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lunedì 7 marzo 2016

Reggia di Caserta migliore col nuovo Direttore




"La mancata verifica delle fonti ha costruito, proprio in questi giorni, un finto caso attorno alla figura del direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori. Cosa è successo? Alcuni sindacati (UILPA, UGL-Intesa, USB e RSU) hanno inviato una lettera al Ministero dei Beni Culturali per portare a conoscenza gli organi centrali di alcune situazioni venutesi a creare con l’insediamento del nuovo direttore. Riassumendo brevemente, i sindacati hanno rilevato, molto semplicemente, che alla Reggia di Caserta si insisterebbe “nel procedere nel mancato rispetto del Decreto della Direzione Generale Musei, che detta le linee guida per la determinazione delle aree funzionali da istituire e dei relativi uffici amministrativi”, che l’area accoglienza e vigilanza non sarebbe organizzata in modo adeguato, che mancherebbe una definizione degli orari dei singoli uffici, e che il direttore si tratterrebbe nel suo ufficio fino a tarda ora senza comunicarlo al personale, che sarebbe pertanto impossibilitato a predisporre un idoneo servizio di tutela onde consentire al direttore di poter lavorare, anche fino a tarda ora, in tutta sicurezza.
Due righe contenute nel comunicato sono state sufficienti a dare il via libera alle strumentalizzazioni. Ecco quindi che una semplice frase, ovvero “il direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza”, si è trasformata, tramite un articolo apparso sul Mattino di Napoli, firmato dal giornalista Antonello Velardi (pubblicato lo scorso 3 marzo e al quale sembrerebbe rimontare tutto il caso), in un titolo dal significato del tutto opposto: “Il direttore lavora troppo, mette a rischio la Reggia di Caserta”. 
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Il documento include, peraltro, note su due situazioni che sarebbero state molto più meritevoli d’attenzione: i sindacati firmatari della lettera rilevano infatti che Felicori sarebbe propenso “a bandire un interpello per far transitare” il personale di vigilanza “verso gli uffici, adibendolo a mansioni amministrative”, e che nella Reggia di Caserta sarebbero stati concessi alcuni ambienti “a titolo gratuito distraendo il personale dal servizio istituzionale per utilizzarlo al servizio di terzi, con la conseguente riduzione degli spazi di fruizione riducendo la tutela e sicurezza del museo stesso”. Quest’ultima “accusa”, se fondata, sarebbe decisamente grave: eppure, invece di chiedere chiarimenti in merito a queste situazioni, ci si è concentrati su una singola frase,
 manipolandola per fini strumentali.

Certo: occorre sottolineare che la mossa dei sindacati non è stata particolarmente azzeccata. Sarebbe stato molto meglio se i lavoratori della Reggia avessero tentato di risolvere internamente le vicissitudini col direttore. Se quest’ultimo si dichiara esterrefatto dalla lettera, le ipotesi non possono che essere due: o Felicori è davvero stupito e i sindacati hanno dunque mosso pochi passi per confrontarsi direttamente con lui (probabile), oppure la sua meraviglia è finta. Tuttavia, sono molto più vergognose le strumentalizzazioni di politica e media poiché, oltretutto, prendono di mira uno dei loro bersagli preferiti (anche perché facile preda di certa opinione pubblica dal pensiero preconfezionato): lavoratori pubblici, e per di più meridionali. Ma, si sa, è molto più facile creare finti casi attorno a due righe che discutere seriamente e senza pregiudizi attorno a una lettera di due pagine. Soprattutto se i finti casi vengono costruiti per mettere 
sotto una cattiva luce i lavoratori pubblici.



In effetti il neodirettore bolognese ha un modus operandi che si distanzia parecchio da quello dei suoi predecessori. A partire dalla decisione di trasferirsi a Caserta in modo da non dover fare il pendolare e poter arrivare facilmente in ufficio alle 7.30 e restare fino alle 20.00/21.00. Felicori, inoltre, ha l’abitudine di passeggiare per i corridoi e le sale della Reggia verso le 17 e le 18.30, cioè dopo l’orario di chiusura, ammirando ma anche controllando la struttura e i suoi dipendenti. Durante il weekend poi, il direttore non torna a Bologna ma è la moglie a raggiungerlo e insieme approfittano del tempo libero per visitare Caserta e provincia. Le gite fuori porta sono anche documentate sul profilo Facebook del manager, accompagnate da suggerimenti per migliorarne l’attrattività turistica.

Il comportamento “che mette a rischio l’intera struttura” intanto, nel solo mese di febbraio 2016 ha fatto registrare numeri record per visitatori e incassi con un aumento del 70% rispetto allo stesso mese un anno fa. I dati sono riportati dallo stesso direttore che su Facebook scrive: “Più che raddoppiati gli incassi per la vendita dei biglietti, passati da 70mila a oltre 155mila euro, con 15.004 visitatori paganti a febbraio 2016 rispetto ai 6.106 dello stesso mese dell’anno precedente”. Stesso risultato anche per gli abbonamenti annuali, passati da quasi 3.000 a più di 8.000.

Resta adesso da vedere come reagirà il ministero alla denuncia dei sindacati e come Felicori spiegherà il suo comportamento “pericoloso”. Intanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, su Facebook ha scritto: “L’accusa sembra ridicola, in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita! La Reggia di Caserta è un luogo meraviglioso, ad appena un’ora di treno da Roma Termini. Il direttore Felicori ha un mandato chiaro: Rilanciarla. E noi siamo con lui”. 

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venerdì 5 aprile 2013

ECOLOGIA: La comunità Masai e' in pericolo sfratto

La comunità Masai e' in pericolo sfratto




 Tra poche ore il Presidente della Tanzania Kikwete potrebbe iniziare a sgomberare decine di migliaia di noi Masai dalle nostre terre 
 per permettere la caccia a leopardi e leoni. 
L'ultima volta Avaaz ha contribuito ad attirare l'attenzione globale e il Presidente ha dovuto abbandonare il piano. Una pressione da tutto il mondo può permetterci di fermarlo di nuovo. 
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 Siamo gli anziani dei Masai della Tanzania, una delle più antiche tribù dell'Africa. Il governo ha appena annunciato di voler cacciare migliaia delle nostre famiglie dalle nostre terre per permettere a ricchi turisti di usarle per la caccia a leoni e leopardi. Gli sgomberi inizieranno immediatamente.
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venerdì 9 marzo 2012

indigeni della foresta amazzonica



I turisti contaminano 

gli indigeni della

 foresta amazzonica

 
I CONTATTI CON GLI ALTRI UMANI
mettono a rischio la salute degli abitanti della foresta. Sono indifesi di fronte a batteri e agenti contaminanti. Non vogliono vedere e incontrare nessuno. Lo fanno capire in tutte le maniere. Lasciando chiari segni di “divieto” nella foresta, lanciando qualche freccia senza punta, a titolo dimostrativo, agli aggressori di turno, cercando di mostrarsi il meno possibile.
Sono tuttora un numero rilevante le tribù “incontattate” che, in varie porzioni del globo e in primis nella foresta amazzonica, vogliono mantenere integra la loro autonomia e libertà, mistero che li riguarda compreso. In Perù, in particolare, vivrebbero tra i 4 e i 5 mila indigeni, divisi in una quindicina di tribù.
Hanno sperimentato sulla propria pelle che nella maggior parte dei casi i contatti con il mondo “normale” portano loro solo danni. Perché tagliatori di legname gli sottraggono giorno dopo giorno una parte rilevante del loro habitat, perché un attacco ancora più potente alla loro civiltà arriva dalle multinazionali a caccia di risorse da sfruttare.

E ANCHE SE IL DIRITTO INTERNAZIONALE RICONOSCE

in linea di principio le loro prerogative e i loro diritti, i governi locali quasi sempre cedono alla tentazione di fare profitti cedendo i lotti di terreno (il 70% della foresta amazzonica peruviana è già stata data in concessione) in cui vivono alle compagnie che vogliono sfruttarli. Altro punto cruciale le malattie.
Gli incontattati sono indifesi rispetto ai nostri batteri e ai nostri virus, ma anche alle sostanze contaminanti più tipiche e banali delle realtà ricche. Basta una congiuntivite delle nostre per accecarli, un’influenza per ucciderli.
In seno alla comunità internazionale, per fortuna, ora si sono sempre di più organizzate istituzioni e forze che s’impegnano nella loro difesa. Che proteggono il loro diritto all’invisibilità e all’isolamento e sollecitano il governo peruviano a proteggere gli indios. Survival International segnala il caso di una tribù recentemente avvistata all’interno del territorio protetto del Parco nazionale del Manu, in un’area identificata con il nome di Yanayacu.
Il pericolo arriva dai turisti che, curiosi, per attrarre gli indiani fuori dalla foresta lasciano ogni tipo di esca, vestiti compresi. Ebbene, gli indiani incontattati non hanno difese immunitarie in grado di proteggerli da malattie molto comuni. A seguito del primo contatto, solitamente oltre il 50% della tribù muore. In alcuni casi, muoiono tutti i suoi componenti. Riprova della loro fragilità, ma anche di quanto sono contaminati gli umani “evoluti”.

Edoardo Capuano


Un antropologo ha proposto un gioco per i bambini in una tribù africana. 

Ha messo un cesto pieno di frutta vicino a un albero, dicendo ai ragazzi 
"chi arriva prima può mangiare tutti i dolci frutti". 
I ragazzi corrono, si siedono tutti insieme e iniziano a gustare le prelibatezze. 
Lo studioso chiede il perché di questo comportamento. 

Loro rispondono UBUNTU: 
come può uno di noi essere felice se tutti gli altri sono tristi?'' 

'UBUNTU' nella cultura xhosa significa:

 "Io sono perché noi siamo"



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