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mercoledì 14 marzo 2018

Gina Haspel Nuovo Direttore della Cia


61 anni, è una veterana e una insider dell’Agenzia:
 subito dopo l’annuncio della sua promozione 
sono riemerse le voci sul suo ruolo nelle torture ai sospettati di terrorismo.

Trump caccia Tillerson e nomina Pompeo (Cia)
 nuovo segretario di Stato. Via anche l'assistente di Donald
Terremoto alla Casa Bianca. La decisione confermata dal presidente in un tweet: "Ho deciso da solo, non eravamo d'accordo su varie cose, come l'Iran". Al posto di Pompeo, alla Cia arriva Gina Haspel, prima donna a ricoprire la massima posizione nell'agenzia ma già implicata in alcuni casi di torture. Intanto, John McEntee, molto vicino al presidente, è stato allontanato dalla Casa Bianca perché sotto indagine per gravi reati finanziari.

Gina Haspel è una veterana e una insider della Cia. È stata sul campo, ha partecipato alla lotta brutale al terrorismo, ha guidato le operazioni coperte. Un tipo di lavoro dove ci si sporca. E parecchio. Infatti, non appena, è stata annunciata la sua promozione al vertice dell’agenzia è riapparso il suo passato controverso. Da agente segreto.

La funzionaria, 61 anni, è stata al centro di non poche polemiche in quanto ha diretto uno dei «black sites», le prigioni create dalla Cia all’estero dopo l’11 settembre, luoghi dove poter torturare elementi legati ad al Qaeda e in qualche caso anche degli innocenti. Haspel era tra le responsabili del centro noto come Cat’s Eye, in Thailandia, dove vennero sottoposti alla tecnica del waterboarding (la simulazione dell’annegamento) numerosi terroristi. Tra loro Abu Zubayda, considerato - forse esagerando - una figura centrale dell’organizzazione eversiva. Dopo una di queste sessioni, piuttosto dure, lo stato fisico dell’estremista era in condizioni pessime, al punto che pensavano fosse morto. Sempre la Haspel è stata poi coinvolta nella decisione di distruggere i video che documentavano il «trattamento» riservato ai prigionieri. Passo deciso dall’intelligence senza averne il permesso. Infatti nel 2013 la sua carriera ha subito uno stop proprio per quelle storie, ma in seguito è riemersa scalando le gerarchie fino arrivare alla nomina a numero due nel febbraio dello scorso anno.

La nuova direttrice, che ha trascorso anche un periodo a Londra e si è occupata del dossier russo, gode dell’appoggio dell'apparato. Viene dai ranghi dell’agenzia, conosce corridoi e persone, dettagli e profili, ma anche il «lato oscuro» di una macchina immensa. I suoi estimatori le riconoscono grande professionalità e determinazione, i suoi critici - anche al Congresso - non le perdonano la partecipazione alle rendition, un tipo di azione che ha coinvolto anche l'Italia con il caso di Abu Omar. Come per altre nomine di Trump, bisogna aspettarsi indiscrezioni, fughe di notizie, veleni. Sarà battaglia, in tutti i sensi.

Donald Trump ha rimosso dal suo incarico il Segretario di Stato (cioè il nostro "ministro degli Esteri") Rex Tillerson, e lo ha sostituito con l'attuale direttore della Cia, Mike Pompeo, innescando così un domino di nuove nomine. Una decisione confermata da Trump in un tweet, che ha poi aggiunto: "Ho deciso da solo, ora Tillerson sarà più felice. Con Rex Tillerson non ci trovavamo d'accordo su alcune cose. Sull'accordo iraniano non la pensiamo allo stesso modo". Difatti Tillerson ha sempre creduto che i negoziati sul nucleare con Teheran fossero meglio di una linea dura. Al posto di Pompeo, in ogni caso, arriva Gina Haspel, sua numero due e soprattutto prima donna a ricoprire la massima posizione nell'agenzia.

Subito dopo l'annuncio, Mike Pompeo si è ripromesso di lavorare per garantire "che la nostra nazione sia per sempre sicura, forte ed orgogliosa e potente e libera": il direttore uscente della Cia scelto per sostituire Rex Tillerson si è detto "profondamente grato al presidente Trump: la sua leadership - ha dichiarato - ha reso l'America più sicura e non vedo l'ora di rappresentarla e di rappresentare il popolo americano davanti al resto del mondo per portare avanti la prosperità americana". Pompeo è considerato un "falco" in politica estera, soprattutto per quanto riguarda il dossier Corea del Nord.


Nonostante fosse inizialmente uno dei fedelissimi del presidente (e con solidi legami con la Russia), da tempo i rapporti tra Trump e Tillerson erano molto tesi, tanto che i giornali americani più volte avevano parlato di dimissioni imminenti a causa di numerose frizioni sulla strategia estera degli Stati Uniti Per esempio: Trump voleva una linea più dura sulla Corea a differenza di Tillerson, il quale era contro l'uscita dagli accordi di Parigi. Inoltre, la Nbc lo scorso dicembre aveva parlato di un insulto di Tillerson a Trump ("imbecille") che non sarebbe andato già al Presidente. Secondo il Washington Post, comunque, la decisione sarebbe arrivata già venerdì scorso, costringendo il segretario di Stato ad accorciare improvvisamente il suo viaggio in Africa.

Il presidente, da tempo in battaglia con Tillerson ritenuto "troppo parte dell'establishment", ritiene "il cambio importante ora che sono in corso i preparativi per l'incontro con il leader della Corea del Nord Kim Jong-un e mentre sono in corso le trattative per le modifiche" del Nafta, l'accordo di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico. Un assistente di Tillerson ha detto alla Associate Press: "Rex non sa perché è stato licenziato, non gli è stato comunicato".

Per quanto riguarda Gina Haspel, invece, nel 2002 sarebbe stata coinvolta in due casi di torture nei confronti di due prigionieri sospettati di terrorismo. Ciononostante, qualche settimana fa era stata nominata vice di Pompeo, ritrovandosi così in rampa di lancio per il grande salto di oggi. La sua promozione, secondo il quotidiano americano, è il segno di come l'amministrazione Trump tratti con più indulgenza i casi di tortura negli alti ranghi della Difesa e della Sicurezza americana.

Sessant'anni, una veterana dell'agenzia, Haspel diresse infatti uno dei primi "black site" aperti dagli Usa, un compound in Thailandia dal nome in codice "Cat's Eye", all'interno del quale i sospetti terroristi di Al Qaeda. Abu Zubaida e Abd al-Rahim al-Nashiri, furono sottoposti a waterboarding ed altre pratiche di tortura. La Haspel era inoltre capo dello staff di Jose Rodriguez, alla testa del Centro antiterrorismo, quando questi, successivamente, ordinò la distruzione di centinaia di video girati nel centro di detenzione in Thailandia. Nelle sue memorie Rodriguez scrisse che fu Haspel a impartire l'ordine della distruzione delle registrazioni nel 2005, in un momento in cui il programma era sempre più oggetto di attenzioni critiche. Nell'allora comunicato, il direttore dell'agenzia, Mike Pompeo, definì Haspel "una funzionaria esemplare e intelligente, una patriota con più di 30 anni di esperienza nell'agenzia". Donald Trump in passato ha spesso speso parole positive per la tortura, ma è sempre stato ripreso dal Segretario alla Difesa Mattis.

Intanto anche l'assistente personale del presidente Donald Trump, John McEntee, è stato allontanato dalla Casa Bianca perché sotto indagine del dipartimento di Sicurezza nazionale per gravi reati finanziari. Lo afferma la Cnn, citando una fonte vicina al caso. Le accuse, precisa l'emittente, non sono legate al presidente Donald Trump. McEntee era stato scortato fuori dalla Casa Bianca lunedì senza che venisse indicata chiaramente la ragione del suo allontanamento: fonti avevano riferito che non era riuscito a ottenere il nulla osta di sicurezza permanente, e la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders non aveva voluto commentare. A distanza di ventiquattro ore, però, la campagna di Trump per le elezioni del 2020 ha già annunciato che McEntee 
è entrato nello staff elettorale come consulente.


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Previsioni per il 2018






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lunedì 7 marzo 2016

Reggia di Caserta migliore col nuovo Direttore




"La mancata verifica delle fonti ha costruito, proprio in questi giorni, un finto caso attorno alla figura del direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori. Cosa è successo? Alcuni sindacati (UILPA, UGL-Intesa, USB e RSU) hanno inviato una lettera al Ministero dei Beni Culturali per portare a conoscenza gli organi centrali di alcune situazioni venutesi a creare con l’insediamento del nuovo direttore. Riassumendo brevemente, i sindacati hanno rilevato, molto semplicemente, che alla Reggia di Caserta si insisterebbe “nel procedere nel mancato rispetto del Decreto della Direzione Generale Musei, che detta le linee guida per la determinazione delle aree funzionali da istituire e dei relativi uffici amministrativi”, che l’area accoglienza e vigilanza non sarebbe organizzata in modo adeguato, che mancherebbe una definizione degli orari dei singoli uffici, e che il direttore si tratterrebbe nel suo ufficio fino a tarda ora senza comunicarlo al personale, che sarebbe pertanto impossibilitato a predisporre un idoneo servizio di tutela onde consentire al direttore di poter lavorare, anche fino a tarda ora, in tutta sicurezza.
Due righe contenute nel comunicato sono state sufficienti a dare il via libera alle strumentalizzazioni. Ecco quindi che una semplice frase, ovvero “il direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza”, si è trasformata, tramite un articolo apparso sul Mattino di Napoli, firmato dal giornalista Antonello Velardi (pubblicato lo scorso 3 marzo e al quale sembrerebbe rimontare tutto il caso), in un titolo dal significato del tutto opposto: “Il direttore lavora troppo, mette a rischio la Reggia di Caserta”. 
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Il documento include, peraltro, note su due situazioni che sarebbero state molto più meritevoli d’attenzione: i sindacati firmatari della lettera rilevano infatti che Felicori sarebbe propenso “a bandire un interpello per far transitare” il personale di vigilanza “verso gli uffici, adibendolo a mansioni amministrative”, e che nella Reggia di Caserta sarebbero stati concessi alcuni ambienti “a titolo gratuito distraendo il personale dal servizio istituzionale per utilizzarlo al servizio di terzi, con la conseguente riduzione degli spazi di fruizione riducendo la tutela e sicurezza del museo stesso”. Quest’ultima “accusa”, se fondata, sarebbe decisamente grave: eppure, invece di chiedere chiarimenti in merito a queste situazioni, ci si è concentrati su una singola frase,
 manipolandola per fini strumentali.

Certo: occorre sottolineare che la mossa dei sindacati non è stata particolarmente azzeccata. Sarebbe stato molto meglio se i lavoratori della Reggia avessero tentato di risolvere internamente le vicissitudini col direttore. Se quest’ultimo si dichiara esterrefatto dalla lettera, le ipotesi non possono che essere due: o Felicori è davvero stupito e i sindacati hanno dunque mosso pochi passi per confrontarsi direttamente con lui (probabile), oppure la sua meraviglia è finta. Tuttavia, sono molto più vergognose le strumentalizzazioni di politica e media poiché, oltretutto, prendono di mira uno dei loro bersagli preferiti (anche perché facile preda di certa opinione pubblica dal pensiero preconfezionato): lavoratori pubblici, e per di più meridionali. Ma, si sa, è molto più facile creare finti casi attorno a due righe che discutere seriamente e senza pregiudizi attorno a una lettera di due pagine. Soprattutto se i finti casi vengono costruiti per mettere 
sotto una cattiva luce i lavoratori pubblici.



In effetti il neodirettore bolognese ha un modus operandi che si distanzia parecchio da quello dei suoi predecessori. A partire dalla decisione di trasferirsi a Caserta in modo da non dover fare il pendolare e poter arrivare facilmente in ufficio alle 7.30 e restare fino alle 20.00/21.00. Felicori, inoltre, ha l’abitudine di passeggiare per i corridoi e le sale della Reggia verso le 17 e le 18.30, cioè dopo l’orario di chiusura, ammirando ma anche controllando la struttura e i suoi dipendenti. Durante il weekend poi, il direttore non torna a Bologna ma è la moglie a raggiungerlo e insieme approfittano del tempo libero per visitare Caserta e provincia. Le gite fuori porta sono anche documentate sul profilo Facebook del manager, accompagnate da suggerimenti per migliorarne l’attrattività turistica.

Il comportamento “che mette a rischio l’intera struttura” intanto, nel solo mese di febbraio 2016 ha fatto registrare numeri record per visitatori e incassi con un aumento del 70% rispetto allo stesso mese un anno fa. I dati sono riportati dallo stesso direttore che su Facebook scrive: “Più che raddoppiati gli incassi per la vendita dei biglietti, passati da 70mila a oltre 155mila euro, con 15.004 visitatori paganti a febbraio 2016 rispetto ai 6.106 dello stesso mese dell’anno precedente”. Stesso risultato anche per gli abbonamenti annuali, passati da quasi 3.000 a più di 8.000.

Resta adesso da vedere come reagirà il ministero alla denuncia dei sindacati e come Felicori spiegherà il suo comportamento “pericoloso”. Intanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, su Facebook ha scritto: “L’accusa sembra ridicola, in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita! La Reggia di Caserta è un luogo meraviglioso, ad appena un’ora di treno da Roma Termini. Il direttore Felicori ha un mandato chiaro: Rilanciarla. E noi siamo con lui”. 

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domenica 29 aprile 2012

Michele Santoro si candida a direttore generale della Rai


Michele Santoro

 si candida a 

direttore generale della Rai


 Michele Santoro, durante il suo intervento al programma di Rai3 'Tv Talk', ha reso nota la sua volontà di candidarsi direttore generale della Rai. Invece, Carlo Freccero si candiderà come presidente.
Santoro ha affermato: «Spero solo che non si candidi ai vertici del servizio pubblico il principe di tutti i tagli. Insomma non vorrei che si scegliesse il miglior tagliatore. Tagli sì a spese superflue, ma non ai programmi».
Riguardo al programma 'Servizio pubblico', il conduttore ha dichiarato: «E' stato come lavorare in mare aperto, una cosa non facile, ma che ti dà le tue soddisfazioni. Quando siamo partiti potevamo fare quattro puntate con i soldi che avevamo. Invece abbiamo trovato le forze sul mercato per farne molte altre attingendo solo in parte, per ora, ai fondi che avevamo raccolto grazie alla campagna tra la gente».
In merito all'eventualità di passare a La7, il giornalista si dichiara orgoglioso dell'indipendenza raggiunta: «Non tornerò a lavorare per la tv nelle forme in cui ho lavorato precedentemente. Sono ormai un autore indipendente, è un atto che devo al pubblico: qualunque cambiamento lo discuterò con le persone che hanno finanziato il mio progetto. E poi bisognerà vedere come finisce questa storia della Rai. Monti può scegliermi, ho tante qualità. Una volta tanto si potrebbe scegliere qualcuno che mette un pò di pepe al governo».

 La Rai ai Cittadini 

appoggia la candidatura

 di Santoro a Direttore Generale Rai


Rai - Servizio Pubblico - GUARDATE nella descrizion
e LA NOSTRA Riforma

COME PRINCIPIO E METODO di scelta per le cariche importanti in Rai CREDIAMO IN UN SERVIZIO PUBBLICO Televisivo DOVE VALGA IL CURRICULUM E LA CERTEZZA DI INDIPENDENZA PER TUTTI.

Noi MoveOn Italia - La Rai ai Cittadini appoggiamo l'autocandidatura di Santoro a Direttore Generale della Rai e a Carlo Freccero Presidente

Uno dei pochi giornalisti un pò normali, che non ha accettato l'oligopolio di chi vuole controllare l'informazione senza la partecipazione dei cittadini.. utenti
Noi MoveOn Italia - La Rai ai Cittadini appoggiamo l'autocandidatura di Santoro a Direttore Generale della Rai e tutto il suo operato come cittadino-giornalista.
Chiediamo anche che torni in Rai con la sua squadra

QUI SOTTO

- Riforma Rai dei Cittadini e adesioni
- Lettera MoveOn Italia consegnata a Monti il 18 Aprile
- Articoli SU MOVEON di Travaglio e de Zulueta
- video Sabina Guzzanti
- Interviste di MoveOn Italia

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I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti

La Riforma "La Rai ai Cittadini"

- 5 punti per garantire un bene pubblico

LIBERIAMO LA RAI DAL TOTALE CONTROLLO DEI PARTITI

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive"
Hanno aderito:
Tana de Zulueta, Moni Ovadia, Loris Mazzetti ("Vieni via con me" - Che tempo che fa"), Sabina Guzzanti, Ugo Mattei ("Beni Comuni"), Corrado Guzzanti, Francesca Fornario, Carlo Freccero, Lidia Ravera, Corradino Mineo, Lorella Zanardo (autrice de "Il corpo delle donne"), Giulia Innocenzi, Roberto Zaccaria, Udo Gumpel, Giovanni Anversa (RaiTre "Racconti di vita"), Michele Gambino, Roberto Natale, Massimo Marnetto, Arturo di Corinto, Santo Della Volpe, Silvia Bencivelli, Nicola D'Angelo, Guido Scorza, Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Maurizio Sciarra (100 autori), Wolfgang Achtner, Carmine Fotia, Vittoria Iacovella, Giuseppe De Marzo (A sud), Fabrizio Federici (Ansa), Sergio Bellucci, Gianni Orlandi, Giulietto Chiesa, Simona Coppini, Federico Lunadei, Grazia Di Michele, Simona Sala (Tg1), Giuliana Sgrena, Antonella Martone, Giovanni Mangano, Lorenzo Marsili (European Alternatives), Carlo Verna, Giuseppe Giulietti,
Vincenzo Vita, Claudio Fava, Giuseppe Civati, Nichi Vendola, Antonio Di Pietro, Carlo Rognoni, Antonello Falomi, Fabio Granata,
Giorgio Merlo, Niccolò Rinaldi, Angelo Bonelli,

Condividono il precorso:
Articolo 21, Usigrai, Fnsi, Libertà e Giustizia, A Sud, "100 autori", Rete Viola, Liberacittadinanza, IndigneRai, Il Popolo Viola, TILT, Alternativa, Il Teatro Valle Occupato, Errori di Stampa, Il Comitato del Sole, Libertà e partecipazione, European Alternatives

Sostiene l'iniziativa:
Stefano Rodotà

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3 Leggi spinte da MoveOn Italia insieme ai cittadini nel prossimo Parlamento per rendere più libera l'Italia

- Riforma La Rai ai Cittadini
- Legge Conflitto di Interessi
- Antitrust

LA RAI AI CITTADINI
- 5 punti per garantire un bene pubblico

Prendendo ad esempio i modelli di gestione più avanzati in Europa, ma anche le proposte di riforma della Rai tendenti a garantire qualità e autonomia proponiamo in 5 punti una riforma che assicuri non solo la necessaria efficienza aziendale, ma anche l'assoluta indipendenza editoriale del servizio pubblico.

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone eleggono direttamente
alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive."


1. Chiediamo il superamento dell'anomalia per la quale l'azionista del servizio pubblico è il Ministero dell'Economia.

2. Al posto della Commissione parlamentare di Vigilanza, chiediamo la costituzione di un Consiglio per le Comunicazioni audiovisive, i cui membri dovrebbero essere in maggioranza nominati dalla società civile (11 su 20). Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, eleggono direttamente 6 componenti (*). Cinque sono nominati da rappresentanti di settore (sindacati, artisti, autori, accademici, fornitori di contenuti). Dei rimanenti 9 membri, 3 verrebbero eletti dagli enti locali (Regioni-conferenza permanente stati regioni, Province-l'Upi e Comuni-Anci) e 6 nominati dal Parlamento (**).

3. Il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), selezionati mediante concorsi pubblici in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Ad esso sono attribuite competenze di indirizzo e vigilanza.

4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell'indipendenza e del massimo di qualificazione.

5. Il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico.

* (Secondo le modalità proposte da Zaccaria, AC 4559)
** (Ipotesi de Zulueta-Giulietti, AC 1460)

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Antitrus e Conflitto di Interessi

Congiuntamente e in continuità con il progetto “La RAI ai cittadini”, MoveOn Italia è inoltre impegnata alla definizione delle linee guida per iniziative che incidano sui due ulteriori temi di vitale importanza democratica quali l’antitrust e il conflitto di interessi.
La campagna "La Rai ai cittadini" propone la sua riforma per garantire un bene pubblico - Per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione questa riforma non può prescindere da una netta e chiara separazione, definita per legge, tra l'esercizio del potere politico e la proprietà o la capacità di influenzare i media. E' altresì necessario fissare limiti di concentrazione che un'unica società dei media sia autorizzata a controllare in uno o più mercati rilevanti.

Per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione
è essenziale una netta e chiara separazione, stabilita per legge, tra l'esercizio del potere politico e la proprietà o la capacità di influenzare i media.

"Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono”

Malcom X"

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I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!

Perché MoveOn Italia ha scelto come una delle sue missioni prioritarie la tv per i cittadini e una Tv libera di fare da cane da guardia ai poteri? Perché la Tv condiziona le priorità della politica e le scelte dei cittadini, quindi quasi tutto ciò che accade in politica, nel sapere ed in economia.

Il MoveOn americano spinse e fece approvare in parlamento la Riforma Sanitaria Pubblica, noi spingiamo la Riforma della Tv Pubblica

Cambiamo tutti il modo di pensare, proponiamo dal basso con grande entusiasmo e senza interessi personali.
Stiamo invitando i cittadini, i movimenti, le associazioni, i giornalisti e i Parlamentari a confrontarsi e a partecipare.

Ci rivolgiamo anche a Monti e al suo Governo provando inoltre a fare una proposta agli organismi europei sul coinvolgimento degli utenti nel servizio pubblico.

COSTRUIRE uniti un assetto democratico del nostro paese da far approvare nel prossimo Parlamento per non subire mai più questa illegalità Istituzionale.
La tv condiziona e manipola il mondo, la pubblicità muove le volontà della maggioranza dei cittadini e la loro apparente soddisfazione
Nonostante internet da una ricerca Istituzionale risulta che il tg1 e il tg5 condizionano il voto del 60% della popolazione italiana.

Davanti alla discussione sulla Rai di queste ore da parte dei partiti noi cittadini non possiamo più stare solo fermi a guardare.

Incredibilmente in Italia si andrà alle prossime elezioni politiche, ancora una volta, con un'informazione da paese semi democratico. L'unica condizione possibile per noi cittadini questa volta dovrà essere l'inderogabile impegno da prendere da parte della politica nel far approvare in tempi brevi, non appena sarà costituito il prossimo Parlamento, tre leggi basilari in un sistema democratico:

3 Leggi spinte da MoveOn Italia - Muoviti Italia insieme ai cittadini nel prossimo Parlamento per rendere più libera l'Italia
- Riforma "La Rai ai cittadini"
- Legge Conflitto di Interessi
- Antitrust (No alle concentrazioni economiche e del mercato che falsano la libertà economica di partenza dei cittadini e minano la maggior equità possibile per tutti)

Ora l'impegno è di coinvolgere sempre di più i cittadini, i movimenti, le associazioni, il mondo della cultura e i giornalisti per confrontarsi e partecipare.
Inviteremo a seguire e ad impegnarsi in questo percorso riformatore dei cittadini anche alcuni leader politici.

"Questo è il metodo MoveOn, un movimento nato anche per unire le sparpagliate forze progressiste italiane, ma il principio che li attraversa tutti è uno solo: quello dei beni comuni. Un principio ormai acquisito per i 27 milioni di elettori che votarono contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum dell'anno scorso."

Unire la coalizione progressista innovatrice per le prossime elezioni attraverso proposte e programmi dei cittadini che diano senso alla politica del bene comune

anche per non trovarsi di nuovo nella follia dei progressisti divisi in Parlamento e nelle proposte.

Manca solo l'adesione di Bersani alla proposta di riforma La Rai ai Cittadini in 5 punti, Vendola e Di Pietro si sono dichiarati favorevoli.

-Far partecipare i cittadini al bene pubblico per avvicinare lo Stato e le Istituzioni alla vita sociale
-Impegnare finalmente la politica a rispondere con i fatti alle proposte dei cittadini
-Rinnovare le idee e la politica

QUI LE INFORMAZIONI

Sito MoveOn Italia
http://
moveonitalia.wordpress.com/

Pagina fb
La RAI ai Cittadini - Aderisci anche tu - MoveOn italiano

La Riforma "La Rai ai Cittadini" da spingere nel prossimo Parlamento
23 Marzo 2012
http://www.facebook.com/
events/410098389007354/


-No ad una Rai che rinuncia a "Vieni via con me", al sapere e alla crescita culturale di tutti.
Lo Stato deve garantire il progresso a tutti.
-No ad una tv che incoraggia e pubblicizza il gioco d'azzardo.
-Si ad una tv che sia capace di parlare a tutti, informare liberamente e che non rinunci mai al pluralismo.
-No alla decadenza in Rai come il giovedì sera con la trasmissione"l'Isola dei Famosi" trasmessa al posto dell'approfondimento di Annozero.

- Rai servizio pubblico per la crescita culturale e del sapere - Luca de Biase
(Obiettivo: Maggiore alfabetizzazione, conoscenza e sapere per tutti)
http://weblog.ahref.eu/
luca-de-biase-illustra-e-discute-lo-scenario-mediatico-italiano-al-center-for-civic-media-del-mit-diretto-da-ethan-zuckermann



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Il 18 Aprile 2012
alla portineria di Palazzo Chigi abbiamo consegnato ufficialmente la lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti, per sollecitare l'intervento del governo nell'attuazione degli attesi provvedimenti di riforma del sistema di governance del servizio pubblico televisivo in Italia.
http://www.facebook.com/
events/248488825250002/
MoveOn video consegna lettera a Monti del 18 aprile - Editto Bulgaro
http://www.youtube.com/
watch?v=aW9WBXWByVI

SUL SITO DI ARTICOLO 21
http://www.articolo21.org/
2012/04/editto-bulgaro-moveon-italia-mercoledi-18-aprile-in-piazza/

Questo il testo:
I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti

Lettera aperta di MoveOn Italia - La Rai ai cittadini al Presidente del Consiglio Mario Monti

"Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone eleggono direttamente
alcuni componenti nel Consiglio per le Comunicazioni audiovisive."

Egregio Presidente,

Il 25 Aprile è la Festa della Liberazione. Oggi 18 Aprile, ad una settimana da quella importante ricorrenza, ricordiamo tristemente il cosiddetto Editto Bulgaro, frutto inequivocabile della condizione patologica in cui versava e versa tuttora il servizio pubblico televisivo in Italia.

Per liberare il paese si organizzò la Resistenza, ad opera dei Partigiani: uomini, donne, giovani, anziani, preti, militari, persone di diversi ceti sociali, di diverse idee politiche e religiose, che avevano in comune la volontà di lottare personalmente, ognuno con i propri mezzi, per ottenere in patria la democrazia, il rispetto della libertà individuale e l'uguaglianza.

Per liberare la RAI stiamo organizzando una nuova resistenza ad opera dei Cittadini: cittadini comuni, professionisti del mondo dell’informazione, dello spettacolo e della cultura, uomini e donne uniti dalla volontà di lottare personalmente, politici di ogni estrazione, ognuno con i propri mezzi, per garantire al proprio paese, ancora una volta, la democrazia, il rispetto della libertà individuale e l'uguaglianza.

Combatteremo con le armi del buon senso e della ragione, signor Presidente, per fermarci solo al raggiunto obiettivo di attuazione della proposta di legge che caldeggiamo con il sostegno e l'approvazionedi moltissimi nostri concittadini.

Il Cda della Rai è scaduto dal 28 Marzo. Lei Presidente l’8 gennaio, intervistato da Fabio Fazio a ‘Che Tempo che Fa’, aveva detto che la questione della TV pubblica era un'urgenza.
Dopo la sua chiara intenzione non è accaduto nulla. Noi cittadini e utenti vogliamo mostrarle una via d'uscita immediata con la nostra proposta.

Prendendo ad esempio i modelli di gestione più avanzati in Europa, ma anche le proposte di riforma della Rai tendenti a garantire qualità e autonomia, le proponiamo in 5 punti una riforma che assicuri non solo la necessaria efficienza aziendale, ma anche l'assoluta indipendenza editoriale del servizio pubblico, come richiesto dalla Raccomandazione C/M(2012)1, del Consiglio d'Europa approvata dal Comitato dei ministri il 15 febbraio.

Qui di seguito la nostra proposta, già attuabile da subito:

1. Chiediamo il superamento dell'anomalia per la quale l'azionista del servizio pubblico è il Ministero dell'Economia, con il trasferimento delle azioni Rai ad una fondazione di diritto pubblico, come avviene in Germania.

2. Al posto della Commissione parlamentare di Vigilanza, ma con le stesse competenze di indirizzo e vigilanza, chiediamo la costituzione di un Consiglio Nazionale per le Comunicazioni audiovisive, i cui membri dovrebbero essere in maggioranza nominati dalla società civile (11 su 20). Gli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un'azienda che finanziano tramite il canone, ne eleggono direttamente 6 componenti (*). Cinque sono nominati da rappresentanti di settore (sindacati, artisti, autori, accademici, fornitori di contenuti). Dei rimanenti 9 membri, 3 verrebbero eletti dagli enti locali (Regioni-conferenza permanente stati regioni, Province-l'Upi e Comuni-Anci) e 6 nominati dal Parlamento (**).

3. Il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (il CdA Rai), selezionati mediante concorsi pubblici in base a criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. .

4. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell'indipendenza e del massimo di qualificazione.

5. Il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico

Se in questa legislatura non cambierà nulla per la complicata situazione politico-parlamentare della maggioranza che la sostiene, il nostro obiettivo sarà tutto proiettato al futuro, con la conseguenza grave, però, che si andrà a votare alle prossime elezioni politiche, ancora una volta, con un sistema di informazione da paese semi democratico.

L'unica condizione possibile per noi – questo è il nostro appello - è l'inderogabile impegno da prendere da parte della politica nel far approvare in tempi brevi, non appena sarà costituito il prossimo Parlamento, tre leggi basilari in un sistema democratico:

- Riforma “La Rai ai Cittadini”

- Legge sul Conflitto di Interessi e

- Antitrust

Fiduciosi nella considerazione che vorrà riservarci, ringraziamo dell’attenzione, formulando i migliori auguri di buon lavoro insieme a quanti, in veste personale o in rappresentanza di enti e associazioni, hanno aderito, contribuito ad elaborare e sostenuto sin qui la nostra proposta.

Tana de Zulueta, Moni Ovadia, Loris Mazzetti ("Vieni via con me" - Che tempo che fa"), Sabina Guzzanti, Ugo Mattei ("Beni Comuni"), Corrado Guzzanti, Francesca Fornario, Carlo Freccero, Lidia Ravera, Corradino Mineo, Lorella Zanardo (autrice de "Il corpo delle donne"), Giulia Innocenzi, Roberto Zaccaria, Udo Gumpel, Giovanni Anversa (RaiTre "Racconti di vita"), Michele Gambino, Roberto Natale, Massimo Marnetto, Arturo di Corinto, Santo Della Volpe, Silvia Bencivelli, Nicola D'Angelo, Guido Scorza, Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Maurizio Sciarra (100 autori), Wolfgang Achtner, Carmine Fotia, Vittoria Iacovella, Giuseppe De Marzo (A sud), Fabrizio Federici (Ansa), Sergio Bellucci, Gianni Orlandi, Giulietto Chiesa, Simona Coppini, Federico Lunadei, Grazia Di Michele, Simona Sala (Tg1), Giuliana Sgrena, Antonella Martone, Giovanni Mangano, Lorenzo Marsili (European Alternatives), Carlo Verna, Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita, Claudio Fava, Giuseppe Civati, Nichi Vendola, Antonio Di Pietro, Carlo Rognoni, Antonello Falomi, Fabio Granata, Giorgio Merlo, Niccolò Rinaldi, Angelo Bonelli, Stefano Rodotà, Articolo 21, Usigrai, Fnsi, Libertà e Giustizia, A Sud, "100 autori", Rete Viola, Liberacittadinanza, IndigneRai, Il Popolo Viola, TILT, Alternativa, Il Teatro Valle Occupato, Errori di Stampa, Il Comitato del Sole, Libertà e partecipazione, European Alternatives

MoveOn Italia
18 aprile 2012



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Editoriale di Marco Travaglio di giovedì 12 aprile su Il Fatto Quotidiano

"Ah già, la Rai"
di Marco Travaglio

http://
www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/12/ah-gi-la-rai/203839/

Il 28 marzo, esattamente due settimane fa, è scaduto il Cda della Rai. Interessa a qualcuno? Dovrebbe interessare al governo Monti, visto che la Rai è un’azienda con 11 mila dipendenti di proprietà del governo, anzi del ministero dell’Economia, retto da Monti, che ne detiene il 99,56% (il resto è della Siae). L’8 gennaio infatti, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, Monti disse che ci pensava lui: “Mi dia qualche settimana e vedrà”. Ne sono passate 13 e nessuno ha visto nulla: a parte il vertice a Palazzo Chigi fra Monti e Confalonieri, presidente di Mediaset, ricevuto in pompa magna non si sa bene a che titolo e per parlare di che. Incontro preceduto e seguito da vari avvertimenti del Pdl al premier perché si guardi dall’occuparsi di Rai. Infatti lui, che si sappia, non se n’è minimamente occupato. Eppure, come azionista, ministro dell’Economia e premier, Monti ha il dovere istituzionale di occuparsene: per nominare uno dei 9 consiglieri e per concorrere a indicare il presidente e il direttore generale. Ma, se e quando lo farà, cosa farà? Pare che le alternative allo studio siano tre: commissariare l’azienda con un amministratore unico di stretta obbedienza montiana; prorogare il Cda scaduto e il dg Lorenza Lei (ma uno dei 9 consiglieri, Rizzo Nervo, s’è dimesso a gennaio); lasciar fare alla Vigilanza, cioè ai partiti, e indicare – nelle caselle di pertinenza governativa – qualche tecnico concordato con la maggioranza, cioè coi partiti. Di cambiare la legge Gasparri, che consegna ai partiti un servizio pubblico come la Rai, manco a parlarne. E forse è meglio così, visto che in Parlamento la maggioranza ce l’hanno i partiti che nel 2003 la Gasparri la votarono. E che, dovendola cambiare, sarebbero capaci persino di peggiorarla. Meglio che se ne occupi il prossimo Parlamento, sperando che sia meno peggio di questo. L’altro giorno, in un convegno dell’Idv, Antonello Falomi ha rilanciato la legge d’iniziativa popolare per strappare dalla Rai le zampe dei partiti, promossa nel 2006 da Tana de Zulueta, Sabina Guzzanti, Giovanni Valentini e altri, che raccolse 50 mila firme e che ovviamente il centrosinistra ignorò. Lo stesso ha fatto il MoveOn Italia (ne parla la De Zulueta sul sito di Articolo 21), nato sul modello del MoveOn America che promosse la riforma sanitaria di Obama: nei giorni scorsi, riprendendo la proposta del 2006, MoveOn ha proposto “cinque punti per tutelare un bene comune”. Eccoli: 1) Come in Germania, la tv pubblica italiana non dev’essere di proprietà del governo, ma di una fondazione di diritto pubblico. 2) Nasce un “Consiglio nazionale delle comunicazioni” indipendente dalla politica (i membri li eleggono gli utenti, le associazioni di artisti, autori, fornitori di contenuti e solo in minima parte il Parlamento e gli enti locali). 3) Questo Consiglio, dunque non più governo e Parlamento, nomina i 5 (non più 9) membri del Cda Rai, in base a curricula pubblici, garanzia di competenza e indipendenza. 4) Il Consiglio nomina i componenti dell’Agcom secondo gli stessi criteri. 5) I cittadini potranno controllare le scelte degli organismi suddetti con strumenti interattivi sul web. Oltre a quella sul finanziamento pubblico, è una partita decisiva per imporre ai partiti una dieta ferrea. Chi, oltre all’Idv, è d’accordo lo dica subito. Il Pd, con Bersani, giura che non parteciperà a nuove spartizioni in base alla Gasparri: speriamo, anche se sarebbe la prima volta. Resta da vedere il da farsi nell’immediato, in attesa di trovare un Parlamento in grado di riformare davvero la Gasparri. L’unica strada è il commissariamento della Rai fino alle prossime elezioni, con un presidente e un dg scelti in base alle loro provate capacità. Chi si sente in grado può candidarsi con il suo curriculum. È quel che faranno presto Santoro e Freccero: vedremo se il governo e i partiti troveranno qualcuno più bravo di loro. In caso contrario, se sceglieranno qualcun altro, sapremo che anche sulla Rai il governo Monti è come tutti gli altri.




Articolo di Tana de Zulueta pubblicato sul Sito di Articolo 21 l'11 Aprile 2012

http://www.articolo21.org/
2012/04/la-mossa-dei-cittadini-moveon-italia-spinge-per-una-rai-al-servizio-degli-utenti/

"La mossa dei cittadini: MoveOn Italia spinge per una Rai al servizio degli utenti"

Il Cda della Rai è scaduto dal 28 marzo, ma chi glielo ricorda? Non il governo, con il presidente Monti impegnato in altre faccende, anche se oggettivamente interessato al destino di una società con oltre 11.000 dipendenti e con un bilancio tutt’altro che roseo, controllata quasi al 100% dal ministero dell’Economia – cioè da lui stesso. Infatti, l’8 gennaio, intervistato da Fabio Fazio su ‘Che Tempo che Fa’, un qualche interesse per la questione della TV pubblica Monti lo aveva manifestato. Alla domanda se intendeva privatizzare la Rai, Monti si schernì, dicendo chela Rai non era certo “la prima delle priorità del governo”, ma riconoscendo una sua importanza: ”E’ una forza del panorama civile e culturale italiano.” Aggiungendo, però: “E’ una forza che ha bisogno di passi in avanti.” Poi, con aria più decisa: “Mi dia qualche settimana e lei vedrà”. Da quel giorno tutto tace.
E’ vero che Monti è stato redarguito dallo stato maggiore del Pdl, e in particolare da Gasparri, diventato, nel suo piccolo, celebre nel mondo proprio per la pessima legge che porta il suo nome. Il PdL ha ripetutamente messo in guardia il governo contro qualsiasi tentativo di alterare gli equilibri politici che reggono il governo della Rai. In un incontro ufficiale con Monti il 7 marzo a Palazzo Chigi, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, deve avere approfondito il concetto. Una Rai riformata — pubblica o privata che sia — costituirebbe un vero concorrente, e dunque un pericolo per Mediaset, colpita dalla crisi e con i ricavi in calo.

Da quel giorno non si muove foglia. Più che una tregua, sembra uno stallo, ora che Bersani e Di Pietro hanno ribadito che non parteciparono all’elezione di un nuovo Cda Rai con le attuali regole spartitorie della Gasparri. Per esperienza sappiamo che in sede politica l’uscita rischia di essere cercata al ribasso. Questo, dunque, è il momento per chi crede nella tutela di un vero servizio pubblico di farsi sentire, chiedendo alto e forte una riforma che restituisca la Raiai cittadini. Ed è infatti l’ambizioso obiettivo del MoveOn Italia.

Il MoveOn denuncia da tempo le degenerazioni di una TV pubblica occupata dai partiti ed umiliata per anni da un conflitto di interessi senza uguali al mondo. Ma l’intento è sempre stato propositivo: come riconquistare un bene pubblico, qual è l’informazione. Il percorso è avviato, il MoveOn ha aperto una discussione, raccogliendo le idee e maturando una proposta alternativa e credibile. Come dice Marco Quaranta, il primo animatore del MoveOn di Roma: “I cittadini propongono, le istituzioni possono diventare aperte. Trasformiamo anche la Tv in un bene di e per tutti!” Marco ricorda che “il MoveOn americano spinse e fece approvare al Parlamento USA la riforma sanitaria, noi in Italia spingiamo la riforma della TV pubblica”.

La proposta per la riforma della Rai, “5 punti per tutelare un bene pubblico”, è stata presentata il 23 marzo alla Città dell’Altra Economia di Roma. Le fonti sono varie, perché questo è il metodo MoveOn, un movimento nato per unire le sparpagliate forze progressiste italiane, ma il principio che li attraversa tutti è uno solo: quello dei beni comuni. Un principio ormai acquisito per i 27 milioni di elettori che votarono contro la privatizzazione dell’acqua nel referendum di luglio scorso.

Al primo punto, per risolvere l’anomalia che vede la quasi – totalità delle azioni Rai in mano al Tesoro, si è scelto il modello tedesco, dove la proprietà delle società della TV pubblica è conferita ad una fondazione di diritto pubblico.

Il secondo punto affronta un problema storico della Rai, che la legge Gasparri ha solo portato alle estreme conseguenze: la mano lunga della politica sul servizio pubblico, il prevalere delle clientele sulle capacità professionali. Bisogna dunque trovare una fonte di nomina per gli organi direttivi della Rai che ne garantisca indipendenza ed autorevolezza. Il MoveOn propone la costituzione di un corpo intermedio, un ‘Consiglio nazionale per le comunicazioni audiovisive’, i cui membri sono nominati in maggioranza dalla società civile – in primis dagli utenti del servizio pubblico, in quanto veri proprietari di un’azienda che finanziano tramite il canone, che eleggono direttamente una parte dei componenti. Gli altri sono nominati dai rappresentati del settore, come sindacati, artisti, autori e fornitori di contenuti. I rimanenti membri verrebbero nominati dal Parlamento e dagli enti locali.

Questa proposta riprende, in parte, quella che avevo lanciato insieme a Sabina Guzzanti, con il sostegno di Marco Travaglio e moltissime personalità del mondo del giornalismo, della cultura e dello spettacolo; la proposta è stata ripresentata in Parlamento da Beppe Giulietti in questa legislatura. L’idea del coinvolgimento degli utenti è di Roberto Zaccaria, costituzionalista, ex-presidente della Rai ed oggi deputato del PD, che l’ha formulata in un disegno di legge depositato l’anno scorso. Il richiamo – molto suggestivo – è all’articolo 43 della Costituzione, che prevede la possibilità di dare in gestione agli utenti beni pubblici essenziali. L ‘obiettivo è sempre lo stesso: liberare il servizio pubblico dal controllo strumentale della politica.

Come previsto dai due disegni di legge, al punto tre il MoveOn propone che sia questo ‘Consiglio’ intermedio, e non più, direttamente, Parlamento e governo, a nominare i 5 (non più 9) membri del CdA Rai, i quali sarebbero selezionati sulla base dei loro curricula, secondo criteri di professionalità, competenza nel campo radiotelevisivo ed indipendenza. Il Consiglio nomina altresì i componenti dell’AGCOM, assicurando, anche in questo caso, i criteri della selezione trasparente, dell’indipendenza e del massimo di qualificazione (punto 4). Il punto 5 guarda ai media del servizio pubblico del futuro, facilitando modalità interattive di controllo e di valutazione e garantendo ai cittadini un uso consapevole e attivo di tutti i media gestiti dal servizio pubblico. Rispondendo così ad un esigenza di trasparenza e di partecipazione fin qui ignorata.

E’ una proposta pronta da sottoporre al futuro Parlamento, ma utile anche per oggi. In primo luogo per stanare i rappresentanti dei partiti (ormai quasi tutti) che dichiarano di volere liberare la Rai dal controllo della politica, ma che rimangono un po’ sul vago su come meglio raggiungere questo obiettivo. Meglio ancora, il punto 3 della nostra proposta — dico nostra, perché sono stata coinvolta dal MoveOn anch’io — sta per essere sperimentata, per così dire, con l’annunciata auto candidatura di Michele Santoro a direttore generale della Rai, con Carlo Freccero candidato presidente. La sfida alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai avverrà con la presentazione dei propri curricula, insieme ad un progetto programmatico perla Rai.Comedice Santoro: “Lo dovrebbero fare tutti, le nomine dovrebbero essere volontarie e trasparenti.”

Trasparenza e partecipazione sono due esigenze che il governo e i partiti che si dichiarano progressisti non possono più ignorare. Lo ricorda Nicola D’Angelo, consigliere uscente delll’AGCOM, in un post sul suo blog dopo avere partecipato alla discussione sulla riforma della Rai promossa da MoveOn il 23 marzo: “Questa iniziativa da il segno di come sia ormai inconcepibile che alcune scelte di fondo della nostra democrazia, come quelle in materia di informazione, possano continuare ad essere assunte senza considerare ciò che pensano i cittadini. Oggi esistono gli strumenti tecnologici per rendere effettivo un esercizio più orizzontale del potere, soprattutto quando si esercita su beni comuni. Di questo la politica e le istituzioni devono prendere atto, pena uno scollamento sempre più forte tra chi decide e il mondo che gli sta intorno.”

La spinta del MoveOn è solo iniziata.

Tana de Zulueta

10 aprile 2012


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Video youtube dove nella trasmissione di Sabina Guzzanti si parla della nostra riforma
Marco Travaglio, Sabina Guzzanti e Ugo Mattei
"La Rai ai cittadini a "Un, due, tre stella" di Sabina Guzzanti"

http://www.youtube.com/
watch?v=4U7Jzlg2oXw


(sotto ci sono tutte le interviste di MoveOn Italia)

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LE INTERVISTE DI MOVEON ITALIA - Muoviti Italia - "La RAI ai cittadini"

Carissima/o,
cresce l'archivio delle testimonianze per il rilancio del bene comune rappresentato dal servizio pubblico televisivo italiano, insieme al nostro entusiasmo per l'affermazione della proposta di riforma "La RAI ai cittadini"


Intervista a Carlo Tecce de Il Fatto Quotidiano
http://www.youtube.com/
watch?v=oa9HOXLZjVA

Intervista a Giovanni Valentini de La Repubblica
http://www.youtube.com/
watch?v=dcnJbvANf-s

Intervista a Lorella Zanardo
http://www.youtube.com/
watch?v=j5FtRq9uYlg

Intervista a Vincenzo Vita (Senatore Pd)
http://www.youtube.com/
watch?v=3MC-LftrDkw

MoveOn consegna lettera a Monti del 18 aprile - Editto Bulgaro
http://www.youtube.com/
watch?v=aW9WBXWByVI

Intervista a Giovanni Anversa (RAI)
http://www.youtube.com/
watch?v=NXPcfiiQyqw

Intervista a Maurizio Sciarra (100 Autori)
http://www.youtube.com/
watch?v=dWIFiITZ6Y0

MoveOn Italia - Lavori in corso La Rai ai Cittadini
http://www.youtube.com/
watch?v=LQo_6_-m6nE

Intervista a Francesca Fornario per La RAI ai cittadini
http://www.youtube.com/
watch?v=wywZCvuVuvg

Appello di Moni Ovadia per La RAI ai cittadini
http://www.youtube.com/
watch?v=wls9iDtU8UQ

Roberto Natale (Presidente FNSI)
http://www.youtube.com/
watch?v=TkekfYeASVY

Intervista a Loris Mazzetti
http://www.youtube.com/
watch?v=R7Aj6HRXb2c

Intervista a Nichi Vendola
http://www.youtube.com/
watch?v=9RWwF-eDnCo

Intervista a Tana de Zulueta
http://www.youtube.com/
watch?v=Ohtaxhqh8cE

nella ricorrenza del cosiddetto Editto Bulgaro
(http://www.youtube.com/
watch?v=D5w6_qo46Gw)

Intervista a Matteo Orfini (Responsabile Informazione e Cultura Pd)
http://www.youtube.com/
watch?v=W3VqMZXYedY

Carlo Verna (Usigrai)
http://www.youtube.com/
watch?v=ChRlosmGXvc

Adesione di Ugo Mattei
http://www.youtube.com/
watch?v=oEAMdBfYedk

Intervista a Giulia Innocenzi
http://www.youtube.com/
watch?v=JAcmOC9yR5Y

Giulietto Chiesa
http://www.youtube.com/
watch?v=O2G6K3v752A

Intervista a Massimo Marnetto (Libertà e Giustizia)
http://www.youtube.com/
watch?v=cWUqMb6znbY

Intervista a Linda Brunetta (ANART) e Giovanna Koch (SCAT)
http://www.youtube.com/
watch?v=NDQHRAFfO6k

Convegno IdV del 27 marzo
http://www.youtube.com/
watch?v=ZVu6q4SOQls

Intervista a Wolfgang Achtner
http://www.youtube.com/
watch?v=Sac5S1qCSAo

MoveOn Italia del 23 marzo - Presentazione Riforma
http://www.youtube.com/
watch?v=G1GEmlmfk4I

Intervista a Fabio Granata (Deputato Fli)
http://www.youtube.com/
watch?v=cDsPj91qoEs

Intervista a Roberto Zaccaria
http://www.youtube.com/
watch?v=z-E1zC030-s

Intervista a Corradino Mineo di RAI News 24
http://www.youtube.com/
watch?v=3JTj_bYPO_A

Intervista a Giuseppe Giulietti (Articolo 21)
http://www.youtube.com/
watch?v=324Ej7b0zPM

Intervista a Nicola D'Angelo (AGCOM)
http://www.youtube.com/
watch?v=z-gXLRsUcIc

MoveOn Italia - Discorso agli italiani (Charlie Chaplin)
http://www.youtube.com/
watch?v=Wwhhy17jGFk
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martedì 10 maggio 2011

Sputi e mobbing contro il direttore del Tg3

“Sputi e mobbing al Tg3″

 

ecco il dossier 

 

che infanga la Berlinguer

 

Testo integrale



Nei giorni scorsi il direttore del Tg3, Bianca Berlinguer, ha denunciato di essere stato oggetto di attacchi  e accuse contenuti dentro un documento “anonimo” inviato all’esecutivo Usigrai e al sindacato dei giornalisti. “Vengo a sapere – denuncia la Berlinguer-  che un documento anonimo raccattato da un giornalista del Tg1, viene inviato a un indirizzario di dirigenti, delegati sindacali della Rai e operatori dell’informazione. Il testo si qualifica da solo, tanto e’ zeppo di accuse maleodoranti nei miei confronti costruite su informazioni totalmente false, scambi di persona e attacchi infamanti a me e alla mia direzione. Ho informato il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, e ho dato mandato al mio avvocato di tutelare la mia immagine in ogni sede giudiziaria opportuna”. La Berlinguer ha inoltre annunciato di esser pronta alla querela contro colui che ha diffuso il dossier, Stefano Campagna del Tg1.
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Prima ancora della notizia, è arrivata la replica. Da ieri tutti abbiamo letto sui giornali e sui blog dell'indignata quanto altezzosa risposta della direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer a quelle che definiva "maleodoranti accuse anonime" nei suoi confronti, seguita a ruota da dichiarazioni di sostegno incodizionato dell'establishment sindacale di categoria, dal segretario Fnsi a qello dell'Usigrai.

Ma cos'era successo di così grave? Tutto nasce da un documento interno circolato nell'esecutivo Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai), scritto da Stefano Campagna, giornalista e conduttore del Tg1. Campagna chiedeva di far luce su una serie di episodi legati alla gestione della direzione della Berlinguer e di tutelare i colleghi del Tg3 intimoriti a tal punto di voler restare anonimi nelle loro denunce (ed evidentemente poco tutelati dal comitato di redazione della testata).

Facendo riferimento al "Libro Bianco" divulgato in una pomposa conferenza stampa all'Fnsi dall'ex cdr del Tg1, nel quale venivano elencate omissioni di notizie e accuse nei confronti del direttore Augusto Minzolini, Campagna provocatoriamente presentava il suo "Libro Bianca". Ma, mentre il "Libro Bianco" contro Minzolini è stato subito divulgato a tappeto (in rete e non), del "Libro Bianca" ancora sembra non esserci traccia.

Abbiamo quindi contattato Stefano Campagna per chiedergli di illustrarci nel dettaglio il suo scritto. Il giornalista ha cortesemente declinato qualsiasi commento. Perché, ha detto, si tratta di un documento sindacale interno. "Del resto sono nell'esecutivo Usigrai e rappresento tutte le testate", ha aggiunto, confermando che, da tempo, riceve segnalazioni dai colleghi del Tg3 che denunciano fatti gravissimi ma, terrorizzati, supplicano l'anonimato. "Cosa deve fare un sindacalista? Tacere, assecondare i silenzi di Fnsi e Usigrai? Da qui la mia richiesta di effetturare una verifica".

Ce ne scusiamo con Campagna, ma l'occasione era troppo ghiotta. Siamo comunque riusciti ad entrare in possesso del documento e abbiamo deciso di pubblicarlo integralmente. Ai lettori il compito di decidere se si tratta di "maleodoranti accuse anonime" o di qualcosa di molto più serio. Buona lettura.
di Augusto Stagno


“Nota Politica” ha reso pubblico oggi il documento integrale, eccolo:
All’ ESECUTIVO USIGRAI
E A COLLEGHI DEL SINDACATO
Mi giungono notizie da diversi colleghi che, supplicando l’anonimato, pongono alla mia personale attenzione problemi che devono diventare oggetto di attenzione sindacale. L’Usigrai non può occuparsi soltanto del tg1, girando la testa dall’altra parte quando i problemi riguardano situazioni “politicamente imbarazzanti”.
CON LA PRESENTE CHIEDO FORMALMENTE ALL’INTERO ESECUTIVO DI VERIFICARE QUANTO SCRITTO DI SEGUITO E DI FARE UNA SERIA RIFLESSIONI SULLA PERICOLOSITA’ (ANCHE UMANA) DI CERTI SILENZI.
Per par condicio, dopo il libro bianco sul direttore del TG1, Minzolini, qualche nota (da sviluppare) sul TG3.
Libro”BIANCA” tg3: LA ZARINA FA, MA NON SI DICE
E’ vero quanto si legge nelle notizie che mi giungono dalla terza testata RAI?
1) La “Direttorissima” Bianca Berlinguer fa quello che non fa nessun altro direttore in RAI: conduce in prima persona sia il tg delle 19 che Linea Notte.
2) In occasione della manifestazione delle donne di piazza del Popolo a Roma ha fatto un editoriale d’appoggio alla manifestazione antiberlusconiana, dopo due collegamenti (Roma e Milano) e altrettanti servizi di commento. Abbiamo assistito a lunghe edizioni dedicate quasi ed esclusivamente al caso Ruby, seguendo schemi di gossip sgradevoli e poco consoni ad una TV pubblica. Tra le gravi omissione di notizie, si possono ricordare il “silenzio” strategico del tg3 sull’ iscrizione nel registro degli indagati dei Presidenti dell’ABI e del Monte dei Paschi di Siena. Oscurati l’arresto di un Consigliere Regionale Siciliano del Pd e la condanna a 4 anni di un consigliere (sempre PD) campano per violenza sulla compagna e sulle figlie minorenni.
3) Promossi al grado di Caporedattore due dei tre membri del CdR passato che l’aveva “accompagnata” alla direzione. L’iter delle promozioni sarebbe iniziato quando il CdR era ancora in carica.
Bergamini sarebbe diventato caporedattore ( de facto – da Roma) a Milano, a scapito del vice caporedattore milanese, Manuela Falcone. Altra promozione quella di Vanna Tanini, caporedattore al Coordinamento a scapito di Laura Terzani, che abbandonerà il TG3.
4) Il clima instaurato al TG3 (urla e – mi si dice – anche qualche sputo) ha fatto scappare diversi e spinto alcuni ad anticipare la pensione (Cortese, caporedattore alla redazione Esteri e Toppetta, che era stato emarginato all’interno della redazione di Montecitorio..) . In fuga al TG2 Nadia Zicoschi, poi Rita Mattei, quindi Laura Terzani a Rainews. Allo Sport si sono rifugiati il caporedattore della redazione Economica, Mazzà e la sua vice, Quatrini. In fuga al tg1 Monica Carovani. Chi è rimasto ha fatto anticamera da Orfeo. Una folla, che ha innervosito la “Direttorissima”, che si è lamentata con quello che è ormai l’ex direttore del TG2 (reo di aver accolto un paio di fuggitivi) che ha dovuto rispondere picche a chi continuava a bussare alla sua porta.
5) finirebbe nel libro nero chi non manifesta e rinnova quotidianamente fedeltà indiscussa e ammirazione. Chi non fa pubblica lode della Direttorissima.
6) La Direttorissima in sostituzione di Mazzà aveva scelto Fulgenzi del TG2 chiedendo e ottenendo la promozione. Fulgenzi però è immediatamente caduto in disgrazia ma ora è difficilmente rimuovibile dalla Berlinguer che lo aveva voluto.
7) Scelto e subito rimosso anche il caporedattore della cronaca Guido Torlai, preso da Rainews (era ufficialmente in distacco- un vero papocchio) e sostituito con Maddalena Bolognini, amica della direttora. In poco la Bolognini fa il doppio salto Caposervizio a Caporedattore (ma l’Usigrai e l’ex CdR del tg1 attaccarono solo il presunto doppio salto di Monfredi).
Di fatto, la Direttorissima ha avocato a se tutte le funzioni dei caporedattori. Quindi, dirige, dirige le redazioni, conduce tg e Linea Notte.
9) La Stanchezza – a quanto mi si dice – fa pero’ brutti scherzi:
Alcuni dei tanti incidenti riportati. Una sera alla messa in onda la Berlinguer trova un regista che non conosce. “Chi sei tu?”. La regista si qualifica, ma viene cacciata anche se l’interessata ricorda gli anni di servizio. La “direttora” urla, impreca e non sente ragione. Ottiene la sostituzione, ma si becca un documento con tante firme di tutti i tecnici stanchi di essere trattati a pesci in faccia (ma l’USIGRAI legge solo la bacheca del tg1). Qualcuno per protesta ritira la firma dal lavoro quotidiano.
10) Recentemente – a quanto mi e’ stato riferito -solo l’intervento della Signora che guida le segreteria del Direttore ha evitato che la Berlinguer fosse aggredita per la reazione di una impiegata pesantemente insultata solo perché non aveva capito cosa volesse dire “Fammi mettere la continua di Repubblica”.
L’impiegata insultata è stata pure spostata dalla segreteria del Direttore alla redazione Cultura.
Quotidianamente – si racconta – sfuriate contro tutto e tutti. Uno dei bersagli preferiti, il vice direttore anziano Giubilo, che in passato è stato anche direttore del tg1 e dello sport.
11) Numerosi i casi di demansionamento e di completa e lunga esclusione dal ciclo quotidiano di lavoro. Casi che sono a conoscenza sia del CdR che dai vertici Usigrai. Alla redazione Esteri, all’Economico, alla Cronaca, alla Cultura..
Redattori sollevati dal posto e spostati senza alcun confronto, senza comunicazione al CdR e solo con ordine di servizio in bacheca.
Esclusioni dalle conduzioni e nuove conduzioni senza alcuna comunicazione e alcun confronto. Caso piu’ eclatante alle 14.
12) La redazione di Montecitorio, da tempo e con diversi direttori ben guidata dall’attuale presidente dei cronisti Parlamentari, Pierluca Terzulli, “commissariata”. Tutto, anche le virgole delle domande e dei servizi è imposto dalla Direttorissima.
13) La Direttorissima vorrebbe solo conduttori che eseguano quanto lei dice. Il piglio da imporre nelle interviste lo impone lei. Anche con il rischio di provocare qualche incidente come nel caso di una intervista in diretta al segretario del PD Bresani che tutti abbiamo visto.
La conduttrice rivolgendosi al leader PD finisce la domanda con l’invito perentorio a rispondere con un o con un . Bersani, con imbarazzo risponde argomentando ma finita la diretta, fuori onda, rivolgendosi alla conduttrice sbotta: “Risponda con un SI o con un NO lo dici a tua sorella!!!!! I tecnici di studio sentono tutto.
14) Il tg3 firmato Berlinguer ha provocato un duro documento dell’assemblea dei CdR della testata giornalistica Regionale. Le sedi sono disprezzate dal vertice del TG3 e a loro viene chiesto solo materiale girato grezzo e interviste per servizi realizzati da altri a distanza e a tavolino.
15) Proteste anche dei corrispondenti all’estero. Singolarmente e tramite il loro fiduciario. Ridimensionata la presenza nel terzo tg anche dei colleghi che, provenienti dal tg3, operano nelle nostre sedi di corrispondenza. Cio’ accade anche su eventi di stretta attualità. Le proteste piu’ forti – a quanto apprendo – dal corrispondente dal Cairo.
Pur essendo contrario al dossieraggio stile ex CdR del tg1, giocando in difesa e di fronte a tanta “sfrontata” indifferenza del sindacato, mi trovo costretto a divulgare, ad uso interno, le segnalazioni dei colleghi per difendere giornalisti indifesi (il gioco di parole rende l’idea) e, quindi, per dovere sindacale, chiedo un intervento serio dell’esecutivo.
Cari saluti
Componente l’Esecutivo USIGRAI (L’Alternativa)
Stefano Campagna

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