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mercoledì 13 luglio 2016

Calcio: Tifo scelto come Base Criminale




infiltrazioni mafiose nella curva degli ultras
“L’inchiesta della Procura di Torino dimostra che le mafie hanno interesse anche per società importanti”. Pierpaolo Romani è coordinatore nazionale di Avviso Pubblico. È autore di Calcio criminale, un libro del 2012 che racconta come le organizzazioni criminali utilizzano lo sport più seguito d’Italia. A Torino, il gip ha ordinato 18 ordinanze di custodia cautelare ad alcuni dei capi ultras storici dei bianconeri. Le accuse: Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa armata, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di armi, danneggiamento aggravato, incendio, sequestro di persona e tentato omicidio.



Il clan che avrebbero messo le mani su parte delle curve della Juve sarebbero i Pesce-Bellocco, nella sua ramificazione piemontese dei Dominello. I nomi ricorrono già dall’epoca dell’operazione San Michele, di due anni fa. Nell’ultima settimana, la vicenda si sta facendo sempre più inquietanti. Raffaello Bucci, 41 anni, capo ultras dei Drughi, il 10 luglio si getta da un viadotto lungo l’autostrada Torino-Savona. Suicidio, è l’ipotesi dei magistrati. Giusto il giorno prima Bucci era stato sentito dai magistrati in merito all’infiltrazione mafiosa nella curva dei Drughi. Un altro teste, sempre capo ultras, è scomparso da una settimana. Anche Geraldo Mocciola, così si chiama, doveva essere ascoltato dai magistrati.

Non si sa che cosa abbia raccontato Bucci. L’argomento doveva essere il racket dei biglietti e del bagarinaggio, la gestione della sicurezza, le pressioni per permettere al figlio del boss Bellocco di Rosarno di fare un provino alla Juventus. Bucci, ed è il lato più inquietante, era un consulente esterno della Juventus calcio. “Il calcio è il brodo di coltura di questa visione mafiosa”, aggiunge Romani.



“Controllare la curva significa controllare pezzi di territorio. Significa avere l’opportunità di entrare in contatto con i vertici delle società”, prosegue Romani. Ed è anche quanto avvenuto a Torino: il dg della Juve Marotta avrebbe incontrato Bucci e uno dei leader della curva arrestati, Fabio Germani. Marotta non è indagato ed è probabile che non sapesse esattamente le amicizie della persona che aveva davanti.


Il ruolo degli infiltrati all’interno delle curve è funzionale alla pubblicità delle cosche: “Ci sono boss latitanti, soprattutto a Napoli, che hanno sempre cercato di farsi fotografare con qualche idolo calcistico”, aggiunge Romani. Nei quartieri più poveri di città come Napoli, raccontano i magistrati partenopei in indagini di quasi dieci anni fa, girano fotografie di boss insieme a caliatori come fossero santini. Nelle serie minori, per le quali l’interesse delle mafie è ormai noto da tempo e molto visibile, il clacio è un moltiplicatore di consenso. Mostra fino a quanto un mafioso può vestire i panni dell’idolo, del mito popolare.

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lunedì 7 marzo 2016

Reggia di Caserta migliore col nuovo Direttore




"La mancata verifica delle fonti ha costruito, proprio in questi giorni, un finto caso attorno alla figura del direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori. Cosa è successo? Alcuni sindacati (UILPA, UGL-Intesa, USB e RSU) hanno inviato una lettera al Ministero dei Beni Culturali per portare a conoscenza gli organi centrali di alcune situazioni venutesi a creare con l’insediamento del nuovo direttore. Riassumendo brevemente, i sindacati hanno rilevato, molto semplicemente, che alla Reggia di Caserta si insisterebbe “nel procedere nel mancato rispetto del Decreto della Direzione Generale Musei, che detta le linee guida per la determinazione delle aree funzionali da istituire e dei relativi uffici amministrativi”, che l’area accoglienza e vigilanza non sarebbe organizzata in modo adeguato, che mancherebbe una definizione degli orari dei singoli uffici, e che il direttore si tratterrebbe nel suo ufficio fino a tarda ora senza comunicarlo al personale, che sarebbe pertanto impossibilitato a predisporre un idoneo servizio di tutela onde consentire al direttore di poter lavorare, anche fino a tarda ora, in tutta sicurezza.
Due righe contenute nel comunicato sono state sufficienti a dare il via libera alle strumentalizzazioni. Ecco quindi che una semplice frase, ovvero “il direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza”, si è trasformata, tramite un articolo apparso sul Mattino di Napoli, firmato dal giornalista Antonello Velardi (pubblicato lo scorso 3 marzo e al quale sembrerebbe rimontare tutto il caso), in un titolo dal significato del tutto opposto: “Il direttore lavora troppo, mette a rischio la Reggia di Caserta”. 
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Il documento include, peraltro, note su due situazioni che sarebbero state molto più meritevoli d’attenzione: i sindacati firmatari della lettera rilevano infatti che Felicori sarebbe propenso “a bandire un interpello per far transitare” il personale di vigilanza “verso gli uffici, adibendolo a mansioni amministrative”, e che nella Reggia di Caserta sarebbero stati concessi alcuni ambienti “a titolo gratuito distraendo il personale dal servizio istituzionale per utilizzarlo al servizio di terzi, con la conseguente riduzione degli spazi di fruizione riducendo la tutela e sicurezza del museo stesso”. Quest’ultima “accusa”, se fondata, sarebbe decisamente grave: eppure, invece di chiedere chiarimenti in merito a queste situazioni, ci si è concentrati su una singola frase,
 manipolandola per fini strumentali.

Certo: occorre sottolineare che la mossa dei sindacati non è stata particolarmente azzeccata. Sarebbe stato molto meglio se i lavoratori della Reggia avessero tentato di risolvere internamente le vicissitudini col direttore. Se quest’ultimo si dichiara esterrefatto dalla lettera, le ipotesi non possono che essere due: o Felicori è davvero stupito e i sindacati hanno dunque mosso pochi passi per confrontarsi direttamente con lui (probabile), oppure la sua meraviglia è finta. Tuttavia, sono molto più vergognose le strumentalizzazioni di politica e media poiché, oltretutto, prendono di mira uno dei loro bersagli preferiti (anche perché facile preda di certa opinione pubblica dal pensiero preconfezionato): lavoratori pubblici, e per di più meridionali. Ma, si sa, è molto più facile creare finti casi attorno a due righe che discutere seriamente e senza pregiudizi attorno a una lettera di due pagine. Soprattutto se i finti casi vengono costruiti per mettere 
sotto una cattiva luce i lavoratori pubblici.



In effetti il neodirettore bolognese ha un modus operandi che si distanzia parecchio da quello dei suoi predecessori. A partire dalla decisione di trasferirsi a Caserta in modo da non dover fare il pendolare e poter arrivare facilmente in ufficio alle 7.30 e restare fino alle 20.00/21.00. Felicori, inoltre, ha l’abitudine di passeggiare per i corridoi e le sale della Reggia verso le 17 e le 18.30, cioè dopo l’orario di chiusura, ammirando ma anche controllando la struttura e i suoi dipendenti. Durante il weekend poi, il direttore non torna a Bologna ma è la moglie a raggiungerlo e insieme approfittano del tempo libero per visitare Caserta e provincia. Le gite fuori porta sono anche documentate sul profilo Facebook del manager, accompagnate da suggerimenti per migliorarne l’attrattività turistica.

Il comportamento “che mette a rischio l’intera struttura” intanto, nel solo mese di febbraio 2016 ha fatto registrare numeri record per visitatori e incassi con un aumento del 70% rispetto allo stesso mese un anno fa. I dati sono riportati dallo stesso direttore che su Facebook scrive: “Più che raddoppiati gli incassi per la vendita dei biglietti, passati da 70mila a oltre 155mila euro, con 15.004 visitatori paganti a febbraio 2016 rispetto ai 6.106 dello stesso mese dell’anno precedente”. Stesso risultato anche per gli abbonamenti annuali, passati da quasi 3.000 a più di 8.000.

Resta adesso da vedere come reagirà il ministero alla denuncia dei sindacati e come Felicori spiegherà il suo comportamento “pericoloso”. Intanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, su Facebook ha scritto: “L’accusa sembra ridicola, in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita! La Reggia di Caserta è un luogo meraviglioso, ad appena un’ora di treno da Roma Termini. Il direttore Felicori ha un mandato chiaro: Rilanciarla. E noi siamo con lui”. 

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