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lunedì 16 aprile 2018

Qualcuno Fermi Silvio Non se ne può Più


Non è questione di disprezzo personale. 
Certo, c’è anche quello per un uomo ricco sfondato che per passare il tempo non trovava di meglio che organizzare festini con ragazzine dell’età delle sue nipoti negli scantinati della sua dimora e che ha fatto della Menzogna e dell’Inganno una Filosofia di Vita Pubblica e Privata. Non è neanche questione di Ribrezzo Politico. Certo, c’è anche quello per un personaggio che ha umiliato per anni la nostra Repubblica costringendola ad occuparsi dei suoi processi personali e delle sue aziende sfruttando un conflitto di interessi da terzo mondo. Non è neanche questione di rivalità partitica. Certo, c’è anche quello ma dopo un quarto di secolo il programma politico di Forza Italia lo conosciamo a memoria, è sempre lo stesso, difendere gli interessi di Mediaset e tener fuori il suo padrone dalla galera, una farsa che reggeva quando era al trenta percento e quando Renzi stava al gioco e i tempi sono cambiati. 
Non è neanche una questione penale. 
Certo c’è anche quello ma si sa che in Italia finiscono in Galera solo i poveri cristi. 
Lo Stato deve fermare il delinquente
Berlusconi ha sempre usato il suo potere politico ed i suoi soldi per impedire alla giustizia di fare il suo corso e alla fine se l’è cavata con decine di Prescrizioni, Multe e con una Condanna ai Servizi Sociali. E allora perché lo Stato deve fermare questo delinquente naturale, come lo definiscono i giudici? Lo deve fermare per ragioni di decenza, igiene e tenuta democratica. Lo deve fermare perché Berlusconi è un traditore dello Stato. A dirlo sono i Giudici. L’unica condanna di Berlusconi è per una gigantesca Evasione Fiscale. Per aver cioè truffato lo Stato con l’aggravante di averlo fatto anche mentre ricopriva la carica di premier. E grazie a questa condanna definitiva è decaduto da senatore e diventato non eleggibile. Lo Stato ha cioè ritenuto e ritiene ancora 
Berlusconi indegno di far parte del Parlamento. 


Che Berlusconi sia quindi “disonorevole” lo dice la legge, non i suoi nemici politici. Ma c’è di più. Berlusconi è riuscito a star fuori dalla galera barando, ma le sentenze dei suoi processi certificano un’infinità di fatti infamanti che dovrebbero impedire a chiunque anche solo di avvicinarsi allo Stato. Dalle sentenze, risulta come Berlusconi abbia corrotto giudici, testimoni, forze dell’ordine, politici e quant’altro per sottrarsi alla Giustizia. Ha cioè ancora una volta ingannato lo Stato corrompendo perfino servitori dello Stato. Ma c’è di più. Dalle sentenze è stato certificato come Berlusconi abbia addirittura stretto un patto con la mafia e l’abbia pagata per anni in cambio di protezione. È cioè sceso a patti col nemico numero uno dello Stato, con l’organizzazione criminale che lo Stato lo vuole distruggere.  Ma c’è di più. Nella complicità dei vecchi partiti come il Pd che con un personaggio del genere hanno governato, nell’impossibilita della Giustizia di punirlo per i suoi crimini, nell’inerzia delle istituzioni che gli hanno permesso addirittura di fare campagna elettorale col suo nome nel simbolo pur essendo Ineleggibile (e qualcuno un giorno dovrà spiegare come è stato possibile), ci hanno pensato i cittadini il 4 marzo a reagire scatenando un vero e proprio tsunami che ha travolto un sistema marcio e complice e succube di Berlusconi. 


Forza Italia – nonostante l’enorme potere economico e mediatico alle spalle – è stata battuta dalla Lega e clamorosamente umiliata dal Movimento 5 Stelle che i soldi li restituisce e aveva contro la stampa intera. Un urlo impetuoso in nome del cambiamento che almeno Mattarella non può ignorare. Le pagliacciate di Berlusconi al Quirinale, il suo ruolo nelle consultazioni e lo spazio che gli viene concesso dalle macerie del vecchio sistema, sono una umiliazione inaccettabile per tutti i cittadini che hanno espresso nelle urne una inequivocabile voglia di voltare pagina. 
Almeno ora, su mandato popolare, lo Stato deve reagire e 
fermare quel Delinquente in nome della dignità della nostra democrazia.
Scritto da : Tommaso Merlo

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martedì 3 aprile 2018

Anche Salvini ha usato i soldi che hanno messo nei guai Bossi


Secondo il settimanale "l’attuale leader della Lega" ed "anche Maroni" avrebbero utilizzato parte dei 48 milioni di euro per cui sono finiti sotto accusa il Senatur e Belsito. Lo dimostrerebbero le carte del partito tra la fine del 2011 e il 2014, denuncia esplosiva de L'Espresso.

Stando alla inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine  pubblicata da L’Espresso anche Matteo Salvini avrebbe utilizzato i soldi per cui sono finiti nei guai Bossi e Belsito. E come lui Roberto Maroni. “Gli eredi del Senatùr sostengono di non aver visto un euro di quegli oltre 48 milioni  - fa presente il settimanale  - ma i documenti ottenuti da L’Espresso" dimostrerebbero che "esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori”.

Secondo L’Espresso (testualmente) “tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati”.

L'accusa
Per meglio comprendere occorre tornare al 5 aprile del 2012, allorché, "a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, il Senatur si dimette da segretario del partito. A metà maggio molti giornali riportano che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il fondatore della Lega Nord Umberto Bossi. Si parla ovviamente del reato di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali".

L'elezione di Maroni
Il 1 luglio “Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’attuale governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie. Da qui in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento”, scrive L’Espresso.

In questo modo – si legge sul settimanale – alla fine del 2013, al termine del mandato di segretario, Maroni  aveva “ricevuto 12,9 milioni di euro. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato”.

Con Maroni le cose non cambiano, “solo le cifre”, precisa il settimanale diretto da Tommaso Cerno. Intanto l’inchiesta procede. A giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio. Si chiede il processo per il Senatur. “Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio – riporta l’inchiesta de L’Espresso - Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010”.

La costituzione di parte civile
Eppure dopo aver messo in saccoccia gli oltre 800 mila euro, "Salvini e la Lega si costituiscono parte civile contro i compagni di partito. I nuovi – fa notare il settimanale – sono dunque consapevoli della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010”.

Due giorni dopo l’ultimo prelievo Salvini avrebbe ricevuto persino una lettera dall’avvocato di Umberto Bossi. “Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato”, si leggerebbe nella stessa.

"Un mese dopo essersi dichiarato con gli altri responsabili del partito vittima di una truffa Salvini fa marcia indietro e ritira la costituzione di parte civile davanti al giudice. Successivamente tuttavia, lui e Maroni, vengono meno al patto di non belligeranza e danno mandato all’avvocato di procedere con la costituzione di parte civile".

Uno “smacco a Bossi, a cui poco dopo segue un altro colpo di scena – precisa L’Espresso - . A novembre durante l’udienza preliminare contro B&B, l’avvocato Aiello ritira l’atto di costituzione. In pratica la Lega non chiede più i danni per la truffa. Un’idea di Salvini con una particolare motivazione ufficiale: “Non abbiamo né tempo né soldi per cercare di recuperare soldi che certa gente non ha”.

Una ritirata strategica per rappacificare le opposte fazioni ed evitare rivelazioni scomode. Soprattutto in merito ai soldi lasciati in cassa da Bossi, quelli finiti al centro delle inchieste di tre procure?

I bilanci
I bilanci della Lega dicono “che le cose andavano molto meglio, almeno dal punto di vista finanziario, quando al comando c’era Bossi. Con lui i bilanci degli ultimi anni si sono infatti chiusi sempre in positivo. Le cose cambiano nel 2012, quando arriva Maroni: per la prima volta la Lega chiude i conti in rosso, con una perdita di 10,7 milioni di euro. L’anno seguente, il primo interamente firmato da Bobo, le cose vanno persino peggio: il bilancio evidenzia una perdita di 14,4 milioni. Colpa della diminuzione dei rimborsi elettorali e del calo delle donazioni private, si legge nei resoconti padani”. Inoltre, nonostante i dipendenti diminuiscano, i costi sostenuti dalla Lega aumentano, fa notare il settimanale.

Perché allora si sono spesi tanti soldi in avvocati? I bilanci non lo spiegano, ma un documento ottenuto da L’Espresso, un contratto datato 18 aprile 2012, aiuterebbe a comprendere.

“Bossi si è dimesso da due settimane e il Carroccio è retto dal triumvirato Maroni-Dal Lago-Calderoli. Sono loro ad affidare la consulenza legale allo studio Ab di Domenico Aiello. Nel contratto si specifica che la consulenza riguarderà proprio i procedimenti penali che coinvolgono Bossi e i rimborsi truccati. Si tratta delle indagini in corso a Milano, Napoli, Genova e Reggio Calabria, ciascuna segnalata con il relativo numero di fascicolo”.

I bilanci spiegano anche “perché oggi i conti del partito sono a secco. E quale la strategia scelta per evitare il sequestro effettivo dei soldi. Nel 2015, quando è Salvini a comandare, la ricchezza della Lega cala, infatti, vistosamente. Il patrimonio netto passa da 13,1 milioni dell’anno precedente a 6,7 milioni. Il motivo è spiegato chiaramente nella relazione sulla gestione finanziaria: i soldi del partito sono stati trasferiti alle sezioni locali, 13 in tutto, dotate nel frattempo di codici fiscali autonomi”. I magistrati comunque sequestrano le ricchezze del Carroccio.

La questione singolare
Anche se c’è una questione singolare da risolvere. “Il tribunale di Genova, di recente, ha deciso di bloccare il sequestro – spiega L’Espresso - I giudici hanno annunciato di aver congelato poco meno di 2 milioni. Eppure, come detto, alla fine dell’anno scorso sui conti della Lega c’erano 4,3 milioni. Mancano dunque all’appello oltre 2 milioni. Possibile che la Lega li abbia spesi in questo 2017. O anche che siano stati trasferiti su altri conti. Un’ipotesi, questa, impossibile da verificare. Perché “Noi con Salvini”, il movimento creato tre anni fa dal nuovo leader del Carroccio per conquistare il Centro-Sud, non ha mai pubblicato un bilancio”.

"I bossiani non dimenticano"
"Per Salvini comunque  – notano gli autori dell’inchiesta - non si prospetta vita facile. I bossiani non dimenticano. E i mal di pancia iniziano a diventare veri e propri tumulti silenziosi. Pare che siano persino pronti a muoversi autonomamente per le prossime elezioni politiche. Cosa che potrebbe portar via al novello Alberto da Giussano una forza valutata sul 2-3 per cento”.

L'attacco del M5S
La bomba lanciata da L'Espresso viene ripresa dal M5S. "A due anni dalla prima denuncia del Movimento 5 Stelle, emerge sempre più con forza che anche Salvini e Maroni hanno utilizzato parte dei 48 milioni di euro pubblici frutto della truffa orchestrata da Umberto Bossi e l'ex tesoriere Belsito, entrambi già condannati per la vicenda 'Tanzania & diamanti'", scrive il M5s sul blog di Beppe Grillo in un post rivolto a Salvini e Maroni: "Toc, toc. Vi ricordate di quando avete utilizzato i soldi pubblici rubati da Bossi e Belsito? Parliamo di un partito, la Lega, che mentre gridava Roma ladrona in 20 anni ha incassato oltre 180 milioni di euro di finanziamento ai partiti-rimborsi elettorali. Il tutto senza mai rinunciare ad un solo privilegio o tagliarsi stipendi. Nelle Regioni come in Parlamento".

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lunedì 5 settembre 2016

Parlamento Italiano Assenteisti domina Forza Italia



Parlamento Italiano Assenteisti domina Forza Italia

Il record di Angelucci

 L'azzurro che straccia ogni record di assenteismo si chiama Antonio Angelucci, è il re delle cliniche romane e ancora si ricorda mentre "sgommava" nel cortile di Palazzo Grazioli a bordo di una sgargiante Ferrari gialla. Non vota praticamente mai: in tre anni a Montecitorio, 86 volte su 16.365. In pratica, salta l'appello il 99,47% delle volte. L'onorevole comanda incontrastato la lista dei cinquanta deputati "invisibili". Ed è capofila di una pattuglia infarcita di nomi targati Forza Italia. E già, perché proprio nella legislatura più disastrosa dell'era berlusconiana è questo l'unico primato conquistato dal partito dell'ex Cavaliere.

Qualche mese fa, per contrastare l'inarrestabile declino, proprio Berlusconi lanciò una proposta ai dirigenti: "Cerchiamo di recuperare terreno stando un po' meno a Montecitorio e battendo di più il territorio". L'hanno preso letteralmente in parola: nella top ten degli assenteisti della Camera - quelli cioé che secondo l'associazione Openpolis non sono presenti o non partecipano al voto, senza essere "giustificati" in missione - ben 4 (il 40%) sono di Forza Italia. Angelucci, il recordman, ha ritoccato il primato da una legislatura all'altra, visto che in quella precedente si era accontentato della quarta piazza. Tra gli azzurri, comunque, lo tallonano Rocco Crimi (secondo posto con il 92,09% delle assenze), Piero Longo (quarto con il 77,42%) e Daniela Santanché (sesta con 73,88%). Tra i primi dieci spiccano anche due onorevoli di Fratelli d'Italia (Giorgia Meloni e Pasquale Maietta, presidente del Latina calcio), Gregorio Gitti (Pd), Filippo Piccone (Ap), la grillina Giulia Di Vita e il montiano Alberto Bombassei.

Allargando il campo, il quadro non cambia: quindici azzurri (il 30%) sono presenti nella classifica dei primi 50 assenteisti (in realtà ce ne sono altri due di FI che non frequentano il Parlamento per ragioni di salute, e altri due perché sottoposti a misure cautelari). Comunque tantissimi, se si considera che i deputati berlusconiani sono solo l'8,43% del totale (53 su 630). A guidare il gruppo, per paradosso, è uno stakanovista come Renato Brunetta: "Io lavoro alla Camera dalle otto di mattina alle otto di sera - ricorda - dal lunedì al venerdì". E i suoi deputati poco presenti, presidente? "Tutti bravissimi".





L'abitudine a disertare l'Aula, a dire il vero, sembra coinvolgere anche parecchi dei parlamentari che hanno voltato le spalle ad Arcore dopo l'elezione. Nella "top 50", infatti, spiccano anche 5 alfaniani di Ap, 4 verdiniani di Ala, 3 Conservatori di Fitto. Sommati agli assenteisti di FI, il numero diventa addirittura sorprendente: 27 su 50, il 54% del totale. E se questo monopolio berlusconiano alla Camera fosse solo un caso? Il dubbio è legittimo, ma i dati dicono altro: anche al Senato, infatti, la situazione è pressoché identica. Guida la classifica Niccolò Ghedini, seguito da Denis Verdini: in tutto, 4 berlusconiani (Ghedini, Altero Matteoli, Maria Rosaria Rossi e Francesco Nitto Palma) e tre di Ala (Verdini, Riccardo Conti e Sandro Bondi) tra i dieci senatori più assenti. Tredici (8 di FI e 5 di Ala) tra i primi 25.

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mercoledì 22 giugno 2016

La City e Wall Street Usate come Lavanderia del Narcotraffico


L'intervento di Roberto Saviano al Parlamento britannico. 

Se si chiede quale sia il Paese più corrotto al mondo, la risposta più immediata è dettata dal grado di 
corruzione percepita. Magari si penserà al Messico, ai Paesi latinoamericani, a quelli africani, al Medio Oriente, all'Italia. E invece il più corrotto è l'Inghilterra, ma non di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico. Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione. E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto
 dell'emergenza che sta attraversando il Paese.


Nel 2015 la National Crime Agency pubblicò un report i cui dati sono estremamente importanti. Il report spiegava che "ogni anno centinaia di miliardi di dollari di provenienza criminale quasi sicuramente continuano ad essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e le loro filiali". E aggiungeva che "l'entità del riciclaggio dei proventi criminali è quindi una minaccia per l'economia e la reputazione del Regno Unito". Di lì a poco anche il primo ministro David Cameron avrebbe espresso il suo impegno dichiarando: "Il Regno Unito non deve assolutamente diventare un paradiso fiscale per soldi sporchi di tutto il mondo". Eppure non è andata così.

In un documento molto interessante pubblicato da Transparency Uk a marzo del 2015 sul mercato 
immobiliare londinese come rifugio di capitali segreti e soldi sporchi, si parlava di soldi provenienti dalla corruzione, ma non veniva mai citata la parola mafia, né mai si è parlato di organizzazioni criminali. Il motivo è semplice: tranne che per rarissimi casi, in Inghilterra la mafia non si vede e non si sente. Non ci sono cadaveri sulle strade né sparatorie. In Messico o in Italia tra cadaveri, sangue e sequestri di droga non è possibile pensare che la mafia non esista. A Londra esiste ma è silenziosa, agisce nell'ombra. E soprattutto non ha l'odore acre del sangue, ma quello rassicurante dei soldi.

Senza il riciclaggio, il denaro delle mafie sarebbe un ricavato inerte. È necessario, invece, che rientri in circolo: il problema delle organizzazioni criminali non è fare soldi, ma riciclarli. E nel Regno Unito, secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (ovvero 74 miliardi di euro). Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia 
e le nostre democrazie. In silenzio.

La City di Londra, insieme a Wall Street, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del 
narcotraffico. Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il 
mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati. Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro
 del più importante sistema offshore del mondo.

Molti capitali internazionali che passano attraverso le dipendenze della Corona Britannica (come 
Jersey) e i territori d'Oltremare (come le Isole Cayman) - paradisi fiscali per eccellenza - vengono poi incanalate verso le banche della City e quando arrivano a Londra sono già stati ripuliti anche se 
originariamente erano sporchi. Come rivelò nel 2013 uno studio basato su inchieste di Transcrime (il 
Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica di Milano) tutte le principali mafie italiane sono presenti nel Regno Unito con i loro affari. 
Uno studio di Transparency International 
del 2015 ha contato 36.342 immobili in un'area di 6 km quadrati a Londra di proprietà di società di 
copertura. Mentre il 75% degli immobili attualmente sotto indagine nel Regno Unito per reati legati alla corruzione sono registrati in paradisi fiscali. A Londra il 90% degli immobili di proprietà di società straniere sono di società registrate in paradisi fiscali.


È così che interi quartieri di Londra si stanno svuotando,
 diventando luoghi di investimento. 
Entrano i soldi, escono le persone.


Finalmente la stampa inglese si è accorta di questa vera e propria occupazione finanziaria della propria città: qualche giorno fa ha fatto rumore l'inchiesta del Guardian sul grattacielo residenziale più alto di Londra: St George Wharf Tower, un grissino di cemento di 50 piani dove i 214 appartamenti di lusso sono perlopiù intestati a magnati stranieri quando non posseduti da società offshore. Una torre con tutti gli optional che rimane vuota per la gran parte dell'anno, mentre la maggior parte dei londinesi non riesce nemmeno più a trovare un affitto accettabile: le case non servono per essere abitate, ma per fungere da casseforti di cemento,
 che custodiscono denaro, spesso riciclato.

Tra un mese la Gran Bretagna sarà chiamata a votare al referendum sulla cosiddetta Brexit, per 
esprimere la propria opinione sull'uscita o meno dall'Europa.

È fondamentale tenere presente che ci sono ambiti - come la sicurezza e la giustizia - in cui non si può agire isolati. Quando si parla di criminalità organizzata, di terrorismo, di narcotraffico, non esistono confini. Saremmo degli illusi a pensarlo.

Come si può pensare di affrontare qualcosa che è per 
definizione internazionale con strumenti nazionali?

Il Regno Unito non può più fare finta di nulla. Ora ha i dati, i risultati delle inchieste, gli avvertimenti degli esperti e delle autorità. Ora è il momento di muoversi, di fare qualcosa contro il denaro criminale, prima che il denaro criminale si compri tutta la Gran Bretagna.

Il testo è l'intervento tenuto da Roberto Saviano al Parlamento britannico su invito del parlamentare 
laburista David Lammy, ex ministro dell'Università

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martedì 27 ottobre 2015

Alessandra Mussolini voleva Castrare il Marito



Quando la Mussolini diceva: «Castriamo i pedofili»
Alessandra Mussolini, il marito patteggia
( patteggiamento e' riconoscimento del reato ) 
per prostituzione minorile

Mauro Floriani ha concordato con la procura della Repubblica la pena di 1 anno di reclusione e una multa di 1800 euro. L'ex capitano della Guardia di Finanza prima aveva negato il suo coinvolgimento, poi aveva ammesso gli incontri con le minorenni sostenendo di non conoscere la loro vera età

Ha patteggiato un anno di reclusione e una multa di 1800 euro per prostituzione minorile Mauro Floriani, il marito di Alessandra Mussolini, coinvolto nell’inchiesta su un giro di prostituzione minorile a Roma nel quartiere Parioli. La condanna è stata pronunciata dal gup Riccardo Amoroso, che ha accolto la richiesta di patteggiamento che Floriani aveva concordato con la procura della Repubblica a conclusione delle indagini sui clienti delle ragazze.

L’uomo, un ex capitano della Guardia di finanza, nel marzo 2014 si era presentato spontaneamente dai magistrati: tra i numeri intercettati per ricostruire i movimenti delle minorenni c’era anche il suo. Floriani aveva negato di aver avuto rapporti con le ragazzine, ma la Procura aveva definito le prove “incontrovertibili”. Floriani aveva poi ammesso gli incontri sessuali con le baby squillo, sostenendo però di non essere a conoscenza della loro età reale: “Sono entrato in contatto con una di loro attraverso il sito d'incontri. Ho preso il numero e ho chiamato. È successo un paio di volte, ma sul sito c’era scritto che avevano 19 anni, e io mi sono fidato: ho sempre pensato che fossero maggiorenni“.

L’inchiesta, resa nota alla fine del 2013, ha portato alla scoperta di due ragazzine di un liceo romano che si prostituivano in un appartamento del quartiere Parioli: erano state adescate su un sito di incontri e convinte a vendersi. Tra gli arrestati anche la madre di una delle adolescenti che, oltre a essere a conoscenza di quanto accadeva, prendeva anche una percentuale sugli incassi.

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martedì 13 maggio 2014

LISTA degli INDAGATI CONDANNATI nel PARLAMENTO ITALIANO



QUESTO POI E' UN CASO A PARTE

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Antonio Razzi - E I Veri Motivi Per Fare Politica
Questo è uno dei parlamentari che ci tocca mantenere,
senza averlo mai scelto, grazie al sistema elettorale in vigore in Italia...

ECCO LA LISTA DEGLI INDAGATI/CONDANNATI IN PARLAMENTO

Dopo l'articolo che ha suscitato un certo clamore, se così possiamo dire (quello della lista dei 35 deputati/senatori indagati all'interno del PDL) in molti mi hanno chiesto un elenco completo e dettagliato di tutti i parlamentari indagati o condannati del nostro parlamento (qui la lista degli indagati del PD) ... devo ammettere la cosa non è assolutamente facile, con circa 1000 persone tra deputati e senatori l'impresa è ardua ... tanto più che il nostro parlamento non è sicuramente un modello da prendere come esempio!!! Ho provato a raccogliere tutti gli indagati che ho trovato sulla rete, nei vari siti, blog, facebook, Repubblica , Corriere della Sera, Fatto Quotidiano ect ect .. spero di esser riuscito a fare una lista il più possibile realistica con la situazione attuale!! Sono sicuro mancano ancora molte persone all'appello, proprio per questo chiedo a tutti voi di collaborare segnalandomi eventuali errori (non voluti) o eventuali mancanze nella lista qui sotto.

Ecco l'elenco:

(Lista aggiornata a ottobre 2012)

ABRIGNANI Ignazio (PDL) - indagato per dissipazione post-fallimentare.

ALESSANDRI Angelo (Lega Nord) - indagato per finanziamento illecito ai partiti.

ANGELUCCI Antonio (PDL) - Indagato per associazione a delinquere, truffa e falso.

ARACU Sabatino (PDL) - Rinviato a giudizio nella sanitopoli abruzzese.

BARANI Lucio (PDL) - Richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’uffici.

BARBARESCHI Luca (Gruppo Misto) - Indagato per abusivism.

BERLUSCONI Silvio (PDL) - 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 1 assoluzione per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian); 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, intercettazioni Unipol, processo Ruby). 5 prescrizioni (Lodo Mondadori, All Iberian, Consolidato Fininvest, Falso in bilancio Lentini, processo Mills).

BERNARDINI Rita (PD) - Condannata nel 2008 a quattro mesi per cessione gratuita di marijuana, pena estinta per indulto.

BERRUTI Massimo Maria (PDL) - condannato in appello a 2 anni e 10 mesi nell'inchiesta per i fondi neri Fininvest.

BOSSI Umberto (Lega Nord) - condannato a 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito, 1 anno per istigazione a delinquere, 1 anno e 4 mesi per vilipendio alla bandiera poi indultati, oggi è indagato per truffa ai danni dello Stato.

BRAGANTINI Matteo (Lega Nord) - condannato in appello per propaganda razziale.

BRANCHER Aldo (PDL) - condannato in primo grado e appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al psi. Il primo reato prescritto, il secondo depenalizzato. Indagato per ricettazione. Condannato in appello a due anni per appropriazione indebita e ricettazione.

BRIGANDI' Matteo (Lega Nord) - condannato in primo grado per truffa aggravata alla regione Piemonte.

BRIGUGLIO Carmelo (PDL) - vari processi a carico (truffa, falso, abuso d'ufficio), alcuni prescritti, alcuni trasferiti ad altri tribunali ed in seguito assolto.

BOSI Francesco (UDC) - Indagato per abuso d'ufficio

CALDEROLI Roberto (Lega Nord) - indagato per ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale prescritto. Indagato per truffa dal Tribunale dei ministri, i senatori votano contro l’autorizzazione a procedere.

CALIENDO Giacomo (PDL)- Indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete (inchiesta nuova P2).

CAMBER Giulio (PDL) - condannato in via definitiva per millantato credito.

CAPARINI Davide (Lega Nord) - resistenza a pubblico ufficiale prescritto.

CARLUCCI Gabriella (Udc, eletta nel Pdl): condannata a risarcire una sua collaboratrice.

CARRA Enzo (UDC): ai tempi di Tangentopoli finì in manette davanti alle telecamere, è stato condannato in via definitiva a 16 mesi per false dichiarazioni ai pm.

CASTAGNETTI Pierluigi (PD) - rinviato a giudizio per corruzione, prescritto.

CASTELLI Roberto (Lega Nord) - indagato per abuso d'ufficio patrimoniale, il Senato vota totale immunità.

CATONE Giampiero (PDL) - condannato in primo grado a otto anni per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata.

CESA Lorenzo (UDC) - condannato in primo grado per corruzione aggravata, condanna annullata in appello per incompatibilità del GIP, indagato per truffa e associazione a delinquere.

CESARO Luigi (PDL) - Indagato per associazione camorristica.

CIARRAPICO Giuseppe (PDL) - condannato per truffa aggravata e continuata ai danni di INPS e INAIL, multa per violazione legge tutela "lavoro fanciulli e adolescenti", condannato per falso in bilancio e truffa, condanna per diffamazione, condannato per bancarotta fraudolenta, condannato per finanziamento illecito, condannato per il crac "valadier", condannato in appello per assegni a vuoto e in seguito reato depenalizzato, condanna in primo grado per abuso ed in seguito prescritto, condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni, rinviato a giudizio per ricettazione, indagato per truffa ai danni di palazzo Chigi.

CICCHITTO Fabrizio (PDL) - Il suo nome compare nelle liste della loggia massonica P2: fascicolo 945, numero di tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980. All’epoca della scoperta degli elenchi Cicchitto era deputato e membro della direzione del Psi. è uno dei pochi ad aver ammesso di aver sottoscritto la domanda di adesione.

CRISAFULLI Vladimiro (PD) - Ex sindaco di Enna e uomo forte dei Ds siciliani, è sotto inchiesta insieme a Totò Cuffaro per violazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta su Messina Ambiente. Ë stato indagato dalla procura di Caltanissetta per concorso esterno in associazione mafiosa. Indagine archiviata nel febbraio 2004.

COSENTINO Nicola (Pdl): accusato di legami con il clan dei Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Imputato anche nell’inchiesta sulla P3.

CUFFARO Salvatore (UDC) - condannato per favoreggiamento. Il 18 gennaio 2008 Cuffaro viene dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo. La sentenza di primo grado condanna Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale. Il giorno stesso Cuffaro si costituisce e viene rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.

CURSI Cesare (PDL) - Indagato per corruzione.

CUSUMANO Stefano (Udeur) - Arrestato nel 1999 a Catania con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa d’asta. Oggi resta sotto processo, con la sola accusa di turbativa d’asta, per gli appalti del nuovo ospedale Garibaldi di Catania. È senatore della Repubblica.

D'ALEMA Massimo (PD) - finanziamento illecito accertato, prescritto.

D’ALI' Antonio (PDL): rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

DE ANGELIS Marcello (PDL) - condannato per banda armata e associazione eversiva.

DE GREGORIO Sergio (PDL) - indagato per associazione per delinquere, concorso in truffa e truffa aggravata, concorso in bancarotta fraudolenta. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto.

DELL'UTRI Marcello (PDL) - condannato per false fatture e frode fiscale, condannato in appello per tentata estorsione mafiosa, condannato in secondo grado a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa ma annullata con rinvio dalla Cassazione.

DEL PENNINO Antonio (PDL) - ha patteggiato una pena di 2 mesi e 20 giorni nel processo per le tangenti Enimont. A ottobre 1994 altro patteggiamento: di una pena di 1 anno, 8 mesi e 20 giorni per tangenti relative alla Metropolitana milanese. Prescritto per corruzione.

DE LUCA Francesco (PDL) - indagato per tentata corruzione in atti giudiziari.

DE Luca Vincenzo (PD) - Nel dicembre 2008 con altri 46 imputati, viene rinviato a giudizio per truffa ai danni dello stato e falso in relazione alla vicenda relativa alla delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali. Nell'aprile 2009 il rinvio viene confermato per De Luca ad altri 13 imputati. Nel luglio 2010 viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti (sezione giurisdizionale di Napoli), insieme all'ex-sindaco De Biase ad alcuni dirigenti comunali, per questioni inerenti gli stipendi dei dirigenti del Comune di Salerno. Viene condannato a pagare 23 mila euro . Il 6 luglio 2010 la Corte dei Conti di Salerno dichiara la prescrizione nei confronti di De Luca e degli altri imputati del processo per lo sversamento di rifiuti, nel 2001, nel sito di Ostaglio, non ancora completato.

DI STEFANO Fabrizio (PDL): rinviato a giudizio per corruzione.

DI GIUSEPPE Anita (IDV): indagata per abuso di ufficio, turbativa d’asta e associazione a delinquere.

DELLA VEDOVA Benedetto (FLI): È stato condannato a quattro mesi di reclusione e al pagamento di una multa di due milioni delle vecchie lire per aver distribuito hashish a Porta Portese nel corso di una manifestazione, nel 1995, di disobbedienza civile per promuovere la liberalizzazione delle droghe leggere.

DRAGO Giuseppe (UDC) - condannato in appello per peculato e abuso d'ufficio.

ESPOSITO Stefano (PD) - Indagato, ha versato un'oblazione di duemila euro per evitare l’accusa di aver violato la legge elettorale. Prosciolto dal Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Torino in data 3 dicembre 2007.

FARINA Renato (PDL) - condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per falso in atto pubblico, ha patteggiato una pena di 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar.

FASANO Vincenzo (PDL) - condannato per concussione, indultato.

FAZZONE Claudio (PDL): rinviato a giudizio per abuso d’ufficio.

FIRRARELLO Giuseppe (PDL) - condannato in primo grado per turbativa d’asta, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (nel ’99 il Senato ha negato l’arresto).

FITTO Raffaele (PDL) - rinvio a giudizio per concorso in corruzione, falso e finanziamento illecito.

FRIGERIO Gianstefano (PDL) - Ex leader della Dc, diventato uno degli strateghi di Forza Italia. Ha confessato, per esempio, di aver ricevuto 150 milioni da Paolo Berlusconi, in cambio dei permessi alla Fininvest per gestire la discarica di Cerro Maggiore. Ha accumulato tre condanne definitive: 1 anno e 4 mesi per finanziamento illecito ai partiti, 1 anno e 7 mesi per finanziamenti illeciti e ricettazione, 3 anni e 9 mesi per corruzione e concussione. Doveva scontare in definitiva una pena di 6 anni e 5 mesi. Affidato poi ai servizi sociali, ha avuto il permesso dal giudice di sorveglianza di frequentare il Parlamento per qualche giorno al mese: come pratica di riabilitazione.

GALATI Giuseppe (PDL) - indagato per associazione a delinquere, truffa e associazione segreta.

GALIOTO Vincenzo (PDL) - Condannato in primo grado per falso in bilancio. GENOVESE Fracantonio (PD) - Indagato per abuso d’ufficio per affidamenti fatti durante la sua sindacatura a Messina a un’azienda di servizi.

GIUDICE Gaspare (PDL) - condannato in primo grado per bancarotta, prescritto.

GRASSANO Maurizio (Responsabili) - Sotto processo per truffa.

GRILLO Luigi (PDL) - rinviato a giudizio per aggiotaggio, indagato e prescritto per truffa.

IAPPICA Maurizio (Gr.Misto, eletto nel PDL): rinviato a giudizio per false fatture, falso in bilancio e abuso d’ufficio, prescritto.

LA LOGGIA Enrico (PDL) - Indagato al Tribunale dei ministri per finanziamenti dalla Parmalat di Calisto Tanzi (100 mila euro) in cambio di presunte “consulenze”.

IAPICCA Maurizio (PDL) - rinviato a giudizio per false fatture, falso in bilancio e abuso d'ufficio, prescritto.

LA MALFA Giorgio (Gruppo Misto) - condannato per finanziamento illecito. Al termine dell'iter processuale, la Cassazione gli riconobbe l'assenza di "ogni profitto personale", e la "lealtà processuale", concedendogli il beneficio della non menzione nel casellario penale.

LAGANA' FORTUGNO Maria Grazia (PD) - indagata per truffa ai danni dello Stato.

LANDOLFI Mario (PDL) - indagato per corruzione e truffa "con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre".

LEHNER Giancarlo (PDL) - condannato per diffamazione.

LETTA Gianni ( PDL) - Nel 1993 era stato indagato per corruzione dalla procura di Roma che ne aveva chiesto addirittura l’arresto. L’inchiesta era stata poi archiviata, ma con motivazioni non proprio esaltanti per Letta. Un altra inchiesta era stata scippata, negli anni Ottanta, alla procura di Milano dal porto delle nebbie romano: quella di Gherardo Colombo sui fondi neri dell’Iri, nella quale l’allora direttore del “Tempo” Gianni Letta aveva ammesso, nel dicembre 1984, di aver ricevuto 1 miliardo e mezzo di lire in nero dall’ente statale per ripianare i buchi del suo disastrato giornale. Un giornale che, scrissero Scalfari e Turani in “Razza padrona”, era “in vendita ogni giorno, e non solamente in edicola”.

LOLLI Giovanni (PD) - rinviato a giudizio per favoreggiamento.

LOMBARDO Angelo (Gruppo Misto) - Indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

LUMIA Giuseppe (PD) - Indagato per diffamazione. È stato querelato dal suo ex addetto stampa.

LUNARDI Pietro (PDL) - Indagato per corruzione.

LUONGO Antonio (PD) - Rinviato nel 2009 a giudizio per corruzione nell’inchiesta su affari e politica a Potenza.

LUSETTI Renzo (PD) - condannato a risarcimento di 1 milione di lire per consulenze ingiustificate.

LUSI Luigi (Gr. Misto, eletto nel PD): indagato per appropriazione indebita e calunnia, è attualmente in carcerazione preventiva e resta senatore. MALGIERI Gennaro (PDL) - Condannato dalla Corte dei Conti per la nomina di Alfredo Meocci a dg della Rai.

MANNINO Calogero (UDC) - condannato in appello per concorso esterno in associazione mafioso e processo d'appello annullato e da rifare, rinviato a giudizio per associazione a delinquere, appropriazione indebita, frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine, falso ideologico e truffa aggravata. Nel 2010 la cassazione ha annullato definitivamente la condanna. Oggi indagato nell'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia presso la Procura della Repubblica di Palermo.

MARONI Roberto (Lega Nord) - condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale (pena commutata in multa).

MATTEOLI Altero (PDL) - imputato per favoreggiamento, processo bloccato dalla Camera.

MESSINA Alfredo (PDL) - indagato per favoreggiamento in bancarotta fraudolenta.

MILANESE Marco (PDL) - Indagato per corruzione, rivelazione segreta e associazione a delinquere (P4).

NANIA Domenico (PDL) - condannato per lesioni personali, condannato in primo grado per abusi edilizi e prescritto.

NARO Giuseppe (UDC) - condannato per abuso d'ufficio, condanna in primo grado per peculato prescritta.

NESSA Pasquale (PDL) - rinviato a giudizio per concussione.

NESPOLI Vincenzo: (PDL): indagato per concorso in scambio elettorale, concorso in bancarotta fraudolenta e concorso in riciclaggio. Richiesta di arresto respinta dal Senato. ORLANDO Leoluca (IDV) - condannato per diffamazione.

PARAVIA Antonio (PDL) - arrestato per tangenti, prescritto.

PAPA Alfonso (PDL) - accusato di concussione, favoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sulla Loggia P4. Lo scorso luglio 2011 è arrivata dalla giunta per le autorizzazioni della Camera l'ok all'arresto per la stessa inchiesta P4. Finito per mesi in carcere è stato poi scarcerato.

PAPANIA Antonio (PD) - patteggia accusa per abuso d'ufficio.

PASSERA Corrado (Ministro dello Sviluppo Economico del governo Monti): indagato lo scorso giugno 2012 per reati fiscali (evasione fiscale) riconducibili all'anno 2006.

PILI Mauro (PDL) - Ex presidente della Regione Sardegna, Ë indagato a Cagliari per peculato.

PINI Gianluca: (Lega Nord): indagato per millantato credito.

PITTELLI Giancarlo (PDL) - indagato per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e “appartenenza a loggia massonica segreta o struttura similare” e per minacce e lesioni a un collega avvocato.

PISTORIO Giovanni (Gruppo Misto) - Condannato dalla Corte dei conti per danno erariale.

PORFIDIA Americo (Responsabili) - Richiesta di rinvio a giudizio per tentata estorsione e favoreggiamento alla Camera.

RIGONI Andrea (PD) - condanna in primo grado per abuso edilizio prescritta.

RIZZOLI De Nichilo Melania (PDL) - Indagata per concorso in falso.

ROMANI Paolo (PDL) - Viene indagato per bancarotta fraudolenta e false fatture. L’udienza preliminale termina però con un pieno proscioglimento: per Romani niente bancarotta. Il suo nome è anche nell’elenco dei politici che ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In effetti Romani ha bisogno di soldi: sta pagando circa 400 mila euro come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia 7.

ROMANO Francesco Saverio (ex UDC, adesso ai "Responsabili") - Assolto dall'acusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, è attualmente indagato per corruzione.

ROSSO Roberto (ex Fli, ora al Pdl e attuale sottosegretario all’Agricoltura del governo Berlusconi): indagato per associazione a delinquere dalla Procura di Vercelli.

RUSSO Paolo (PDL) - indagato per violazione della legge elettorale.

RUTELLI Francesco (API): condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti.

SAVINO Elvira (Indagata per concorso in riciclaggio).

SCAJOLA Claudio (PDL) - arrestato per concussione aggravata nel 1983, è stato poi prosciolto. E' indagato per la casa vicino al Colosseo pagata dall’imprenditore Diego Anemone.

SCAPAGNINI Umberto (PDL) - condannato in primo grado per abuso d'ufficio e violazione della legge elettorale, indagato per abuso d'ufficio aggravato.

SCELLI Maurizio (PDL) - E' stato condannato a pagare 900 mila euro per irregolarità nell'acquisizione di servizi informatici.

SCIASCIA Salvatore (PDL) - condannato per corruzione alla Guardia di finanza.

SCILIPOTI Domenico (Popolo e Territorio): Nel luglio 2009 è condannato (in secondo grado) al pagamento di 200.000 euro, Scilipoti subisce il pignoramento dell'abitazione e di sette immobili di sua proprietà. Il tribunale ravvisa inoltre un profilo penale e indaga Scilipoti per calunnia e produzione di documenti falsi in merito ai debiti contratti; a novembre 2010 riceve un avviso di garanzia. Nel novembre 2011 la condanna viene confermata anche in Cassazione, Scilipoti è condannato a pagare 230 000 euro, in caso contrario sarà avviato il pignoramento dei suoi beni.

SIMEONI Giorgio (PDL) - indagato per associazione per delinquere e corruzione.

SERAFINI Giancarlo (PDL) - Ha patteggiato una condanna per corruzione.

SPECIALE Roberto (PDL) - condannato in appello a 18 mesi per peculato: è accusato di essersi fatto arrivare un carico di spigole nel paesino trentino in cui era in vacanza.

TEDESCO Alberto (Partito Democratico): agli arresti domiciliari, indagato per turbativa d'asta e corruzione. Il 20 luglio scorso la Camera dei Deputati l'ha salvato negando l'autorizzazione all'arresto.

TOMASSINI Antonio (PDL) - condannato per falso.

TORTOLI Roberto (PDL) - condannato in secondo grado a 3 anni e 4 mesi per estorsione.

VALENTINO Giuseppe (PDL) - Sottosegretario alla Giustizia del governo Berlusconi, è indagato in Calabria in relazione “a condotte attinenti gli interessi della criminalità organizzata nel settore dei finanziamenti pubblici, degli appalti, delle infiltrazioni nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione”. Il suo nome Ë anche presente nelle indagini sulle scalate bancarie dell’estate 2005, indicato come uno dei politici che erano punto di riferimento per il banchiere Gianpiero Fiorani. E' stata chiesta l'archiviazione per entrambi i procedimenti.

VERDINI Denis (PDL): indagato per false fatture, mendacio bancario, appalti G8 L’Aquila, associazione a delinquere e abuso d’ufficio.

VISCO Vincenzo (PD) - Deputato della Repubblica, ex ministro Ds. Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda.

VITO Alfredo (PDL) - Fu indagato, arrestato e processato per tangenti. Condanna definitiva e 2 anni patteggiati e oltre 4 miliardi di lire restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli. La Direzione distrettuale antimafia di Napoli chiese al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro di lui anche per concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso, sospettando suoi rapporti con la Camorra (fu poi prosciolto). Patteggiò la condanna e restituì parte del malloppo. Quei quasi 5 miliardi sono stati impiegati per costruire un parco pubblico alla periferia di Napoli .

VIZZINI Carlo (PDL) - condannato in primo grado per finanziamento illecito, si è salvato solo con la prescizione. Era coinvolto nella maxi tangente Enimont.


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https://sites.google.com/site/lapazienzaefinita/la-lista-degli-indagati-condannati-in-parlamento


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lunedì 3 marzo 2014

ANTONIO ANGELUCCI : il Fantasma del Parlamento


POLITICI ASSENTEISTI

Secondo una statistica pubblicata da SkyTg24 sui dati relativi alle presenze in aula di deputati e senatori, il record delle assenze spetta al deputato pidiellino Antonio Angelucci, detto appunto “il fantasma”. Ma nella classifica dei più assenti non giustificati ci sono anche i compagni di partito Pietro Longo e Daniela Santanchè, che superano entrambi il 90% di assenze dai lavori parlamentari, segue Umberto Bossi della Lega Nord. Al Senato Berlusconi è il recordman di assenteismo.

Nel Parlamento italiano va girovagando uno spettro: è quello di Antonio Angelucci del Pdl che con il suo 100% di assenze si è guadagnato il soprannome appunto di “fantasma”. A rivelare questo dato ci ha pensato Sky tg24 che ha messo mani sulle statistiche ufficiali di Camera e Senato ed ha fatto emergere come nelle 1370 votazioni dall’inizio della legislatura, il nome del deputato azzurro (famoso anche per usare una Ferrari come utilitaria) sopracitato non c’è praticamente mai stato: numeri da guinness dei primati.

Ma Angelucci non è un caso isolato, anzi. Insieme a lui, nella classifica dei più assenti non giustificati ci sono anche i suoi compagni di partito Pietro Longo e Daniela Santanchè, che superano entrambi il 90% di assenze dai lavori parlamentari, seguono Umberto Bossi della Lega Nord, Bombassei di Scelta civica e Guido Galperti e Umberto Marroni del Pd.

Al Senato la situazione non è certo migliore. Ed è qui che entra in scena Silvio Berlusconi, vero e proprio recordman dell’assenteismo: dall’inizio della legislatura è stato presente a un voto soltanto: quello della fiducia a Letta, lo scorso 2 ottobre. E sono molti gli uomini dell’entourage del Cavaliere che si fanno vedere ben poco a Palazzo Madama: il suo legale Nicolò Ghedini, ad esempio, che ha totalizzato il 99,94% di assenze, o Denis Verdini che non c’è stato il 99,88% delle volte.

Un po’ più in basso nella classifica dei senatori poco, anzi pochissimo presenti, anche due nomi noti: l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti (assente l’88,88% delle volte) e anche lo stesso Mario Monti, che ha disertato l’aula nel 65% delle occasioni. Meno male che ci sono anche i virtuosi, e Sky mette in luce anche quelli: alla Camera il record delle presenze spetta a Francesco Cariello del MoVimento 5 Stelle (presente al 99,12% delle votazioni), che stacca di poco Giorgio Brandolin del Pd, Lainati del Pdl e Paola Binetti di Scelta Civica, che ha votato il 94% delle volte.

Da notare che lo stipendio a questa gentaglia lo paghiamo noi !!  Non credo che il Vostro “capo” Vi consentirebbe anche solo qualche assenza ingiustificata (perchè, giustamente, Vi paga per il Vostro lavoro). Ma noi paghiamo sta “gente” che si prende i nostri soldi (e anche tanti) senza fare un caxxo !!!



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martedì 11 febbraio 2014

Il Patto Elettorale Renzi-Berlusconi è una Follia : Firma e Fermali


In queste ore il Parlamento potrebbe dare a Berlusconi la più grande opportunità di sempre di tornare presidente, ma bastano pochi parlamentari per impedire questa drammatica risurrezione e se agiamo subito li possiamo portare dalla nostra parte.

Il patto elettorale Renzi-Berlusconi è folle: gli ultimi sondaggi dicono che darebbe a Berlusconi alte probabilità di conquistare l'intero Parlamento. Inoltre continuerà a negare a noi cittadini il diritto di decidere chi siede in Parlamento e farà fuori ogni possibilità che nuovi movimenti entrino nelle istituzioni, blindando lo status quo. Non è quello di cui l'Italia ha bisogno. Ma ora sempre più parlamentari stanno facendo resistenza, e se ci facciamo sentire subito possiamo convincere i pochi indecisi di cui abbiamo bisogno per impedire questo accordo.

Il voto decisivo potrebbe essere già in queste ore: clicca subito per firmare e non appena raggiungeremo le 100mila le consegneremo pubblicamente ai parlamentari chiave per far aumentare la pressione su di loro:


L'affluenza alle urne degli italiani sta crollando perché non ci fidiamo più della nostra politica, e una delle ragioni principali è che non possiamo neppure scegliere i nomi di quelli da cui siamo rappresentati. L'attuale accordo Renzi-Berlusconi, con le sue liste bloccate, semplicemente non risolve il problema. Inoltre è chiaramente una trappola di Berlusconi: è cucita perfettamente attorno ai numeri che gli danno gli ultimi sondaggi per permettergli di ottenere una facile vittoria. È un incubo e lo dobbiamo scongiurare.

Renzi dice che ne abbiamo bisogno per la stabilità, ma quello che sta succedendo è esattamente l'opposto: in questi giorni media stanno riesumando decine di piccoli partiti fasulli che renderanno un completo caos qualsiasi nuovo Parlamento. Allo stesso tempo la legge farà a pezzi le possibilità di qualsiasi vero nuovo movimento che voglia cercare di farsi rappresentare in Parlamento, con uno sbarramento dell'8% impossibile da raggiungere: esperti costituzionalisti, tra cui Stefano Rodotà, sostengono che questo, assieme al facile premio di maggioranza pro-Berlusconi, la potrebbero rendere addirittura incostituzionale.

Il dibattito alla Camera è iniziato proprio ora e possiamo essere fondamentali per convincere i pochi ulteriori parlamentari necessari per conquistare gli emendamenti che potrebbero cancellare l'accordo e darci la legge elettorale dei cittadini di cui l'Italia ha bisogno. È fondamentale, firma ora e condividi con tutti:


LEGGI ANCHE :  http://cipiri9.blogspot.it/2014/02/ballaro-maurizio-crozza-se-va-al.html

Ballarò : Maurizio Crozza "Se va al governo Renzi" 11/02/2014 VIDEO


In queste condizioni mi sento tranquillo come Cristiano Malgioglio,
 invitato da Putin, alle olimpiadi di Sochi. 

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lunedì 3 febbraio 2014

Svuotacarceri: usciranno assassini, mafiosi e stupratori


Svuotacarceri: usciranno assassini, mafiosi e stupratori


Si discute oggi alla Camera il decreto svuota carceri, che approda a Montecitorio dopo l’applicazione della ghigliottina in commissione Giustizia. Lì è stato impedito alle opposizioni di esercitare il proprio ruolo. Nella stessa occasione il capogruppo pd Walter Verini ha dato la propria solidarietà al picchiatore Dambruoso. I portavoce 5 stelle hanno scritto questa lettera al comandante della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza, ai vertici delle procure, ai presidenti di tribunali e di corti d’appello, nonché all’Anm:

"La giustizia è morta. Oggi alla Camera si celebrerà il suo funerale. Causa della morte è l'ennesimo decreto. Lo chiamano "svuotacarceri" e dietro l'intenzione nobile c'è la solita truffa semantica e l'incapacità dei partiti di risolvere i problemi.

Gli effetti di questo "svuotacarceri" si vedono già. Ogni settimana ci sono 200 detenuti in meno nelle celle. Per perseguire l'obiettivo di "svuotare le carceri", si produce un vero e proprio indulto che ha già fatto uscire mafiosi, stupratori, assassini, e ne farà uscire molti altri. Uno che senz'altro trarrà beneficio sarà Totò Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia ora in carcere grazie a uno sconto di pena di oltre un anno. E' già uscito un boss imporante, tale Nicola Ribisi, pezzo grosso della mafia di Agrigento.

Chi risponderà di tutto ciò? Chi avrà il coraggio di assumersi la responsabilità di raccogliere l'appello di Franco Roberti, il capo nazionale antimafia, che ha denunciato che siamo di fronte a qualcosa di peggio di un indulto mascherato? Fate sentire la vostra voce, perché questo decreto ha già causato troppi danni e deve decadere." M5S Commissione Giustizia Camera e Senato -
Al Capo della Polizia, al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, al Comandante generale della Guardia di Finanza

La giustizia è morta. Oggi alla Camera si celebrerà il suo funerale. Causa della morte è l'ennesimo decreto. Lo chiamano "svuotacarceri" e dietro l'intenzione nobile c'è la solita truffa semantica e l'incapacità dei partiti di risolvere i problemi. Le carceri sono fatiscenti? Ecco la soluzione! Non migliorarle ma svuotarle: di assassini, stupratori e mafiosi. E i nuovi detenuti o quelli che rimangono dentro? Pazienza.

Con questa lettera aperta ci rivolgiamo a voi. A voi che amministrate questo povero essere malridotto da decenni di impunità, la giustizia. A voi che dirigete le forze dell'ordine, che assolvete o condannate, che provate a proteggere i cittadini tutti i giorni. Gli effetti di questo "svuotacarceri" si vedono già: grazie ai conteggi più favorevoli del premio di liberazione anticipata, passato da 45 a 75 giorni per semestre di detenzione, ogni settimana ci sono 200 detenuti in meno nelle celle. Per perseguire l'obiettivo di "svuotare le carceri", si produce un vero e proprio indulto che ha già fatto uscire mafiosi, stupratori, assassini, e ne farà uscire molti altri. Basta che "abbiano dato prova di partecipare all'opera di rieducazione". Questo governo oltre ad aver ha perso ogni dignità, si dimentica del primato del Parlamento in materia di indulto. Nessun ministro che ha firmato questo decreto ha il coraggio di dirlo chiaramente: aumentando le liberazioni anticipate, vengono liberati pericolosi criminali prima del tempo! Uno che senz'altro trarrà beneficio sarà Totò Cuffaro, l'ex governatore della Sicilia ora in carcere grazie a uno sconto di pena di oltre un anno. E' già uscito un boss imporante, tale Nicola Ribisi, pezzo grosso della mafia di Agrigento.

Chi risponderà di tutto ciò? La responsabilità viene riversata in capo ai magistrati di sorveglianza, non di certo ai ministri. Questi sono i magistrati che già nel momento in cui avevano condannato ogni singola persona che si trova ora in carcere, avevano giudicato caso per caso, valutando anche ogni circostanza aggravante ed attenuante. La Cancellieri si nasconde dietro un dito, affermando che il giudice valuterà con attenzione prima di concedere la scarcerazione preventiva, perché il 100% dei detenuti che già avevano ottenuto lo sconto previsto dalla vecchia legge, adesso otterrà l'ampliamento fino al 40% di sconto della pena. Il nostro guardasigilli è come uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia, e allo stesso tempo, gira la chiave nella toppa e libera tutti.

Chi avrà il coraggio di assumersi la responsabilità di raccogliere l'appello di Franco Roberti, il capo nazionale antimafia, che ha denunciato che siamo di fronte a qualcosa di peggio di un indulto mascherato? Chi ascolterà le parole di Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha dichiarato al 'Il Fatto Quotidiano': "Questo provvedimento avvantaggerà i mafiosi"? Come restare sordi alle dichiarazioni del procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, e del magistrato della Corte di Cassazione, Raffaele Catone, ascoltati entrambi in commissione Giustizia, che hanno denunciato come in Italia stiamo radendo il paradosso: per ogni anno di reclusione si sconterebbero sette mesi. Chi al di là della solidarietà ipocrita, ascolterà le parole di Nino Di Matteo che ha criticato duramente il decreto?

Con i mafiosi per strada, usciti dalle patrie galere prima del tempo, con che coraggio continuerete a guardare le foto di Falcone e Borsellino? Con che coraggio guarderete in faccia un poliziotto in divisa, quando il suo sacrificio quotidiano viene mortificato da un provvedimento che rimette in libertà migliaia di detenuti?

Fate sentire la vostra voce, perché questo decreto ha già causato troppi danni e deve decadere.

M5S Commissione Giustizia Camera e Senato

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