
Il
7 settembre a Roma il blitz delle associazioni dei disabili: «Nei
prossimi tre anni il governo ridurrà le prestazioni di oltre il 35 per
cento. Senza contare la riduzione dei fondi destinati agli enti locali.
Il problema è di uguaglianza e di libertà. Le persone con disabilità
sono cittadini come tutti gli altri. Possono rappresentare una risorsa
se messe in condizione di potersi formare e lavorare. Per farlo però
hanno bisogno di un aiuto che la società in cui viviamo dovrebbe
garantirgli se si basasse realmente su un principio di solidarietà». A
parlare è Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita
indipendente onlus di Roma che ieri mattina, insieme a un nutrito gruppo
di persone con disabilità, ha partecipato al blitz a sorpresa
organizzato dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap
(Fish) a Piazza del Popolo a Roma per protestare contro i tagli
all’assistenza previsti dalla manovra. Sfidando le molte barriere
architettoniche di cui la Capitale è piena, i manifestanti, sulle loro
carrozzine, hanno srotolato dalla terrazza del Pincio un’enorme
striscione con su scritto “Stop al massacro dei disabili”.
I tagli
in cantiere – 4 miliardi di euro nel 2012, 16 nel 2013, 20 nel 2014 –
per un totale di 40 miliardi di euro, non possono che mettere in seria
difficoltà oltre 10 milioni di famiglie a cui già spetta poco. «Il
governo vuole fare cassa sulla pelle dei disabili» dice Pietro Barbieri,
presidente della Fish. «Ai tagli previsti dalla manovra all’assistenza
si sommano quelli agli enti locali che ridurranno drasticamente i
servizi sociali. Di questo passo tutta l’assistenza dei disabili ricadrà
sulle famiglie e, se queste non saranno in grado di sostenerla,
ritorneremo inevitabilmente agli anni Cinquanta e agli istituti». Per
Silvia Cutrera l’attacco non è solo economico ma culturale. «Per
manifestare al Pincio non avevamo alcuna autorizzazione – racconta -.
Quando abbiamo visto arrivare le forze dell’ordine abbiamo pensato che
sarebbe sorta una qualche questione, invece siamo stati ignorati.
Nessuno ci ha detto niente. Neanche le forze di polizia ci riconoscono
come interlocutori».
Tra invalidità civili, pensioni di
reversibilità e agevolazioni fiscali il governo spende ogni anno circa
55 miliardi di euro. «Chi intende comprimere ancora l’assistenza
sociale, piegandola alle esigenze di cassa, sarà responsabile
dell’impoverimento, dell’esclusione, del confinamento e della
segregazione di centinaia di migliaia di persone» dice Pietro Barbieri.
«In queste ore si gettano le basi per il definitivo smantellamento di
quel po’ di sistema dei servizi che ancora esiste in Italia e per la
negazione dei diritti costituzionali».
La mattina dell’ 8
settembre in un flash mob organizzato da persone in sedia a rotelle ed
esponenti politi romani, dalla terrazza del Pincio, è stato calato uno
striscione di protesta per sensibilizzare i cittadini e gli autori della
stessa manovra su una riforma che, come scritto sullo striscione
esposto, porterebbe con sé 40 miliardi di tagli al massacro delle
persone con disabilità. Al flash mob hanno partecipato anche esponenti
del centrosinistra romano il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi,
il capogruppo regionale di Sel Luigi Nieri e il consigliere provinciale
Sel Gianluca Peciola.
Il flash mob dell’8 però, non è
un’iniziativa isolata: il Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili
Gravi e Gravissimi, ha organizzato, per sabato 10 e domenica 11,
manifestazioni che si svincoleranno per la capitale, da Piazza della
Repubblica a Piazza San Giovanni.
Tutto questo fa ancora più
rabbia se si considera quanto costa ai contribuenti l’assistenza
sanitaria integrativa dei deputati italiani. Si tratta di costi per cure
che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui
prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza
privata finanziata da Montecitorio.
Va detto ancora che la Camera
assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma
anche a 1’109 loro familiari compresi (per volontà dell’ex presidente
della Camera PierFerdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene,
nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10
milioni e 117mila euro. 3 milioni e 92mila euro per spese
odontoiatriche. Oltre 3 milioni per ricoveri e interventi (eseguiti in
cliniche private). Quasi 1 milione di euro (976mila euro, per la
precisione) per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. 488mila
euro per occhiali. 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai
problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari. Per
curare i problemi delle vene varicose (voce “sclerosante”) 28mila e 138
euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro.
I deputati si sono
anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e
dunque hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del
Parlamento per 153mila euro di ticket.
Riassumendo: oltre 10
milioni di euro ( in un anno) per preservare 630 fannulloni dallo
stipendio di 20000 euro al mese e relative famiglie sono accettabili, 40
miliardi di assistenza (in 3 anni) a favore di 10 milioni di famiglie
allo stremo invece sono troppi. Non fa una piega.
http://vergognarsi.it
di
Leonardo Iacobucci
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