanzia. L’aliquota dell’imposta sui depositanti britannici in Svizzera è quasi doppia di quella che verrà pagata dai depositanti tedeschi nella Confederazione. Ciò dovrebbe fornire un potente incentivo al rimpatrio di capitali nel Regno Unito prima che l’accordo divenga effettivo, a inizio 2013. L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento federale svizzero. Gli scettici meditino sul fatto che un accordo del genere, se è stato accettato dalla Svizzera, è enforceable, anche se ci incuriosisce molto sapere come.

Tasse (pesanti, tra l’altro) contro garanzia di anonimato. Non il trionfo dell’equità, ma un buon compromesso per un Tesoro britannico che ha fame di introiti. Il governo e l’opposizione italiani riflettano attentamente su questa prassi, che sta ormai affermandosi nei confronti della Svizzera, che ha peraltro l’esigenza di frenare l’apprezzamento del cambio del franco, ma di non perdere depositi a vantaggio (ad esempio) di piazze asiatiche.

Cari Tremonti e Bersani, servono soldi? 
Provate in questo modo, e la si smetta di cianciare su una demenziale riapertura dell’ultimo 
scudo fiscale.

http://www.agoravox.it/Germania-e-UK-tassano-i-conti-in.html

. .

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru