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giovedì 21 marzo 2019

G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i Black Bloc


G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i black bloc.     Arriva l’ammissione delle autorità inglesi


G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i black bloc. 

Arriva l’ammissione delle autorità inglesi

Si faceva chiamare Rod Richardson, ma era un poliziotto che per anni ha vissuto da infiltrato nel movimento No Global. Le autorità inglesi rubarono l’identità a un bambino morto nel 1973 per effettuare l’operazione di spionaggio.

Un elmetto da rocciatore, un paio di occhiali simili a quelli utilizzati per le immersioni subacquee, una maschera antigas e un fazzoletto rosso intorno al collo. Se esistesse un "manuale del perfetto black bloc" probabilmente indicherebbe di conciarsi in questo modo per resistere alle manganellate della polizia e ai gas lacrimogeni. Di black bloc si cominciò a parlare nel luglio del 2001, da quelle 
contestazioni al G8 di Genova che fecero il giro del mondo. Per anni nelle fila del movimento 
antagonista si è detto che in quelle giornate erano certamente presenti infiltrati della polizia nelle fila dei contestatori, tesi che però sono state spesso smentite oppure bollate come "complottiste". Ebbene, che nelle fila dei manifestanti ci fossero anche agenti di polizia è oggi ufficiale. Il "black bloc" descritto in apertura di questo pezzo si chiamava Rod Richardson, era un poliziotto infiltrato che assunse l’identità di un bambino morto e visse sotto copertura tra i movimenti anarchici inglesi per almeno quattro anni. Ad ammetterlo, per la prima volta dopo 16 anni, è stata la stessa polizia inglese messa alle strette da una commissione parlamentare d'inchiesta.

Chi era l'agente infiltrato nei black bloc Rod Richardson
. Come spiega, tra i manifestanti del "blocco nero" erano certamente presenti anche dei provocatori delle forze dell'ordine e la storia di Rod Richardson è emblematica. Il sospetto è un agente – di cui non è noto il vero nome – abbia rubato l'identità a un bambino nato il 5 gennaio del 1973 e morto lo stesso giorno. Il Guardian ha rintracciato i genitori del piccolo: "Riteniamo che un ufficiale di polizia abbia rubato l’identità del bimbo – ha testimoniato l’avvocato della famiglia Jules Carey davanti alla commissione – e che sia stato impiegato 
sotto copertura almeno dal 2000 al 2003?. Che l'infiltrato sia passato anche da Genova nel 2001 lo 
dicono alcune fotografie e le testimonianze dei "compagni" dell'epoca. Una delle immagini che ne 
rivelano la presenza ritrae Richardson di fronte a un’auto in fiamme in corso Italia. Da quell'incendio 
scaturì una delle molte cariche della polizia, che spesso prendevano di mira le aree pacifiche del corteo ignorando del tutto i membri dei black bloc. Attivisti politici dell'epoca hanno raccontato come “Rodders”, questo il soprannome del finto insurrezionalista, era noto nella galassia del "movimento anticapitalista" come un ragazzo particolarmente "sprezzante nel violare la legge e affrontare i poliziotti negli scontri di piazza". Per gli ambienti della sinistra che parteciparono alle contestazioni di Genova era impossibile sospettare che fosse un agente sotto copertura.

Per la prima volta da 16 anni, dunque, vi è la certezza che agenti stranieri si infiltrarono nel movimento italiano. Resta ora da capire – almeno nel caso di Rod Richardson – quale fosse la sua vera identità e cosa fece effettivamente al G8 di Genova, in particolare se si spinse a commettere reati e chi coordinasse il suo lavoro investigativo. Domande alle quali potrebbe tentare di dare una risposta la Procura di Genova se deciderà di approfondire il caso.

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CODICI IDENTIFICATIVI PER LE FORZE DI POLIZIA

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venerdì 4 maggio 2018

Con la Scusa dei BLACK BLOC qualcuno vuole Sfilarci l’ENI


 IL GOVERNO IMPIEGHI L’ESERCITO SABATO 
A PRESIDIO DI MILANO E DELL’ENI

Premetto che chi scrive ha ricoperto per molti anni a cavallo degli anni ’80 e ’90 la carica di Direttore Generale della SOFID, Società Finanziamenti Idrocarburi, Capogruppo finanziaria dell’ENI e pertanto a conoscenza dell’importantissimo ruolo per la sicurezza strategica nazionale che ha sempre svolto l’azienda fondata dal grandissimo e sempre compianto Enrico Mattei.

Ebbene, per sabato 5 maggio nel pomeriggio, è prevista a Milano una manifestazione di protesta anti-ENI organizzata dalla sinistra estrema, movimenti anarchici, centri sociali e dagli immancabili Black Bloc provenienti da tutta Europa ad iniziare (che caso!) dalla Francia e dalla Germania alla parola d’ordine perché “il governo italiano finanzia i campi di concentramento in Libia e le milizie che li gestiscono, L’ENI e le altre imprese di bandiera cercano di preservare e allargare i loro affari, ricorrendo a qualunque signoria della guerra locale” (dai volantini che circolano sul web). Anche agli occhi dei meno addetti ai lavori appare chiaro che le motivazioni addotte siano alquanto pretestuose e risibili non per altro perché dovrebbe esserci prima di Milano e dell’Italia file interminabile di paesi da contestare per motivi ben più gravi e reali ad iniziare proprio da quelli 
da dove provengono molti manifestanti.

Allora perché prendersela proprio con l’ENI a Milano quando per il mondo ci sarebbero motivi molto più “comprensibili” di contestazione? O considerano la ELF, la SHELL, la ESSO, la TOTAL, ecc… esempi di virtusismo e impeccabili operatori nel settore petrolifero?

La risposta è purtroppo molto semplice: perché l’ENI è un boccone molto ambìto rappresentando non solo un asset strategico italiano per l’approvvigionamento energetico, ma anche per la “dote” in giacimenti petroliferi sparsi per il mondo. Insomma chi controlla l’ENI controlla l’Italia e mette le mani su cospicue riserve petrolifere contando inoltre su elevatissime tecnologie e invidiati know how nel settore delle perforazioni offshore (es. SAIPEM). Perciò a Milano si cerca la guerriglia contro l’ENI per indebolirla e renderla più aggredibile in un momento delicatissimo della politica italiana con un governo dimissionario e in carica per gli affari correnti, ma che è completamente senza spina dorsale e che vive alla giornata, più attento che non ci siano danni materiali per le strade che lungimirante ai veri motivi per il quale domani sarà provocato volutamente l’inferno a Milano. Proprio per questo i leader politici di qualsiasi colore, a patto che considerino come priorità assoluta l’interesse del Paese, dovrebbero urgentemente invocare l’utilizzo dell’esercito a presiedere la città di Milano con il preciso ordine di “proteggere” dalla furia telecomandata dei Black Bloc & Co. non solo i cittadini milanesi ma anche i facili bersagli come stazioni di servizio e le auto Enjoy identificando tutti, nessuno escluso, i manifestanti e dando l’inequivocabile segnale che l’Italia non è intenzionata a spossessarsi dell’ENI. Magari potrebbero emergere delle sorprese dall’attenta identificazione dei partecipanti, scoprendo chi siano realmente i “mandanti” e i finanziatori di tale strana e sospettissima manifestazione che ha tutti i presupposti di essere
 una missione punitiva intimidatoria nei confronti dell’Italia.

Domenica prossima dai giornali non vorremo leggere l’ennesima devastazione del centro di Milano in stile inaugurazione EXPO’, ma un bel pò di gente identificata con nome e cognome e i collegamenti con chi ha interesse a trasformare il nostro Paese in un campo di battaglia per poi farcelo portare via per un piatto di lenticchie, pardon, di crauti!

Antonio M. Rinaldi


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Previsioni per il 2018






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domenica 3 maggio 2015

Milano Noexpo: tra i Black Block l'Anarchico in Carrozzella


Milano: tra i black block l'anarchico in carrozzella
Tuta nera e sedia a rotelle, il disabile antagonista: 
DICE
"L'Expo sul cibo è di chi ci affama"

Pasquale Valitutti, 67 anni, non si perde una manifestazione. "Colpite solo le auto dei ricchi, gli agenti mi hanno detto 'ti facciamo saltare le cervella'"




Lello Valitutti si muove svelto sulla sedia a rotelle. Ieri era in prima linea al corteo dei NoExpo a Milano. Le foto che lo immortalano con il casco in testa in mezzo al fumo e ai Black Bloc hanno fatto il giro del web. Ma lui in piazza c'è da sempre se ci sono gli anarchici. Pasquale Valitutti - questo il suo vero nome - finì anche nella retata disposta dalla magistratura sulla pista anarchica seguita inizialmente dagli inquirenti all'indomani della strage di Piazza Fontana, nel 1969. Fu fermato per accertamenti con Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico che morì precipitando da un finestra della questura di Milano. Valitutti, 69 anni, ha origini milanesi, ma vive a Roma. E non si perde una manifestazione.


Ma cosa c'entrano i proprietari di quelle automobili?


"Hanno colpito dei simboli: banche, macchine da ricchi. Nessuna macchina povera. Anche se, a volte, in queste situazioni può succedere, può capitare per sbaglio". "Deve capire che questi ragazzi vengono qui e rischiano la loro incolumità per i loro ideali. Lo fanno perché sono disperati, è l'angoscia che li muove. Se li prendono possono farsi anche 10 anni di galera. Cosa ci guadagnano? Io sono vecchio, anche se mi beccano non rischio molto. Loro sì, ma vengono comunque. E colpiscono i simboli del mondo che non vogliono".


"Ma anche l'Expo è solo un simbolo. E poi non ha senso che proprio quelli che ci affamano facciano un'esposizione sull'alimentazione. Dentro ci sono anche le multinazionali. Pensi che il debito per l'Expo, secondo gli ottimisti, vale un miliardo di euro. E lo paghiamo noi".


Lello Valitutti ecco la sua storia

E' l'unico testimone della morte di Giuseppe Pinelli ed ha attraversato quasi 50 anni di lotte politiche. Si chiama Pasquale Valitutti, è un militante politico anarchico e la sua figura merita di essere ricordata per la coerenza e per il contributo che ha dato alla ricostruzione di una delle vicende più oscure della storia italiana...



L'Expo sul cibo è di chi ci affama 


Le multinazionali vengono a Expo per nutrire loro stesse, non il pianeta

Le multinazionali, che ci hanno portato malattie e malnutrizione attraverso i prodotti chimici e gli Ogm, attraverso il cibo-spazzatura e alimenti trasformati, hanno speso negli ultimi decenni grandi quantità di denaro per la pubblicità e per le pubbliche relazioni con un'azione di lobbying, volta a influenzare le politiche e ad affermare, in maniera del tutto falsa, che i loro prodotti sfamino il mondo.

Eravamo decine di migliaia al corteo di Milano decine di migliaia eravamo, oggi primo maggio 2015 festa dei lavoratori e delle lavoratrici 
Da anni a Milano ogni primo maggio per dire no al precariato, allo sfruttamento, al potere della finanza e delle multinazionali per dire sì al diritto al lavoro dignitoso, al lavoro non alienante, alla casa, a ricevere cure nel bisogno, alla trasmissione del sapere, alla cultura. 
Oggi, primo maggio 2015 eravamo a decine di migliaia per dire No Expo Per denunciare Expo è lavoro precario, lavoro che toglie dignità 18500 volontari non pagati apprendisti, stagisti, lavoratori e lavoratrici di paesi stranieri e a tempo determinato. 
No Expo, perché i contratti Expo 2015 firmati da tutti i sindacati confederali e le istituzioni sono stati il precedente del Jobsact Cosa succede con il Job’s Act? 
- i contratti a termine possono durare fino a 36 e possono essere prorogati fino a 8 volte - raddoppia la percentuale dei contratti a termine stipulabili da un datore di lavoro sul totale dei lavoratori 
- coi contratti di apprendistato il datore di lavoro non è più obbligato a riassumere - cade il principio di non discriminazione tra i diversi contratti - do you rimember guerra tra poveri? 
- la retribuzione per gli studenti in apprendistato scende al 35% di quella ordinaria Perché Expo è 1600 ettari di territorio fertile cancellati per costruire autostrade inutili e nocive perché è bonifiche mancate perché è ricorso smodato agli appalti in assegnazione diretta perché è un esperimento di governo del territorio che mira ad accentrare poteri, istituire eccezioni, una anticipazione del decreto SbloccaItalia. 

No Expo perché è una eurodisney gastronomica. 
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L'Expo sul Cibo è di chi ci Affama






L'Expo sul cibo è di chi ci affama


Le multinazionali vengono a Expo per nutrire loro stesse, non il pianeta

Le multinazionali, che ci hanno portato malattie e malnutrizione attraverso i prodotti chimici e gli Ogm, attraverso il cibo-spazzatura e alimenti trasformati, hanno speso negli ultimi decenni grandi quantità di denaro per la pubblicità e per le pubbliche relazioni con un'azione di lobbying, volta a influenzare le politiche e ad affermare, in maniera del tutto falsa, che i loro prodotti sfamino il mondo.

Si sono accordate tra loro per brevettare i nostri semi, per influenzare la ricerca scientifica, per negare ai cittadini il diritto di essere informati, attraverso leggi sull'etichettatura degli Ogm. Le multinazionali che hanno distrutto i nostri terreni e la nostra salute ora saranno tutte ad Expo. Vogliamo fare una breve lista? Mc Donald's, Coca Cola, Monsanto, Syngenta, Nestlè, Eni, Dupont, Pioneer: bastano queste a rappresentarle tutte. Le multinazionali non nutrono il pianeta, come proclama lo slogan di Expo 2015. Lo affamano. La lista degli sponsor dell'esposizione universale parla da sola.

È coerente con tutto questo che per costruire Expo si sia occupato ancora suolo e si siano cementificati molti altri ettari di terra fertile. È sconfortante che per tanti l'esposizione mondiale sia l'occasione per far consumare più cibo. Ed è emblematico che sia stato dato un ruolo di primo piano a chi propone un cibo fatto da un'aggregazione di zuccheri e grassi, inadatto a nutrire le persone e dannoso per la nostra salute e soprattutto dei nostri figli. Cosa si può fare per impedire che Expo sia solo la passerella dell'agroindustria e di chi pensa che la strada per nutrire il pianeta sia solo scegliere la tecnologia più apparentemente innovativa o la molecola di sintesi più raffinata?

La risposta sembra scontata: portare altri contenuti dentro questo contenitore. Ad oggi la lista degli 
eventi, dei dibattiti, del luoghi di confronto in cui si costruisce una visione più ampia, inclusiva e 
democratica sembra ancora molto povera. Ma la cosa paradossale è che da Expo sono fuori non solo 
fisicamente ma anche culturalmente i contadini italiani, europei e del mondo intero, cioè coloro che 
producono il cibo per i cittadini e curano la Terra. Sono i piccoli agricoltori che producono il 70% del cibo consumato nel pianeta e che stanno resistendo all'attacco dell'agroindustria mondiale. 

Dobbiamo fare di tutto per difendere un modello agroalimentare, fondato sull'agricoltura familiare, come quello italiano, europeo e di molti altri paesi. Dobbiamo riaffermare l'orgoglio dei tanti piccoli agricoltori di tutto il mondo che hanno tenuto a costo di grandi difficoltà, i loro campi e che li coltivano con i metodi biologici ed ecologici. Dobbiamo cogliere l'occasione per incontrare persone che incrociano difficilmente i temi della difesa della biodiversità e che magari pensano che la questione del cibo sia solo un tema di quello che si riesce a mettere in tavola e non una questione centrale per ridefinire l'economia e la democrazia.

Se noi, i movimenti e le associazioni che hanno scelto di entrare dentro i cancelli di Expo, saremo 
capaci di aprire le porte al mondo, alle ragioni della Terra dalla quale può nascere un nuovo paradigma economico allora è possibile che Expo diventi un'occasione. L'occasione per passare dal modello "taglia e brucia" che è proprio dell'economia lineare estrattiva delle risorse al modello economico, politico e sociale circolare basato sulla restituzione. L'occasione per superare la linearità che produce scarti materiali (i rifiuti) e scarti sociali (i poveri, gli emarginati, i disperati) e arrivare finalmente alla chiusura del cerchio ecologico. Saremo presenti all'Expo per assicurare che non sia solo la voce delle multinazionali ad essere ascoltata. Noi vogliamo portare la voce dei semi e della terra, dei piccoli agricoltori e delle generazioni future. Aggiungere al dialogo le diversità...

VIDEO DEL CORTEO NO EXPO

http://cipiri.blogspot.it/2015/05/abbiamo-fame-di-diritti-e-lavoro-noexpo.html

Eravamo decine di migliaia al corteo di Milano decine di migliaia eravamo, oggi primo maggio 2015 festa dei lavoratori e delle lavoratrici 
Da anni a Milano ogni primo maggio per dire no al precariato, allo sfruttamento, al potere della finanza e delle multinazionali per dire sì al diritto al lavoro dignitoso, al lavoro non alienante, alla casa, a ricevere cure nel bisogno, alla trasmissione del sapere, alla cultura. 
Oggi, primo maggio 2015 eravamo a decine di migliaia per dire No Expo Per denunciare Expo è lavoro precario, lavoro che toglie dignità 18500 volontari non pagati apprendisti, stagisti, lavoratori e lavoratrici di paesi stranieri e a tempo determinato. 
No Expo, perché i contratti Expo 2015 firmati da tutti i sindacati confederali e le istituzioni sono stati il precedente del Jobsact Cosa succede con il Job’s Act? 
- i contratti a termine possono durare fino a 36 e possono essere prorogati fino a 8 volte - raddoppia la percentuale dei contratti a termine stipulabili da un datore di lavoro sul totale dei lavoratori 
- coi contratti di apprendistato il datore di lavoro non è più obbligato a riassumere - cade il principio di non discriminazione tra i diversi contratti - do you rimember guerra tra poveri? 
- la retribuzione per gli studenti in apprendistato scende al 35% di quella ordinaria Perché Expo è 1600 ettari di territorio fertile cancellati per costruire autostrade inutili e nocive perché è bonifiche mancate perché è ricorso smodato agli appalti in assegnazione diretta perché è un esperimento di governo del territorio che mira ad accentrare poteri, istituire eccezioni, una anticipazione del decreto SbloccaItalia. 

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Milano: tra i black bloc l'anarchico in carrozzella

Tuta nera e sedia a rotelle, il disabile antagonista: "L'Expo sul cibo è di chi ci affama"

Le sue foto hanno fatto il giro del web. Pasquale Valitutti, 67 anni, non si perde una manifestazione. "Colpite solo le auto dei ricchi, gli agenti mi hanno detto 'ti facciamo saltare le cervella'"





Lello Valitutti si muove svelto sulla sedia a rotelle. Ieri era in prima linea al corteo dei NoExpo a Milano. Le foto che lo immortalano con il casco in testa in mezzo al fumo e ai Black Bloc hanno fatto il giro del web. Ma lui in piazza c'è da sempre se ci sono gli anarchici. Pasquale Valitutti - questo il suo vero nome - finì anche nella retata disposta dalla magistratura sulla pista anarchica seguita inizialmente dagli inquirenti all'indomani della strage di Piazza Fontana, nel 1969. Fu fermato per accertamenti con Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico che morì precipitando da un finestra della questura di Milano. Valitutti, 69 anni, ha origini milanesi, ma vive a Roma. E non si perde una manifestazione.


Ma cosa c'entrano i proprietari di quelle automobili?


"Hanno colpito dei simboli: banche, macchine da ricchi. Nessuna macchina povera. Anche se, a volte, in queste situazioni può succedere, può capitare per sbaglio". "Deve capire che questi ragazzi vengono qui e rischiano la loro incolumità per i loro ideali. Lo fanno perché sono disperati, è l'angoscia che li muove. Se li prendono possono farsi anche 10 anni di galera. Cosa ci guadagnano? Io sono vecchio, anche se mi beccano non rischio molto. Loro sì, ma vengono comunque. E colpiscono i simboli del mondo che non vogliono".


"Ma anche l'Expo è solo un simbolo. E poi non ha senso che proprio quelli che ci affamano facciano un'esposizione sull'alimentazione. Dentro ci sono anche le multinazionali. Pensi che il debito per l'Expo, secondo gli ottimisti, vale un miliardo di euro. E lo paghiamo noi".


Lello Valitutti ecco la sua storia

E' l'unico testimone della morte di Giuseppe Pinelli ed ha attraversato quasi 50 anni di lotte politiche. Si chiama Pasquale Valitutti, è un militante politico anarchico e la sua figura merita di essere ricordata per la coerenza e per il contributo che ha dato alla ricostruzione di una delle vicende più oscure della storia italiana.



Nella scena immortalata dal cameramen di Servizio Pubblico durante la manifestazione di sabato a Roma non ci sono solo Deborah e Andrea, i due giovani picchiati dagli agenti di polizia (uno dei quali ha deberatamente calpestato la ragazza). A ben guardare, sullo sfondo degli scontri – in una delle fasi più concitate di tutta la giornata – c'è un uomo su una sedia a rotelle. Indossa una t-shirt azzurra e un gilet nero. Ha le braccia protese verso un manifestante, presumibilmente proprio Andrea, che viene trascinato via di forza da un agente in borghese, lo stesso che ha calpestato la sua compagna. L'uomo sembra gridare qualcosa al poliziotto, e se potesse si alzerebbe e proteggerebbe quel ragazzo che potrebbe essere suo nipote. In pochi hanno notato il dettaglio. In pochi si sono chiesti chi fosse quell'uomo.



Ebbene, quell'uomo non è un passante qualsiasi. Né – come hanno scritto molti utenti dei social network – un disabile sfortunato, incappato per caso in una manifestazione. No, quell'uomo si chiama Pasquale Valitutti: soprannominato Lello, ha attraversato mezzo secolo di lotte politiche e, malgrado da anni sia costretto su una sedia a rotelle, continua a partecipare alle manifestazioni, anche alle più dure e pericolose. Lo scorso 19 ottobre è stato immortalato con una bomboletta spray in mano mentre spruzzava su una camionetta della Guardia di Finanza. Un'altra foto lo ritrae mentre fronteggia un plotone di celerini in assetto antisommossa: il pugno chiuso, il corpo protratto in avanti. Lo vedi, e capisci che se potesse si alzerebbe dalla sedia e fronteggerebbe quello schieramento di agenti.



Ho incontrato Lello Valitutti per la prima volta a Chiomonte. Era l'agosto del 2012 e nel campeggio dei NO Tav lui raccontò la notte del 15 dicembre 1969. La notte in cui Giuseppe Pinelli "venne suicidato". La notte in cui l'anarchico precipitò dall'ufficio della questura di Milano, dove era da giorni sotto un interrogatorio condotto dal commissario Luigi Calabresi. Il 12 dicembre una bomba era esplosa a Piazza Fontana provocando una strage: la polizia – nel corso di una retata – catturò decine di anarchici. Tra questi Giuseppe Pinelli e Lello Valitutti. Lello da ore attendeva che Pinelli uscisse dalla stanza per essere a sua volta interrogato dai funzionari della questura. "Da questo corridoio passano, portando Pino (Giuseppe Pinelli, ndr), Calabresi e gli altri, e vanno nella stanza vicino – ha sempre raccontato Lello -. Chi dice che Calabresi non era in quella stanza sta mentendo, nel più spudorato dei modi. Calabresi è entrato in quella stanza, è entrato insieme agli altri, nessuno è più uscito. Io ve l’assicuro, era notte fonda, c’era un silenzio incredibile, qualunque passo, qualunque rumore rimbombava, era impossibile sbagliarsi, lui era in quella stanza. Dopo circa un’ora che lui era in quella stanza, che c’era Pino in quella stanza, che non avevo sentito nulla, quindi saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci concitate".



Valitutti, dunque, è l'unico testimone vivente di quella notte di quasi 45 anni fa. Nel 2002 venne chiamato in causa da Gerardo D'Ambrosio, all'epoca titolare dell'inchiesta e di recente deceduto. In un'intervista a Sette, settimanale del Corriere della Sera, il giudice erroneamente disse: "Ottenni un’altra prova sull’innocenza di Calabresi". Quale? domanda il giornalista. "La testimonianza di uno degli anarchici fermati, Pasquale Valitutti: aveva visto Calabresi uscire dalla stanza prima che Pinelli cadesse". La replica di Valitutti non si fece attendere e – in una lettera scritta a Sandro Curzi, allora direttore di Liberazione – precisò: "Caro Direttore, leggo su Sette, settimanale del “Corriere della Sera” in edicola oggi, un servizio che rievoca la vicenda Calabresi a trent’anni dall’omicidio del commissario, con un’intervista al procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio che mi chiama personalmente in causa. Vedo, ancora una volta, distorta la verità. Io sono l’anarchico Pasquale Valitutti e ho sempre sostenuto il contrario. Lo ripeto a lei oggi: Calabresi era nella stanza al momento della caduta di Pinelli. Se tutto è ormai chiaro, come dicono, perché continuare a mentire in questo modo vergognoso sulla mia testimonianza? Io sono ormai stanco, malato e fuori da qualsiasi gioco. Ma alla verità non sono disposto a rinunciare".

Ecco dunque chi è l'uomo seduto su una sedia a rotelle immortalato in quasi tutte le ultime manifestazioni. Lello Valitutti, anarchico, non è un semplice passante, un disabile sfortunatamente incappato negli scontri. Lello Valitutti è un militante politico e la sua figura merita di essere ricordata per la coerenza, per il contributo che ha dato alla ricostruzione di una delle vicende più oscure della storia italiana. Lello Valitutti è uno dei ragazzi che sabato manifestavano per costruire un mondo migliore. E smettetela di chiamarlo "povero disabile".

Lello Valitutti, di Davide Falcioni
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venerdì 21 ottobre 2011

IL BLACK BLOC BATTE IL CINQUE




Quella che segue è una testimonianza (firmata) apparsa sul Manifesto di oggi. Autore è Carmelo Albanese, scrittore e videomaker, presente alla manifestazione del 15 ottobre a Roma. Non è nostra intenzione fare dietrologia né complottismo, pensiamo solo che queste dichiarazioni meritino un accertamento perché le cose sono due: o Albanese mente e allora occorre una replica da parte dei vertici delle forze dell’ordine oppure Albanese dice il vero e a quel punto andrebbero verificate le generalità del giovane “black bloc” che si unisce, esultando, agli agenti.


Quella che segue è una testimonianza (firmata) apparsa sul Manifesto di oggi. Autore è Carmelo Albanese, scrittore e videomaker, presente alla manifestazione del 15 ottobre a Roma. Non è nostra intenzione fare dietrologia né complottismo, pensiamo solo che queste dichiarazioni meritino un accertamento perché le cose sono due: o Albanese mente e allora occorre una replica da parte dei vertici delle forze dell’ordine oppure Albanese dice il vero e a quel punto andrebbero verificate le generalità del giovane “black bloc” che si unisce, esultando, agli agenti.
Ecco la testimonianza apparsa oggi su “Il Manifesto”

E IL BLACK BLOC BATTE IL CINQUE

All’angolo di via Merulana compaiono di botto una trentina di ragazzi e ragazzini tutti neri e con i caschi in testa. Iniziano a rompere i vetri di una banca. Subito tutte le persone del corteo le prendono a male-parole. A un certo punto un pezzo del corteo viene alle mani con loro. Avevo un forte sentimento di disgusto per la piega che stavano prendendo gli eventi. Tra l’altro in modo repentino. Gli sfasciatori si sono sparsi nel corteo alla spicciolata. Quasi tutti infilandosi nuovamente al suo interno o andando verso San Giovanni. Tranne uno che, ancora con il casco in testa, si è avviato fuori del corteo. Verso S. Maria Maggiore. Cosa che ho fatto anch’io perché lo stupore di gioia iniziale tornava ad essere sostituito dalla voglia di tornarmene a casa. D’un tratto mi sono accorto che lo sfasciatore continuava a fare il mio stesso percorso. Era sull’altro lato del marciapiede. Abbiamo passato due cerchi concentrici di camionette prima di arrivare fuori dalla manifestazione. Io con i miei pensieri in testa. Lui invece sempre con il casco in testa. Dopo il primo livello mi sono detto, ma come è possibile che passa così tranquillo lo sbarramento della polizia con il casco? Tra l’altro dopo aver fatto la sua parte di sfasciatore e ancora vestito di tutto punto? Allora ho guardato con più attenzione. Arrivato al secondo livello di sbarramento si è tolto il casco. Aveva diciotto anni a stento. Il sorriso con cui lo hanno salutato tutti gli agenti del secondo livello di sbarramento era davvero grottesco. Poi ci è passato in mezzo, ha battuto il cinque con uno di loro e ha confabulato per qualche minuto con uno dall’aria di superiore che stava dietro ai due blindati.
Carmelo Albanese, scrittore e videomaker

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http://youtu.be/SwE__Jz4B9s
Ci hanno sacrificato.
Il racconto dei poliziotti che hanno partecipato agli scontri di Roma
VOLEVANO IL MORTO ,
PER SCONFIGGERE IL VERO SIGNIFICATO DELLA MANIFESTAZIONE

http://www.serviziopubblico.it/



 LEGGI ANKE :

 http://cipiri.blogspot.com/2011/10/15-ottobre-riflessioni-di-un-poliziotto.html

 http://cipiri.blogspot.com/2011/10/post-15-ott-2011-roma-my-job-is-police.html


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lunedì 12 ottobre 2009

Nuova sentenza shock su Genova, 100 anni ai presunti black bloc

Nuova sentenza shock su Genova, 100 anni ai presunti black bloc


A due giorni dall’assoluzione in primo grado per Gianni De Gennaro, accusato di induzione alla falsa testimonianza per il blitz alla scuola Diaz, arriva dal tribunale di Genova un’altra sentenza stupefacente. Quindici dei 24 imputati di devastazione e saccheggio sono stati condannati anche in appello a pene durissime. La seconda sezione della Corte d’Appello del capoluogo ligure ha letto la sentenza circa tre ore fa: Vincenzo Puglisi è stato condannato a 15 anni di carcere, Vincenzo Vecchi a 13 anni e 3 mesi, Marina Cugnaschi a 12 anni e 3 mesi, Carlo Cuccomarino a 8 anni. Dieci anni e nove mesi per Luca Finotti mentre per Ines Morasca, sei anni e sei mesi. Dieci anni per Alberto Funaro, sette per dario Ursino. Antonino Valguarnera, coinvolto in un episodio contestatissimo – secondo la polizia avrebbe lanciato delle bottiglie incendiarie, mai state individuate – è stato condannato ad otto anni. Durissima la reazione dei legali dei presunti black bloc, che hanno sottolineato come di fronte ai reati [tutti contro cose e nessuno contro persone] le pene siano assolutamente sproporzionate.

Tra i 9 assolti c’è anche Massimiliano Monai, il ragazzo che nelle riprese del 20 luglio a piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani, compare con una trave diretta contro uno dei defender dei carabineri. I giudici per lui hanno decretato il non doversi procedere perché è arrivata la prescrizione. Soprattutto, però, hanno sottolineato come la carica dei carabinieri a via Tolemaide era illegittima, perché avvenuta nel tratto di strada su cui il corteo partito dallo stadio Carlini era autorizzato a passare.
Il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi aveva chiesto 225 anni di carcere per i 25 imputati, seguendo la richiesta fatta in primo grado dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani. In primo grado, il tribunale condannò poi 24 imputati per un totale di 108 di reclusione; una sola imputata, Nadia Sanna, fu assolta per «non avere commesso il fatto». I pm avevano contestato a tutti il reato di devastazione e saccheggio, ma questa accusa è rimasta per sole 10 delle persone condannate.

I giudici della Corte D’Appello oltre a confermare la piena assoluzione per Nadia Sanna, hanno assolto Mauro Degli Innocenti che in primo grado era stato condannato a 6 mesi di reclusione. Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Stefano Caffagnini, Domenico Ceci, Paolo Dammicco, Federico Da Re, Filippo D’Avanzo, Fabricio Araujo Andrade, Angelo Pietro, Antonio Fiandra [assolto perché il fatto non sussiste per un diverso capo di imputazione], Omir Tabar Firouzi, Paolo Putzolu, Francesco Toto.

Intanto è arrivato il commento di Giuliano Giuliani sul verdetto della Corte d’Appello di Genova. Dopo aver ricordato la recente assoluzione del capo del Dis ed ex capo della polizia Gianni De Gennaro, «uno dei principali responsabili del disordine pubblico che le autorità hanno costruito a Genova 8 anni fa – ha dichiarato il padre di Carlo Giuliani – Oggi, per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili. 15 anni per un manifestante quando 15 anni in Italia non si danno neanche per un omicidio. Mi sembra una sentenza davvero difficile da digerire. Sembra quasi che si debba fare una compensazione perché comunque bisognava superare i 100 anni di galera. Mi sembra una cosa difficilmente comprensibile».

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