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domenica 2 marzo 2014

Maro' : Eroi o Assassini?


La morte dei due pescatori indiani oscurata dalla propaganda 

Continua da mesi una campagna mediatica martellante nel nostro paese sul “ritorno” dei due “marò” sotto processo in India per aver fucilato due pescatori. E’ impressionante l’uso strumentale di questa vicenda da parte dello Stato e dei vari governi italiani in carica, che hanno sfoderato una nauseabonda retorica sciovinista e razzista, degna del ventennio fascista. Strumentale perché è evidente la funzione di “arma di distrazione di massa” in un momento di crisi con milioni di disoccupati, centinaia di lavoratori licenziati e salari da fame; razzista perché l’omicidio di due indiani, poveri e dalla pelle scura, viene trattato come un fatto quasi irrilevante.

Per il quale si rivendica una sorta d’impunità per i due marò in quanto militari NATO come se questa fosse una associazione di filantropi benefattori! Impunità molto in voga anche in Italia per chi indossa una divisa…

I due “eroici” marò hanno sparato e ucciso 2 poveretti che probabilmente per guadagnare l’equivalente di una mensilità percepita dai miliari italiani in missione all’estero avrebbero dovuto lavorare almeno 10 anni in mezzo al mare con la loro bettola galleggiante…. Cosa ci sia di eroico e di “senso del dovere” qualcuno dovrebbe spiegarcelo.

Come se non bastasse, per anni governi e media ci hanno trifolato i coglioni sulla “professionalità” dei militari italiani , sull’equipaggiamento moderno (con i binocoli in dotazione sulle armi si possono contare i peli del naso di una persona a 2 km di distanza). E i nostri eroi non si sono accorti da 200 metri e dall’alto di una petroliera che queste persone erano pescatori ? Se non c’è dolo, allora c’è negligenza e incapacità e portano comunque il peso morale e materiale, insieme ai loro superiori, di aver stroncato 2 vite umane !

Perché stupirsi allora dell’atteggiamento dell’India? Il Governo indiano, notoriamente amico delle multinazionali occidentali e dei loro Stati, fra cui l’Italia, usa questa vicenda allo stesso modo, ma in direzione contraria, per ottenere il consenso interno: e di consenso interno a quanto pare ne ha altrettanto bisogno quanto i governi italiani, perché è noto che i governi e il sistema giudiziario dell’India non sono mai stati particolarmente sensibili tanto della vita quanto della salute di contadini e operai che quotidianamente vengono uccisi o arrestati quando ledono, con scioperi e proteste, gli interessi degli investitori dei paesi “democratici”.

Una realtà che ovviamente non ha mai scandalizzato Napolitano nè le cancellerie occidentali, nè provocato interventi”umanitari” della Nato. Anzi è sempre stata descritta come una garanzia di straordinarie opportunità per fare profitti…. Da tempo ci hanno abituato al fatto che militari italiani, dietro il pretesto di missioni “umanitarie”, si rendano responsabili della morte di civili inermi. Si cominciò con la Somalia negli anni ’90, con decine di Somali ammazzati e torturati dagli eroi della Folgore; poi i bombardamenti su obiettivi civili in Yugoslavia da parte dell’aviazione italiana; poi l ‘Iraq, i bombardamenti aerei sulla Libia fino ad arrivare alle missioni “anti-pirateria”, sempre a carico dei contribuenti italiani, per difendere gli interessi privati di poveri petrolieri miliardari vessati da feroci pirati .

E a proposito di pirateria nell’Oceano indiano: non sono pirati paesi come Francia . Italia, GB, Giappone, India, che hanno trasformato questo mare in una discarica di rifiuti altamente tossici e radioattivi? Non sono pirati le loro flotte da pesca intensiva che hanno fatto scomparire i pesci rovinando la vita di milioni di pescatori artigianali che vivono in loco? E non parliamo poi delle petroliere…Ma questo è il senso della “legalità” internazionale. Nonostante tutto non auguriamo il carcere ai due sprovveduti fucilatori marò che sicuramente non si sono mai interessati di geo-politica e quindi speravano di farla franca, non sapendo che stavano pestando i piedi a una delle maggiori potenze economiche e militari emergenti del pianeta: per loro 10 anni di lavori socialmente utili in un orfanotrofio di Calcutta sarebbero una straordinaria opportunità per capire che esiste una umanità che soffre, condannata senza appello anche da quelli che loro difendono coi loro fucili di “precisione”, e che merita molto di più di essere inquadrata dal mirino come fossero trofei di una battuta di caccia.

Comitato Difesa Sociale Cesena
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 Un pensiero alle famiglie dei pescatori indiani uccisi in mare, mentre lavoravano pacificamente, senz'armi, per riportare a casa un tozzo di pane quotidiano.
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l’assassinio dei due pescatori Valentine Jalestine e Ajeesh Binki, colpiti da colpi d’arma da fuoco provenienti dalla petroliera Enrica Lexie (è un dato di fatto: le istituzioni italiane hanno già versato un indennizzo ai parenti delle vittime in un accordo extra-giudiziario di cui si parla poco nel bel paese)...

Il fatto è che ci sono centinaia di italiani rinchiusi nelle carceri di tutto il mondo, ma ci si mobilita solo per questi... Tra l'altro gli unici che sembra ci siano finiti giustamente e che sono trattati comunque con i guanti di velluto! 

leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2014/02/maro.html

MARO'


Ma che significa Marò?
leggi anche :  http://cipiri.blogspot.it/2014/01/militari-italiani-50-anni-in-pensione.html

Militari Italiani a 50 anni in Pensione


Militari Italiani a 50 anni in pensione

Pensione d’oro e “scivolo” di platino per i militari.

A differenza di quello che succede per tutti gli altri pensionati e futuri tali, i militari hanno avuto un generoso “regalo”...
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domenica 16 febbraio 2014

Togliete le Divise agli Assassini di Mio Figlio




Patrizia Moretti il suo compleanno, lo sta passando in piazza a Ferrara, attorniata e circondata dall’affetto, dalla solidarietà e dalla complicità di migliaia di persone.

Alcuni di coloro che oggi pomeriggio si sono stretti attorno alla mamma di Federico Aldrovandi sono anche loro vittime o parenti di vittime di ‘malapolizia’, arrivati da tutta Italia per testimoniare che Patrizia non è solo nella sua battaglia contro l’omertà all’interno degli apparati dello stato. Quell’omertà e quell’impunità che permettono che oggi, dopo aver scontato solo sei mesi di carcere, i quattro agenti condannati per la morte di suo figlio possano indossare di nuovo la loro divisa e tornare nelle strade a rappresentare lo stato.

Alla manifestazione, in prima fila dietro lo striscione di apertura, ci sono come sempre Lucia Uva e Ilaria Cucchi, ma anche Arnaldo Cestaro, vicentino che durante il G8 di Genova si trovava all’interno della scuola Diaz. La polizia, in quell’irruzione forsennata del luglio del 2001, gli ruppe un braccio e varie costole.

Quando hanno scoperto l’ennesimo colpo di spugna, l’ennesimo affronto nei confronti del loro dolore e del diritto dei cittadini alla verità e alla giustizia, Patrizia e Lino, assieme alla vasta rete di sostegno che si è creata da quando loro figlio morì per le percosse la notte del 25 settembre 2005, hanno deciso di tornare in piazza. Oggi alle 15 via Ippodromo, il luogo scelto per il concentramento perché lì Federico fu intercettato e ucciso mentre tornava a casa, era già strapiena di gente. Il corteo si è mosso poco dopo, diretto verso la Prefettura. Con un messaggio semplice per le istituzioni: “via la divisa”. No al reintegro di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri all’interno della Polizia di Stato, come se nulla fosse accaduto, come se lo Stato reputasse una marachella, un banale incidente di percorso da dimenticare, da accantonare la morte di un ragazzo diciottenne, ‘colpevole’ di essere incappato in un controllo di polizia nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Nei giorni scorsi – lo ha detto il ministero degli Interni rispondendo a un’interrogazione dei deputati Vittorio Ferraresi e Paolo Bernini (5 Stelle) – Forlani, Segatto, Pontani e Pollastri sono rientrati in servizio nelle loro nuove sedi: alla dogana di Tarvisio, all’aeroporto di Venezia e alle questure di Venezia e Vicenza.

Poco importa se i quattro agenti saranno mandati in altre città a ‘garantire l’ordine pubblico’ e non a Ferrara, il segnale che lo Stato manda ai propri cittadini e alle proprie forze dell’ordine è comunque sbagliato, ha spiegato in queste ore Patrizia Moretti nelle interviste pubblicate o andate in onda in queste ore. Perché il ragazzo fu ucciso da chi dovrebbe avere il compito istituzionale di proteggere i cittadini, non di picchiarli e ucciderli. E anche perché – il che viene spesso dimenticato quando si parla di questa vicenda – i quattro responsabili dell’omicidio di Federico, potendo contare sulla complicità dei propri colleghi e addirittura dei propri superiori, hanno cercato in tutti i modi di sottrarsi alle proprie responsabilità, con veri e propri atti di depistaggio dell’inchiesta. E’ per questo che oggi a Ferrara a migliaia hanno manifestato, con determinazione, per chiedere la destituzione di Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri.

«Il reintegro nella Polizia dei quattro agenti che hanno ucciso mio figlio è molto triste e deludente. Non è in linea con la giustizia e nemmeno con la morale. Ma ancora una volta non siamo soli. Abbiamo avuto sollecitazioni da tanta gente, ci hanno spinti da tutta Italia a batterci perchè questa storia non finisca in una bolla di sapone, e tutto torni come prima» ha detto Patrizia. A nove anni di distanza dalla morte di suo figlio costretta ancora una volta a difendere con le unghie e con i denti verità e giustizia, nonostante due processi e varie condanne.

link articolo: http://www.contropiano.org/malapolizia/item/22196-ferrara-migliaia-con-patrizia-togliete-le-divise-agli-assassini-di-mio-figlio


Federico Aldrovandi Ucciso senza una ragione da quattro individui "poliziotti "
eccoli (NELLA FOTO ) con pugni, calci e manganellate, 
all’alba del 25 settembre 2005


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lunedì 3 febbraio 2014

Svuotacarceri: usciranno assassini, mafiosi e stupratori


Svuotacarceri: usciranno assassini, mafiosi e stupratori


Si discute oggi alla Camera il decreto svuota carceri, che approda a Montecitorio dopo l’applicazione della ghigliottina in commissione Giustizia. Lì è stato impedito alle opposizioni di esercitare il proprio ruolo. Nella stessa occasione il capogruppo pd Walter Verini ha dato la propria solidarietà al picchiatore Dambruoso. I portavoce 5 stelle hanno scritto questa lettera al comandante della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza, ai vertici delle procure, ai presidenti di tribunali e di corti d’appello, nonché all’Anm:

"La giustizia è morta. Oggi alla Camera si celebrerà il suo funerale. Causa della morte è l'ennesimo decreto. Lo chiamano "svuotacarceri" e dietro l'intenzione nobile c'è la solita truffa semantica e l'incapacità dei partiti di risolvere i problemi.

Gli effetti di questo "svuotacarceri" si vedono già. Ogni settimana ci sono 200 detenuti in meno nelle celle. Per perseguire l'obiettivo di "svuotare le carceri", si produce un vero e proprio indulto che ha già fatto uscire mafiosi, stupratori, assassini, e ne farà uscire molti altri. Uno che senz'altro trarrà beneficio sarà Totò Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia ora in carcere grazie a uno sconto di pena di oltre un anno. E' già uscito un boss imporante, tale Nicola Ribisi, pezzo grosso della mafia di Agrigento.

Chi risponderà di tutto ciò? Chi avrà il coraggio di assumersi la responsabilità di raccogliere l'appello di Franco Roberti, il capo nazionale antimafia, che ha denunciato che siamo di fronte a qualcosa di peggio di un indulto mascherato? Fate sentire la vostra voce, perché questo decreto ha già causato troppi danni e deve decadere." M5S Commissione Giustizia Camera e Senato -
Al Capo della Polizia, al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, al Comandante generale della Guardia di Finanza

La giustizia è morta. Oggi alla Camera si celebrerà il suo funerale. Causa della morte è l'ennesimo decreto. Lo chiamano "svuotacarceri" e dietro l'intenzione nobile c'è la solita truffa semantica e l'incapacità dei partiti di risolvere i problemi. Le carceri sono fatiscenti? Ecco la soluzione! Non migliorarle ma svuotarle: di assassini, stupratori e mafiosi. E i nuovi detenuti o quelli che rimangono dentro? Pazienza.

Con questa lettera aperta ci rivolgiamo a voi. A voi che amministrate questo povero essere malridotto da decenni di impunità, la giustizia. A voi che dirigete le forze dell'ordine, che assolvete o condannate, che provate a proteggere i cittadini tutti i giorni. Gli effetti di questo "svuotacarceri" si vedono già: grazie ai conteggi più favorevoli del premio di liberazione anticipata, passato da 45 a 75 giorni per semestre di detenzione, ogni settimana ci sono 200 detenuti in meno nelle celle. Per perseguire l'obiettivo di "svuotare le carceri", si produce un vero e proprio indulto che ha già fatto uscire mafiosi, stupratori, assassini, e ne farà uscire molti altri. Basta che "abbiano dato prova di partecipare all'opera di rieducazione". Questo governo oltre ad aver ha perso ogni dignità, si dimentica del primato del Parlamento in materia di indulto. Nessun ministro che ha firmato questo decreto ha il coraggio di dirlo chiaramente: aumentando le liberazioni anticipate, vengono liberati pericolosi criminali prima del tempo! Uno che senz'altro trarrà beneficio sarà Totò Cuffaro, l'ex governatore della Sicilia ora in carcere grazie a uno sconto di pena di oltre un anno. E' già uscito un boss imporante, tale Nicola Ribisi, pezzo grosso della mafia di Agrigento.

Chi risponderà di tutto ciò? La responsabilità viene riversata in capo ai magistrati di sorveglianza, non di certo ai ministri. Questi sono i magistrati che già nel momento in cui avevano condannato ogni singola persona che si trova ora in carcere, avevano giudicato caso per caso, valutando anche ogni circostanza aggravante ed attenuante. La Cancellieri si nasconde dietro un dito, affermando che il giudice valuterà con attenzione prima di concedere la scarcerazione preventiva, perché il 100% dei detenuti che già avevano ottenuto lo sconto previsto dalla vecchia legge, adesso otterrà l'ampliamento fino al 40% di sconto della pena. Il nostro guardasigilli è come uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia, e allo stesso tempo, gira la chiave nella toppa e libera tutti.

Chi avrà il coraggio di assumersi la responsabilità di raccogliere l'appello di Franco Roberti, il capo nazionale antimafia, che ha denunciato che siamo di fronte a qualcosa di peggio di un indulto mascherato? Chi ascolterà le parole di Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha dichiarato al 'Il Fatto Quotidiano': "Questo provvedimento avvantaggerà i mafiosi"? Come restare sordi alle dichiarazioni del procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, e del magistrato della Corte di Cassazione, Raffaele Catone, ascoltati entrambi in commissione Giustizia, che hanno denunciato come in Italia stiamo radendo il paradosso: per ogni anno di reclusione si sconterebbero sette mesi. Chi al di là della solidarietà ipocrita, ascolterà le parole di Nino Di Matteo che ha criticato duramente il decreto?

Con i mafiosi per strada, usciti dalle patrie galere prima del tempo, con che coraggio continuerete a guardare le foto di Falcone e Borsellino? Con che coraggio guarderete in faccia un poliziotto in divisa, quando il suo sacrificio quotidiano viene mortificato da un provvedimento che rimette in libertà migliaia di detenuti?

Fate sentire la vostra voce, perché questo decreto ha già causato troppi danni e deve decadere.

M5S Commissione Giustizia Camera e Senato

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lunedì 1 aprile 2013

Licenziamo gli assassini di Federico Aldrovandi


 

Il 21 giugno 2012 la Cassazione si è espressa in modo definitivo sul caso di Federico Aldrovandi, il diciottenne ucciso durante un controllo di Polizia all’alba del 25 settembre del 2005 a Ferrara. La Corte ha confermato la condanna dei quattro poliziotti per eccesso colposo in omicidio colposo riprendendo così le sentenze di primo e secondo grado.
Alla luce della sentenza, chiediamo:
che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, vengano estromessi dalla Polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell’equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo; che venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai 4 anni, siano allontanate dalle Forze dell’Ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore; che siano stabilite, per legge, modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo; che venga riconosciuto anche in Italia il reato di tortura – così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale – applicando la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988.
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Aldrovandi, il film di Vendemmiati gratis on line




Aldrovandi, il film di Vendemmiati gratis on line

In questi giorni, dopo la vicenda del presidio organizzato dal Coisp e la risposta degli amici di Federico Aldrovandi in una manifestazione di protesta e di solidarietà molti ci chiedono come poter vedere il film dedicato al caso Aldrovandi “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati, già vincitore del David di Donatello 2011.
Gli autori hanno deciso di renderlo disponibile on line all’indirizzo

http://vimeo.com/m/50963553 oppure nel sito di produzione e distribuzione indipendente Cineindie: http://www.cineindie.it/dettaglio_film.php?id=20. ”

Lo rendono noto Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21.
  anche qui :  http://cipiri12.blogspot.it/2013/04/aldrovandi-il-film-di-vendemmiati.html

 leggi le ultime notizie : http://cipiri.blogspot.it/2013/03/aldrovandi-in-strada-con-la-foto-del.html



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