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giovedì 22 novembre 2018

Manovra, 18 Paesi dell’Eurozona contro l’Italia

Manovra, 18 Paesi dell’Eurozona contro l’Italia

Nessuno sembra aver voglia di salvare il nostro Paese
 da una procedura di infrazione, 
come invece accadde nel 2003 a Francia e Germania.

Per le prima volta nella storia tutti i Paesi facenti parte della Zona Euro si dichiarano contrari all’unanimità al contenuto della manovra economica proposta da uno degli (attuali) 19 membri. Si tratta proprio del caso dell’Italia e della Manovra presentata dal governo Conte. Gli azionisti di maggioranza dell’esecutivo, M5S e Lega, si sono detti più volte fermamente contrari a modificare i numeri della legge di bilancio, in modo tale da venire incontro alle richieste della Commissione Ue di non sforare le regole sul deficit contenute nel Trattato di Maastricht. Un muro contro muro tra Salvini e Di Maio da una parte, e Juncker e Moscovici dall’altra, che non sembrava chiamare direttamente in causa gli altri governi europei.

E, invece, nel prossimo Consiglio dei ministri finanziari dei Paesi dell’eurozona, fissato per oggi, verrà chiesto nuovamente all’unanimità all’Italia di rivedere la nostra proposta di bilancio, con la consapevolezza che da Roma giungerà un no quasi scontato. E allora, pensano gli analisti, l’apertura di una procedura di infrazione potrebbe divenire una realtà.

L’Eurozona compatta contro la legge di bilancio del governo Conte
Dunque, la manovra economica del governo gialloverde italiano al momento non ha trovato il sostegno di nessuno degli altri 18 Paesi che attualmente compongono l’Eurozona. E, secondo le ultime indiscrezioni, riportate tra gli altri dal Sole 24 Ore, nel Consiglio dei ministri finanziari di oggi, i nostri ‘condivisori di moneta’ si preparano a reiterare la richiesta all’esecutivo formato da M5S e Lega di modificare la legge di bilancio, con la motivazione che, scrive Sergio Fabbrini sul Sole, quella “deviazione” dai vincoli di bilancio Ue sarebbe “ingiustificabile” e “pericolosa”.

La loro consapevolezza, pensano gli analisti, supportati anche dalle reiterate dichiarazioni dei leader pentastellato e leghista, è che il governo italiano risponderà con un secco no e non cambierà di una virgola il contenuto della manovra. A quel punto l’Italia verrebbe sempre più marginalizzata, ma senza compromettere il futuro dell’Eurozona.

I 19 Paesi della Zona Euro e il precedente del 2003
Insomma, contro il governo ‘sovranista’ italiano si sono schierati anche quei Paesi ritenuti ideologicamente ‘amici’ come l’Austria di Sebastian Kurtz, l’Olanda di Mark Rutte o la Finlandia di Juha Petri Sipila. Ma anche tutti gli altri, con Francia e Germania in testa. Stiamo parlando di Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Grecia, Slovenia, Cipro, Malta, Slovacchia, oltre che Estonia, Lettonia e Lituania. E pensare che già altre volte in passato si sono verificati episodi di scontro economico tra un membro dell’Eurozona e le istituzioni di Bruxelles. Nel 2003, ad esempio, proprio i due ‘giganti’, Francia e Germania, presentarono delle leggi di bilancio che sforavano i vincoli sul deficit stabiliti a Maastricht.

Ma, in quel caso, fu proprio l’appoggio ottenuto da un buon numero di partner nell’Euro a salvare francesi e tedeschi dalla procedura di infrazione allora raccomandata dalla Commissione Ue. Nel caso italiano del 2018, invece, non c’è nessuno disposto a salvarci.

LEGGI ANCHE

La nostra analisi di oggi - scrive la Commissione Ue nel suo rapporto sul debito italiano 
- suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l'apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata...


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mercoledì 21 novembre 2018

Europa boccia la manovra italiana

L'Europa boccia la manovra italiana, verso la procedura d'infrazione per deficit eccessivo.

verso la procedura d'infrazione

L'Europa boccia la manovra italiana, verso la procedura d'infrazione per deficit eccessivo. 
"La nostra analisi di oggi - scrive la Commissione Ue nel suo rapporto sul debito italiano 
- suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l'apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata".

La manovra italiana, si legge ancora, vede un "non rispetto particolarmente grave" delle regole di bilancio, in particolare della raccomandazione dell'Ecofin dello scorso 13 luglio. E' con "rammarico" quindi che Bruxelles "conferma" la sua precedente valutazione della bozza del bilancio dell'Italia.

Moscovici: "Dubbi sulla crescita"
"Ci sono dubbi e domande sulla crescita" prevista dalla manovra italiana e, nonostante i chiarimenti chiesti, questi "persistono, non abbiamo risposte a queste domande, da dove venga questa crescita né chi pagherà il conto", a parte aumentare i "rischi per i cittadini, le banche e le imprese italiane" con un aumento di deficit e debito. Il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici ha giustificato così la bocciatura della manovra.

"La nostra porta rimane aperta al dialogo con l'Italia - ha scritto in un tweet Moscovici -. Mentre ci avviciniamo all'apertura di una procedura per deficit eccessivo, è ancora più essenziale che le autorità italiane si impegnino in modo costruttivo con la Commissione europea".

Fonti del governo: "Nessuna marcia indietro"
Il governo italiana non ha però intenzione di fare marcia indietro. Fonti del Movimento 5 Stelle a Palazzo Chigi hanno rivelato all'Ansa che non ci sarà nessuna modifica alla manovra ma sarà fornita una dettagliata spiegazione degli obiettivi e dei parametri contenuti nella legge di bilancio.

Conte, si apprende, spiegherà in dettaglio a Juncker la manovra e il suo senso, "al di là dei numerini". Perché, si ribadisce, "i nostri economisti la ritengono adeguata". La spiegazione sarà contenuta in un dossier di "tante pagine e molto tecnico".

"Sabato sera con Juncker confido in un confronto costruttivo - ha detto il premier ai cronisti - rivedremo le rispettive posizioni e valuteremo come andare avanti. L'Ue parla del debito del 2017, quindi quello del precedente governo".

Salvini: "La lettere di Bruxelles? Aspetto quella di Babbo Natale"
"E' arrivata la lettera di Bruxelles? Aspetto anche quella di Babbo Natale". Così il vice premier, Matteo Salvini ha risposto a chi gli annunciava l'arrivo della lettera di Bruxelles per l'apertura della procedura di infrazione. "Discuteremo educatamente come sempre abbiamo sempre fatto - ha aggiunto - Ci confronteremo. Vado avanti. Se qualcuno vuole convincermi che la Fornero sia giusta io non ne sono convinto".

"Io - ha sottolineato il ministro dell'Interno - ormai ho la casella postale quasi piena per colpa di grafomani che passano il tempo a far letterine. Non le facevano quando c'erano manovre economiche che danneggiavano il Paese".

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sabato 10 settembre 2011

Manovra , l’assistenza ai disabili viene dopo la dentiera del parlamentare




Manovra 

l’assistenza ai disabili viene

dopo la dentiera del parlamentare



Il 7 settembre a Roma il blitz delle associazioni dei disabili: «Nei prossimi tre anni il governo ridurrà le prestazioni di oltre il 35 per cento. Senza contare la riduzione dei fondi destinati agli enti locali. Il problema è di uguaglianza e di libertà. Le persone con disabilità sono cittadini come tutti gli altri. Possono rappresentare una risorsa se messe in condizione di potersi formare e lavorare. Per farlo però hanno bisogno di un aiuto che la società in cui viviamo dovrebbe garantirgli se si basasse realmente su un principio di solidarietà». A parlare è Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita indipendente onlus di Roma che ieri mattina, insieme a un nutrito gruppo di persone con disabilità, ha partecipato al blitz a sorpresa organizzato dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) a Piazza del Popolo a Roma per protestare contro i tagli all’assistenza previsti dalla manovra. Sfidando le molte barriere architettoniche di cui la Capitale è piena, i manifestanti, sulle loro carrozzine, hanno srotolato dalla terrazza del Pincio un’enorme striscione con su scritto “Stop al massacro dei disabili”.
I tagli in cantiere – 4 miliardi di euro nel 2012, 16 nel 2013, 20 nel 2014 – per un totale di 40 miliardi di euro, non possono che mettere in seria difficoltà oltre 10 milioni di famiglie a cui già spetta poco. «Il governo vuole fare cassa sulla pelle dei disabili» dice Pietro Barbieri, presidente della Fish. «Ai tagli previsti dalla manovra all’assistenza si sommano quelli agli enti locali che ridurranno drasticamente i servizi sociali. Di questo passo tutta l’assistenza dei disabili ricadrà sulle famiglie e, se queste non saranno in grado di sostenerla, ritorneremo inevitabilmente agli anni Cinquanta e agli istituti». Per Silvia Cutrera l’attacco non è solo economico ma culturale. «Per manifestare al Pincio non avevamo alcuna autorizzazione – racconta -. Quando abbiamo visto arrivare le forze dell’ordine abbiamo pensato che sarebbe sorta una qualche questione, invece siamo stati ignorati. Nessuno ci ha detto niente. Neanche le forze di polizia ci riconoscono come interlocutori».
Tra invalidità civili, pensioni di reversibilità e agevolazioni fiscali il governo spende ogni anno circa 55 miliardi di euro. «Chi intende comprimere ancora l’assistenza sociale, piegandola alle esigenze di cassa, sarà responsabile dell’impoverimento, dell’esclusione, del confinamento e della segregazione di centinaia di migliaia di persone» dice Pietro Barbieri. «In queste ore si gettano le basi per il definitivo smantellamento di quel po’ di sistema dei servizi che ancora esiste in Italia e per la negazione dei diritti costituzionali».
La mattina dell’ 8 settembre in un flash mob organizzato da persone in sedia a rotelle ed esponenti politi romani, dalla terrazza del Pincio, è stato calato uno striscione di protesta per sensibilizzare i cittadini e gli autori della stessa manovra su una riforma che, come scritto sullo striscione esposto, porterebbe con sé  40 miliardi di tagli al massacro delle persone con disabilità. Al flash mob hanno partecipato anche esponenti del centrosinistra romano il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi, il capogruppo regionale di Sel Luigi Nieri e il consigliere provinciale Sel Gianluca Peciola.
Il flash mob dell’8 però, non è un’iniziativa isolata: il Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi, ha organizzato, per sabato 10 e domenica 11, manifestazioni che si svincoleranno per la capitale, da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni.
Tutto questo fa ancora più rabbia se si considera quanto costa ai contribuenti l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati italiani. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio.
Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1’109 loro familiari compresi (per volontà dell’ex presidente della Camera PierFerdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. 3 milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre 3 milioni per ricoveri e interventi (eseguiti in cliniche private). Quasi 1 milione di euro (976mila euro, per la precisione) per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. 488mila euro per occhiali. 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce “sclerosante”) 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro.
I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.
Riassumendo: oltre 10 milioni di euro ( in un anno) per preservare 630 fannulloni dallo stipendio di 20000 euro al mese e relative famiglie sono accettabili, 40 miliardi di assistenza (in 3 anni) a favore di 10 milioni di famiglie allo stremo invece sono troppi. Non fa una piega.


http://vergognarsi.it

di Leonardo Iacobucci

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giovedì 7 luglio 2011

Italia, manovra , iniqua , troppe incognite sul futuro





Italia
manovra iniqua
troppe incognite sul futuro

“Iniqua, sbagliata ed autolesionista”, questo il giudizio del portavoce della campagna Sbilanciamoci, Giulio Marcon sulla manovra presentata nei giorni scorsi dal governo per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. “Questa manovra – spiega Marcon – produrrà ulteriore recessione nell'economia e povertà tra le fasce sociali più esposte del paese”. “La manovra di Tremonti varata nei giorni scorsi dal Governo affossa infatti ancora di più il paese nella depressione economica, deprime le possibilità di ripresa dell’economia, fa pagare alla parte più esposta del paese il peso e le conseguenze di questa crisi. Il pareggio di bilancio del 2014 non ci è stato imposto dall’Unione Europea. E’ una scelta politica di Tremonti che in questo modo rischia di portare il paese ancora di più nella recessione. E’ una manovra tutta concentrata furbescamente nel 2013-2014, quando – speriamo - potrebbe esserci un altro governo a fronteggiare l’emergenza economica” – sottolinea Marcon.
“Dopo mesi di inutile ottimismo e di stupida sottovalutazione della portata della crisi, il governo si trova a dover prendere amaramente atto del fallimento della sua politica economica, della fallacia delle sue previsioni iniziali, della futilità delle speranze dell’ “effetto traino” legato alla possibile ripresa dell’economia mondiale. Dopo tre anni di provvedimenti tappabuchi, di mezzemisure all’insegna del marketing e di fumo negli occhi, la situazione economica del paese è gravissima, ed il peggio deve ancora venire. Avere tenuto sotto (parzialissimo) controllo i conti pubblici, senza rilanciare l’economia e la domanda interna, senza dare adeguata protezione sociale ed ai redditi si è dimostrata una strategia fallimentare ed autolesionista, senza futuro” – continua la nota del portavoce di Sbilanciamoci!.
“La manovra di queste ore ne è la dimostrazione, e ora ne paghiamo il prezzo E ancora una volta a subirne le conseguenze è la parte più debole del paese: pensionati, lavoratori a basso reddito, consumatori, utenti dei servizi pubblici. La reintroduzione dei ticket, l’inserimento dei costi standard nella sanità, la riduzione dei trasferimenti agli enti locali, il blocco degli stipendi nella pubblica amministrazione, l’intervento sulle pensioni stanno lì a dimostrare quanto ancora una volta il prezzo della crisi è pagato dalla fasce sociali più deboli. Tra i più colpiti sono i giovani: e con loro – spiega Marcon - organizzeremo a Lamezia Terme la prossima edizione della controCernobbio, dal 1 al 3 settembre, in cui discuteremo di un piano nazionale del lavoro per i e rilanciare la scuola e l’università pubblica.
Da Sbilanciamoci! prò non vengono solo critiche: come sempre la campagna ha diffuso la sua “contromanovra” (in .pdf) da 51 miliardi di euro in 3 anni a dimostrazione che una manovra equa e attenta alle fasce più povere si può fare. Iniziando a tagliare la spesa pubblica: quella militare, delle grandi opere, per le scuole private, per il business della sanità privata. E con una politica fiscale che colpisca le rendite e non i salari, i grandi patrimoni e non i bassi redditi, i consumi ecologicamente dannosi e non i consumi pubblici ed i servizi sociali. E’ possibile garantirsi in questo modo un flusso costante di risorse da destinare da una parte all’abbattimento del debito e dall’altra a dare protezione sociale a chi è colpito dalla crisi e a rilanciare un’economia diversa fondata su un nuovo modello di sviluppo.
Serve una tassa sui patrimoni milionari (che ci porterebbe oltre 10 miliardi di euro di entrate), bisogna portare la tassazione delle rendite al 23% e bisogna aumentare l’imposizione fiscale sui redditi superiori ai 70mila euro annui dal 43 al 45%. Nel contempo è necessario ridurre del 20% la spesa militare e cancellare il programma di 131 cacciabombardieri F35 (che ci costano più di 16miliardi di euro). Questi sono passi obbligati in tempi di crisi: in Germania e in Gran Bretagna sono state ridotte le spese militari, in Italia, ancora no.
E servono misure per rilanciare l’economia attraverso un programma di “piccole opere” (cancellando Ponte sullo Stretto e Tav), di sostegno alla green economy (energie rinnovabili, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, ecc), di incentivo e difesa dei redditi, unica garanzia perchè possa riattivarsi una domanda interna. In questo senso la lotta al precariato, il sostegno alle pensioni più basse, il recupero del fiscal drag e il reddito di cittadinanza sono misure assolutamente necessarie in questa fase.
“L’Italia con questo governo e con le politiche fatte negli ultimi tre anni rischia di “uscire” dalla crisi ancora peggio da come ci era entrata – conclude Marcon. Altri paesi stanno aggiustando la mira, stanno cambiando in parte le loro politiche, si stanno dando, almeno in parte, una vera politica economica ed industriale. Il governo Tremonti ha assecondato un nefasto mix di corporativismo, assistenzialismo e neoliberismo che sta portando l’economia italiana verso una situazione di neofeudalesimo economico. La distruzione del capitale umano e sociale (l’università, la scuola, la coesione sociale, il welfare) rischia di avere effetti nefasti per il futuro e di produrre un livellamento verso il basso accompagnato però dall’accentuazione della forbice delle diseguaglianze, dalla crescita dei privilegi e del disagio sociale. E’ ora di cambiare rotta, mettere questo governo quanto prima nelle condizioni di non nuocere e ricostruire le ragioni della speranza di un paese diverso: con un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ed i diritti”.
Anche le Acli criticano diversi aspetti della nuova manovra del governo: si tratta di una manovra con “troppe incognite sul futuro: la scelta di rimandare ai prossimi due anni il grosso del risanamento dei conti lascia “erplesse e preoccupate” le Acli.
“Molti annunci e troppi rinvii generano inevitabilmente confusione e inquietudine. Sia per quanto riguarda i tagli che le riforme”. Per il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, “la manovra non sembra dare al Paese le certezze di cui ha bisogno. Ci sono i tagli preoccupanti agli enti locali, che mettono definitivamente a repentaglio i già scarsi servizi sociali, oltre a pregiudicare lo stesso sviluppo del federalismo. Mentre la riduzione dei costi della politica appare poco più di una generica dichiarazione di intenti. Il tema dell’abolizione delle province non è neppure accennato. Ma il Paese ha bisogno di riforme almeno quanto ha bisogno di conti a posto”.
”C’è perplessità – continua Olivero - sulla capacità della manovra di rilanciare lo sviluppo. La liberalizzazione del collocamento è cosa buona. Il forfait fiscale per i giovani imprenditori è un buon segnale. Ma tutto ciò non appare sufficiente a far ripartire l’economia e l’occupazione, a sostenere i redditi delle famiglie”. L’innalzamento dell’età pensionabile delle donne “è fatto senz’altro in maniera graduale, ma mancano norme compensative che vincolino i risparmi ottenuti all’investimento nelle politiche di sostegno all’occupazione femminile”.
Tra gli aspetti positivi, le Acli segnalano l’introduzione del prelievo del 20% sulle rendite da capitale, “una misura di equità fiscale chiesta da molti e da molto tempo”. “Peccato invece l’accantonamento, se dovesse essere confermato, della tassa sulle transazioni finanziarie inizialmente ipotizzata dal Governo". Bene anche il preannuncio della riforma del welfare. “Una riqualificazione e un riordino della spesa sociale sono senz’altro necessari – afferma Olivero – e chiediamo da subito un coinvolgimento dei soggetti che operano quotidianamente in questo settore. Ma alcune cose si possono fare a costo zero, altre no. Il mancato reintegro dei fondi per le politiche sociali rende difficile accostarsi a qualsiasi tavolo in maniera serena. Senza risorse messe in campo, una riforma del welfare appare difficilmente realistici”.
Infine sulla riforma fiscale le Acli sottolineano che “E’ ancora presto per capire se andrà a ridistribuire le risorse o a premiare ancora una volta i redditi più alti. Quello che è certo è che ci era stata promessa in campagna elettorale, e poi ancora ad inizio legislatura, l’introduzione del quoziente familiare. Di quella promessa non c’è traccia alcuna. Manca totalmente qualsiasi riferimento ad un fisco a misura di famiglia. Il presidente del Consiglio dovrebbe spiegare agli italiani perché si è rimangiato la parola data agli elettori”. [GB]


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lunedì 4 luglio 2011

Manovra, spunta norma blocca risarcimento Mondadori , LEGGGE ad personam



Manovra, spunta norma blocca risarcimento Mondadori


La bozza di manovra finanziaria appena sottoposta al vaglio del Quirinale non smette di riservare sorprese. Dopo i vituperati tagli alle pensioni e agli incentivi sulle fonti energetiche rinnovabili, la querelle si concentra su un articolo alquanto sospetto, una norma che si potrebbe definire “ad personam”.


Il decreto riguardante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” contiene, infatti, all’interno dei 39 articoli di cui si compone, una norma che sembra cucita addosso ad una vicenda giudiziaria che non può non turbare il sonno del premier in questi giorni. Il riferimento è al cosiddetto “lodo Mondadori”, la causa civile in corso tra la Cir di Carlo De Benedetti e la Fininvest, il cui primo grado si è concluso con la condanna dell’azienda della famiglia Berlusconi ad un maxirisarcimento pari a 750 milioni di euro a favore di De Benedetti per danno patrimoniale derivante da “perdita di possibilità”.

La sentenza d’appello è attesa per il 9 luglio ma, con una tempistica sorprendente, ecco intrufolarsi nel testo della manovra finanziaria la seguente modifica al codice di procedura civile: “Il giudice è obbligato a sospendere l’esecutività della condanna nel caso di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro in appello e a 10 milioni in primo grado, se la parte istante presta idonea cauzione”.

In sintesi, la “manovra” processuale modificherebbe il principio della immediata esecutività delle sentenze quando superano un certo importo, consentendo di posticipare il risarcimento, a fronte della prestazione di una congrua cauzione. Tra i beneficiari di tale “dilazione” di pagamento, rientrerebbe a pieno titolo Fininvest, condannata alla restituzione di ben 750 milioni di euro.

Furiose le reazioni dell’opposizione a quella che giudicano l’ennesima prova della forzatura a fini privati di atti legislativi

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giovedì 8 luglio 2010

Dedicato ai "coglioni" che pagano le tasse

Dedicato ai "coglioni" che pagano le tasse. Emendamento in manovra: «Per il Lodo Mondadori il premier pagherà il 5% del dovuto»
ROMA (7 luglio) - Nasce la figura dell'"Ausiliario" che potrà sostituire il magistrato nelle cause civili. Lo propone il governo con un emendamento alla Manovra che certamente farà discutere, visto che l'opposizione lancia già un'accusa: «Così si privatizza la giustizia». Per smaltire l'arretrato, insomma, il giudice civile potrà nominare «anche con decreto pronunciato fuori udienza e comunicato alle parti» un ausiliario «per la sollecita definizione della controversia». Gli ausiliari, che dovranno costituirsi in un apposito albo, potranno essere ex magistrati, ex avvocati, ex notai, professori di diritto o anche ricercatori.

Al cancelliere che assumerà la prova, tra i 50 e i 75 euro l'ora. Al cancelliere al quale, secondo l'emendamento del governo alla manovra sul processo civile, verrà delegata l'assunzione della prova testimoniale potrà incassare, per ogni ora del suo impegno, una cifra che potrà oscillare tra i 75 e 50 euro. E' quanto si legge nell'allegato C presentato dal governo alla manovra. Il compenso per il cancelliere, si legge nell'allegato, è commisurato al tempo che impiegherà ad assumere la prova e verrà determinato in base alle "'vacazioni": con questo termine si intende un meccanismo di liquidazione del compenso che il governo, in questo caso, traduce in un'ora di lavoro. «L'onorario per la prima "'vacazione" (cioè per la prima ora) è di 75 euro», mentre sarà di 50 per ogni ora successiva. Tale compenso sarà raddoppiato quando il termine per il compimento delle operazioni non superi i cinque giorni. Potrà poi essere aumentato fino al 50% se il termine non supererà i 15 giorni.

Pd: colpo di mano sul processo civile. «Il ministro Alfano vuole approfittare della manovra economica per riformare, con un colpo di mano, il processo civile - attacca Silvia Della Monica, capogruppo Pd in commissione Giustizia - Per questo, invece di riempire i vuoti di organico dei magistrati, la risposta è sostituirli con "ausiliari", e delegare a precari della giustizia il giudizio e ai cancellieri l'assunzione delle prove. L'ordine giudiziario viene così demolito e lo stesso sistema della giurisdizione e delle garanzie per i cittadini in piena violazione dei principi costituzionali. Questo emendamento che sovverte la giustizia civile, senza nessun vantaggio effettivo per i diritti dei cittadini e per l'economia del Paese, rischia di essere approvato a breve con il voto di fiducia e senza la possibilità di riflessione e confronto. Continua, quindi, quel pericoloso processo di degiurisdizionalizzazione, cui questo governo dedica particolare impegno. Contemporaneamente giunge in commissione Bilancio, tramite il ministro della Giustizia, anche un altro emendamento, sicuramente gradito al premier, e che perfeziona una norma ad personam del marzo 2010. Mentre a tutte le istituzioni e al Paese si impongono irragionevoli sacrifici e tagli, sarà difatti consentito a Berlusconi di estinguere il contenzioso tributario per il Lodo Mondadori con il pagamento di una modesta somma: il 5% del dovuto».

FONTE:http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=109792&sez=HOME_INITALIA

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venerdì 21 maggio 2010

manovra di Tremonti: l'editoria minacciata

Intercettazioni e tagli: l'editoria minacciata


Il ddl sulle intercettazioni è l'ultimo attacco di una lunga offensiva del governo contro l'editoria e la stampa indipendente. Nella manovra di Tremonti, nuovi tagli ai fondi per la stampa cooperativa, no profit e delle minoranze?

L’allarme è di nuovo altissimo. Non solo per il ddl sulle intercettazioni che rischia di ridurre sensibilmente la libertà di stampa in Italia. Sulla stampa indipendente, cooperativa, no profit, delle minoranze linguistiche e di partito pende ancora la scure dei tagli decisi lo scorso anno dal «serial ministro» Giulio Tremonti.
L’editoria è infatti uno degli unici settori in cui – senza un quadro legislativo chiaro – i tagli del ministro stanno già operando con effetti devastanti per l’occupazione e per la vita delle aziende stesse.
Lo ricorda in un Mediacoop, l’associazione delle testate cooperative e no profit, in un comunicato congiunto con la Federazione nazionale della stampa, al Comitato per la libertà d’informazione e all’associazione Articolo 21. «Il Sottosegretario Bonaiuti continua ad annunciare risolutori Stati Generali, che già posticipa all’autunno, ma ribadisce che, comunque, non ci sono risorse – si legge nel comunicato – La proposta di legge di riforma, che secondo la richiesta della Camera e del Senato doveva essere presentata entro giugno, è di là da venire. Per il Governo sembra rappresentare sempre più un semplice artificio dialettico: nelle difficoltà economiche generali il problema della informazione, un settore così decisivo per la democrazia del Paese, sembra non esistere, derubricato ad uno dei tanti problemi, se non l’ultimo. Nel frattempo i provvedimenti assunti nel corso degli ultimi due anni, contestati dalla maggioranza bipartisan di Camera e Senato e adottati, tutti, con il ricorso al voto di fiducia, stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di un centinaio di testate, cooperative, non profit, di partito e di quelle edite e diffuse all’estero, di migliaia di piccole esperienze del mondo dell’associazionismo diffuso, di tante aziende dell’emittenza locale impegnate nell’opera difficile e costosa di transizione al digitale ed hanno assestato un pesante colpo a tutte le grandi e più diffuse testate – quotidiane e periodiche – ed all’editoria libraria con la soppressione delle tariffe postali agevolate. In questo quadro parlare di riforma diventa soltanto una beffa. La riforma è in corso di fatto. L’esito sarà quello di una drastica riduzione delle dimensioni del settore e di un gravissimo colpo al pluralismo delle fonti e dell’accesso. E’ appena il caso di ricordare, infatti, che per i contributi diretti per il 2010 è previsto in Finanziaria uno stanziamento del tutto insufficiente che prefigura un ulteriore pesantissimo ed automatico taglio. Senza contare che la trattativa con Poste Spa, convocata dal Governo per la definizione di un accordo privato sulle tariffe postali, si è impantanata nel più assoluto disinteresse dell’esecutivo. E’ urgente che il Governo riprenda in mano la situazione, predisponga rapidamente il DDL promesso e – in attesa di una riforma che consenta al settore editoriale di uscire dalla transizione e di costruire un moderno sistema della comunicazione – dia attuazione urgentemente ai contenuti dell’appello dei 360 Deputati e dell’ordine del giorno approvato dal Senato che prevedono la conferma del diritto soggettivo per il 2010 e 2011; il ripristino dei contributi per i giornali editi e diffusi all’estero e per l’emittenza locale. Torniamo ad insistere, infine, affinché il Governo assuma le iniziative necessarie per sbloccare la trattativa Poste-Editori per la definizione di un accordo sulle tariffe postali equo e sostenibile».

Il timore è che nella manovra che Tremonti sta preparando e che sarà presentata come decreto del governo, su cui probabilmente peraltro scatterà la fiducia, ci siano nuovi e definitivi tagli ai fondi per l’editoria, senza che ancora ci sia all’orizzonte nè l’appuntamento degli Stati generali, né tantomeno la legge di riforma del settore che il governo e in particolare l’evanescente Bonaiuti hanno annunciato da due anni.



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